di  -  venerdì 8 aprile 2011

11 Kg, esattamente il peso dell’Osborne 1, il primo computer portatile della storia che, in questo mese primaverile, compie 30anni.

Dimensioni che oggi sembrano improponibili alla luce di un mercato che considera “troppi” anche i 2-3 kg medi di un buon portatile e che guarda sempre più con maggiore attenzione il mondo dei tablet, iPad 2 in testa. Inoltre negli 11kg non è incluso il “battery pack”, indispensabile per utilizzare il sistema senza collegarlo all’impianto elettrico.

L’Osborne 1

Eppure guardando uno dei vari elementi pubblicitari del 1981 viene da sorridere, soprattutto pensando all’omino che passeggia spensieratamente con quel pesante “valigione” a corredo e tenta di suggerirci “Going to work with an Osborne”.

Pubblicità dell’Osborne 1

Ma qual è la storia di quello che comunemente viene considerato il primo personal computer “trasportabile”?

Partiamo dal suo ideatore, Adam Osborne, ingegnere chimico ed esperto di nuove tecnologie. Nel 1961 Osborne fonda la “Osborne & Associates” una delle poche società editrici a pubblicare testi sui microcomputer agli inizi degli anni ‘70. Tra questi, nel 1975, viene pubblicato “An Introduction to Microcomputers” che vende ben 300.000 e sarà, successivamente, interessato da una serie di ristampe.

Nel 1979 Osborne vende la casa editrice alla McGraw-Hill e fonda la Brandywine Holdings per realizzare “una nuova tipologia di computer”. La società sarebbe presto diventata la Osborne Computer Corporation (OCC).

La progettazione del nuovo computer è affidata a Lee Felsenstein, che però non ha mai nascosto la forte influenza di Osborne nella definizione del sistema stesso. Felsenstein si disse convinto che Osborne prese a modello un concept di Trip Hawkins (successivamente fondatore di Electronic Arts) e Blair Newman, dipendenti di Apple che non riuscirono a convincere Jobs sulla bontà della loro idea. Probabilmente Osborne si ispirò anche al prototipo NoteTaker dello Xerox PARC e al Radio Shack Pocket Computer (più simile ad una calcolatrice che a un computer programmabile).

Xerox PARC NoteTaker

Radio Shack Pocket Computer

L’impatto del prodotto sul mercato fu devastante. David Bunnell, uno dei tecnici del MITS che aveva lavorato alla realizzazione del primo computer, futuro fondatore di PCMagazine, PcWorld e MacWorld e managing editor della casa editrice di Osborne, affermò:

“There were three major people in the industry: Bill Gates, Steve Jobs, and Adam Osborne, and not necessarily in that order.”

L’Osborne 1 viene progettato per offrire un set di funzionalità sacrificate in favore della trasportabilità, soprattutto lo schermo con le modeste dimensioni di 5” e i 52 caratteri per linea di testo. Il cuore del sistema è lo Zilog Z80 a 4 MHz (come il Radio Shack’s TRS-80), affiancato da 64Kb di RAM e da un sistema storage costituito da due floppy drive da 5.25” a singola faccia da 102Kb.

Il case propone due ampie fessure frontali pensate per ospitare eventuali espansioni del sistema, tra cui è interessate annoverare il modem Osborne DATACOM, con un transfer rate di 300baud.

Il Modem opzionale

Come si vede dalla foto, in realtà, l’alloggiamento è solo uno “spazio aperto”, non comprendente alcun tipo di connettori interni, tant’è che il modem stesso è collegato al sistema con un cavo esterno ben visibile. In alcune pubblicità tali alloggiamenti venivano usati come semplici spazi per ospitare i floppy disk.

L’Osborne 1 “nudo”

Il prezzo di vendita fu fissato a 1.795 dollari, una cifra abbordabile che contribuì a favorirne l’ascesa e a dare un impulso fondamentale al mercato dei sistemi portatili (per approfondimenti Adam Osborne e l’epoca dei computer “trasportabili” ).

Se la dotazione hardware era tutto sommato limitata, altrettanto non può dirsi di quella software che, a conti fatti, aveva un valore stimabile sui 1.500 dollari: sistema operativo CP/M 2.2, foglio elettronico SuperCalc, programma di scrittura WordStar, linguaggi di sviluppo Microsoft MBasic e Digital Research CBasic.

