di  -  martedì 3 giugno 2008

È una domanda che ultimamente ronza spesso nella mia testa.
Quando ho partecipato alla PyCon di quest’anno sono rimasto sorpreso nel vedere che sviluppatori professionisti , legati storicamente a sistemi GNU/Linux, utilizzavano nel lavoro quotidiano macchine Apple (tipicamente MacBook per esigenze di portabilità).

Python è un linguaggio Open Source e quindi è abbastanza naturale trovare in simili contesti team che fanno, di questa metodologia di sviluppo, il perno della propria filosofia aziendale.
Ed Apple, per scelte di marketing, viene collocata invece spesso sulla “sponda opposta del fiume”, perché spinge i propri prodotti puntando sull’unicità degli stessi, sul design, sull’essere quasi status symbol e un po’ glamour, insomma l’esatto contrario dei sistemi marchiati dal famoso pinguino.

Una frase di Fabrizio Milo, membro dello staff organizzatore di PyCon, mi aveva particolarmente colpito, seppur detta col sorriso: “Ultimamente sono passato a lavorare su MacOSX, che è il sistema più chiuso che esista”.
In ambiente accademico la diffusione di computer Apple è invece un dato di fatto da un paio d’anni, probabilmente grazie all’appeal che il marchio della mela morsicata riesce ad esercitare sulle nuove generazioni.

Due indizi fanno una prova? Forse.

Qualche giorno fa’ OSNews ha pubblicato un articolo in cui sono stati raccolti pareri interessanti in proposito.

Nonostante la gioventù della piattaforma, rispetto a all’ecosistema GNU/Linux, Apple dalla sua ha due carte da giocare: l’unicità (un solo Desktop Environment e non dieci) e maggiore usabilità (frutto di guidelines HCI note da più di 25 anni) del proprio sistema unite alla disponibilità di alcuni dei maggiori tool di sviluppo OpenSource come Eclipse, NetBeans e Vim.

La questione è interessante ma al tempo stesso si scontra con un problema di maggiore importanza e che accomuna MacOSX e Linux: essere competitivi con Windows.
In questi anni la Microsoft è riuscita, soprattutto con .NET e Visual Studio , a fornire un ambiente di sviluppo integrato estendibile e talmente solido da suscitare l’interesse di software house terze che rendono disponibili i propri applicativi solamente per la piattaforma made in Redmond.

È chiaro che non è la medesima situazione,in termini di diffusione,rispetto alle percentuali di share del mercato dei sistemi operativi; ma è altrettanto vero che MacOSX e Linux, se vogliono puntare alto, non possono pensare di sottrarsi cervelli a vicenda, ma convincere gli sviluppatori Windows ad abbandonarlo perché in grado di offrire gli stessi strumenti in termini di produttività.

10 Commenti »

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  • # 1
    n1
     scrive: 

    Certo che se OSX non fosse blindato …
    Con tutta la bravura di Apple x design e qualità sarebbe un po’ più dura x Ms vendere Vista

  • # 2
    Natuzzone
     scrive: 

    Il futuro è multipiattaforma, e chi si muoverà in questa direzione sarà avvantaggiato.

    Gli strumenti per sviluppare cross-platform con facilità esistono, vedi ad esempio REALbasic – http://www.realsoftware.com

  • # 3
    DioBrando
     scrive: 

    “Certo che se OSX non fosse blindato �€�
    Con tutta la bravura di Apple x design e qualità sarebbe un po�€™ più dura x Ms vendere Vista”

    è un’ipotesi che portano avanti parecchie persone anche addette ai lavori ma io francamente ho più di un dubbio.
    Al di là del fatto che Apple, finchè avrà il suo core business identificato con l’hardware non aprirà mai OSX a macchine terze, la verità è che, rispetto a Windows ma anche alle varie incarnazioni Linux, offre un basso tasso di crash e situazioni problematiche perchè essendoci configurazioni hardware prefissate dalla casa madre, è possibile testarle molto bene.
    Cosa succederebbe con scheda video X, scheda madre Y e periferica a scelta (webcam, scheda di acquisizione ecc.)?

    Poi è vero che gli Apple si diffonderebbero anche tra chi non vuole vedere MacOSX nemmeno di striscio e ha bisogno di lavorare in ambiente Windows, ma allo stesso tempo MacOSX (nel caso in cui fosse non più legato a macchine Apple), farebbe davvero breccia?

