di  -  lunedì 9 gennaio 2012

Dopo avere lungamente parlato di impianti di pirolisi e di gassificazione, ed essendo stato sviluppata soprattutto nei commenti di questi post la discussione sull’impiego di tali impianti per il trattamento dei rifiuti, è opportuno riprendere un argomento già trattato in precedenza, da un punto di vista principalmente delle emissioni, e darne una esposizione più completa in modo da concludere la discussione su questa applicazione, pertanto oggi parleremo di Termovalorizzatori.

PRIMA DELLA TERMOVALORIZZAZIONE – L’INCENERIMENTO DEI RIFIUTI

Al contrario di quanto può essere immediato pensare, il problema dei rifiuti e della loro eliminazione è presente sin dall’antichità, al punto che si trova persino un riferimento nella Bibbia quando Gesù parla della punizione del fuoco eterno, facendo riferimento alla Geenna dove sarebbero stati gettati i peccatori.

La Geenna veniva utilizzata metaforicamente in quanto essa non era altro che il luogo dove le popolazioni locali di Gerusalemme distruggevano i rifiuti con il fuoco, immagine sicuramente toccante e significativa che ben rappresentava il significato dell’ammonimento.

Terminata la parentesi Biblica, appare comunque chiaro come sin dall’antichità si aveva la necessità di affrontare il problema dei rifiuti in quanto il loro semplice accumulo non poteva essere una via accettabile a causa della malsanità che derivava da tali luoghi.

Il processo di incenerimento dei rifiuti, terminata l’epoca della combustione “all’aperto”, è stato applicato all’interno di impianti dedicati a questo scopo, la cui caldaia è progettata in funzione della tipologia di rifiuti che vengono trattati.

La pratica dell’incenerimento produce, a partire dalla combustione ad alta temperatura dei rifiuti, residui solidi (ceneri), gassosi e polveri oltre che una più o meno elevata quantità di calore che, in un impianto di incenerimento propriamente detto, non viene sfruttata.

DALL’INCENERITORE AL TERMOVALORIZZATORE

Il passaggio dall’incenerimento dei rifiuti alla loro termovalorizzazione rappresenta un passo molto breve, che però permette di recuperare l’energia termica (al fine di un suo utilizzo, in genere sotto forma di energia elettrica) che la pratica dell’incenerimento produce.

Un argomento molto spesso discusso è quello sull’opportunità dell’impiego del termine “Termovalorizzare”, in quanto la combustione di una materia di scarto/rifiuto presenta delle problematiche (peraltro analoghe a quelle di qualunque attività di combustione) ambientali che necessitano una specifica trattazione, e che si possa parlare di valorizzazione solo in presenza di riciclaggio completo (cosa d’altra parte non meno discussa), mentre la posizione opposta ritiene che tale indicazione sia corretta in quanto si estrae energia da un prodotto che altrimenti sarebbe stato semplicemente accumulato in siti di stoccaggio, pertanto si “valorizza” tale rifiuto.

Senza volere entrare ulteriormente in tale discussione, che esula dallo scopo del presente e dei successivi post, andiamo ora a vedere come opera tale processo.

Tale recupero di energia è reso possibile attraverso l’impiego di caldaie e turbine analoghe a quelle impiegate negli impianti termoelettrici a vapore, categoria di impianti alla quale i termovalorizzatori appartengono.

Prima di addentrarci (cosa che faremo nei prossimi post) sul funzionamento dei termovalorizzatori, è importante andare ad esaminare “la materia prima” con la quale essi operano, ovvero i rifiuti.

I rifiuti possono essere sostanzialmente di due tipi:

  • Rifiuti Solidi Urbani (RSU) – si tratta dei rifiuti più comuni, composti principalmente dai residui domestici e non domestici (purché non pericolosi), oltre che dai residui della pulizia delle strade, delle aree pubbliche e delle aree verdi.
  • Rifiuti Speciali – si tratta di rifiuti derivati da una molteplicità di attività, attività industriali, sanitarie, trattamento dei rifiuti (fanghi di depurazione), ecc.

Appare evidente come l’eterogeneità dei rifiuti rappresenti un grosso problema per lo smaltimento mediante termovalorizzazione, pertanto tale processo presenta la migliore resa quando il cosiddetto CDR – Combustibile Derivato dai Rifiuti risulta il più omogeneo possibile per quanto riguarda potere calorifico e combustibilità.

La preparazione di tali rifiuti richiede la preliminare separazione della frazione umida e della frazione non combustibile (vetro e metalli) e successivamente la preparazione di blocchi dimensionalmente omogenei, contenenti principalmente quei materiali non direttamente riciclabili e che altrimenti sarebbero stati smaltiti, ovvero accumulati, in apposite discariche.

