di  -  lunedì 26 maggio 2008

batteriSe dico “Waterloo” sono sicuro che al 99% di voi verrà in mente l’omonima battaglia persa da Napoleone, che segnò per sempre la sua carriera politico-militare, e in effetti nemmeno io saprei dirvi molto altro con una domanda così a bruciapelo. Ma tra qualche anno alla stessa esclamazione chiunque sul pianeta potrebbe rispondervi qualcosa come “ah si, la città canadese dove è nato Daniel Burd, il sedicenne che ha risolto il problema della plastica”.

Daniel Burd è infatti studente del Waterloo Collegiate Institute, a Waterloo in Ontario, e ha messo a punto un sistema in grado di “digerire” una sporta di plastica in soli tre mesi, contro il millennio che invece ci impiegherebbe normalmente. Alla base di tutto il processo ci sono dei batteri – anche in Natura la decomposizione della plastica avviene così – ma questo ragazzo è riuscito ad accelerare il processo di quasi 4000 volte. Ha iniziato riducendo in polvere i sacchetti e creando una soluzione a base di lievito, prodotti chimici trovati in casa e acqua di rubinetto, e con un po’ di prove empiriche e metodo scientifico Burd è arrivato a degradare il 43% di un sacchetto in sole sei settimane, selezionando i batteri da far riprodurre.

Al contrario del riciclo, in cui la plastica viene trasformata in altra plastica o in prodotti derivati, il metodo Burd decompone la plastica e la restituisce al ciclo naturale dei materiali; in sostanza, come riporta l’articolo di therecord.com, usa un metodo naturale per risolvere un problema creato dall’uomo. L’applicazione industriale di questo metodo è assolutamente alla portata di mano, ed effettivamente la frase iniziale di questo articolo non è campata per aria. Questo ragazzo ha tentato una via che nemmeno gli scienziati avevano provato (non in questo modo almeno) e forse ci sta davvero portando ad un passo da una rivoluzione mondiale.

12 Commenti »

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  • # 1
    Sandman
     scrive: 

    un genio io gli commissionerei anche lo smaltimento delle scorie nucleari magari tentando sempre coi lievita a casa…hahahah
    scherzi a parte è un grande

  • # 2
    unoqualsiasi
     scrive: 

    Lol se questo metodo è vero e non ha controindicazioni, un sedicenne ha risolto con un metodo semplicissimo un problema annoso di cui (spero) si occupano ricercatori e scienziati con strumenti e competenze molto maggiori!

    P.S. Si chiama NapoleTone, e a Waterloo vinse alla grande!

  • # 3
    Paganetor
     scrive: 

    mmm… non so, ma mi sembra inverosimile che un ragazzo di sedici anni – mischiando il mastro lindo con il coccolino – abbia creato un terreno di coltura per batteri in grado di scindere la plastica…

    non è che finisce come il 16enne che ha rifatto i calcoli della nasa col sapientino dicendo che avevano sbagliato di 3 ordini di grandezza?

  • # 4
    Tambu (Autore del post)
     scrive: 

    da quel che ho capito non è che gli scienziati non se ne occupassero, è che andavano in un’altra direzione e questa via, sebbene empirica, non era stata tentata.

  • # 5
    CereS
     scrive: 

    OT

    Quando sento Waterloo mi vengono in mente 2 cose:
    – Il mio ultimo tour del Belgio
    – Il capolavoro di Napoletone secondo Luca “Lucky” Luciani: http://www.youtube.com/watch?v=D5FSE_m3OOU

    /OT

  • # 6
    Ilruz
     scrive: 

    Bon, adesso aspettiamo il brevetto … in modo da seppellirlo per sempre insieme alla fusione fredda e all’arca dell’alleanza. Ha pubblicato qualcosa di replicabile?

    Il termine “plastica” e’ pero’ piuttosto generico; e vorrei cmq capire quali sono i sottoprodotti residui dal suo processo. Se il ragazzo ha “selezionato” batteri, vuol dire che questi gia’ esistevano prima, ha “solo” (onore al merito) trovato un metodo di coltura.

    Non e’ il primo che trova metodi semplici ed efficaci per depurare uno scarto: il problema e’ che all’industria, dello scarto, non gli importa molto – anche un centesimo investito li e’ un centesimo perso.

  • # 7
    Tambu (Autore del post)
     scrive: 

    è replicabile, direi, perché ha fatto esperimenti successivi affinando la percentuale di materia degradata. si parla espressamente di sacchetti di plastica, quindi direi poliestere.

  • # 8
    Ilruz
     scrive: 

    Da quanto ho letto in giro, e’ un esperimento replicabile esattamente come la fusione fredda: intuizione geniale (due colonie batteriche, una per la digestione … e una “di supporto allo sviluppo della prima”) metodo “quasi”-scientifico, ma pochi appunti e non pubblicati come si deve. Le due colonie batteriche selezionate sono presenti ovunque, non sono rare o chissacche’, probabilmente e’ stato un eccezionale colpo di fortuna: al primo colpo ha isolato quattro batteri, e poi si e’ reso conto che di questi 4 uno mangiava la plastica e uno alimentava l’altro.

    Ammetto di essere veramente curioso, a questo punto, di vedere come va a finire: di annunci del secolo ormai ce n’e’ uno al mese :P

  • # 9
    Giulio
     scrive: 

    Invidio questo ragazzo, mente geniale… poi magari è un pazzo, chi lo sa…

    Sempre meglio dei nostri connazionali che sembrano più che altro attratti da Amici, Grande Fratello e video su Youtube.

    Che vergogna…

  • # 10
    Un sedicenne ha risolto il problema della plastica « Kaizen - energia in movimento
     scrive: 

    […] Appunti Digitali, si parla di un processo, messo a punto da un ragazzo di sedici anni di Waterloo, Daniel Burd, […]

  • # 11
    Ciao sono Burd e ti risolvo il problema della plastica | Scienzeblog.net
     scrive: 

    […] | Appunti Digitali Categorie: […]

  • # 12
    Ciao sono Burd e ti risolvo il problema della plastica | Scienzepress.net
     scrive: 

    […] Via | Appunti Digitali […]

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