di  -  lunedì 4 aprile 2011

Nel post precedente abbiamo imparato cosa sia la radioattività. Ricordiamo che si tratta del rate di decadimento di un certo elemento: A = dN/dt , ovvero il numero di decadimenti al secondo, che corrisponde a 1Bq (1 bequerel). Questa quantità ci aiuta a capire la quantità di isotopo radioattivo che abbiamo di fronte, e dipende da quanto ciascun elemento è prono a decadere.

Questo si misura tramite il tempo di dimezzamento, o emivita, dell’elemento, ovvero il tempo in cui l’elemento, a causa del proprio decadimento, si riduce della metà. Quando un elemento decade, o si trasforma in un altro elemento, lo fa attraverso il rilascio di energia, che avviene sotto forma dell’emissione di particelle (alfa, beta, gamma …).

Queste particelle, ora libere di viaggiare, attraversano la materia e depositano la propria energia nel materiale che attraversano. In fisica delle particelle, si definisce la quantità dE/dX, ovvero la quantità di energia depositata per unità di cammino. Si può però anche considerare la quantità di energia depositata per unità di massa D = dE/dm. Questa grandezza si chiama “dose assorbita” e si misura in gray (1Gy = 1Joule/ 1Kg). In radioprotezione si preferisce definire una grandezza diversa, chiamata “dose equivalente“.

La dose equivalente serve per misurare gli effetti biologici della radiazione sul corpo umano o nello specifico di un particolare organo o tessuto. La dose equivalente (H) corrisponde alla dose assorbita moltiplicata per un coefficiente che tiene conto di quanto una radiazione è in grado di danneggiare il corpo: H = w*D. Il coefficiente w è pari ad 1 nel caso dei raggi gamma, i fotoni, che sono considerati la radiazione di riferimento. Nel caso della radiazione alpha, più dannosa per i tessuti umani, ha un valore pari a 20.

L’unità di misura della dose equivalente è il sievert (1Sv), anche se talvolta si incontrano ancora i rem (roentgen equivalent man), con fattore di conversione 1Sv = 100 rem. L’unità standard sono comunque i sievert. Questa unità è utile perché è indipendente dal tipo di radiazione, quindi una dose equivalente di 1Sv produce lo stesso danno biologico indipendentemente dal tipo di radiazione. Bisogna ancora tener conto, però, delle situazioni in cui l’irraggiamento non è uniforme. Inoltre diversi organi hanno diverse sensibilità e assorbimento della radiazione.

Se la radiazione colpisce zone non sensibili, come per esempio una mano, l’effetto può essere molto basso o addirittura nullo. Quando invece la radiazione colpisce organi sensibili, come fegato, ovaie o testicoli, gli effetti possono essere molto gravi. Per questo è stata definita la “dose efficace“, E, che corrisponde alla dose equivalente H moltiplicata per un altro fattore T che tiene conto del diverso comportamento dei diversi organi: E = T*H. Anche la dose efficace è misurata in sievert.

Se siamo di fronte a elementi radioattivi siamo soggetti a una dose di radiazione che dipende dal tempo di esposizione e dalle protezioni che abbiamo a disposizioni per schermarla. Generalmente questo tipo di irraggiamento è meno pericoloso, in quanto sta a noi limitare il tempo di esposizione e proteggerci adeguatamente.

Una volta allontanati dalla sorgente non siamo più soggetti alla radiazione e il pericolo è scampato. Ben diversa invece è la situazione quando l’elemento radioattivo, o radionuclide, viene ingerito o inalato dal nostro corpo. In questo caso, infatti, la radiazione proviene dall’interno del corpo e non abbiamo mezzo di schermatura né un modo per allontanarci dalla sorgente.

Inoltre, in questo caso, l’effetto di un elemento sul corpo umano non dipende unicamente dalle sue proprietà radioattive, ma anche dalle sue proprietà chimiche e tossicologiche. È quindi utile caratterizzare ogni elemento non solo con il suo tempo di dimezzamento radioattivo, ma anche con la sua emivita biologica, ovvero il tempo necessario al corpo umano per evacuare la metà del radionuclide per mezzo di processi metabolici.

