di  -  mercoledì 17 ottobre 2007

Microsoft JokeIl tema della separazione del sistema operativo dall’hardware (unbundling) ha avuto un picco di attenzione qualche settimana fa per la relazione di un gruppo di studiosi europei.
Per introdurre il problema, nella scorsa puntata ho analizzato alcuni dei fattori che hanno contribuito alla smisurata crescita della quota di Microsoft sul mercato del sistemi operativi. Ho anche cercato, usando Vista come esempio, di spiegare che oggi il difficile non è capire quanto venda un OS di Microsoft, ma piuttosto come e se sia possibile evitarlo quando si acquista un nuovo computer.
Ho quindi concluso che la proposta di separare il sistema operativo dall’hardware mina alle radici il modello di business che ha fatto la fortuna di Microsoft negli ultimi 30 anni e pone questioni complesse.
La parte del problema che mi accingo ad affrontare è per l’appunto ampia, intricata e assolutamente impermeabile a chiavi di lettura banali. Mi limiterò quindi a lanciare qualche spunto, lasciando al lettore la possibilità di trarre le sue conclusioni.

L’impatto negativo delle posizioni dominanti, particolarmente in un mercato veloce e innovativo come quello software, non ha bisogno di spiegazioni: la “diagnosi” del Globalisation Institute, autore della relazione, è in questo senso piuttosto scontata. La proposta di vendere per legge i computer senza alcun sistema operativo presta però il fianco ad alcune obiezioni:
– quanto è diffusa oggi fra gli utenti la competenza per scegliere fra vari OS?
– come conseguenza degli ultimi decenni, attorno a Windows è fiorito il più ampio ecosistema di software consumer che l’informatica abbia mai conosciuto: quale OS alternativo fornisce un parco software altrettanto maturo e sviluppato?
– chi coprirà i costi che gli OEM dovranno affrontare per certificare il proprio hardware sui nuovi OS?
– ma soprattutto, basta rendere obbligatorio l’unbundling per riequilibrare il mercato dei sistemi operativi a vantaggio degli OS alternativi?

Prima di prendere delle contromisure contro la posizione dominante di un gigante come Microsoft, bisogna ricordare che si opera nel libero mercato e si ha a che vedere con un’azienda dalle risorse impressionanti: all’indomani dell’unbundling, il colosso di Redmond avrebbe comunque una potenza di fuoco sovrastante da schierare contro i produttori di OS alternativi. Cambierebbero per prime le strategie di marketing: da (relativamente) pochi, imponenti accordi con gli OEM, si arriverebbe a molti piccoli accordi con la distribuzione. Nessuno potrebbe poi vietare agli OEM di accettare ricche fette del budget marketing di MS per “suggerire” Windows piuttosto che i prodotti concorrenti. Tutto questo comporterebbe forse un innalzamento dei costi sostenuti da Microsoft per arrivare al mercato, il che però produrrebbe, con tutta probabilità, un incremento dei prezzi al pubblico, invece delle riduzioni promesse. Il fronte della battaglia si sposterebbe dai rapporti fra Microsoft ed OEM al punto vendita, ma ancor più vedrebbe schierati tanti piccoli Davide contro un Golia dalle tasche senza fondo.

Forti dubbi sulla relazione derivano poi da un’affermazione piuttosto sconcertante: l’autore liquida il Mac come un “costoso prodotto di nicchia, tipo Bang&Olufsen, difficile da giustificare nel mondo business al di fuori delle arti grafiche” e “incapace di porre una seria minaccia a Windows”, con ciò volendo significare che per una “caccola” come Apple si potrebbe anche fare un’eccezione all’unbundling.

Polemica a parte, mi permetto di essere molto scettico sulla possibilità che con una norma si possa sbloccare “al volo” il mercato dei sistemi operativi. Innanzitutto perché lo scenario che oggi osserviamo è frutto di lunghi decenni, in cui peraltro non sono mancate alle istituzioni, non solo europee, ottime occasioni per prendere contromisure. Poi perché l’idea di sviluppare una policy finalizzata a diminuire la quota di mercato di Microsoft, potrebbe non rappresentare la premessa migliore per dare al settore un assetto sostenibile.
Volendo ipotizzare delle soluzioni, proporrei qualcosa di più “strutturale”. Per esempio, piuttosto che forzare l’unbundling tout-court, l’Europa potrebbe assumere un ruolo centrale nell’accelerare, con adeguati stanziamenti, la maturazione del software libero in ambito desktop e business; invece che imporre la scelta ad un’utenza spesso impreparata a scegliere, potrebbe, questo sì, abolire da domani la cosiddetta “Windows Tax”, a vantaggio di quelli che già oggi vogliono scegliere. Sarebbero questi piccoli passi, ma indicherebbero una volontà precisa e forte, senza però forzare un’improvvisa trasformazione del mercato dagli esiti imprevedibili.

