di  -  martedì 1 marzo 2011

Se avete letto la prima parte di questo viaggio all’interno degli RFID, avrete già più o meno intuito la natura dei fenomeni fisici che stanno alla base della tecnologia, ed a meno che voi non siate dei fisici o dei radioamatori, credo sia vostro interesse scendere un po’ nel dettaglio per capire, come direbbero gli americani, “how this stuff works”.

Generalizzando, ad alto livello, cosa succede quando un tag comunica con un reader, possiamo dire che quest’ultimo irradia lo spazio circostante con una campo elettromagnetico vibrante ad una certa frequenza, e tutti i dispositivi tag in risonanza a quella stessa frequenza rispondono rimodulando in ampiezza l’onda in ingresso, permettendo così al ricevitore di tradurre in bits questa differenza nell’ampiezza dell’onda (un po’ come succede nelle trasmissioni radio AM).

La frequenza portante è generalmente di 13,56 Mhz (HF) negli RFID più comunemente utilizzati, soprattutto nelle tecnologie di pagamento di prossimità, mentre nella banda che va dai 125 Khz ai 134,2 Khz (LF) trovano spazio i tag dell’anti-taccheggio, dei badge aziendali, del riconoscimento di oggetti od animali e della logistica. Ogni onda elettromagnetica possiede alcune proprietà fondamentali tra le quali, per citare quelle a noi di maggiore interesse, la frequenza (o periodo) e l’ampiezza. La prima è il numero di oscillazioni per unità di tempo che essa compie nella direzione di propagazione, mentre la seconda esprime la variazione di grandezza dell’oscillazione (in parole povere, quanto è alto un picco od un ventre):

Con l’intento di farvi capire piuttosto che darvi solo un elenco di equazioni, vi propongo un immagine che più di mille parole vi metterà a conoscenza di cosa succede al tag ed al reader durante una comunicazione:

Il primo grafo rappresenta un onda (modulatore) che codifica un segnale, ad esempio la nostra sequenza di bits che identifica la stringa contenuta nella memoria del tag, che contiene l’informazione da trasmettere e che possiede una certa frequenza ed una certa ampiezza. Il secondo grafo è l’onda portante, ossia quella famosa onda, ad esempio di 13,56 Mhz, che tanto abbiamo tirato in ballo finora e che costituisce il mezzo di trasporto dell’informazione. L’ultimo grafo è il risultato del processo di modulazione, ossia un’onda che ha la frequenza della portante ma un’ampiezza che varia in base all’onda modulatrice e quindi al messaggio contenuto.

Ciò che succede è quindi semplice: il reader invia un’onda alla frequenza della portante, il tag la riceve e restituisce qualcosa di simile al terzo grafo, sulla base della sua onda modulatrice del primo grafo, quest’ultima viene quindi ricevuta dal reader che, eseguendo l’operazione inversa effettuata dal tag, separa la portante dall’onda modulatrice, ricavandone la sequenza di 0 ed 1 che compongono il messaggio trasmesso.

Come già accennato quindi, si tratta di una comune trasmissione a modulazione d’ampiezza, simile a quella della cara vecchia radio AM, dove la modulazione del segnale è digitale ed utilizza di norma l’ASK (l’informazione numerica discreta, che descrive il bit o la sequenza di bits, è codificata nella variazione di ampiezza della portante) od il PSK (l’informazione è data dalla variazione di fase nella portante). Il segnale generato è inoltre definito come self-clocking, ossia il tag non necessita di nessuna circuiteria dedicata atta ad effettuare la sincronizzazione di clock, riducendo quindi sia la complessità dello stesso che il fabbisogno energetico complessivo.

Entrando in altri dettagli tecnici, possiamo dire che nei tag passivi viene sfruttato un fenomeno chiamato backscattering, che è di fondamentale importanza nella rimodulazione del segnale del reader. Si parla di scattering quando, a causa del mezzo di propagazione, un’onda perde parte della sua energia perché vi è un’interazione con il mezzo stesso, il che conduce alla generazione di una nuova onda elettromagnetica.

Questo principio è sfruttato proprio dall’antenna del tag che per mezzo della variazione della sua impedenza (ossia la resistenza al passaggio di corrente), riflette parte dell’energia dell’onda (l’altra parte la si utilizza come alimentazione) che risulta quindi rimodulata con le informazioni necessarie, proprio grazie al fatto che essa subisce uno scattering a causa della presenza fisica dell’antenna e delle proprietà del materiale di cui è composta.

