di  -  giovedì 30 giugno 2011

Spero di non risultare eccessivamente blasfemo nell’affermare che credo di essere di fronte ad un cambiamento epocale, e di essere testimone di una serie di eventi che certamente cambieranno il mondo della sicurezza informatica. Non passa giorno infatti, che non abbia letto una qualche notizia legata al trafugamento di dati personali, alla messa offline di qualche servizio od ancora alla caduta libera di varie e potenti organizzazioni governative di tutto il mondo (giusto per citarne alcune, la CIA e lo stato dell’ Arizona).

Se avete seguito queste pagine (se non è così, vi rammento alcuni articoli da non perdere qui e qui) o semplicemente se, come me, avete l’abitudine di leggere notizie da tutti i più importanti siti del mondo, di certo non vi sarà sfuggita una crescente cronaca informatica ricca di colpi particolarmente roboanti nei confronti di vari big del settore.

Al di là degli ormai vetusti e quasi noiosi attacchi verso la “povera” Sony, ho assistito ad una vera propria escalation che ha portato nelle mani dei cracker numerose informazioni riservate sottratte niente di meno che a governi, aziende di sicurezza e multinazionali, in tutti i casi prone ed indifese verso gruppi, o come piace dire in gergo “crew”, con connotati sempre più pericolosamente pendenti verso il terrorismo organizzato. LulzSec ed Anonymous, da qualche mese coalizzate in uno unico crew di super cracker, hanno dichiarato al mondo una vera e propria guerra, combattuta con armi prive di polvere da sparo ma con un potenziale forse ancora superiore.

Antisec (Anti-Security), questo il nome dato dal gruppo alla loro serie inarrestabile di operazioni, è il mezzo attraverso cui i rivoluzionari del nuovo millennio vogliono far sentire la propria voce: l’obiettivo dichiarato è infatti quello di recuperare il maggior numero di documenti classificati (ossia riservatissimi) dai più disparati organi governativi di tutto il mondo al solo scopo di mettere in imbarazzo i potenti e far sentire la voce della “revolution” computerizzata. Che si tratti di delinquenti o di veri e propri paladini della giustizia è una questione che lascio risolvere ad ognuno di voi (e la sezione dei commenti è il posto giusto dove mi piacerebbe sapere la vostra), io la mia opinione ce l’ho già (e se qualcuno ha letto il mio libro, L’Intelligenza Stupida, non stenterebbe a comprenderlo) ma per ovvie ragione di distacco giornalistico ed imparzialità non starò qui ad esporla.

Il dato di fatto è che il modo in cui le persone tentano di far sentire la propria voce sta mutando, rendendo strumenti come lo sciopero e le rivoluzioni armate un ricordo del passato, anche perché la società cambia di pari passo con l’evoluzione tecnologica e per riuscire a scalfire le “sacre” istituzioni è normale che si debbano cercare strade alternative. Dietro ad un computer siamo tutti uguali, perché chiunque noi siamo tutto viene tradotto in bit, e non esistono regole de facto ma solamente voci che hanno bisogno di farsi sentire.

Certamente i modi restano tremendamente sbagliati, perché trafugare informazioni di persone comuni, spesso senza colpe, non è il modo corretto di ottenere ciò che si vuole, ma c’è da dire che tutte le rivoluzioni che l’umanità e che i popoli hanno dovuto attraversare hanno portato con sé un inevitabile numero di morti, direi anche, tristemente, necessari. Sarà forse per il mestiere che faccio o per gli interessi che coltivo, ma tutto quanto sta accadendo in parte mi spaventa, perché la vulnerabilità dei sistemi informatici si sta rivelando così profonda, che c’è il rischio che certe azioni possano essere intraprese con relativa facilità anche dalle persone sbagliate.

Si perché un conto è attaccare solo per avere visibilità e farsi notare sulla scena mondiale, un altro è attaccare un paese entrando nel cuore del suo sistema informatico e fare morti di carne ed ossa, e da quanto vedo le competenze necessarie a compiere questi atti non mi sembrano poi così fuori portata anche per un gruppo terroristico di medie dimensioni. Alla luce di tutto questo, capisco la recente notizia che dava la DARPA (forse la più avanzata agenzia USA nel campo della ricerca tecnologica militare) in procinto di creare a scopo di test e prevenzione una “copia” di Internet, di dimensioni ridotte ma utile allo scopo di simulare attacchi informatici di vario genere e preparare quindi i soldati del futuro a prendere le necessarie contromisure.