    Credo non avremo mai la risposta, io però in questa situazione preferisco avere un atteggiamento dubitativo piuttosto che dire “Windows cadrebbe a picco, non lo comprerebbe nessuno…” :)

  • # 4
    DioBrando
     scrive: 

    RealBasic lo conosco poco anche se da quel che ricordo è un Basic rivisto in chiave OO.
    Di ambienti multipiattaforma ce ne sn già tanti (Eclipse, NetBeans, jEdit…) e sono tutto sommato apprezzabili anche quando si discostano dal linguaggio per cui erano stati progettati.
    Il problema è l’infrastruttura che si costruisce intorno e questo era il senso dell’articolo.
    Ad oggi il mondo del lavoro è dominato da Java e .NET, il terzo rimanente dai linguaggi web-oriented soprattutto e C-like (poco).
    .NET anche se con la standardizzazione da subito si è mostrato pregevole anche per il cross-platform (vedasi Mono e progetti annessi&connessi) è NATO per essere multilinguaggio e in futuro probabilmente, (IronPython ad es.) costituirà una scelta se non privilegiata molto valida anche per la sfera di linguaggi non-Microsoft.
    Dove il multipiattaforma risulta perdente?
    In due ambiti: il primo è la necessità di portare dietro, per motivi di retrocompatibilità, strutture che stridono con la necessità di innovare e ridisegnare la piattaforma e il linguaggio considerati (e qui si innesta la critica di Eckel su Java), il secondo è che in ambito Enterprise quel che SharePoint+MSOffice+VSTO+VisualStudio non è sostituibile da nient’altro.
    A questo aggiungiamoci anche altri strumenti che stanno evolvendo rapidamente e si stanno dimostrando affidabili come SQLServer.
    Sulla base di queste considerazioni, secondo me, Apple e comunità GNU-Linux deve lavorare molto per costruire un’infrastruttura solida e credibile dove i margini di guadagno sono maggiori.
    Ovviamente il discorso prescinde dall’abilità dei commerciali che per quanto riguarda MS sono ai massimi livelli, purtroppo per i competitor.

  • # 5
    Cesare
     scrive: 

    E non dimentichiamo pure SilverLight! :)

    Comunque è vero: alla PyCon2 i Mac dominavano. E i pochissimi portatili con Windows venivano pure bistrattati. Eretici!!! :D

    Per me che del design di un portatile non può fregar di meno, i Mac sono oggetti per cui non spenderei mai i miei soldi.

  • # 6
    Natuzzone
     scrive: 

    @DioBrando: REALbasic non è solo un IDE, ma comprende anche un framework completo per lo sviluppo cross-platform su Windows, Mac e Linux.

  • # 7
    DioBrando
     scrive: 

    @Cesare

    al di là del design sn ben fatti però.
    L’autonomia per i MacBook tarati a dovere è di 5h piene. Ok che la grafica è integrata ma sn tante 5 ore e il formato 13.3 dopo farmi due spalle tante a portare in giro il classico 15.4 mi stuzzica.
    Peccato per l’hardware che onestamente costa troppo per quel che offre…
    Poi Fabrizio diceva che per VIM gli shortcuts sn integrati direttamente nella gestione di MacOSX (anche se non ho capito come), per cui forse anche questo è un motivo del crescente successo…

  • # 8
    DioBrando
     scrive: 

    @Natuzzone

    ah capito. Non sapevo :)

    Basic comunque nelle sue incarnazioni non è esattamente tra i linguaggi + utilizzati del momento.
    Penso sia valido ancora ad un livello didattico ma non produttivo…per cui REALBasic ok è un esempio di crossplatform ma ce ne sono di meglio.
    Resta il discorso fatto, a mio avviso, sulla competitività con Windows&affini.

  • # 9
    Cesare
     scrive: 

    Nel sito di REALBasic non c’è nemmeno uno straccio di documento che descrive la sintassi e le capacità del linguaggio. Non so come facciano a vendere questo prodotto…

    I Mac saranno fatti benissimo, ma, come giustamente dicevi, costano troppo.

  • # 10
    DioBrando
     scrive: 

    Come ho detto non conosco né l’azienda né il prodotto.
    Immagino cmq al di là di REALBasic che l’IDE affine sia in grado di manipolare altri linguaggi (quali, quanti e con che risultato lo ignoro).
    Per quanto riguarda i Mac sì costano, il MacBook è caro (grafica integrata e 1300 Euro per avere il DVDRW) anche se il formfactor di 13.3″ è un po’ particolare e non si trova così tanta scelta.
    Il Pro tutto sommato guardando quello che offre e la concorrenza già meno.

    Poi è questione di gusti. Chiaro che se si voglia lavorare su MacOSX è l’unica scelta. l’Hackintosh non lo prendo nemmeno in considerazione.

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