di  -  mercoledì 18 aprile 2012

Non è un mistero che l’enorme successo di iPhone e iPad abbia attratto una pletora di sviluppatori. Fra questi le maggiori software house del mondo gaming, ansiose di prendere parte a questo fenomeno di massa.

Nel tempo questo trend ha generato due tipologie di giochi: titoli nati sulle peculiarità dell’interfaccia touchscreen, e adattamenti di franchise nate e cresciute su PC o console. Alla prima categoria appartengono giochi come Fruit Ninja, la serie Angry Birds e una infinita pletora di giochi semplici e adatti ad una fruizione molto casual, fino ad arrivare a titoli con alte pretese – Infinity Blade per tutti. Nelle fila della seconda categoria compaiono porting di giochi diversissimi – dal mitico Duke Nukem a GTA, fino a Max Payne, ultimo, storico titolo PC a sbarcare su piattaforma iOS.

Poniamoci una domanda: se tutti gli sviluppatori si tuffano a pesce sull’interfaccia touchscreen, significa che questa rappresenta la panacea per ogni scenario d’uso? Credo che, quasi unanimemente, la risposta sia no, e mi piacerebbe che qualcuno nella non sempre creativa industria del gaming iniziasse perlomeno a inquadrare questo problema. Un problema d’altronde di facilissima spiegazione: i tradeoff imposti dal touchscreen sulla giocabilità sono enormi e spesso arrivano a snaturare completamente l’esperienza di gioco.

Bisogna non aver mai giocato Max Payne su PC per credere che la versione iOS possa lontanamente rendere il concept alla base del gioco, a partire dal senso di sfida nelle sparatorie. Il problema è insito nell’interfaccia che, ci piaccia (e piaccia ad Apple) o meno, limita severamente le possibilità d’interazione e l’accuratezza che il più banale dei joypad può fornire.

Saltiamo la sponda e prendiamo Infinity Blade, spesso usato come showcase delle capacità dell’iPhone/iPad: al di là della grafica, davvero impressionante, il gameplay consiste di un hack&slash ripetitivo, accompagnato da aspetti RPG che definire banali è dir poco. La sensazione è quella di muoversi in uno schema rigido e ripetitivo, che fa del gioco, dopo qualche ora, nient’altro che una prova d’abilità del dito indice. Che può essere interessante e longeva quanto vogliamo – parla uno che passa ore, fra gli improperi della moglie, a collaudare ogni minima modifica al set-up dell’auto su Forza Motorsport 4 – ma non rende Infinity Blade parente di un vero action-RPG ad ambientazione medievale più di quanto non lo fosse Dragon’s Lair.

Insomma, nel momento in cui le console portatili vanno cedendo sempre più il passo agli smartphone touchscreen, qualcosa si perde. Questo qualcosa non è altro che un controller sufficientemente accurato da consentire l’accesso a giochi meno che banali. Non so se riesco a spiegarmi: anche quando gioco mezz’ora sul treno vorrei qualcosa di più interessante che spaccare cocomeri o lanciare uccelli contro maiali! È così difficile da capire? Soprattutto, questo fa di me un hardcore gamer? No, no e no. Eppure l’industria del gaming sembra vada appiccicando l’etichetta “hardcore” su tutti coloro che chiamano videogame qualcosa di minimamente diverso da Farmville o Angry Birds.

Questo post nasce per lanciare un solo messaggio: ripensateci prima che sia troppo tardi. Se la ragione sociale di una Apple consiste nel convincere il mondo che col touchscreen si può anche fare anche il CAD, la ragione sociale di chi fa CAD rimane quella di sviluppare prodotti utili e completi per chi li usa. Per il gaming è quasi lo stesso. Se fuori dallo smartphone non si può stare, trovate un modo per renderlo un vero dispositivo da gioco. Mettetevi assieme per un controller unificato, rendetelo indispensabile per l’accesso ai vostri titoli, usate la vostra leva contro la banalizzazione del gaming imposta dal touchscreen. Il vostro lavoro non consiste nell’aiutare questo o quel produttore di device a convincere il mondo che con questo o quel device si possono fare cose mirabolanti con un solo dito.

A ballare la musica che suonano Apple e Samsung, a sviluppare prodotti piatti e brevi fino a sembrare usa e getta, a spendere franchise storiche in titoli insignificanti, finirete per sminuirvi. Da una trasformazione del vostro mercato in una pletora di casual gamers sarete i primi a rimetterci: quel mestiere c’è già chi sa farlo meglio di voi. Difendere la cultura del gaming è una parte non sacrificabile del vostro core business, costi quel che costi.

