di  -  giovedì 22 settembre 2011

Molto prima di Internet, si definiva gatekeeping la funzione svolta da chi, trovandosi nella posizione di editore o giornalista, filtrava le notizie decidendo a quali dare rilievo e quali ignorare. La figura del gatekeeper era radicata in un contesto mediatico caratterizzato da pochi media di massa, che comunicavano a molti individui simultaneamente (broadcast), individui dotati di un potere di interazione coi media limitato (cd. push, le notizie sono ricevute passivamente, non ottenute in seguito a ricerca).

Inutile dire che il concetto stesso di gatekeeping è stato spesso associato a quello di eterodirezione: ovunque e da sempre il potere tutela la sua esistenza controllando le porte d’accesso alla conoscenza.

Una delle illusioni che ha accompagnato il boom di Internet era per l’appunto la liberazione da questo schema: tutte le fonti sono contemporaneamente accessibili, nessuno può più stabilire per noi cosa c’è da sapere e cosa sì può tranquillamente ignorare.

Avanti veloce fino ad oggi: Internet è diventato un fatto di massa e un motore di ricerca – Google – ne è divenuto la porta d’accesso per eccellenza. L’algoritmo alla base delle fortune di Google ha addirittura imparato a sintetizzare nella stessa pagina dei risultati della ricerca informazioni coerenti con quelle ricercate – prezzi, recensioni di prodotti, notizie.

C’è di più: in una intervista del 2010 Eric Schmidt dichiara: “sarà sempre più difficile per la gente consumare contenuti che non siano stati creati su misura per loro”. Se da un lato questo mutamento nell’approccio verso la conoscenza rischia di rinchiuderci definitivamente nel recinto della nostra ignoranza – come dicevamo già qualche anno fa – dall’altro è ovvio domandarsi: chi sintetizzerà quei contenuti se non Google? Chi dispone di risorse migliori di quelle del colosso di Mountain View per filtrare fra petabyte e petabyte di contenuti la risposta ad ogni domanda?

È proprio in questo passaggio che l’inserimento di una qualsivoglia chiave di ricerca, si trasforma in un gesto non meno banale della selezione di un canale in TV o all’acquisto di una specifica testata in edicola. Ed è proprio in questo passaggio che diventa chiara l’inadeguatezza delle dicotomie push-pull e broadcast-narrowcast, a definire il grado di libertà di un sistema mediatico.

Al contrario di quanto speravamo, malgrado il passaggio dal push al pull, dal broadcast al narrowcast, esistono oggi analogie preoccupanti con la situazione pre-Internet. Con la differenza che, se prima temevamo che un potere occulto cercasse di comandare da remoto il nostro senso critico, oggi rischiamo di trovarci – con l’aiuto di un algoritmo che riduce il tema della rilevanza a una questione matematico-linguistica – fossilizzati nei nostri pregiudizi, incapaci di cambiare idea. E senza un nemico da combattere, un opulento tycoon a cui addossare la colpa della nostra disinformazione.

Qualche link sul tema:

– al TED si parla della Filter Bubble: il modo in cui i filtri della ricerca ci mettono al riparo da informazioni che potrebbero contraddire le nostre convinzioni;

– solo qualche ora fa Eric Schmidt deponeva, non senza qualche difficoltà, di fronte al Senate Judiciary Committee su questioni legate al quasi-monopolio di Google.

ulteriori informazioni sulle pratiche illecite imputate a Google da alcune aziende competitor su ArsTechnica

15 Commenti »

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  • # 1
    Andrea R
     scrive: 

    Io ho sempre considerato la posizione dominante di google un problema. Ho anche usato Yahoo per anni, per non fare la pecora. Ma ora che Yahoo = Bing sono passato a google (che uso indirettamente via Scroogle). Questo perchè la microsoft è già stata beccata a fare le peggio cose coi suoi motori di ricerca…

    Però non sono contento: un motore di ricerca quasi monopolista è una cazzata, ma ora come ora non so che alternative ci siano.

  • # 2
    PippoBau
     scrive: 

    La domanda a questo punto è: l’uomo, la società, il mercato di massa, saranno mai in grado di gestire cultura e informazione senza ricorrere ai gatekeeper?

