di  -  lunedì 9 maggio 2011

Qualche settimana fa avevamo cominciato, tra le pagine di questa rubrica, un discorso sulle origini del “metodo scientifico”.

Gli eventi ci hanno poi incalzato, e abbiamo cambiato argomento. Tra i commenti di uno degli scorsi post, però, riguardante la presunta scoperta del bosone di Higgs, volenti o nolenti si è ricominciato a trattare l’argomento del metodo scientifico, e quindi ho pensato di rispolverarlo, anche alla luce di alcune letture in cui mi sono addentrata ultimamente.

Una in particolare, è interessante, soprattutto per il titolo: un’intervista (nella collana “I Dialoghi – Scienza”) al grandissimo fisico italiano Giorgio Parisi, intitolata “La chiave, la luce e l’ubriaco”. Il titolo fa riferimento a una storiella in cui un ubriaco, una notte dopo molti bicchieri, perde la chiave di casa, e si mette a cercarla curvo sul suolo. Un passante si ferma e si offre di aiutarlo. Dopo qualche minuto di vana ricerca, il passante chiede “Ma è proprio sicuro di averla persa qui, sotto il lampione, la sua chiave?” e l’ubriaco “no, non sono sicuro, ma è qui che c’è la luce!”.

Secondo Parisi la vita del fisico è un po’ questa: spesso le ricerche vengono fatte dove si sa di avere una certa probabilità di trovare qualcosa, dove c’è un po’ di luce che ci permette di vedere.

È un punto di vista molto interessante, perché è un po’ diverso dall’approccio che si ha di solito, in cui ci si pongono domande assolute, per poi andarne a cercare una risposta. Probabilmente, però, il famoso teorico Richard Feynman avrebbe apprezzato questa analogia di Parisi, infatti anche Feynman non era interessato a trovare risposte a grandi domande filosofiche, ma era estremamente dedicato alla scoperta e alla comprensione del mondo. Se poi la comprensione di un fenomeno, o la limpida formulazione di una teoria, porta anche a delle risposte, ben venga, ma il nostro compito, secondo Feynman, è “solo” quello di impegnare il nostro tempo alla comprensione di ciò che ci circonda, senza farci troppi problemi (… o inserite qui l’espressione che volete) sui massimi sistemi dell’Universo.

Da questo punto di vista, mi trovo molto d’accordo con questa analisi della vita del fisico o, più in generale, di ogni scienziato. Ci siamo dedicati a comprendere la struttura della materia, o il funzionamento del nostro corpo, o il susseguirsi delle stagioni, o a decifrare i mattoni elementari che costituiscono il nostro mondo. In ogni caso, non abbiamo, né credo avremo mai, la sicurezza che il nostro lavoro possa fornire delle risposte. Quando si vogliono risposte facili e sicure, è meglio far riferimento ad altro, piuttosto che alla scienza. Un medico non può fornire una prognosi certa, al 100%, sull’evoluzione di un tumore, per esempio, o di una malattia di cui non si conosce l’evoluzione se non per osservazioni statistiche. Ci sarà una certa probabilità di guarire, ma chi dona risposte sicure è in genere un approfittatore. Analogamente, non credo che nessun fisico si toglierà la vita se il fantomatico bosone di Higgs non verrà mai scoperto. La fisica procede per passi, generalmente alternati tra teoria e esperimenti, e se l’acceleratore LHC proverà che il bosone di Higgs non esiste, vuol dire che c’è qualche cosa di diverso da scoprire, una teoria differente da sviluppare.

L’importante è mantenere sempre il contatto con il metodo scientifico, che per gli esperimenti significa assicurarsi che il risultato non sia parziale, ma sia stato ottenuto con un metodo riproducibile anche da altri e che non dipenda da ipotesi azzardate fatte durante l’esecuzione. Per la teoria, applicare il metodo scientifico vuol dire seguire le osservazioni, applicare un metodo universale nella descrizione matematica di un meccanismo fisico e, in ultima istanza, riuscire a predire un fenomeno naturale.

Qualsiasi teoria è infatti soggetta a questa ultima verifica, che non dipende dai peer reviewer, non dipende dal rigore dei calcoli matematici, né dalla bellezza astratta della teoria stessa, ma è da ricercarsi nella Natura stessa. Se una teoria non è in grado di predire nessuna osservazione, è una teoria fallimentare o, per lo meno, inutile.