35 Commenti »

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  • # 1
    Davide Costantini
     scrive: 

    Il mercato spinge verso gli smartphone e i tablet. Sono device di intrattenimento multimediale e quindi si adattano bene ai giochi.

    Nonostante per gente come noi, della vecchia scuola del gaming e netgaming, sembri una bestemmia, credo davvero che chiunque giochi su PC e console sia “hardcore”. Non nel tempo impiegato, ma sicuro è una forma di gaming meno dilettantistica e più impegnata (appassionata).

    Tiro fuori un “vecchio” – si fa per dire – articolo del The Economist sul quale troviamo interessanti dati statistici (http://www.economist.com/node/21541164). Il gaming su PC è in leggero declino, console, smartphone e gaming su social network crescono. Le nuove forme non possono essere paragonate al vecchio gaming per nerd, più profondo e complesso, ma è la fetta di mercato più rilevante. Oggi come oggi se piacciono i giochi credo si debba comprare la XBoX (salvo pochi limitati casi), nonostante abbia giocato per anni e anni solo e unicamente su PC.

  • # 2
    Davide Costantini
     scrive: 

    Comunque concordo pienamente che non si può usare il touchscreen anche per fare il caffè. Per Infinity Blade o Angry Birds, a me piacciono, sono adatti quando sei in treno o in sala d’attesa dal dottore. Il primo ha anche un plot semplice ma po’ intrigante, certo compararlo con un best seller old school come Half-Life mostrerebbe tutte le mancanze del nuovo paradigma. Che però come ho detto sopra, non è orientato prevalentemente ai pro-gamer.

  • # 3
    davide
     scrive: 

    i phone 4,galaxy,ipad o galaxy tab,a confronto della fruibilità della mia ps vita o di un 3ds,perdono di netto,ho provato a giocare con uno smartphone,a parte il solitario,fallimento totale nel gaming….

  • # 4
    Antonio Barba
     scrive: 

    Più che Apple (iPhone – 2007), l’inizio dei giochi con il touchscreen è da imputare a Nintendo (Nintendo DS – 2004).

    Ciò che salva il DS è la presenza dei tasti fisici per i giochi più impegnativi, ma è indubbio che molti giochi siano stati delle piccole rivoluzioni proprio grazie all’uso combinato di tasti e touchscreen.

    Mi vengono in mente i best-seller di Zelda, Ninja Gaiden Dragon Sword, Metroid Prime, ecc…

    Poi sono nati “anche” i giochini detti casual, che hanno decretato il successo del DS fuori dalla solita cerchia di videogamers, e parlo di Brain Training, Nintendogs e altri che sono giochi esclusivamente basati sul touchscreen.
    E’ proprio questa fetta di mercato che viene assalita dagli smartphone, quella dei giochini non impegnativi.

    Credo, quindi, che buona parte della contrazione di mercato sia dovuta a quella (grossa) fascia di utenti casual che, se l’anno scorso giocavano con Brain Training su DS, oggi giocano a qualcosa di analogo su smartphone (che costa quanto o poco più di una console portatile, ma svolge un’infinità di operazioni in più), visto che sarebbe una spesa inutile comprare una console semplicemente per avere dei giochini che spesso trovi gratis o a pochi euro mentre quelli per console costano dai 10 ai 50 euro o più.

    Dal mio punto di vista ogni produttore di smartphone, se vuole fare seriamente concorrenza alle console, deve proporre un modello simile all’Xperia Play di Sony. Se si mettessero d’accordo sul numero e la disposizione dei controlli (mettendo possibilmente almeno un pad analogico) scommetto che la qualità dei giochi per smartphone aumenterebbe considerevolmente nel giro di un paio d’anni al massimo.

    A quel punto, però, Nintendo potrebbe seriamente rischiare di chiudere la sua divisione console portatili.

  • # 5
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Ho pensato spesso al ruolo di Nintendo. Potrebbe acquisire una supremazia nel settore se solo, lavorando di concerto con i produttori di dispositivi, sviluppasse una versione di DS pensata per essere un accessorio di uno smartphone o di un tablet, con SW scaricabile via App Store.

    Il declino delle console portatili standalone è direttamente proporzionale al successo degli smartphone. Agganciarsi in qualche modo a quel settore per loro sarebbe un’assicurazione sulla vita. La paghi sperando di campare cent’anni.

