di  -  venerdì 30 maggio 2008

Tesoro, non è un vassoioNei primi anni ’80 i supporti ottici rappresentavano l’avanguardia tecnologica. La sola vista di quei dischi, capaci di contenere quantità abnormi di dati, trasmetteva un senso di innovazione. Scorgerli in una rivista d’informatica o di videogames dell’epoca, per un mini-geek quale ero, significava un immediato sussulto: mi sembravano un secolo avanti rispetto al mio povero Vic-20, quasi provenissero da un’altra dimensione, come nei film di fantascienza.

In questa puntata del nostro venerdì dedicato alla nostalgia informatica, parleremo del supporto ottico forse più misconosciuto e oscuro (almeno in Europa) di quell’epoca, nonché il più imponente: il Laserdisc. Con la bellezza di 30 Cm di diametro, aveva la capacità di contenere circa 60 minuti di video per lato, più due tracce audio digitali o analogiche.

La particolarità del formato, da cui il titolo, corrispondeva per l’appunto nel contenere il flusso video in formato analogico, a causa della mancanza – all’epoca della definizione del formato – di tecnologie di codifica digitale e compressione. L’encoding sul disco avveniva dunque attraverso schemi basati sulla velocità angolare di rotazione o sulla velocità lineare di movimento della traccia rispetto alla testina.

Proprio a causa dell’impiego di flussi video analogici, la lunghezza della traccia video era molto ridotta rispetto a quanto le dimensioni johnholmesiane del supporto lasciassero supporre. Nei lettori Laserdisc di fascia media era infatti richiesto di cambiare lato: molto poco hi-tech ma senz’altro più economico che acquistare un lettore nuovo con supporto alla rotazione automatica della testina, o magari con doppio tray – già, perché molti film richiedevano più di un disco.

Dragon’s LairLa risoluzione video supportata era di 560×480 (NTSC) e 560×576 (PAL): al livello del Super VHS, ma con il vantaggio, portato poi in massa dal DVD, di poter saltare attraverso la timeline del filmato senza dover ricorrere ai noiosissimi “FFwd” e “Rew”.

Fu proprio questa caratteristica a rendere possibile l’impiego del Laserdisc per il leggendario Dragon’s Lair: uno dei primi titoli che ricordi (assieme al successivo Space Ace), a richiedere 4 gettoni per una partita. Partita che tra l’altro si concludeva – perlomeno le prime 100/200 volte – in meno di 30 secondi, fra fragorose salve di imprecazioni.

Primariamente diffuso in Giappone e Nord America, Laserdisc soffrì della competizione con il formato riscrivibile VHS, e scomparì rapidamente verso la fine degli anni ’90, con la diffusione del DVD. Rappresenta oggi l’oggetto di culto di alcune nicchie di pubblico, affezionate alle irripetibili edizioni LD di alcuni film, o piuttosto composte da gente pronta a giurare che LD abbia una qualità visuale tuttora insuperata.

Noialtri sani di mente ce lo possiamo gustare in questo video d’annata:

10 Commenti »

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  • # 1
    Bopalo
     scrive: 

    Ricordo con nostalgia che oltre a Dragon’s Lair c’era anche “FireFox”, videogioco che si ispirava all’omonimo film che aveva come protagonista Clint Eastwood. Il gioco in pratica era un normale sparatutto con la caratteristica pero’ di avere un bello scenario filmato, grazie al laser disk, che dava l’impressione di guidare in alta quota. Che tempi!

  • # 2
    Griso
     scrive: 

    “dimensioni johnholmesiane” ma che termine è xD

  • # 3
    Parappaman
     scrive: 

    Complimenti al termine creato ad hoc per definire le dimensioni del disco, indice di una grande competenza del settore :D :D :D

  • # 4
    Bopalo
     scrive: 

    Piu’ che altro grande competenza nella fruizione (a mani impegnate) di video disk dai contenuti non proprio da tv dei ragazzi.

  • # 5
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Ma va che le qualità di John Holmes le conoscono anche in convento!

  • # 6
    Edgar83
     scrive: 

    Solo adesso ho capito perchè si chiamano COMPACT disk…

    :-D

  • # 7
    Marco
     scrive: 

    Mi piacerebbe sapere come mai però, lo standard LaserDisc in italica terra non si è mai diffuso.
    Negli anni ’70 ed ’80 la capacità di ricezione di novità da parte del “pubblico” italiano era molto minore che adesso vedasi il fenomeno “telefono cellulare”.
    E altro standard immolato sullo stesso altare è stato il D.A.T.
    Comunque sia il primo video disco fu presentato verso la fine degli anni ’70 da Pioneer.
    Grazie.

    Marco71.

  • # 8
    Cristiano
     scrive: 

    Sbaglio o era il supporto utilizzato anche per i karaoke che si venivano usati nei locali negli anni 90?

  • # 9
    Fr@nKi€_#7
     scrive: 

    No non sbagli,me lo ricordo in un bar circa 10 anni fa,era proprio Pioneer,sembrava il juke-box del futuro ma ebbe vita breve,però si vedeva e sentiva da dio,e che figata vedere i cambi dei dischi col meccanismo interno praticamente in vetrina,tutto a vista e illuminato!
    Non ricordo più quante lire ci buttai per guardare un video di Jamiroquai con dei macchinozzi assurdi (non ricordo assolutamente il titolo) e Ray of Light di Madonna,anche perchè,lo ripeto,suonava stra-bene…
    Saluti
    Giacomo

  • # 10
    I quattro livelli della rivoluzione digitale in ambito letterario. Capitolo due: le enciclopedie | Digital Writing Lab
     scrive: 

    […] precisi, già negli anni Settanta c’era stata una prima sperimentazione in tal senso con il Laser Disc, una sorta di antenato del cd-rom composto da materiali plastici dalle dimensioni di 30 centimetri […]

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