L’operazione Anti Sicurezza intrapresa da LulzSec quindi, che tra le varie cose sembra essere giunta al termine in quanto fin dall’inizio dichiarata come atto dimostrativo a tempo (50 giorni, scaduti lunedì 27 giugno), rappresenta dal mio punto di vista un nuovo modo di esprimere il proprio disappunto nei confronti delle istituzioni, andando a colpire laddove il fianco è scoperto. Come dicevo prima, dietro ad un PC siamo tutti uguali, e non ci si può difendere con eserciti mastodontici o leggi create ad hoc per fermare i bollori dell’inquieto popolo di turno, ma ci si pone su di un piano equo dove non ci sono più disparità di sorta.

La storia è colma di atti stroncati sul nascere ed insabbiati affinché la gente non ne sapesse nulla, ma ce ne sono altrettanti (e le recenti rivoluzioni nel Nord Africa, aiutate molto dalla rete social, ne sono un importante esempio) andati a buon fine che hanno dato una sterzata a situazioni politiche drammatiche. La rete rende tutto più veloce ed immediato, ma soprattutto può raggiungere un numero di persone enorme, diversi ordini di grandezza in più di quanto possa fare un semplice passaparola. Affidarsi ai mass-media tradizionali è ormai impossibile, in quanto strumentalizzati e controllati dai governi, solo la rete rimane al momento tutto sommato libera (anche se come ben sappiamo si sta facendo di tutto per ingabbiarla ed imbavagliarla a dovere) e quindi strumento preferenziale per la nuova era delle rivoluzioni.

Questa è proprio una di quelle situazioni in cui sei in difficoltà, perché da un lato sei spaventato da cotanta “Insicurezza Informatica” perché ci sono i nostri dati personali, i nostri soldi e le nostre vite in gioco, in quanto nelle mani sbagliate questa groviera nei sistemi può provocare danni seri: furti di identità, trafugamento di denaro digitale, attacchi terroristici e molto altro ancora che la vostra fantasia possa produrre. Si spera quindi che, per il bene di tutti, questi attacchi siano da monito e diano un’accelerata all’adozione di nuove tecniche di protezione e difesa, e che vi siano adeguati investimenti da parte di governi e multinazionali affinché i nostri dati siano al sicuro, per davvero però!

Da un altro punto di vista però, è un bene che la rete rimanga neutrale e libera, e che la propria voce possa essere  sentita anche e soprattutto per cambiare le cose che non vanno nella nostra cultura e società, perché come recita un famoso slogan “chi chiede sicurezza in cambio di libertà non le merita entrambe”, non sta scritto da nessuna parte che si debba rinunciare ad una rete libera per renderla più sicura. Certo la strumentalizzazione è dietro l’angolo, e ben nascosta alla voce “rivoluzione” a volte può esserci solamente il nuovo potente di turno che tenta di approdare sul trono!

Tutta la vicenda AntiSec ha secondo me quindi una grande importanza, perché da un lato è la conferma che la “voce” può ritornare a farsi sentire in modi mai visti ed esplorati prima, da un altro è forse una grossa chance per mettere tutti in allerta nella speranza che le infrastrutture, e la cultura, possano migliorare. E’ un campanello d’allarme con una doppia faccia: è un “ricordare” al mondo che c’è gente che non molla e che ha molto da dire, ma nel frattempo è anche un monito ad una cultura informatica di basso livello.