Conoscendo tutte queste definizioni possiamo quindi capire cosa voglia dire ALI, Annual Limit of Intake, ovvero il limite annuale di introduzione di radionuclidi. Questo è il minimo valore di introduzione di qualsiasi radionuclide tale che qualsiasi organo di un uomo medio subisca una CDE di 0.5 Sv, o una CDE efficace di 0.05 Sv. CDE sta per Committed Dose Equivalent e corrisponde alla dose causata dall’introduzione di un radionuclide all’interno del corpo per un periodo di 50 anni.

Questa quantità è utilizzata per valutare la dose accettabile di esposizione da parte dei lavoratori che devono essere in contatto con sorgenti radioattive. Il campo di studio che si occupa di questi calcoli è detto dosimetria e si basa sull’accurata valutazione di fattori di conversione tra tutte queste grandezze (e altre quali la dose ambientale equivalente). Al contrario di ciò che si potrebbe immaginare, chi lavora nel campo dell’industria nucleare non è l’unico ad essere esposto a sorgenti radioattive. I lavori che sono soggetti a radioprotezione comprendono:

  • Industria nucleare(mining, milling,combustibile,reattori,riprocessamento)
  • Medicina diagnostica(Raggi X)
  • Medicina nucleare (uso terapeutico e diagnostico di radionuclidi per ex.in diagnostica funzionale)
  • Dentisti
  • Veterinari
  • Produzione e distribuzione di radioisotopi
  • Acceleratori
  • Aviazione civile
  • Radiografie industriali (test non non-distruttivi, analisi cristallografiche etc)
  • Irradiazioni industriali (sterilizzazione, conservazione alimenti etc.)
  • Industria Gas e petrolio
  • Luminescenza ed altri usi industriali
  • Educazione
  • Lavori in miniere (nel 1991 4.7 milioni di persone nel mondo, Uranio ( 90000 ore lavorativeore lavorative))

In taluni casi (come i tecnici nelle centrali, i radiologi negli ospedali, talvolta negli acceleratori e in ambienti industriali) è opportuno che il lavoratore abbia sempre con se un dosimetro, uno strumento che misura la quantità di dose equivalente a cui si è stati sottoposti durante la giornata. Esempi di dose equivalente sono:

Esami convenzionali:
X rays
Petto : 0.02-0.04 mSv
Spina lombare: 0.7 mSv
Mammografia: 0.7 mSv
Dental (Lat.)
Dental (Panoramic)
Abdomen

Tomografia Computerizzata
Testa: 2 mSv
Petto: 8 mSv
Addome: 10 mSv

Procedure di intervento
Angiolastica: 7.5 – 75 mSv
Angiogramma coronario: 4.6 – 15.8 mSv

Se nel caso del paziente questo tipo di interventi non capitano tutti i giorni, per gli operatori medici è un’altra storia. Per questo è necessario tenere i livelli sempre sotto controllo e fare uso dei sistemi di protezione. È molto importante, e al centro di numerosi studi, capire gli effetti della radiazione a bassa esposizione. Infatti, come vediamo dall’immagine qui sotto, se pochissime persone, e solo in caso di incidenti gravi (o atti bellici) è stata esposta a un alto livello di radiazione, moltissimi di noi sono costantemente esposti a bassi livelli di radiazione. È quindi molto importante capirne le conseguenze.

Ora che abbiamo capito che cos’è la radioattività e come si misura, e come valutare la radiazione a cui il corpo umano viene sottoposto, ci sono altri due argomenti importantissimi che devono ancora essere trattati. In primo luogo dobbiamo capire perché le radiazioni sono dannose, ovvero quale sia il vero effetto biologico delle radiazioni sul corpo umano. Questo lo tratteremo nel post della settimana prossima.

