di  -  lunedì 12 maggio 2008

allriseAllRise è una startup Israeliana che ha come obiettivo quello di conciliare controversie tra persone fisiche e/o giuridiche, ponendo la community a giudice terzo della lite.

Una volta iscritti al sito si sottopone il proprio caso e, volendo, si convoca la controparte con un invito via email a sottoporre le proprie ragioni. Le parti racconteranno così la propria versione dei fatti, corredando il tutto con eventuali immagini a supporto delle proprie tesi.

La parola a questo punto passa alla community: ogni utente iscritto al sito potrà infatti decidere chi, a suo avviso, ha ragione e chi ha torto. Trascorso un determinato periodo di tempo, sarà noto il vincitore della “causa”.

Ovviamente AllRise non ha alcun valore giuridico vincolante per le parti (salvo, ovviamente, diversa pattuizione tra queste) e vuole, almeno in questa fase, essere più una sorta di “gioco” tra parti che hanno sì una divergenza, ma che accettano con simpatia e affetto di lasciarla decidere dalla community.

È in ogni caso l’ennesimo esempio di come questa vasta community che si sta creando in rete, possa essere utilizzata per gli scopi più diversi, aprendo a soluzioni prima neanche lontanamente immaginabili.

Tempo fa avevo parlato del progetto Neozelandese di coinvolgere i cittadini, attraverso un Wiki, alla produzione del nuovo testo legislativo del Codice di Polizia, esperimento che fu un vero successo.

Il Web 2.0 con il suo carico di partecipazione “dal basso” degli utenti è quindi capace di intervenire persino nel campo giuridico, uno dei settori notoriamenti più restii (anche per ovvi limiti tecnici) all’aggiornamento e alla partecipazione popolare.

AllRise è al momento in fase di Alpha Privata, ma dalla home page del sito è possibile richiedere l’invio di inviti.

4 Commenti »

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  • # 1
    BrightSoul
     scrive: 

    Obiezione! La community non è competente in materia.

    No, scherzo, bella iniziativa solo che le opinioni della gente andrebbero “guidate” da uno o più avvocati della redazione, un po’ come succede nella trasmissione televisiva Forum o nella rubrica Se voi foste il giudice de La Settimana Enigmistica.
    In questo modo il servizio può diventare effettivamente utile e non rimanere solo un gioco.
    Un gioco che potrebbe anche essere dannoso, per come la vedo io. Se un utente non percepisce che le sentenze sono dettate unicamente dal buon senso, potrebbe crearsi delle idee sbagliate su cosa è lecito e su cosa non lo è.
    Il fatto che la community abbia dato ragione, non vuol dire necessariamente che un’azione sia universalmente legale (in tutti gli stati).

  • # 2
    Alessandro::Xalexalex
     scrive: 

    Visto e iscritto. Sostanzialmente una boiata. Pullula di casi come “i miei capelli contro di me”: li taglio o no… La maggior parte degli pseudoseri riguarda materia politica inerente alle vicende di Israele.
    Per me, bocciato..

  • # 3
    Pio Alt
     scrive: 

    Questo è certo il modo peggiore di amministrare la giustizia, per vincere le cause basterebbe avere abbastanza soldi da pagare la pubblicità di Google a proprio favore: sentenza garantita.
    .
    Mi sovvengono antiche vicende, ma non mi ricordo più dove accaddero:
    “Chi volete voi? Gesù o Barabba?”

  • # 4
    HyperText
     scrive: 

    Non concordo con l’ultimo commento per 2 semplici punti:
    1. la sentenza non è assolutamente vincolante ai fini legali;
    2. chi pagherebbe la pubblicità ad un proprio caso (dato che la sentenza non ha valore legale – vedasi punto 1 -)? Che vantaggio ne trarrebbe? Se proprio si vuole avere visibilità basta pagare Google per reindirizzare i visitatori direttamente su un determinato sito, e non sul caso che riguarda quel determinato sito.

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