  • # 6
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Davide
    Diciamo che certi settori si marginalizzano, che il numero di gente che gioca cresce con la diffusione degli smartphone su fasce di mercato che il gaming tradizionale non ha mai sfiorato.

    La sfida è quella di trarre profitto da questo cambiamento del mercato senza perdere la propria ragion d’essere. Mi pare però che da un lato si tenti a tutti i costi di piantare la bandierina mentre dall’altro ci si limita a gestire il declino. Inutile dire che così non si va da nessuna parte.

  • # 7
    davide
     scrive: 

    il psp phone,quello che assomiglia alla psp go può essere un buon esempio,allora si che si può parlare di gaming su cellulare……

  • # 8
    phabio76
     scrive: 

    Sono in disaccordo con le conclusioni.
    Non penso proprio che un controller universale bluetooth o roba del genere sia la soluzione del problema.
    Su dispositivi mobile nudi e crudi ci sono ottimi giochi casual che nascono per il touchscreen e fanno ottimamente il loro dovere, intrattengono senza tante pretese.
    Apro una parentesi, avete visto il porting di Cut the Rope in HTML5?
    È un ottimo esempio di conversione da mobile game a browser game, e funziona, non solo tecnicamente.
    Mentre non funziona affatto il porting su mobile di giochi nati per essere fruiti su tutt’altro genere di hardware, è un’azione dettata dal marketing e come tale spesso non va a bersaglio.

    Qual è il problema? L’esigenza di avere giochi “più profondi”? Sono i giochi ad essere “sbagliati” o il dispositivo che usi?

  • # 9
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Io sono della scuola, ancora più vecchia, del joystick. In particolare, nella declinazione arcade:

    http://www.youtube.com/watch?v=RLeNExXflkc

    Per cui potete immaginare quanto sia distante dai sistemi touch, ma anche joypad…

  • # 10
    phabio76
     scrive: 

    @Cesare
    Sfondi una porta aperta!!!
    Vuoi mettere un MAME-Cab con Joystick Sanwa?
    Non c’è paragone.

  • # 11
    wdasm32
     scrive: 

    hyper olympics e hyper sports 2 e quindi konami, mi sono debitori di 1 joystic per msx che è esploso tra le mani a mio cugino mentre ci giocavamo ( su msx che funziona ancora oggi!!)
    se ci ripenso rido ancora come un matto!!

    bei tempi!

  • # 12
    And
     scrive: 

    secondo me i videogiocatori “old-school” la stanno facendo troppo tragica per questo successo dei giochi per dispositivi touch (e in seconda analisi anche per quelli social, ma in questo caso siamo già al confine fra due mezzi d’intrattenimento diversi…). Le meccaniche dei vari giochi su App-store sono spesso facili (ma non sempre ‘semplicistiche’), i costi dei giochi sono facilmente abbordabili (e non è vale sempre l’equazione “pochi euro=poche ore di divertimento scriptate”), la disponibilità del software è disarmante (e qui bisogna entrare maggiormente nell’ordine di idee di una licenza sul software invece dell’acquisto di un oggetto unico e inalienabile).
    La mia esperienza personale da giocatore di vecchia data, con ormai poco tempo per giocare (ma non per questo non desideroso di giocare di qualità!), alquanto annoiato e poco attratto dalla generazione di macchine HD (che ha comportato tra l’altro le prime vittime illustri nelle grandi produzioni jappo) e che quindi già 6 anni fa si era rifugiato nell’isola felice del NintendoDS, è che con il mio iPodTouch ho trovato delle perle videoludiche da non sottovalutare! Qualche gioco dell’app-store è effetivamente “incastrato” in una interfaccia touch, altri sono delle porcate che manco i giochi in flash, altri ancora sono dei cavalli-di-troia per spillarti soldi con gli acquisti in-app; ma alcune software house e soprattutto, cosa rara nelle altre piattaforme, singoli programmatori volenterosi e di talento stanno sfruttando appieno le potenzialità del eco-sistema Apple (o Android). Che secondo me non risiede (unicamente) nell’interfaccia multi-touch, ma soprattutto nella facilità di produzione, nella forma di distribuzione e nella politica dei prezzi.
    Diciamo che è un po’ come se di colpo, con un doppio salto tecnico e artistico, si fosse passati dalla musica colta europea da fruire solamente nei teatri alle micro-produzioni low-fi distribuite su internet. C’è ancora qualcuno al giorno d’oggi che ritiene il primo Bob Dylan meno importante di Sostakovic solo perché fa suonare una sola chitarra con poca tecnica? Forse noi appasionati di videogiochi dovremmo cogliere la palla al balzo come abbiamo già fatto con gli altri media.