In aggiunta, è importante capire quali siano le sorgenti di radiazione a cui veniamo costantemente esposti. È infatti molto importante capire che la radiazione può essere dannosa anche se prodotta “naturalmente” e non solo da parte dell’uomo. Ci sono molte sorgenti di radiazione naturale, e le presenteremo e capiremo tra due settimane!

30 Commenti »

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  • # 1
    Alex
     scrive: 

    Vorrei sapere quali sono i materiali naturali o artificiali in grado di schermare le radiazioni. Inoltre mi sono sempre chiesto come mai il famoso sarcofago in cemento per “rinchiudere” la centrale di Chernobyl con il tempo inizia a cedere. Mi sembra di capire che le radiazioni hanno la capacità di rompere il cemento.

  • # 2
    Luca
     scrive: 

    Da quello che ho capito,sta cominciando a cedere perchè fu costruito in fretta e furia, nel disperato tentativo di diminuire i danni..

  • # 3
    Eleonora Presani (Autore del post)
     scrive: 

    No, la radiazione non può fare assolutamente nulla del genere. La ragione per cui è necessario sostituire il sarcofago di Chernobyl è che è stato mal progettato e costruito per durare al massimo 20/30 anni, ma questo non c’entra nulla con le radiazioni, ma con il risparmio che si è voluto fare per costruirlo. Speravano di poterlo riparare (si è danneggiato per cause naturali, eroso dal tempo) ma per farlo sarebbe necessario entrarci dentro e ripararlo dall’interno. Questo non si può fare perché il livello di radiazione interno è troppo elevato e quindi si è optato per costruire un nuovo contenimento, più sicuro e più duraturo, chiamato “new safe containment”.

    I materiali per la schermatura possono essere differenti a seconda del tipo di radiazione. La radiazione alpha, per esempio, ha bassissimo potere penetrante e può essere schermata con un semplice foglio di carta. La radiazione gamma invece può viaggiare per chilometri in aria, qundi per schermarla è necessario un materiale piò denso, come il piombo per esempio. Per ridurre della metà l’intensità di una radiazione gamma, per esempio, è necessario 1 centimetro di piombo.

  • # 4
    n0v0
     scrive: 

    x Alex

    la butto lì, ma credo che sia dovuto al fatto che il nocciolo della centrale è tutt’ altro che spento e continui a emettere calore, il quale alla lunga danneggia il cemento.

  • # 5
    dtm
     scrive: 

    no, le radiazioni non rompono il cemento.
    i materiali che bloccano le radiazioni vanno dal cemento, al piombo, al foglio di carta (dipende dalla radiazione), ma se sei preoccupato della radioattività post fukoshima dubito tu voglia girare per strada con una tuta in piombo, quindi la questione è inutile.

    refuso: “angiolastica” credo sia “angioplastica” :D

  • # 6
    Marco
     scrive: 

    Il sarcofago di cemento con il tempo cede perchè il nocciolo fuso della centrale continua ad emettere calore, dovuto al decadimento radioattivo, che ne fa innalzare la temperatura.
    Il cemento, a contatto con un ambiente ad alta temperatura, rilascia a poco a poco l’acqua costituente e diventa polvere, assolutamente inerte ed inutile.
    Quindi, anche se all’esterno il sarcofago dovesse rimanere intatto, all’interno viene pian piano eroso dal calore, e dopo un po’ vuole rifatto.

  • # 7
    ReaToMe
     scrive: 

    Se a qualcuno può interessare…

    http://www.youtube.com/watch?v=F9URUQvGE9g

  • # 8
    Confusio
     scrive: 

    @Marco

    Indi, supponendo che la forza di gravita’ sia ancora una costante, non importa quanto cemento gli stiamo mettendo “intorno”, ma con il tempo il nocciolo tendera’ a scendere verso il basso, “corrodendo” in qualche modo la base.

    Ho capito bene?

    Domanda da ignorante: ma non c’e’ modo di raffreddarlo in qualche maniera? mi sono sempre chiesto se sia possibile introdurre una qualche sostanza che moderasse la reazione: si fa un buco di lato, si raccoglie il materiale in pressione che dovesse uscire mentre si pompa dentro il moderatore.