CP/M 2.2 in funzione sull’Osborne 1

Sempre considerando il software si capisce come l’idea alla base del sistema fosse quella di disporre di un “supporto” elettronico per la memorizzazione veloce di informazioni e annotazioni.

Alla prima versione segue una revisione più che altro stilistica, che porta la mascherina frontale a divenire di colore blu e ad  assumere, in generale, uno stile più sobrio.

Osborne 1 – rev.1

L’Osborne 1 fu un grande successo commerciale, vendendo circa 10.000 unità nel primo mese di commercializzazione e permettendo alla Osborne Computer di agguantare il traguardo di 1 milione di dollari (derivante dalla sua vendita) nel mese di settembre.

Nel 1982, nella foga di annunciare il successore del proprio sistema, in modo da contrastare i nuovi competitors nel settore portatile (leggasi Kaypro II) ma anche nel settore desktop (leggasi PC IBM),  Osborne commette l’errore che porta a quello che oggi, nel marketing, è comunemente noto come “effetto Osborne”.

In pratica l’annuncio dell’ Osborne Vixen (sostituto naturale dell’Osborne 1) e dell’ Osborne Executive (di fascia superiore), causò un crollo delle vendite spingendo gli utenti ad attendere i nuovi modelli piuttosto che acquistare un sistema già obsoleto.

L’effetto Osborne fu una delle concause del fallimento della OCC, i cui prodotti furono surclassati dalla concorrenza, in particolare dal Kaypro II, decisamente più performante, ma anche dal nuovo PC IBM unitamente all’avanzata del sistema DOS.

Nel 1983 la società comincia a soffrire problemi di liquidità ed è costretta a dichiarare bancarotta a settembre dello stesso anno, entrando in regime di gestione controllata l’anno successivo. Grazie alla nuova situazione amministrativa, la OCC riesce a sistemare i propri conti ed iniziare la vendita del Vixen, ma il terreno perso è ormai irrecuperabile. Successivamente i diritti sul marchio “Osborne” furono venduti alla finlandese Mikrolog che ancora oggi produce sistemi IBM-compatibili con tale marchio.

La pubblicità del Vixen

 

Osborne 1 in Action


28 Commenti »

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  • # 1
    Alex
     scrive: 

    Credo che il tizio nella foto negli anni a venire abbia sofferto di ernia :-)

  • # 2
    phabio76
     scrive: 

    Quel comunista (in senso buono…) di Lee Felsenstein aveva fatto davvero un buon lavoro, quasi meglio del suo SOL-20.
    Da notare che il “battery pack” (che forniva meno di un’ora di autonomia) era un costoso optional.
    E una curiosità: il valigione era stato progettato in origine per essere riposto sotto il sedile di un aereo.
    Ciao.

  • # 3
    pincopallo
     scrive: 

    al momento a cui scrivo, ne vendono uno su e-bay a circa 117 dollari…Pensavo peggio come pezzo per collezionisti…

  • # 4
    Ant
     scrive: 

    Che dire… Sembra veramente incredibile, soprattutto perché scrivendo da un iPad 2, mi rendo conto che in 600grammi ho una tecnologia che sembra molto piu avanzata di \soli\ 30 anni…

  • # 5
    flip
     scrive: 

    ****COMMENTO OT MODERATO****

  • # 6
    asdolo
     scrive: 

    ****COMMENTO OT MODERATO*****

  • # 7
    Patri
     scrive: 

    ****COMMENTO OT MODERATO****

  • # 8
    Giovanni
     scrive: 

    Secondo me l’Osborne è un computer assolutamente sopravvalutato dal punto di vista tecnologico e per l’importanza storica. Credo che questo sia dovuto almeno a due fattori: la diffusissima e ridicola pubblicità (rappresentativa del mondo yuppies dei primi anni ’80) e l’arroganza inarrivabile dello stesso Osborne: personaggio antipatico, presuntuoso e saccente che ha voluto fare i soldi sullo spirito dei pionieri del personal computing e si è meritato il giusto fallimento legando il suo nome, appunto, all’effetto Osborne!

