di  -  martedì 14 febbraio 2012

Il 13 Febbraio 2012, alle 10:00 GTM il razzo Vega, il nuovo lanciatore Europeo ha cominciato il suo primo volo, completando la sua prima missione 70 minuti più tardi. Il lancio è stato effettuato dalla base di Kourou, nella Guiana francese, (dal pad di lancio del vecchio Ariane 1) tra la soddisfazione dei dirigenti ESA (l’Agenzia Spaziale Europea) e dei suoi partner industriali.

I successi sanciti da questo evento sono numerosi. In primis, ricordiamo che attualmente per mandare in orbita i satelliti “mini”, ovvero più leggeri di 2,5 tonnellate, l’Europa fa affidamento ai razzi nucleari russi ICBM, mentre ora ha guadagnato la propria indipendenza, che vuol dire fondamentalmente non dover attendere per mesi e mesi per avere la disponibilità del lancio. I benefici per l’Europa non finiscono qui, poiché questo lanciatore di ultima generazione è sviluppato dall’Agenzia Spaziale Europea e soprattutto dai suoi partner industriali. In questo modo l’ “expertise” sugli aspetti tecnologici e ingegneristici dell’industra spaziale rimangono e si sviluppano nel vecchio continente.

Il direttore del progetto Vega è l’italiano Stefano Bianchi, che ha atteso con grande eccitazione il momento del lancio: infatti, nonostante gli avanzatissimi laboratori di test e i sistemi di monitoraggio computerizzato, il miglior test di verifica per il perfetto funzionamento di un razzo spaziale rimane il primo lancio. Prova che il Vega ha superato con grande successo!

Vega è un razzo innovativo, opera di un’azienda italiana, la Avio. Il motore è il fiore all’occhiello di questo razzo, a cominciare dal materiale in cui è contenuto, una fibra di grafite e resina epoxy. Il motore in se è a quattro stadi: i primi tre stadi bruciano carburante solido e aiutano il razzo a uscire dal campo gravitazionale terrestre. Il quarto stadio, invece, brucia propellente liquido, e può essere interrotto e ripristinato a comando, in modo da poter aggiustare l’orbita del mezzo. Può anche servire a lanciare il razzo nello spazio profondo, una sorta di sistema di emergenza per evitare di lasciare la navetta non funzionante nell’orbita terrestre. Questa funzione sta cominciando ad assimere un’importanza sempre maggiore, con l’aumento della consapevolezza che abbiamo dei residui spaziali lasciati attorno al nostro pianeta.

Ma questo primo lancio non è solo importante per il mezzo con cui è stato fatto: i contenuti sono altrettanto importanti. Ricordiamo infatti che lo scopo di questo nuovo lanciatore è portare nello spazio satelliti di piccole dimensioni. Questi satelliti stanno diventano sempre più importanti, grazie alla miniaturizzazione dei componenti elettronici di cui si fa uso.

Il primo satellite a uscire dalla pancia di Vega è LARES (Laser Relativity Satellite) dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), il cui scopo è quello di misurare nel modo più accurato possibile l’effetto Lense-Thirring, una correzione relativistica alla precessione di un giroscopio se sottoposto a un forte campo gravitazionale (come quello terrestre). Questa misura sarebbe un’ulteriore prova dell’efficacia della Relatività Generale di Einstein nel descrivere la forza gravitazionale. Italiano anche un altro satellite facente parte del payload di Vega, ALMASat-1: un piccolo cubo di 30 cm costruito all’Università di Bologna costruito per testare la tecnologia di miniaturizzazione dei componenti.

Una delle parti più interessati del payload sono 7 piccolissimi satelliti cubici, chiamati appunto, CubeSats. Veramente dei microbi della famiglia dei satelliti, cubetti di appena 10 centimetri di lato e non più pesanti di 1 kg. La particolarità di questi “sette nani” è che sono stati interamente progettati da studenti universitari europei, che oggi vedono la propria opera in orbita e alla presa dati. Tra essi vi sono i primi satelliti progettati e costruiti in Ungheria, Romania e Polonia. Queste nazioni non sono però da sole: più di 250 università in 6 diverse nazioni hanno partecipato alla progettazione e costruzioni dei sette cubetti che hanno raggiunto l’orbita terrestre ieri.

