di  -  venerdì 2 dicembre 2011

Da poco ho letteralmente divorato il libro In Search of Stupidity: Over 20 Years of High-Tech Marketing Disasters di Merrill R. Chapman  (Apress © 2003), che in italiano suono ancora meglio: “Alla Ricerca della Stupidità!”.

Si tratta di uno di quei libri che spesso si trovano impolverati in un angolo delle librerie, ammassato sotto pile di altri tomi che difficilmente vengono notati. Eppure quel libricino ha catturato la mia attenzione e ve lo consiglio assolutamente, ammesso che riusciate a trovarne una copia cartacea o vi accontentiate dell’edizione digitale in inglese [http://www.insearchofstupidity.com/].

Non voglio però farne la recensione, ma parlare di uno dei personaggi che Chapman descrive come il top manager più odiato nella storia dell’informatica: Ed Esber.

Di chi stiamo parlando?

Ebbene, Esber diventa CEO di Ashton-Tate (AT) alla fine del 1984, in seguito alla morte di George Tate e all’addio del precedente CEO David Cole. Ricordo che AT è la società che insieme a Microsoft e Lotus formava nei primi anni ’80 il gruppo dei “Big Three” del software.

Con un business praticamente concentrato sullo storico dBASE (derivato da Vulcan), la società si trova con disponibilità finanziare davvero rilevanti (circa 300 milioni di dollari), cosa che permette ad Esber di concentrarsi su strategie di crescita e diversificazione di prodotto, assodato che dBASE è il punto di riferimento del settore e che “si vende” da solo.

Ma perché tanto accanimento verso Esber? Perché Esber riesce, nel giro di qualche anno, a distruggere quello che era il vero motivo del grande successo di dBASE: la community di sviluppatori che gli ruotava attorno.

Infatti, appena prese le redini della società, dichiara guerra a tutti coloro che sviluppano estensioni e utility di ogni tipo legate al mondo dBASE arrivando a minacciare anche il nascente “comitato internazionale per lo standard dBASE”, pensato per creare uno standard indipendente ma compatibile con il prodotto AT, ottenendo solamente di passare da “standard dBASE” a “standard xBASE”.

Ed Esber assediato dalla community (immagine tratta dal libro)

Anche la guerra con i cloni, primo tra tutti Fox Pro, non è assolutamente di aiuto ad AT che, nel giro di due anni si trova a dover fronteggiare una serie di fallimenti a cui non era abituata. Esber, nell’ambito delle attività di diversificazione, decide di far entrare nella sfera della società il wordprocessor MultiMate e i tool grafici ChardMaster, entrambi con un passato decisamente positivo, sia in fatto di qualità che di vendite, ma orami non in grado di rispondere adeguatamente alle esigenze di utenti assetati di nuove funzionalità. Si pensi che MultiMate era in grado di visualizzare una sola pagina alla volta, scelta dettata dalla scarsità di memoria di fine anni ’70 ma ormai totalmente ingiustificabile. Inoltre i due prodotti sono un “composto” di codice sorgente rimaneggiato più volte, difficile da aggiornare e manutenere. Così i reseller si trovano velocemente decine di copie dei prodotti AT invendute nei propri magazzini e con poche speranze di poterle effettivamente smaltire.

Il manuale di AT MultiMate

Come se questo non bastasse, Esber si “distrae” da dBASE. Qualche ben informato afferma che il CEO ritiene il prodotto  “poco relazionale” anche se, non essendo un tecnico, probabilmente non ha ben chiaro neanche il significato stesso della definizione. Gli utenti dello storico DB chiedono a gran voce il nuovo, e più volte annunciato, dBASE IV, e si vedono accontentati solo nell’ottobre del 1988, decisamente troppo tardi e con una serie impressionante di bug. Il tutto ovviamente giova alla concorrenza e in particolare a Fox Pro che riesce a guadagnare considerevoli fette di mercato al punto da spingere Microsoft ad acquisire l’intera Fox Software (dopo la sentenza favorevole nella causa intentata contro di le da AT) e dar vita a Visual Fox Pro.

Uno dei massimi esperti dBase, Adam Green, liquida il nuovo prodotto di AT con poche parole: “semplicemente non funziona!”. Nonostante il velocissimo rilascio di due fix release (4.1 e 4.2), la community è orami sul piede di guerra e vuole la testa di Esber, tanto che se anche la società decidesse di regalare dBase, la sua ingombrante presenza spingerebbe molti di essi a pagare piuttosto che essere psicologicamente legati alle sue uscite.

