di  -  martedì 29 novembre 2011

Leggendo i commenti al mio precedente pezzo circa il futuro di Linux sono emersi alcuni punti di vista che mi inducono ad un  chiarimento. Per chi avesse perso la puntata precedente, la sintesi è: Linux sul desktop ha fallito la sfida di conquistare quote di mercato all’OS dominante, e in tempi di mobile il quadro è ulteriormente fosco. Com’era dopotutto prevedibile, molti lettori mi hanno segnalato l’esistenza di Android, un OS che ha molto in comune con Linux.

È proprio su quest’argomento che verte questo mio secondo pezzo di chiarimento. Per mia inclinazione trovo abbastanza sterili questioni troppo di fino sui nomi ma credo che qualche parola vada spesa per chiarire quello che reputo il maggior fraintendimento del precedente articolo.

So che mi esprimo su una questione controversa, ma non sparate sul pianista: come alcune vostre riflessioni hanno aiutato me a porre in contesto le mie convinzioni, magari anche questo pezzo – e la discussione che ne seguirà – può rappresentare un’occasione per testare le vostre convinzioni e affinare le vostre opinioni. È anche possibile che ognuno resti della sua idea, il che in una società civile non implica perdere il rispetto reciproco.

Veniamo a noi. Dopo la lettura di alcuni commenti, una domanda ha iniziato a ronzarmi per la testa: quel Linux che molti si auguravano potesse sconfiggere l’impero del male con sede legale a Redmond e succursale a Cupertino, era il kernel? Torneremo su questa domanda al termine del pezzo. Intanto vado oltre e cerco di assumere il punto di vista di un integralista dell’open source: quando sognavamo il trionfo di Linux, era ad un sistema semi-chiuso come Android che pensavamo?

Personalmente non mi considero un integralista di alcuna causa legata alla tecnologia, dunque valuto la questione molto pragmaticamente. Vi anticipo le conclusioni del mio ragionamento: Android è il primo derivato di Linux di successo proprio perché si spoglia di alcuni gravami ideologici che hanno ostacolato il successo commerciale di tutto ciò che abbiamo chiamato Linux fino ad oggi. Il Linux la cui fine nel mercato consumer profetizzavo ieri, commettendo la leggerezza di non delimitare l’oggetto della discussione, è quel Linux che ha ancora – malgrado qualche tardivo spunto di miglioramento – forti gravami ideologici, che gli impediranno di ottenere su tablet un successo superiore a quello ottenuto sul desktop, a causa dell’incapacità sistematica di generare delle economie sostenibili. Economie con le quali, nel ventunesimo secolo, si finanziano ineludibili partnership con produttori hardware, si alimenta la domanda, si costruisce una community di sviluppatori professionisti, si finanzia l’innovazione.

Dunque accolgo l’obiezione di chi diceva che il titolo del pezzo di ieri è sbagliato, ma con riferimento a quel che possiamo definire Linux e non alla distinzione desktop/tablet: ribadisco – non che questo aspetto esaurisca il problema – che le economie che ruotano attorno a Canonical – come a qualunque altra distro consumer – sono ridicole a fronte delle barriere d’ingresso che il mercato tablet presenta e ancor più presenterà nel 2014.

Questo non esclude che nel 2014 l’efficienza energetica e la standardizzazione dell’hardware mobile avrà raggiunto un livello tale da consentire di installare qualunque OS su qualunque hardware. Rimane però da dimostrare a quanta parte dell’utenza interesserebbe un’opzione del genere.

Veniamo ad Android che, ripeto, valuto esclusivamente in ottica commerciale: in tal senso mi interessa sottolineare alcune ben note differenze fra una qualsiasi distro Linux e Android, per rimarcarne il valore nell’affermazione commerciale dell’OS di Google.

Innanzitutto Android, nella sua declinazione pratica, non si può aggiornare a proprio piacimento laddove ciò che finora abbiamo definito “distro” rappresenta il luogo per eccellenza in cui ogni componente SW può essere personalizzato e aggiornato a proprio piacimento. In Android al contrario gli aggiornamenti sono stabiliti dal produttore dell’hardware. Si tratta di un inedito nel “tradizionale” mondo Linux, che limita la libertà dell’utente in cambio di una maggior stabilità e integrazione con l’hardware – e lo salva dal cadere nella trappola delle specifiche tecniche (che CPU ha il mio telefono? quanta RAM? come ci girerà ICS?). Dalla discrezionalità dell’OEM risulta una notevole frammentazione dell’installato, ma complessivamente il modello risulta più di ogni altro funzionale alla vocazione maggioritaria che Google ha instillato in Android.

In secundis il codice sorgente di una data versione di Android è solitamente rilasciato – con l’eccezione di Honeycomb – appena il primo dispositivo che lo adotta arriva sul mercato. In altre parole lo sviluppo avviene a porte chiuse, come si conviene ad un progetto di natura economica. Il problema che lamentano alcune terze parti consiste nel fatto che l’accesso preventivo al codice – necessario per l’ottimizzazione del dispositivo – richiede una partnership con Google, e che comunque la decisione di rilasciare o meno il sorgente è unilateralmente in mano a Google.

Alcuni osservatori critici vedono in Android nient’altro che una leva per affermare tecnologie proprietarie di Google come il search e i servizi di localizzazione (si veda in proposito la disputa Skyhook vs Google). In altre parole Google, in modo non diverso da quanto fa Apple con BSD, userebbe una parte di Linux come trampolino di lancio per i propri servizi. La domanda è: se in quei servizi c’è valore aggiunto, se non insistono problematiche legate a posizioni dominanti, dov’è il problema?

Poi, Android è o non è Open Source? Quale sia la rilevanza di questa diatriba lo lascio a voi. Personalmente trovo un po’ stucchevole se non furbo, il costante riferimento fatto da Google circa l’apertura di Android. Per questo mi trovo a convenire con l’analisi di uno sviluppatore mobile del calibro di Joe Hewitt. Fatte salve le preferenze personali, che rilevanza ha questa domanda se si punta al successo della piattaforma? Direi zero. Non altrettanto per ciò che negli anni ci siamo abituati a chiamare Linux tuttavia.

Arrivo a un ultimo punto, un’obiezione a mio avviso molto pertinente dal punto di vista di chi sostiene Linux come alfiere di un nuovo e più aperto approccio al software: da Android stanno diramando nuovi walled garden, Amazon e Facebook potrebbero essere i primi di una lunga serie, che ancor più si distanziano dall’ispirazione iniziale dell’OS Linux – in cambio di una funzionalità, ivi compresi servizi come l’app store dedicato, accessibile a utenti non smaliziati. Non c’è bisogno di risalire alla storia di Unix, un OS che nasceva con l’intento di unificare un parco hardware frammentato invece che dividerlo, per cogliere la distanza venutasi a creare.

È vero, l’avvicinamento di Linux a logiche commerciali era ampiamente previsto. Il punto è che, mentre questo avvicinamento accelera, il perimetro di Linux cambia. Quello che alcuni sognavano dominasse l’informatica era un OS fatto e finito, gli utenti che si volevano conquistare non necessariamente erano consapevoli del tipo di licenza con cui fosse rilasciato il codice sorgente del kernel, e forse non volevano nemmeno sapere cos’è un kernel.

Oggi a quegli utenti ci si è arrivati, ma non con quello che dieci anni fa chiamavamo Linux. Ci si è arrivati a spese di alcune restrizioni alla libertà assoluta offerta da Linux, in cambio delle quali sono arrivate funzionalità delle quali i pionieri di Linux hanno dovuto storicamente privarsi – tutto ciò che dipende da una corretta implementazione del DRM, un volume impressionante di software commerciale di grande popolarità.

Quello che chiamiamo oggi Linux appare dunque il massimo comune denominatore fra quello che negli anni ’90 si chiamava Linux e Android, la sua miglior evoluzione in ottica commerciale: per l’appunto il Kernel. Questa constatazione ci conduce però a una domanda: quando fra vent’anni la prossima Apple farà la sua fortuna creando valore a partire da questo denominatore comune, quanti ricorderanno ancora cos’è Linux e cosa Linux rappresentava nelle intenzioni di molti di coloro che vi hanno intravisto una leva per scardinare lo status quo del mercato software?

Dunque do ragione ad alcuni commentatori del mio pezzo: dentro la bara di cui parlavo ieri, quella il cui ultimo chiodo è piantato dalla transizione al mobile, riposa non Linux nella sua interezza ma una sua vecchia pelle, quella ideologica, politica e minoritaria. Quella di cui, per semplificare, è portabandiera Stallman. È quella incarnazione dell’OS Linux – libero, personalizzabile, aggiornabile in qualunque sua parte – che nel mercato consumer non ha mai riscosso successo, e che nel mondo mobile non metterà nemmeno piede, se non per produrre oggetti che solo un 1% di appassionati o fanatici del software libero comprerebbe. Il rimanente 99% non gradisce qualunque complicazione ostacoli l’accesso alle funzioni richieste, ed è su quel 99% che, ci piaccia o meno, le priorità di chi sviluppa e vende tecnologia rimarranno focalizzate.