Tali blocchi di CDR, conosciuti gergalmente anche come Ecoballe, sono composti in larga parte da materiali plastici termoindurenti (non riciclabili direttamente, al contrario dei materiali termoplastici) ed altri materiali misti (sostanzialmente la Frazione Secca Non Riciclabile), con un contenuto non superiore al 50% di materiali quali plastiche riciclabili (ad esempio il PET – Poli Etilene Tereftalato e simili), materiali compositi plastica/alluminio/cartone (ad esempio il ben noto Tetrapak) ecc.

La normativa regola tale composizione in modo da ridurre al minimo la presenza di sostanze che darebbero luogo a specie inquinanti difficilmente rimovibili medianti impianti di abbattimento degli inquinanti, ma di tutto ciò ne parleremo nei prossimi post.

Rinnovandovi gli auguri per le festività appena terminate, vi invito a seguirci sempre, sempre su AppuntiDigitali, sempre sulla rubrica Energia e Futuro.

25 Commenti »

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  • # 1
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    A questo punto mi sembra oggettiva la distinzione fra inceneritore e termovalorizzatore.

  • # 2
    Davide
     scrive: 

    La disinformazione su questo argomento è aberrante.

    Pubblicizzare i termovalorizzatori (veri e propri inceneritori) come una risorsa è discutibile sia dal punto di vista umano\etico che professionale.

    Solo dal punto di vista energetico la “termovalorizzazione” è in perdita così come lo è dal punto di vista economico. Senza sovvenzioni europee e presa coatta del 7% dalle nostre bollette questi impianti chiuderebbero domani.

    I termovalorizzatori ce li siamo inventati noi, come le Ecoballe, le quali di eco hanno veramente poco e rimangono solo le balle.

    Non so come si sia partorito un articolo del genere ma vi vincito ad informarvi più approfonditamente sull’argomento.

    Chi ha scritto l’articolo immagino fosse in assoluta buona fede, leggendo regolarmente da qualche anno AD, ma su argomenti come questi forse è meglio un’analisi più dettagliata del come e del perché nascono questi impianti che, casualmente, nessuno vuole nonostante la millantata sicurezza. Citando un esempio su tutti Veronesi che su Rai3 afferma “che i termovalorizzatori non nuociono alla salute” mi viene da suggerirgli di andare a fare visita a tutte quelle famiglie con parenti malati o morti di cancro che vivono nei pressi di questi impianti tanto “sicuri”.

    Le fonti è sempli reperirle, senza perdere giorni basta digitare su google “termovalorizzatori” e perdere 5 min per leggere qualche link:

    http://www.ecoage.it/termovalorizzatore.htm

    http://inceneritori.blogspot.com/

    http://www.youtube.com/watch?v=iKRNIBaS-gM

    http://web.tiscali.it/salernodasalvare/Termovalorizzatore.htm

    http://it.wikipedia.org/wiki/Inceneritore

    se si volesse continuare ci sarebbero studi su nano polveri e nano particelle generate dalle alte temperature dei forni (6000-8000 °C) che sono infiltrabili e quindi si scaricano a tonnellate in atimosfera.

    Confido in una discussione aperta per fare chiarezza sull’argomento.

  • # 3
    AlessioF
     scrive: 

    Adesso è chiara la differenza, come accennato non voglio dilungarmi, ma vorrei solo un chiarimento:
    Un termovalorizzatore consuma e produce energia, ma il bilancio totale è positivo o negativo?

    Da newbie mi sembra che il bilancio sia di un consumo, relativo rispetto ad un inceneritore in cui tutto il calore va sprecato, ma presente. Questa domanda perchè spesso i media e i politici a seconda di dove stanno, vogliono far passare una sola delle due fasi.

  • # 4
    Simone Serra (Autore del post)
     scrive: 

    @Davide

    La disinformazione su questo argomento è aberrante.

    Concordo pienamente

    Pubblicizzare i termovalorizzatori (veri e propri inceneritori) come una risorsa è discutibile sia dal punto di vista umano\etico che professionale.

    Infatti qui se ne è spiegata la differenza senza farne pubblicità, se poi ti disturba che si parli di tale argomento e preferisci che se ne taccia io questo lo chiamo oscurantismo

    Solo dal punto di vista energetico la “termovalorizzazione” è in perdita così come lo è dal punto di vista economico. Senza sovvenzioni europee e presa coatta del 7% dalle nostre bollette questi impianti chiuderebbero domani.

    Dal punto di vista energetico devi spiegarmi con un po’ di esempi e numeri, da un punto di vista economico non c’è dubbio che sia in perdita, ma non nasce (poi sono d’accordo che sia diventato un business da fermare, così come il business del FV e tanti altri che dovrebbero sostenersi da soli) per farci affari bensì per intervenire su un problema.

    Chi ha scritto l’articolo immagino fosse in assoluta buona fede,

    chi ha scritto l’articolo è abituato a leggere pubblicazioni scientifiche ed a lavorare nella ricerca in istituzioni pubbliche, fa divulgazione per passatempo

    su argomenti come questi forse è meglio un’analisi più dettagliata del come e del perché nascono questi impianti che, casualmente, nessuno vuole nonostante la millantata sicurezza.