Così AT liquida il suo top manager nel 1990, ma il danno è ormai irreparabile e Borland acquista il tutto per circa 400 milioni di dollari anche se, a dirla tutta, non si rileverà un grande affare per i motivi che illustrerò nel prossimo post in cui andremo a parlare dei “posizionamenti confusi”… ammesso che questo vi sia piaciuto.

In conclusione penso che qualcuno si chiederà che fine abbia poi fatto Esber: ebbene nel 1994 lo ritroviamo a capo di Creative Labs (quella delle schede audio) e sembra proprio che il nostro CEO abbiamo imparato la lezione tanto da fondare, alcuni anni dopo, la Computer Toys Company, un sistema di intrattenimento, proprio lui che in passato aveva dimostrato tutt’altro che sensibilità e tatto verso i clienti.

Secondo voi, qual è il personaggio più “odioso” della Storia Informatica? e perché?

22 Commenti »

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  • # 1
    Giacomo
     scrive: 

    “Così AT liquida il suo top manager nel 1980″
    credo che ci un errore nell’anno..
    comunque penso che il mondo del business sia pieno di questi disastri di valutazioni e strategie, il suo mi sembra uno dei tanti.. poi credo che sia difficile restare sempre in cima: ad esempio un’azienda può fare errori madornali, ma se il mercato è in crescita e il suo prodotto è l’unico la cosa passa inosservata o con poco danno, ma il suo successo richiama inevitabilmente le mire di concorrenti che cercano di far meglio del pioniere e finiscono per erodergli quote di mercato, per cui gli eventuali errori di cui sopra vengono puniti anche più severamente del dovuto.

  • # 2
    Felice Pescatore (Autore del post) (Autore del post)
     scrive: 

    @Giacomo… si si era il 1990. Sorry

  • # 3
    massimo
     scrive: 

    Mi era sempre sembrato strano che un prodotto in una posizione di assoluta forza come il dbIII avesse perso terreno tanto rapidamente… adesso so perché è successo :-)
    La cosa affascinante è come persone intelligenti, messe nei contesti adatti, facciano scelte incredibilmente stupide. Ed Esber è un esempio, ma ce ne sono tanti altri: un’altra storia famosa è quella della Commodore, ma anche fuori dall’informatica esistono storie di disastri simili. Carlo Cipolla dceva che l’intelligenza non ha niente a che vedere con la stupidità e io tendo a dargli ragione. Storie come quella del dbIII dimostrano che si può essere intelligenti e stupidi allo stesso tempo…

  • # 4
    Luca
     scrive: 

    ..basta pensare all’Olivetti e all’occasione persa nel mondo dei Personal Computer!

  • # 5
    Antonio Barba (TheKaneB)
     scrive: 

    Credo che appena finirò il libro sul disastro di Commodore, comprerò anche questo, la vignetta è uno spasso e le storie sono interessanti :-)

  • # 6
    Uebmaestro
     scrive: 

    Lato software non saprei, ma lato hardware credo che il management Commodore abbia fatto “scuola”; Irving Gould e Medhi Ali sono nomi in cima alle blacklist di tutti i nostalgici della piattaforma Amiga…

  • # 7
    K. Wild
     scrive: 

    Il fantasma di Commodore aleggia sempre in chi ha dai 30 anni in su,una sconfitta che non abbiamo mai digerito,anche se Irvin Gould era il fianziatore/padrone di Commodore non il CEO.

  • # 8
    Andrea Del Bene
     scrive: 

    @Luca

    Olivetti è la regina degli autogol, non solo nel campo dei persona computer. Negli anni 80 possedeva quella che oggi è ARM, non so se mi spiego…

  • # 9
    nibble
     scrive: 

    @Antonio Barba (TheKaneB)
    qual è il titolo del libro?

  • # 10
    Massimo M
     scrive: 

    Concordo. Il disastro Commodore brucia ancora in molti di noi, dopo oltre 20 anni. Ricordiamoci che Amiga dava grattacapi anche all’osannato Steve Jobs!
    Poi c’è Olivetti e tutta l’informatica/elettronica Italiana. E visto che siamo in casa nostra sarebbe bello approfondire ragioni e cause della sconfitta. Magari guardando anche al nucleare (eravamo i primi), all’acciao, alla chimica … e non è tutto. (C’è la mia Alfa dal meccanico per esempio).
    Ma sto già andando fuori tema !