59 Commenti »

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  • # 1
    Gendo Ikari
     scrive: 

    Io trovo ragionevole un approccio materialista al mondo, e penso che le idee, cosi’ come i prodotti, le tecnologie, i software, si affermano e si diffondono solo se vi sono delle ragioni concrete e oggettive dietro.
    Come ho gia’ accennato nei commenti all’altro articolo, dietro la diffusione del kernel Linux, come tecnologia, vi sono delle fortissime ragioni concrete e materiali. Se la Google prende Linux come base per realizzare Android lo fa non perche’ e’ buona, perche’ e’ politicamente schierata a favore di Linux, ma perche’ ci sono ragioni tecniche ed economiche.
    Come sostiene Torvalds, Linux deve vincere le sue sfide da un punto di vista tecnico e qualitativo. Creando cioe’ una motivazione reale all’adozione di Linux.
    Il problema della FSF a mio avviso e della visione politico/sociale del software libero, come ideologia, e’ che non e’ stata in grado di realizzare delle motivazioni concrete altrettanto robuste e solide che spingessero la massa verso sistemi GNU/Linux. E per fare questo bisognava confezionare un prodotto, non una tecnologia. Bisognava confezionare un prodotto che avesse valore aggiunto per l’utente destinatario. L’utente medio non vede valore aggiunto in uno scheduler maggiormente efficiente, in una gestione della memoria piu’ ottimale, o nella possibilita’ di patchare il kernel secondo le proprie esigenze. Il valore aggiunto sarebbe stato in altre scelte.
    E ci sarebbero volute dosi da cavallo di valore aggiunto per superare l’oggettiva difficolta’ di combattere lo standard monopolista di Windows. Non e’ stato cosi’. Ma va anche detto che non c’e’ stata nessuna azienda rilevante, con il portafoglio e la capacita’ di confezionare questo prodotto. E il modello open di sviluppo evidentemente e’ in grado di sfornare le migliori tecnologie, ma non i migliori prodotti. E sono i secondi che si vendono e non le prime.

  • # 2
    Antonio Barba
     scrive: 

    amen :)

  • # 3
    Axel
     scrive: 

    Io per principio non ho mai amato Linux per la sua morale anarchica e di gratuita’.

    La gente deve pur lavorare e pagare un mutuo e il cibo a moglie e figli.

    Ora con sempre piu’ cose immateriali come bit. Se si spinge troppo la gratuita’ e si danno le cose in mano ai ragazzini delle superiori o gli universitari geni ma senza aspirazioni di lavoro perche’ figli di papa non si generano posti di lavoro.

    e nemmeno si creano imprese di successo.
    Semmai si fa guadagnare di piu’ senza sforzo imprese che sfruttano linux per guadagnare di piu:
    Oracle consiglia di staccarsi da windows per linux? in questo modo toglie lavoro e guadagni e posti di lavoro a microsoft e lei fa usare un qualcosa gratis per pompare i guadagni.

    Alla fine l’impresa che usa oracle spendera’ di piu’ facendo ricadere i costi sugli utenti. Stessa cosa Sun, ed altre aziende che hanno guadagni enormi ma sfruttano linux per scredidare microsoft.

    Un sistema operativo commerciale impiega migliaia di stipendiati
    Un sistema operativo full open source impiega gratis decine di migliaia di ragazzini.

    Esempio Wikipedia: ha cento dipendeti ed e’ autofinanziata

    se mettesse dei banner pubblicitari, se si fosse accordata con Microsoft con Encharta. Avrebbe forse 1000 o 2000 dipendenti
    e migliaia di esperti pagati.

    O se invece di diffondersi la copia di film e di musica, si fosse generato un mercato onesto di vendita adesso avremmo ancora decine di migliaia di negozi di video e musica e giochi, invece della chiusura che ha comportato la perdita di addetti in tutto il mondo

  • # 4
    Gendo Ikari
     scrive: 

    @Axel
    Lo sa vero che centinaia di aziende in tutto il mondo pagano attivamente sviluppatori che lavorano sul kernel Linux per le piu’ svariate necessita’?
    E’ conscio del fatto che l’open source produce posti di lavoro nelle aziende che lavorano direttamente al progetto, nelle aziende che usano quel progetto, negli sviluppatori che lavorano per modificare quel progetto e farne versioni customizzate ai clienti, etc… etc…?
    La sua visione dell’open source che “impiega gratis decine di migliaia di ragazzini” e’, me lo lasci dire, completamente fuori dal mondo.
    Glielo chiedo per curiosita’, lei e’ uno sviluppatore che lavora su progetti informatici?

  • # 5
    Hedd
     scrive: 

    Io sono stufo di leggere robe tipo
    “Un sistema operativo commerciale impiega migliaia di stipendiati
    Un sistema operativo full open source impiega gratis decine di migliaia di ragazzini.”

    forse in un altro mondo parallelo è così, la realtà è un’altra.

  • # 6
    Giulio
     scrive: 

    Quello che mi chiedo è se dal punto di vista capitalistico chi venda un prodotto sia realmente diverso da chi vende un servizio.

    La maggior parte delle aziende che finanzia ed adotta Linux ha come obiettivo quello di vendere prodotti e servizi ad esso associati.

    Linux è di fatto una “libreria molto grossa” che chiunque può usare a proprio piacimento per fare quello che più gli aggrada.
    Questo è il suo pregio.

    Il suo più grande difetto invece è il suo essere costantemente un cantiere aperto.

    Questo è un problema sia per chi utilizza il software che per chi si trova a svilupparci sopra.

    Spesso basta un’aggiornamento per rendere tutta la documentazione esistente inutilizzabile.

    Non è raro trovarsi di fronte a procedure che non funzionano, perché magari cambia il nome del comando o è stato eliminato totalmente per far posto a qualcos’altro.

    Motivo per il quale nel mondo reale si usano distribuzioni ben più stabili (penso a Debian) e/o con un supporto commerciale di livello (RedHat, Suse).

    Paradossalmente l’unica possibilità che ha Linux per diffondersi in ambito consumer è adottare strategie conservative.

    Android è border-line, con le sue N-mila versioni, non vorrei essere nei panni di chi si trova a svilupparci sopra.

  • # 7
    Gianluigi
     scrive: 

    La linea, che si evince dall’articolo ed in alcuni commenti, secondo cui il modello rigoroso della FSF (Free Software Foundation) va a ridurre il valore aggiunto del sistema GNU/Linux è totalmente fuori da ogni tipo di riscontro reale e logico.

    Semmai è proprio l’opposto: è l’idea di una licenza virale come la GPL, con le sue imposizioni e libertà che ne derivano, che ha permesso lo sviluppo di GNU/Linux come lo conosciamo oggi.
    Con un licenza più permissiva, tipo la apache license, si sarebbero potuti verificari “impacchettamenti” e chiusure di parte del codice che avrebbero portato conseguenze negative per la vita dell’OS.

    Il lavoro portato avanti da Stallman è IL valore aggiunto del sistema operativo: non sarebbe stato utile in alcun modo avere un “Linux” chiuso come Windows o MacOS.Di un altro blobware inconoscibile non se ne sente il bisogno sinceramente.

    Quindi, quando Torvalds afferma che GNU/Linux per guadagnare quote di mercato deve farlo spingendo sul valore aggiunto: sono d’accordo. Infatti è il valore aggiunto portato creato dalla GPL che ha permesso la diffusione sostanziale di questo sistema operativo.

    Pensate davvero che se il Kernel linux fosse stato chuso ed impacchettato attorno ad un altro S.O. closed source , si sarebbe diffuso maggiormente ed avrebbe avuto caratteristiche migliori solo perchè “closed è bello e funzionale, open è brutto, cattivo e difficile da usare” ? :/ Per favore.

    Inoltre affermazioni del tipo:
    “Un sistema operativo commerciale impiega migliaia di stipendiati
    Un sistema operativo full open source impiega gratis decine di migliaia di ragazzini.”

    oppure

    “Io per principio non ho mai amato Linux per la sua morale anarchica e di gratuita’. La gente deve pur lavorare e pagare un mutuo e il cibo a moglie e figli.”

    non serve neanche commentarle perchè denotano un’ignoranza profonda dell’argomento e della realtà che circonda le community Free Software ed Open source.

    In sostanza, se volete un sistema operativo chiuso, semplice da usare, e bello come piace a voi: esistono già Windows e MacOS. Usateli.
    Se linux fosse stato chiuso, non avrebbe raggiunto neanche quella quota di mercato che ha ad oggi, ed a mio modo di vedere le cose, non avrebbe avuto senso di esistere visto che in questo senso ne esistono altre di alternative.

    Infine, se una distro come ubuntu, tra le più user friendly, non è utilizzata dalle massaie e da tutte quelle persone che usano il pc solo per navigare e scrivere 2 righe di testo, è perchè le persone sono in generale restie a cambiare, e non ne vedono il motivo. Hanno magari imparato l’uso di windows qualche anno prima e vedere una barra spostata dal basso in alto gli sconvolge completamente la vita, rimanendo così inchiodati al vecchio classico windows.

    I motivi per la non diffusione di Gnu/Linux ne possiamo trovare a centinaia(mancato supporto da molte case produttrice hardware, distribuzioni spesso poco user friendly, persone restie a cambiare, etc…) ma NON nella politca della FSF, o nella licenza GPL. Sarebbe decisamente strumentale e fuorviante come affermazione.

    La FSF, semmai, è un valore aggiunto.

  • # 8
    Andrea
     scrive: 

    Io invece sono stufo di leggere che un sistema open è migliore (prestazioni, sicurezza, costi ecc…) a prescindere. Comunque il discorso occupazionale è del tutto fuori contesto…

  • # 9
    Gianluigi
     scrive: 

    @ Andrea

    Nessuno ha detto che è migliore.

    Il sistema migliore per ognuno è quello che maggiormente si rifà alle proprie esigenze.

    Per me può essere migliore debian, per mia mamma winxp, per mio fratello HaikuOS.

    La definizione è soggettiva e dipende da molti fattori.