  • # 3
    arkanoid
     scrive: 

    Perchè in molti si vuole avere accesso a troppe informazioni, e siccome le informazioni sono innumerevoli, una selezione da qualche parte ci deve essere. Non può esistere un luogo o una persona che sa tutto.

  • # 4
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ PippoBau
    Questa è la domanda fondamentale, che nasce dal rapporto o meglio la sproporzione fra le nostre limitate capacità cognitive e il volume di informazione che potenzialmente siamo in grado di raggiungere.

    Io mi focalizzerei su un aspetto specifico: l’apertura globale all’informazione, in rapporto alla rilevanza per un individuo, ha alzato o abbassato il rapporto segnale/rumore?

    Io credo che abbia reso più evidente la sproporzione di cui al primo paragrafo più evidente, mentre nel contempo tecnologie come il search hanno mostrato tutte la differenza che intercorre fra il conoscere e il sapere.

  • # 5
    sidew
     scrive: 

    A me viene in mente la frase:
    Quis custodiet ipsos custodes?

  • # 6
    phabio76
     scrive: 

    Google è gatekeeper?
    mi verrebbe da dire: “Assolutamente no!”
    È la massa di utenti internet ad essere gatekeeper, Google è lo strumento che soddisfa nel miglior modo possibile le loro richieste. I risultati proposti da Google sono quelli che mediamente vengono ritenuti buoni dalla maggior parte degli utilizzatori in base a una serie infinita di variabili.

    Il digital divide di cui tanto si parla non consiste tanto nel dare a tutti una connessione a “mille mila bit/s”, ma nell’essere in grado di valutare quello che internet (e Google) direttamente o indirettamente ci propone.

  • # 7
    Smoke.Kills
     scrive: 

    @ Alessio di Domizio

    Questa è la domanda fondamentale, che nasce dal rapporto o meglio la sproporzione fra le nostre limitate capacità cognitive e il volume di informazione che potenzialmente siamo in grado di raggiungere.

    onestamente me ne sto accorgendo ogni giorno che passa, hai proprio ragione ed io aggiungo:troppi impegni,troppe responsabilità,orari di lavoro estenuanti.

    Tralasciando le ovvietà, oramai ci siamo abituati a prender come realtà assoluta la maggior parte delle informazioni che ci vengono inviate,non solo per “luoghi comuni” ma anche perchè delle volte manca il tempo necessario per processarle come si dovrebbe.

    se vogliamo essere complottisti, possiamo dire che la censura nell’era digitale è a portata di click :)

    il problema fondamentale da porsi è: Ok ed ora che ci hanno portato via tutti i supporti fisici,(e lo stanno facendo) come posso essere realmente sicuro che le informazioni digitali non vengano continuamente manipolate ad uso e consumo? verba volant, scripta manent e il dd/cloud dove si colloca tra le due?

    Le informazioni, nel senso generico del termine, come la storia purtroppo insegna, sono sempre state manipolate da chi ne aveva accesso per “guidare” la massa, diciamo però che in contesto evoluto di continuo interscambio culturale e di idee, mi sarebbe piaciuto di più che ci fosse un organizzazione super partes che gestisca le informazioni invece che una mera azienda commerciale.. perlomeno si avrebbe la parvenza di esser meno fregati :) a voi l’ardua sentenza.

  • # 8
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Phabio

    È la massa di utenti internet ad essere gatekeeper, Google è lo strumento che soddisfa nel miglior modo possibile le loro richieste. I risultati proposti da Google sono quelli che mediamente vengono ritenuti buoni dalla maggior parte degli utilizzatori in base a una serie infinita di variabili.

    Va bene il ragionamento shit in-shit out, ma proviamo a invertire la tua frase. “I risultati proposti da Google sono presi per buoni perché la maggior parte degli utilizzatori, in un mercato sostanzialmente non concorrenziale, ha “dato in outsourcing” parte del proprio discernimento a Google”. Come vedi non siamo molto lontani dalle critiche più frequentemente mosse a Google.

    Il problema poi non sarebbe tanto macroscopico se Google fosse un quasi-monopolista della sola intermediazione – o meglio lo sarebbe comunque, dal momento che i criteri di rilevanza di Google sono secretati. Il punto è che Google sconfina anche in un ruolo editoriale, laddove ha un fondato interesse economico a dirottare gli utenti presso i propri contenuti.