  • # 13
    Dr. Gonzo
     scrive: 

    E’ l’ennesimo prodromo della prossima bolla speculativa: abbiamo tot users, tot gamers, tot gente a cui mostrare gli ads, quindi valiamo tot…
    La matematica è semplice, si vendono 3 volte il numero di cellulari rispetto ai PC (perchè costano meno, perchè durano meno, perchè essenzialmente sono macchine diverse!), ed enormemente in più rispetto alle console.
    Ora con la convergenza si dirà: abbiamo quadruplicato il baccino d’utenza, ogni smartphone che ha sostituito i cellulari tradizionali fa girare le nostre apps, i nostri giochi, vede i nostri ads…
    E a quel punto la bolla speculativa scoppierà in faccia ad Apple, Google e (se riuscirà ad addentarne una fetta) MS.
    Perchè un casual gamer non è un hardcore gamer.
    Non userà il dispositivo, non accederà alla piattaforma, non comprerà accessori, non cercherà aggiornamenti e contenuti speciali come fa un hardcore gamer.
    Mio bisnonno che saluterà un paio di volte i pronipotini sulla apps di Facebook per aifòn e si scaricherà le foto della partita di bocce del centro anziani, non vale economicamente l’ultima scimmia da ufficio che si deve comprare Office e qualche altro software originale e spende tot ore/gg in rete, come questa non vale economicamente il poweruser che vive online e spende un botto di accessori e le foto magari le fa con una reflex e se le edita con Photoshop.
    Ora tutti i big stanno tirando pezze in faccia agli utenti che costituiscono il vero bacino di denaro e di credibilità delle rispettive aziende – i bruttissimi risultati dei desktop manager cellularitici per Linux, la catastrofe annunciata di Metrò, i rivolgimenti dei più duri e puri fanboy, quelli di apple, ad ogni iOssizzazione di OSX – perchè le loro stesse società sono ormai sono in mano ai bottegai e non ai tecnici.
    Non ci vorrà molto a capire che fermare il mondo per sviluppare tutto nell’ottica di giochi e applicazioni touch a tutto schermo per casual users è un enorme errore strategico, perchè i casual users sono appunto… casual, e troveranno presto altre mode in cui buttare i soldi.
    Mentre la perdita di credibilità con gli utenti non casual, quella, ci vorrà molto di più a farla sbollire.

  • # 14
    Giacomo
     scrive: 

    Dr. Gonzo sbagli ad attribuire a 10 nerd più valore di 1000 utonti, ormai il mercato e il suo valore lo muovono più gli 0.99€ moltiplicati per 1000 che i 50€ singoli della limited edition comprata dal nerd..

  • # 15
    Dr. Gonzo
     scrive: 

    Veramente @Giacomo diamo i numeri giusti, non sto affatto parlando di 10 nerd ma del mercato desktop (in media=scimmie, non nerd): attribuisco più valore a 500K buyer/anno (mercato sistemi desktop) che passano in media 4 ore al giorno sul web rispetto a 1500K potenziali buyer/anno (cellulari+smartphone) che sono casual user e si faranno un paio di visite la settimana sul profilo di facebook su uno schermino da 4″.
    Più valore sia in termini di acquistato diretto, sia in termini di indotto (periferiche, software, giochi, film, musica, servizi, banda) sia in termini di potenziale di advertising – ok, vendo il triplo di cellulari/anno, ne cambio uno all’anno, il PC lo cambio ogni 3 anni: do the math, la user base è numericamente pari, non tripla… salvo poi che dei 3 cellulari uno va al classico veciotto che di smartphone non ne vuole sentire parlare, e uno andrà agli stessi utenti che sono già nel mercato desktop (e probabilmente continueranno a spendere prevalentemente lì i loro soldi), quindi i reali nuovi utenti potrebbero essere una frazione di quelli esistenti…
    I bottegai, non tecnici, abbagliati dai numeri non si rendono conto della differenza di potenziale economico tra il cliente medio dei due mercati, e se non se ne rendono conto anche molto presto rischiano di perderci un bel po di soldi e magari fare perdere a noi un decennio di possibili interessanti innovazioni perchè tutto quanto è cool & new dovrà essere pensato per app touch sparate a tutto schermo su un magnifico 4″, salvo poi far dietro front quando la bolla speculativa scoppierà come quella delle buone vecchie dotcom quando i soldi non cominceranno ad arrivare come i bottegai credevano…