    Quello che NON si può affermare è l’opposto semmai: che GNU/Linux è peggiore perchè Open Source.

    Spero di essere stato chiaro.

  • # 10
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Gianluigi, nessuno ha detto che Linux non ha successo perché è open source. Tuttavia certi estremismi non hanno di certo aiutato la causa della sua diffusione. E non è certo una rigorosa applicazione del il concetto libertà di Stallman che ha aiutato le vendite di Android. Pensa un po’ si è rifiutato di sostenere Openmoko rifiutando la scelta di implementare un SW per la gestione GPS non open…
    http://www.mail-archive.com/community@lists.openmoko.org/msg04797.html

  • # 11
    bob
     scrive: 

    @Gianluigi: “La FSF, semmai, è un valore aggiunto”
    E, di grazia, cosa avrebbe prodotto di concreto la FSF al di là della GPL (che Android, per esempio, non adotta).
    Hurd? 15 anni di sviluppo ed è ancora in beta?

  • # 12
    Giulio
     scrive: 

    La tesi è molto semplice in realtà.

    Affinché si diffonda Linux in un contesto consumer, è necessario che si allontani da quelle caratteristiche che l’hanno reso così popolare ai geek.

    Linux è un materiale grezzo, da modellare, chi lo modella meglio ottiene più successo in chiave consumer, cosa che fino a questo momemnto hanno ottenuto in pochi.

    Ma ancor di più, è necessario attrarre gli sviluppatori, non solo con politiche di rilascio più conservative e deterministiche, ma anche con strumenti di sviluppo che siano all’altezza.

    Ribadisco: non è un caso se nel mondo reale la maggioranza utilizzi distribuzioni conservative.

    Lasciamo da parte coloro che modellano Linux sulla base di esigenze specialistiche, perché ovviamente questo non entra nel campo consumer.

  • # 13
    bob
     scrive: 

    Stallman, quando parla di libertà, dimentica sempre di dire la SUA libertà, ovvero come la intende lui. L’articolo di qualche tempo fa su queste pagine è da incorniciare: no Ms, no Apple, no Android, no Openmoko, no console……Ma in che brutto mondo vive quello??

  • # 14
    cc
     scrive: 

    Axel scrive:
    “gli universitari geni ma senza aspirazioni di lavoro perche’ figli di papa”

    Francesco Guicciardini scriveva (~1530)
    “A chi stima l’onore assai riesce ogni cosa, perché non cura pericoli, non fatiche, non denari. Io l’ho provato in me medesimo, e perciò lo posso dire e scrivere: sono morte e vane le azioni di coloro non hanno questo stimolo ardente.”

    io scrivo: gli universitari che pensano solo a prendersi il pezzo di carta hanno rotto le palle.

    Per questo linux, magari non sfonderà. Ma come disse la leonessa che veniva presa in giro dalla volpe perché poteva partorire un solo figlio invece di molti: “Uno, ma leone”.

  • # 15
    Gregorio
     scrive: 

    Mi sta bene la precisazione. Ora è decisamente più chiaro il significato dell’articolo precedente. Premetto che, personalmente, ho sempre slegato i concetti “linux” e “free software”. Per i significati che attribuisco io ai due concetti, nell’articolo precedente si parlava di free software, e non di linux. E credo che, come me, la pensi allo stesso modo la maggiorparte delle persone che ha commentato quell’articolo. (se sbaglio chiedo venia da ora)

    Per carità, se tutto il software di questo mondo fosse free, quel free di cui predica Stallman, sarei contento. (NB: free, non gratis! Libero, non “non pagato”! Sono due cose diverse!)
    Purtroppo, o per fortuna, però, non tutti la pensiamo allo stesso modo, quindi esiste anche il software non free.

    Il punto in cui Alessio sposta la discussione mi piace: Linux sarebbe giunto dove è ora (sul mio cellulare, ad esempio) se non avesse tollerato politiche come quella che applica Google ad Android? No, rispondo io. E son contento di quella tolleranza! Innanzitutto perchè, come io sono libero di scrivere software libero, anche Google è libera di trattare il suo codice come vuole. E poi perchè le mie idee non sposano completamente quelle di Stallman: mi interessa la qualità, non il fatto che sia più o meno o totalmente o per niente free. Posso avere un OS migliore se includo delle librerie non free? Ok, ben venga, se mi viene permesso va bene.

    @Axel: che dire…mi spiace davvero per lei! sono sinceramente dispiaciuto, per la totale assenza di conoscenza dell’argomento. cosa che la porta a pensare e parlare come ha fatto nel suo commento. lei ha citato oracle, va bene, mi piace come esempio. lo sa perchè la mia azienda paga oracle? perchè quando, durante l’utilizzo della distro linux che loro consigliano, abbiamo dei problemi che bloccano la nostra attività (produzione, lavoro, la chiami come le pare), alziamo la cornetta e dall’altra parte abbiamo un tecnico specializzato, pagato da oracle, pronto a risolvere ogni problema. non ci riesce lui al telefono? ok, in poche ore arriva il tecnico direttamente in ufficio, anche lui stipendiato da oracle. ora si faccia un paio di conti, ci pensi bene, si informi e poi magari ne riparliamo. e ribadisco nuovamente la differenza: per free si intende libero! non gratuito!

  • # 16
    Gianluigi
     scrive: 

    @Bob
    Non ho ne la voglia ne la possibilità di scrivere tutti i contributi che Stallman ha dato all’O.S. GNU/Linux.
    Fai qualche ricerca su internet, sono sicuro che troverai risposta.
    P.S.: Ognuno vive nel mondo che vuole, per te sarà brutto per lui magari bellissimo.

    @Giulio
    GNU/Linux è un O.S. con determinate caratteristiche, e può piacere o meno per i suoi pregi/difetti.
    Non è che la “diffusione” di questo O.S. sia un punto a favore o una cosa meritevole a prescindere da tutto il resto.
    Se per “diffondersi” verso le masse, deve snaturarsi, diventare chiuso, e mettere dei vincoli ai principi di libertà e diffusione del codice che ha ora, preferisco che non si diffonda.
    Diffondendosi e snaturandosi diventerebbe un clone di windows, e non sarebbe più “linux” . Ergo non ne vedo il senso.
    Gnu/Linux non è sviluppato per essere venduto. E’ sviluppato per funzionare.
    Può piacere o meno ma se si cambia questa filosofia, allora non stiamo più parlando di gnu/linux ma di un altro sistema operativo.

  • # 17
    GR
     scrive: 

    la discussione “Linux sui desktop” dura ormai da un decennio ed ormai è appassionante come quella sulla scomparsa delle mezze stagioni. I fans di Linux ogni anno riadiscono che il prossimo è “l’anno di linux” gli altri a ridere dietro tirando fuori cifre di diffusioni anemiche. Fortunatamente per noi migliaia di sviluppatori in questi dieci anni hanno continuato produrre ottimo codice e a rendere GNU/linux quella meraviglia che è infischiandosene di queste discussioni ridicole.
    Il 90% delle persone che usano computer,e a maggior ragione, tablet e smartphone si considera all’avanguardia tecnologica se riesce a intallare una apps che gli dice qual’è la pizzeria più vicina, ma ignora totalmente la differenza fra SO e applicazione. E ‘stamo a discutere di diffusione di linux …

  • # 18
    Gianluigi
     scrive: 

    @Alessio

    Stallman lo conosciamo tutti, le sue idee non sono certo nuove.
    A me pare cmq assurdo che si voglia integrare, all’interno di un progetto Free software, una parte closed source e poi si cerca l’approvazione di stallman.
    Nessuno obbliga nessuno a scrivere un software GPL, se effettui questa SCELTA devi rispettare i principi che sono dietro. Altrimenti lo rilasci dietro apache license o altro.

    Guarda Android per esempio: il kernel è in sostanza quello di linux, e dovendo sottostare alla GPL v2 è “costretto” a rilasciarlo ad ogni nuova release.

    Però nessuno vieta a Google di impacchettare intorno al kernel linux un O.S. closed, senza obbligo di rilasciare i sorgenti, come ad esempio già fa con le sue GAPPS e come ha fatto con honeycomb.

    Quello che cerca di dire, è che è OVVIO che il modello portato avanti da Stallman NON E’ un modello IMPRENDITORIALE di vendita di software, ma c’è una filosofia dietro, con tutti i suoi pregi e difetti.

    Se vuoi licenziare un software in GPL rispetti gli obblighi che la licenza (come ogni licenza) ti impone. Altrimenti scegli un altra strada.

    Inserire dei blobware closed source all’interno di un progetto Free, ed aspettarsi l’approvazione di Stallman, scusa il termine, è ridicolo.

  • # 19
    Nope
     scrive: 

    Canonical fornisce proprio la pappa pronta e a prova di scimmia. L’utente non deve smanettare alcun ché, una volta ben installato. Ubuntu non è affatto un SO per geek (anche se volendo si possono sbizzarrire) e ai pensionati e agli inesperti vedo che si perdono meno e fanno meno pasticci che con Windows. In quanto a “gravami ideologici”, ogni distro fa a modo suo. Quasi nessuna segue rigorosamente i dettami della FSF, a parte poche sparute distro semisconosciute che userà giusto Stallman e il suo cane. Ubuntu è proprio una di quelle che consente facilmente l’uso di software e codec proprietari. Mint i codec proprietari ce li ha addirittura out of the box.
    Questo articolo si basa su un assunto sbagliato e non sono quelli i motivi per cui non si è diffuso. O se lo sono, lo sono indirettamente, come pregiudizi. La maggior parte della gente non lo conosce, qualcuno l’ha provato una volta e se ne parla per lo più per sentito dire e superficialmente. Tante seghe mentali. Poi quando lo do in mano a gente inesperta, invece si trova benissimo.