Quanto detto non pretende comunque di esaurire un problema così vasto e complesso. D’altro canto, se due paginette di analisi prevedibili e soluzioni spicciole bastano per ottenere l’attenzione dei media di tutto il mondo, c’è speranza anche per noi.

6 Commenti »

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  • # 1
    kersal
     scrive: 

    Il problema principale sono i software. Che cambio a fare il mio SO se nn ho nulla da metterci dentro? E poi, parliamoci chiaro, che alternativa c’è a Windows? Ubuntu? è una alternativa come una motocicletta lo è ad una automobile…sono entrambi mezzi di locomozione d’accordo ma gli usi sono decisamente diversi. MacOs sarebbe una alternativa. Se solo non fosse ancora legato ad Apple. Del resto un Mac ora è un PC Intel e quindi in teoria funzionaerebbe perfettamente. Ma come fai poi a giustificare quel prezzo quando compri un MAC? Senza contare che se aprisse le braccia al mondo PC dovrebbe per forza di cose consentire a fare funzionare quel miliardo di accessori hardware che sono presetni per PC…senza parlare dei micro software.

    Insomma, per me anche se sganciassimo l’hardware dai SO alla fino OGGI si avrebbe sempre un dominio MS.

  • # 2
    Pasquale
     scrive: 

    Io sinceramente passerei pure ad utilizzare un MAC… ma non mi va di spendere il 50% in più di solo HW per una macchina che non è nè più potente di un pc ne meno.

    I prog x MAC ci sono …basta trovarli.

    Ciao

  • # 3
    david
     scrive: 

    In effetti l’ unbundling per “legge” è difficile da applicare e sono d’accordo che potrebbe essere più un male che un bene, basterebbe “imporre” la liberta di scelta, la libertà di comprare un pc senza OS, naturalmente beneficiando di uno sconto pari al costo della licenza Windows OEM.
    Per quanto riguarda gli OS alternativi, ci sono ihmo 3 os che hanno un possibile fututo :GNU/Linux, *BSD, opensolaris (ora molto indietro).
    Su Gnu/Linux non è vero che non possa essere un sostituto di windows, praticamente ha qualsiasi applicazione che ha windows (tranne i giochi) Se posso permettermi una breve lista di esempio:
    Office:open office
    cad cam: proe, ecc (licenza commerciale come su win)
    uso home: tutto da masterizzatore a player audio/video, montaggio audio/video, Gimp, inkstroke, ecc ecc
    Sinceramente non mi viene in mente nessun campo (tranne i giochi ripeto) dove G/linux non sia coperto, magari anche pagando una licenza commerciale cosi come succede con windows
    Bisogna anche pensare che il 90% dei programmi su GNU/Linux è in licenza gpl quindi free… non bisogna nemmeno crackarli per usarli ^__^

  • # 4
    Giacomo
     scrive: 

    Non si deve obbligare i produttori a non vendere windows in bundle, ma dare la possibilità (con un sconto chiaro e pubblicizzato) a chi non vuole il sistema operativo di non pagarlo. Nel mio caso sarei ben felice di no nsostenere questo costo perché posseggo due licenze di windows 2000 non OEM che al giorno d’oggi potrei buttare… non mi sembra accettabile

  • # 5
    Giulio
     scrive: 

    Io ho un pc con windows per giocare e un portatile con linux. L’unica differenza è che il portatile una volta installato il so era perfettamente funzionante con tutti i programmi e codec. Il fatto di vendere pc senza licenza windows a me sarebbe molto utile, ho un sacco di licenze di xp e mi sembra molto stupido andare a comprarne altre insieme al pc. Userei sempre windows ma almeno lo pagherei una volta sola!

  • # 6
    Tudhalyas
     scrive: 

    Per me l’unbundling ha senso anche oggi, eccome se ne ha. Se un acquirente vuole Windows sul proprio sistema, se lo fa installare originale dal proprio rivenditore di PC; altrimenti mette su l’OS che preferisce, sia esso Linux, Solaris o altro. L’utente, al di fuori dell’effettiva disponibiità di software per una data piattaforma, deve essere sempre libero di decidere cosa comprare e cosa lasciare sullo scaffale.

    Infine, se io ho già un PC con la licenza di Windows originale, cosa me ne farei di una seconda licenza se non la uso?

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