    Parlo da ignorante, indi se ho detto una castroneria indicatemi perche': l’evento di “fusione del nucleo”, e’ raro (e nemmeno tanto, visto che nella mia breve vita biologica di 40 anni e’ avvenuto TRE volte; una media di una volta ogni 15 anni) … e’ da considerarsi “un punto di non ritorno”? e perche’? non e’ possibile in qualche modo procedere ad una bonifica; anche se costosa o lunga? es: iniettare un liquido che porti via il materiale radioattivo (anche se lentamente), e un macchinario fuori che separi il materiale radioattivo; se sono metalli, dovrebbe essere possibile.
    Ripeto la mia ignoranza, capisco che se fosse cosi’ semplice, lo avrebbero gia’ fatto.

    Ho letto per esempio che i vessel in acciaio hanno una durata utile (in sicurezza) di circa 40 anni, perche’ le particelle pesanti, con il tempo, tendono a rendere l’acciaio meno resistente; indi, entro 40 anni si deve provvedere allo spegnimento “sicuro”, e allo smantellamento/sostituzione: ma anche solo per il caricamento/scaricamento del nucleo, in qualche modo ci deve essere qualche apertura per lavorarci; possibile che non esista un metodo completamente automatico (senza intervento umano) per l’estrazione dei carburanti?

    Grazie per ogni risposta.

  • # 9
    Marco
     scrive: 

    Il calore che si sviluppa non è dovuto alla fissione, ma al decadimento radioattivo e, per quanto ne so, non c’è modo di attenuarlo artificialmente.
    Il calore prodotto si attenua naturalmente con il decadimento del materiale radioattivo, ma sappiamo tutti che richiede tempi molto lunghi.
    Il cemento prima o poi cede, l’unico intervento è cercare di non far alzare la temperatura più di tanto nel nocciolo fuso, ma sinceramente non so quali metodi abbiano adottato per farlo (e se ne hanno adottati, ma suppongo di si).

  • # 10
    Adriano
     scrive: 

    Se nella poltiglia radioattiva rimasta sono ancora in corso reazioni di fissione allora si, i neutroni emessi possono indurre una trasmutazione nucleare nei nuclei degli atomi che colpiscono rendendoli degli isotopi instabili che decadono in qualcos’altro.

    Questo è uno dei problemi principali dei reattori aurofertilizzati che non usano netroni moderati(rallentati) ma neutroni veloci.

  • # 11
    Marco
     scrive: 

    Le reazioni di fissione non dovrebbero esserci, altrimenti il calore sviluppato sarebbe tale (essendoci assenza di moderazione e assenza di fluido di raffreddamento) che si incenerirebbe vessel e sarcofago in pochissimo tempo.
    Il carburante fissile che costituisce il nocciolo è generalmente un mix di uranio 235 e 238 e plutonio (non sempre), che sono elementi radioattivi e che decadono naturalmente producendo calore.
    Ciao

  • # 12
    Giacomo
     scrive: 

    Dentro a quello che rimane del reattore di Chernobyl c’è la cosiddetta “sampa di elefante”.. si tratta di pezzi di reattore fusi insieme alla gran parte del nocciolo fuso.. ha ancora una temperatura altissima, una sorta di lava che ha ancora quella strana forma. Le radiazioni a 10 metri da quella cosa sono ancora letali.. mentre in altre zone dell’edificio con le protezioni opportune è possibile accedervi per i tecnici

  • # 13
    Marco
     scrive: 

    @Confusio
    Non bisogna mettere un liquido per moderare la reazione perchè all’interno non c’è fissione da moderare. Bisognerebbe però raffreddare il nocciolo (che si riscalda per il decadimento) con qualche sistema (non so se attualmente dei sistemi ci sono), ma non puoi neanche accedere all’interno del vessel, e neanche all’interno del sarcofago a causa dell’enorme quantità di radiazioni. Se si pompasse liquido all’interno, poi per forza di cose dovrebbe uscire da qualche parte, ma a questo punto sarebbe enormemente radioattivo: a questo punto non si saprebbe dove metterlo, senza contare che dopo un po’ la temperatura sarebbe come prima a causa del riscaldamento dovuto al decadimento radioattivo.
    Stesso discorso per l’estrazione dei materiali del nocciolo. Non ci si può avvicinare a causa del livello delle radiazioni.