    Il computer in questione è una baracca anche per i tempi, manca di ogni minimo concetto di miniaturizzazione che ne giustifichi la portabilità ed ha avuto un successo effimero. Però viene costantemente ricordato come primo portatile, mentre già da molti anni esistevano macchine professionali (e sopraffine) come alcuni modelli IBM (5100) e soprattutto le stupende serie degli splendidi HP. Questi erano veramente utilizzabili e hanno avuto un discreto successo seppure meno di “grido” dell’Osborne… anche se ben più costosi. Erano dotati di linguaggi di programmazione avanzati e anche di un potentissimo BASIC “customizzato” e veramente potente (l’ho usato parecchio), reale miniaturizzazione hardware (per esempio la stampante, ma anche possibilità di espansione come schede interne), software professionale di alto livello, grafica molto spinta (per il tempo) e alcuni anche del “touch screen”. Non erano venduti proprio come portatili, ma lo erano almeno quanto l’Osborne I a meno del “batterypack”.

    Poi Osborne, prima di fallire definitivamente, aveva provato a vendere anche un “trasportabile” compatibile MSDOS, anch’esso molto limitato, brutto e di scarso successo.

    Saluti

    PS: Buon RC con la rivista online… http://www.jurassicnews.com

  • # 9
    redeagle
     scrive: 

    ****COMMENTO OT MODERATO****

  • # 10
    D
     scrive: 

    ****COMMENTO OT MODERATO****

  • # 11
    Patri
     scrive: 

    ****COMMENTO OT MODERATO****

  • # 12
    Giacomo
     scrive: 

    Se avesse montato un solo lettore floppy (che se ne faceva di due?) avrebbe potuto essere ancora più compatto.

  • # 13
    goldorak
     scrive: 

    @ Giacomo : due floppy, presumibilmente uno per il programma uno per salvare i dati. Se avesse usato un disco fisso (ammesso che fosse disponibile) sarebbe costato una piccola fortuna.

  • # 14
    Giovanni
     scrive: 

    Al tempo dell’OsborneI non esistevano hard disk da poter montare su computers da “portare a spasso” e quelli per computers da scrivania avevano dimensioni e consumi pari al computer stesso… lasciamo stare eventuali prezzi! Comunque i floppy disk erano più che sufficienti per lavorare anche senza separare programmi e dati: due potevano essere un vero lusso.
    Il problema dello spazio non si pone perché, lo si vede bene dalla foto senza contenitore, per questo pessimo computer il problema di compattezza e miniaturizzazione sembra essere stato messo in secondo piano (a parte a rendere molto scomodo l’uso del video). Insomma, insisto con il dire che non siamo di fronte ad un gioiello della tecnica… tutt’altro: l’attenzione a questa macchina gli viene rivolta erroneamente per il suo essere un progenitore dei portatili, in realtà si tratta di un oggetto grottesco, di scarso interesse tecnologico, storico e di design, piuttosto riconducibile al kitsch.

  • # 15
    Giacomo
     scrive: 

    Potevano far risiedere il SO e i programmi in ROM come il C<16.. o era un'opzione ancora troppo futuribile? :D

  • # 16
    GermanTK
     scrive: 

    [quote]”il valigione era stato progettato in origine per essere riposto sotto il sedile di un aereo.”[/quote]

    A me ricorda quella vecchia macchina da scrivere portatile di mia madre. Stessa forma.

    Allora erano i computer che copiavano le macchine da scrivere. Poi furono le macchine da scrivere a copiare i computer. Infine le macchine da scrivere sparirono.
    A quando la sparizione del computer? Chi sarà il sostituto? :)

  • # 17
    FrAnKHiNrG
     scrive: 

    ****COMMENTO OT MODERATO****

  • # 18
    goldorak
     scrive: 

    ****COMMENTO OT MODERATO****

  • # 19
    Giovanni
     scrive: 

    @Giacomo #15:
    Commodore Plus4; si, ancora abbastanza “troppo futuribile”, ma per il tempo anche inutilmente costoso perché il floppy era più che sufficiente e decisamente più duttile. Non c’era certo convenienza a mettere del software così importante come wordstar in un chip per venderne poche copie.