    Se si vuole un’analisi dettagliata penso sarebbero poche le persone non esperte a poterla comprendere, se si vuole un’analisi divulgativa più dettagliata allora spero che questa serie di post possa essere sufficientemente chiara e e completa, se si vuole propaganda pro o contro qualcosa ci si rivolga da un’altra parte… il fatto poi che un impianto non sia voluto dalla gente non è un buon motivo, la gente non vuole nemmeno i cumuli di immondizia e le discariche, come non vuole le antenne telefoniche ma vuole la copertura ovunque… ogni tanto bisogna trovare un punto di incontro

    Citando un esempio su tutti Veronesi che su Rai3 afferma “che i termovalorizzatori non nuociono alla salute” mi viene da suggerirgli di andare a fare visita a tutte quelle famiglie con parenti malati o morti di cancro che vivono nei pressi di questi impianti tanto “sicuri”.

    Veronesi è libero di affermare ciò che vuole e di assumersi le responsabilità per ciò che dice, io rispondo di ciò che dico io

    Le fonti è sempli reperirle, senza perdere giorni basta digitare su google “termovalorizzatori” e perdere 5 min per leggere qualche link:

    …omissis…

    se si volesse continuare ci sarebbero studi su nano polveri e nano particelle generate dalle alte temperature dei forni (6000-8000 °C) che sono infiltrabili e quindi si scaricano a tonnellate in atimosfera.

    a 6000-8000°C non so, la mia competenza si ferma prima, così come si fermano prima le temperature nei termovalorizzatori

    Confido in una discussione aperta per fare chiarezza sull’argomento.

    La discussione in un blog come AD è sempre aperta (per questo ci sono i commenti), basta che non si trasformi in uno scambio di slogan e link che affermano tutto ed il contrario di tutto… AD è un blog che cerca di fare divulgazione, non punta a dare il suo beneplacito a questa o quella posizione, chi cerca ciò in queste pagine perde il suo tempo

  • # 5
    Simone Serra (Autore del post)
     scrive: 

    @AlessioF

    Un termovalorizzatore è analogo ad un impianto termoelettrico a vapore (trovi la loro trattazione in diversi post vecchi della rubrica)… il rifiuto che altrimenti verrebbe smaltito (ovvero accumulato) in discarica viene bruciato… si consuma energia per il trasporto, la tritatura ecc, se ne recupera una parte (quella al netto dei rendimenti dell’impianto) e si produce energia elettrica che viene immessa nella rete nazionale (quota che verrebbe altrimenti prodotta con altri impianti in quanto, come esposto in molti post della rubrica, l’energia si produce al momento in quantità esattamente pari a quanta ne viene richiesta istante per istante, ma in tal caso si dovrebbe usare la discarica)… pertanto l’ammontare di energia consumata/prodotta è ben più complesso da valutare di quanto si pensi… ed anche per questo motivo che in blog “d’opinione” troverai dati fortemente discordanti tra loro… comunque ci ritorneremo anche con degli esempi nei prossimi post

  • # 6
    S.Zana
     scrive: 

    Spesso ci si dimentica che un termovalorizzatore non ha come finalità principale la produzione di energia elettrica, bensì lo smaltimento di rifiuti.
    Commenti sul fatto che un termovalorizzatore sia più o meno in perdita senza sovvenzioni varie (al di là del fatto che sia realmente o meno in perdita) sono semplicemente fuori luogo.
    OK, non si vogliono i termovalorizzatori, lo posso capire. E cosa si vuole al loro posto? Una bella discarica? Ah no, anche quella non va bene… E allora cosa? Rifiuti zero? Via, siamo seri, nel mondo reale (e non quello utopistico), rifiuti zero non si faranno mai, se non grazie ad un processo molto lungo e complesso (che va oltre le competenze delle singole Autorità)

  • # 7
    S.Zana
     scrive: 

    E aggiungo anche questo.
    E’ chiaro che un termovalorizzatore inquina (anche se bisognerebbe chiedersi cosa vuol dire “inquina”…emette superando i limiti normativi? Pur rispettando tali limiti emette comunque qualcosa? Emette qualcosa che attualmente non è ancora normato?), sarebbe intellettualmente ed aticamente scorretto ammettere il contrario.
    Ma, diciamocelo chiaro, TUTTO INQUINA.
    Torino è la seconda città più inquinata di Europa; delle 4 città più inquinate di Europa, 3 sono italiane. Torino ha una frequenza di superi dei limiti di polveri sottili tale che i giorni in cui non ci sono i superi sono delle eccezioni.
    E vogliamo parlare delle emissioni (gas e polveri) delle grandi vie di trasporto, es autostrade?
    Eppure, non mi sembra ci siano cortei e blog vari per protestare contro l’inquinamento delle città e contro le autostrade…

    Quindi, concordo con chi sostiene che bisogna informarsi, ma bisogna informarsi bene, non solo con le fonti che ci piacciono…

  • # 8
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Purtroppo è il pensiero nazional-popolare che domina, non quello scientifico e razionale…

  • # 9
    Davide
     scrive: 

    Spiegarne la differenza senza sottolineare o neppure accennare ai rischi connessi a queste attività ma anzi sottintendere che è cosa buona e giusta l’incenerimento sottoforma di “termovalorizzazione” non è solo pubblicità ma è anche pubblicità occulta quindi ancora peggio.