La fisica, infatti, come la matematica, la chimica e le altre scienze fondamentali, sono soltanto un linguaggio che noi uomini abbiamo inventato di sana pianta per descrivere ciò che vediamo. Risulta molto interessante osservare come solo l’approccio scientifico sia in grado di descrivere in maniera completa la natura. Non ci sono parole, in italiano, inglese o cinese che possano descrivere nei minimi dettagli che cosa succede a ciascun elemento di una stella nel momento di una Supernova. Così come nessuna lingua può descrivere lo scontro tra due nuclei, o il meccanismo di trasmissione di un chip semiconduttore. Certo, possiamo descriverlo approssimativamente, ma per capire veramente che cosa succede bisogna cambiare lingua, prendere il dizionario (che in questo caso può essere un libro di Analisi o di Teoria dei Gruppi) e capire che cosa ci sta dicendo la Natura.

Questo non vuole assolutamente dire che la matematica e la fisica siano i soli linguaggi in grado di descrivere con precisione l’Universo. In un pianeta simile al nostro, nell’altro lato della Galassia, forse degli omini verdi hanno trovato un sistema completamente diverso per farlo, e magari hanno anche maggior successo. Al momento, però, questo è il miglior metodo che l’essere umano abbia trovato.

Per questo, quando una persona vuole sviluppare una nuova teoria fisica, o immettere nel mercato un nuovo medicinale, o sviluppare una nuova fonte di energia per l’umanità, deve seguire certi criteri che sono stati posti dopo secoli e secoli di scoperte, di esperienza, e di fallimenti. Bisogna assoggettarsi al metodo scientifico, talvolta noioso, talvolta lento, ma sempre efficace nel determinare la validità di un lavoro scientifico. I free-lance, nella scienza, non esistono. O meglio, se esistono, alla fine devono comunque passare il proprio lavoro sotto l’occhio critico della comunità.

Seguendo l’approccio scientifico si è in grado di sviluppare una teoria , o di suffragarla tramite un’osservazione, che ci porta in un certo senso ad una “verità”. Ma questa verità, non è un assoluto, è relativa al contesto in cui si è sviluppata la teoria. Per esempio, la meccanica Newtoniana, è una verità, perché nessuno può negarne il successo nello spiegare i moti planetari, o nel determinare i movimenti delle bocce in una partita di biliardo. Rimane una verità, però, solo nel contesto classico, ovvero nell’osservazione di fenomeni macroscopici. Volendo descrivere il comportamento di un elettrone attorno al nucleo, la meccanica Newtoniana fallisce miseramente, e necessita di essere sostituita dalla meccanica quantistica. Vuol forse dire che la meccanica classica è sbagliata?

No! È perfetta, ma solo nel contesto della sua definizione. Così, oggi ci ritroviamo alla ricerca del bosone di Higgs per suffragare il Modello Standard, che in un certo senso, è un’estensione della meccanica quantistica. Nel cercare questa conferma, in realtà sappiamo già che sarà una conferma soltanto parziale, in quanto il Modello Standard non è in grado, così com’è, di includere la Gravitazione. In ogni caso, quindi, ci sarà ancora del lavoro da fare per comprendere l’Universo, che ancora non vuole svelarsi nella sua interezza. Ma questo lavoro non va assolutamente fatto gettando alle ortiche le teorie precenti, ma, al contrario, stando ben saldi sulle spalle dei giganti.

28 Commenti »

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  • # 1
    Alex
     scrive: 

    L’argomento è molto interessante ma bisogna riconoscere che con il tempo il metodo scientifico si è piagato molto al mercato. Se un tempo la ricerca era ispiratad alla voglia di conoscere e comprendere il mondo che ci circonda oggi è spesso spinta dai soldi. Mi riferisco in particolare alla medicina dove la voglia di produrre nuove medicine ha spostato la ricerca sui rimedi mettendo la parte i meccanismi di funzionamento del corpo umano e dei motivi per cui ci si ammala.

  • # 2
    Antonio Barba (TheKaneB)
     scrive: 

    @Alex: beh, anche Leonardo Da Vinci, tra una scoperta e l’altra, si guadagnava da vivere progettando armi d’assedio…

    La scienza (in senso ampio) può essere usata per fini puramente conoscitivi (e qui si affianca alla filosofia) o per fini puramente pratici (e qui si affianca all’ingegneria). Poi ci sono le vie di mezzo (si fa ricerca in un certo campo astratto, sviluppando nel contempo tecnologie utili)…

    Le considerazioni sulle case farmaceutiche sono sicuramente vere, ma fuori tema in questo caso.