  • # 20
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    @FrAnKHiNrG: Appunti Digitali per policy censura parolacce, offese e commenti che violano i termini di legge. SE ce ne accorgiamo o SE qualcuno ce li segnala.

    Certamente NON censura le idee, condivisibili o meno che siano da parte dello staff che, te l’assicuro, non è “monopensiero”, schierato, ecc.

    Avere tante “anime” rappresenta una ricchezza non indifferente, che ritengo anche garanzia di imparzialità.

    E penso che l’abbiamo dimostrato più volte, anche quando la stragrande maggioranza della gente “ci andava contro” perché la pensava diversamente…

  • # 21
    Patri
     scrive: 

    ****COMMENTO OT MODERATO****

  • # 22
    goldorak
     scrive: 

    ****COMMENTO OT MODERATO****

  • # 23
    goldorak
     scrive: 

    Ma che bel modo di moderare. E anche questo blog si e’ allineato allo standard di HW, e non e’ un complimento. Adesso potete pure censurare questo commento e cosi’ la frittata e’ fatta. Addio.

  • # 24
    FrAnKHiNrG
     scrive: 

    Oh ecco, sono contento di questa bella pulizia da commenti trolleggianti o OT (in questa seconda categoria ci inserisco anche il mio commento precedente ovviamente ^^). Ci voleva proprio per ristabilire la giusta serietà e professionalità in questa rubrica-
    Spero diventi la regola su Appunti Digitali :-)
    Buona giornata a tutti

  • # 25
    Alessio Di Domizio
     scrive: 

    @ Giovanni
    Se leggi Hypergrowth scopri che l’effetto Osborne è perlopiù una leggenda metropolitana. Il problema fu che neppure gli ordini dell’executive decollarono, lasciando i magazzini pieni dell’uno e dell’altro modello. Numerosi difetti di produzione influirono sulle già disastrate economie dell’azienda, che invece più o meno in ogni periodo in cui fu oberata dagli ordini, non riuscì a consegnare e quindi a monetizzare.

    Per quel che riguarda il valore tecnico del progetto, credo che a quel prezzo, nel 1981, non si trovasse di meglio, specialmente considerando il bundle di software offerto. Adam Osborne sarà pure stato uno spocchioso ma aveva una visione e l’ha messa a frutto guadagnandosi un posto nella storia. Ha peccato nell’esecuzione un po’ come il primo Jobs, solo che non ha avuto una seconda chance.

  • # 26
    Antonio Barba (TheKaneB)
     scrive: 

    Beh, mi sembra normale che i “portatili” a dimensione di oscilloscopio non abbiano avuto chissà quali vendite. I prezzi alti, l’effettiva difficoltà di trasporto, l’oggettiva scomodità del microdisplay e tanti altri fattori fanno si che l’Osborne-1 (e altri computer simili dell’epoca) sia stato utile solo per una nicchia molto piccola di professionisti, tutta gente che solitamente lavorava già con un computer fisso e che aveva necessità eccezionali per l’epoca. Ad esempio, l’Osborne-1 era utile per spostarsi da un ufficio all’altro portandosi il computer dietro, di certo non potevi scriverci una relazione durante un viaggio in treno (v. battery pack opzionale da 1h di autonomia e 11 KG di peso).
    Altri computer successivi, come il tandy model 100, ebbero un successo enormemente maggiore (sebbene avesse un OS molto più limitato e fosse senza floppy drive) proprio perchè erano leggeri (un paio di chili, quanto un notebook moderno) e con quattro pile AA avevi ben 20 ore di autonomia.

    Il form-factor, secondo me, ebbe un’influenza negativa sulle vendite al pari delle strategie commerciali.

  • # 27
    Tiashi
     scrive: 

    Nei primi anni ’80 la casa Giapponese è uscita con diversi pocket computer che ricalcano assolutamente lo stile di quel Radio Shack,
    voglio dire, i tasti, e non solo, sono identici, io ne ho ancora uno ed è fantastico, il 1261.
    Ho scoperto qualcosa di nuovo, che meraviglia.
    E 30 anni fa c’era già l’orologio con la tv (lo schermo tv) incorporato, Seiko credo.

  • # 28
    Tiashi
     scrive: 

    la casa Giapponese Sharp (avevo tagliato la prima parte di commento, sorry)

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