  • # 20
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ GR
    Ti sei risposto da solo, conoscere la differenza fra un SO e un’applicazione non è fondamentale per cercare una pizzeria. :-)

    Mi viene in mente un parallelo con i primi anni dell’automobile: tutti gli automobilisti erano beta tester della tecnologia. Per usare un mezzo bisognava essere consapevoli delle sue meccaniche fondamentali di funzionamento. Dal momento in cui questo non è più stato necessario, è avvenuta la motorizzazione di massa.

  • # 21
    zephyr83
     scrive: 

    Per me la distinzione fra kernel e sistema operativo è fondamentale! Linux, come kernel ha avuto un successo senza precedenti ed è sotto l’occhio di tutti! Gnu/Linux ovvero un sistema operativo “libero” con kernel linux in ambito desktop nn decolla e dubito che ce la farà in futuro! la situazione del mercato desktop è troppo particolare, c’è uno stra potere eccessivo di microsoft e fa fatica pure apple che di certo nn punta tutto sul sistema operativo per vendere. Nn credo che la situazione potrà cambiare tantissimo, c’era stata una buona occasione cn i netbook e di più ancora ora cn i tablet ma nn sfruttate! Ma solo se vediamo questi dispositivi in un’ottica DIVERSA da quella dei tradizionali PC.
    Su smartphone c’era la possibilità di vedere un sistema gnu/linux come maemo o meego! Per essere ha venduto più il primo nokia n900 che i vari windows phone presi singolarmente! Anche l’n9 nonostante sia stato ucciso da nokia sul nascere e la vendita sia stata limitata in molti paesi ha avuto un enorme successo! La massa di certo nn guarda se il sistema è “open” o meno! può essere un aspetto favorevole ma sicuramente secondario, nn è certo questo a decretarne il successo! Android avrebbe avuto la stessa fortuna anche se fosse stato chiuso…….di certo ha aiutato ma nn è stato un aspetto fondamentale!
    Anche sul modello di sviluppo ci sarebbe da discutere! android è più a “cattedrale” ma questo nn vuol dire niente! anche molti progetti GNU (quindi liberissimi) sn stati realizzati in questa maniera.
    Per quanto riguarda il kernel linux invece il successo sicuramente è stata dalla sua natura open, anzi LIBERA! L’idea di usare la licenza GPL è stata ottima e ha permesso al progetto di crescere, migliorare e rimanere OBBLIGATORIAMENTE libero! In sto caso il modello ha stra funzionato ed è sotto gli occhi di tutti! Ma per un intero sistema operativo la cosa è diversa! Cn nokia (o google stessa) avrebbe avuto successo probabilmente anche una soluzione gnu/linux (appunto maemo e meego), ma la bontà o il successo di un progetto dipendono da troppi fattori!
    Il mondo desktop è troppo particolare e sarà dura cambiare la situazione attuale! il “cambiamento” partirà dal basso ed è quello che sta avvenendo con smartphone e tablet……..e l’ha capita la stessa microsoft supportando anche i processori arm e realizzando l’interfaccia metro soprattutto per tablet e dispositivi touch che daranno un’esperienza utente ben diversa da quella tradizionale dei PC

  • # 22
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ nope

    Questo articolo si basa su un assunto sbagliato e non sono quelli i motivi per cui non si è diffuso. O se lo sono, lo sono indirettamente, come pregiudizi. La maggior parte della gente non lo conosce, qualcuno l’ha provato una volta e se ne parla per lo più per sentito dire e superficialmente. Tante seghe mentali. Poi quando lo do in mano a gente inesperta, invece si trova benissimo.

    Invece a mio avviso il motivo per cui Linux sul desktop ha toppato è in certa parte legato anche a questo modo di ragionare. Se non lo adottano sono loro stupidi. Questo non è un modo di ragionare commerciale, è un modo di ragionare elitario. Che va benissimo, ma poi non lamentiamoci se a distanza di 7 anni Ubuntu non ha neppure l’1% di share e muove un volume di danaro da salumeria.

  • # 23
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    A tutti segnalo questa interessante lettura:
    http://en.wikipedia.org/wiki/GNU/Linux_naming_controversy

  • # 24
    Cla
     scrive: 

    Io scinderei però le cose Alessio.
    Un conto è parlare di Android in sè, un conto è parlare dell’implementazione fatta dai produttori hw di Android sui propri terminali.

    Lasciando fuori il discorso del coinvolgimento della comunità nello sviluppo, che non è del tutto vero e comunque non pregiudica il fatto che un software abbia le caratteristiche per essere considerato open, Android è a tutti gli effetti una distribuzione come qualsiasi altra basata su linux (non su GNU). Si può aggiornare a piacimento ad ogni nuova versione, si può prendere, studiare e modificare completamente (driver e google apps escluse), si può installarlo su qualsivoglia dispositivo (autoradio, tostapane, centralino telefonico, robot, etc.) e via dicendo.
    Quindi dove sta la differenza con una Ubuntu?

    Quello che è da mettere sotto la lente di ingrandimento è quindi non tanto Android in sè, ma lo smartphone/tablet in cui è installato. E’ li che sta l’effettiva differenza con un PC. Non si hanno driver a disposizione quindi non si può installare SO a piacimento e si è vincolati a firmware spesso bloccati (problema oltrepassabile).
    La differenza con i desktop sta qui, la limitata “manipolarità” del SO è una conseguenza.

  • # 25
    GR
     scrive: 

    @Alessio Di Domizio
    … io però, a differenza di te, non vedo come un problema la scarsa diffusione di linux nè tantomeno la considero un sintomo di decadenza. Mi sembra solo l’inevitabile consequenza di un “sistema” fatto per “amministratori” e non per basic users, se mi consenti la banalizzazione.

  • # 26
    Gendo Ikari
     scrive: 

    @Gianluigi
    Non sono daccordo con la tua posizione riguardante la FSF, e lo dico da sostenitore della GPL.
    Il valore aggiunto della tecnologia Linux non e’ credo proprio sia la GPL o l’ideologia della FSF. E credo ragionevolmente che anche Torvalds la pensi nello stesso modo. Se lo sviluppo del kernel Linux fosse sotto un’altra licenza opensource, magari anche piu’ permissiva della GPL, avrebbe lo stesso valore di adesso.
    Parlando da lavoratore del settore, la GPL e’ limitante. Sono numerose le librerie meravigliose, che funzionano, che sarebbe bellissimo usare, e che non si puo’ fare perche’ sono GPL, e quindi non possono essere integrate all’interno di progetti e non possono essere usate. Gia’ la LGPL e’ migliore, in questo senso, ma non tutte le librerie sono disponibili come LGPL. Chiaramente questo non e’ un problema per l’ideale FSF e quel tipo di ideale che tu chiami valore aggiunto per Linux, ma che in realta’ e’ un problema per la diffusione concreta di alcuni progetti open source.
    E’ qui che bisogna tenere presente cio’ che sta succedendo.
    Linux conquista posizioni in quanto tecnologia affidabile, economica, flessibile. L’open source ha conquistato il settore software quando ha proposto tecnologie affidabili, economiche, flessibili e in pieno sviluppo. La GPL a volte e’ una limitazione a questo.
    Se pensiamo che l’open source si sia imposto come paradigma dello sviluppo, grazie alla bonta’ della sua ideologia siamo fuori strada. Si e’ imposto grazie a motivazioni di ordine tecnico ed economico. Tutto cio’ che e’ una limitazione a questo tipo di motivazioni e’ una limitazione a questo tipo di diffusione.
    Credo ragionevole pensare che se il kernel Linux fosse disponibile sotto licenze open source ancora piu’ permissive, come la BSD, potrebbe interessare un altra fetta aggiuntiva di mercato, senza per questo perderne la gia’ acquisita.
    In definitiva, non credo che la FSF sia il valore aggiunto di Linux. L’open source e’ il paradigma fondamentale, Linux e’ stato il suo veicolo di trasmissione principale come ecosistema trainante, ma se qui stiamo a parlare della FSF e’ perche’ esiste Linux, non il contrario. La qualita’ tecnica di un approccio rivoluzionario dello sviluppo software ha tenuto a galla anche la visione politico/sociale di Stallman, non il contrario. Se Linux fosse tecnicamente meno valido di quello che e’, non saremo qui a parlarne, ne’ di Linux ne’ di Stallman.
    L’open source e’ la chiave, e su questo siamo daccordo, ma la FSF non e’ l’open source. L’apporto dell’FSF e’ quella restrizione in piu’ sull’open source, la restrizione della GPL, ovvero che non puoi usare una libreria GPL in un codice non GPL, etc… etc… Il carico dell’FSF e’ il tentativo di abolire il codice proprietario. Siamo oltre l’open source. E questo oltre non e’ valore aggiunto dal punto di vista tecnico, e quindi non e’ valore aggiunto dal punto di vista della diffusione di Linux.