  • # 16
    Francesco Sorrentino
     scrive: 

    Secondo me il giocare sul tablet è una moda ‘passeggera’, che non potrà mai soppiantare la “maturità” di quelli a tripla A presenti sui PC. E’ indubbio che il casual game, da toccata (è proprio il caso di dirlo) e fuga tira di più perché non contempla lo stare obbligatoriamente seduti per delle ore davanti ad un PC, ma allo stesso tempo non annovererà mai lo spessore di un titolo che necessita come minimo di una tastiera ed un mouse per “muovere” il personaggio. A parer mio il tablet sembra la soluzione ideale per gli RTS (zoom in/out veloci, multi-selezione a portata di dita, panning, ecc….) ma non ci giocherei mai ad un FPS, semplicemente perché non è (e non sarà mai) il mezzo ideale per quel tipo di giocabilità/manovrabilità.

    Il vero successo dei tablet/smartphone, secondo me, è dovuto soprattutto al prezzo stabilito per la vendita dei giochi… una cosa è spendere 1 o 2 euri a titolo, un’altra spenderne 40/50 per quelli presenti nelle console portatili. Inoltre tenendo un prezzo tanto basso la pirateria non ha praticamente motivo di esistere (escludendo le persone taccagne nel DNA che non sborsano un euro manco fossero sicuri di portarselo nell’aldilà)… ed è anche il motivo principale del precoce ed inesorabile fallimento della PS Vita…

  • # 17
    Michele
     scrive: 

    Alessio, visto che hai nominato Dragon’s Lair… a quando un bell’articolo su questo gioco che nel bene e nel male ha fatto la storia degli arcade degli anni 80? E le sue conversioni orride sugli 8 bit per arrivare a quella meravigliosa di Amiga in dischi formattati a 99 tracce? (Se non ricordo male…)

  • # 18
    Giacomo
     scrive: 

    Dr. Gonzo probabilmente anche negli anni 80 c’era chi gridava contro l’invasione dei primi personal che avrebbero danneggiato il mercato dei mainframe.. in effetti il mercato specifico dei mainframe si è ristretto, ma prova a calcolare il valore complessivo dell’informatica di massa.. sarà sempre immensamente superiore.
    Via via che l’informatica e i suoi dispositivi diventano più pervasivi il mercato mainstream tende inevitabilmente a fare i conti con esso, non con quelli di nicchia o residuali.
    Detto questo a me il gioco “touch” fa veramente pena, per me il minimo sindacale resta una croce direzionale e due pulsanti, l’optimum l’hardware arcade dei cabinati..

  • # 19
    Dr. Gonzo
     scrive: 

    @Giacomo guarda che il paragone andrebbe assolutamente ribaltato, gli smartphone sono il mainframe (fortunatamente!) uscito dalla porta che rientra dalla finestra, con tutti i tuoi dati ostaggio dei vari cloud di ciascuna app (frammentate e chiuse, non unite e aperte come il web), il terminale nato per fare quello che il network gli consente di fare.
    Sono l’antitesi della proprietà dei dati da parte degli end user, che include la facoltà di condividerli secondo standard aperti.
    Sono il vecchio che avanza, il vecchio già bocciato 30 anni fa che cerca di lustrarsi con qualche buzzword.
    Sono il sogno della RIAA e delle major.
    Non credo che questo vecchiume spacciato per novità incanti nessuno del settore, ma il miraggio (economicamente sbagliato, casual user significa poco uso e quindi poca grana!) di possibili guadagni in questi tempi di crisi mette tante belle fette di salame sugli occhi degli strategist.
    Buona nuova bolla speculativa!

  • # 20
    Giacomo
     scrive: 

    Dr. Gonzo cosa c’entra il gaming, di cui tratta l’articolo, con la tiritera sui dati in ostaggio nel cloud?
    Il gaming è sempre stato quanto di più chiuso e proprietario ci potesse essere, dall’epoca delle console con cartucce, fino ad arrivare alle odierne con boot blindato e drm a go-go.. i dati del gioco non sono mai stati tuoi, solo il guscio; ora sparisce anche quello, ma per l’utente finale cambia poco, se non impedire la rivendita del gioco.. ma cosa vai a rivendere, una cosa che è costata centesimi anziché decine di euro?