Come concludere quindi questo “articolo-pensiero aperto”? “Viva LulzSec” oppure è più adeguato un “A morte LulzSec”? A voi l’arduo compito di giudicare…

19 Commenti »

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  • # 1
    Tarrion
     scrive: 

    Nel suo più famoso saggio, Machiavelli indica chiaramente le misure che il Principe deve adottare per evitare le rivolte: al popolo non devono essere toccati i soldi e la famiglia (in quest’ordine!).
    Che vi piaccia o meno, tale insegnamento ha un valore eterno (basti vedere la serie di rivolte che costellano la storia, fino ad arrivare alla Grecia e alla Libia dei giorni nostri).
    Nessuno si ribella in maniera così aperta, organizzata e – concedetemelo – violenta per la libertà di informazione, disappunto verso gli organi governativi o altri ideali-moda del secolo.
    La mia opinione? Non esistono “crew” di nuovi eroi, paladini della libertà della Rete, esistono piuttosto organizzazioni criminali che cercano solo un ritorno economico.
    Vi lascio con una domanda: dov’è la coerenza se si rivelano dati personali altrui tenendo nascosti i propri?

  • # 2
    Iro Suraci
     scrive: 

    mi si permetta di riassumere con una epigrafe che poi argomenterò: che massa di banalità!

    Facciamo un esempio banale…se fosse vero che il mezzo tecnologico determina un cambiamento radicale nel modo di condurre le guerre e le rivoluzioni allora nn si capirebbe perchè con l’avvento degli aerei-droni a morire in Afganistan ci sono ancora dei nostri connazionali!
    Il mondo è ancora fatto di atomi e molecole, noi siamo ancora fatti di carne e mangiamo ancora cibi, pertanto qualsiasi rivoluzione deve in primis modificare lo status quò per gli esseri umani, per farlo nn può prescindere dal modificare la maniera in cui gli esseri umani vivono e mangiano “sei ciò che mangi” diceva il filosofo.
    Operazioni come quella di questi nuovi gruppi “terroristici” o di “resistenza” a seconda dei punti di vista dimenticano completamente di inquadrare il problema nella prospettiva storica, o meglio di analizzare la situazione secondo il materialismo storico, e sono alla stregua delle brigate rosse in cui i migliori erano dei folli idealisti…i peggiori biechi criminali.
    Certo che se poi si inizia a credere che bloccando uno o anche tutti i siti mondiali il capitale inizierà a essere meno bieco…quantomeno siamo degli sprovveduti (per non usare termini più forti)

  • # 3
    Tarrion
     scrive: 

    @Iro Suraci: non potrei essere più d’accordo

  • # 4
    Wyrmskull
     scrive: 

    La sicurezza informatica è un problema sottovalutato. L’informatica è sottovalutata. Il furto di identità non è solo un crimine, ma una colpa sociale. Le scuole elementari dovrebbero favorire gli studenti a conoscere gli strumenti
    che gli serviranno nella vita. Ogni quindicenne che oggi usa Facebook non ha concetti come processore, memoria, istruzione, iterazione. Figuriamoci se riesce a capire che _non esiste_ un computer sicuro in rete, che sia della NASA, di Google o dell’FBI. Mentre non tutti i bambini sono costretti a conoscere la meccanica, perchè alla fine l’auto è solo un mezzo di trasporto, l’informatica è usata di prepotenza in qualunque campo ed estensivamente. Dalle poste agli ospedali,
    alle centraline elettroniche delle auto, alla telecomunicazione. Qualunque settore viene informatizzato e sempre più sarà così.
    Il meccanismo di controllo da parte delle autorità e delle grandi corporazioni che per via di come funziona il sistema accumulano queste informazioni e ne fanno un uso strategico commerciale statistico e in fondo anche politico.
    Non è vero che di fronte ad un computer siamo tutti uguali, è la bugia più grossa del millennio. C’è chi si connette a Facebook e crea un account uguale a milioni di account, e poi c’è chi Facebook lo crea e ha accesso a milioni di informazioni completamente sotto il suo controllo. C’è chi compra milioni
    di dati da Zuckerberg per sfruttarne i ritorni pubblicitari, speculando non solo sui tuoi gusti, ma anche sui tuoi amici, suoi tuoi pensieri, sui posti in cui ti presenti. Solo gli utilizzatori, loro sì, sono tutti schiavi ugualmente dello strapoter di chi crea gusti personalizzabili che
    vadano grossomodo bene per tutti.
    La solita storia della stampa sulle magliette: qualunque cosa scrivi sulla tua t-shirt, starai sempre alimentando il sistema, anche se ci metti sopra una bella faccia del Che.
    Questa è la rivoluzione LulzSec: riprendiamoci questi dati. La sicurezza informatica dipende soprattutto dall’utente, da quante, quali informazioni diamo a chi e come. Cosa rimane tracciabile e dove. E’ lì che la democrazia andrà a fallire. Quando tutti i voti saranno uguali ed ugualmente manipolabili
    tramite operazioni non solo di massa, ma globali.
    Quando su Internet arriveremo a contatto con 1.3 milioni di account indiani e 1.6 miliardi di account cinesi, allora lì forse avremo l’idea di quanto questo nostro mondo occidentale sia bollito, cotto, e le cose in futuro siano costrette dai meccanismi della storia e dell’informatica, a cambiare.
    Gli atti criminali “anticapitalistici” non risolvono le guerre per il dominio dell’africa e del medio oriente, la fame e la sete nel mondo — così come rubare qualche account non risolverà il controllo orwelliano che si sta andando a creare nel mondo globalizzato.