    “chi ha scritto l’articolo è abituato a leggere pubblicazioni scientifiche ed a lavorare nella ricerca in istituzioni pubbliche, fa divulgazione per passatempo”

    Anche Minzolini era direttore del Tg1 ma non era un giornalista…

    “Un particolare tipo di gassificazione fa uso di una torcia al plasma a temperature comprese fra i 7000 e i 13000 °C, che decompone del tutto le molecole organiche e vetrifica tutti i residui eliminando così in teoria le problematiche relative all’ inquinamento, poiché non dovrebbe permettere la produzione di nessun composto gassoso tossico o pericoloso come diossine, furani o ceneri diventando perciò un ottimo modo per trattare pneumatici, PVC, rifiuti ospedalieri e altri rifiuti industriali, nonché rifiuti urbani non trattati. I punti critici di tali impianti sono però lo sfruttamento commerciale del materiale vetrificato e la produzione di nanopolveri, che possono sfuggire alla vetrificazione e sono presenti nei fumi in concentrazioni non ancora esattamente determinate.”

    Nel link di wikipedia c’è scritto chiaramente, senza citare chissà quali politiche complittistiche da siti di dubbia provenienza o fonti d’informazione, si millantano abbattimenti magici delle emissioni attraverso una vetrificazione che non è altri che la compattazione delle ceneri plastiche, il residuo aereo c’è sempre, ovviamente sui nanometri non c’è controllo data la polverizzazione a livelli difficilmente rilevabili.

    Se la divulgazione è incompleta o si occupa solo di alcune parti tralasciandone altre è una divulgazione parziale e se si omettono parti importanti dell’argomento per non citarli affatto io personalmente la considero disinformazione a prescindere che fosse quella l’intenzione dell’autore dato che nessuno può sapere tutto, l’errore è in quanto tale va accettato ma non può essere accettato il perpretarsi delle omissioni su parti di un determinato argomento.

  • # 10
    Ago72
     scrive: 

    @S.Zana e Cesare di Mauro

    Condivido in pieno il vostro pensiero. Non solo conta il pensiero nazional-popolare, ma deve essere anche “compreso” in 5 minuti, senza bisogno di dover spendere ore per capire di cosa si sta parlando, tanto se una cosa fà male, perchè perdere tempo?

  • # 11
    Simone Serra (Autore del post)
     scrive: 

    @ Davide

    Spiegarne la differenza senza sottolineare o neppure accennare ai rischi connessi a queste attività ma anzi sottintendere che è cosa buona e giusta l’incenerimento sottoforma di “termovalorizzazione” non è solo pubblicità ma è anche pubblicità occulta quindi ancora peggio.

    Se avessi letto per bene il titolo ed i saluti in calce al post avresti compreso che questo è il primo post di una serie, se poi per te non parlare di una cosa significa fare una pubblicità a quella opposta allora hai un modo tutto personale di vedere le cose che non condivido ma rispetto… penso sia solo tu ad avere trovato una pubblicità occulta nel post

    Anche Minzolini era direttore del Tg1 ma non era un giornalista…

    Non saprei valutare, in genere mi informo dalle agenzie stampa e non dai TG

    “Un particolare tipo di gassificazione fa uso di una torcia al plasma a temperature comprese fra i 7000 e i 13000 °C, che decompone del tutto le molecole organiche e vetrifica tutti i residui eliminando così in teoria le problematiche relative all’ inquinamento, poiché non dovrebbe permettere la produzione di nessun composto gassoso tossico o pericoloso come diossine, furani o ceneri diventando perciò un ottimo modo per trattare pneumatici, PVC, rifiuti ospedalieri e altri rifiuti industriali, nonché rifiuti urbani non trattati. I punti critici di tali impianti sono però lo sfruttamento commerciale del materiale vetrificato e la produzione di nanopolveri, che possono sfuggire alla vetrificazione e sono presenti nei fumi in concentrazioni non ancora esattamente determinate.”

    Gassificazione, non incenerimento/termovalorizzazione… sono cose diverse, più di quanto si possa pensare (tra l’altro di gassificazione ho parlato proprio nei precedenti post, anche se non ho parlato della torcia al plasma)

    Nel link di wikipedia c’è scritto chiaramente, senza citare chissà quali politiche complittistiche da siti di dubbia provenienza o fonti d’informazione, si millantano abbattimenti magici delle emissioni attraverso una vetrificazione che non è altri che la compattazione delle ceneri plastiche, il residuo aereo c’è sempre, ovviamente sui nanometri non c’è controllo data la polverizzazione a livelli difficilmente rilevabili.