  • # 3
    v43
     scrive: 

    tutto bello, ma io se mi sento dire – come mi è capitato – che la ricerca non dovrebbe essere giustificata dai risultati, ma bensì una libera indagine (quindi senza vincoli di carattere economico).. io m’incazzo!! perché la ricerca costa. pertanto è giustissimo che i finanziamenti discriminino tra le ricerche che si pongono obbiettivi interessanti e quelle che hanno obbiettivi futili o di scarsa utilità. divago un po': è deplorevole invece l’effetto collaterale di questo sistema, ovvero il fatto che i ricercatori vadano a caccia di fondi annunciando innovazioni fantasmagoriche che non hanno alcun fondamento nella realtà, o che vengano pubblicati risultati taroccati o esperimenti fatti con i piedi (si, tanta merda supera la peer review). o peggio, ci sono pubblicazioni che pur essendo coerenti e ben verificate sperimentalmente non hanno alcuna utilità se non quella di aver dato lavoro a un branco d’idioti: metodi di sintesi assurdi, particelle inutilizzabili in alcun ambito.. un bailame di robaccia non sostenuta da alcuna logica, ma soltanto da un abstract insulsamente trionfalistico. quando va bene è perché il ricercatore anziano, colto da senilità, ha deciso che la sua visione rivoluzionerà il mondo, e i modesti risultati (leggasi inconcludenti) finora ottenuti sono solo la prima pietra (di un ponte verso il vuoto..). quando va male è pura malizia, marketing o vere e proprie truffe.

    io odio questa ricerca.

    un’altra cosa: è forse metodo scientifico cercare a tutti i costi sto dannato bosone di higgs?? si cerca una conferma sperimentale che validi almeno parte della teoria. questo NON è metodo scientifico. scientifico è cercare di confutare la teoria in ogni modo. e validarla dopo non esservi riusciti in un ragionevole lasso di tempo e un adeguato numero di tentativi.

    ma se questo è l’esempio che danno i maggiori fisici al mondo, che ci si può aspettare da noi comuni bestie da laboratorio?

    in un certo senso, ormai per aver fiducia nella scienza bisogna *crederci*

  • # 4
    n0v0
     scrive: 

    x v43

    grazie al c…. (e scusate l’ incipit), questo tuo post mi pare un po’ infantile.

    Vogliamo citare Iron Man? “È un mondo imperfetto, ma è l’ unico che abbiamo”. Si fa molto presto a criticare. Io credo che l’ attuale sistema di verifica dei lavori scientifici sia, con tutti i suoi limiti, la miglior combinazione fra garanzie ed elasticità.
    Se invece ne hai in mente uno migliore, proponilo. Ogni metodo ha i suoi pregi e difetti, come la democrazia, non è affatto il miglior sistema, è semplicemente il meno peggio. Altrimenti si parla del mondo delle favole.

    E sull’ ultimo punto, mi verrebbe da dire: “TE CREDO” che gli scienziati *credano* alle loro teorie, con tutto il lavoro teorico che ci vuole per tirare fuori qualcosa di coerente, ai livelli di complessità cui sono giunte attualmente. Forse è questo il particolare che ti sfugge.
    Quindi non mi meraviglio affatto che una parte dell’ interesse verso un esperimento sia prettamente “emotiva”, siamo uomini, cavolo, è normale.
    Ma la differenza con i venditori di fumo è che nel momento in cui l’ esperimento smentisse la teoria, un buon scienziato saprebbe tornare sui suoi passi…

  • # 5
    v43
     scrive: 

    infantile? da cosa dovrebbe trasparire questa infantilità del mio post?

    non so se è il metodo migliore o meno peggio.
    ma secondo me la peer review dovrebbe essere più rigida. scartare di più. non soltanto secondo criteri di coerenza ma anche di utilità.
    secondo me bisogna selezionare di più. essere più severi nella critica. introdurre un modo di gettare discredito sui cialtroni, senza rinunciare al vigente sistema meritocratico che premia i migliori.
    io so quello che farei io: non tenterei mai di pubblicare una roba che è stata smentita dall’esperimento taroccando i dati, sarei il primo ad essere critico verso la mia idea e nel caso la ritenessi poco utile o interessante o realizzabile la terrei per me. non me ne frega un cazzo di dare enfasi all’articolo per farlo sembrare la scoperta del secolo, quando invece è una banalità. non me ne frega niente di quanta gente mi cita. ok? tutto il contrario della maggior parte della merda che viene pubblicata.

    ah certo che chi ha un’idea ci crede, fino a prova contraria (insomma così dovrebbe essere.. ma ho visto persone procedere cocciutamente non arrendendosi nemmeno di fronte all’evidenza comprovata del loro fallimento, quindi..).
    è che a volte si sentono scienziati fare dei sermoni peggio che in chiesa. molti si ritengono infallibili, altro che uomini. e molti sono solo cialtroni.
    il metodo scientifico è inataccabile, ma la scienza la fanno le persone. e io di queste non mi fido. capisci cosa voglio dire quando dico che bisogna crederci?

    e sugli altri punti, quelli concreti, non hai nulla da dire? lol

    OT il fatto che la democrazia sia il sistema meno peggio lo dici tu.