  • # 21
    chrix
     scrive: 

    Tutto ok fino a.. JOYPAD ????? ?????? ?????

    MAX PAYNE si gioca con TASTIERA TRADIZIONALE (non quelle robe da zx spectrum tanto di moda oggi) e MOUSE.. altro che Joypad!

    Per il resto son d’accordo: è troppo diversa l’interfaccia touch perché un titolo si possa “portare” senza snaturarlo.

    Comunque, visto il successo abnorme di quegli insulsi giochini facebook e del casual game decerebrato .. non sono granché esaltanti le prospettive per il futuro (ci si stanno tutti tuffando a pesce)
    C’è da dire che gli stessi giochi tripla A per pc/console sono sempre meno innovativi e, quel che è peggio, le meccaniche di gioco subiscono semplificazioni estreme e continue; alla fine (eccezioni a parte) non c’è più manco quel senso di sfida che è la natura stessa del gaming.. si clicca e si va avanti.. come leggere un libro (poco) interattivo.

    Per fortuna la rete e realtà tipo steam han permesso, negli ultimi anni, la nascita e la crescita di un florido mercato indie: forse delle sorprese arriveranno da lì.

  • # 22
    Dr. Gonzo
     scrive: 

    Cosa c’entra? C’entra che il modello thin client + cloud è quanto di meglio esista per le major per imporre i controlli, anche nei giochi. Niente mod-chip, nente amici smanettoni, niente mercato parallelo / nero / seminero /delle cartucce e dei cd, niente cassette con 30 giochi a 2000 lire in edicola, niente “concorrenza” dell’usato e dei titoli a 5 euro nei cestoni dei supermercati. Niente furbini che si disallineano dal cartello per andare su un supporto meno ostico da copiare per invadere il mercato, salvo poi tentare di correre ai ripari dopo aver raggiunto gli obiettivi di penetrazione del mercato (qualcuno ha detto Sony?).
    Poi, ripeto, mi sembra strano che ci sia tanta gente che non vuole vedere che è il vecchio che avanza, che creda che l’ultima cosa proposta dal marketing sia per forza “il nuovo”.
    Mi sembra che ci sia tanta voglia di tuffarsi nella ultima bolla speculativa e arraffare quanto si può prima che scoppi. Ma sono paranoico quindi non fa testo.

  • # 23
    And
     scrive: 

    Beh, comunque direi che il discorso tecnico/artistico non debba essere confuso con quello marketing/economico; possono anche viaggiare in parallelo ma non obbligatoriamente intrecciarsi.
    Per quanto riguarda il primo punto, ho già esposto più su le nuove opportunità che, IMHO, questo tipo di mercato e piattaforma potrebbe dare.
    Dal punto di vista meramente economico, effettivamente un po’ di puzza di moda e di possibile conseguente bolla finanziaria c’è.
    Come al solito, credo stia a chi si ritiene un appassionato e un non-superficiale cercare di premiare la qualità e la parte dell’offerta di mercato che si ritiene valga davvero! Preferirei senza toni apocalittici però; in fondo credo che tutti siamo in qualche ambito “esperti”, in qualcun altro “utenti-medi” e in qualche ambito “casual”, quindi avremo fatto i nostri bei “danni” in qualche altro settore!

  • # 24
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ And
    Sono molto d’accordo con quello che dici. È che tutti i nostri discorsi sono storicamente determinati e collocati, ed ognuno ha paura che col “progresso” si vada perdendo qualcosa a cui era molto affezionato.

    D’altronde osservare il passaggio da Ultima ad Angry birds è deprimente, ma è cambiato il pubblico, si è massificato…

    Dopotutto i grandi numeri remano sempre contro la cultura. Che sia cultura videoludica o enogastronomica poco conta.

  • # 25
    And
     scrive: 

    certo, la massa raramente si incontra con la qualità (anche se ci sono le giuste eccezioni, meno male)…non ci aiuta neanche la matematica: siamo una popolazione (statistica) rappresentata dall’utente medio. La nostra forse unica possibilità è quella di aumentarne la deviazione standard!

  • # 26
    Dr. Gonzo
     scrive: 

    Mah, io sono proprio scettico sui grandi numeri, e per quello parlo di bolla.
    I casual gamers saranno pure tanti (non tantissimi come si crede), ma il ritorno pro capite? Si fa presto ad andare in passivo se non si fanno bene i conti, e a quel punto avere grandi numeri moltiplicati per margini in rosso vuol dire un bel crackdown.
    E dopo ogni crackdown del mercato dei giochi passano anni di encefalogramma (e affari) piatto.