    Wikipedia è un validissimo strumento, utile per avere informazioni generiche e non solo, ma da valutare con attenzione quando si vuole di più, perché a scriverci sono tutti e nessuno di preciso

    Se la divulgazione è incompleta o si occupa solo di alcune parti tralasciandone altre è una divulgazione parziale e se si omettono parti importanti dell’argomento per non citarli affatto io personalmente la considero disinformazione a prescindere che fosse quella l’intenzione dell’autore dato che nessuno può sapere tutto, l’errore è in quanto tale va accettato ma non può essere accettato il perpretarsi delle omissioni su parti di un determinato argomento.

    Vale quanto detto al punto 1 della mia risposta, integrato con una considerazione: se parlo di un processo e di un impianto discuto sul processo e sull’impianto, a prescindere dell’opportunità che l’impianto si debba o meno fare, questa si chiama per me informazione… mettere il carro davanti ai buoi attraverso la preliminare discussione che vorresti fare tu significa non spiegare il funzionamento di un impianto ma fornire solamente un supporto, mascherato da informazione, alle proprie tesi ed omettendo tutto ciò che riguarda il vero e proprio funzionamento delle cose (che poi è quello che si cerca di esporre nel post)… l’abitudine del “se non ne parli male non stai informando” non fa per me, la lascio ad altri autori ed altri blog… non faccio propaganda pro o contro qualcosa

  • # 12
    Simone Serra (Autore del post)
     scrive: 

    @ Ago72

    Il pensiero nazional-popolare è importante, anzi, fondamentale essendo il pensiero dei cittadini ed elevata espressione democratica, ma non troverai mai un pensiero condiviso… non conta di più quello di chi urla più forte… tra l’altro tale pensiero chiede delle risposte a dei problemi, ciò che la comunità scientifica cerca di fare è di fornire tali risposte e di spiegarle per permetterne una nazional-popolare discussione…

    tanto se una cosa fà male, perchè perdere tempo?

    la stessa presenza umana sulla terra fa male, basti pensare che il nostro stesso respirare immette in atmosfera CO2, per non parlare di emissioni di gas ad effetto serra attraverso altri processi fisiologici, il tutto senza parlare di attività umane

    Il punto è che su certi temi, appena si discute di alcune tecnologie, subito parte qualche accusa di “propaganda” ad opera di chi preferirebbe non si parlasse proprio di ciò che non si gradisce… la rete è grande, c’è posto per tutti

  • # 13
    Ago72
     scrive: 

    @Simone Serra,

    Sul discorso nazional-popolare la discussione è un pò lunga e sicuramente OT. Ti rispondo con una citazione sicuramente a te nota “Fate le cose nel modo più semplice possibile, ma senza semplificare”. percui voi comunità scentifica dovete rendere il più semplice possibile la comprensione, in modo tale che noi nazional-popolari possiamo discuterne. Ma non semplifichiamo. E se poi noi dobbiamo spendere più di cinque minuti per capire un concetto, dobbiamo farlo.

    Ovviamente l’affermazione “tanto se una cosa fà male, perchè perdere tempo?” era inronica. Tizio dice che una cosa fà male, se lo dice lui perchè devo spendere io ulteriore tempo?

  • # 14
    Simone Serra (Autore del post)
     scrive: 

    @ Ago72

    Non avevo colto l’ironia… a parte ciò è proprio per questo che si cerca di fare divulgazione… in quei “5 minuti” (ok, ne occorrono di più, ma se ne concedono sempre di meno) si può leggere qualcosa di più di un semplice “SI-NO”… tra l’altro la comunità scientifica è parte del popolo, non estranea ad esso… purtroppo l’approccio “BENE-MALE / SI-NO” è troppo diffuso e porta a sviluppare una pseudo-conoscenza facilmente rilevabile in molti individui (a mio giudizio la gran parte) i quali per il solo avere letto un articolo su un giornale o su un paio di blog e visto un servizio TV, per quanto serio ed approfondito potesse essere, diventano improvvisamente oratori competenti su temi che a chi ci lavora richiedono anni di preparazione

  • # 15
    Andrea
     scrive: 

    Bell’articolo come sempre! Una garanzia!
    Questa divulgazione di alto livello mi piace davvero molto, perchè alza un po’ il livello rispetto al marciume che abitua le persone a pensare facile ed a capire di tutto.
    Purtroppo oggi l’energia sta sostituendo il calcio nei bar :)…io ormai, dopo che ci ho buttato gli anni sui libri, c’ho rinunciato a parlarne! Se qualcuno crede che si possa studiare su wikipedia…annamo bene!
    Giovedì ho un esame (Fenomeni Dinamici delle Macchine)…devo ripetermi due libri scritti a carattere 12…che faccio? Ricerca su wikipedia…magari la leggo pure di corsa ;)!!
    Ciaooo

  • # 16
    paolo
     scrive: 

