di  -  venerdì 9 marzo 2012

Quaranta, tante sono le candeline che in queste settimane illuminano il marchio Atari. Quattro decenni in cui tutto è cambiato nel mondo informatico e video ludico, tranne una cosa: la voglia di utilizzare le nuove tecnologie non solo per lavoro, ma soprattutto per divertirsi.

La storia di Atari inizia nel 1971 quando Nolan Bushnell e Ted DABNEY (entrambi ex dipendenti dell’Ampex) fondano la Syzygy Engineered e creano ComputerSpace, il primo coin-up commerciale, basato sullo storico SpaceWar! I due ingegneri sono particolarmente attratti dalle potenzialità che si intravedono all’orizzonte con i nuovi sistemi integrati che porteranno nel 1974 alla nascita della prima CPU commerciale.

Bushnell e Dabney nel 1972

Il successo è tale da spingere i due ingegneri ad investire sul mercato domestico, trasformando Syzygy in Atari, il cui nome viene scelto in omaggio ad una mossa del diffusissimo gioco da tavolo giapponese GO, tanto amato da Bushnell.

Atari si concentra sullo sviluppo di un videogioco elementare ma coinvolgente: intercettare con una “barretta” una pallina che rimbalza da una parte all’altra dello schermo. Così nel 1972 nasce Pong, un vero e proprio ping-pong digitale, anche se la sua realizzazione richiede una circuiteria elettronica decisamente importante, posizionandolo al di fuori dall’ambito consumer, nel cosiddetto settore dei coin-up.

Pong in tutta la sua maestosità

Solo tre anni dopo (natale del 1975) Atari riesce a realizzare a versione “domestica” di Pong, prima commercializzata dalla catena di negozi Sears (Sears’ Tele-Game) al costo di 99dollari e poi direttamente da Atari.

 Home Pong

Nonostante la società arrivi a fatturare 40milioni di dollari, l’utile non è sufficiente ad investire su nuovi progetti e Bushnell trova in Warner Communication il giusto investitore, cedendo il controllo della società per circa 32miliondi di dollari (28 dei quali vanno direttamente a Bushnell) e rimanendone comunque presidente fino al 1978.

Grazie al successo planetario dell’Atari VCS (successivamente 2600) e alla versione portabile di “Touch-Me”, Atari aumenta esponenzialmente il proprio fatturato e dà vita a due nuovi progetti basati sul MOS 6502: “Collen”, che guarda al mondo dei personal computer, e “Candy”, che ha come obiettivo il mercato delle console. Nel 1979 Collen e Candy si trasformano nell’Atari 400 (4Kb di RAM, Candy) e nell’Atari 800 (8Kb di RAM, Collen), conquistando per un biennio la vetta del mercato americano.

ADV dell’Atari 400 e 800

6 Commenti »

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  • # 1
    sisko212
     scrive: 

    Leggendo queste rubriche mi vien sempre la lacrimuccia ;-( …. :-D
    E’ estremamente affascinante riscoprire i tempi pionieristici di quegli anni, in cui si è creata un industria da zero, e che si poteva fare partendo da un garage.
    Peccato solo che oggi non si possa più fare, e in qualsiasi business (non solo legato all’ IT) ci si voglia imbarcare, oramai servono così tante risorse che il singolo non ce la può più fare.

  • # 2
    Giacomo
     scrive: 

    @sisko
    non è sempre vero, se hai una buona idea, fortuna e determinazione puoi sempre diventare il numero 1 in un nuovo settore; certo è molto difficile o impossibile in settori già strutturati dove ci sono i big player

  • # 3
    phabio76
     scrive: 

    Ciao, mi aspetto molto da questa serie di post su Atari!
    Solo una cosa, ai tempi di ComputerSpace, ma anche di Pong e fino al mitico Gran Trak,(http://www.wemedia.it/blog/2010/03/atari-gran-trak-10-1974/), il microprocessore si pensava che al massimo potesse essere usato per un semaforo! Non penso che nel 1971 la Syzygy/Atari sia stata così lungimirante da ipotizzarne la futura applicazione in ambito ludico.

  • # 4
    Palin
     scrive: 

    @Giacomo

    Sono d’accordo, considera per esempio Rovio con Angry Birds o Minecraft ;)

  • # 5
    Felice Pescatore (Autore del post)
     scrive: 

    @Phabio, hai assolutamente ragione, la cosa infatti sarà chiarita esplicitamente nei prossimi post.
    Attualmente non c’è alcun microprocessore, solo che Bushnell aveva già fiutato quello che sarebbe diventato il componente elettronico per eccellenza.

    Sorry se non sono stato del tutto chiaro e, come sempre, grazie a tutti.

  • # 6
    marco_iol
     scrive: 

    Bell’articolo!
    Una piccola puntualizzazione: in realtà non è coin-up ma coin-op, che deriva da coin-operated!
    Ciao!

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