di  -  venerdì 2 marzo 2012

Grazie al numero impressionante di articoli relativi alla storia informatica, tutti sappiamo ormai che l’eccezionale GUI del LISA si deve al lavoro svolto presso lo XEROX PARC e all’ostinazione di Jobs nel trasformare il “mondo a finestre” in un prodotto di massa.

Tra l’OS del Lisa e il “Pilot” dello STAR esiste però un terzo attore, di cui si parla poco ma che riesce addirittura ad accreditarsi la palma di prima GUI Multitasking. Si tratta di Blit Terminal  (anche semplicemente Blit), ovvero il Bitmap Graphics Terminal realizzato nei Bell Labs nel 1982 da Rob Pike e Bart Locanthi Jr.

 
 Rob Pike e Bart Locanthi Jr

Il nome “Blit” deriva dall’operazione “Bit BLIT” che combina un insieme di bitmap primitive per ottenere un elemento complesso attraverso un Raster Operator. L’intero processo è stato messo a punto per lo Xerox Alto (e come poteva essere altrimenti!) con una routine chiamata BitBLT.

In realtà i Bell Labs con Blit indicavano non soltanto il software, ma l’insieme tra esso (Blit Software) e l’hardware (Blit Hardware) del terminale, basato su CPU Motorola MC68000 da 4MHz, un display con risoluzione 800x1024x1 bit, 256Kb di memoria condivisa, 24Kb di Rom e una porta seriale RS-232. L’interazione con il sistema avveniva tramite la tastiera o il mouse in dotazione.

Il terminale aveva una doppia modalità di funzionamento: quando veniva lanciato somigliava decisamente al classico terminale testuale del DEC VT100, con tanto di cursore e relative sequenze di escape accettate. Quando si collegava all’ host Unix, poteva scaricare (tramite il comando mpx) il software necessario a renderizzare una completa GUI e gli specifici device per la gestione delle periferiche specifiche come, ad esempio, il mouse.  Il pacchetto completo acquista il nome di MPXTEM, e può essere logicamente scomposto nel Windows Environment MUX (realizzato da Pike), in grado di gestire finestre multiple e le relative interazioni, e nelle routine di multiplexing per la comunicazione tra terminale e host.

Da evidenziare che non esisteva un processore grafico dedicato, ma le operazioni video venivano interamente gestite sempre dalla CPU Motorola.

Lo scopo di BLIT, come evidenziato dallo stesso Pike in “The Blit: A Multiplexed Graphics Terminal”, era quello di

“… [BLIT] exploits the multiprogramming capabilities of the Unix system which have been largely  underutilized because of the restrictions of conventional terminals.”

 [{BLIT} sfrutta le funzionalità di multiprogrammazione del sistema Unix, in gran parte sottoutilizzate a causa delle restrizioni dei terminali tradizionali.

e il tutto passava attraverso una gestione asincrona delle finestre, che avevano uno spazio proprio sullo schermo ed erano in grado sia di soprapporsi (overlap) che di aggiornarsi indipendentemente dal resto degli elementi presenti sul display. L’insieme di queste funzionalità venne definito Layers e ogni nuova finestra veniva avviata con un emulatore di terminale da cui scaricare e lanciare applicazioni complesse come: editor, terminali avanzati, ecc.

Blit Screenshot

La tecnologia Blit fu utilizzata nei prodotti commerciali di AT&T e Teletype ed ha influenzato in modo rilevante lo sviluppo di X Window, difatti il gestore grafico standard dei sistemi Unix, nonché, unitamente a SunView, lo sviluppo di Mac OS e Windows. Inoltre dalla presentazione di Blit, termini come “Terminal” (Terminale) e “Layers” (Livelli) sono diventati di uso comune in riferimento ai windows system.

AT&T 5620 alias Blit Terminal


Blit in Azione

15 Commenti »

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  • # 1
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    http://amiga.sourceforge.net/amidevhelp/phpwebdev.php?keyword=BltBitMap&funcgroup=AmigaOS&action=Search

    O:-)

    Il 68000 era fantastico anche per gestire la grafica, perché aveva delle istruzioni apposite per la manipolazione di singoli bit (test, clear, set, e change/negate).

    Roba che sugli x86 arriverà parecchi anni dopo, con l’80386… 8-)

    Bell’articolo Felice, e sempre molto interessante.

    Non pensavo che Pike avesse lavorato a roba del genere.

    Quanti pezzi di storia mi mancano, ma fortunatamente coi tuoi articoli colmo, un po’ alla volta, le lacune. :P

  • # 2
    Felice Pescatore (Autore del post)
     scrive: 

    @Cesare, grazie mille.

  • # 3
    gennaro tangari
     scrive: 

    L’eccezzionale GUI del Lisa si deve al lavoro svolto a Cupertino, e non solo nel laboratorio della Xerox. L’affermazione è riduttiva.