Xatcobeo è un satellite spagnolo, dell’Università di Vigo e INTA, il cui scopo è di dimostrare l’efficacia di un software per il dislocamento di pannelli radio e solari. A fargli compagnia, il francese Robusta, dell’Università di Montpellier 2, per lo studio degli effetti di basse dosi di radiazioni su transistor bipolari. Il politecnico di Torino ha contribuito con e-st@r, una prova di controllo di un sistema complesso a 3 assi. L’Università di Bucharest ha invece proposto Goliat, un sistema fotografico per la cattura di immagini della superficie terrestre e, in contemporanea, della misura di radiazione e flusso di micrometeore. Masat-1 è invece l’opera degli studenti dell’Università di Budapest, che hanno creato il loro satellite per apprendere vari aspetti dell’avionica di una navetta spaziale. L’Università di Varsavia ha costruito PW-Sat, un satellite con un sistema di aumentare la resistenza fluidodinamica del sistema e modificarne l’orbita. Infine, l’Italia partecipa anche con un altro satellite, UniCubeSat-GG, dell’Univesità di Roma La Sapienza, che studia gli effetti dell’eccentricità dell’orbita sul moto  del satellite considerando anche il gradiente di gravità.

Insomma, tra lanciatore e contenuti l’Italia di attesta come protagonista della conquista spaziale Europea! Speriamo che continui questo trend di grandi soddisfazioni per l’industria spaziale italiana!

23 Commenti »

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  • # 1
    Alex
     scrive: 

    Qualcuno mi potrebbe dire se l’Italia ha le capacità tecnologiche per realizzare al 100% un razzo vettore ed eventualmente metterlo in orbita dal nostro suolo? Per quale ragione (anche per amor di patria) non si è mai puntato ad un risultato del genere come ha fatto la Francia a suo tempo? Non credete che sia arrivato il momento di acquisire la completa indipendenza spaziale? Credo che l’Italia come terza nazione al mondo ad aver messo in orbita un satellite lo meriti completamente.

  • # 2
    Bhairava
     scrive: 

    ma se non riusciamo a far funzionare i treni appena scende 1 pò di neve… :O

  • # 3
    Eleonora Presani (Autore del post)
     scrive: 

    Alex,
    vuoi costruire un pad di lancio in Italia solo per spirito nazionalistico? È un po’ una cosa assurda, in termini di costi e in termini di reale utilità…
    Satelliti italiani, puramente italiani, ce ne sono e come (ricordiamo, per esempio, i satelliti scientifici PAMELA e AGILE), ma i lanciatori sono pochi al mondo… E ormai fare delle lotte nazionalistiche è diventata una cosa assurda, perfino per gli Americani, che hanno rinunciato allo shuttle e si affidano ai razzi russi. Ora abbiamo un nuovo lanciatore completamente Europeo e di costruzione quasi totalmente italiana, mi pare che abbiamo sufficienti ragioni per essere fieri…

  • # 4
    Lorenzo
     scrive: 

    Dal territorio nazionale è impossibile metterlo in orbita. I cosmodromi devono essere in zone tropicali (Texas, Florida, Guyana, Baikonur) perchè in quelle zone ci sono dei “corridoi gravitazionali” (un qualsiasi studente di fisica inorridirà a questa definizione)

  • # 5
    Eleonora Presani (Autore del post)
     scrive: 

    … tra l’altro!

  • # 6
    Alex
     scrive: 

    @Eleonora
    Hai perfettamente ragione. Ma se guardiamo bene ci sono altre nazioni che si stanno dotando di propri vettori per poter entrare nel business dello spazio. Quello che voglio dire è che la corsa commerciale allo spazio è iniziata da tempo e non per ragioni solo nazionalistiche ma per fare soldi. Esempi di nazioni che stanno investendo sono India, Iran, Brasile, Cina, Giappone, etc… Per avere una lista completa c’è il link

    http://it.wikipedia.org/wiki/Lista_di_lanciatori_spaziali

    Quindi essere completamente indipendenti ci darebbe l’opportunità di avere ricadute occupazionali su tutta la filiera produttiva e non sarebbe tutto sommato così male.