  • # 6
    Giovanni Minervini
     scrive: 

    Grazie Eleonora per il bel pezzo che ci hai regalato. In questi ultimi tempi la mia personale “fede” nella ricerca ha un po’ vacillato, senza entrare in polemiche, è facile immaginare quanto ci si possa sentire inadeguati in un sistema di ricerca scientifica che pone “il finanziamento” come obbiettivo primo di ricerca. Leggerti mi ha regalato delle emozioni, ammetto che nel tuo ricordare la definizione di metodo scientifico ho sentito un brivido lungo la schiena e per qualche secondo ho sentito affacciarsi le lacrime. Oggi pomeriggio grazie a te, dopo tanti anni di laboratorio, mi sono nuovamente sentito uno studente al primo anno. Per tutti i lettori posso solo dire, e tu Eleonora smentiscimi se non ti ritrovi in questa mia descrizione, che la ricerca è come una malattia che noi ricercatori abbiamo dentro. Fai ricerca perché da sempre hai posto domande che spesso aprivano altre domande. Fai ricerca perché ogni volta che ottieni una risposta senti che ti si scalda l’anima. Non si fa ricerca per diventare ricchi (ma indubbiamente non si vive senza soldi!), si fa ricerca per se stessi, per il proprio piacere, spessissimo si fa ricerca per una forma di egoismo, di bramosia personale. La ricerca a differenza di ciò che riportano giornali e films non è fatta di ricercatori buoni o cattivi, ne tanto meno ci sono ricerche “inutili”, al massimo esiste tanta ricerca fatta male. Il metodo scientifico, e ti invito ancora Eleonora a correggermi se sbaglio, è per noi come una mamma che ci ricorda che va bene sognare, ma che bisogna anche seguire le regole della buona educazione. Una mamma che ci insegna a dare il giusto nome alle cose in modo che tutti possano capire quello che abbiamo da dire.
    Grazie ancora.
    Giovanni Minervini

  • # 7
    David
     scrive: 

    x v43

    Non sono d’accordo con alcuni punti del tuo primo commento.
    La ricerca di base non è affatto da disprezzare, anzi, si chima “di base” proprio perché fornisce le basi teoriche da cui si sviluppa la ricerca applicata che altrimenti procederebbe a tentoni e sarebbe molto meno prodiga di risultati.
    Una ricerca teorica ben fatta, anche se non ha applicazioni, ha tutta la dignità di una ricerca applicata ugualmente ben fatta.
    Anche la teoria più astrusa e apparentemente “inutile” può avere in seguito ricadute pratiche enormi: la proposta di Niels Bohr di considerare gli orbitali atomici a livelli energetici discreti invece che continui non aveva all’epoca alcuna intuibile applicazione pratica, ma a meno di un secodo di distanza, combinata con le teorie di altri scenziati (Planck e Schrodinger in primis) è diventata nientemeno che la base della civiltà dei computer in cui, volenti o nolenti, viviamo.

  • # 8
    alex74
     scrive: 

    @Giovanni Minervini credo che fare ricerca non sia “malattia” o forma di egoismo, piu’ semplicemente un bisogno implicito ad ogni essere umano di poter capire come funziona “il gioco” in cui e’ immerso. Il ricercatore a differenza di altri, e’ colui che riconosce questo bisogno tra tutto il “rumore di fondo” che il vivere quotidiano produce. si nota una nota di amarezza nelle tue parole (forse sei ricercatore precario?) ma credimi ritieniti fortunato che puoi assecondare la tua passione perche’ molti non hanno avuto la possibilita’ di una istruzione universitaria (io) e devono accontentarsi di letture divulgative per il “volgo”. Un po’ piu’ di ottimismo per favore :-)

  • # 9
    paolot
     scrive: 

    @v43.
    La ricerca di base più avanzata che posso immaginare in questo momento ci sta dando LHC, che è forse tra le “macchine” più avanzate e con più potenzialità di applicazione che possiamo avere adesso.
    Vai a ritrovare un articolo di un annetto fa su Harware Upgrade, che trattava della struttura informatica che sta intorno ad LHC.
    O pensa a quello che si è dovuto fare in termini di tecnologia del vuoto o di criogenia, o dei rivelatori che sono montati intorno all’acceleratore, per poter avere un minimo di confidenza di riuscire ad individuare tutti (si spera!!) gli eventi che avvengono durante le collisioni.

