di  -  lunedì 15 ottobre 2007

InternetIl titolo è ripreso paro paro da un famoso (?) libro di Jeremy Rifkin, che già nel 2000 profetizzava (tra le altre cose) un futuro dove chi non sarebbe stato interconnesso avrebbe rischiato di essere inesorabilmente tagliato fuori dal resto del mondo.

E di Digital Divide si parla spesso ancora oggi, non solo per quanto riguarda le nazioni meno abbienti del mondo, ma anche e sopratutto per la nostra amata penisola.

Ma se per quanto riguarda l’utenza casalinga siamo abituati a pensare che la diffusione della rete sia ancora lunga da arrivare, molti noi – compreso il sottoscritto – danno per scontato che a livello delle aziende, dal piccolo professionista alle grandi realtà dell’industria, la connessione, la navigazione e una Santa Email siano un diffusissimo dato di fatto, qualcosa di oramai scontato e impescindibile: in una qualunque azienda tutti hanno un indirizzo mail e tutti accedono alla Rete delle Reti.

Ma non è così, e accadono ancora fatti INCREDIBILI.Per lavoro mi capita spesso di avere a che fare con studi professionali (commercialisti, avvocati, notai, ecc); è per me normale voler inviare delle comunicazioni usando l’email.

Ecco, nella quasi totalità dei casi o suddetti soggetti non hanno nemmeno un indirizzo email “propietario” (del tipo @nomestudio.xx) e si appoggiano a provider esterni (libero, hotmail, ecc) o, incredibilmente, non hanno nessun accesso ad internet. Anzi, molto probabilmente l’accesso c’è ma è relegato ad un unico PC in tutto lo studio il cui utilizzo è relegato solo a eletti autorizzati.
Mi si dirà “Eh, ma se hanno ancora un modem analogico è normale”.
Ennò, signori miei; questi hanno tutti come minino una ADSL!

La situazione quindi tipica è:

  1. Io mando una mail
  2. Telefono per avvisare che ho mandato la mail
  3. Mi si telefona che la mail è arrivata e che la risposta arriverà via fax
  4. Arriva il fax

Un FAX !!!!!!! Non è incredibile ? Nell’era dell’accesso ??

Un PC interconnesso non è appannaggio dei poveri impiegati di tali studi che molto probabilmente non hanno nemmanco la posta interna (oddio.. in realtà molto piccole non è COSI’ necessaria, ma tant’è..) visto che l’unico utilizzo che devono fare della propria postazione è quello dedicato al solo lavoro.

Pur intuendone i motivi decido di interpellare un propietario di uno di questi studi, che alla mia diretta domanda “ma perchè non siete connessi tutti a internet o quantomeno avere una mail?” mi risponde con due ovvi punti:

  1. Altrimenti i dipendenti ç#@ *ggiano tutto il giorno e non lavorano
  2. Ma con tutto quello che si sente di virus e di hacker che ti entrano nel PC meglio non rischiare

Risposte talmente ovvie che mi stavo sentendo male.
Anche se, a voler vedere bene, una punticina-ina-ina di ragione ce l’ha.

Ma rimane sempre un problema: il loro cliente.
Io cliente interconnesso da tempo immemore mi sento Digital Diviso.
Io non posso sopportare il tedio di una risposta via fax.
Io devo lavorare in fretta, non posso attendere i loro comodi.
Io devo…

Io devo prendere delle ferie, e subito. Oppure hanno ragione loro….

5 Commenti »

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  • # 1
    xorosho
     scrive: 

    Geniale quel libro…e concetti e riflessioni sul mercato americano del 2000 diventano sempre più applicabili alla nostra Italia, anzi, italia, indietro (in alcuni casi per fortuna) di una decina d’anni rispetto agli Stati Uniti. Sicuramente il più interessante, molto più di “Economia all’idrogeno” e di “Ecocidio” (sempre dello stesso autore).

    Lavorando in uno studio professionale (ma con dominio, sito web, accesso a internet – e, si, cazzeggio alla grande) mi sono scontrato con gli stessi problemi…imprese con fatturato milionario ma con e.mail di Libero…e altre assurdità varie.

  • # 2
    Nervo
     scrive: 

    Concordo. Io, per compensare il “digital divide” del mio commercialista, ho aperto da tempo un account freefax, così loro mi mandano il fax, ma a me arriva una mail :-P

  • # 3
    Adso da Melk (Autore del post)
     scrive: 

    xorosho, lo so e può darsi

    ma la pletora di studi professionali dove ho riscontrato questa forma mentis è veramente ampia e varia

    specialmente per il problema “hacker” non sai cosa ti tirano fuori

  • # 4
    Gnappolo
     scrive: 

    Effettivamente è strano accorgersi di come per certe persone le cose (e le abitudini) che per noi sono ovvie, per loro non lo siano.
    Mi fa ancora più paura sapere di avere conoscenti che da casa non hanno accesso ad internet, ma vi rendete conto???
    Cioè…non si rendono conto di quanto sia comodo e utile come strumento…bah.

  • # 5
    Ivan.il.matto
     scrive: 

    Vero, ho riscontrato anch’io che questa sia la situazione dominante.
    Trovo che il problema alla radice sia semplicemente il fatto che le nuove tecnologie non siano state affatto metabolizzate.
    Perchè ciò avvenga bisogna passare il “turn-over generazionale”, poi si vedrà.
    Manca e continua a mancare la conoscienza e l’educazione alle nuove tecnologie, a quello che possono offrire, nel bene e nel male.
    Quindi ecco diffidenza e reticenza.

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