di  -  mercoledì 25 maggio 2011

Nel mondo dell’editoria finanziata dalla pubblicità, le chance di successo o semplicemente di sopravvivenza di una testata giornalistica sono da sempre legate al mercato dell’advertising, vale a dire esattamente proporzionali a numero di “eyeballs” per annuncio pubblicitario.

Da cui la naturale tendenza dei media – tutti i media – a cortocircuitare il meccanismo: se il guadagno è proporzionato al traffico, e il traffico segue dei trend, rincorrere quei trend significa guadagnare di più. Su Internet, dove tutto è misurabile, questo cortocircuito si è amplificato fino al paradosso: testate online spuntano come funghi, con l’esplicito intento di monitorare i trend più redditizi in modo da massimizzare le revenue di ogni singolo contributo (è un metodo codificato da AOL,, qui un’ottima analisi di Tagliaerbe).

Non c’è bisogno di tirare in ballo i mostri sacri del giornalismo per constatare che non necessariamente ciò che suscita l’interesse do più persone è proporzionalmente rilevante. Illuminante a tal proposito un articolo della rivista The Atlantic di Boston, intitolato per l’appunto ‘What’s Trending’ Isn’t Always What Matters: in cui si portano a confronto due trasmissioni che tentano di tradurre il flusso dei social network in un formato TV, The Stream di Al Jazeera e What’s Trending della CBS:

[…] insistono differenze significative fra le due trasmissioni. Mentre The Stream ha deliberatamente scelto di evitare le ultime manie virali […] What’s trending, come ammette la stessa home page dedicata allo show, abbraccia l’effimero e il sensazionale come parte della sua missione di dare copertura ai più recenti trend dello spazio sociale, enfatizzando ciò che è virale più di quel che è vitale.

Beninteso, evidenziare la non equivalenza fra rilevante e trending non significa chiamare il giornalismo alla missione di liberare il mondo dalla futilità. La materia qui in discussione, molto più sottile di quel che appaia, è in effetti il bilanciamento fra il volume di futilità e quello di contenuti “pesanti” all’aumentare della pervasività dei mass media e al mutare dei paradigmi che li regolano (vedasi cd. web 2.0).

Guardando agli andamenti economici delle vecchie e nuove realtà editoriali (quelle nate con Internet nel DNA) emerge una considerazione allarmante: quella che agli albori della rete appariva come la definitiva liberazione dalla morsa dell’establishment massmediatico – la possibilità di approvvigionarsi da un numero illimitato di fonti disinnescando l’autorità dei media locali, la capacità di far sentire la propria voce al pari dei professionisti della notizia – è nel volgere di un decennio divenuta origine di una ancor più marcata sproporzione fra futilità e approfondimento, a favore ovviamente della futilità.

Torna dunque la ormai consueta – almeno per chi segue la rubrica semisegreta il tarlo – domanda: un panorama mediatico i cui ritmi sono sempre più scanditi dalla tecnologia, che conseguenze induce sulla società civile? Da un punto di vista un po’ meno imparziale, non staremo consegnando le chiavi della conoscenza in mano a un’élite tecnocratica che nel pubblico vede niente più che il carburante per il proprio business e misura il suo successo sulla sola partita doppia?

12 Commenti »

I commenti inseriti dai lettori di AppuntiDigitali non sono oggetto di moderazione preventiva, ma solo di eventuale filtro antispam. Qualora si ravvisi un contenuto non consono (offensivo o diffamatorio) si prega di contattare l'amministrazione di Appunti Digitali all'indirizzo info@appuntidigitali.it, specificando quale sia il commento in oggetto.

  • # 1
    phabio76
     scrive: 

    “La liberazione non ci ha resi più liberi”, vero, inconfutabile.
    Ecco uno dei motivi per cui l’avvento delle news a pagamento potrebbe rappresentare la soluzione del problema. I soldi degli utenti andranno alla fine solo a chi se li merita veramente…
    E poi saremo sempre liberi di leggere il blog dell’hobbysta che ci spiega quale colla usare per saldare il plexiglass a T, come flashare le rom, come far funzionare il frontend con winuae…

  • # 2
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Purtroppo anche quelli che individualmente sembrano hobbisti sono spesso l’ultima terminazione di un sistema che crea contenuti per catturare click da motori di ricerca. Si vedano vari siti di risposte o howto.

  • # 3
    asd
     scrive: 

    secondo me l’informazione è nettamente migliorata a livello locale.
    io non guardo più il telegiornale per sapere quanta neve c’è e quali strade sono state chiuse.
    preferisco facebook o siti di amici, con tanto di webcam.

    in uno stato come il nostro, dove neppure il fascismo è stato in grado di controllare totalmente le masse, si va verso una anarchizzazione delle fonte informative.
    diventa difficile per il governo bloccare le notizie dalla val di susa.. o la situazione drammatica della fincantieri.
    diventa difficile manipolare l’informazione se le fonti diventano decine o centinaia.

    i grandi nomi invece si affidato al giornalismo giallo, repubblica, corriere e simili, farciscono, diluiscono le notizie con del pattume, pseudoscienza, corona e belen e simili.