Molto interessante è anche la serie di processi fisici che permettono al circuito passivo del tag di ricevere l’alimentazione necessaria al proprio funzionamento, ma per prima cosa è necessario avere chiaro il concetto di campo elettromagnetico e di induzione elettromagnetica. Se infatti fin’ora abbiamo parlato di cosa succede alla nostra onda, dobbiamo chiarire come essa viaggi nell’etere e come essa possa “trasmettere” elettricità a distanza.

Diciamo subito a scanso di equivoci che non esiste alcun etere, concetto che finora ho usato solo per semplicità e che non utilizzeremo più, ma esiste solamente il concetto di campo, nello specifico quello elettromagnetico. Possiamo immaginare un campo elettromagnetico come ad un’area dello spazio quadridimensionale (vedi qui) sulla quale agiscono delle forze, generate dall’unione di un campo elettrico e da uno magnetico.

Il primo è generato dalla presenza nello spazio di cariche elettriche stazionarie, ad esempio da un gruppo di elettroni, e qualsiasi particella carica lo attraversi viene interessata da una forza proporzionale all’intensità del campo. Quello magnetico è invece un campo prodotto sempre da particelle cariche ma questa volta in moto, oppure da un campo elettrico che varia in intensità nel tempo. La “somma” di questi due campi dà origine al campo elettromagnetico, la cui dinamica fu formalizzata in un unico di gruppo di equazioni (che potete vedere nell’immagine di apertura articolo) dal fisico scozzese James Clerk Maxwell nel 1873 (prima di allora i due campi, elettrico e magnetico, erano trattati distintamente).

Queste equazioni ci forniscono uno strumento grazie al quale è possibile sapere come varia il campo elettromagnetico nel tempo, sulla base della distribuzione delle cariche, della densità della corrente elettrica, dalle intensità dei campi e dal moto delle particelle. Maxwell scoprì due cose fondamentali dalla teorizzazione del sue famose equazioni: la prima è che la velocità di propagazione del campo è pari a circa 299.792, 458 km/s, velocità che prende comunemente il nome di “velocità della luce” in base al fatto che, essendo il campo elettromagnetico mediato (cioè trasmesso a distanza) dal bosone di spin 1 meglio noto come fotone, ed essendo quest’ultima la particella che trasmette anche la radiazione luminosa, la correlazione con il nome è più che chiara.

Fu proprio da qui che Einstein partì per definire la sua splendida teoria della relatività ristretta, ma questa è un’altra storia. La seconda cosa importante che ricaviamo dalle equazioni di Maxwell, è che il campo elettrico e quello magnetico si propagano perpendicolarmente lungo la direzione di propagazione, quasi come se uno desse una “spinta” all’altro in un loop infinito: il campo elettromagnetico è quindi l’iterazione e l’interazione dovuta alla spinta congiunta di questi due campi.

L’onda che “palleggia” tra reader e tag è quindi semplicemente una perturbazione di questo campo elettromagnetico, che può essere quantificata e quindi tradotta in 0 ed 1. Ma come facciamo invece a ricavare energia? La corrente elettrica è un fenomeno dovuto al moto di particelle cariche da una “zona” di alto potenziale elettrico ad una di basso potenziale (circuito aperto), oppure dal flusso di particelle (solitamente elettroni) che si muovono in un materiale conduttore, movimento che è indotto dalla forza elettromotrice (f.e.m.).

Per “inviare” energia dobbiamo quindi indurre questa forza fem nel circuito elettrico del tag, e qui entra in gioco una legge molto importante, la legge di Faraday. Essa ci dice nella pratica, che è possibile indurre una forza elettromotrice all’interno di un circuito elettrico chiuso semplicemente facendo oscillare, e quindi variare nel tempo, un campo elettromagnetico (all’interno del quale ovviamente deve esserci il circuito!). Il trucco è quindi svelato: il campo elettromagnetico già lo abbiamo (necessario anche per inviare il segnale), il circuito elettrico chiuso nel tag pure, non rimane quindi che far variare con delle onde perturbatrici il campo elettromagnetico e possiamo generare elettricità per alimentare i chip necessari al funzionamento del tag.

L’energia ottenuta è molto piccola, siamo nell’ordine delle centinaia di microwatt, sufficienti però al compito che deve svolgere il tag passivo. Da questi principi fisici, nascono due diversi metodi per ottenere l’energia: l’accoppiamento induttivo e quello elettromagnetico. Per i tag a frequenza medio bassa (LF e HF) si sfrutta la tecnica dell’accoppiamento induttivo, grazie a cui la corrente elettrica generata dal campo magnetico in movimento del reader, viene usata per indurre una corrente anche nel circuito del tag.