  • # 27
    chrix
     scrive: 

    @Alessio Di Domizio

    A me non spaventa il progresso, a me spaventa il REGRESSO.. che è quello che sta accadendo in ambito gaming.
    L’unica cosa che è migliorata rispetto a 10-15 anni fa (o anche 20-25 se è per questo) è la grafica, ma il gameplay continua preoccupantemente a semplificarsi e scarnificarsi.
    E a livello di interazione è tutto sempre più rigido e scriptato, altro che intelligenza artificiale o mondi con cui interagire che era quello che ci si aspettava dal gaming nel XXI secolo, oltre alla realtà virtuale.

    @Dr. Gonzo

    Io non lo so che succederà, di certo sono tantissimi (molti più degli hardocore gamers) quelli che giocano a quelle “cose” su facebook..
    La diffusione rapida dei tablet/smartphone fa presagire che, a livello di numeri, sarà un mercato assai più vasto di quello “tradizionale”, di qualche ordine di grandezza superiore.

  • # 28
    Dr. Gonzo
     scrive: 

    @chrix “La diffusione rapida dei tablet/smartphone fa presagire che, a livello di numeri, sarà un mercato assai più vasto di quello “tradizionale”, di qualche ordine di grandezza superiore.”
    Questa è la propaganda della bolla speculativa.
    I cellulari sono tre volte i PC per vendite annue, ma i PC durano di più (si maltrattano di meno, costano di più…), quindi sostanzialmente il parco macchine circolante è poco a favore dei cellulari.
    A questi numeri togli i cellulari che fanno realmente i cellulari (oggi sono più del 50%, non andranno certo a 0 al primo soffio di vento, specie per l’enorme vantaggio che hanno sugli smartphone in termini di costi, peso e consumi) e non hanno bisogno di niente di smart e non fanno concorrenza ai PC.
    A questi togli le unità in possesso di chi ha già un PC, sennò il cliente lo conti due volte.
    Siamo sicuri che quello che resta siano “ordini di grandezza” superiori all’attuale mercato PC che conta mezzo miliardo di unità vendute l’anno per una vita medi adel terminale di 5 anni?
    NON SCHERZIAMO!
    Ci sono bugie, grandi bugie e le statistiche, e un medio forumita dovrebbe avere molto più sale in zucca dei venture capitalist che lasceranno le penne e i soldi nella nuova bolla.

  • # 29
    Alex
     scrive: 

    Dieci anni fa avremmo potuto dire lo stesso dei joypad per console. Io li ho sempre trovati limitanti nell’interfaccia e continuo a preferire mouse e tastiera ma nel frattempo le nuove generazioni si sono adattate ed oggi sono io che sono troppo vecchio per giocare con la stessa prontezza sulle console.
    Una nuova generazione si sta già adattando, ad esempio mio figlio di 2 anni è abilissimo con il touchscreen, e le software house avranno (o hanno) nuovi clienti da cui incassare.

  • # 30
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    @Michele: non credo che Dragon’s Lair arrivasse a 99 tracce.

    Il limite era di 84 tracce (per ogni lato). Testato su diversi drive (alcuni arrivavano a 85, ma era merce molto rara).

  • # 31
    chrix
     scrive: 

    @Alex

    Non è solo un discorso di adattamento: io uso qualunque cosa, anche il Joypad e il Joystick, ma ogni periferica ha un suo uso e contesto d’utilizzo.

    Che giocare a certi giochi (tipo RTS o FPS) con mouse e tastiera sia meglio è un fatto oggettivo; poi le console han portato nuove tipologie di giochi con diverse interazioni ottimizzate per le loro periferiche (gamepad, wiimote), lo stesso succederà coi tablet.. che però hanno un’interfaccia che più di tanto non si presta alla “complessità”.

    Detto ciò, Max Payne è e resterà un gioco da mouse e tastiera, come la trilogia di Prince of Persia un gioco da gamepad e un simulatore di volo o spaziale un gioco da joytstick, a prescindere dal fatto che uno ci può pure giocare pure con il wiimote se vuole.