  • # 4
    Andrea R
     scrive: 

    Io devo dire che la “società civile” ha delle cattive conseguenze sull’Internet e forse sull’informatica domestica. Ha portato con se gli interessati alla “partita doppia” e sta trasformando lentamente il web un’esperienza verticale invece che orizzontale, dominata da un certo numero di siti che sono obbligati a rinnovarsi continuamente, invece che da migliaia di pagine sparse.

    Lo stesso computer si sta trasformando in una macchina da intrattenimento. Basta vedere che (porcaccia!!) non fanno praticamente più portatili con schermi adatti alla lettura di testi, ma oramai ci sono solo più 16:9.

    Comunque non cambia nulla tra testate web e cartacee. Il sito può seguire il trend per fare più pubblicità a scapito di notizie più rilevanti. Il giornale ha una sua autorità con cui può dare rilevanza alle notizie che sono care a chi fa pubblicità sullo stesso.

  • # 5
    Giacomo
     scrive: 

    io non penso che “stavamo meglio quando stavamo peggio”..
    alla fine 20 anni fa per sapere le cose dipendevamo totalmente da un pugno di perosne che decidevano cosa dovevamo sapere e cosa no.. oggi con l’orizzontalità delle fonti è aumentato il rumore di fondo, ma quante cose si possono imparare sapendo fare una cernita!
    Penso di aver acquisito più informazioni in 15 anni con internet che negli anni precedenti di informazione “canonica”..

  • # 6
    iro Suraci
     scrive: 

    il problema è finire a credere che un mezzo tecnologico sia il motore primo di un mutamento sociale. Esempio: indubbiamente il cellulare ha permesso una maggiore mobilità sociale, ha permesso che le persone avessero dei legami meno labili con le loro abitazioni ma fossero libere di muoversi nello spazio senza il timore di non essere rintracciate…il fatto che tali tendenze erano gia ampiamente in nuce nella società che ha permesso al cellulare di affermarsi. Ugualmente per quanto riguarda i mass media il fatto che internet stia di fatto divenendo un sistema di controllo sociale o che per lo meno non sia quel volano e motore di libertà e democrazia dipende semplicemente che la nostra società preferisce barattare la libertà in virtù di una non meglio definita sicurezza…questione di gusti.

  • # 7
    florian
     scrive: 

    Sicuramente nell’era di internet abbiamo più notizie e anche quelle che nessuno le dice e le diceva 20 anni fà. L’editoria può chiedere soldi quando non verrà più finanziata dallo Stato, la stiamo già pagando!

  • # 8
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Il fatto che ai tempi di Internet ci sia molta più informazione disponibile è innegabile. Il fatto che Internet ci abbia in parte (esiste ancora la TV) liberati da un establishment che, in quanto casta, poteva tenere in pugno i processi di formazione dell’opinione, è altrettanto acclarato.

    Ciò che si fatica a comprendere, su questo punto insiste questo contributo e altri cento che ho scritto in precedenza, sono gli effetti collaterali passati sotto traccia. Mentre la gente si entusiasmava per la possibilità di saltare dal Wall Street Journal all’edizione online del gazzettino rionale, pochi hanno notato che dalla libertà deriva anche una certa responsabilità. In altri termini, ora che siamo liberi di informarci dove vogliamo, ricade su di noi la responsabilità di scegliere fonti attendibili, di verificarle, di non limitarci a cercare conferme per i nostri preconcetti.

    È una responsabilità di cui rispondiamo solo a noi stessi, se mancheremo di assumercela nessuno ci rimprovererà. Ma quando a differenziarci dalle pecore sarà solo la lana, nessuno potrà lamentarsi.

  • # 9
    Pollo Scatenato
     scrive: 