  • # 14
    Alex
     scrive: 

    Ma per quanti anni ancora Chernobyl resterà in quello stato?

  • # 15
    Confusio
     scrive: 

    @Marco,

    Mi rifacevo all’articolo della Presani; es: se riusciamo a tenere tutto in un circuito chiuso, il materiale radioattivo non puo’ uscire, e il pericolo dovrebbe essere basso. Ma se li intorno alla centrale non riescono ad operare per i livelli di radioattivita’ troppo alti, significa che una perdita c’e’ gia’ stata, e nemmeno troppo piccola … ho capito bene? e da dove puo’ essere uscito questo materiale? dal nucleo? dalle barre nelle vasche li accanto? come mai queste barre non vengono spostate altrove? in giappone ci sono molte centrali, penso che un’altro sito per depositarle lo possano trovare.

    Se fosse in corso una parziale fusione del nucleo in uno o piu’ reattori, come e’ possibile fermare il tutto? si dovra’ raffreddare la centrale per i prossimi millemila anni, come mi pare stiano facendo per quella di three mile island (che e’ in raffreddamento “di emergenza” dal 1979, e lo sara’ per quanto?) o c’e’ un modo per smantellare tutto, anche se in tempi biblici?

    Quel che mi domando: in tutte le centrali che hanno subito danni, si lavora per mantenere tutto “stabile”: ma possibile che non ci siano metodi per estrarre il materiale radioattivo, stabilizzarlo e contenerlo in depositi piu’ sicuri?

  • # 16
    Y3ll0W
     scrive: 

    Quotone per Alex

    sono state fatte delle stime?

  • # 17
    Marco
     scrive: 

    @Confusio

    Se il circuito è chiuso il materiale radiottivo rimane li. Il problema è che come tutti i componenti meccanici, anche le tubazioni, le valvole ed i circuiti sono soggetti ad usura normale, quindi vukle fatta manutenzione. Ci può essere poi il caso in cui un componente non funziona bene e provoca una perdita. In questo caso la perdita c’è già stata e anche ingente. Sapere dovè non è facile, ci sono stati sfoghi in atmosfera di vapore radioattivo, c’è una perdita non ancora individuata che inquina l’acqua del mare, ecc. ecc.
    Tieni conto che il mix di uranio e plutonio fonde ad una temperatura di circa 2400 – 2800°C (a seconda del mix), quindi non puoi trasportarlo…

  • # 18
    marco
     scrive: 

    Chernobyl 4 non verrà smantellato, il sarcofago avrà un nuovo strato, ma si è deciso che è più economico e efficace che il materiale venga tombato in sito. In termini umani resta lì per sempre. Facciamo a tempo a estinguerci o a migrare su altri pianeti prima che lo zampone all’ucraina sia decaduto al punto di non essere più nocivo. È il motivo per cui Rubbia insiste sul Torio.

  • # 19
    k4rl85
     scrive: 

    il torio indubbiamente ha il vantaggio di gestire le scorie nucleari per solo qualche centinaia di anni mentre per i reattori con l’uranio leggendo qua e la si parla di 1 milione di anni per avere una radioattività pari all’uranio in natura

    il problema è che si tratta di materiale non certo facilmente maneggiabile e ha dei costi di realizzazione non indifferenti dovendo affiancare ogni reattore con un acceleratore di particelle

  • # 20
    Carlo
     scrive: 

    Grazie dell’articolo. :)

  • # 21
    Elyah
     scrive: 

    Consiglio vivamente a tutti di leggersi anche questo articolo riguardante le conseguenze e gli effetti sul caso giapponese di Fukushima:

    Fukushima è ora la Deepwater Horizon radioattiva del Pacifico…

  • # 22
    Elyah
     scrive: 

    da notare che l’articolo che ho linkato sopra si conclude con:

    “Ndr: Guardate le foto a questo indirizzo. Le avete guardate? Ora, chi è l’idiota che riesce ancora a pensare che non si tratti di una vera e propria catastrofe?”

