di  -  lunedì 27 giugno 2011

I bravi artisti copiano, i grandi artisti rubanoPablo Picasso

Un musicista decide un bel giorno di reinterpretare con le sonorità dei sistemi 8 bit degli anni ’80 Kind of blue (1959) di Miles Davis, uno dei più famosi album della storia del jazz. L’album si chiama Kind of bloop e la copertina, coerentemente con l’ispirazione, non è nient’altro che la versione pixelata di quella originale.

Il fotografo autore dello scatto poi divenuto la copertina dell’album di Davis a fine anni ’50 ritiene che il suo diritto d’autore sia stato violato e dà mandato ai suoi legali di ottenere un cospicuo risarcimento per danni da Andy Baio, l’autore dell’album.

Baio, convinto che il suo uso dell’opera sia tutelato dalla dottrina del fair use, porta in tribunale le sue istanze. Ben presto però la potenza di fuoco dei legali del famoso fotografo newyorchese scoraggiano Baio dal proseguire l’azione legale. La questione viene dunque composta extragiudizialmente con un pagamento di Baio a favore del fotografo di 32.500 dollari.

Potete leggere la storia, raccontata dal protagonista, qui.

Sarebbe facile, forse un po’ troppo, commentare la questione nei termini del ricco fotografo con tanto di casa da 72 stanze (sic!) a Manhattan che strappa quello che per lui è un piatto di lenticchie a un artista indipendente. Qualcuno avrà anche la tentazione di dire che ciò che rende quella foto interessante è perlopiù il soggetto, e potrebbe finire per domandarsi il senso di esigere danaro su uno scatto che non è citato in quanto tale, ma in quanto copertina di un album – una colonna portante della storia del jazz – peraltro risalente ad oltre mezzo secolo fa. Altri infine potrebbero obiettare che la rielaborazione di quella foto non era fine a se stessa ma anzi creativa e perfettamente in tema con quella che, piaccia o meno, è una nuova espressione artistica. Non è però questo il punto.

Allargando la prospettiva, il fuoco si sposta sula dottrina del fair use che, come Baio giustamente rimarca, è tanto generica da rappresentare sempre una coperta troppo corta. E, come tutto ciò che è troppo generico, rischia di finire interpretata sempre a favore di chi ha al soldo i migliori avvocati.

Situazioni del genere, anche se composte extragiudizialmente, danno un’idea delle potenziali ripercussioni della guerra del copyright. Una lunga guerra di trincea, che da una parte vede schierate persone che riconoscono nella citazione e nella reinterpretazione dell’opera altrui il germe della creatività, l’origine di ogni positiva sovversione dello status quo. Dall’altra gente che è diventata lo status quo, dopo aver fatto il proprio comodo in un tempo in cui la proprietà intellettuale era molto meno disciplinata.

A chi fosse interessato ad avere un altro punto di vista sulla vicenda, segnalo questo interessante contributo di John McCoy, che apre con una storiella degna di essere riportata:

Ōoka Tadasuke, un magistrato giapponese del 18° secolo, viene interpellato da un locandiere il quale ascolta un giovane confidare a un amico che mangia il suo riso vicino alla locanda perché l’odore del pesce cotto rende più gradevole il suo pasto. Il locandiere denuncia il giovane al magistrato, pretendendo un pagamento per l’odore che egli ruba. Ōoka, esaminato il caso, chiede al giovane di prendere qualche monetina dalla tasca e farla cadere da una mano all’altra. Dice quindi al locandiere: l’odore di pesce è stato pagato dal suono dei soldi.

8 Commenti »

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  • # 1
    avve
     scrive: 

    Ottimo post.
    Basta vedere il caso di “Bitter sweet symphony” dei Verve, uno dei più bei brani contemporanei mai creati.
    Se i verve avessero dovuto rispettare la legge, non avrebbero semplicemente potuto pubblicare quel brano (i rolling stone semplicemente avevano negato la licenza, nonostante i verve li avessero interpellati prima).
    Da quando Richard Aschroft ha perso la causa con quel pisquano di Mike Jagger, una canzone bellissima e tenuta volutamente al riparo dalle grinfie di pubblicitari, è stata praticamente sputtanata in ogni spot.
    Una tristezza di storia…. per fortuna che la canzone me la sono goduta prima che venisse violentata da riproduzioni ossessive in spot pubblicitari!

  • # 2
    Al
     scrive: 

    Purtroppo spessissimo ci si dimentica che Copyright, ed in generale la Proprietà Intellettuale, sono un compromesso che, come tale, è imperfetto e dovrebbe reintepretato con i tempi e le tecnologie.

    Invece nelle discussioni che si leggono in rete, nei Palazzi della politica e nei tribunali prevalgono solo le istanze estremistiche.

  • # 3
    [D]
     scrive: 

    Alla fine la morale delle cose a sto mondo è che se vuoi fare qualcosa e la pubblicizzi non utilizzare mai i tuoi dati ma inventateli fino al midollo.
    Vendi qualcosa di tuo ma che per qualche strano caso potrebbe non esserlo ? Prendi esempio dai veri criminali: documenti falsi, conti esteri non tracciabili e far circolare tutto lì.

    L’assurdità di questo comportamento criminale è che ad attuarlo non è un criminale ma un poveraccio che non vuole finire nei guai perchè sta annusando odore di pesce.

  • # 4
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Al
    Credo che sia una diretta conseguenza del fatto che non c’è un pensiero politico competente e definito in materia ma semplicemente l’opposta e inconciliabile pressione di gruppi lobbistici.

  • # 5
    Cael
     scrive: 

    Come spesso ripeto in questi casi, la soluzione è una sola, parificare il diritto d’autore in tutto e per tutto ai brevetti, a cominciare dalla durata massima di 20 anni dalla pubblicazione, e non come ora, 70 anni dopo la morte.

  • # 6
    Al
     scrive: 

    @ Cael

    Facile a dirsi ma non a farsi. Copyright e Brevetti sono cose molto diverse che soffrono di problemi del tutto differenti.

    Il problema del copyright non è infatti solo la sua durata, ma anche il plagio, la reinterpretazione, il trasferimento dei diritti agli editori e, lo sappiamo tutti, la pirateria.
    Tanto per seguire la tua idea, ridurre a 20 anni il copyright richiederebbe, come compenso, un sistema di prevenzione della pirateria senza precedenti, con tanti saluti alla privacy.

    I brevetti invece soffrono di un altro problema, cioè di eccesso di concessioni, e richiede altre soluzioni, ma qui mi fermo perchè andiamo off-topic.

    @Alessio
    Quel che dici è verissimo, tuttavia l’ignoranza della parte politica ha fatto si che sul piano legislativo prevalessero sempre gli interessi delle parti economicamente più forti.

  • # 8
    Giacomo
     scrive: 

    In questo caso il piccolo ha copiato il grosso..
    ma vogliamo ricordare il caso del grosso che ha copiato il piccolo, ad esempio Timbaland che ha scopiazzato un demoscener amighista?
    O per restare a un caso più noto, M. Jackson che scopiazza Al Bano? :D

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