  • # 4
    Felice Pescatore (Autore del post)
     scrive: 

    @gennaro,
    l’accezione della frase è riferita al fatto che il paradigma WIMP (Windows, Icons, Mouse, Pointer)è stato sviluppato, ma non inventato (bisogna risalire a Engelbart-1968 e addirittura a Bush – 1948), alla XEROX. E’ assolutamente vero che il lavoro svolto da Apple è di primissimo ordine, ma non dimentichiamo che molti dei tecnici chiave provengono dal PARC, dopo aver lasciato la società perchè frustrati dal disinteresse di XEROX per le proprie creazioni e attratti dal carisma di Jobs.

  • # 5
    pepo154
     scrive: 

    Ottimo ottimo articolo.
    Non sapevo di BLIT.
    Continua a farci scoprire nuove “curiosità” e storie sul mondo dell’informatica.

    Mi sorprende sempre vedere che nel passato tutto era molto primitivo e in poche persone, proprio come numero, potevano creare una cosa completamente nuova senza avere grossissimi team a loro disposizione.

  • # 6
    phabio76
     scrive: 

    Bella perla.
    A questo punto sorge la domanda da storico informatico:
    l’invenzione della GUI con finestre indipendenti sovrapponibili posso continuare ad accreditarla a Bill Atkinson?
    Il Blit risale al 1982 e batte, almeno sulla data di rilascio, sia il Lisa che il Mac, ma è risaputo che fin dal 1980-81 c’erano prototipi funzionanti della GUI Apple.
    Nella primavera del 1982, all’epoca dell’incidente stradale, Atkinson era nel pieno sviluppo di QuickDraw.

  • # 7
    Felice Pescatore (Autore del post)
     scrive: 

    @Phabio76, ottimo spunto di discussione.
    Non vorrei diventare antipatico per gli amanti dell’Apple ma, dalle mie ricerche risulta che neanche l’overlapping è nato a Cupertino, ma sempre presso il PARC ed in particolare per l’ambiente di sviluppo Smalltalk.

    ——-

    In 1981, the design and concepts which gave birth to the Alto led to the development and production of the much more streamlined, and more usable Xerox Star – the first true GUI-driven PC. According to Bruce Horn, an ex-Xerox employee who wound up working for Apple, the software architecture for Smalltalk and the Star were much more sophisticated than the Mac or Windows equivalents. While the Apple machines incorporated much of Xerox’s brainstorms, many of the most innovative and sophisticated ideas never made it into the Apples, mostly due to Apple’s insistence on keeping costs down. The Star featured the first “computer desktop,” as well as overlapping, resizable windows, and the sophisticated PARC mouse, a gee-whiz gizmo that ran with no moving parts and used laser beams and a metal grid to track the cursor’s movement (though employees found that the mouse worked just as well on Levis as it did on the metal grid). The interface was known as WIMP – Windows, Icons, Menus, and Pointers. PARC’s consensus was that once these ideas were implemented on a wide scale, computing efficiency would increase dramatically.

  • # 8
    phabio76
     scrive: 

    @Felice
    Grazie per la risposta. Qui non si tratta di diventare antipatici ai fanboy Apple, mettiamo la questione esclusivamente da un punto di visto “storico” in base ai pezzi di verità letti qua e là.
    Leggevo appunto su folklore.org e anche nella recente biografia di Jobs che l’interfaccia sviluppata da Bill Atkinson andava ben oltre a quella osservata al PARC (a lui si devono anche i menù a tendina) e come la Xerox fosse arrivata indipendentemente solo in un secondo tempo al concetto di overlapping delle finestre.

  • # 9
    Felice Pescatore (Autore del post)
     scrive: 

    @Phabio,
    concordo. Anche a me i menu a tendina risultano una realizzazione di Atkinson, ma sull’overlapping non sono convinto.
    Infatti lo Star è diventato disponibile nel 1981 e quindi lo sviluppo di Smalltalk è inquadrabile almeno nel biennio antecedente. Periodo che prima citavi e che potrebbe anche contemplare la possibilità che il PARC abbia preso spunto da alcune idee di Atkinson, visto la sua vicinanza con altri tecnici del centro, tant’è che di “overlapping” non si parla in “Pilot” la GUI di base di STAR, ma solo in Smalltalk.
    Penso sia un duello testa a testa, a meno che non riusciamo a trovare una fonte valida che ci risolva l’enigma (mandiamo una mail ad Atkinson?)

  • # 10
    Giovanni
     scrive: 

    Si, volevo complimentarmi per questo interessante argomento e lo spunto davvero interessante in piena tendenza “retrocomputer-cultura”.
    Mi pare che questo sistema, che sinceramente non conoscevo, sia a tutti gli effetti il progenitore di X (se non altro per la strutturazione client-server, essendo utilizzato da sistemi a terminale), cioé praticamente del sistema “windowing” adottato in ambiente UNIX e che solo ora, per questioni di normale evoluzione degli eventi, sembrerebbe volgere sul versante del tramonto… collezionando; tra l’altro, mi pare che si tratti proprio di un successo che, pian piano senza troppi clamori ma piuttosto con un sacco attacchi e critiche, non teme confronti almeno in termini di durata temporale!!!