    Anch’io faccio ricerca tecnologica (non voglio chiamarla ricerca applicata, perché sinceramente non mi sembra ), e nel pubblico dobbiamo comunque correre dietro ai finanziamenti.
    Ma perché?
    Perché siamo immersi in un “mercato” (francamente schifoso!), che pensa che soltanto quello che ti dà un ritorno economico (meglio se velocemente!) valga la pena di essere studiato e portato avanti. Ed una volta che ho trovato tutte le possibili applicazioni di una cosa, che faccio??? Divento un disadattato, perché non so fare altro, e chiudo i gruppi!!
    La ricerca (tutta, di base e tecnologica), per essere libera di esprimere tutte le sue potenzialità deve avere un minimo di garanzia e continuità dei finanziamenti e libertà di reclutamento delle persone. E’ assurdo che dobbiamo lasciare a casa dei colleghi bravissimi, perché non c’è un progetto che finanzi l’assegno o la borsa!!!! O perché una qualche legge mi impedisce di bandire un concorso!!!

    Sono queste le cose che rischiano di far disamorare le persone dalla ricerca, non la ricerca di base invece che applicata, o viceversa!

  • # 10
    paolot
     scrive: 

    Volevo dire:
    “Anch’io faccio ricerca tecnologica (non voglio chiamarla ricerca applicata, perché sinceramente non mi piace molto la definizione)”

  • # 11
    paolot
     scrive: 

    Scusate, un’altra precisazione!! :-|
    Dicendo “un minimo di garanzia” dei finanziamenti e relativamente ai finanziamenti, non voglio dire “dateci i soldi e non ci venite a chiedere risultati!!!!”.
    Ma anzi, proprio l’opposto: “permetteteci di vivere e di organizzarci, e controllate con scrupolo ed obiettività che quanto ci date non lo stiamo buttando dalla finestra, ma otteniamo risultati!”.
    E’ evidente che non tutti i settori della ricerca danno risultati PRATICI. Ma in ogni settore possono essere definiti e quantificati dei fattori di merito. E sulla base di questi, finanziati gruppi ed attività (non ho idea di come valutare, ad es. chi fa conservazione dei beni culturali! Ma nel loro settore credo sappiamo identificare chi è bravo e chi no!).
    In pratica, si tratta di avere una politica della ricerca a livello Paese ed Europeo, che riesca a capire e tenere conto delle diversità dei settori di ricerca, e finanziare un po’ di più chi merita e un po’ meno (e sempre di meno) chi spreca soldi e si fa soltanto i propri interessi.

  • # 12
    v43
     scrive: 

    beh david, gli esempi di pubblicazioni scadenti e inutili che vengono in mente a me non portano idee come quella di bohr. siamo molto più terra-terra. inutile che pensiate sempre ai grandi geni che hanno fatto la storia. ogni uno di quelli ci sono migliaia di persone mediocri che tuttavia lavorano alla produzione del sapere. con risultati invero mediocri. se vuoi ti mando la bibliografia della mia dannata tesi, puoi perdere mesi a leggere fuffa. solo che non te ne accorgi finché non hai perso due ore a studiare tutto l’articolo e hai tirato le somme. non vi capita mai?? o prendete tutto per oro colato?

    uno dei trend più interessanti che ho notato è che quando un gruppo di ricerca mette a punto una tecnologia funzionante, interessante, economicamente fattibile, ulteriormente sviluppabile (jackpot!!!), che inevitabilmente attira l’interesse delle riviste più famose e quindi degli investitori, tutta una pletora di laboratori-parassiti si getta come un branco di iene sulla carcassa, cercando di ricevere un po’ di fondi. il contributo che poi questi laboratori portano solitamente è irrisorio, il meglio che fanno è confermare i risultati.

    poi ci sono i laboratori sfigati, che avrebbero le loro ricerche da fare ma nessuno li caga. allora sperando di ricevere più attenzione dicono che la loro roba ha a che fare con la buzzword del momento in quel determinato campo (tipo quasi tutti i nuovi materiali sviluppati negli ultimi anni possono: incrementare l’efficienza delle celle fotovoltaiche, facilitare il trasporto dei farmaci nell’organismo e curare meglio il cancro, autoripararsi, autopropellersi, autoassemblarsi etc etc.. tutte buzzwords)

  • # 13
    v43
     scrive: 

    paolot in linea di massima son d’accordo, ma rivedi quel che hai scritto: non noti una contraddizione? l’LHC è ampiamente finanziato – forse troppo – perché oltre alla ricerca astratta su bosoni neutrini e compagnia (che secondo me ai governi frega poco), c’è un amplissimo comparto di sviluppo tecnologico che ha dato, sta dando e darà frutti certi!

    così non è per i laboratori universitari o i centri di ricerca pubblici.
    a volte mi chiedo se siano poco produttivi perché mal sovvenzionati o piuttosto il contrario.

    spero che nessuno ritenga auspicabile che si spendano soldi alla cieca, finanziando ricerche che non si sa dove vadano a parare, entro quali tempi, e con quali garanzie di risultati….