  • # 5
    aeternal
     scrive: 

    Iro Suraci:

    Certamente vero, ma non va comunque sottovalutato. Che ci siano droni e altre armi questo è sicuro. Ma non so se tempo fa hai sentito la notizia, ma un gruppo di craker (si ipotizzava che lavorassero per il governo USA) ha messo in ginocchio una centrale atomica (Iran forse? Non ricordo). Che la guerra stia diventando anche informatica credo non bisogna dimenticarlo. Se puoi governare le informazioni, puoi sostanzialmente governare tutto. E internet è appunto informazione. Indi per cui, sebbene questi attacchi possano lasciare il tempo che trovano, sono abbastana sicuro che quelle persone che si sono viste trafugare i dati hanno imparato la lezione. Non avevano colpe, è vero, ma alla luca di tutti questi attacchi, quanti di voi sono corsi ai ripari? Ad esempio utilizzando una password diversa per ogni sito? Presumo quasi nessuno. E perchè? Perchè al di la dell’inaccettabile situazione questa non ci ha toccato direttamente. Gridiamo al misfatto ma poi non agiamo di conseguenza. Ogni rivoluzione ha avuto i suoi morti e i suoi feriti. Da quello che posso dirti come esperienza, a molte persone l’unico modo di far capire certe cose è cominciare toglier loro qualcosa, e se gli togli i soldi vedi che si svegliano di sicuro. Non condivido questo modo di procedere, ma non vedo alternative. Se utilizzi la tua mail governativa nonchè la password (come è successo) per registrarti ad un sito porno e a chissà quante altri siti. Ebbene, sei un emerito beota. Non lamentarti poi se da quell’unica mail e unica password i malintenzionati che in un qualche modo sono riusciti ad avere queste informazioni ti svuotano l’account paypal, trollano il tuo account di facebook, e magari fanno pure danni ben più gravi e rischi il licenziamento. E’ cinico, lo so, ma ad un certo punto qualcosa bisogna cambiare. Internet è sempre meno per gli idioti. La mentalità deve cambiare. E se questi attacchi si rivelano inefficaci per farlo, qualcosa succederà di sicuro e prima o poi, solitamente poi, saremo costretti a farlo.
    Per quanto riguarda più da vicino la problematica Lulzsec è evidente anche l’intrinseca difficoltà nell’analizzare il problema. Giustamente qualcuno si è chiesto se non fossero gruppi creati ad hoc, a cui è stata data l’immunità in cambio di sconvolgere un po’ la rete. D’altronde intendiamoci, attaccano siti dell’FBI e della CIA e non si è mosso nessun organo poliziesco? Sono passati 50 giorni. Per Assange per “presunto stupro” hanno messo in campo l’interpol, scusatemi ma qualcosa non torna. Quindi credo che bisogna tenere a mente anche la possibilità che questi attacchi abbiamo un altro fine. Una delle cosidette “10 strategie della manipolazione” dice appunto:

    Creare problemi e poi offrire le soluzioni:
    Questo metodo è anche chiamato “problema – reazione – soluzione”.
    Si crea un problema per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare.

    In altre parole, creiamo il problema sicurezza informatica, il pubblico (soprattutto chi danneggiato) esige più sicurezza e una delle soluzioni può essere un controllo molto maggiore, tipo quello proposto tempo fa di associare un unico IP ben visibile ad ogni persona, così quando succede qualcosa sai chi andare a prendere.