Nel secondo caso, usato nelle bande più adatte a lunghe distanze, è invece l’antenna del tag sulla quale viene indotta una corrente elettrica per mezzo di un onda elettromagnetica sempre generata dal reader. Queste due tecniche differiscono quindi nel modo in cui viene indotta l’elettricità (variazione di campo magnetico in un caso, onda elettromagnetica nell’altro), anche in conseguenza delle distanze operative in gioco: il secondo metodo è decisamente più efficace all’aumentare dei metri, mentre il primo è adatto a piccole distanze in quanto l’oscillazione del campo magnetico non è così potente da coprire distanze superiori.

Tutto questo ovviamente è da inserire in un quadro reale, dove la propagazione non avviene nel vuoto e ci sono parecchi oggetti fisici che possono disturbare il segnale. Lo stesso backscattering infatti, dà non pochi problemi al reader in quanto molti oggetti presenti nell’ambiente possono riflettere l’onda originaria su frequenze che possono portare, in taluni casi, anche alla completa cancellazione di quella rimodulata dal tag.

E’ cruciale nei tag passivi ad induzione anche l’orientamento delle antenne, molto sensibili ad allineamenti non perfetti, dove per perfetto si intende antenne parallele tra di loro. Più in generale in un ambiente con molti oggetti e molte persone, la situazione è molto complicata specie se stiamo trattando con dispositivi a medio e lungo raggio, e ci sono numerose tecniche di analisi, che qui non andremo ad approfondire, che tentano di sopperire a questo groviglio di riflessioni, assorbimenti e diffrazioni.

Non solo abbiamo problemi di “falsi” oggetti che disturbano le nostre comunicazioni, ma ci sono situazioni in cui c’è un gran numero di tag che rispondono al reader contemporaneamente! Si parla in questi casi di problemi di collisione, e ci sono diversi algoritmi che permettono al reader di riconoscere simultaneamente e senza grossi problemi una moltitudine di tag per unità di tempo, in una range che va da poche decine anche fino ad oltre mille tag/s.

Tornado sul discorso delle frequenze, i tag RFID si posizionano principalmente in 4 aree dello spettro, che sono:

LF: 125 Khz – 134,2 Khz

HF: 13,56 Mhz

UHF Media: 865 Mhz – 950 Mhz

UHF Alta: 2,4 Ghz – 2,5 Ghz

Le frequenze UHF variano a seconda del paese in cui operano, quindi la loro interoperabilità è bassa, mentre gli HF viaggiano su quella stessa frequenza in tutto il mondo, ragion per cui abbiamo più volte detto che è la banda più sfruttata attualmente. Al crescere della frequenza, cresce anche il transfer rate e la distanza operativa, mentre la tecnologia può essere in tutti i casi sia attiva che passiva, così come il tipo di memoria adottato è indipendente dalla banda di utilizzo.

Cambiano ovviamente gli ambiti operativi soprattutto in funzione della distanza di lettura, della velocità e delle necessità, così come la sensibilità all’ambiente circostante che ovviamente è maggiore ad alte frequenze. Abbiamo anche un impatto sui costi, sulle dimensioni e sui requisiti di assorbimento energetico. Più in generale possiamo dire che per ogni ambito immaginabile esiste un preciso posizionamento della frequenza del tag, del tipo di memoria, della distanza operativa e delle dimensioni, in modo da coprire ogni esigenza possibile.

La nostra panoramica sulla fisica degli RFID termina qui, anche se a dire la verità si potrebbe parlarne per moltissime pagine ancora per descrivere più nel dettaglio alcuni fenomeni, ma così facendo esuleremmo dal nostro scopo principale, ossia quello di comprendere ad un livello di complessità media cosa succede in questi apparecchi. Precisiamo solamente che in taluni casi sono stato volutamente impreciso ed ho tagliato corto: d’altra parte non è lecito aspettarsi un rigore scientifico assoluto nello spiegare in poche pagine una argomento così complesso e vario come la teoria elettromagnetica!

Ora che conosciamo bene in che modo transita il nostro segnale dal tag al reader, siamo pronti ad affrontare le tematiche di sicurezza poiché sono certo che abbiate già in testa su quali punti un potenziale malintenzionato possa far ricadere la sua attenzione, senza contare che è di certo l’argomento che abbiamo più a cuore! In fondo stiamo pur sempre parlando di “messaggi” teoricamente “udibili” da chiunque, un po’ come se urlassimo la nostra password da un capo all’altro dell’ufficio: solo le più avanzate tecniche di cifratura potranno metterci al sicuro da tutta una serie di rischi.