    Concordo al 2000%
    Il paradosso si raggiunge proprio lì (anzi, qui) nel settore informatico, dove i trend sono più veloci che mai.
    Ogni giorno apro 4-5 testate di giornalismo informatico e un buon due terzi dei titoli che cos’è?
    E’ uno sterile battibecco fondato su rumors o al più “indagini di mercato” (there are lies, big lies, and statistics) di dubbia neutralità, competenza e rilevanza, in cui si fa una sparata con un titolo a effetto per fare discutere gli utenti (+ post, + impressions).
    Due giorni dopo, una sparata opposta per raddoppiare il carico di discussioni, e si mantiene l’immagine di linea editoriale indipendente e aperta a 360°…
    Insomma, negli ultimi 15 anni ormai mi sono stufato di leggere sparate e controsparate stile:
    – “questo è l’anno in cui Linux sfonderà sul desktop con percentuali a due cifre” vs “perchè Linux su desktop rimarrà di nicchia”
    – “i mac sono campioni di vendite e in un paio d’anni sorpasseranno i pc Windows” vs “i mac hanno raddoppiato le vendite solo perchè hanno reso disponibile bootcamp”
    – “i netbook cannibalizzeranno le vendite dei pc” vs “i netbook non saranno mai un rischio per le vendite dei pc”
    – “i tablet cannibalizzeranno le vendite dei netbook” vs “no, i tablet cannibalizzeranno le vendite dei pc ma non dei netbook” vs “no, i tablet saranno scalzati dagli smartphone prima di diventare rilevanti” vs “no, tutte le analisi precedenti erano sbagliate, i tablet non vendono bene come si pensava e molti vendor li stanno abbandonando”

    Insomma, molto rumore per nulla. Prendendo gli screenshot delle prime pagine delle testate informatiche si ha spesso l’impressione che i titoli siano messi lì per generare polemiche e visite, nonchè per essere smentiti con controsparate di equivalente non-spessore nel giro di un paio di giorni.
    Insomma, la notizia per far discutere deve avere la durata del cartone del latte fresco.

  • # 10
    degac
     scrive: 

    A mio modo di vedere internet (o meglio gli ultimi 5 anni più o meno…) e alcuni servizi (Twitter, blog, facebook…) hanno creato nuove fonti di informazioni: non sono – secondo me – da ritenersi ‘mass media’ (come TV o giornali) perchè è necessario ‘cercare’ le informazioni. Per due ragioni:
    1. Con i mass media tradizionali queste vengono ‘buttate’ (anche con intenti negativi, di persuasione o di occultamento). Il fatto che esistano ‘tante’ fonti di informazione comporta un ‘costo/onere’ di andare 1) a trovarle 2) a verificare che le informazioni siano vere 3) necessitano sempre di essere confrontate/controllate
    2. nessun mass-media tradizionale permette di ‘rispondere’ o di integrare/condividere/ribattere le informazini.

    Paradossalmente – oltre alla quantità di informazioni – anche la ‘qualità’ delle stesse può diventare un problema.
    Ovvio che è meglio avere questo problema (ovvero cercare, confrontare, condividere con altri per avere opinioni) che essere vincolati ad ascoltare/leggere un solo giornale/tg (ricordo ancora che una volta in italia – e non era di certo il periodo del fascismo – i TG ‘veri’ dovevano essere solo quelli trasmessi dalla RAI – tv di stato – mentre le altre televisioni ‘commerciali’ potevano trasmettere con una differita di 15 minuti… e nessuno allora che parlava di censura/controllo?! che mondo strano…)

  • # 11
    Nat
     scrive: 

    @Alessio Di Domizio

    Concordo pienamente con quanto dici nel commento #8
    Il punto e’ proprio quello. Il mezzo in se e’ stato un grosso progresso, uno strumento potente che ha trasferito gran parte della responsabilita’ e capacita’ dal giornalista al lettore.
    Il dubbio lecito e’ se siamo in grado di gestire la cosa o preferiamo ancora la pappa pronta o quanto meno precotta.
    Se fossimo effettivamente in grado di scegliere sempre gli autori piu’ imparziali e professionali, allora anche la remunerazione delle testate sarebbe meritocratica, perche’ solo le “migliori” avrebbero visitatori e quindi guadagno derivato. Il fatto che non vada cosi’ farebbe pensare che siamo ancora poco pronti, poco istruiti ed abituati all’analisi critica per andarci a scegliere il meglio scartando la fuffa. Pero’ questo e’ l’unico sistema che consente di evitare il controllo dell’informazione, e quindi e’ uno dei due passi fondamentale per essere piu’ liberi, ora resta quello sicuramente piu’ difficile: diventare persone piu’ critiche. Ma da questo punto dovremo per forza passarci perche’ altrimenti saremo sempre costretti a pendere dalle labbra degli altri, indipendetemente dal mezzo comunicativo usato.

  • # 12
    Gad
     scrive: 

    A proposito di qualità e libertà di informazione,
    su internet, notizia di pochi minuti fa:

    ci saranno i referendum, tutti! si potrà votare

Scrivi un commento!

Aggiungi il commento, oppure trackback dal tuo sito.

I commenti inseriti dai lettori di AppuntiDigitali non sono oggetto di moderazione preventiva, ma solo di eventuale filtro antispam. Qualora si ravvisi un contenuto non consono (offensivo o diffamatorio) si prega di contattare l'amministrazione di Appunti Digitali all'indirizzo info@appuntidigitali.it, specificando quale sia il commento in oggetto.