    Alcune puntualizzazioni:
    1) La temperatura minima per “bruciare” i rifiuti è 850°C, e in fase di marcia non deve mai scendere sotto questo valore. In media si raggiungono i 900 °C; in alcuni impianti speciali che bruciano per esempio solventi clorati la temperatura minima deve essere 1100°C (D.Lgs 133/2005).
    Chi parla di 6000 °c (la temperatura sulla superficie del sole!!!) non so che dati abbia in mano…
    2) Gli impianti non sono in perdita, altrimenti che senso avrebbe costruirli? Hanno dei costi di impianto e manutenzione molto alti, che si ammortizzano in 7-10 anni, ma il connubbio smaltimento rifiuti-vendita energia porta comunque ricavi nel lungo periodo.
    3) Gli impianti hanno le emissioni super-controllate, specialmente nelle regioni ad alta densità di popolazione (Lombardia-Piemonte tanto per citarne qualcuno)e i limiti emissivi sono tra i più bassi d’europa, se non del mondo (molti paesi non hanno neanche l’obbligo del monitoraggio…).
    Sul fatto dell’inquinamento sicuramente quello che esce dal camino non è aria “di montagna”, ma neanche quelli scarichi senza controllo di 20-30 anni fa…
    A chi dice che siano meglio le discariche non ha presente che il rischio ambientale è molto più alto nel lungo periodo (inquinamento delle falde in primis).
    La gassificazione è una tecnologia del futuro, in quanto risolve molti problemi della combustione a “fiamma non controllata”, ma gli impianti sono ancora sperimentali.

    Vorrei concludere dicendo che la disinformazione nel settore è elevata, e se tutti vanno dietro a gente che spara a zero come Beppe Grillo(che comunque stimo )sicuramente non giova al settore

  • # 17
    Davide
     scrive: 

    Paolo ti consiglio di informarti seriamente

    Direttamente da wikipedia

    “Torcia al plasma
    Per approfondire, vedi la voce gassificatore.

    Un particolare tipo di gassificazione fa uso di una torcia al plasma a temperature comprese fra i 7000 e i 13000 °C, che decompone del tutto le molecole organiche e vetrifica tutti i residui eliminando così in teoria le problematiche relative all’ inquinamento, poiché non dovrebbe permettere la produzione di nessun composto gassoso tossico o pericoloso come diossine, furani o ceneri diventando perciò un ottimo modo per trattare pneumatici, PVC, rifiuti ospedalieri e altri rifiuti industriali, nonché rifiuti urbani non trattati. I punti critici di tali impianti sono però lo sfruttamento commerciale del materiale vetrificato e la produzione di nanopolveri, che possono sfuggire alla vetrificazione e sono presenti nei fumi in concentrazioni non ancora esattamente determinate.”

    sul bilancio solo ed esclusivamente economico

    “In Italia, i costi dello smaltimento dei rifiuti tramite incenerimento sono indirettamente sostenuti dallo Stato sotto la forma di incentivi alla produzione di energia elettrica: infatti questa modalità di produzione era considerata (sebbene in violazione delle normative europee in materia), come da fonte rinnovabile (assimilata) alla stregua di idroelettrico, solare, eolico e geotermico.[41]

    Le modalità di finanziamento sono due, correlate ma diverse:

    pagamento maggiorato dell’elettricità prodotta per 8 anni (incentivi cosiddetti CIP 6);
    riconoscimento di “certificati verdi” che il gestore dell’impianto può rivendere (per 12 anni).

    Incentivi CIP 6

    Il Gestore Servizi Elettrici compra ad un prezzo maggiorato l’elettricità prodotta dagli inceneritori, in quanto in Italia è ritenuta “energia assimilata alle rinnovabili”, contrariamente alle disposizioni europee in materia.

    Per quanto riguarda gli incentivi CIP 6 (circolare n° 6/1992 del Comitato Interministeriale Prezzi), chi gestisce l’inceneritore – per otto anni dalla sua costruzione – può vendere al GSE (la società cui è affidato il compito di assicurare la fornitura di energia elettrica italiana) la propria produzione elettrica a un costo circa triplo rispetto a quanto può fare chi produce elettricità usando metano, petrolio o carbone.[42] L’importo di questo incentivo è aggiornato trimestralmente e, se nel 3º trimestre 2007 era di circa 54 €/MWh, per il 4º trimestre è cresciuto a 62,60 €/MWh. Per il 3º trimestre 2008 l’importo è salito a 68,77 €/MWh.[43] I costi di tali incentivi ricadono sulle bollette degli utenti, che comprendono una tassa per il sostegno delle fonti rinnovabili. Ad esempio nel 2004 il Gestore Servizi Elettrici ha ritirato 56,7 TWh complessivi di elettricità da fonti “rinnovabili”, di cui il 76,5% proveniente da termovalorizzatori e altri fonti assimilate (fra cui il gas dai residui di raffineria), spendendo per questi circa 2,4 miliardi di euro;[44] per il già citato inceneritore di Brescia, la società di gestione (ASM SpA, oggi A2A SpA) ha ricevuto contributi CIP 6 per circa 71 milioni di euro nel 2006 e 78 milioni nel 2007.[45]