  • # 27
    Arelok
     scrive: 

    Alessio, complimenti per l’articolo, è tutt’altra cosa dall’altro che hai scritto, che pareva quasi un draft di questo qui ;)

    Detto questo, condivido praticamente tutto quel che hai scritto. Io uso Linux dal 2004, è da un po’ di annetti ormai. Non sono uno “smanettone”, anche se la gente mi chiama per risolvergli magagne sul pc. Sono uno di quegli utenti via di mezzo tra la nerdaggine spinta e l’uso smaliziato di Windows.
    Detto questo, ho avuto anche io la mia fase di “militanza informatica” in cui cercavo di convincere più gente possibile a usare Linux. Le conclusioni a cui sono giunto, studiando le risposte, sono state circa quelle a cui sei giunto tu. Ovvero i punti vincenti di Linux, come ad esempio le infezioni nulle, la stabilità, il concetto di open source, lo spirito di comunità ecc, non interessavano praticamente a nessuno. Nemmeno il fatto che Linux occupasse poche risorse interessava. Le domande erano sempre: “ma ci posso videogiocare?”, “ma mi funziona iTunes?”, “ma se devo fare un disegno con Autocad, c’è Autocad?”. Alla fine insomma mi resi conto che alla gente interessa ben poco “il sistema”, ma semmai guardano le applicazioni o perlomeno i risultati, come è ovvio che sia. C’è gente che compra Mac per usare Logic e Final Cut, e basta, e quello è l’esempio di “pc comprato per fare cose con un certo programma”. Su Linux una cosa del genere non è mai esistita, e viceversa Android funziona perchè è assolutamente in competizione, nel parco software, con iPhone. Ok, sì, ognuno ha le sue app diverse, ma in linea di massima Android e iOS sono paragonabili nelle funzionalità. Lo stesso non si può dire di Linux vs Windows vs Mac. Tutto qui. Alla fine Linux non è decollato perchè non c’è nessunissimo motivo di usarlo, se non per quelle funzionalità estremamente di base che potrebbero soddisfare “un po’ tutti”, ma che non appena si vuole usare qualcosa di commerciale o di non esistente su Linux, crollano miseramente.

  • # 28
    makrov
     scrive: 

    non credo che il voler essere “intransigenti” su alcune scelte abbia precluso lo sviluppo di linux su desktop, apple ha completamente tagliato fuori flash da iOS per una questione puramente “ideologica” (e anche di portafoglio) e il mercato gli ha dato ragione lo stesso, il problema è che l’opensource và a scardinare completamente le attuali politiche economiche dei produttori sia software sia hardware. il sistema delle licenze e delle release non funzionerebbe per quanto riguarda il software, mentre per l’hardware se rilasciassero dei driver completamente opensource in pochi avrebbero veramente la necessità di cambiare un componente in quanto il supporto a tale hardware non finirebbe praticamente mai (nuovo software impone nuovo hardware in quanto non piu supportato etc etc)

    ubuntu deve essere in grado di stipulare accordi commerciali con i produttori di hardware altrimenti nn uscirà mai dal circolo vizioso del “sistema per geek” o cmq riuscire a creare una necessità come ha fatto apple con iphone e ipad, e con il lancio di win8 ne avrà anche la possibilità, perchè conoscento l’utente medio wintel la nuova interfaccia metro e le app semi-cross platform saranno un ostacolo talmente grande da far saltare a pie pari win8 su desktop (su tablet nn mi esprimo, ma sn scettico sul fatto che possa rubare mercato a iOS)

  • # 29
    zephyr83
     scrive: 

    @ Gendo Ikari

    Come ha detto lo stesso Torvalds la GPL è stata la scelta più azzeccata per il proprio kernel! Anche lui inizialmente era scettico ma ora può tranquillamente affermare che è stato meglio così! Per altri progetti magari può essere limitante ma io nn la vedo così! IL progetto è MIO e decido IO come deve essere! Se IO VOGLIO che rimanga sempre libero la GPL mi da’ questa garanzia. la scelta è dello sviluppatore! Se tu vuoi utilizzare il mio programma devi stare alle mie volontà e mantenere libero il tutto! se nn ti sta bene scegli o parti da qualcos’altro! La GPL garantisce il rispetto dalla volontà dello sviluppatore! Per alcuni progetti, soprattutto a livello commerciale può essere nn molto indicata ma ce ne sn tante altre.
    è grazie alla gpl se il kernel linux viene sempre rilasciato anche all’interno di progetti “chiusi”. Ad esempio i sorgenti di honeycomb nn sn mai stati rilasciati, ma i kernel dei dispositivi che lo utilizzavano SI! stesso discorso per webos.
    La fortuna del kernel linux si deve anche a questo! Ma mi vengono in mente anche altri progetti…..se khtml nn fosse stato sotto licenza gpl magari apple nn avrebbe mai rilasciato i sorgenti di webkit, se lo sarebbe tenuto per lei o avrebbe usato un licenza più restrittiva!
    Dipende sempre da caso a caso, in ogni modo è sempre lo sviluppatore a scegliere quale licenza usare!
    Poi ovviamente gli estremismi vanno sempre eliminati e infatti prefrisco la GPL V2 alla V3 e nn a casa il kernel linux nn è ancora passato alla nuova versione!

  • # 30
    Gendo Ikari
     scrive: 

    @zephyr83
    Cerchiamo di non cadere in guerre ideologiche che non sta sollevando nessuno.
    E’ assolutamente ovvio che il codice e’ tuo e scegli te la licenza, etc… etc…
    Qui finiscono le intenzioni ed iniziano i fatti. Tu stesso dici “Per alcuni progetti, soprattutto a livello commerciale può essere nn molto indicata”. Perfetto, di questo stavo parlando, quindi siamo daccordo. La GPL e’ in linea generale limitante. Rispetto ad altre licenze egualmente open, egualmente libere, ma piu’ permissive. Nessuno sta discutendo delle ragioni che possono portare uno a scegliere la GPL. Ma se mi venite a dire che la fortuna del kernel Linux e’ nelle limitazioni aggiuntive che la GPL pone rispetto ad altre licenze open source, su questo non sono daccordo. Gradirei che si capisse la mia posizione per quello che e’.
    Per favore non rispondetemi come se avessi detto che il closed source e’ migliore, che non e’ “giusto” usare la GPL, o altre idiozie simili.

  • # 31
    bob
     scrive: 

    @gianluca: “Gnu/Linux non è sviluppato per essere venduto. E’ sviluppato per funzionare.”
    E’ per quello che mi inc**** ancora di più quando non funziona
    :-P

  • # 32
    bob
     scrive: 

    @gianluigi: “Ognuno vive nel mondo che vuole, per te sarà brutto per lui magari bellissimo.”
    Il problema è che Stallman vorrebbe (ma non può) che fosse il mondo di tutti.

  • # 33
    Luigi
     scrive: 

    Per chi legge questo articolo e non sa cosa sia GNU/Linux e quale sia la differenza con Android, crei solo confusione e basta.
    L’ho trovato sterile e privo di “reali contenuti” se non opinioni personali basate sul nulla.

  • # 34
    zephyr83
     scrive: 

    @Gendo Ikari

    Nn mi pare che attualmente il kernel linux sia limitante per prodotti commerciali! anzi tutto il contrario, è pieno di prodotti venduti con kernel linux, dai telefoni ai router! quindi dov’è sta limitazione? in sto caso nn c’è! anzi c’è l’obbligo di rilasciare i sorgenti del kernel così eventuali modifiche o migliorie possono esser disponibili per TUTTI! per una cosa come il Kernel trovo eccellente la gpl, almeno finché rimane alla versione 2.0! la 3 limita il campo commerciale è vero e infatti nn è stata presa in considerazione da Torlvads!

  • # 35
    scienzedellevanghe
     scrive: 

    ma allora non scrivere linux! scrivi gnu/linux!
    tra una parola e l’altra ci passa un’abisso!!!

  • # 36
    Gendo Ikari
     scrive: 

    @zephyr83
    La cosa piu’ ovvia: se io volessi prendere il kernel Linux, modificarlo, e vendere il prodotto risultante senza rilasciare a mia volta il sorgente non potrei farlo. Giusto, sbagliato, non mi interessa. E’ oggettivamente una limitazione. Se tu sviluppi la tua libreria GPL, non puo’ essere usata in software closed source. E’ oggettivamente un’altra limitazione. E non ho intenzione di stare qui a spiegare i mille mila motivi che possono portare un’azienda a dover rilasciare progetti non open, anche magari contro il proprio desiderio. Probabilmente la Cisco non ha avuto questi problemi e quindi si e’ permessa di rilasciare il codice sorgente del firmware dei suoi router. Altre aziende non possono. E quindi la GPL e’ limitante. Punto. Giusto, sbagliato, non mi interessa. E’ un fatto. La GPL e’ una licenza open source meno libera di altre licenze open source. Meno permissiva. E’ fatta per questo.
    La domanda di partenza era: queste limitazioni sono il valore aggiunto di Linux che ne ha favorito la crescita? No, secondo me.

  • # 37
    zephyr83
     scrive: 

    @Gendo Ikari

    Se io realizzo una libreria GPL e voglio che rimanga libera perché tu azienda puoi prenderla e farci quello che vuoi? Scegli altro! nn è limitante, rispetta la volontà dello sviluppatore! Nn è obbligatorio scegliere la gpL, ma se qualcuno lo fa ci sarà un motivo dietro!
    Inoltre libertà nn vuol dire fare quello che si vuole!
    Si per me il valore aggiunto di linux è la GPL e il fatto che chiunque può modificarlo e farne quello che vuole a patto di poi rilasciare i risultati del proprio lavoro e mi sembra anche “giusto”. E il successo incredibile avuto da linux dimostra che è un modello vincente eccome! è stra usato OVUNQUE quindi tutte ste limitazioni nn sn un problema! anzi, il kernel continua a crescere proprio perché chi lo usa e lo modifica poi rilascia a sua volta i sorgenti!
    Con una licenza tipo BSD o APache, decisamente più permissive secondo me nn sarebbe cresciuto così tanto!!!