Alla prossima puntata!

18 Commenti »

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  • # 1
    Alby
     scrive: 

    le tecniche di cifratura, non servono a nulla in quanto provengono dagli stessi che ci vogliono “donare” questa tecnologia in ogni dove… (tutto intorno a noi, come le pubblicità subliminali ci hanno programmato per anni)

    Capire il motivo vero, che si nasconde dietro alla propaganda della comodità e sicurezza per noi, quando invece è l’esatto contrario, farà la differenza nei prossimi pochi anni rimasti all’impianto di questi chip RFID in ogni uomo donna del pianeta rimasti.

    Tutto intorno a noi! YES

    tutti sempre collegati, ovunque (WIFI Per tutti e RFID) YES!

    Matrix non è più solo un film…

  • # 2
    areo
     scrive: 

    grazie mille per questi due articoli di facile lettura!

  • # 3
    SIRKRA
     scrive: 

    ormai in Matrix ci siamo da decine di anni.
    i RFID se li metteranno loro, e ai loro zombie seguaci.
    sveglia gente la realtà è un’altra e non quella che propina la tv.

  • # 4
    berserkdan78
     scrive: 

    scusate, ma mi sapete dire perchè uno sano di mente dovrebbe impiantarsi un chip sottopelle, invece di avere un chip rfid inserito in una COMODISSIMA carta di credito?
    cio, io non vedo perchè una persona normale dovrebbe farsi un’invasiva operazione per un chip sottopelle quando può tenersi il chip in tasca. a meno che non si vada in giro nudi…

  • # 5
    Naismith
     scrive: 

    @berserkdan78
    Non è detto che potremo scegliere. Ci diranno che così è più sicuro, che non si rischia di perderlo, che aiuta la polizia a rintracciare chi lo ha inserito (e se non voglio farmi rintracciare? IMPOSSIBILE, allora sono già un criminale perché ho qualcosa da nascondere al benevolo occhio del potere).

    I cani non scelgono. Se ti guardi attorno, nemmeno noi.

  • # 6
    berserkdan78
     scrive: 

    naaaaah
    non regge, questo tipo di controllo si potrtebbe già fare oggi se si volesse.
    nessuno ti obbligherà mai a mettere sottopelle un chip.
    almeno non in un paese civile come oggi lo conosciamo.
    già oggi ti potrebbero obbligare ad andare in giro con un documento di riconoscimento , o con patente o con altri documenti.
    che cambia scusa se il chip lo hai sottopelle o nel portafoiglio?
    cio’ che conta e’ l’obbligo di averlo, e si potrebbe già fare oggi quello.
    i filmm di fantascienza si sono rivelati spesso piu’ fanta che scienza.
    in futuro si migliorerà il corpo umano attraverso la genetica, non con innesti “cyber”. una persona sana di mente vorrebbe un superbraccio organico, non un pezzo di titanio al posto della carne. Nei film di fantascienza di 50 anni fa la gente andava in giro in tuta bianca, viaggiava con il jetpak, le auto erano simili a dischi volanti improbabili che volavano su autostrade invisibili sospese nel cielo, e viveva in ambienti asettici. ma sorpresa sorpresa, non avevano il cellulare. comunicavano con attrezzi a filo ingombranti e con monitor in bianco e nero giganti.
    il futuro e’ piu’ liberta’ per tutti, pianificazione delle nascite e delle risorse e ingegneria genetica per farci vivere piu’ a lungo. ipotizzare che le democrazie moderne possano regredire a stati imperiali e’ probabile solo se accadra’ un evento che ci faccia regredire sia socialmente che cultouralmente.

  • # 7
    Alby
     scrive: 

    non ti preoccupare che hanno già programmato gli eventi in modo tale che se vorrai continuare ad usufruire della tua “libertà per tutti”, sarai costretto inconsciamente ad accettare di tutto, pure la supposta RFID più grossa che possa passare nel tuo deretano…

    Qualcuno ha scritto bene… SVEGLIA!

  • # 8
    Carlo
     scrive: 

    Complimenti, veramente due articoli interessanti. Continua così!