  • # 23
    Elyah
     scrive: 

    scusate sopra ho linkato questo medesimo indirizzo…

    le foto sono qui…

  • # 24
    joe.vanni
     scrive: 

    Tra gli EFFETTI DELLE RADIAZIONI CI SONO ANCHE QUELLI DOVUTI A LUNGHE ESPOSIZIONI E BASSI DOSAGGI, di cui si parla poco, ma che è giusto che tutti sappiano.

    “Uno STUDIO DELL’UNIVERSITÀ DI MAINZ (2008, condotto su dati disponibili dal 1990 al 2003, su un campione di 1592 bambini d’eta inferiore ai 5 anni che hanno preso la malattia, e 4735 bambini in buona salute), ORDINATO DAL GOVERNO FEDERALE TEDESCO (ufficio per la protezione dalle radiazioni)
    e dunque non suscettibile di critiche di antinuclearismo, segnala una SIGNIFICATIVA MAGGIOR INCIDENZA DI TUMORI E LEUCEMIE INFANTILI ATTORNO ALLE CENTRALI TEDESCHE. Nelle 17 centrali avviene che, nei bambini che risiedono in un raggio di meno di 5 km dalle centrali, il rischio di ammalarsi di leucemie è del 76% in più di quelli che vivono a 50 km.

    I tumori embriogenetici sono incrementati del 160% e le leucemie del 220%: in Germania c’è una correlazione fra la distanza della casa dalla centrale nucleare e il rischio di sviluppare un cancro entro 5 anni dalla nascita.

    sono stati riscontrati 77 casi di cancro (60% più del previsto) e 37 casi di leucemia (117% più del previsto)

    “non possiamo arrivare a nessuna conclusione per gli adulti – semplicemente perché lo studio è relativo solo ai bambini.”

    http://www.metallotraidenti.it/2011/uno-studio-tedesco-conferma-la-pericolosita-delle-centrali-nucleari/
    http://timeforchange.org/nuclear-power-station-causing-cancer-leukemia

    Questi risultati confermano altri studi sulla radioattività come causa di cancro anche in piccole dosi.


    Che dite facciamo le centrali al torio e poi ci facciamo lo studio epidemiologico di quanto aumenta il tasso dei tumori nei bambini che abitano vicino alla centrale?

  • # 25
    pleg
     scrive: 

    Hai un link all’articolo originale? Perche’ dei tuoi link il primo punta al secondo, e il secondo punta ad una pagina che non esiste :)

  • # 26
    joe.vanni
     scrive: 

    @ pleg

    è un articolo pubblicato dalla rivista

    INTERNATIONAL JOURNAL OF CANCER

    http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/ijc.23330/full

    La cosa strana è che il nostro insigne luminare (cosidetto) oncologo Umberto Veronesi sia troppo distratto e non abbia mai letto questo articolo..
    O forse per lui sono più attendibili gli studi della agenzia atomica AIEA..

  • # 27
    pleg
     scrive: 

    Forse Veronesi l’ha letto e per questo non l’ha trovato significativo, visto che l’articolo dice il contrario di quello che tu vorresti fargli dire.

