di  -  lunedì 16 gennaio 2012

La scorsa settimana abbiamo iniziato ad affrontare il tema del trattamento dei rifiuti mediante Termovalorizzazione, avendone identificato le caratteristiche distintive rispetto ai tradizionali impianti di incenerimento ed avendo inoltre discusso brevemente sulle caratteristiche dei rifiuti trattati.

Dopo averne pertanto introdotto alcune caratteristiche generali, quest’oggi proseguiamo con tale argomento, andando ad esaminare più in dettaglio alcune caratteristiche tecniche.

TERMOVALORIZZATORI – TIPOLOGIE DELLA CAMERA DI COMBUSTIONE

Come facilmente comprensibile, il termovalorizzatore è costituito essenzialmente da due sezioni, la prima è la camera di combustione o caldaia, mentre la seconda è la sezione di trasformazione del calore in energia meccanica/elettrica (sezione assente per ovvi motivi nei semplici inceneritori).

In base alle differenze esposte la scorsa settimana tra inceneritori e termovalorizzatori è però possibile avere anche impianti che recuperano il calore senza trasformarlo in energia elettrica, bensì fornendo direttamente l’energia termica ad una o più utenze, anche se questa configurazione, viste le temperature raggiungibili nel fluido operativo, giustifica direttamente la cessione del calore principalmente ad utenze le cui esigenze in termini di temperatura siano elevate, mentre l’impiego come teleriscaldamento è possibile anche dopo una trasformazione del calore in energia elettrica, fornendo alle utenze l’energia termica residua del fluido, ovviamente quando i parametri dell’impianto siano ottimizzati a tale riguardo.

Proprio la camera di combustione, che nel caso dei termovalorizzatori rappresenta la parte dell’impianto dove si recupera il calore della combustione attraverso il riscaldamento del fluido operativo (tipicamente acqua fortemente depurata), prevede differenti configurazioni in termini di bruciatore che ora esamineremo:

  • Bruciatore a griglia fissa – tale configurazione rappresenta la più semplice ed economica essendo costituita essenzialmente di una griglia inclinata sulla quale viene posizionato il combustibile, il quale viene “investito” dal flusso d’aria per permetterne la combustione.
    Le scorie del prodotto di combustione vengono fatte cadere verso una tramoggia di raccolta situata più in basso attraverso uno scuotimento delle griglie.
  • Bruciatore a griglia mobile – rappresenta una importante evoluzione della soluzione precedente in quanto permette una migliore combustione del materiale trattato grazie all’esposizione ottimale del combustibile nei confronti del comburente, con conseguente miglioramento dei profili di temperatura e conseguenti minori emissioni rispetto alle griglie fisse, ma presentano però lo svantaggio di avere delle parti in movimento che richiedono pertanto un’accurata manutenzione.

(Immagine di una griglia mobile e della combustione che si sviluppa sopra di essa)

  • Bruciatore a letto fluido – rappresentano una soluzione piuttosto interessante e sofisticata, già accennata per quanto riguardava i gassificatori.
    Si tratta di un sistema che permette di tenere in sospensione il combustibile ed il letto di sabbia (che funge da vettore termico) nel quale viene miscelato attraverso l’utilizzo di forti getti di aria che generano pertanto una sorta di simil-fluido all’interno della camera di combustione, permettendo delle condizioni di combustione particolarmente favorevoli per la riduzione delle emissioni inquinanti rispetto ai sistemi a griglia, ed inoltre l’assenza di parti in movimento permette di non avere particolari problemi di manutenzione.
(Schema della soluzione a Letto Fluido – Wikipedia)

Come già detto, la camera di combustione in un termovalorizzatore rappresenta anche lo scambiatore di calore principale, pertanto la sua costruzione viene eseguita mediante la saldatura di speciali tubazioni all’interno delle quali scorre il fluido operativo, il tutto in maniera perfettamente analoga a quanto presente in un tradizionale impianto termoelettrico a vapore, così come evidente nella seguente immagine, rappresentativa dell’insieme dei fasci tubieri, benché l’immagine non rappresenti una camera di combustione:

Con questo anche per oggi è tutto, vi rinnovo l’appuntamento a lunedì prossimo, sempre su AppuntiDigitali, sempre  con la rubrica Energia e Futuro.