  • # 9
    TheFoggy
     scrive: 

    Oramai anche AD è stato invaso dai commenti complottisti..ce ne sono in ogni post.
    Tralasciando questo aspetto, complimenti per l’articolo, anche se mi ha fatto tornare in mente la professoressa di comunicazioni elettriche e i suoi “insulti” in fase di esame! :)

  • # 10
    Fabio Bonomo (Autore del post)
     scrive: 

    Grazie dei complimenti ragazzi, questi articoli hanno come scopo il solo puro piacere scientifico di spiegare, ad un pubblico vasto e variegato, come funzionano determinati processi. Tutto il resto esula dal mio interesse…

  • # 11
    berserkdan78
     scrive: 

    anno chi?
    gli stessi che hanno programmato le cospirazioni di cento anni fa?
    che sono ormai polvere?
    chi sono questi signori?
    con chi vengono rimpiazzati una volta morti? chi e’ che dirige tutto questo? e qual’è lo scopo?
    soldi? potere? o e’ fine a se stesso?
    c’entrano gli alieni?
    il difetto dei complottisti e’ che non si rendono conto che usando i loro ragionamenti, già oggi siamo controllatissimi.
    se non hai un documento non sei nessuno, non esisti. per avere dei soldi devi essere registrato, devi avere una residenza, devi essere rintracciabile. secondo questo ragionamento già oggi siamo schiavi del sistema.
    ma sempre secondo questo ragionamento, lo erano anche la gente di 1000 e di 2000 anni fà. si arriva al paradosso che la vera gente libera erano i cavernicoli, che morivano a 20 anni.
    ripeto, perchè cazzo dovrei mettermi un chip sottopelle invece di tenermelo dietro al culo nel portafoglio?
    per comodità? perchè solo quello sarebbe una ragione vagamente plausibile. l’altra sarebbe la coercizione, l’obbligo.

  • # 12
    SIRKRA
     scrive: 

    Invasione di complottisti si dice? Ah perchè nel ventunesimo secolo ipersupertecnologicamente avanzato uno che vuole indagare sulla vita, sugli aspetti che è tenuto a vivere e nella stupenda società in cui si trova DEVE per forza essere messo in un sottoinsieme chiamato COMPLOTTISMO?
    Minch*a allora quasi quasi da oggi la smetto e mi rimetto a fare la vita da buon robot e automa non pensante che facevo una volta!
    Ragazzi siamo dei complottisti capite?!?
    Vogliamo sapere le verità perchè il NOSTRO Mondo sta andando a putt*ne ( in tutti i sensi ), perchè sono sempre le stesse persone che governano il Mondo, perchè l’uomo è schiavizzato dai soldi e altre infinite domande in un Mondo che come vedete è arrivato così in basso che se ti pensi anche solo di porti queste domande e cercare risposte che mai nessuno ti darà sei il diverso, il pazzo, lo strambo, il TERRORISTA. Chissà quanto ci metterà la parola complottista ad essere convertita in terrorista. Uomo contro uomo, mi chiedo cosa serva mettersi gli uni contro gli altri quando insieme si sarebbe un’unica cosa fantastica, purtroppo molti sono lontano anni luce da tutto questo, preferiscono nascere crescere e morire come sono stati programmati a fare, cioè lasciando agli altri il compito di agire e pensare per loro. Passate pure il vostro tempo davanti ai vostri mega super lcd led che avete comprato a rate per sentirvi grandi. Per fortuna nella storia del Mondo ci sono stati sempre i pazzi ed è grazie a loro che le cose seppur di poco sono cambiate. Ah dimenticavo, per fortuna ci fu ai tempi un pazzo che disse che la Terra era rotonda e non piatta se no chissà oggi cadremmo giù!

  • # 13
    berserkdan78
     scrive: 