    *************
    Perché siamo immersi in un “mercato” (francamente schifoso!), che pensa che soltanto quello che ti dà un ritorno economico (meglio se velocemente!) valga la pena di essere studiato e portato avanti.
    *************
    embé????

    qua i ricercatori son tutti santi. e vittime. martiri dunque! bah io ho visto come funziona e non vorrei mai e poi mai fare ricerca nel pubblico. funziona male! e sapendolo, se fossi io quello con la grana, terrei i lacci della borsa ben stretti!
    se fossi tu quello col portafogli, cosa faresti?

  • # 14
    Shad
     scrive: 

    @v43:

    “un’altra cosa: è forse metodo scientifico cercare a tutti i costi sto dannato bosone di higgs?? si cerca una conferma sperimentale che validi almeno parte della teoria. questo NON è metodo scientifico. scientifico è cercare di confutare la teoria in ogni modo. e validarla dopo non esservi riusciti in un ragionevole lasso di tempo e un adeguato numero di tentativi.”

    Non riesco a capire cosa trovi non scientifico.
    Il Modello Standard ha predetto matematicamente l’esistenza e le caratteristiche di tutta una serie di particelle PRIMA della loro osservazione sperimentale. Oggigiorno mi risulta (Eleonora mi correggerà se sbaglio..) che l’unica non ancora osservata sia il Bosone di Higgs.
    Sarebbe l’ultimo grande successo della Teoria se il Bosone di Higgs venisse prodotto e osservato a LHC, ma una teoria non è mai davvero validata: sappiamo già che il MS ha degli altri limiti.
    Se invece non venisse osservato da LHC allora significherebbe che non esiste e che il Modello di Higgs è sbagliato: comunque un risultato di enorme importanza storica che darà uno scossone ai fisici teorici.

    Aggiungo che, se non lo sai, i ricercatori del CERN hanno dato prova di grande onestà intellettuale quando, con il vecchio acceleratore LEP al limite del range di energie che poteva studiare (tipo, a rischio di spaccare tutto! :D), osservarono degli eventi compatibili con il Bosone di Higgs. Tuttavia, non disponendo di sufficiente statistica, non si permisero di annunciare la cosa come una scoperta.

    Volevo poi citare una frase di Galileo Galilei, in bella mostra all’ingresso del Dipartimento di Fisica a Padova, che ben si associa con l’atteggiamento di Feynman descritto in questo articolo:
    “Io stimo più il trovar un vero, benché di cosa leggiera, che ‘l disputar lungamente delle massime questioni senza conseguir verità nissuna.”

  • # 15
    v43
     scrive: 

    non ho le competenze di fisica necessarie a rispondere in modo sensato, perciò rispondo ad cazzum:
    poniamo che venga osservata questa famosa particella o quel che l’è.. che cosa dimostra? secondo il mio modesto e futile parere: nulla. giacché potrebbe trattarsi di qualcos’altro, ma volendo vederci un bosone a tutti costi, si potrebbe venir tratti in inganno dalle particolari condizioni in cui questo ha fatto la sua comparsa (a volte i desideri s’avverano, basta crederci. non si dice così?).
    prima di cercare conferme sarebbe opportuno cercare smentite. quello è il metodo scientifico.

  • # 16
    Giovanni Minervini
     scrive: 

    @alex74

    Grazie per l’incoraggiamento! oggi in effetti è stata una giornata davvero “stroncante” e visto il pezzo trattato nel post mi sono un po’ fatto prendere la mano, a noi precari capita ogni tanto…. come tutti del resto!!! ;-) Concordo con te (e credimi che dico il vero!) che quanti di noi hanno la possibilità di mangiare grazie alle proprie passioni, possano a buon diritto essere considerati (e considerarsi!) dei privilegiati! Non mi permetterei mai di asserire il contrario! :-) anzi… in luce a quanto da te giustamente notato, ritratto l’accezione “drammatica” della mia definizione di ricerca, e rettifico dicendo che lei è “un bellissimo tarlo” che ti rode dentro, da sempre presente nella testa di chi vive ricercando. Oggi sono in vena poetica! Riguardo le riviste “da Volgo”… meno male che esistono!!! ancora ricordo quando alle superiori tempestavo di domande i vari Prof di turno, chiedendo e chiedendo spiegazioni su tutto ciò che leggevo su i vari FocXX et similia! ;-)

    Giovanni Minervini

    ps: ti auguro di poter un giorno riprendere gli studi! non smettere di crederci!