23 Commenti »

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  • # 1
    Rod
     scrive: 

    Provate a cercare il termine “Termovalorizzatore” in Wikipedia.

    E’ interessante notare che il reidirizzamento sia al termine “Inceneritore” e che la spiegazione sia:

    “Il termine termovalorizzatore, seppur di uso comune, è talvolta criticato in quanto sarebbe fuorviante. Infatti, secondo le più moderne teorie sulla corretta gestione dei rifiuti gli unici modi per “valorizzare” un rifiuto sono prima di tutto il riuso e poi il riciclo, mentre l’incenerimento (anche se con recupero energetico) costituisce semplice smaltimento ed è dunque da preferirsi alla sola discarica di rifiuti indifferenziati.
    SI FA NOTARE CHE IL TERMINE NON VIENE INOLTRE MAI UTILIZZATO NELLE NORMATIVE EUROPEA E ITALIANA DI RIFERIMENTO, NELLE QUALI SI PARLA SOLO DI INCENERITORI”

  • # 2
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Ancora con Wikipedia: non se ne può più!

  • # 3
    Simone Serra (Autore del post)
     scrive: 

    @ Rod

    Questo post è la seconda parte di una serie… quanto da te appena detto lo ho riportato nello scorso post e c’è stata anche una discussione in merito nei commenti, evidentemente non lo hai letto (leggere la seconda puntata senza leggere la prima è cosa sempre sconsigliata, si rischia di discutere su cose che non si conoscono)… detto ciò se tutto il tuo intervento si sviluppa su questa puntualizzazione maleducata e provocatoria (ti ricordo che il maiuscolo, soprattutto quando esteso a frasi intere, ha il significato di “urlare”) potevi anche risparmiarlo, non fornisce alcuno spunto di discussione che non sia già stato discusso in precedenza ed esula totalmente dal contenuto tecnico di questo post (come del precedente), ovvero è assolutamente inutile.

  • # 4
    Z80Fan
     scrive: 

    Che tra l’altro quella citazione da Wikipedia non ha senso: non si chiama “rifiutovalorizzatore”, è “TERMOvalorizzatore”, la valorizzazione è del “termo”, quindi non ha senso parlare di riuso e riciclo…
    Ancora una volta Wikipedia Italia si rivela un fallimento… ho fatto bene a impostare il mio segnalibro sulla versione inglese. :)

  • # 5
    Rod
     scrive: 

    E’ un errore di Wikipedia o corrisponde a verità che il termine “termovalorizzatore” non viene mai utilizzato in nessuna normativa di riferimento?

  • # 6
    Simone Serra (Autore del post)
     scrive: 

    @ Rod

    Evidentemente oltre a non leggere (dal primo commento che hai postato è ciò che lasci comprendere) gli articoli precedenti non leggi nemmeno i commenti di questo… la risposta a quanto domandi ti è già stata data nel commento #3, se poi ciò che ti interessa è polemizzare sul termine “Termovalorizzatore” penso sia più adatto uno dei tanti forum dove si trattano questi temi su basi molto più ideologiche che tecniche e dove una discussione su come chiamare un impianto diventa molto più importante dell’impianto stesso.

    Spero che ora sia tutto chiaro e si possa discutere sul tema del post

  • # 7
    Bruno
     scrive: 

    Per essere aggiornati in realtà gli impianti chiamati in Italia come Termovalorizzatori potrebbero essere definiti Coinceneritori.

    Pur non essendoci a livello comunitario un’identificazione univoca del termine coinceneritore lo stesso è un impianto che non ha scopo principalmente di gestione rifiuti, ma di produzione energetica (o di altri prodotti).
    Quindi in diversi classificano come coinceneritori tutti gli impianti ad alta efficienza termica, in quanto la classificazione diventa come impianto energetico con coincenerimento di rifiuti.