  • # 6
    Iro Suraci
     scrive: 

    per quanto riguarda il sottoscritto io adotto la politica della non attaccabilità…ovvero utilizzo volutamente pressochè sempre lo stesso username e la stessa password a dimostrazione del fatto che non ho nulla da nascondere…non sono per nulla una persona integerrima, anzi, ma per lo meno non sono ipocrita, non vivo nel timore di sfigurare (i paesi anglosassoni in quanto a ipocrisia non sono secondi a nessuno), pertanto sul mio profilo di FB troverai visibili a chiunque e volutamente numero di cellulare, indirizzo e email. Certo sono stato costretto ad avere un conto in banca, anche se li vorrei tenere sotto il materasso, e in quel caso uso last pass, ma quasi solo in quello….per il resto trasparenza assoluta. (ricordo che hai tempi dei primi pc del mit una grossa polemica fu incentrata proprio sull’utilizzo di account privati da parte degli utilizzatori del tempo macchina…ma è OT).
    In generale credo che il problema delal sicurezza in internet sia un falso problema perchè sottende il fatto che noi crediamo di essere sicuri…crediamo di essere sicuri perchè il governo ci mette i poliziotti di quartiere, da i soldi per le ronde cittadine (dove sono poi?) va a Lampedusa e dice andrà tutto bene, va a Napoli e dice in un mese sistemiamo tutto….in generale va a dirti usa internet a babbo che tanto alla sicurezza ci pensiamo noi…tu nn pensare, compra e basta.
    Ora nn voglio passare per un neo luddista, anzi, io stesso sono un grande acquirente telematico (per quello che le mie misere finanze permettono) però nn sono nemmeno così illuso da cadere dal pero poi quando certe cose succedono. Il problema di fondo però è che azioni come queste descritte nell’articolo hanno a mio avviso il problema di in parte distogliere l’attenzione dal vero problema…il problema non sono le tecniche di controllo, ma i controllori (ora nn vorrei finire a fare una tirata filomarxista…ma ci siamo capiti)…inoltre tenete presente che gente come LulzSec è ampiamente criticata anche da altri gruppi di hackers proprio sulla base che attaccano gli innocenti con la scusa di creare opinione, da lì alle bombe il passo non è molto lungo. Andiamo alla storia recente italiana: quale è stato il risultato reale e concreto delal strategia del terrore delle brigate rosse? Alcuni morti e le leggi anti terrorismo, che di fatto non sono altro che un bavaglio alla libera associazione di classe e alla libera circolazione delle idee, insomma alla fin fine un freno a quello che era il movimento operaio italiano 8il tutto con la complicità del PCI ovvio). Insomma alla fin fine i lavoratori si sono trovati peggio di prima….se poi attueranno leggi di ultra censura a internet in tutto il mondo (come vogliono fare da noi…sigh!) allora sapremo chi ringraziare!

  • # 7
    Jackaos
     scrive: 

    @Tarrion

    Non mi sembrano incoerenti, non per il motivo di cui parli tu almeno.
    Se ho ben capito hanno sbudellato i sistemi informatici e le banche dati di queste aziende ed enti per mostrare come sia facile farlo; sarebbe potuta passare semplicemente la notizia del successo da parte di alcuni di essere riusciti a bucare questi sistemi ed a sottrarne i dati, ma di sicuro la gente si è sensibilizzata molto di più circa la propria sicurezza vedendoli esposti alla mercè di chiunque. Poi la coerenza… forse qualche asceta nella storia l’ha avuta. Bisognerebbe sentire per bene quali siano le ragioni che li muovono a questi gruppi, per capire se siano incoerenti o per meglio dire, iniqui; molto semplicisticamente, andando verso temi più generici, se un gruppo potente, comincia ad attuare azioni ingiuste ed incoerenti, il gruppo più debole non potrà certo essere biasimato se esce fuori dalle regole per difendersi, al massimo si è comportato, ne più ne meno, ingiustamente come chi combatte. Questo molto semplicisticamente, bisognerebbe analizzare il caso avendo molti più datio a disposizione. Bisognerebbe avere anche uno scopo, una meta, un idea, un progetto, in relazione al quale giudicare le azioni di chicchessia.
    Come dice l’articolista, per alcuni posso essere paladini, per altri criminali.