  • # 11
    phabio76
     scrive: 

    Oh, finalmente Felice!
    Ribadisco la mia personale preferenza su questo genere di post sulla storia di “personaggi”. Molto interessante.

    @TheKaneB
    Fuori il titolo del libro!
    Che non sia “On the Edge: the Spectacular Rise and Fall of Commodore” ???

  • # 12
    Giovanni
     scrive: 

    Mi associo alla preferenza per questo genere di articoli (e anche alle serienon troppo lunghe tipo quella terminata la scorsa settimana). Ottima la ricerca di personaggi misconosciuti e dimensticati. L’idea di porre il quesito finale stimolerà sicuramente un’infiammata di commenti!!! Complimenti.

    Riguardo ad altri eventi di disastri industriali, anch’io credo che tutte le attivitàne siano costellate e alcune le ho vissute in prima persona. Il caso riportato sarà sicuramente estremo e probabilmente l’incapacità professionale del personaggio unita a poca lungimiranza sarà il motivo che gli hanno procurato una nomination in un libro sulla stupidità! Probabilmente il personaggio sarà stato bravo a “raccontarla” riuscendo a imbombolare un po’ tutti e sicuramente i suoi interessi personali li avrà curati (non ha terminato certo in miseria dopo aver portato al declino l’azienda!).
    Il caso Olivetti può essere un ottimo esempio della natura dell’industria italiana in generale (intendo grande industria e non PMI in cui ci sono sicuramente grandi eccellenze).
    Il caso Commodore invece non sono proprio d’accordo a paragonarlo a quello citato perché, oltre alle indubbie deficenze ed errori del managment, credo che ci fossero concreti problemi pratici ed una realtà tecnologica e commerciale ben diversa che noi utenti, accecati dal mito “Amiga” e una visione del mercato molto limitata al “nostro orto” tendiamo quasi sempre a trascurare.

    Saluti

    buon RC con http://www.jurassicnews.com

  • # 13
    Flare
     scrive: 

    Anche a me sono venuti in mente subito Commodore e Olivetti. Articolo interessante. Spero di vederne altri così :)

  • # 14
    Uebmaestro
     scrive: 

    @Giovanni

    Credo che invece l’esempio della Commodore calzi a pennello:
    1) management (e investitori) miopi
    2) scarsi investimenti nel rinnovamento della piattaforma preferendo lo sfruttamento esasperato di quella esistente
    3) azienda di grande successo che va dalle stelle alle stalle in poco tempo

    Mi sembra che non manchi nessun ingrediente rispetto alla storia di Ashton-Tate :-)

    Quello che giustamente chiami “visione del mercato molto limitata” credo si riferisca al progressivo abbandono delle architetture custom da parte dei grandi produttori a favore di “commodity” hardware.
    E’ un passo che chi è sopravvissuto a quegli anni ha fatto comunque quindi me lo sarei aspettato anche da C= (Haynie stesso ha detto che già ai tempi del 4000, anche loro si stavano muovendo in quella direzione).

  • # 15
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    L’uomo più odiato è sicuramente Irvin Gould della defunta Commodore. Senza dubbio.

  • # 16
    koss
     scrive: 

    gia il C64 che tempi…

    press play on tape…

    anche il mio M24 era fantastico ma anche lui ed i sui successori ebbero vita breve…

    CEO da rinchiudere, probabilmente erano politici mancati solo loro ti portano alla distruzione…

  • # 17
    The Solutor
     scrive: 

    Beh, io credo che difficilmente si possa trovare una mossa più stupida di quella fatta da IBM coi sistemi PS/2

    Riepilogando (e semplificando un po’)

    Apple regnava con gli Apple II, e regnava grazie alla politica di apertura (per quanto possa suonare strano oggi), cloni, SW, e sched di ogni tipo in quantitativi industriali.

    IBM copia tale politica coi primi PC/XT/AT, e vince, grazie all’HW migliore ed al peso di IBM

    Nel frattempo Apple che fa ?