    Segnalo inoltre che l’Agenzia Europea per l’ambiente spinge per l’aumento dell’incenerimento

  • # 8
    Tsaeb
     scrive: 

    usare il termine termovalorizzatore è una caduta di stile… mi spiace. Un impianto che produce a malapena l’energia necessaria al suo funzionamento e brucia rifiuti emettendo sostanze cancerogene nell’aria “valorizza” ben poco a mio parere.

  • # 9
    Rod
     scrive: 

    @ Simone Serra

    Non era mia intenzione apparire maleducato (urlando), volevo solamente evidenziare un passaggio del testo non sapendo se i tag html venissero gestiti nei commenti.

    In ogni caso ho posto una semplice domanda a cui nessuno però ha voluto rispondere:
    E’ vero oppure no il fatto che in nessuna normativa di riferimento venga mai utilizzato il termine “termovalorizzatore”?
    E’ una domanda, non un’accusa complottistica.

    Signor Serra ho letto i commenti di questo post ed anche quelli dell’articolo precedente, ma l’unico riferimento diretto che ho riscontrato è questa risposta che lei ha dato:

    “a mio personale parere questa differenza nei nomi è più corretta, a prescindere che si usi solo in Italia, del resto da un punto di vista impiantistico un termovalorizzatore è a tutti gli effetti un impianto termoelettrico a vapore, mentre un inceneritore è un semplice impianto di combustione…
    che poi questa differenza nei termini venga usata dai pro e dai contro nei modi che più convengono non mi fa certo piacere”.

    Sicuramente è vero il fatto che i due termini vengano utilizzati dai pro e dai contro nei modi che più convengono ma proprio per questo, a prescindere dal suo personale parere, credo che in un articolo di informazione dovrebbe essere utilizzato il termine ufficialmente riconosciuto.
    Dalle poche informazioni che ho, sembra che il termine legalmente riconosciuto sia “inceneritore”, mentre il termine “termovalorizzatore” non viene riconosciuto da nessuna normativa ufficiale (quindi sarebbe scorreto utilizzarlo al posto del primo termine) ma come premesso, le informazioni che ho trovato a riguardo sono poche e potrei sbagliarmi.

    Quindi, a parte le opinioni personali, qualcuno può confermare o smentire questo fatto?

  • # 10
    Alessio Di Domizio
     scrive: 

    @ tutti
    Sì però, indipendentemente da giudizi di valore, questa guerriglia sul nome “termovalorizzatore” non ci porta molto lontano. C’è addirittura chi parla dell’uso del termine come di una caduta di stile.

    Se tutti i professionisti di un determinato settore rinominassero i concetti a seconda delle proprie convinzioni cesserebbe la possibilità di comunicare e quindi anche di discutere nel merito.

    Entrando per l’appunto nel merito, non c’è certo nessuna valorizzazione dell’ambiente nel bruciare rifiuti con un parziale recupero d’energia, ma ce n’è ancor meno bruciandoli senza recuperare energia e non ce n’è affatto producendo rifiuti in prima istanza. Dunque di che stiamo parlando?

    Poi mi secca un po’ – parlo in generale, senza riferimento a nessuno dei presenti – questo integralismo sui termini quando molto più raramente si spendono parole per condannare i processi alla base della produzione massiccia di rifiuti a cui assistiamo. In primis quel consumismo, quel culto della crescita, che solo una piccola parte della schiera dei Savonarola 2.0 ha il coraggio di condannare.

    Propongo una mozione: facciamo tutti un bell’esame di coscienza e prima di parlare, valutiamo se la nostra intransigenza sulle materie ambientali sia davvero proporzionale ai nostri stili di vita e di consumo – acquisti, trasporti, modalità di smaltimento etc.

