di  -  giovedì 3 marzo 2011

Dopo il lancio della nuova incarnazione di iPad, che segue di poco il lancio di prodotti basati su Android 3.0 e precede (chissà ancora di quanto) quello dell’interessante Playbook di RIM, ma soprattutto dopo la constatazione dei numeri enormi che girano attorno a questi dispositivi (il solo iPad pare abbia venduto in 9 mesi 15 milioni di unità), è inevitabile la tentazione di tornare ad affrontare quella che dal giorno 1 è forse la questione più ardua: cosa sono e a cosa servono i tablet?

A poco più di un anno dall’annuncio del primo tablet e delle prime impressioni pubblicate su questo sito, alcuni trend si sono chiariti circa l’utilizzo del dispositivo e, soprattutto, una marea di produttori si è tuffata nel settore interpretando il tablet in modi alternativi.

Hanno visto la luce prodotti x86 con OS desktop come Windows 7 e si sono aperti scenari straordinariamente diversificati con l’annuncio del supporto per l’architettura ARM da parte degli OS flagship di Microsoft.

Proprio il colosso di Redmond rimane ancorato alla distinzione “filosofica” fra dispositivi adatti alla produzione di contenuti e dispositivi adatti alla sola fruizione di contenuti. Una distinzione che non ha mancato di tentare il sottoscritto, ma anche la stessa Apple – che forse non immaginava neppure la rosa di impieghi a cui il tablet si sarebbe adattato nei primi mesi di vita – e Jobs, che durante l’annuncio del primo iPad precisò che Apple aveva cercato con quel prodotto di andare oltre l’e-reader.

Dopo un anno di tablet questa distinzione mi pare vada sfumando: rimane assolutamente vero il fatto che, ad oggi, non esistono sostituti alla combinazione tastiera + mouse/trackpad per operazioni come l’elaborazione di fogli elettronici di qualche complessità, fotoritocco e qualunque altra funzione che richieda un input più preciso di quanto la miglior tecnologia touch sarà mai in grado di offrire.

Se il tablet va a collocarsi in una fascia di dispositivi definita proprio ieri come “post-pc”, questo non implica che, particolarmente allo stato attuale della tecnologia, si prefigga di sostituirli.

Ci sono tuttavia degli scenari d’uso comune in cui la mancanza della tastiera fisica e di un dispositivo di puntamento accurato sono ampiamente compensati dalla praticità del formato, anche nella cosiddetta “produzione di contenuti”.

Dal giornalista che prende appunti in conferenza stampa fino alla classica “mamma” informatica il cui obiettivo è la massima semplicità d’uso, fino all’utente domestico da divano quando non da letto, per applicazioni quali chat ed email, teleconferenza, word processing, editing di blog etc., il tablet, con tutte le peculiarità del suo input, potrebbe rimpiazzare ed in parte sta rimpiazzando computer semplici ed economici (si veda in proposito il crollo dei netbook).

Questo non significa che tablet e netbook rappresentino oggetti del tutto equivalenti: la conclusione che si può trarre da questo mutamento di scenario è piuttosto che, per l’uso che la maggior parte delle persone (forse non fra i lettori di HWUpgrade) prevede di fare quando acquista netbook, il tablet non pare affatto penalizzante.

Aggiungiamo anche che:

  • nel primo anno di vita si è osservata la nascita di nuovi modelli d’uso costruiti attorno al dispositivo e alle sue peculiarità (dalla domotica all’uso in ufficio e in ambito medico);
  • come e forse più del netbook, il tablet ha una vocazione da “secondo dispositivo” (un iPad senza iTunes va poco lontano) e un appeal che si estende oltre la sfera degli utenti abituali/appassionati di computer.

Che si concepisca il tablet a la Apple o piuttosto a la Microsoft, il dispositivo rimane fortemente ancorato al cloud, ed è proprio questo aspetto – la disponibilità, riservatezza, sicurezza del cloud – a rappresentare il lato oscuro della medaglia. Nella misura in cui questa nuova categoria di dispositivi accelera la transizione verso la “nuvola”, il dubbio che l’adozione di questi servizi stia crescendo più velocemente della loro affidabilità si aggrava.

Fra gli effetti a medio termine di questa transizione c’è anche una progressiva “app-izzazione” dei programmi, laddove l’app rappresenta una versione spesso semplificata, più facile da usare ma anche meno flessibile e “smanettabile” dei pacchetti software che abbiamo conosciuto finora.

Certo, la pirateria è messa all’angolo e per la prima volta nella storia dell’informatica anche i prezzi al pubblico ne risentono positivamente, ma questo non basta per dimenticare gli effetti collaterali.