  • # 17
    Giovanni Minervini
     scrive: 

    @v43

    io anche non sono un esperto di Fisica delle particelle, ma mastico un pochino di metodo scientifico. Qualora si trovasse effettivamente ” questa famosa particella ” direi che è proprio lei. Guarda caso verrebbe trovata esattamente nelle condizioni teorizzate e mai in nessun altra condizione, indi per cui fino a prova contraria la teoria che ne prevedeva l’esistenza è corretta. Fino a prova contraria.
    Riguardo il risultato di una tale scoperta? forse hai ragione tu, non dimostra nulla, sicuramente però dimostrerebbe che siamo in grado di prevedere e creare le condizioni per osservarla e studiarla, scusami se ti sembra poco.
    Inoltre, verrebbero meno tante altre teorie “unificanti” e si avrebbe una nuova solida base su cui far avanzare le ricerche.
    Se sei in una stanza buia, sentire dell’aria che proviene da un lato non ti dice come uscire, ma sicuramente ti indica che c’è un foro che collega la stanza con il mondo esterno. Non so se rendo l’idea…

    Giovanni Minervini

  • # 18
    Claudio
     scrive: 

    Bell’articolo, grazie Eleonora.

    > Quando si vogliono risposte facili e sicure, è meglio far riferimento ad altro, piuttosto che alla scienza. […] chi dona risposte sicure è in genere un approfittatore.

    Troppo vero!

  • # 19
    paolot
     scrive: 

    @v43
    Nel pubblico ci lavoro da più di 10 anni.
    E, almeno nel mio settore, quello che manca davvero è: qualcuno che decida cosa si deve portare avanti e cosa no. Qualcuno che selezioni le attività, che faccia gruppi con una massa critica sufficiente per portare risultati davvero buoni, eliminando chi fa soltanto chiacchiere ed aggregando risorse e persone con degli scopi ben chiari.
    Come dicevo, facciamo ricerca tecnologica, e cerchiamo di trovare materiali, metodi e processi, che l’industria possa quantomeno trovare abbastanza interessanti per provare ad applicarli. Talvolta ci riusciamo e talvolta no. E’ normale. Per confronto, ho colleghi di altri gruppi che si occupano di fotovoltaico. Ma sai quanti sono quelli che si occupano di fotovoltaico davvero innovativo?
    2 persone, su 50!!!!!!!!!!!!!
    Gli altri fanno cose che sono praticamente già sul mercato!!!!!
    E nessun dirigente fa nulla per cambiare le cose!!!!!

    A me piacerebbe che si trovasse il bosone di Higgs!
    Ma anche se non venisse trovato, pensa a cosa ha messo in moto!!
    Ed alle ricadute di ciò!
    E’ la stessa cosa del progetto Apollo: sulla Luna ci sono stati in 12, ma guarda tutto quello che il resto dell’umanità ci ha guadagnato!!!
    Poi, ci devono essere progetti finanziati di cui non si capisce a cosa servano!! ASSOLUTAMENTE ci devono essere! Perché non si sa “ORA” a cosa possono servire.
    Sto leggendo il libro su Feynman allegato a Le Scienze di questo mese. Quello che lui ha fatto negli anni ’30 e ’40 in meccanica quantistica, si è capito come applicarlo dopo trent’anni e più!!!
    Ma esempi ce ne sono quanti se ne vuole.
    Se Dawson e Crick non avessero potuto elaborare il loro modello, ora dove saremmo? Tutta la matematica non euclidea, all’inizio che utilità aveva?

    Dici “a volte mi chiedo se siano poco produttivi perché mal sovvenzionati o piuttosto il contrario.”, ma sono vere entrambe le cose: c’è chi sarebbe molto più “produttivo” se avesse più fondi e risorse, e c’è chi andrebbe chiuso, perché non sa fare le cose o fa cose che ormai non valgono più la spesa.
    E gli esperti dei vari settori sanno giudicare tutto ciò.
    L’importante però è che, nel giudizio, ci sia vera indipendenza rispetto al giudicato.

    “se fossi tu quello col portafogli, cosa faresti?”
    Sceglierei, in coscienza che è meglio fare una scelta (anche sbagliata a posteriori) che non scegliere, e così scontentare tutti, perché si costringono tutti alla mediocrità.

  • # 20
    Sisko212
     scrive: 

    @ V43
    Non ho letto proprio tutti i post, ma volevo solo capire se frà i molti ti riferisci anche a Zichichi ? :-)

  • # 21
    Eleonora Presani (Autore del post)
     scrive: 

    Giovanni,
    non sei l’unico a farti prendere dallo sconforto, a volte. Purtroppo questo non dipende nemmeno troppo dalla situazione italiana (che comunque peggiora decisamente le cose), ma il fatto è che la carriera accademica offre decisamente molte meno possibilità che qualsiasi altra carriera. È un ambiente estremamente competitivo, in cui spesso si finisce a strapparsi i capelli a vicenda. E anche il paragone con la droga, non sei l’unico a farlo: alla fine si è pronti a sopportare molte frustrazioni, per poi sentire lo “shot” di adrenalina quando la tua analisi funziona… tutto questo è spiegato molto bene da questo (ormai ex) ricercatore italiano a Cambridge:
    http://blog.devicerandom.org/2011/02/18/getting-a-life/