  • # 11
    Simone Serra (Autore del post)
     scrive: 

    @ Rod

    Quando si scrive un articolo di informazione i utilizzano i termini che comunemente identificano i vari impianti, anche perché se dovessero venuti identificati con delle terminologie ufficiali allora i loro nomi potrebbero in certi casi apparire piuttosto complessi.
    Il fatto che la distinzione sui nomi sia presente in ambito Italiano ma non in ambito comunitario non significa che tale distinzione sia erronea od illegale, a patto che vi sia coerenza con i contenuti delle norme stesse.
    Tale problema nasce dalla necessità di adattare norme comunitarie (in lingua Inglese) alle legislazioni locali, con tutti i problemi che ne derivano sia di traduzione, sia di limiti linguistici… il termine “incineretor” in Italia verrebbe (e viene) interpretato esclusivamente come un sistema di incenerimento senza recupero energetico alcuno, mentre all’estero è comune interpretarli come quelli che da noi si chiamano termovalorizzatori… è evidente che, date le differenze concettuali tra i due sistemi, da noi si renda necessaria una precisazione, se poi da questo fatto deve discendere una discussione futile sul termine piuttosto che sul tema primario (e mi ricollego a quanto scritto da Alessio) allora si dimostra che su certi temi si ragiona con troppi preconcetti.

    PS la mia frase evidenziata credevo facesse intendere che tale distinzione è presente principalmente (od esclusivamente, non posso saperlo con certezza) in Italia

  • # 12
    joe.vanni
     scrive: 

    @ Alessio Di Domizio

    Ma vuoi far chiudere tutti gli inceneritori ?

    Fare meno rifiuti è un discorso serio ed è una possibile via che si sta percorrendo in alcuni Paesi.

    Ad esempio in Giappone in cui il piano governativo prevede di ridurli del 60% entro il 2015. Sempre che ci riescano.

    Senza essere dei Savonarola e senza entrare nei particolari, il discorso inceneritori non è un discorso solo tecnico (ben fatto da Simone), ma anche economico, ambientale con forti ricadute sociali. Che non si circoscrive all’ impianto e alle sue emissioni ma continua anche dopo con lo smaltimento più o meno regolare delle ceneri tossiche.

    Se non bisogna essere Savonarola (contro), non bisogna neanche esserlo all’incontrario accettandoli a scatola chiusa come “male” necessario.

    Io non do per scontato che questi inceneritori siano necessari, se è vero che alcuni Paesi importanti non li costruiscono più e usano sistemi alternativi.

  • # 13
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Il problema della riduzione dei rifiuti è trasversale, e va trattato separatamente.

    Ciò non toglie che una buona quantità di rifiuti venga comunque prodotta e debba essere smaltita in qualche modo.

    Posto che inceneritori e termovalorizzatori non sembrano necessari, quali sarebbero questi metodi alternativi e quali pro/contro hanno?

    Perché se dovessimo seguire la già citata wikipedia che afferma spavaldamente:

    “secondo le più moderne teorie sulla corretta gestione dei rifiuti gli unici modi per “valorizzare” un rifiuto sono prima di tutto il riuso e poi il riciclo”

    senza però fornire nemmeno uno straccio di fonte autorevole su queste “moderne teorie”, i rifiuti rimarrebbero accatastati…

  • # 14
    Ago72
     scrive: 

    Io credo che questa tipologia di problemi debba essere analizzata temporalmente.

    – Breve periodo – 3/5 anni – cosa ne facciamo dei rifiuti di oggi
    – Medio periodo – 10 anni – ricerca di nuove soluzione o affinamento delle esistenti per il riuso/riciclo/smaltimento dei rifiuti
    – Lungo periodo – 20 anni – Educhiamo la gente a produrre meno rifiuti e cambiamo il modello di commercio/sviluppo/…

    Sicuramente, il traguardo finale è l’ultimo, eliminare il rifiuto alla radice. E’ possibile farlo, dobbiamo farlo, ma ci vuole tempo. Cosa facciamo nel frattempo? Il termovalorizzatore non è il migliore dei sistemi, sempre meglio che metterli sotto terra. E sicuramente bisogna trovare dei sistemi per rendere il processo di smaltimento più efficiente e meno inquinante.
    A me piacerebbe vedere da parte dei “sì” e dei “no”, una proposta credibile per ognuna di questi periodi. Sfortunatamente assisto solo al focalizzarsi solo sul primo e solo sull’ultimo

  • # 15
    joe.vanni
     scrive: 

    @ Cesare di Mauro
    Nei due link a fondo commento ci sono alcune info interessanti.