Concludo questa breve analisi confessando che, malgrado il forte interesse personale e professionale che nutro per il tablet e le innovazioni che ha introdotto, mentre lo vedo trionfare sugli scaffali mi sento in qualche modo “rassicurato” dal mio caro vecchio notebook. Per il futuro, chi vivrà vedrà.

22 Commenti »

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  • # 2
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Il PC nella sua concezione classica non è più la sola soluzione a determinati problemi: il tablet, lo smartphone, risolvono problemi di cui il PC si occupava fino a qualche anno fa, crescono come numeri grazie a queste funzioni ma i numeri che fanno sono in buona parte poggiati su un pubblico nuovo, su impieghi nuovi per lo stesso pubblico. Andrà a finire come Jobs diceva, ovverosia che i PC rimarranno come i camion, utili solo a chi ci lavora? Quanto manca prima che questi dispositivi crescano in proporzione tale da non far sentire la mancanza del caro vecchio PC al 99% degli utenti? Andiamo verso un dispositivo unico che vive in sinergia con una miriade di periferiche o verso una molteplicità di dispositivi da sincronizzare?
    Su queste questioni si gioca la partita e non mi pare per nulla scontata.

  • # 3
    [D]
     scrive: 

    Avrò letto male l’articolo ma non ho mica capito come dovrebbe prendere appunti un giornalista (o aggiornare un blog), con una lastra di vetro mancante sia di tastiera fisica oltre che si un sistema ocr collegato ad un pennino. Imitando Ken Shiro ? Ratatatatatatata sul vetro fino a farsi scoppiare i polpastrelli ?

    “Di “Post-PC” Jobs ne parlava già 4 anni fa:”

    L’unica cosa di cui dovrebbe parlare jobs è della suo presunto cancro con interruttore: quando deve speculare, ha “gravi problemi di salute”, “sei settimane di vita” e giù di recite con lui che barcolla, lui che non si fa fotografare in volto alla cena da Obama (doveva nascondere un faccione allegro che mangiava a quattro ganasce ?), poi “stranamente” annunciano un nuovo iCoso, questi spegne iCancer e torna a saltellare sul palco al ritmo “questa non me la potevo perdere”.

    Poverino, lui è magro, lui è sciupato ? Noi abbiamo Pannella che fa scioperi della fame da sempre, anche lui è bello magro ma non per questo che sfotte i veri malati terminali per le sue battaglie, per perseguire i suoi scopi…

  • # 4
    Banjo
     scrive: 

    A me interesserebbe avere una stima percentuale delle persone che utilizzano iPad e simili per lavoro. O cmq. per reale bisogno, in rapporto a quelli che lo hanno acquistato per puro intrattenimento.
    Non vorrei che questa fascia di dispositivi definita come “post-pc” sia volta a plasmare una fascia di popolazione “pre-cultura”.

  • # 5
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Il rischio che il tablet spinga un approccio eccessivamente semplificatorio è concreto. D’altro canto anche la GUI ha fatto sì che la gente smettesse di usare la linea di comando e quindi disimparasse quel che negli anni ’80 era obbligatorio sapere. Nel frattempo l’utenza è passata dai quattro gatti di allora ai miliardi di oggi. Forse tutto questo è inevitabile, l’importante è che ci sia sempre un’alternativa, come anche oggi c’è per chi ha bisogno di lavorare da shell.

  • # 6
    phabio76
     scrive: 

    Ciao,
    condivido tutti gli interrogativi…
    Il “Digital-hub” penso che rimarrà uno strumento imprescindibile, quello di cui non si potrà fare a meno, l’evoluzione ultima del pc-camion. La tendenza allo spostamento verso il mobile è pienamente in atto, con tutto ciò che ne consegue, come hai puntualmente spiegato non solo oggi in questo post.
    Ma anch’io non darei per morto il notebook, e neanche il caro vecchio pc-fisso, una volta moddato e overcloccato, oggi solo fisso, con attaccato il caro vecchio mouse, con il quale si possono “fare” cose che poi andremo solo a “fruire” sui nuovi gingilli. Ciò non esclude che i tablet possano essere usati per creare contenuti e in futuro lo saranno sempre di più ma continuerà ad esistere un sistema dedicato che forse un giorno sarà solo “più comodo” o “più veloce” per questo scopo.

  • # 7
    asterix040
     scrive: 

    Io lo vedo come un bel optional per un rapresentante di qualsiasi tipo di prodotto. Io l’ho visto fare una presentazione in piedi vicino il cliente. Con il power point bisogna avere il proiettore non puoi mettere il cliente vicino a te ,mente con il table questo uso è facilissimo.Scrolli il listino..cammini per l’azienda …importante tutto in piedi.