    A titolo di confronto, nel 2006 a seguito dell’introduzione degli incentivi in conto energia per il fotovoltaico sono stati stanziati solamente 4,5 milioni di euro per 300 MW di potenza.[46]

    Sempre il CIP 6 prevede inoltre che gli impianti incentivati godano di un innalzamento della tariffa riconosciuta dal GSE per compensare eventuali spese aggiuntive per l’attuazione del protocollo di Kyoto, annullando così del tutto i benefici della riduzione delle quote gratuite di emissione da 28 a 3,5 Mt/a di CO2 prevista dal Piano nazionale di assegnazione delle emissioni (Pna) 2008-2012, attualmente in fase di approvazione, e rischiando perciò di comprometterne l’intero impianto, giacché gli impianti CIP 6 sono il settore su cui si concentra la gran parte delle riduzioni.[47]”

    Senza sovvenzioni statali, sulla nostra bolletta ed europee chiuderebbero domani questi impianti.
    NON sono energie rinnovabili.

  • # 18
    paolo
     scrive: 

    @Davide

    LAvoro nel settore da diversi anni è quello che scrivi non va

    certo contro quello che ho detto

    Sulla tecnologia al plasma ho detto solo che è una tecnologia nuova e in fase di sperimentazione, in ITalia ci sono pochissimi impianti che sfruttano la gassificazione. Inoltre le temperature che ho citato sono per un impianto “tradizionale”, come da decreto.

    Ho ben presente il meccanismo degli incentivi…
    Fare un impianto è molto oneroso e lo stato “incentiva” la costruzione con un trattamento “di favore” per quanto riguarda l’energia prodotta. Tuttavia come scrivi non sono eterni, ma hanno una scadenza che se ben vedi è circa quella di ammortamento dell’impianto.
    Certo è che non conviene chiudere un termovalorizzatore anche se è continuamente in perdita, pena di diventare come Napoli…

  • # 19
    pleg
     scrive: 

    @ Davide

    > Paolo ti consiglio di informarti seriamente
    > Direttamente da wikipedia

    Seriamente???

    Cioe’ ora wikipedia e’ diventata la fonte primaria di informazione?
    Cioe’ fare ricerca nel campo e conoscere le pubblicazioni scientifiche specialistiche eccetera non conta niente, quello che conta e’ quello che dice wikipedia?

    Andiamo bene…

  • # 20
    joe.vanni
     scrive: 

    Per chi vuole gli STUDI SCENTIFICI, senza parlare delle nanopolveri di cui non ci sono studi definitivi, ma per cui è giusto non sottovalutare i rischi, parliamo della DIOSSINA.

    Invito Simone (quando potrà) a farci un POST solo su questo. Un cenno da questo link tratto dell’EPA, ente americano di protezione ambientale.
    http://www.ejnet.org/dioxin/

    Colpisce per la diossina la PERICOLOSITÀ A PICCOLISSIME DOSI “that there is no known “safe dose” or “threshold” below which dioxin will not cause cancer”, NON ESISTE UNA SOGLIA CHE CI METTE AL SICURO DAL TUMORE.

    Inoltre se ad una certa dose è sicuro il tumore ad una dose 100 volte più piccole insorgono danni immunitari, ormonali e all’apparato produttivo e molto altro ancora. È una festa per le industrie farmaceutiche..Viagra compreso.

    A parte gli scherzi e a parte questa che sembra una contraddizione sono citati decine di studi a partire dagli anni 90.

    In base alla dieta che facciamo, si vede l’esposizione a questo cancerogeno, che si accumula nei grassi degli animali, uomo compreso, senza possibilità di eliminazione. Non è solo l’aria ma tutta la catena alimentare, con massima concentrazione ai vertici della piramide alimentare: animali e infine l’uomo, specialmente se mangia molti cibi grassi di origine animale (vedere diagramma).

    Per correttezza va detto che la diossina si forma in moltissimi processi industriali, ma che la origine n. 1 è l’incenerimento dei rifiuti.

    http://www.epa.gov/ncea/pdfs/dioxin/2k-update/pdfs/Dioxin_Chapter_1.pdf

    Infine un auspicio che condivido: http://www.greens.org/s-r/078/07-51.html

  • # 21
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Scusami joe.vanni, ma non mi sembra che Simone abbia una laurea in medicina o comunque faccia ricerca in questo campo.

    Mi sembra, al contrario, che gli articoli finora scritti abbiano un preciso orientamento scientifico…

  • # 22
    joe.vanni
     scrive: 

    @Cesare Di Mauro
    Apprezzo gli articoli e la competenza di Simone. Se vorrà trattare l’argomento non mi aspetto che lo faccia dal lato medico. D’altronde il seguito annunciato sugli inceneritori riguarderebbe le emissioni.