  • # 8
    OniNoSeishin
     scrive: 

    Sono daccordo con aeternal.
    Per quanto drastico, questo genere di attacchi diretti mi sembra il modo migliore e più veloce per far capire a TUTTI (aziende e utenti) che la sicurezza è una cosa IMPORTANTE, e che ognuno deve fare la sua parte.
    Del resto, le decine (centinaia?) di migliaia di password che LulzSec ha reso pubbliche, per esempio, erano relativamente semplici: non hanno resistito ad un attacco con rainbow tables. Se gli utenti avessero tenuto alla propria privacy e sicurezza, avrebbero usato password di almeno 12 caratteri con lettere, numeri e simboli.

  • # 9
    Tarrion
     scrive: 

    @Jackaos

    Capisco la tua critica, ma io non pretendo che loro “combattano” correttamente, io ho solo sollevato la mia obiezione sul fatto che questi cracker abbiano il ruolo di giustizieri:
    “I governi e le grandi aziende vi controllano e vi nascondono informazioni importanti, noi cavalieri del lambda-calcolo vi liberemo trafugando le vostre informazioni personali curandoci di tenere nascosta la nostra identità”.
    Così, mentre prima sapevamo chi aveva le nostre informazioni, adesso non sappiamo neanche quello.
    Se questi criminali volessero davvero cambiare il mondo, potrebbero provare a dare consigli gratuiti su come migliorare la sicurezza informatica globale.
    Se io costruissi un palazzo poco sicuro, un esperto altruista potrebbe dirmi dove aggiungere colonne portanti, piuttosto che raderlo al suolo per dimostrarmi che ho sbagliato!

  • # 10
    Pollo Scatenato
     scrive: 

    Dirò una banalità, ma il web è nato con scopi militari per consentire una comunicazione decentralizzata e praticamente impossibile da impedire.
    Lo scenario era “se i russi ci invadono e prendono il controllo dei media centralizzati, con Arpanet i partigiani avranno un modo in più di scambiarsi informazioni”.
    Da quando sono state messe giù quelle specifiche il mondo è cambiato e nella rete è entrato di tutto e di più.
    E’impressionante vedere come dopo mezzo secolo, con una rete di dimensioni allora inimmaginabili, con collegate macchine e sistemi allora inconcepibili, con campi di applicazione totalmente diversi ecc ecc ecc… la rete rimanga in piedi anche di fronte a cyber wars su larga scala.
    Il web è vivo e vegeto, più grande e più utiòle che mai, la bontà dell’idea di base non è stata scalfita dalla massificazione, dalle ondate di spam, dalle psicosi scatenate dalla diffusione di malware, e regge ancora oggi che è stato trasformato in un campo di battaglia.
    Tanto di cappello al web.

  • # 11
    arkanoid
     scrive: 

    IMHO la rete deve stare fuori da tutto questo perchè non è per nulla democratica.
    Su face, per i referendum, c’erano paginate di “4 Sì per cambiare l’Italia” e quasi tutti coloro che hanno scritto qualcosa sul proprio profilo accendendo il cervello (a prescindere dal parere, solo per aver riflettuto) sono stati letteralmente assaliti.
    La rete deve stare fuori dalla politica e dalle rivoluzioni.

  • # 12
    Lorenzo
     scrive: 

    concordo con IRO Suraci…non saranno i furti d’identità (o la minaccia di azioni di questo tipo ) a far vacillare il sistema: arriveranno a toccare il quotidiano della gente MOLTO PRIMA cose tangibili come (giusto per fare un paio di esempi) il massiccio finanziamento dei debiti pubblici occidentali da parte della Cina (=ci terranno per le palle i Cinesi e non certo Anonymous & C) e l’insostenibilità del sistema di previdenza sociale…cose che leveranno davvero il pane di bocca: il nostro modello è sull’orlo del baratro ma non certo per la minaccia di questi qui..e se il loro scopo era svegliarci direi che invece hanno ottenuto l’effetto di catalizzare l’attenzione su una cosa minore.

  • # 13
    asd
     scrive: 

    qualsiasi cosa mi sta bene, basta che il cloud muoia prima di nascere.