  • # 8
    Giuliano Galea
     scrive: 

    @d: ma possibile che ogni articolo (che si parli di amiga o apple non cambia nulla) scatena sempre i tuoi commenti sarcastici?

    tornando it: personalmente lavoro da un paio d’anni in un’azienda che sviluppa una soluzione verticale per il mondo della moda, quindi ho una discreta esperienza di mondo tablet/touch ..

    la svolta maggiore di apple è stata l’adozione di un so pensato da zero per essere fruito senza mouse e tastiera: cosa che per inciso i detrattori continuano ad additare come una mancanza …

    finchè non proveranno ad utilizzare seriamente un’applicazione pensata per sistemi di puntamento che hanno precisione al pixel, con le dita e (se non sono proprio masochisti) si rendereranno conto che di fatto è inutile

  • # 9
    Andrea R
     scrive: 

    La linea di distinzione tra pc e tablet è più marcata di quel che sembra.
    Infatti chi aveva il computer 15 anni fa, oggi ha il computer, mica il tablet. Oppure ha entrambi e il computer costa di più.
    Le vendite sono dovute all’allargamento dell’utenza in buona parte.

    Il bello è che di portatili che diventano tablet ce ne sono da anni, solo che sono computer veri e vendono poco. Dunque il tablet è da considerarsi una cosa diversa, per una clientela diversa, rispetto al pc. Gente che magari ha un computer, ma a cui non piace e che non lo sa usare

    Non può neanche subentrare nel mercato dei libri, tra l’altro. Chi legge tanto oggi ha in mano un libro di carta o un ebook reader vero e proprio, perchè leggerci migliaia di pagine su un tablet ti uccide la vista.

    Il vero mercato del tablet sarebbero gli studenti, ma ci vorrebbero degli standard, degli investimenti pubblici e dei costi bassi.
    Averci un tablet a scuola con applicazioni per prendere appunti, disegnare e leggere sarebbe spettacolare, ma non succede per motivi non tecnici purtroppo.

  • # 10
    phabio76
     scrive: 

    @Banjo
    l’iPad è stato acquistato per “reale bisogno” da una percentuale di utenti che rasenta lo zero: gli sviluppatori che creano delle applicazioni quasi al 100% dedicate all’intrattenimento.

  • # 12
    andres
     scrive: 

    l’unico utilizzo reale (cioè continuativo) che ho visto fino ad ora dei tablet fra i – pochi – amici che ne hanno uno (tutti ipad cmq), è quello di giocattolo…

    Nel futuro io immagino una progressiva integrazione fra tablet e ebook (con la scomparsa di questi ultimi come dispositivi specifici) e netbook…

  • # 13
    goldorak
     scrive: 

    @ phabio76 : la stampa inglese ha definito l’ipad correttamente. Un televisore portatile. Un congegno totalmente passivo che ha l’utilita’ di una semplice tv.
    Si dice sempre che la gente rincretinisce davanti alla tv per via dell suo essere un mezzo passivo, beh l’uso del ipad e’ la stessa cosa. Considerare l’ipad come un computer portatile e’ una idiozia grossa come una casa.
    Guardare al ipad come oggetto rappresentativo del mobile computing non sta ne’ in cielo ne’ in terra. I tablet pc si avvicinavano molto dippiu’ a questo concetto. Poi si puo’ discutere sul perche’ non abbiano avuto il successo sperato, ma l’ipad sta al mobile COMPUTING cosi’ come la tv interrativa sta al pc. Ovvero non centra una mazza.

  • # 14
    goldorak
     scrive: 

    Tanto per chiarire il mio penserio, credo che il concetto di tablet come piattaforma per il mobile computing sia sbagliata. Il mobile computing, inteso nel senso di portare l’esperienza desktop on the go si puo’ avere con i pc portatili e con i famosi pc tablet.
    Ma dire che i tablet (non importa se della apple, della lg, di samsung, etc…) facciano questo e’ non capire che questi oggetti sono alla pari di semplici telecomandi. Abbandonate la tv per un altra tv (si piu’ carina, piu’ trendy, piu’ in) ma vi perdete in toto tutta l’esperienza attiva/passiva che e’ al centro del computing moderno.

  • # 15
    phabio76
     scrive: 

    @goldorank
    “portare l’esperienza desktop on the go”
    o meglio, il tentavivo mal riuscito, è stato il motivo principale del fallimento di Microsoft nel settore mobile.
    E continuare ad evere questo scopo oggi è decisamente miope.