  • # 38
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Luigi
    Consiglio anche a te una buona lettura: http://en.wikipedia.org/wiki/GNU/Linux_naming_controversy

    @ scienzadellevanghe
    Non scrivo GNU/Linux perché al riguardo la penso come Torvalds dalla A alla Z:

    Umm, this discussion has gone on quite long enough, thank you very much. It doesn’t really matter what people call Linux, as long as credit is given where credit is due (on both sides). Personally, I’ll very much continue to call it “Linux”.

  • # 39
    Giulio
     scrive: 

    @Gianluigi: sto semplicemente analizzando il perché Linux non si diffonda in ambito consumer.

    Nessuno ha mai parlato che sia necessario avere un Linux chiuso, ho parlato di implementazioni stabili nel tempo (dove intendo almeno 2 anni).

    Quando un utente compra un cellulare con Android tipicamente ha in mano qualcosa di funzionante, con una interfaccia che può piacere o meno (sicuramente le ultime release sono migliorate tantissimo), ma non è certo piacevole sia per lui che per chi sviluppa che esca una nuova versione ogni anno.

    O meglio, lo puoi fare, ma solo se aggiungi funzionalità e non cambi quelle precedenti.

    Dopodiché chiuso o meno non è questo che conta a livello tecnico, conta quanto velocemente le tue api cambiano, quanto velocemente fai uscire aggiornamenti e quanto velocemente i programmatori devono adattarsi ai nuovi cambiamenti.

    Ribadisco ciò che ho già detto: nella maggior parte degli ambienti seri non si usano distro che cambiano ogni 6 mesi, o si va su un forum per tentare di seguire una procedura che il più delle volte è obsoleta perché il SW è cambiato sotto il naso.

    Negli ambienti seri si usa ben altro, ed anche se è sempre basato su Linux, è un modo diverso di vedere Linux, anche in chiave enterprise.

  • # 40
    Giulio
     scrive: 

    Aggiungo una cosa che mi sono dimenticato di scrivere, ma che già ho detto in precedenza: la chiave di diffusione di un SO dipende dalla capacità di attrarre vecchi e nuovi sviluppatori, cosa che passa sia dalla stabilità delle conoscenze acquisite, sia dall’introdurre strumenti di sviluppo all’avanguardia (cosa che sinceramente nessuna distro Linux ha).

  • # 41
    Gendo Ikari
     scrive: 

    @zephyr83

    “Se io realizzo una libreria GPL e voglio che rimanga libera perché tu azienda puoi prenderla e farci quello che vuoi? Scegli altro! nn è limitante, rispetta la volontà dello sviluppatore!”

    -_-’ appunto. La volonta’ dello sviluppatore, non quella dell’utente. QUINDI e’ una licenza maggiormente LIMITANTE per l’utente, che e’ costretto a sottostare a vincoli che altre licenze, EGUALMENTE open, non hanno. Penso di parlare italiano in maniera corretta, quindi non rispondero’ piu’ su questo punto.

    “Si per me il valore aggiunto di linux è la GPL”

    Benissimo, per te. E quindi? Perche’ a qualcuno dovrebbe importare il fatto che te hai scelto Linux perche’ e’ GPL? Non vedo cosa questo centri qualcosa con tutto quello di cui si e’ parlato fin’ora. Se fosse stato BSD te non lo avresti scelto. Benissimo, auguri, e con questo? Non penso interessi a nessuno.
    Il punto e’: la Google, l’IBM, e centomila altre aziende avrebbero schifato Linux se fosse stato BSD? Android non sarebbe esistito se Linux fosse stato BSD? (e badate bene dico BSD per indicare una qualunque altra licenza open piu’ libera della GPL).
    Secondo te si. Bene, dimostralo. Dimostrami che il mondo enterprise, (per inciso, l’unico mondo che abbia adottato Linux in maniera rilevante), lo ha fatto solo perche’ e’ GPL e che non lo avrebbe adottato se fosse stato BSD. Dimostralo. Sono veramente curioso di vedere come farai.

    “anzi, il kernel continua a crescere proprio perché chi lo usa e lo modifica poi rilascia a sua volta i sorgenti!”

    Capisco che tu non hai ancora capito un cazzo di quello che sto dicendo. La comparazione e’ tra la GPL e un’altra licenza OPEN SOURCE piu’ libera. Hai capito? No? Pazienza, non rispondero’ ulteriormente su questo punto perche’ e’ mia convizione morale il fatto che parlo italiano.

  • # 42
    zephyr83
     scrive: 

    @Gendo Ikari

    Eh??? Io linux lo avrei scelto magari anche cn licenza BSD, anzi magari avrei usato un sistema BSD direttamente! Ma non sono io che ho scelto linux, le AZIENDE l’hanno scelto! Dimostrami TU che un’altra licenza meno “restrittiva” avrebbe permesso una maggior diffusione! Più diffuso di così nn oso immaginare! Secondo te la licenza GPL finora è stata limitante per la diffusione ma i fatti ti smentiscono alla grande! Viene usato senza problemi in campo commerciale, anche in progetti chiusi! Lo stesso Torvalds era scettico se usare la GPL meno, alla fine si è reso conto che è stata la soluzione migliore per questo progetto e i risultati lo dimostrano! Linux è scelto dalle aziende, nn dall’utente! Perché si è diffuso linux e nn un altro kernel? Offriva quello che voleva il mercato a quel tempo! magari se la FSF fosse riuscita a realizzare Hurd, linux nn avrebbe neanche visto la luce (come disse lo stesso Linus).
    Si per me il valore aggiunto che ha decretato il successo di linux rispetto ad altre soluzione è stata anche la licenza GPL che ha permesso al progetto di continuare a crescere!
    Se vuoi puoi cercare qualche informazione in più su Linux, il software libero, l’open source e cosa voleva il “mercato” (nn quello desktop ovviamente) in quel periodo e qual è stata la spinta iniziale che ha fatto diffondere linux! Se nn fosse stato gpl, tra le altre cose, nn sarebbe stato scelto per GNU e nn sarebbe quindi stato adottato da aziende come Redhat o Novell….nn sarebbe proprio mai decollato! Prima ancora di Linux, era stato scelto GNU come alternativa libera a gratuita a unix!
    Vogliamo parlare del compilatore C di Stallman GCC? anche li la licenza GPL è stata limitante? mi pare sia uno dei compilatori più usati al mondo!
    Ci sn varie soluzioni, ognuna con dei pro e dei contro! La libertà nn è far quello che si vuole, sto concetto di libertà nn esiste nella nostra “società”. La licenza GPL è indicatissima per quello che si prefigge di fare e per alcuni progetti è ottima (come appunto il kernel), permette di mantenere libero il programma per sempre!

  • # 43
    Gendo Ikari
     scrive: 

    @zephyr83

    Capisco che il furore ideologico in questo campo accechi le persone, ma mi sembra molto stupido. Ti invito a rileggere quello che ho scritto fin dall’inizio, perche’ non hai capito cosa stavo dicendo e non hai preso il punto della questione.

    “Io linux lo avrei scelto magari anche cn licenza BSD”

    Mi fa piacere sapere che hai cambiato idea rispetto a prima, e ti assicuro che molto probabilmente il 99% delle persone che usano Linux farebbero la tua scelta, perche’ le limitazioni della FSF non sono il valore aggiunto di Linux, appunto.

    “Dimostrami TU che un’altra licenza meno “restrittiva” avrebbe permesso una maggior diffusione!”

    Una licenza con meno restrizioni, per il contesto nel quale stiamo parlando, ha tutti i vantaggi della GPL e oltre, perche’ ha meno restrizioni. Quindi ci sono meno ragioni per non usare il software. Siccome conosco di persona casi in cui l’uso della GPL ha comportato l’esclusione del software, ti dico che la mia prova e’ l’esperienza personale oltre che la logica. Mi sbagliero’, ma sto aspetto la tua argomentazione invece.

    “Viene usato senza problemi in campo commerciale, anche in progetti chiusi!”

    Quali? Quale progetto usa Linux modificato senza rilasciare il codice sorgente (violandone la licenza)?

    “Più diffuso di così nn oso immaginare!”

    Io invece so e immagino per esperienza personale.

    “Se nn fosse stato gpl, tra le altre cose, nn sarebbe stato scelto per GNU e nn sarebbe quindi stato adottato da aziende come Redhat o Novell….nn sarebbe proprio mai decollato!”

    Non mi interessa la fanta-storia, e se ho dato questa impressione ho scritto male. Il punto e’ l’adesso. La FSF c’e’ adesso, le sue idee politiche ci sono ora. Se queste sono un vantaggio tecnico per Linux e’ un problema di ora. La fanta-storia e’ inutile.

    “Vogliamo parlare del compilatore C di Stallman GCC? ”

    No grazie, non c’entra niente, riguarda un mercato software assolutamente di nicchia, specifico, altamente specializzato. GCC potrebbe essere BSD, GPL 2, 3, pi greco, non interesserebbe a nessuno e non mi interessa proprio divagare ulteriormente. Sono gia’ costretto a filtrare quello che dici da tutto cio’ che non riguarda minimante questa discussione.