    Il discorso economico è cruciale quanto quello ambientale.

    Pongo tre semplici quesiti.

    1-QUANTO COSTANO GLI INCENERITORI?

    2-CHI PAGA?

    3-NE VALE LA PENA?

    1 QUANTO COSTANO: 2-3 volte come costo di impianto, rispetto a sistemi alternativi. 2-3 volte come costo di trattamento dei rifiuti. “Termovalorizzare” il rifiuto costa circa 150 €/ton (circa 100 €/ton diventano grazie a vari sussidi) .
    I vari sistemi alternativi di trattamento meccanico biologico (TMB) del rifiuto costano dai 50 ai 120 €/ton. Ne esistono varie tipologie e grandi città nel mondo come Sidney, San Francisco, New York , Tel Aviv e Barcellona li hanno adottati.

    Il costo. Se ne erano già accorti negli anni ’90 gli americani. Nel 1993 il giornale conservatore Wall Street Journal scriveva : INCINERATORS ARE FINANCIAL DISASTERS .

    http://www.ejnet.org/rachel/rhwn351.htm

    In USA dove non esistono sovvenzioni da dieci anni non se ne costruiscono più e quei pochi rimasti –compresi gli inceneritori ospedalieri- stanno chiudendo uno dietro l’altro per motivi economici, per le restrittive norme ambientali e per le pressioni delle popolazioni.

    2 CHI PAGA. In Italia, sono i cittadini tramite sovvenzioni accuratamente mascherate. Quindi senza saperlo finanziamo gli inceneritori tramite bolletta elettrica (CIP6 e certificati verdi); prelievo dal contributo CONAI che dovrebbe servire per il riciclo degli imballaggi e infine tassa sui rifiuti maggiorata. A Treviso (TMB su larga scala) si pagano 100 €/abit. di tassa rifiuti, mentre a Brescia o Bologna il 20-40% in più.

    http://www.ato-bo.it/UserFiles/File/eventi/060706WorkshopRD/atti/00_relazione_sintesi.pdf

    Ogni anno in Italia incenerire 4Mln ton. di rifiuti ci costano almeno 250 MLN €/annui di incentivi, rispetto ad altri trattamenti alternativi che non ne hanno bisogno.

    Costo di impianto: un moderno inceneritore come quello di Torino che costa 450 MLN€ facendo un impianto TMB sarebbe costato la metà, senza avere il problema di smaltimento delle ceneri tossiche. In questo caso l’operazione è stata fatta indebitando le casse pubbliche. Moltiplichiamo questa spesa per tutte le province italiane che hanno gli inceneritori o che vogliono realizzarli.

    Risvolto occupazionale. I sistemi alternativi di TMB creano, direttamente e indirettamente, almeno 10 volte i posti di lavoro creati da un ciclo dei rifiuti tradizionale. Chiudere gli inceneritori e passare ai TMB creerebbe in Italia 5000 nuovi posti di lavoro.

    Problema di smaltimento delle ceneri tossiche. 4Mln ton. di rifiuti inceneriti generano oltre 1 MLN ton di rifiuti speciali che non siamo in grado di controllare e spesso danno origine a loschi traffici.

    NE VALE LA PENA ? Se portassero benefici alla collettività ne potremmo discutere, ma pare di capire che i BENEFICI SONO SOLO PER POCHI, mentre (le cronache ce lo confermano) i danni economici, ambientali e di salute pubblica sono per tutti.
    Vale la pena buttare soldi su costosi impianti che tra qualche anno saranno archeologia industriale?
    La pirolisi e meglio ancora la gassificazione sono meno pericolosi, se si trattano rifiuti omogenei, in attesa di altre tecnologie che risolveranno definitivamente il problema.

    http://www.comitatotutelavaldichiana.it/rifiuti/rifiuti_sintesi_bonari_lippo.pdf confronto tra Termovalorizzatore, TMB, Pirolisi e Plasma. Vedi tabella pag 38.

