di  -  venerdì 9 maggio 2008

Logo del concorso fotografico National GeographicSono rimasto abbastanza colpito dal regolamento dell’annuale concorso di fotografia indetto dal National Geographic, che si svolgerà dal 2 maggio al 31 luglio 2008. Ho letto che l’anno scorso ci sono state delle polemiche molto forti sul presunto abuso di Photoshop da parte di uno dei vincitori. Ma esattamente che senso hanno le limitazioni imposte dai regolamenti dei concorsi di fotografia moderni?

Innanzitutto le fotografie devono essere stampate e inviate per posta tradizionale, in formato 20×25, ma questo mi sta bene, è una scelta di campo e serve ad avere omogeneità nei prodotti. Subito dopo c’è un passaggio sibillino:

Non sono ammessi fotomontaggi, doppie esposizioni, solarizzazioni, filtri digitali o ritocchi digitali, salvo lievi correzioni di colore, contrasto o esposizione.

L’anno scorso gli utenti si accorsero del presunto fotomontaggio confrontando altri lavori del vincitore, visibili sul web. Ma quello non è l’unico uso possibile del fotomontaggio, e non è detto che il partecipante abbia i suoi lavori disponibili al confronto pubblico. Quando una correzione va oltre il livello “lieve”, visto che non è specificato? E come è possibile valutare se ad una foto è stato applicato un lieve filtro professionale di Photoshop? Non è detto che sia possibile farlo su un file, figuriamoci su una stampa!

Se possiamo essere tutti d’accordo che senza questa clausola si aprirebbero le porte a qualsiasi cosa (anche a dei render – che comunque ultimamente sono sempre meno distinguibili da fotografie), credo che siamo tutti abbastanza concordi che scritta così la regola permette di bocciare qualsiasi cosa a discrezione.

Le fotografie non devono essere state premiate in altri concorsi National Geographic e devono essere tate scattate da non più di due anni.

Questa clausola addirittura mi sembra palesemente errata. Forse qualche utente può ignorare come si cambia la data dello scatto nei metadati EXIF, ma di certo il problema si risolve da solo nel momento in cui la foto viene trasferita su carta. Questo limite temporale è assolutamente insensato per l’analogico, mentre lo sarebbe (in parte) per il digitale se non si richiedesse di stampare le foto. E il problema non viene certo mitigato con la richiesta di mettere a disposizione gli originali.

Insomma, questo concorso è sicuramente interessante, ma le regole non mi sembrano molto al passo con i tempi e le tecnologie. E regolamento fallibile porta inevitabilmente a polemiche.

[link al regolamento in pdf]

9 Commenti »

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  • # 1
    Paganetor
     scrive: 

    ciao!
    ho seguito quel concorso e conosco la storia. I tuoi dubbi sono leciti, ma da qualche parte occorreva mettere dei paletti. Sai benissimo che non è semplice, ma si tratta di un concorso fotografico, non di fotoritocco. Ovvio, c’è sempre una certa discrezionalità da parte dei giudici (un ritocco fotografico può essere ritenuto eccessivo da uno e accettabile da un altro), ma il punto è un altro. Occorre mettere dei vincoli.

    Circa tre anni fa ho partecipato al concorso promosso dal comune di Milano e relativo al cimitero Monumentale. Era la prima volta che entravo lì, e ci sono veramente un sacco di opere d’arte e di spunti per foto bellissime! Il premio era la pubblicazione su un libro fotografico: bene, la stragrande maggioranze di scatti scelti erano più che fotoritocchi, erano delle “allucinazioni visive”! statue clonate (nel senso di ripetute integralmente), effetti speculari dove era stato fatto sparire il terreno mettendo altro cielo sotto al monumento, ecc. Non ti dico le critiche il giorno della premiazione!
    Ho il volume a casa, l’ho messo in un angolo (forse adirittura in cantina) e amen, discorso chiuso. E pensare che ci avevo messo parecchio impegno per trovare spunti e inquadrature giuste! A saperlo avrei lavorato di più con potoshop e me ne sarei fregato di scattare in raw per dimostrare la genuinità dello scatto.

    Quindi, tornando al discorso principale, dei paletti ci devono essere, se no facciamo il “far west” ;-)

  • # 2
    Tambu (Autore del post)
     scrive: 

    sono d’accordo con te, ma qua si parla di fotoritocchi macroscopici. Man mano che il mondo evolve, e gli utenti con lui, i ritocchi si fanno sempre meno percettibili, e lo sono ancora meno dopo che la foto è stampata.

  • # 3
    Paganetor
     scrive: 

    esatto!
    nel caso da te citato, nella foto era stato preso il cielo da un’altra immagine (le nuvole erano le stesse), era stato tolto un palo davanti alla casa e ne era stato lasciato un pezzetto che spuntava da sopra il tetto in stile “camino”… oltre ai vari (a mio avviso leciti) ritocchi a colori, bilanciamento del bianco, luminosità ecc.

    questi interventi secondo te sono da concorso fotografico? e a un concorso di fotoritocco cosa fai!? :-D

  • # 4
    Paganetor
     scrive: 

    ah, altra cosa: il nuovo regolamento è stato ideato dopo il “pienone” che è venuto fuori proprio l’anno scorso sull’onda della foto vincitrice (e poi squalificata). Quindi va inteso anche in un’ottica “anti-pienone” :-D

  • # 5
    BrightSoul
     scrive: 

    Trattandosi del National Geographic penso che i limiti imposti dal regolamento abbiano senso. Presumo che ai partecipanti venga richiesto di fotografare la natura per come è, non per come viene reinterpretata con Photoshop.

    A parte questo caso specifico, continuo ad essere tendenzialmente contrario all’uso dei filtri digitali nei concorsi di fotografia. L’abilità di un fotografo si misura anche con la sua capacità di “cogliere l’attimo”, non con la capacità di “ricreare digitalmente l’attimo che avrebbe voluto cogliere”. Altrimenti parliamo di digital art, non di fotografia.

  • # 6
    Tambu (Autore del post)
     scrive: 

    quello che sto cercando di dire (ed evidentemente non è molto chiaro nel post, me ne scuso a questo punto), è che così com’è il regolamento non ha modo di accertarsi dell’uso effettivo di photoshop, i cui risultati sono sempre più realistici e affinati.

  • # 7
    Paganetor
     scrive: 

    ah sì, su questo siamo d’accordo! infatti l’anno scorso il barbatrucco è stato scoperto quasi per caso, visto ch nella gallery dell’autore c’era la medesima immagine con evidenti differenze… differenze che poi sono risultate prese da altri scatti!

    sì, senza questi indizi nessuno si sarebbe accorto del ritocco… per questo l’ideale sarebbe avere soto mano il negativo digitale (raw), così da fugare ogni dubbio! per chi non ha la possibilità di scattare in raw, manterrei comunque la buona fede (ma col raw almeno tolgo ogni dubbio…)

  • # 8
    Arunax
     scrive: 

    È vero che non è facile controllare una foto stampata per evidenziare piccoli ritocchi, però mettendo bene in chiaro la regola, si hanno comunque due effetti positivi: primo, gran parte dei partecipanti (onesti) vi si attiene e quindi la maggior parte del materiale ricevuto è originale e non ritoccato; secondo, ci si mette al riparo da eventuali critiche successive: la responsabilità ricade interamente sul partecipante disonesto. Se la regola non è chiara e vince una foto evidentemente ritoccata, lo spazio per le polemiche (anche contro lo stesso National Geographic Institute) è molto largo.

  • # 9
    Francesco
     scrive: 

    Perfettamente d’accordo!

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