  • # 32
    And
     scrive: 

    Nessuno considera la possibilità che il touch sia per l’ interazione multimediale quello che il mouse ha rappresentato per la produttività sul pc desktop? Uno strumento di interfacciamento abbastanza intuitivo e veloce per fare ciò per cui è stato concepito, ma anche “duttile” quanto basta per poter sostituire altri meccanismi di input, in maniera peggiore degli originali, ma sempre meglio di altri. Per dire, i joystick e joypad sono decisamente più specifici e meno utilizzabili al di fuori di scenari videoludici. Ciò non è un difetto oggettivo naturalmente, ma forse spiega un po’ meglio perché sui tablet si veda una varietà di applicazioni più vicina a quella dei programmi per pc e non al quasi (e sacrosanto!) mono-tema delle console.

  • # 33
    chrix
     scrive: 

    @And

    Nessuno critica il touch in sè, ma l’articolo parlava di GAMING.. per cui si commentava che, rispetto a qualsiasi altro device, in QUESTO SPECIFICO ambito è un dispositivo estremamente limitato e limitante.

    Poi per navigare o per l’uso di applicazioni il suo dovere lo fa (meglio del joypad, ovviamente!); ma anche qui, oltre una certa soglia di complessità, non può competere con tastiera o mouse.
    Pensare, ad esempio, d’usarlo con programmi CAD o 3D.. o di montaggio video “seri”, in cui si usano shortcuts a manetta..
    Non dico che non si possa fare, ma la soluzione “tradizionale” resta, in confronto, molto più pratica e funzionale.

    Secondo me l’interfaccia touch fa molto bene ciò per cui é nata ( fornire un sistema di menù pratico con funzioni intuitive di navigazione e scorrimento , in cui è facile interagire con gli oggetti sullo schermo) e si adatta ad alcuni usi molto “specifici” (tipo “tavola da disegno”, ad esempio.. lì l’accoppiata mouse/tastiera non può proprio competere ), ma come dispositivo “generico” resta alquanto limitato.

  • # 34
    And
     scrive: 

    forse il mio commento sembrava un po’ allontanarsi dal tema dell’articolo, ma in realtà voleva essere solo una postilla a quanto avevo già scritto sopra.
    Chiarisco un po’. Quando ho fatto un confronto fra touch e mouse la conclusione del ragionamento voleva essere che (come in parte è già capitato) l’adattabilità di un’interfaccia permette, a sviluppatori e utenti finali, di sfruttarla anche in ambiti che inizialmente non erano previsti. Così come negli anni ’80 o agli inizi degli anni ’90 probabilmente nessuno avrebbe pensato di sfruttare il mouse come periferica “regina” per alcuni videogiochi (un action-rpg à la Diablo penso fosse proprio lontano dall’immaginario di chi ha progettato il mouse!), così il touch non è per forza la tomba del videogioco e del game-design. Lo sono invece un certo tipo di giochi ed un certo tipo di pubblico che le software-house vogliono raggiungere; e che ormai non ne sono immuni nemmeno le console, con o senza wiimote e simili.

  • # 35
    Simon71
     scrive: 

    Lungi da me essere un Hardcore Gamer però posso dire che gioco sin dai tempi degli “arcade” da sala giochi dalla fine degli anni ’70 in poi…Il Gaming su Console l’ho sempre lambito e mai approfondito perché arrivato a 16 anni i miei interessi sono mutati drasticamente, mentre a quasi 30 anni ho scoperto il Gaming su Pc…Parliamo della fine degli anni ’90…

    Poi iniziai il Gaming su Smartphone nel 2004 col mio primo Smart, un Nokia 6630…

    Esistono limiti fisici per un dispositivo “Touch”, indipendentemente dai pixel e dai pollici del Display…Però, tutto sommato ritengo che solo una categoria di giochi ne esce con le ossa rotte: gli FPS, o sparatutto in prima persona. Lì purtroppo il Touch, con il Pad a display cade rovinosamente…

    Ho provato Nova, Infinity Blade, Dead Space e sono frustranti da giocare, a dispetto di una grafica mozzafiato se si considera l’ Hardware del dispositivo e la sua natura (parlo di iPhone 4/4S)…

    Però gli FPS sono solo una nicchia di giochi….Ad esempio i giochi “sportivi”, da Fifa a quelli “da tavolo” trovo siano molto più interessanti, veloci ed intuitivi su uno smart Touch che sul Pc…

    Dovrebbero inoltre ampliare il parco degli RTS che latita e che si presta molto al touch…

    Se un domani si potranno connettere alle varie “dock ports” o tramite USB dei Pad, allora anche questo Gap coi Pc (o le console) verrà superato…E lì allora il gaming cambierà inesorabilmente per sempre….

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