    Se lo leggessi, scopriresti che:

    * lo studio ha trovato una correlazione per bambini in eta’ inferiore a 5 anni entro i 5 km dalla centrale; non c’e’ alcuna correlazione invece per adulti, o per distanze superiori

    * studi analoghi in Francia e in altre zone della Germania non hanno confermato questi risultati (cioe’ non hanno trovato alcuna correlazione statisticamente significativa)

    * lo studio non e’ riuscito a filtrare i casi dovuti a cose come valore ambientiale di radiazione di fondo, inquinamento chimico, pesticidi, campi elettromagnetici, classe sociale; non hanno nemmeno preso in considerazione l’occupazione dei genitori (ad es. se fossero lavoratori della centrale, poretbeb voler dire che si sono superati i limiti di sicurezza all’interno, ma non all’esterno)

    * l’articolo conclude dicendo che il fenomeno e’ inaspettato, che al momento non ha spiegazione epidemiologica, e che la correlazione trovata rimane inspiegata (“the observed positive distance trend remains unexplained”)

    Un po’ diverso, no?
    In pratica sta dicendo che potrebbe esserci un effetto dovuto alle centrali, ma non si sa perche’ ne’ si e’ sicuri che ci sia, visto che potrebbe dipendere da altri fattori di cui non si e’ tenuto conto.

  • # 28
    Eleonora Presani (Autore del post)
     scrive: 

    Pleg dice bene… lo studio è fatto molto bene ed è serio. Come ho scritto sull’articolo qui sopra, sono proprio gli effetti delle radiazioni a basso dosaggio che hanno necessità di essere studiate. Infatti, purtroppo a causa di eventi tragicamente straordinari come Hiroshima o Chernobyl, gli effetti di altissime dosi di radiazione hanno avuto modo di essere studiate, ma noi tutti siamo soggetti, costantemente, a delle basse dosi di varia origine. Di conseguenza vanno studiate, come è stato fatto in questo paper. Le conclusioni, però, sono tutt’altro che definitive, e gli autori stessi spiegano come non abbiano tenuto conto di altri fattori, come quelli elencati da Pleg, che possono inficiare i risultati. Inoltre guarda il fattore di correlazione R che è stato trovato. È di un ordine di grandezza inferiore rispetto a quello che c’è tra il fumo e il tumore…. Con questo non voglio dire che quindi non c’è correlazione e siamo tutti felici, ma semplicemente che siamo ben lontani dall’avere risposte definitive in questo argomento…

  • # 29
    joe.vanni
     scrive: 

    @pleg
    Senza spirito polemico, alcune tue affermazioni sono inesatte:

    • La tua conclusione “potrebbe esserci un effetto dovuto alle centrali” è falsa: IL FENOMENO DI LEUCEMIA INFANTILE ESISTE IN VICINANZA DELLE CENTRALI ANCHE SE NON SI SPIEGA, QUINDI È DOVUTO ALLE CENTRALI (se non ci fossero le centrali non ci sarebbe):
    ‘The recent study confirmed previous German findings regarding leukaemia in the 5-km zone of nuclear power plants. However, regarding the period not included in the previous studies, that is, basically independent data, A TENDENCY TOWARDS AN INCREASE OF RISK WITH CLOSER RESIDENTIAL PROXIMITY IS ALSO SEEN

    • Quando dici “studi analoghi in Francia e in altre zone della Germania non hanno confermato questi risultati (cioe’ non hanno trovato alcuna correlazione statisticamente significativa)”
    Nell’articolo invece sono citati altri studi simili in Inghilterra e Galles che portavano alle stese conclusioni: aumento tumori infantili nel raggio di 10 miglia delle centrali nucleare. Non sono citati studi francesi.

    Solo il primo studio tedesco non confermava i dati entro 15 Km ma li confermava comunque entro i 5 Km:
    “ An increased rate of all cancer or, more specifically, leukaemia in children younger than 15 years within a 15-km zone of West German nuclear plants was not confirmed. HOWEVER, exploratory analyses indicated that, for example, in children younger than 5 years living WITHIN THE INNER 5-KM ZONE, the INCREASE IN LEUKAEMIA rate was statistically significant”

    Lo studio di cui all’articolo conferma e ingloba altri due studi precedenti tedeschi che avevano dato simili risultati uno riguardante gli anni 1980–90, un secondo per gli anni 1991-95 e il più recente di cui è oggetto l’articolo per gli anni 1996-2003
    Per un arco totale di 23 anni su 18 impianti nucleari.