  • # 7
    Alex
     scrive: 

    Abbiamo la piattaforma San Marco che è stata utilizzata per i primi lanci di vettori.

    http://it.wikipedia.org/wiki/Progetto_San_Marco

    Ma non ho idea se sia ancora valida.

  • # 8
    Eleonora Presani (Autore del post)
     scrive: 

    Alex,
    personalmente sono una fan sfegatata dell’Europa, quindi dal mio punto di vista è meglio unire le forze con gli altri paesi europei, in tutti i campi, per essere veramente competitivi…. ma è ovviamente la mia opinione

  • # 9
    Alex
     scrive: 

    @Eleonora
    Ma anche io :-) Ma ogni nazione europea mantiene comunque delle sue eccellenze all’interno senza condividerle con nessuno. Ognuno costruisce chi più e chi meno con il proprio know-out prodotti di altissimo profilo e non sempre in cooperazioni con altri stati. L’Europa resta ancora profondamente diversa dagli Stati Uniti.

  • # 10
    Alex
     scrive: 

    Un pò di orgoglio nazionalistico non guasta mai per motivarci…

    http://www.youtube.com/watch?v=dEJ1UjWNYJ0&feature=player_embedded#!

  • # 11
    CP
     scrive: 

    @Alex

    Il problema è che sviluppare un lanciatore è un’impresa economica immane.. Considera che dall’anno scorso dal cosmodromo della Guyana francese vengono lanciati anche i razzi russi Soyuz (non molto diversi dai razzi che lanciarono Gagarin), per il semplice motivo che è più conveniente lanciarli da lì che da Baikonur, essendo più vicini all’equatore – e quindi portano più carico utile – e l’esa non aveva alcuna convenienza a sviluppare un vettore della stessa classe di carico.

    Anche se il vettore Vega è stato sviluppato sopratutto su iniziativa italiana, grazie all’esa è stato possibile riutilizzare le strutture di lancio dei vecchi vettori Ariane 4, con un grande risparmio di risorse dei contribuenti.

    Comunque, per rispondere ai tuoi dubbi, gli investimenti dell’esa sono strutturati in modo che l’affidamento delle commesse deve essere proporzionale al contributo di ciascuna nazione. Se ad es. l’Italia contribuisce per l’80% a un progetto, esattamente l’80% degli appalti devono essere allocati in Italia.

    La Cina sta sviluppando in proprio soprattutto in seguito all’ostracismo, soprattutto americano, alle collaborazioni internazionali in ambito spaziale.

  • # 12
    Andrea Del Bene
     scrive: 

    Non posso che essere contento di vedere che, grazie alla cooperazione Europea, le maggiori eccellenze italiane (fisica e aereospazio) continuano a competere a livello mondiale!
    Sono convinto che la ricetta per uscire dalla crisi economica debba iniziare da imprese come questa.

  • # 13
    Anonimo codardo
     scrive: 

    Ciao,
    piccola imprecisione: la Avio non è più un’azienda italiana dal 2003. Prima passo in mano ad un fondo pensione U.S. ed è spartita tra un fondo inglese (per la grana parte) e Finmeccanica.

    Fonte: mio padre che ha lavorato all’Avio 35 anni; Wikipedia.

  • # 14
    Bellaz89
     scrive: 

    Ottimo! Sono anche contento della grande partecipazione delle università italiane nella costruzione dei minisatelliti.

  • # 15
    serena
     scrive: 

    Mi piange il cuore leggendo i vostri commenti, quanto ormai siate tutti ipnotizzati da ciò che le informazioni diffuse dai massmedia e da articoli come questi, senza che nessuno si renda conto di cosa si sta preparando per noi tutti… Forse fareste meglio a leggervi un libro scritto nel 1949 (“1984″ di Orwell) ma ho dubbi che l’ipnosi possa sciogliersi… Nessuno qui ha idea di cosa sia il nuovo ordine mondiale (NWO) proclamato in più riprese da politici e persino dal papa… Tutti che considerate il progresso tecnologico come evoluzione della specie umana senza rendervi conto che è tutto a favore di pochi per il controllo futuro molto prossimo sui molti…
    Continuate a credere senza farvi domande alle informazioni che vi vengono regalate da scienziati “esperti” e inorgoglitivi pure di tutto quello che porterà alla distruzione della coscienza umana… Il transumanesimo è già cominciato…