    Il mio intervento non voleva semplicemente essere tacciato di essere nazional-popolare o demagogico, ma voleva essere oggettivo al massimo, data l’importanza dell’argomento e le informazioni che circolano non sempre chiare in merito.

    PS Rispondendo al tuo primo commento ti posso dire che “termovalorizzatore” è una invenzione SOLO dell’Italia. Altrove si dice incinerator, incinérateur ecc. Sa tanto di presa x…

    @Davide
    Per giudicare un inceneritore bisogna che qualcuno lo spieghi, molti non sanno minimamente come funziona o lo sanno da informazioni di parte. A Simone bisogna riconoscere preparazione e imparzialità. Non è suo compito schierarsi.

  • # 23
    Simone Serra (Autore del post)
     scrive: 

    @ joe.vanni

    Ti ringrazio per i link, di emissione ne parlai ai miei esordi su AD, riprenderò l’argomento tra qualche post facendo una panoramica su vari tipi di impianto… per quanto riguarda le diossine però bisogna sempre ricordare che esse si formano in condizioni ben determinate, condizioni che, nei moderni impianti, non si verificano… ciò non toglie che sia utile parlarne comunque, ma per correttezza di informazione bisogna sempre precisare le condizioni alle quali essi si formano e le condizioni di funzionamento dei moderni impianti.

    Sul discorso Termovalorizzatore/Inceneritore ho fatto una breve digressione sulla questione all’interno del post, ciò non toglie che le due “soluzioni impiantistiche” presentino delle differenze sostanziali (una recupera l’energia, l’altra no)… a mio personale parere questa differenza nei nomi è più corretta, a prescindere che si usi solo in Italia, del resto da un punto di vista impiantistico un termovalorizzatore è a tutti gli effetti un impianto termoelettrico a vapore, mentre un inceneritore è un semplice impianto di combustione… che poi questa differenza nei termini venga usata dai pro e dai contro nei modi che più convengono non mi fa certo piacere, ma questo aprirebbe altri discorsi che esulano dall’aspetto della comprensione tecnica

  • # 24
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    @joe.vanni: non dubito dell’importanza degli argomenti che hai portato.

    Non vorrei che, però, passasse il concetto che qui ci sia gente che se ne frega: in questa Terra sperduta nello spazio ci viviamo TUTTI, nessuno escluso, e le problematiche citate impattano sulle NOSTRE vite; anche su chi ha idee diverse su certi argomenti. ;)

    Riguardo alle etichette/definizioni di termovalorizzatore e inceneritore, come ha già spiegato Simone sono oggetti molto diversi, e anche a mio avviso meritano di essere chiamati in modo diverso.

    E’ una nomenclatura che troviamo soltanto in Italia? Non lo trovo scandaloso, perché l’Italia non è soltanto un paese di sprechi e corruzione, ma abbiamo dato moltissimo alla scienza, e ancora oggi forgiamo “cervelli” apprezzati anche (soprattutto direi) all’estero.

    Purtroppo c’è da dire che il termine viene stravolto e additato come “edulcorato” dalla massa pseudo-ambientalista che vuole far passare e imporre il monopensiero: qualunque cosa che “incenerisca” è brutta, cattiva, e fa male.

    Io non ci sto.

    Fortunatamente ho una testa, so ragionare, e grazie agli articoli che sono stati scritti finora (anche da Eleonora) mi sto facendo una cultura (per quanto limitata) e ho rivisto molte mie posizioni che erano viziate in maniera preconcetta verso certi argomenti.

    Vita lunga e prospera alla cultura e alla corretta informazione.

  • # 25
    narbon
     scrive: 

    Per vari motivi Ho fatto controlli alle aziende che possiedono termovalorizzatori e anche ho vissuto vicino ai termovalorizzatori, con moglie e figlio. Quindi ho avuto modo di “viverli” dal di dentro.
    Posso dire che di tutto quello che viene bruciato nulla viene emesso nell’aria, ma viene trattenuto da filtri fatti da mattoni refrattari speciali o roba simile. Le polveri e i fanghi vengono inertizzati. E la frazione umida diventa compost che sarebbe il terriccio che vendono nei sacchi e noi usiamo per i nostri vasi di fiori sul balcone.
    Odori, tranne nel trattamento dei fanghi, non ve ne sono.
    I controlli, anche nel senso di esami chimici, sono centinaia al giorno. Il personale che vi lavora e’ periodicamente controllato e continuamente istruito e aggiornato. Ho visto i contatori dei termovalorizzatori produrre decine di MW (mega watt ) praticamente gratis, perché producono più energia di quanta ne consumano.
    Ed e’ anche possibile fronteggiare emergenze come i rifiuti di napoli o Palermo, che secondo me non dovremmo portare all’estero ma utilizzare noi. Cioè bruciarli noi perché i rifiuti di napoli sono come i nostri, ne’ più ne’ meno.
    Se vogliamo vincere la battaglia contro l’inquinamento e contro la criminalità organizzata, che di questi problemi non se ne fa, non dobbiamo avere preconcetti.

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