    “Our study showed a positive relationship between the diagnosis of childhood leukaemia and the residential proximity to the nearest nuclear power plant”
    Dunque: AUMENTA LA LEUCEMIA INFANTILE IN PROPORZIONE ALLA VICINANZA GLI IMPIANTI NUCLEARI. In particolare è significativa anche a 30 Km:
    • aumenta del 76% nel raggio di 5 Km
    • aumenta del 26% nel raggio tra 5 e 10 Km
    • aumenta del 10% nel raggio tra 10 e 30 Km
    • aumenta del 5% nel raggio tra 30 e 50Km ecc.

    • È vero che la radiazione di fondo naturale è superiore a quella dovuta alla vicinanza degli impianti nucleari in condizione di routine senza incidenti; e senza che altri fattori di rischio siano valutati, ma il fenomeno anche se non spiegato ESISTE. QUELLO CHE CONTA È LA GRAVITÀ DEL FATTO, NON IL FATTO CHE NON SAPPIAMO SPIEGARCELO. Anche solo che fossero solo 50 casi in più del normale;

    Potrebbe essere dovuto ad incidenti in centrale non denunciati, potrebbe essere la somma di altri fattori di rischio con il fattore centrale nucleare, o altro; non lo sappiamo, ma sappiamo che le centrali sono causa necessaria senza di cui non ci sarebbero quei tumori. Non sappiamo neanche –in quanto non oggetto dello studio- l’effetto su altre fasce di età o su altre fasce a rischio come gli anziani. E se fossero anche figli di lavoratori della centrale –cosa improbabile- sarebbe comunque grave.

    Ma comunque sappiamo che le radiazioni sono il primo fattore di rischio per le leucemie.

    Il fatto che non conosciamo esattamente le cause diventa imbarazzante, anzi DIVENTA UN AGGRAVANTE, perché NON SIAMO IN GRADO DI CONTROLLARE L’ÈVENTO E L’EVENTO VIENE NASCOSTO ALL’OPINIONE PUBBLICA

    In Germania hanno reso pubblico questo studio e i tedeschi hanno preso la loro decisione sul nucleare.

    Nel dibattito sul nucleare in Italia dovrebbero essere portati a conoscenza del grande pubblico anche questi studi. Che aggiungono problemi ai rischi e problemi che del nucleare conosciamo già.

    **
    Riguardo a Veronesi, il problema è il conflitto di interessi. Come fa ad esprimere un giudizio imparziale sui rischi delle centrali nucleari –ma anche sugli inceneritori- una persona che è pagata e riceve finanziamenti dalla industria nucleare e da quella degli inceneritori? È anche colpa delle leggi che lo permettono e dell’ordine dei medici per cui è una cosa plausibile.

    Ma mi chiedo: che coscienza deve avere un medico sapendo e tacendo i rischi mortali che corrono delle persone indifese come i bambini. Non si può dire che il fumo e l’inquinamento sono fattori di rischio mentre la vicinanza a una centrale nucleare no.

  • # 30
    joe.vanni
     scrive: 

    @ Eleonora Presani

    Apprezzo l’oggettività dell’articolo anche riguardo alle basse dosi di radiazioni e al fatto che ne conosciamo poco gli effetti sulle lunghe esposizioni. Tanto più se combinati con altri fattori di rischio, che potrebbero moltiplicare gli effetti e di cui poco sappiamo.

    A questo punto penso che il giudizio dello scienziato non può andare oltre, nel senso che diventa una decisione della collettività che deve essere bene informata di tutti i rischi, piccoli e grandi, o se ci sono rischi che non conosciamo e prendere una decisione, se vuole correre questi rischi .

    In ogni caso i bambini se esistono dei rischi anche piccoli andrebbero fatti allontanare dalla zona di pericolo.

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