di  -  giovedì 15 marzo 2012

Fra la fine degli anni ’90 e l’inizio dei 2000, si è consumato il primo round di uno scontro che, romanticamente, potremmo definire “fra innovazione e status quo”. Da un altro punto di vista potremmo dichiarare quel periodo l’inizio della fase in cui la tecnologia è divenuta in qualche modo nemica del diritto d’autore, su scala mondiale.

Il periodo è precisamente quello del boom di Napster, un fenomeno che acquisì massa critica ancor prima che coloro i quali interessi ledeva – le major in primis – ne comprendessero potenzialità e rischi.

Non desidero ripercorrere la storia di Napster – per la quale vi indirizzo verso questo contributo – quanto piuttosto stabilire un parallelo fra la situazione di allora e quella di adesso. L’occasione di questa riflessione mi arriva da parecchi “indizi” raccolti nel corso degli ultimi 13 anni, e in particolare di un fatto di cronaca recente che mi appresto a raccontarvi.

Protagonista degli accadimenti più recenti è la Kaleidascape, un’azienda californiana di attiva nel settore dell’home entertainment, che ha sviluppato una serie di prodotti (una sorta di DVD-BD Jukebox) che consentono l’importazione dei propri Blu Ray e DVD per una più agevole fruizione di tutta la propria libreria solo ed esclusivamente all’interno della propria abitazione, anche su più apparecchi TV.

L’azienda, che nei suoi prodotti implementa una serie di misure per prevenire la duplicazione, utilizza in effetti il ripping dei contenuti multimediali ma al solo fine di rendere più fruibile la propria collezione. Eppure, come racconta Ars Technica, l’azienda è stata colpita da una sentenza nella quale, a causa di una violazione dei termini di utilizzo del DVD coniugata alle disposizioni del DMCA, le si impone di cessare la commercializzazione dei prodotti DVD Jukebox.

È particolarmente stridente il confronto fra questa sentenza e la libertà che offre per esempio iTunes, di rippare la propria libreria di CD e fruirla sfruttando la flessibilità del formato digitale. Una libertà del tutto proporzionale allo stato dell’arte nel mondo tecnologico, nel quale sempre più i supporti ottici rappresentano – almeno per la massa degli utenti – un’inutile complicazione rispetto alla fruizione di contenuti che più e meglio possono essere conservati e riprodotti in forma digitale. Una libertà d’altronde proporzionale anche a quella serie di tasse e balzelli che vengono imposti un po’ in tutto il mondo sulla vendita di supporti magnetici e ottici registrabili.

La questione odierna, e tutte quelle che seguiranno dopo questo precedente, rappresenta dunque un importante cambio di passo nella suddetta lotta: è giunto il momento in cui i detentori di diritti d’autore possono agire direttamente sull’innovazione, all’occorrenza bloccandola, per difendere la propria posizione. Piuttosto che adeguarsi a mutate condizioni tecnologiche, o più realisticamente trovare un terreno comune di accordo con i soggetti protagonisti dell’evoluzione dei media, bloccano l’innovazione alla sorgente tramite termini d’uso assurdi moltiplicati per i vincoli stabiliti dal DMCA.

Lungi da me negare il fatto che i soggetti tecnologici abbiano lucrato sulle spalle dell’industria dei contenuti – ne ho parlato estesamente, per esempio qui. Il punto è che questo nuovo capitolo della lotta ha il sapore della controriforma, una controriforma che di nuovo lede l’utente finale. Perché se l’epoca del tutto gratis non è stata altro che la monetizzazione selvaggia di milioni di utenti che pensavano di aver scoperto il paese della cuccagna, questa nuova fase rende addirittura superati i già insensati DRM: d’ora in poi se l’innovazione non sta bene alle major, semplicemente non si fa.

5 Commenti »

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  • # 1
    Alessio
     scrive: 

    Ottimo articolo , secondo me il problema delle major in generale è che da semplici associazioni che volevano tutelare il diritto degli artisti ad essere compensati sono diventate decisamente avide , e utilizzando metodi non proprio esemplari ,hanno fatto solo i propri interessi in un modo cieco auto danneggiandosi.

    Mi spiego , il prezzo della musica e dei vis e dvd è salito mentre non sempre il contenuto è migliorato , ad esempio singoli venduto al prezzo di un cd completo , in più la disponibilità di musica piratata gratuita ha generato quasi un senso di rivalsa nei confronti degli stessi prezzi assurdi.
    Chi invece è riuscito a proporre prezzi onesti ha fatto fortuna , Itunes mi sembra un esempio di buon mercato della musica , 1 canzone a 1 euro , contro 1o 2 si un singol a 15/19 .

  • # 2
    LMC
     scrive: 

    Le major PROVANO a bloccare l’innovazione. Questo e’ del tutto comprensibile, sono entita’ pachidermiche che fanno molta fatica a stare al passo col frettoloso mondo tecnologico, rischiano di rimanere stritolate mentre provano a raggiungere lo stato dell’arte dell’evoluzione tecnologica.
    Ma, ripeto, la loro reazione e’ del tutto comprensibile. Se mi trovassi a prendere una decisione al riguardo stando nei loro panni, probabilmente farei la stessa scelta.
    E’ quasi inevitabile e del tutto normale.

    Quello che non e’ normale, il punto dove risiede il (grosso) problema, sono giudici e legislatori che gli GARANTISCONO il diritto di farlo.
    Li e’ il punto

    Saluto

  • # 3
    barbone
     scrive: 

    Penso che in mano a codesta classe dirigente (la stessa che si fa corrompere dalla major per varare sentenze liberticide degne del regime iraniano) i problemi derivanti dalla distruzione di internet potrebbero essere secondari di fronte all’indigenza che colpirà ampie fasce della popolazione.

  • # 4
    Giovanni
     scrive: 

    Io invece mi auguro ancora che, anche grazie a internet e comunque con l’innovazione secondo la visione tutto sommato ottimistica di @LMC, possano verificarsi sempre nuove condizioni che spiazzino e aiutino a modificare profondamente il sistema stesso.
    Proprio la classe dirigente e le major di cui si parla nel post, ma anche i giganti della tecnologia del tempo presente sono immancabilmente vecchi e sorpassati… ora non c’é più nemmeno lo S.Jobs, personalità singolare con il dono naturale di mettere a segno grandi azioni a favore delle major, del marketing e della lobotomizzazione di massa… continuiamo a confidare nello spirito hackers!!!

    http://www.gbnetwork.it/index.php?link=articolo.php&nr=3

    ciao

  • # 5
    The Solutor
     scrive: 

    Onestamente, le major per quanto evil possano essere, sono e resteranno dei soggetti la cui pericolosità si rivelerà ridicola rispetto a quella dei grandifratelli che agiscono usando la tecnologia, in maniera indisturbata.

    Quanto ci vorrà prima che apple o google si comprino quel che resta dell’industria dell’intrattenimento ?

    Quanto ci vorrà prima che “la libertà che ti consente per esempio itunes” si trasformi nel peggiore mezzo di controllo mai arrivato sul pianeta ?

    A fronte di questo le major che non hanno saputo cogliere queste opportunità e si battono con i vecchi metodi delle lobbies, a me fanno quasi tenerezza.

    Faranno la fine di Kodak con la pellicola

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