    caro mio, il mondo e’ da quando l’uomo ha iniziato a pensare che va a puttane. in ogni epoca, in ogni luogo, c’è sempre stato qualcuno che diceva che \si viveva meglio prima\.
    e no, non sono le stesse persone che ci governano, che sono immortali??
    il mondo dice che sei pazzo perchè le argomentazioni che portate sono futili. ancora qualcuno mi deve spiegare che cosa cambia avere un chip rfid in tasca o sottopelle.
    certo te lo dico io, sottopelle e’ piu’ fantascienza, piu’ filmico.
    ma nessuno in tutto il mondo in un governo come quello di una democrazia libertaria, potrà mai obbligarti ad avere un chip sottopelle che non si spegne.
    potra’ esistere, chi non lo avrà forse non avrà accesso a tante cose.
    ma anche non avere un documento di riconoscimento oggi ti mette fuori da tantissime cose.
    anzi non esisti se non hai un documento.
    preferisci tornare alla liberà’ ottocentesca?
    se ti degnassi di controllare la vita di chi dici ci controlla, scopriresti che sono persone normali, come me e te.
    sappiamo vita morte e miracoli di tutti. da dove vengono, chi sono i loro padri, psesso di umili origini.
    e vuoi farmi credere che questa e gente programmata fin dalla nasacita a comandare come un film di fantascienza?
    quali sono le argomentazioni?
    le prove?
    i rettiliani? il grande ordine mondiale?
    ma pensa alla disoccupazione, alla politica che ti tocca tutto il giorno, non a robe finte tipo x-files.
    pensa a fare politica attiva.
    non ti lamentare credendo che al potere ci stanno dei irraggiungibili.
    il sindaco della tua citta’, il presidente della tua regione sono membri di questo ordine mondiale?
    lo sai che se abiti in una piccola città e’ molti facile entrare come consigòliere in giunta comunale se riesci a raccattare un paio di centinaia di voti? prova, e diventerai pure tu un rettiliano ahahahahahah

  • # 14
    SIRKRA
     scrive: 

    @berserkdan78
    grazie a persone come te e quel tuo stesso modo di voler RIDICOLIZZARE che questo Mondo va a putt@ne.
    non è il forum adeguato visto che si è più che offtopic.
    quando arriverà il giorno in cui si obbligherà tutti a mettere un rfid che sembra FANTASCIENTIFICO ( che fantascientifico non è visto che già succede ) come lo definisci tu, ti ricorderai di questo messaggio su questo forum.
    allora capirai, se ancora avrai un briciolo di coscienza per pensare ancora con la tua stessa testa che quei poveri cogli*ni non si sbagliavano di molto.

  • # 15
    berserkdan78
     scrive: 

    rispondivi a questa domanda invece di vaneggiare
    cosa cambia avere un chip rfid in tasca o sottopelle?
    quindi tu presupponi che in futuro non ci sarà piu’ una democrazia libertaria, la privacy e via dicendo, ma ci sara’ un grande fratello di stampo comunista e totalitario?
    e come avverrà questo passaggio?

  • # 16
    lakar
     scrive: 

    LOL! Quanti complottisti sognatori!

  • # 17
    smoke.kills
     scrive: 

    Beh già il microchip per legge è d’obbligo inserirlo nei cani :)
    c’è gente che fa le peggio cose pur di essere accettata dal “gruppo” figurati quanto ci metteranno a creare la moda del: “io ho il chip nel cranio sono figo” ghghgh
    quando la “razionalità” supera il senno e la ponderatezza…
    mettere il muro del complottismo dappertutto non va bene ok, ma accettare tutto incondizionatamente beh fa sorridere uguale…
    secondo me la tecnologia che non ti permette di controllarla,ma ti controlla non è mai positiva…

    mi spiegate che differenza c’è tra usare una carta di credito e pagare con questo rfid? cioè a parte il far licenziare le cassiere che ti strisciano la carta non ne vedo l’utilità :) poi magari sarò retrogrado io..

    scendendo ancora a cose più concrete se devo pagare con un app su un cellulare oppure attraverso la carta di credito, beh io preferisco la seconda opzione, anzi preferisco il bancomat se proprio sono a corto di contanti :P ma questa è solo una mia opinione.

  • # 18
    johnny87
     scrive: 

    cambierà che anzichè controllare la possibilità di NON pagare le commissioni variabili delle banche pagando con i contanti sarai OBBLIGATO ad usare l’rfid…dipende da come vuoi vivere…la carta di credito è comoda MA ti fa pagare ogni singola transazione.
    oggi costa “poco” ma se un domani le banche decidessero di fare cartello farebbero miliardi di miliardi prima ancora che qualcuno ci metta le mani per fermarli…
    ad ogni modo se diventasse obbligatorio dopo il linea TEORICA non esisterebbero più corrotti ed evasori…
    poi ci sarà la solita mafia che riuscirà ad hackare il chip.
    Poi se non sbaglio l’rfid deve essere inserito all’interno del campo magnetico per essere letto/scritto…per cui nel corpo non lo potremo mettere…a meno che non entriamo in una macchina per la TAC ed una TAC è già dannosa di per sè, figuriamoci una ogni volta che dobbiamo pagare.
    Sicuramente sarà esterna, e allora esiste già la carta di credito o.O

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