    Fa una giravolta di 180 gradi e fa uscire i MAC che rinnegano tutto quanto fatto prima, brevetta e chiude tutto il possibile.

    Le zucche vuote all’epoca non erano interessate all’informatica e quindi la clientela scarseggia, Apple perde, i MAC non vendono salvo che in mercati di nicchia…

    E dopo tutto questo IBM cosa fa ? Decide di copiare l’errore madornale di Apple, con la linea PS/2. Cosa che non sarebbe passata per la testa neanche ad un bambino di 3 anni.

    Non so chi fosse il CEO all’epoca, ma probabilmente avrà guadagnato più di quello che lla buona parte di noi guadagna in tutta la vita, per fare questa pirlata…

  • # 18
    Felice Pescatore (Autore del Post) (Autore del post)
     scrive: 

    @The Solutor, il CEO di IBM era John Akers e diciamo che non era proprio il momento migliore per guidare IBM…

  • # 19
    Giovanni
     scrive: 

    Prima di accusare di stupidità un manager bisognerebbe però, fare opportune valutazioni sulla situazione economico-finanziaria e gli investimenti che questa consente effettivamente di mettere in pratica.
    Nel caso di Commodore, dopo aver perso 5 anni per un aggiornamento hardware limitato (A3000), l’azienda era già esclusa dalla possibilità di raggiungere un qualsiasi tipo di successo nel settore di riferimento per quella macchina: la nicchia delle workstation che l’avrebbe comunque vista dissanguata nella guerra che si stava avviando al ribasso dei prezzi (vedi anche Atari) e all’enorme velocità e quantità di investimenti necessari a sostenere la permanenza (vedi la conversione verso architetture RISC, 64 bit, multiprocessing, standard industriali hardware e sofware, sistemi operativi proprietari e via dicendo)
    I prodotti desktop (tipo l’ottimo A1200) non avrebbero comunque sorretto economicamente l’azienda di fronte all’impatto irresistibile del fenomeno pc-windows3 che stava per esplodere all’inizio degli anni ’90.

  • # 20
    massimo
     scrive: 

    @Giovanni: ai tempi dell’A3000 la Commodore era già spacciata, gli errori erano già stati commessi (quasi) tutti.

    Il grande errore di fondo che io vedo in tante storie di disastri aziendali come questi, anche fuori dal campo dell’informatica, è la non comprensione: non capire il prodotto e non capire il mercato, cioè non capire CHI sta comprando un prodotto e PERCHE’ se lo compra. La commodore che sega la grafica in tempo reale sul C128. La Ashton Tate che fa la guerra agli sviluppatori terzi. Meno comprensione di così!!!

    E mi dispiace, ma questa mancanza di comprensione è proprio un peccato (esattamente questo: un peccato, nel senso cristiano del termine) dei top manager. Chi altri se non loro deve avere una comprensione del prodotto e del mercato? E se non ce l’hanno, DEVONO preoccuparsi di ottenerla prima di agire… se non lo fanno, IMHO sono pienamente colpevoli.

  • # 21
    PippoBau
     scrive: 

    “Qualche ben informato afferma che il CEO ritiene il prodotto “poco relazionale” anche se, non essendo un tecnico, probabilmente non ha ben chiaro neanche il significato stesso della definizione”

    Ed Esber mi sembra avere background tecnico di primissimo ordine, e anche se negli anni ’80 era già più che altro un manager non credo fosse del tutto sprovveduto o obsoleto… diciamo che semplicemente verso la comunità dBase ha fatto una mossa “diversamente simpatica”…

    http://en.wikipedia.org/wiki/Ed_Esber
    – “During his undergraduate education, he was one of the primary authors and programmers of a Management Simulation Game used to teach marketing at colleges called IMPS”
    – “Esber went to work for IBM Corporation, where he designed a floating point processor for an IBM minicomputer”
    – “He was later tasked with creating and teaching a course to prepare IBM engineers to design with microprocessors. This seminal work led to IBM announcing and shipping the IBM Personal Computer”
    – “During his career at IBM, he earned his M.S. Electrical Engineering from Syracuse University”

  • # 22
    lakar
     scrive: 

    Molto bello quel libro. Lo lessi anni fa e lo consiglio a tutti. Tra l’altro si trova ancora, anche in italiano.
    Spero in una lunga serie di articoli su quel libro.

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