  • # 16
    Bellaz89
     scrive: 

    (ricordarsi)

    Do not feed the trolls

  • # 17
    serena
     scrive: 

    Bellaz89

    Mi spiace che un opinione diversa dalla tua venga semplicemente etichettata, per escludere l’argomento senza provare ad approfondire…
    Ti do una dritta:

    http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=13018

    Visto che sono un troll a mai più risentirti… ciao ciao

  • # 19
    Simone Serra
     scrive: 

    @ serena

    Forse fareste meglio a leggervi un libro scritto nel 1949 (“1984″ di Orwell) ma ho dubbi che l’ipnosi possa sciogliersi…

    1984 è stato scritto nel 1948… proprio da quella data deriva il titolo… bel libro davvero!

    A parte questo, mi chiedo cosa c’entri tirare in ballo i complotti e nuovi ordini mondiali in un post dove si illustra un risultato tecnologico e scientifico nel quale l’Italia ha avuto un ruolo importante…

    PS il discorso sull’ipnosi può venire ribaltato quanto si vuole senza venire a capo su chi realmente non veda la realtà… quantomeno si può evitare di sporcare la bacheca dei commenti laddove è evidente il disinteresse per queste teorie complottistiche, peraltro fuori topic… non mancano certo nella rete luoghi di espressione libera dove potersi sfogare trovando una platea interessata a tali temi e teorie

  • # 20
    Eleonora Presani (Autore del post)
     scrive: 

    @ Anonimo Codardo
    Grazie della precisazione! Peccato, però! :-)

  • # 22
    Cristian76
     scrive: 

    E’ doveroso specificare quanto segue, e sarei felice se Eleonora, contattando qualche membro di Amsat potesse fare un articolo più completo.

    Dovete sapere che esistono nell’era di internet elle persone in Italia e nel mondo che praticano un hobby molto affascinante e che prendono il nome di “Radioamatori”.
    Per diventarlo serve una licenza ed un esame.
    I loro interessi spaziano in tantissimi campi, ed alcuni sono le comunicazioni via satellite attraverso l’associazione AMSAT.
    Quindi i radioamatori per comunicare a grandi distanze tra loro e per scopi di studio, oltre ad i normali ponti radio usati ad esempio in VHF, oltre alla propagazione ionosferica utilizzata in onde corte, impiegano anche le comunicazioni via satellite.

    Infatti con questo lancio sono stati inviati 8 satelliti radioamatoriali (sono comunque già in orbita anche altri satelliti di questo tipo).

    Su questa pagina http://www.uk.amsat.org/ trovate pertanto i dettagli dei satelliti, le frequenze usate, i software da utilizzare per una decodifica dei dati, e sopratutto alcuni file audio della loro ricezione che ricordo è liberamente possibile anche per chi non è radioamatore.

    Tre di questi (Almasat-1, E-St@r, Unicube) sono stati sviluppati in Italia, altri invece all’estero ed operano pertanto con le modalità di trasmissione e comunicaizone (Cw, GFSK, packet, ecc.. ) utilizzate in ambito ham-radio.

    Pw-Sat è vero che attualmente ha uno scopo puramente scientifico, ma terminato questo sarà disponibile per le comunicazioni radioamatoriali.

    Quindi armatevi di ricevitori, antenne e se interessati entrate in questo mondo!

  • # 23
    Patrice
     scrive: 

    Alex,

    Eleonora Presani ha raggione.

    Io lavoro in Guyana al centro spaziale che ha lanciato il razzo VEGA.

    Il scelto di lanciare VEGA dalla Guyana è per diversi motivi. Ma i più importanti sono :

    1 – Il primo stagio P80 è costruito in Guyana per la società italiana Regulus.

    2 – VEGA può lanciare satelliti di circa 2,3 t. Se questo razzo deve essere lanciato dall’Italia, potrebbe portare soltanto satelliti da circa 1,5 t. La Guyana è quasi all’equatore, quindi il lanciatore beneficia del effetto di fionda per la rotazione della Terra. E`anche per questa ragione che la Guyana ha costruito il sito per lanciare il razzo russo SOYUZ.

    Scusi per gli errori che potrei fare, sono francese e sto imparando l’italiano da soltanto un anno.

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