    NB sulla tabella. I costi di trattamento del rifiuto per combustione(incenerimento, pirolisi e plasma) sono al netto dei sussidi. I costi reali sono ben maggiori. Tra i TMB manca il sistema Vedelago , che vanta i più bassi costi di trattamento rifiuti, 50-80€/ton

    http://nuke.eticaenergetica.it/Portals/0/Termov01/Analisi%20e%20costi%20di%20un%20inceneritore.pdf sussidi agli inceneritori

  • # 16
    Ago72
     scrive: 

    @Joe.Vanni

    Se non ho capito male, nei TMB la parte da portare in discarica è superiore rispetto agli inceneritori.
    Se aumento la quantità di rifiuti da portare in discarica, sposterò i costi a valle. Non credi che in un momento dove le discariche sono in saturazione e le difficoltà ad aprirne di nuove, questa problematica sia un aspetto da valutare attentamente?
    Lungi da me da affermare che incenerire i rifiuti sia una soluzione ottima. Ma allo stato attuale delle cose non vedo molte altre alternative.

  • # 17
    joe.vanni
     scrive: 

    @Ago72

    Al contrario.
    Con l’inceneritore ho un 30% di ceneri, rifiuto speciale pericoloso.

    Con la TMB per grandi impianti si arriva al 20% e non è rifiuto speciale; non contiene frazione organica e non puzza. Nel caso di Vedelago si arriva addirittura al 5%

  • # 18
    Ago72
     scrive: 

    @Joe.vanni

    Non voglio polemizzare ma sul centro di Vedelago il documento recita:

    “Tale centro rappresenta una “piattaforma” convenzionata con i consorzi obbligatori di filiera delle plastiche, metalli ferrosi, vetro, alluminio, legno e carta. L’impianto tratta circa 30.000 tonnellate/anno e riceve il “multimateriale” raccolto in modo differenziato”

    Il materiale è già differenziato. Sarebbe follia allo stato puro bruciare materiale pregiato già differenziato. Infatti nel bruciatore deve andare SOLO ed esclusivamente la parte non differenziabile… Comunque su questo punto credo che nelle prossime puntate si approfondirà il discorso, come è stato indicato nella prima puntata.
    Ricapitolando, si sta parlando di 5% di materiale da mandare in discarica, partendo da materiale già differenziato.

    Per quanto riguarda invece le stime, alla pagina 38 si dice che le quantità da smaltire in discarica sono:

    TERMO VALORIZZAZIONE: 20% – 35%
    TMB (tecnologia Ros Roca) 40% – 45%
    TMB (tecnologia Arrowbio) 25% – 40%

    I TMB hanno tutte percentuali superiori.

    NOn voglio apparire come un difensore degli inceneritori, sto cercando di capire quali sono le tecnologie esistenti.

  • # 19
    joe.vanni
     scrive: 

    @Ago72

    I dati della tabella, che non è la bibbia, sono di tre anni fa e si citano solo 2 tipologie TMB; le tecnologie TMB nel frattempo sono cresciute. E le percentuali di oggi sono migliori. Il TMB e una tecnologia complessa e variegata. In cui la raccolta differenziata a monte –obbligo di legge- permette di raggiungere alti tassi di riciclo.

    Vedelago Tratta la frazione indifferenziata di RSU risultante da una raccolta differenziata più o meno spinta, come quasi tutti i TMB. Questa prevede come minimo la separazione della frazione organica. Ci sono dei bei video su internet.

    Ma non voglio perdermi sul capello, col rischio di perdere di vista la trave. Volevo evidenziare che di alternative all’incenerimento ne esistono e funzionano.

