di  -  mercoledì 21 maggio 2008

black_cube_.jpgQuella che mi accingo a raccontarvi è una triste e grottesca storia avvenuta nel Missouri. Megan, una ragazzina di 13 anni, viene contattata da un sedicenne di nome Josh tramite MySpace; col tempo nasce un’amicizia e se ne innamora. La storia d’amore infiamma il suo cuore, cosa questa, che sembra divertire la sua vicina di casa.

Sì perché in realtà non è mai esistito nessun Josh, il quale non era altro che un personaggio inventato da Lori Draw, vicina di casa e amica della madre della sventurata ragazzina.
Un giorno al signora Lori Draw, forse stanca di questo gioco, decide di rompere la relazione con la tredicenne Megan Meier, utilizzando anche parole molto dure, come “senza di te il mondo sarebbe un posto migliore”. Megan non regge lo shock e si suicida.

Tutto questo avvenne nel 2006, la signora Draw, che a quel tempo aveva 48 anni, negò ripetutamente di essere la proprietaria dell’account del falso Josh. Venne smascherata da una collega di lavoro, che testimoniò di averla vista in ufficio utilizzare tale account, ma nonostante questo la corte dello stato del Missouri trovò il caso talmente particolare, da non riuscire a formulare un capo d’accusa con nessuna delle leggi vigenti.

Fortunatamente ora le cose sono cambiate: poiché la creazione di false identità viola il contratto che si accetta al momento dell’iscrizione del social network, e poiché i server di Myspace si trovano in California, il caso è passato agli organi federali, che hanno finalmente formulato un capo d’accusa. Si tratta però soltanto della violazione dei termini del servizio, se pur con gli aggravanti del caso; in altre parole se la caverà con poco.

Ma negli USA non esiste il reato di circonvenzione di incapace? Parrebbe di no. Ad ogni modo oramai lo scandalo è scoppiato, Myspace è di nuovo al centro di una bufera, dopo gli scandali legati alla pedofilia (anche se i suoi manager non sembrano preoccupati più di tanto) e si chiedono a gran voce leggi capaci di regolare i comportamenti della vita sociale che passa per gli schermi, e che sappiano punire degnamente chi non le rispetta.

In realtà è dalla fine degli anni 90 che si parla di legiferare in modo da rendere il web più sicuro, gli sforzi sono stati tanti, ma i risultati pessimi.
Con la scusa della sicurezza, pezzo dopo pezzo la privacy degli utenti sta venendo sgretolata, ma le leggi, come evidenzia questo caso, sono ancora del tutto inadeguate.
Oltre al problema che chi legifera contro la nostra riservatezza forse non sempre lo fa nel nostro interesse, qualcuno prima o poi dovrà prendere in considerazione che la rete è ancora una bambina di una decina di anni, che sta crescendo si sta formando e cambia forma e modo di essere troppo velocemente per poter essere ingabbiata all’interno di un rigido sistema legislativo.

Chi deve assumersi la responsabilità di questi fatti quindi? Siamo miliardi in rete, non è ipotizzabile che fatti gravi come questo ogni tanto non accadano, ma possibile che le istituzioni si debbano scoprire impotenti davanti a tali eventi?

Infine, secondo voi, servono leggi appositamente scritte per regolare la nostra vita informatica, o basterebbe nella maggior parte dei casi saper applicare con buon senso le leggi già in vigore, che regolano la nostra vita lontana dai monitor?

8 Commenti »

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  • # 1
    Alberto
     scrive: 

    Fatti del genere costituiscono casi isolati e pure estremi.
    Ci sono sicuramente diversi altri casi dagli effetti simili che non coinvolgono internet: perché non si parla anche di questi altri?
    Forse perché non essendoci di mezzo internet è più difficile che vengano scoperti in quanto in internet qualche traccia la si lascia sempre?
    Oppure perché casi dove non ci sia di mezzo quel demonio di internet non fanno spettacolo e quindi non interessano a nessuno?

    Se vogliamo imbrigliare internet dentro leggi e norme facciamolo pure tanto è inutile e altamente demagogico.
    Potrei proporre, andando ancora più sul demagogico, di abolire la diffusione di notizie morbose per evitare i casi di emulazione e per stimolare una sana vita che torni alla natura.
    Non vi suona un campanello in testa che vi avvisa di quanto sia assurdo dare la colpa ad internet se una ragazzina è fragile e se ha una vicina di casa sadica e rincoglionita?
    Se a uno ragazzina di quel tipo un adulto del tipo della sua vicina di casa avesse fatto uno scherzo simile usando un altro sistema non si sarebbe suicidata ugualmente?

  • # 2
    mttmtt
     scrive: 

    cazzate…solo cazzate…se in rete come nella vita di tutti i gg si un po’ di logica e buon senso tutto è meglio…

  • # 3
    ardelo
     scrive: 

    E’ inutile fare leggi e leggine varie per rendere Internet sicura…C’è gente che dice che non va in Internet perchè “ci sono i pedofili e ti rubano i soldi”…Ma allora non esce mai di casa? Internet rispecchia la realtà: nella vita reale se non si fa attenzione si va a finire in brutte faccende, e la stessa cosa accade in Internet…
    Basta un po di buonsenso (e responsabilizzare i ragazzi..)

  • # 4
    Boris
     scrive: 

    concordo con mttmtt
    la rete è la copia della vita di tutti i giorni, nel bene e nel male. Mi fanno più paura i politici che vogliono regolarla e censurarla.
    Boris

  • # 5
    Enrico (Autore del post)
     scrive: 

    concordo con tutti voi, ma non è assurdo che per la legge statunitense, Lori Drew non è in alcun modo responsabile? Forse almeno a questo di potrebbe e si dovrebbe porre rimedio, o no?

  • # 6
    Phil
     scrive: 

    purtroppo (e lo dico con l’amaro in bocca) sui genitori grava la “colpa” in quanto non hanno controllato la figlia e quel che faceva in internet… in questo caso era la vicina di casa e fa scalpore che negli USA non abbiano una legge per rinchiuderla, ma poteva essere una persoan qualunque da un posto qualunque della Terra… in quel caso che si sarebbe fatto? mobilitato l’interpol per andare poi a scoprire che in Latveria il fatto non costituisce reato e non riconoscono l’estradizione???
    è una faccenda molto brutta ma serve solo a testimoniare che la tecnologia non è una babysitter e non cresce i figli al nostro posto :(

  • # 7
    Gianni
     scrive: 

    Ma questo non è circonvenzione di incapace… è un reato d’evento per cui, a meno che non ci sia stato un profitto per l’autrice dello “scherzone”, non si può applicare.

    E comunque voler paragonare il sistema americano a quello europeo ed in particolare italiano, specie in questi esempi, non ha alcun valore… Sono sistemi legali diversi che portano a risultati diversi in una materia come questa.
    Giusto per fare un esempio che si ricollega al caso della “circonvenzione di incapace”; la legge penale, in Italia, deve seguire precisamente la norma scritta e non può applicare per analogia o in forma estensiva leggi che potrebbero “quasi” applicarsi al caso in esame. Ciò non funziona così in America.. (nel bene e nel male…)

  • # 8
    battagliacom
     scrive: 

    L’unica cosa seconde me per cui dovrebbe essere condannata la donna è per il fatto di aver assunto una falsa identità, se poi la ragazza si è suicidata, vorrà dire che c’era anche altro che non andava nella sua vita…perchè per innamorarsi via Internet vuol dire che non sai più cos’è l’amore vero.

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