    Ottimo, buon RC con http://www.jurassicnews.com

    ciao

  • # 11
    phabio76
     scrive: 

    Un altro estratto da un’intervista a Jef Raskin sembra avvalorare la tesi di una “independent reinvention”

    —-
    The world has generally overestimated the influence of PARC on the Mac, as even some of the concepts that he attributes to PARC’s influence predated PARC.
    Time plays tricks on memory. By chance, I got to use a Xerox Star for the first time recently. It was in a room with a Lisa and an early Mac. I found the Star and the Lisa to be incredibly slow and somewhat clumsy to use; the Mac was far faster and more fluid (a tribute to Horn and his associate’s efforts!). The speed differences were real, but it could be that my familiarity with the Mac accounts for the feeling of clumsiness with the Star and Lisa. I suspect if Horn were to go and use a Star today, he would not be quite so enthusiastic about how “advanced” it was, at least from a user’s point of view. [..]
    Bruce Horn pointed out that Xerox had the pull-down menus that I attributed to Atkinson (a case of independent reinvention of which I was unaware) though click-and-drag for selection and moving were (as far as he and I know) invented at Apple.

  • # 12
    Alex del viero
     scrive: 

    Credo che alla base sia stato importante sopratutto il pensare
    a un ambiente grafico interagibile tramite mouse.
    Poi le varie migliorie sono solo affinamenti di un concetto
    in ascesa.
    Non voglio sminuire i pionieri dell informatica sia chiaro,
    però nemmeno considerare un genio chi ha inventato l icona “cestino” :)

  • # 13
    Giovanni
     scrive: 

    Concordo con @Alex: “il troppo stroppia”… andare troppo nel dettaglio diventa una cosa maniacale e alla fine non rende merito a nessuno!
    Come accade in ogni campo, un conto sono i concetti basilari e scatenanti (nel caso specifico l’ambiente grafico per l’interazione con un computer), poi i particolari e gli affinamenti non possono essere merito particolare di qualcuno. Tra l’altro è più che dimostrato che si può giungere alle stesse soluzioni secondo strade diverse (multifocale), così come non valgono le regole di “selezione” per cui alcune soluzioni oggettivamente migliori necessariamente prevalgono e si affermano con il tempo… anzi, a volte soluzioni peggiori ostacolano l’affermazione delle altre. Insomma, si tratta di fenomeni olistici e multidisciplinari che non consentono di andare troppo nel dettaglio per definizione stessa, dunque: non ha senso disquisire su meriti e primati.

    Gli esempi di quanto dico sono davvero innumerevoli (c’é a proposito anche una importante teoria evoluzionistica sull’origine dell’uomo) ma per interesse personale e professionale mi piace ricordare il caso dei motori di modellazione solida come riporto nel mio

    http://www.gbnetwork.it/doc_reader.php?nome=&code=&pag=3&idart=2

    Saluti

  • # 14
    phabio76
     scrive: 

    Per chiudere con l’argomento “window overlapping”, che mi sembrava degno di approfondimento, qui ho trovato un po’ di informazioni sulla GUI dello Xerox Star:
    http://www.guidebookgallery.org/articles/thexeroxstararetrospective

    Nessuna medaglia, solo menzioni d’onore…

    – – – –

    Some windowing systems allow windows to overlap each other. Other systems don’t; the system adjusts the size and position of windows as they are opened and closed. Star’s windowing system could overlap windows and often did (for example, property sheets appeared in windows overlapping application windows). However, early testing revealed that users spent a lot of time adjusting windows, usually so they did not overlap. Because of this, and because Star’s 17-inch screen reduced the need for overlapping windows, the designers decided to constrain application windows to not overlap. However, some situations benefit from overlapping application windows. This, added to a subsequent reduction in the standard screen size to 15 inches (with a 19-inch screen optional), resulted in optional constraints for ViewPoint, Star’s successor, with the default setting allowing application windows to overlap one another.

  • # 15
    1d0m3n30
     scrive: 

    Veramente notevole questa storia delle finestre sovrapponibili! Nella biografia di Jobs di Isaacson si attribuisce chiaramente l’invenzione del concetto di “regioni” a Bill Atkinson (fine del capitolo VIII per chi fosse interessato). In particolare, l’A. ricorda che Atkinson spese molto tempo a cercare di ricostruire quello che pensava di aver visto allo Xerox PARC a proposito delle finestre sovrapponibili… peccato che – a dire dell’A. almeno – si fosse immaginato tutto!

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