  • # 9
    Drizzt
     scrive: 

    Non vedo il problema: se uno decide di dare in outsurcing la propria vita, ottiene di conseguenza.
    Fai una ricerca su Google pensando che il primo risultato in altro sia la verita’? Beh, e’ un problema tuo.

    Non e’ il gatekeeping, il problema: e’ questa fissa di tanti begli intellettuali che sono convinti che il 99% dell’umanita’ non esista, perche’ vuole credere che l’unico interesse della gente sia imparare tutto lo scibile umano, invece che vivere e delegare.

  • # 10
    Axel
     scrive: 

    ****COMMENTO OFFENSIVO EDITATO****
    Come al solito non mi piacciono le risposte stupide degli stupidi di turno. Come il Bambino ****, che piange se non si parla male di microsoft come il diavolo (cresci: non e’ piu’ figo fare il nerd antiMS)
    Non C’e’ nessun complotto, visto che esistono solo nella mente dei scrittori e di altri stupidi.

    Ma c’e’ principalmente la mano di chi lavora in certi campi:

    Se chi sceglie le fonti e le notizie e’ di parte o a idee ferree su qualcosa: fa in modo che tra le notizie o le fonti compaiono certe a lui gradite.

    E spesso noto tra le news dei Blog che non sono di notizie, ma esternazioni di parte, spesso con dati errati o assurdi.

    Ma Google, come altri motori dovrebbero essere piu’ asettici possibile. Perche’ nemmeno il fatto che un milione di persone clichi quella notizia, significa che e’ reale o opportuna.

    Esempio: c’e’ la moda di inventarsi le fesserie sul Global Warming? E’ figo essere pro, e non e’ corretto dire notizie scientifiche e vere.

    Ebbene su Google News spesso vengono evitate, censurate, escluse tutte le fonti piu’ corrette per esaltare solo quelle false ma di moda. Questo aiuta piu’ a formare nelle menti deboli o senza conoscenza che davvero esiste il Global Warming causato dall’uomo.
    Ed alla fine viene data per verita’ una cosa assolutamente inventata. Ma che dara’ miliardi a chi continua a sostenerla. Perche’ si crea un circuito senza fine.

    Ma se si esponessero di piu’ qualcuno potrebbe fare miliardi per esaltare aziende o affossarle in borsa e fare soldi facili e poi sparire.

    E questo non e’ google, ma chi lavora al posto giusto

  • # 11
    RickTheSnake
     scrive: 

    @Axel:

    visto che parliamo di gatekeeping, potrei a questo punto chiederti di fornire esempi concreti del comportamento che segnali. Con il tuo post te stai effettivamente passando un messaggio filtrando certi contenuti per avallare una conclusione (“non esiste il global warming causato dall’uomo”), bollando una parte come falsa e meschina e portando ciò come prova della validità della controparte.Un comportamento che, se non erro, è qualcosa di molto vicino all’argomento di questa discussione :) (oltre che, imho, un post deliberatamente inteso a causare flame).

    Per parte mia continuo a credere che l’unico vero gatekeeping sia quello che ci imponiamo noi utenti: un certo grado di manipolazione dell’informazione è stato e sarà sempre presente, è innegabile, anche e soprattutto a livello di dati duri e puri. ogni laboratorio scientifico lavora per qualcuno, ed è perciò manipolabile. La completa libertà di informazione è una utopia del tutto irrealizzabile finchè esisterà il denaro, e probabilmente anche dopo. Ritengo tuttavia che i nostri margini rimangano ben piu’ ampi di quelli che avevamo vent’anni fa. Un esempio personale l’ho avuto facendo ricerca sugli eventi di fukushima: su internet diversi istituti di ricerca hanno pubblicato carte e dati giorno per giorno su livelli radioattivi e proiezioni assortite. Usando google, ho recuperato letteralmente centinaia e centinaia di pagine, da fonti presunte attendibili (come la world health organization, o il mit, che non sono del tutto attendibili perchè prendono uno stipendio ma vabbè, accontentiamoci) rapporti su rapporti riguardo, per esempio, gli studi e le conclusioni riguardo gli effetti della radioattività a chernobyl, abbondante materiale necessario a comprendere almeno le basi della misurazione del livello radioattivo e la scala sievert, studi di diversi istituti di ricerca sui casi di irradiazione estesa (hiroshima etc).