  • # 20
    Paolo Martini
     scrive: 

    Un po off topic
    Il post ha il pregio di fare divulgazione scientifica e fornire numeri e questo basta. Mi sembra che gli unici numeri citati siano quelli per i termovalorizzatori e quelli per la TMB. Atre tipologie di smaltimento o non produzione di rifiuti non danno alcun numero per fare il confronto.
    Sono curioso di sapere quanto è il costo della raccolta porta a porta della carta nella raccolta differenziata nel mio paese, se questa raccolta è ok di per se, se la carta di recupero ha bisogno di ulteriori lavorazioni, che fine fa.
    Queste informazioni non riesco a trovarle ne sul sito del mio comune (responsabile dello smaltimento dei rifiuti) nel sul sito dell’azienda (pubblica) appaltatrice del servizio.
    L’impressione che ricevo è che solo i processi a basso impatto umano e basati sulla quantità (discarica, incenerimento, TMB) siano in condizioni di fornire i numeri sui costi/benefici.
    Viceversa tutti gli altri processi con pesante presenza di operatori umani (differenziata, riduzione rifiuti) siano quanto meno restii a portare i numeri sul costo/beneficio (preferendo le opinioni e le chiacchere).Non sono un complottista ma questo puzza…

    PS Abito in provincia di Firenze e faccio la differenziata spinta (carta, verde, vetro, plastica, porta a porta degli apparati elettronici) però in assenza di numeri è una raccolta alla cieca.

  • # 21
    Ago72
     scrive: 

    @Joe.Vanni

    Il sito di Vedelago non tratta i rifiuti indifferenziati, dal loro sito:

    “Le attività del Centro Riciclo Vedelago consistono nel ricevere le frazioni secche riciclabili dei rifiuti urbani e assimilati, selezionare i materiali in base alla composizione merceologica, compiere le operazioni necessarie per la riduzione volumetrica, gestire la fase di destinazione in uscita delle singole tipologie di materiali che, in relazione alla possibilità di riutilizzo, vengono consegnati a impianti di seconda lavorazione o a specifiche aziende che impiegano i materiali nei loro cicli produttivi.”

    Del resto sul loro sito (ottimamente realizzato per contenuti e grafica) c’è un elenco di materiali che trattano e i rifiuti indifferenziati non li ho trovati.

    Sicuramente, ogni CICLO dei rifiuti, oltre ad avere un sistema di smaltimento per quello non riciclabile (discarica, inceneritore), dovrebbe avere un sistema come quello di Vedelago.

    Il trattamento dei rifiuti non è l’inceneritore, ma è un ciclo.

    – Prima differenziazione a monte (casa, fabbrica)
    – Raccolta (porta a porta, riduzione dei km dei mezzi,…)
    – selezione fine per riciclo (es. TMB)
    – Smaltimento di quello che non è possibile “riciclare”

  • # 22
    Marco Milani
     scrive: 

    Non voglio fare il troll ma ,

    per la legge della conservazione della massa di Lavoisier in una qulasiasi reazione chimica la amssa complessiva dei reagenti è la stessa dei prodotti che ne derivano , quindi da una tonnellata di spazzatura otterrò 300 quintali di cenere altamente inquinate , una certa quantità di energia ( poca perchè i rifiuti hanno una basso potere calorico ) e il resto se ne va nell’atmsfera e ci ritorna indietro depositandosi nel territorio e in quello che mangiamo – beviamo respiriamo.

    Se mi spiegate dove vedere un valore ve ne sarei grato , a meno che il valore prodotto non sia quello delle maggiorazioni al prezzo che viene corrisposto ai gestori per l’uso dei fondi Cip6 ….

  • # 23
    joe.vanni
     scrive: 

    @Ago72
    Forse non sono riuscito a spiegarmi. Si tratta anche la frazione residua indifferenziata secca. Quella che altrimenti finirebbe in discarica o inceneritore.
    Meno residuo si conferisce e più bassa è la tassa rifiuti.

    Questo è il ciclo con 3 linee di trattamento.
    http://www.youtube.com/watch?v=9XJNM-r5Q2U&feature=related
    E questi sono i vari costi
    http://www.youtube.com/watch?v=NC8zj9p_62M&feature=related

    Il ciclo è completo è tratta ciò che rimane togliendo umido, carta e vetro già separati nella differenziata a monte. Non guardiamo troppo il pelo nell ‘uovo..

    @Paolo Martini
    Senza dilungarsi, che non è la sede, dal secondo link si vede che una raccolta differenziata ben organizzata costa meno al cittadino ed ai comuni

    Sulla praticità.. quello è un altro discorso, comunque molto aperto

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