  • # 44
    zephyr83
     scrive: 

    @Gendo Ikari

    Guarda davvero nessun furore ideologico! Uso quello che reputo migliore per le mie esigenze! Uso un sistema gnu/linux perché mi piace ma come browser ho scelto Opera! ho si android ma nn perché open, ma perché da’ libertà all’utente (come secondo telefono ho windows mobile ancora)! il fatto che sia open è un valore aggiunto ma nn l’ho scelto solo per questo!
    Anche io scrivo in italiano e il mio discorso è sempre stato chiarissimo! Mai detto di aver scelto linux perché sotto licenza GPL, questo l’hai voluto intendere tu! Ho detto che la licenza GPL è un valore aggiunto per Linux e ne ha contribuito la diffusione e ne sn stra sicuro! I fatti lo dimostrano, nn è per niente limitante e viene scelto dalle aziende senza alcun problema in una infinità di prodotti! Senza la GPL, senza la FSF e Gnu probabilmente neanche parleremo di tutto questo! è nato tutto da un bisogno di un sistema libero alternativo a unix, la FSF è riuscita ad offrirlo ed è stato scelto GNU perché ritenuto il migliore nel complesso! Il Kernel linux è stato il perfetto coronamento del progetto, quello che mancava. Da li poi è partito tutto! GNU è usato anche cn altri kernel così come linux è usato su altri sistemi operativi. Le cose sn cambiate molto ma senza le giuste premesse nn sarebbe nato tutto questo e la GPL era necessaria per far decollare e soprattutto MANTENERE la natura aperta dei vari progetti.
    Per te la GPL è limitante, invece per me è un enorme valore aggiunto che ha permesso la diffusione di linux! Secondo te perché adesso è così diffuso e supporta hardware di ogni genere? Proprio grazie alla GPL! Con un’altra licenza probabilmente ogni produttore avrebbe usato il kernel linux, modificato e tenuto tutto per se! Perché praticamente tutti quelli che vogliono realizzare un nuovo os, anche in parte chiuso (vedi bada, webos) usano linux anziché una soluzione proprietaria? Oltre per la validità (ovviamente) anche per via dell’enorme supporto hardware che ti garantisce! e sta cosa senza la GPL secondo me nn si sarebbe mai ottenuta! è la licenza che ha contributo a far crescere e migliorare linux! anziché prenderlo e usarlo a piacere sei costretto a contribuire a tua volta per migliorarlo! a me pare un gran bel valore aggiunto che ricade pure sull’utente finale!
    Nn dico che la GPL sia indicata per qualsiasi progetto e nn condivido la versione 3! ma per alcune cose è davvero perfetta, soprattutto per il kernel.

    Prodotto chiusi che usano kernel linux è pieno il mondo! basta considerare webos, bada o anche honeycomb (i sorgenti nn c’erano ma i vari produttori il kernel l’hanno dovuto rilasciare, solo quello ovviamente). Per nn considerare i vari router o altre periferiche o accessori! A me nn sembra limitante la licenza GPL per il kernel linux, è stra usato! lo diventerebbe, in campo commerciale con la versione 3, nata appositamente per evitare prodotti troppo “chiusi” come TiVo. in questo caso neanche io concordo con la FSF e appoggio il pensiero di Torvalds, lo stesso che dichiara che la GPL è stata la scelta migliore per il proprio kernel!

    Sei tu che per me la prendi troppo sul “politico” e ideologico! Linux come kernel nn è strettamente legato alla FSF e Torvalds più volte si è trovato in disaccordo con Stallman. La FSF nn sta frenando per niente linux ed è il kernel più usato al mondo. Android che usa kernel è diventato il sistema operativo più usato su smartphone! In ambito serve soluzioni linux spopolano! l’unico campo in cui un sistema operativo basato su kernel nn riesce a prendere piede è quello consumer desktop ma dove c’è una situazione molto particolare.

  • # 45
    Riel
     scrive: 

    In casa credo di avere molti più oggetti che utilizzano Linux o derivati che non Mac OS o Windows.
    La mia TV si basa su un derivato si linux, nello stesso modo il mio router, il NAS, il digitale terrestre e secondo me anche l’amplificatore HT hanno un kernel Linux customizzato e su cui sono stati innestati i componenti che occorrevano a dare i servizi che erano necessari.
    La possibilità di attingere a buon codice, da customizzare e inserire sui dispositivi che si producono è stato secondo me un punto di svolta per molte case nell’ambito dell’elettronica di consumo.
    Si può ragionare se effettivamente Android risponda o meno ai canoni dell’open source, e se le politiche di google allontanino o meno il progetto android dal sogno degli amanti del software libero.
    Non credo che sia questo il punto. Linux, i suoi derivati e il software open source hanno permesso il proliferare di soluzioni economiche e di alto livello che altrimenti sarebbero state impensabili.

  • # 46
    floc
     scrive: 

    l’ultimo paragrafo dell’articolo riassume perfettamente il mio pensiero. L’ideologia seppur lodevole e’ una cosa, la pratica un’altra. Android secondo me e’ una buona sintesi di entrambi i mondi permettendo una buona flessibilita’, un buon controllo, e mantenendo il focus sull’utenza di massa garantendo il profitto sul prodotto finale

  • # 47
    floc
     scrive: 

    @Riel: dici “in casa”… ma sono sandbox quelle che citi, prodotti programmati e chiusi DA ALTRI, non da te o dall’utente finale, proprio alla stregua di android… E per QUEI compiti linux va benissimo, piccolo, preciso, efficiente, un orologio svizzero, perfetto per un nas o un fileserver da allestire e dimenticare fino alla fine dei giorni. Purtroppo la sua troppa flessibilita’ ed eterogenita’ sono il maggiore ostacolo per utilizzi piu’ comuni da parte della massa, lasciando campo libero solo al settore embedded

  • # 48
    zephyr83
     scrive: 

    Io continuo a nn capire certi “discorsi”. Linux funziona e questo è assodato! il suo modello open source funziona e su questo nn c’è bisogno di discutere! Qui mi pare che i discorsi, come tutto l’articolo sia incentrato su gnu/linux, quello che “usiamo” su pc che nn sfonda in campo consumer! è vero, ma cosa vuol dire? Nn è il solo e negli anni hanno fallito anche tante soluzioni proprietarie!
    In campo mobile il tentativo con nokia e intel c’era stato, maemo e meego erano distro gnu/linux portate su portatili e tablet! Si trovano in commercio tablet e netbook cn meego e l’n9 è molto apprezzato! Se ci avessero creduto di più avrebbero potuto aver successo!
    Android rimane una soluzione open source che usa Linux! funziona e raggiunge il proprio scopo! è libero, chiunque può riutilizzarlo come ha fatto amazon con il proprio tablet oppure come sta facendo Baidu in Cina! Baidu è il principale motore di ricerca cinese, in pratica è la google asiatica e userà il sistema operativo dalla casa americana (avversaria) modificato per usare i propri servizi. ma più libero e aperto di così come dovrebbe essere? Grazie alla licenza permissiva Apache potranno riutilizzare buona parte del codice di android e nn rilasciare eventuali modifiche……cosa che invece dovranno fare per il kernel e tutte le parti coperte da gpl!
    Nn riusciremo a vedere su telefoni e smartphone le classiche distro linux come ubuntu probabilmente ma che vuol dire? Sui telefoni microsoft ha sempre fatto flop e cmq nn si parla dello stesso windows sui pc! pure i tablet cn windows nn è che se ne vedano tantissimi e nn a caso cn windows 8 si parlerà prevalentemente di interfaccia e applicazioni metro, quindi nn un windows stile desktop! Anche apple sull’ipad nn ha messo osx ma ios!
    Su smartphone e tablet nn abbiamo gnu/linux, ma abbiamo android che è un’alternativa mobile a linux!
    Quindi chi o cosa avrebbe fallito? gnu/linux a imporsi in ambito consumer? è vero, così come tanti altre soluzioni anche proprietarie e a momenti negli anni 90 spariva pure apple!
    Cmq se nokia ci avesse creduto di più il sogno di vedere gnu/linux su smartphone e tablet si sarebbe avverata (in parte è stato così). Nn un sistema libero al 100%, ma neanche la mia kubuntu lo è se per questo ;)
    Canonical vuole portare ubuntu sui tablet e ha capito l’antifona realizzando unity! secondo me si sn mossi troppo tardi e soprattutto manca attorno un ecosistema! il sistema operativo da solo nn basta (se ne sn accorti nokia cn symbian e microsoft con il vecchio windows mobile), ci vogliono servizi e soprattutto partner! il prodotto deve invogliare, bisogna saperlo vendere e soprattutto bisogna mantenere sempre vivo l’interesse! dubito che canonical possa competere soprattutto nel 2014 (se nn sbaglio si parla di questa data).

  • # 49
    dtm
     scrive: 

    Non concordo affatto con l’analisi. A mio parere le motivazioni del successo di Android non vanno viste nel fatto che sia relativamente chiuso ma nei dispositivi cui è rivolto: tablet e smartphone non avevano già un sistema operativo di riferimento con app dedicate, e i possessori di iphone, seppur numerosi, sono una minoranza rispetto ai possessori di cellulare.
    Se google applicasse gli stessi principi per sviluppare a suo modo una distro per pc fallirebbe clamorosamente, schiacciata dallo standard di fatto, Windows.
    Esiste angry birds per android e per ios, esiste office per windows ma non per ubuntu – per non parlare dei giochi.
    Le aziende, tra l’altro, non hanno alcuna difficoltà ad adottare linux quando questo si adatta perfettamente alle necessità aziendali, dimostrando che il problema non è Stallman, nè la sua ideologia.

