di  -  venerdì 16 marzo 2012

Continuiamo il nostro viaggio nella storia di Atari e del suo fondatore.

La caduta di un impero

Dopo il successo dell’Atari 400 e 800, Atari comincia a subire una serie di colpi alla propria leadership. Il nuovo 5200 SuperSystem (ottobre 1982) e il 1200XL (marzo 1983) non aggiungono miglioramenti significativi ai modelli precedenti e sono incompatibili con le relative cartucce, cosa che ne frena drasticamente la diffusione.

Inoltre, gli enormi investimenti sul gioco “E.T.” si trasformano in uno spreco di denaro senza precedenti, visto il flop dovuto alla scarsa qualità del risultato finale. Atari, inoltre, deve farsi carico di gestire le quasi 3.5 milioni di copie restituite, con una perdita di oltre 100milioni di dollari a fronte dei 25 incassati.

Atari ET

Neanche i successivi modelli, Atari 600XL (16KB, 199 dollari) e l’Atari 800XL (64KB, 299 dollari), rilasciati nel periodo natalizio del 1983 riescono a risollevare le sorti della società. Questa volta il problema non è la qualità dei prodotti, ma la loro scarsa disponibilità a fronte di una domanda decisamente alta, situazione questa che consegna al Commodore 64 il mercato degli home computer.

A questo punto Warner Communication è costretta a cedere la divisione “computer e console”, mentre quella “game” resta sotto il proprio controllo con il nome di Atari Games, almeno fino al 1986, dopodiché verrà ceduta e scomparirà definitivamente nel 2003.

Ad acquistare la divisione hardware è Jack Tramiel, che la trasforma in Atari Corporation con l’intenzione di renderla lla “nuova” Commodore, creando una nuova gamma di personal computer. Tale visione si concretizza nella linea Atari ST, dotati della CPU Motorola 68000 e del sistema operativo TOS, la cui GUI si aggiudica la palma di prima interfaccia a colori per personal computer.

 

  

Atari 520ST e TOS

Il mondo dei personal computer è però sempre più dominato da IBM e Atari Corp. decide di dedicarsi al settore “portatile”, introducendo la console Lynx (1989, progettata da Epyx) e Lynx 2 (1992), oltre al piccolo gioiello Atari Portfolio (progettato da DIP).

Portfolio

Tutti i tentativi sono purtroppo vani e, nel 1994, per far cassa, Atari Corp. vende quasi tutti i brevetti a Sega, mentre verrà definitivamente acquisita da Hasbro Interactive nel 1998 per 5milioni di dollari. La stessa Hasbro viene successivamente acquisita Infogrames SA, trasformando Atari Corp. prima in Infogrames Interactive SA e successivamente in Atari Interactive. La stessa Infogrames SA diventerà Atari SA e detiene tutt’ora i diritti sul marchio.

 

Il logo Atari Interactive

4 Commenti »

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  • # 1
    ncc2000
     scrive: 

    ahia….e.t. la prox settimana…già mi tremano i polsi…capirete poi…(ovviamente il preparatissimo redattore sa di cosa parlo…). Al solito grazie mille per questi tuffi nel passato, raccontati, come sempre,con dovizia di particolari; mi permetto solo di dare un suggerimento: vedo che spesso appare il termine “coin-up”…in realtà sarebbe più esatto scrivere “coin-op”, da “coin operated”.

  • # 2
    samslaves
     scrive: 

    :)))

    Dalla biografia di Jobs:

    La disposizione di Bushnell a forzare la verità e giocare secondo le proprie regole lo ispirò e gli si trasmise. Inoltre, Jobs intuitivamente apprezzava la semplicità dei giochi Atari.Venivano venduti senza manuale ed erano così elementari che una matricola universitaria strafatta era in grado di capire come funzionavano. Le uniche istruzioni per il gioco Star Trek
    dell’Atari erano: «1. Inserite un quarto di dollaro. 2. Evitate i Klingon».

  • # 3
    phabio76
     scrive: 

    Ciao,
    alcuni piccoli contributi:
    – il logo Atari, mi sembra di ricordare che simboleggiasse il monte Fuji…
    – Di Pong ne esiste anche una semisconosciuta “versione verticale” chiamata Rebound (http://www.wemedia.it/blog/2010/03/atari-rebound-1974/)
    – La storia degli arcade (coin-op!) nella seconda metà degli anni ’70 sarebbe molto lunga da raccontare (magari in futuro con una serie di post dedicati) ma Atari giocò un ruolo da protagonista qui un po’ ignorato. Dai mastodontici Gran Trak, seguiti da Shark Jaws, Tank, Night Driver… per passare poi alla grafica vettoriale rincorrendo la Cinematronics con Lunar Lander, il mitico Asteroids e BattleZone.

  • # 4
    Giovanni
     scrive: 

    Bello, bello… in realtà per me tutto incominciò con la 2600 in regalo da un cugino quando ero ancora un pivellino e affascinava pure gli amici in un piccolo tv bianco e nero!… l’ 800 lo conosco abbastanza bene, ma non per averlo usato, seppure fosse reperibile in Italia, piuttosto perché la primissima formazione assembler (oltre a mio fratello come fonte) sono stati i mitici: “Art Of Assembler” in cui la trattazione CBM, AppleII e Atari800 correva perfettamente parallela!
    Anche se poi è rimasto solo il nome, il legame con Atari è rimasto ed è cresciuto con gli ST, nonostante fossi fondamentalmente un Amighista: il fare musica soprattutto, un po’ il prezzo e la grafica, ma poi anche il passato sul C64 e la continuità con le vicende di Tremiel che da giovane, non so precisamente il perché, ma mi aveva sempre affascinato… mi hanno fatto seguire con piacere anche l’evoluzione di queste bellissime e divertnti “macchinette”… wow! Sempre interessante sentirne parlare e …bei ricordi, ma nono solo, ritengo che si tratti anche di un principio di cultura.

    Alcuni miei PC: http://www.gbnetwork.it/retrocomputer/timeline.php?cont=cpu

    Buon RC a tutti… http://www.jurassicnews.com

    Ciao

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