  • # 14
    darkinvader
     scrive: 

    La rete è uno strumento, ne più ne meno dei droni, dei soldati, dei soldi, serve per ottenere un risultato.
    A volte quello che percepiamo attraverso i “mezzi di informazione” può essere distorto, offuscato, ribaltato, a nostra insaputa.
    Che dire, certo spiattellare informazioni segrete senza metterci la faccia è “facile”, imho sarebbe il caso di accendere il cervello ed iniziare a preoccuparsi, il mondo è gestito da poteri che vanno oltre i governi e forse l’unico angolo di “vera libertà” è ricavabile solo sulla rete, probabilmente le crew alla ribalta in questi giorni non sono eroi, sicuramente sono dei criminali e dei terroristi….
    Ora come ora mi vengono in mente alcuni film come 1984 e “V per vendetta”, il mondo d’oggi sembra sotto sopra, ma alla fine qual’è il verso per guardare?
    “E’ morto il re, Evvia il re” come dicevano gli antichi….

  • # 15
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Personalmente sono contro il “segreto di stato”: la gestione del medesimo dovrebbe essere del tutto trasparente ai cittadini.

    Per cui la fuoriuscita di informazioni “riservate” non mi crea problemi di ordine morale.

    La pubblicazione di dati personali di cittadini, invece, è un atto che andrebbe perseguito e punito ai massimi livelli.

    Non m’importa le finalità “educative” (mah!) di questo gruppo di hacker: si sono messi completamente dalla parte del torto nel momento in cui hanno preso di mira i dati della gente.

  • # 16
    banryu
     scrive: 

    Io la penso come Cesare Di Mauro, quando dice:
    “””
    Non m’importa le finalità “educative” (mah!) di questo gruppo di hacker: si sono messi completamente dalla parte del torto nel momento in cui hanno preso di mira i dati della gente.
    “””

  • # 17
    Luca
     scrive: 

    Secondo me, troppi utenti web “viaggiano” in un mondo stile Matrix.
    Fanno fatica a pensare in autonomia e vedono la realtà come nei cartoni animati.
    Il buono da una parte e il cattivo dall’altra.
    Chi sia il buono e chi sia il cattivo è poi il punt focale.
    Non sono pochi i casi di “criminali del web” che poi vengono riciclati (data la loro abilità) da enti governativi e via dicendo.
    Questo cosa vuol dire ?
    Il cattivo passato dalla parte della barricata diventa buono…o cosa ?
    E come definire il buono che “ricicla” al suo servizio un criminale ?
    Questo è un esempio che la vita la vedi come vuoi vederla.
    E’ sempre una questione di punti di vista.
    Chi mi assicura che la banca non spia il mio contocorrente?
    Chi mi assicura che chi produce antivirus non sia il primo a produrli?
    A volte basterebbe spegnere il pc e uscire di casa….

  • # 18
    darkinvader
     scrive: 

    “A volte basterebbe spegnere il pc e uscire di casa….”
    Pienamente concorde, al giorno d’oggi purtroppo però il confine tra buono e cattivo è talmente tanto sottile che non c’è quasi distinzione, quante volte nel mondo reale ci sono persone aditate come “mostri” che poi si rivelano essere in realtà vittime e vice versa, è tutto il sistema che deve cambiare, è questo il concetto che nessuno vuole vedere, spesso ci si ferma a considerare per oro colato quello che si sente nei mass media, ma siamo sicuri che le cose stiano realmente come ce le vogliono presentare, la rete è solo un mezzo, non è matrix, la realtà è fuori, ma la realtà influenza la rete e la rete può influenzare la realtà…
    Non sempre chi viene sbandierato come eroe lo è, basta semplicemente andare oltre per poterlo vedere, sta a voi scegliere il punto di vista, e come disse uno, combatterò fino alla morte purchè anche tu possa dire la tua opinione in libertà e rispetto anche se opposta alla mia…

  • # 19
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Nel momento in cui questi s’infilano nei PC di gente comune oppure ne pubblicano i dati recuperati da siti governativi o commerciali, questi non sono eroi, ma degli squallidi criminali che andrebbero appesi al palo su una pubblica piazza.

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