  • # 16
    Gurzo2007
     scrive: 

    @phabio76

    a livello consumer probabile…ma a livello professionale è tutto un altro discorso

  • # 17
    superfusto
     scrive: 

    @[D]: fai veramente pena! Parli di uno che ha avuto (o ha) un tumore al pancreas (visto che mi sembri un ignorante, vatti a vedere cosa significhi) e che ha subito un trapianto di fegato!

  • # 18
    Nessuno
     scrive: 

    Io sono stato uno di quelli che nel 2004 ha acquistato un TabletPC: un Acer C302, portatile convertibile in Tablet da 14″ e al tempo full optional. L’ho pagato un botto incredibile, cosa che oggi vedere tablet a 700 euro mi fa sorridere (non che 700€ siano pochi per uno schermo capacitivo e un grumo di memoria flash sottostante, intendiamoci).
    La mia speranza, forse estremo ottimismo per l’evoluzione che stava avvenendo, era che proliferassero le applicazioni in grado di sfruttare le interfacce touch. Microsoft aveva persino creato WindowsXP tablet edition, che speravo facesse da traino allo sviluppo.
    Invece, a parte Windows Journal, che è l’unica applicazione decente che sfrutta l’interfaccia touch, non è stato sviluppato proprio niente. Nemmeno con Linux ho avuto più fortuna. Anzi, solo per fargli riconoscere lo schermo touch è stato un problema non da poco. Nemmeno un browser (o una sua variante/estensione) hanno preso in considerazione l’uso dello schermo touch invece del solito metodo “pigia-il-microtasto-sul-micro-bordo”.
    Alla presentazione del primo iPad ho sperato veramente che il prodotto prendesse piede, non tanto perché sono fan di Jobs o Apple in generale, ma perché è avvenuto finalmente quello che speravo avvenisse 5 o 6 anni fa: cioè che i produttori e gli sviluppatori si accorgessero che esiste tutto un altro modo (e mondo) per usufruire della potenza di calcolo che oggi abbiamo a disposizione. Mouse e tastiera sono periferiche di interfaccia che sono utili per certi lavori. Per altri pennini e dita sono decisamente migliori e più intuitivi. E sopratutto, i tablet senza tastiera (che all’acquisto del mio Acer ancora non esistevano) sono comodissimi da portarsi in giro e usare come reader. Ora, va bene che gli e-book reader sono migliori per la lettura, ma per io ho passato diverso tempo a leggere manuali e libri sul mio Acer e non sono diventato cieco. E ho approfittato del vantaggio offerto dal pennino per prendere appunti e scarabocchiare come se fossi su un foglio di carta normalissimo. Cosa che gli ebook reader (e in certa misura anche i moderni tablet capacitivi) non sono in grado di fare.

    Inutile discutere su fatto che i tablet non sono destinati a diventare prodotti professionali o sono relegati a ruolo di giocattoli. Ditemi, in tutta sincerità a cosa serve allora uno smartphone da 600 euro. Ne basta uno con cui telefonare e leggere la mail se si vuole rimanere “professionali”. Ed questi esistono da anni e non a costi spropositati. Eppure non mi sembra che si aprano dibattiti sull’utilità (pressoché nulla per me) di tali dispositivi. Invece sui tablet è piombata una serie di critiche diffuse sul perché e il per come.
    Sarà che la “prima” versione di successo è stata quella di Apple con tutte le limitazioni d’uso del caso (mannaggia Apple, avete perso un cliente non per il prezzo ma per la vostra stupida politica protezionistica a cui non riesco ad adattarmi), ma un tablet è uno strumento come un altro, come lo è un netbook, un super portabile, un notebook da 20″ da 100W, uno smartphone, un all-in-one touch o un TabletPC etc… Non è necessario che serva o piaccia a tutti perché debba essere venduto. Qualcuno che ne trovi i vantaggi d’uso esiste sempre indipendentemente dalle opinioni o gusti personali.

    Più che altro, mi piacerebbe vedere un ecosistema intorno ai nuovi tablet che sia diverso da quello creato da Apple. Ovvero io acquisto il prodotto e mi posso permettere di usarlo come e per gli scopi che voglio, senza limitazioni imposte per tornaconto personale dal produttore o distributore di contenuti.
    A quel punto, con un dispositivo capacitivo/resistivo contemporaneamente prenderò anche io uno di questi “cosi” a prezzi che spero siano almeno la metà di quelli di oggi.