    E, badate bene, non ci ho messo giorni, e non ho recuperato tutto il materiale da un paio di siti “gate”, anzi. per fare una veloce selezione di materiale non tecnico ci ho messo comunque non piu’ di un paio di orette e altrettante per leggermelo e trarre alcune conclusioni.L’unico vero limite alla mia capacità di giudizio è stato, per ovvi motivi, la mia non esistente esperienza nei campi della radiologia, fisica nucleare e fisica delle particelle. Siccome mi è stato possibile arrivare a ottenere anche “dati puri”, ovvero liste di misurazioni, se avessi voluto veramente andare in fondo alla questione avrei potuto spendere un annetto a studiarmi le basi degli argomenti necessari per interpretarli.

    E non credo che senza internet o google io sarei mai venuto anche solo a conoscenza dell’esistenza di questi dati. Manipolazioni o no, piu’ che di google che raffina i suoi algoritmi io mi preoccuperei dei governi, che demoliscono la scuola cercando di soffocare la nascita del giudizio critico in grado di decidere se davvero c’è o non c’è manipolazione.

    Una politica che sembra avere un effetto estremamente efficace, visto che la gente in primo luogo permette che ciò avvenga.

  • # 12
    RickTheSnake
     scrive: 

    PS: il post di axel a cui mi riferisco nel mio post è stato cancellato, vorrei chiedere alla moderazione di valutare la possibilità di editare il paragrafo che gli ho dedicato per evitare confusione.

    E’ un po’ un peccato però, era un ottimo esempio pratico :D

  • # 13
    the_m
     scrive: 

    @Axel (#10)
    [OT]
    Sì, certo, secondo te il Global Warming non esiste e tutto il mondo è d’accordo per falsificare una misura semplice come la temperatura media (semplice rispetto, per es. notizia di oggi, alla velocità dei neutrini > c con margini d’errore sulle misure al milionesimo di secondo)..
    http://it.wikipedia.org/wiki/Riscaldamento_globale#Dibattito_scientifico

    Non ci vuol molto a capire perchè google, giustamente, in una pagina dove ha posto per poche decine di notizie, non inserisca delle fesserie complottistiche del genere… foraggiate tra l’altro dai più grandi inquinatori mondiali che non vogliono i bastoni tra le ruote http://it.wikipedia.org/wiki/Riscaldamento_globale#Finanziamenti_della_Exxon_per_teorie_alternative

    …Fortuna che ci sono fior di esperti come te che ci illuminano =)

  • # 14
    Antonio Barba
     scrive: 

    #11:

    questa parte del tuo commento sarebbe da stampare e incorniciare:

    “Manipolazioni o no, piu’ che di google che raffina i suoi algoritmi io mi preoccuperei dei governi, che demoliscono la scuola cercando di soffocare la nascita del giudizio critico in grado di decidere se davvero c’è o non c’è manipolazione.”

    Il problema della manipolazione delle informazioni, secondo me, consiste proprio nei grandi numeri della popolazione ignorante, che poi è quella che costituisce il “grosso” della cosiddetta Opinione Pubblica.

  • # 15
    Nat
     scrive: 

    Concordo con RickTheSnake e Antonio Barba.
    Google puo’ essere imputato di sfruttare la mancanza di volonta’ e capacita’ critica delle masse, ma non e’ l’artefice dell’appiattimento mentale.
    Manca la formazione critica, manca l’insegnamento dell’importanza del confronto e del dibattito, manca l’educazione al rispetto delle idee differenti e al principio di fallibilita’.
    In tutte le cose piu’ importanti, a partire dalla politica, vige una sorta di fede religiosa, per cui uno appoggia, crede e ascolta certe fonti e ne ignora completamente altre per principio, per non doversi mettere mai in discussione.
    Con questo stile nell’affrontare le cose non ci si puo’ aspettare altro, ne google, ne internet, ne chissa’ quale altra tecnologia potra’ smuovere le cose.

    Resta cmq vero che chi ha la voglia di confronto fa indubbiamente molta piu’ fatica a rintracciare informazioni a tutto tondo su un argomento SE lo strumento che utilizza pilota arbitrariamente la ricerca… se pero’ questo fosse un problema avvertito da molti dubito che google o chi per esso rimarrebbe il motore di ricerca n. 1

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