    Purtroppo quello che lui descrive è molto accurato per qualsiasi ricercatore.
    D’altro canto, come ha detto alex74, per molti aspetti siamo dei privilegiati. Chi poi riesce ad affermarsi, si garantisce una vita veramente da eletto, potendo fare un lavoro che ama senza la preoccupazione di dover cambiare paese ogni 2 anni, come succede alla maggior parte dei ricercatori. Ma anche così, quella scarica di adrenalina è sufficiente a farci continuare, perché è qualcosa che nessun altro lavoro può dare. Sto pensando anch’io, a dire il vero, di passare ad un lavoro più sicuro, ma non ho il coraggio di prendere questa decisione, perché mi piace troppo fare quello che sto facendo…

  • # 22
    fornost
     scrive: 

    Salve! Il tema della ricerca coinvolge anche la mia vita professionale e, anche se lavoro in un campo completamente diverso dalla fisica, mi permetto di dissentire dal discorso di v43…

    La ricerca “utile” che ha “immediati” risvolti applicativi, non può essere condotta nei laboratori di ricerca e sviluppo delle grandi aziende?

    Dico questo perché è una cosa su cui mi sono spesso interrogato, soprattutto in un periodo in cui i centri di ricerca pubblici per antonomasia, le Università, stanno subendo un processo di trasformazione che ha portato e porterà sempre di più a forti necessità di finanziamenti “privati”.

    Quale privato sarà interessato ad investire sulla ricerca di base? Eppure non credo che nessuno possa affermare che sia inutile!

    Estenendo questo principio che la conoscenza deve essere “spendibile”, deve seguire una logica di mercato, viene meno secondo me una grande parte della cultura e del sapere umano, senza il quale, per esempio, non sarebbe stato possibile nemmeno sviluppare il metodo scientifico!

  • # 23
    v43
     scrive: 

    bel commento paolot! thumbs up

    Sisko212 non conosco tale Zichichi

  • # 24
    paolot
     scrive: 

    @V43
    Grazie! :-)

    @fornost
    Negli USA, la maggior parte delle Università sono private, ma anche in queste si fa ricerca di base.
    Tutte le più grandi aziende del mondo hanno laboratori, ed in molti si fa ricerca di base. Forse non si cercano nuovi bosoni, ma nuovi materiali, nuovi farmaci, ecc., si.

  • # 25
    fornost
     scrive: 

    @paolot

    Probabilmente sono stato troppo sintetico e “generale” nel mio intervento, però la logica di fondo resta invariata.

    Mi trovo infatti completamente d’accordo con il tuo intervento precedente, però credo che il fenomeno USA sia particolare… Anche perché ha sempre avuto una tradizione di mecenatismo che in Italia è semi-sconosciuta.

    Non sono un esperto in materia, ma non so quanto la ricerca di un nuovo farmaco possa essere considerata ricerca di base… Mi sembra abbastanza applicata e con agganci commerciali immediati.

  • # 26
    Jorio
     scrive: 

    Io la so diversa…
    Roma. Un tizio ubriaco esce da un bar di notte; vede una suora, e in preda ai fumi dell’alcool incomincia a picchiarla.
    Quando la suora e’ ormai mezza morta per terra, l’ubriaco esclama:
    “A Batman, me credevo che eri mejo!”.

  • # 27
    ortophon
     scrive: 

    Interessante riflessione. Marginalmente annoto che la storiella della chiave e del lampione appartiene al corpus letterario sufi, precisamente alla raccolta dei detti di Mulla Nasrudin Hoja, e nella sua variante dell’ubriaco è stata ripresa da Paul Watzlawick nel suo libro “L’Arte Del Cambiamento”.

  • # 28
    Cerje
     scrive: 

    Ciao a tutti, anche io vorrei parlare del trasporto dei farmaci all’interno dell’organismo. Voi siete d’accordo? Il trasporto dei farmaci all’interno dell’organismo ha rappresentato negli ultimi anni una vera e propria sfida per i ricercatori. I ricercatori della UCLA hanno sviluppato un efficace sistema di trasporto dei farmaci utilizzando la nanotecnologia. Nello studio viene dimostrato come sia possibile introdurre dei nanodischi carichi di farmaci in vault che hanno funzione di trasporto. Per chi volesse leggere la versione tradotta di questo studio, lascio il link
    http://it.emcelettronica.com/trasporto-farmaci-ideata-nuova-nanocapsula-trasporto-dei-farmaci-nellorganismo

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