  • # 19
    Simon71
     scrive: 

    Da Apple Fan dico: la o le querelle si aprono perché Apple (stupidamente) dice cose inesatte.

    A me non cale l’ iPad, o qualsiasi altro dispositivo tablet. Non sono un manager, non faccio la vita da manager: il mio personale “Home Computing” risiede a casa mia, ed infatti mi chiedo perché mi sono comprato un Computer Apple portatile, dato che in 2 anni è uscito da casa mia si e no 5 volte in tutto.

    E’ il MODO di Apple che è sbagliato. iPad NON è un post Pc o un post Mac: è un iPod ciccione che monta il suo stesso sistema operativo, ha una videocamera, e permette editing audio/video a livello più che amatoriale. Garage Band ed iMovie su un MAc sono già un altro livello, senza arrivare a Final Cut o Logic…

    Mobilità, appunto…e per la mobilità già a volte mi ingombra il Touch da 64 giga che scarrozzo felicemente tutti i giorni da ormai un po’ di tempo…Wifi alla bisogna, applicazioncine inutili quanto divertenti, Facebook mobile, e giochini anche simpatici che mi aiutano nei miei quotidiani spostamenti coi mezzi pubblici…E poi la musica….

    Di più io FUORI non faccio….E a casa mia uso un COMPUTER….

    E mi girano altamente le palle quando sento sparate del tipo che:”iPad è il futuro”, “iPad è il post PC”…”voi (comuni mortali) non avete capito niente…” e amenità simili…Sparate che provengono in primis da Apple e poi ripetute in Tam Tam dai suoi adepti….

    iPad NON sarà mai un PC, nemmeno con 8 core di processore perché NON monta un OS Desktop…Non monta OSX….

    E quando guardo le “Preview” di Lion, il prossimo OSX in vendita da quest’estate m girano le balle ancora di più: perché sta diventando sempre più pericolosamente simile ad IOS…E ci sono migliaia di utenti Apple della prima ora che sono delusi e preoccupati da questa innaturale commistione.

    Un computer per ora DEVE essere un computer, deve avere un OS il più possibile pulito, senza fornzoli, ma complesso nella struttura.

    Perché con iPad anche una cosa banale come convertire un WAV in MP3, o fare un Taglia e incolla NON è possibile. E fino a quando questo non sarà possibile NON sarà mai ne un post, ne un pre PC, ma solo un giocattolone divertente finché si vuole ma simile concettualmente al celeberrimo “Grillo Parlante” della Texas Instruments del 1980…

    Per quello esiste l’ iPod…Punto.

    Ma per carità non nominiamo la parola computer….Che anche un Macintosh del 1984 si rivolterebbe nella sua tomba elettronica…..

  • # 20
    goldorak
     scrive: 

    @ Simon71 : Apple pero’ non la pensa come te. E i fatti dimostrano che poco a poco la loro visione del computer (tolta la linea dei mac pro) sta convergendo sempre dippiu’ verso dispositivi totalmente chiusi a chiave, e gestibili soltanto attraverso itunes.
    E la stessa tattica che si usa per cuocere un aragosta. Non la metti direttamente nell’acqua bollente, ma aumenti poco a poco la temperatura finche’ il povero crostaceo ignaro di tutto muore.
    Per adesso itunes necessita’ di un computer, ma quando tutto verra’ gestito da un i-store nel cloud e non ci sara’ altro modo per installare applicazioni e/o dati ? Allora sara’ troppo tardi, e quelli che un computer mac lo vorranno davvero dovranno spendere migliaia di € per una workstation sempre che la Apple le venda ancora, e le venda ai privati.

  • # 21
    Simon71
     scrive: 

    Goldorak, non nominare itunes in vano ;)

    Ci sono per Mac decine di Player, convertitori, software per ogni necessità, spesso anche gratuiti, come “Play”, “Vox”…Su MAc NON hai necessariamente bisogno di itunes per gestire l’ iPod, se proprio non lo digerisci…

    Sempre su Mac posso entrare nella cartella file si sistema e “mutatis mutandis” FARE DELLE COSE…

    Ho i Developer Tools con i quali posso programmare e decine di altre cose che su un iCoso non posso fare….Nemmeno creare una cartella!!!!

  • # 22
    goldorak
     scrive: 

    @ Simon71 : ho citato itunes come paradigma di un legame ferreo tra Apple e i suoi dispositivi. Non vuoi che faccia riferimento a itunes ? Ok, cito allora l’appstore che e’ approdata su mac. Il concetto e’ lo stesso, sebbene per il momento l’appstore conviva felicemente con l’architettura aperta del personal computer mac. Per il momento.

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