  • # 50
    erasmusjam
     scrive: 

    Nel nostro gruppo di ricerca si usa centos sui server e sui client, mentre il nostro committente usa Red Hat Enterprise.
    Facciamo sviluppo software per analisi dati sismici.
    Secondo me è una pia illusione che linux possa scalzare windows nel mercato casalingo, semplicemente perché la maggior parte degli utenti non si avventura nell’installazione del sistema operativo, per quanto l’operazione possa essere semplice.
    Tuttavia esperienze come la mia dimostrano che linux possa farla da padrone nel mondo della ricerca e dell’industria, grazie alle maggiori possibilità di personalizzazione rispetto alla concorrenza.
    Se poi le varie distribuzioni fanno passi avanti, tanto meglio per noi utenti; frega poco sinceramente che abbia l’1% o il 10%.
    Il resto è solo materiale da flame, e mi interessa relativamente poco.
    Il tutto ovviamente IMHO

  • # 51
    pippo
     scrive: 

    @Axel
    si puo’ andare anche su e giu’ per un campo con un trattore per portare lo stipendio a casa.
    Ho sempre amato linux per la sua gratuita’ e per la sua moderata anarchia.
    Ho usato spesso BLAG…che e’ molto meno moderato.
    Ebbasta spremer soldi da tutto…fatevi assumere al comune!

  • # 52
    Giulio
     scrive: 

    @pippo: ti rendi conto di quale assurdità vai dicendo?

    Lo sviluppo di software ad alti livelli, è opera di ingegneria.

    Secondo me sono molto più rari i casi dello smanettone che lavora gratis, piuttosto che quelli che vengono pagati per sviluppare software opensource.

    Opensource != Gratis

    Sia per l’utente che per lo sviluppatore.

    Non solo, nessuno mi vieta di vendere il mio prodotto e separatamente il codice sorgente. Se lo vuoi, lo paghi, perché quello che ti sto facendo da sviluppatore è un favore mica da niente.

    Il software libero è una cosa, l’open source è ben altra cosa.

    Io posso essere sostenitore dell’open source, ma non del software libero, inteso come OBBLIGO da parte dello sviluppatore di rilasciare i sorgenti.

    Io sviluppo quello che mi pare e piace, e distribuisco i sorgenti a chi mi pare e piace, perché si tratta del MIO lavoro.

    Vorrei che si rispettasse di più questa posizione, perché sacrosanta e leggettima, dal momento che ho studiato e ho investito risorse per farlo, e vorrei che la mia professionalità venisse riconosciuta e non svalutata da programmatori della domenica.

  • # 53
    andy77
     scrive: 

    Mi chiedo da dove sorga la domanda o la necessità di far “sfondare” “”linux”" (ma diciamo pure opensource) nel mercato desktop.
    Se parliamo di opensource, allora parliamo della miriade di applicazioni che già gira ovunque (darwin/osx,win,linux), proprio perchè open. (gimp,ardour,firefox,chromium,audacity,filezilla…), ti servono? usale senza pretendere che facciano tutti come te.
    Interoperabilità? Quando openoffice sarà paragonabile ad office potrò andare dal mio amico e consigliarglielo.

    …è un felice utente di archlinux che non sente la necessità di nulla a scrivere.

  • # 54
    roberto
     scrive: 

    Avete mai pensato che molto spesso siano perfino le applicazioni disponibili per un dato sistema operativo a fare la differenza? Vi faccio un esempio, su tutti i Windows è disponibile da più di 10 anni un programma di visualizzazione foto chiamato Irfanview, veramente favoloso che ti permette di fare con le foto delle cose da sogno (NON parlo di fotoritocco ma di gestione delle foto, tra cui la stampa ultra precisa nelle dimensioni, posizioni e proporzioni della foto stessa), senza contare che è di una velocità assurdamente alta..
    Ora, voi non sapete quante persone preferiscano i vari Windows già solo per questo programma (in realtà c’è ne sono davvero tanti, ma ho preso Irfanview per farvi l’esempio).
    Dal 1996 che uso anche Linux, ho notato che ci sono sempre più programmi preinstallati sulle varie distro (di cui molti sono ripetitivi tra di loro), ma se alla fine mancano quelli “furbi” presenti su Windows, me ne faccio ben poco..

  • # 55
    zephyr83
     scrive: 

    @roberto

    è indubbio, soprattutto in campo lavorativo! lo stesso vale anche per chi usa i Mac e non a caso da quando si può installare anche windows le cose sn ben cambiate! Senza tirar fuori programmi “particolari” in passato bastava la sola mancanza di msn messenger per nn far avvicinare i miei amici a linux (amsn ce ne ha messo di tempo e cmq nn è la stessa cosa), ora invece ormai nn lo usa quasi più nessuno :D (sempre dei miei amici).
    Però ho diverse applicazioni su linux che vorrei pure su windows (alcune per fortuna ci sn). Anzi, mi piacerebbe avere su pc pure alcune applicazioncine che ho su android, cose “banali” ma che spesso risultano comode e immediate.
    Cmq secondo me una società come Canonical (ma anche redhat o novell….bhe un tempo quest’ultima) dovrebbero impegnarsi più sotto questo aspetto e realizzare alcune applicazioni o suite stile ilife su mac (o tipo windows live su win). Se proprio nn vogliono realizzarle da se in casa, almeno “investire” su qualche progetto già esistente! Inoltre dovrebbero spingere maggiormente su software house di un certo peso per invogliarle a portare i propri software più famosi anche sul pinguino! Nn sarebbe male vedere photoshop ad esempio su ubuntu, ma di certo adobe finché la diffusione rimarrà all’1% nn si muoverà mai…..ci vorrebbe appunto qualche grossa azienda (o insieme) che faccia da sponsor! Inoltre, sempre riferito alle aziende, cercherei di invogliare maggiormente certe software house nell’usare strumenti di sviluppo cross-platform! Da questo punto di vista vedevo bene l’ingresso di nokia nel mondo linux con maemo/meego e le qt! c’erano anche progetti interessanti relativi a kde……purtroppo è naufragato tutto!!

  • # 56
    Mathias
     scrive: 

    Articolo di grande saggezza e molto ragionevole.
    20 anni dopo “l’invenzione” di Linux, mi pare sotto gli occhi di tutti che Linux ha fallito per colpa dell’integralismo idealizzato della parte “GNU” del progetto GNU/Linux.
    Era chiaro fin dall’inizio che se gli sviluppatori si mettono nell’ottica di “io l’ho fatto, io so cosa è bene per il mondo, quindi il mondo si adatti à ciò che ho fatto”, il mondo non si sarebbe mai adattato.

  • # 57
    zephyr83
     scrive: 

    @Mathias

    è sotto gli occhi di tutti invece che Linux ha sfondato in ogni settore praticamente ed è utilizzatissimo! ha “fallito” GNU nel mondo consumer ma è nato per altri ambiti dove invece va ancora benissimo!
    GNU nn è certo nato per i tradizionali pc desktop e si vede! è riuscito ad adattarsi molto bene ma nn è nato per quello scopo quindi nn si può certo dire che ha fallito!
    Non si è avverato il “sogno” di Stallman e della FSF ma di certo hanno fatto molto.
    Nella storia dell’informatica vedo tanti fallimenti e insuccessi molto più eclatanti.
    Riguardo la tua ultima frase, ti faccio notare che si addice benissimo anche a microsoft ed apple e tantissime altre aziende ;) a volte il mondo si è adattato, altre volte no!

  • # 58
    rpk
     scrive: 

    Analisi veramente banale. L’autore non si libera affatto da “gravami ideologici”, semplicemente non ha capito neanche un po’ cosa sia l’open source, probabilmente confondendolo con un tentativo democratoide di scalzare il mercato del software dai vari imperi del male, e dunque rileva il “fallimento” di questo tentativo.
    Il punto non è se ciò è vero o no, ma il fatto che l’open source non è comparabile con il closed non tanto per il prodotto in se, ma per il sistema che lo crea. Senza dilungarmi in troppe parole, è come comparare la treccani con wikipedia basandosi sulla qualità degli articoli: si può fare se ci interessa focalizzarsi solo sugli articoli, ma è un’idiozia se pretendiamo di dare “consigli” e giudizi alla comunità basandoci su quelli. Un sistema chiuso può essere buono o meno, ma è quello che è; una comunità come quella dei sistemi aperti è un organismo vivo, che apprende e si evolve, e che anche se produce merda non lo si può cambiare sostenendo che fa della merda.
    Anche se android battesse linux su tutta la linea, anche se il prodotto fosse incommensurabilmente migliore tanto da far apparire linux addirittura obsoleto, questo non sposterebbe di una virgola l’operato della comunità, perché essa vive di vita propria, come un organismo biologico. Al massimo muta, si evolve, si adatta, ma in nessun caso è il prodotto a comandarla.
    Ecco la differenza tra un’azienda e una comunità, ecco perché analisi del genere sono inutili.

  • # 59
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ rpk
    Mi trovo su posizioni diametralmente opposte alle tue.
    Valuto un metodo di produzione di conoscenza dalla capacità di fornire informazione attendibile.
    Valuto un modello di creazione del software in base alla capacità di impattare sul mercato.
    Valuto un modello di produzione del software come l’open source in base alla sua capacità di innescare, rimanendo fedele ai propri principi, la rivoluzione da anni profetizzata sul mercato consumer.

    I numeri dicono che l’open source e il free software non hanno lasciato sul mercato dei grandi numeri – quello consumer, quello dei miliardi di tablet, smartphone, personal computer – un effetto apprezzabile in proporzione perlomeno alle speranze dei rispettivi ispiratori ideologici.

    È dunque vero che il tuo “organismo biologico” muta e si evolve, ma è pur necessario a un certo punto domandarsi quanto abbia ancora a che vedere con l’ispirazione filosofica che gli ha dato origine. O viceversa quanto pure quest’ultima abbia dovuto cedere il passo a logiche più mondane, che sempre meno hanno a che vedere con le magnifiche sorti e progressive della rivoluzione “open” come profetizzata dai rispettivi sacerdoti.

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