di  -  lunedì 21 febbraio 2011

Visti i due post precedenti sulla caldaia a condensazione (1 e 2)e le discussioni scaturite nei commenti, è sicuramente doveroso proseguire lungo il solco tracciato con essi ed andare a parlare più in generale degli Impianti di Riscaldamento domestici.

CLASSIFICAZIONE E TIPOLOGIE

La classificazione degli impianti di riscaldamento può avvenire sulla base di differenti parametri, quali il combustibile utilizzato, la tipologia degli scambiatori, lo schema dell’impianto utilizzato.

Pertanto si possono individuare impianti di riscaldamento a gasolio, gas, pellets ed altri combustibili, oppure impianti centralizzati o indipendenti, ed ancora a pannelli radianti, a caloriferi, a pavimento, a ventilconvettori ecc.

Ogni tipo di impianto, differenziato in base alla combinazione dei vari parametri sopra esposti, presenta caratteristiche più o meno vantaggiose rispetto alle condizioni di esercizio, ad esempio l’assenza della metanizzazione o di una connessione al “gas di città” in molte zone ha portato in passato alla nascita di impianti centralizzati a gasolio, oppure all’impiego di serbatoi di gas indipendenti per l’unità abitativa (sia essa un palazzo od una casa indipendente).

La disponibilità di una connessione alla rete del gas ha poi permesso la nascita di numerosi impianti indipendenti anche in contesti quali grandi palazzi, in certi casi per distaccarsi dall’impianto centralizzato (ora non più possibile al di sopra di un certo numero di appartamenti) ormai obsoleto, oppure per dotarsi di un impianto di riscaldamento, magari durante un’opera di ristrutturazione dell’abitazione, inizialmente non previsto.

Il proliferare di soluzioni differenti, l’uso abbondante del “fai da te”e l’improvvisazione di molti professionisti (siano essi progettisti che installatori) hanno fatto si che l’impianto di riscaldamento divenisse in certi casi quasi un incubo, soprattutto quando si trattava di “metterci mano” dopo parecchi anni.

Ma come è fatto un impianto di riscaldamento domestico?

Un impianto di riscaldamento domestico, aldilà delle possibili classificazioni, presenta sempre delle caratteristiche comuni, ed in particolare è caratterizzato dai seguenti componenti:

  • Caldaia (di vario tipo e combustibile impiegato)
  • Linee di trasmissione del fluido termovettore (in genere acqua calda)
  • Pompa di circolazione
  • Scambiatori di calore

Apparentemente un impianto di riscaldamento domestico può apparire, a questo punto, come un qualcosa di estremamente semplice, e per certi versi è così, eppure soluzioni installative poco felici ed un uso scorretto degli stessi può rendere tutto ciò estremamente complesso da gestire, ed un esempio lo abbiamo avuto negli scorsi due post.

IMPIANTI AUTONOMI

Sono gli impianti più “semplici”, prevedono uno sviluppo orizzontale dello stesso a partire dalla caldaia che, nel caso in esame, sarà di uso esclusivo della singola unità abitativa.

Il combustibile impiegato sarà generalmente gas naturale, metano o gpl, anche se si sta utilizzando sempre più spesso una stufa a pellets come generatore di calore.

Esistono anche soluzioni che impiegano termocamini e simili, ma non rappresentano delle soluzioni diffuse.

IMPIANTI CENTRALIZZATI

Gli impianti centralizzati sono la soluzione probabilmente più diffusa, e spesso la loro diffusione va di pari passo all’età dell’impianto, in quanto in passato la scelta principale consisteva nell’installazione di una grossa caldaia e nella realizzazione di un impianto che poteva svilupparsi secondo due modalità:

  • a colonne montanti
  • a sviluppo orizzontale con colonna montante singola

La prima soluzione viene rappresentata sulla sinistra della seguente immagine, mentre la seconda sulla destra:

Come si può vedere facilmente dalle figure, la soluzione a colonne montanti vede gli scambiatori di calore in sequenza non all’interno dello stesso appartamento, bensì lungo le linee ascendenti (colonne montanti) che attraversano i vari appartamenti, con tante linee di ingresso quanti saranno gli scambiatori, soluzione che rende problematica (ma non impossibile) una contabilizzazione indipendente per ogni appartamento.

La soluzione a sviluppo orizzontale invece prevede un unico punto di ingresso ed un collettore dal quale partono le varie linee agli scambiatori dell’abitazione.

Una soluzione come quest’ultima permette una facile contabilizzazione del calore utilizzato dalle singole unità abitative installando un contatore di calore all’ingresso dell’utenza, soluzione impossibile nel caso precedente, dove ci si trova costretti ad utilizzare dei ripartitori di calore sui singoli termosifoni, con una contabilizzazione meno precisa.

Di questi argomenti ne parleremo lunedì prossimo, sempre su AppuntiDigitali, sempre con la rubrica Energia e Futuro.

2 Commenti »

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  • # 1
    vittorio
     scrive: 

    Buona sera, volevo chiedere una delucidazione, io ho in casa un impianto a pavimento, su due piani di circa 100 metri ciascuno, e una caldaia a condensazione, con circa 200 litri di serbatoio.
    La caldaia è a gas GPL, e per scaldare consumo circa 20-25 litri giorno.
    La caldaia scalda anche l’acqua sanitaria, quindi la mia domanda è, la caldaia in questione non consuma troppo??? E è troppo piccola per una casa di tale grandezza, dovendo fare da riscaldamento e da acqua calda???
    Grazie
    Vittorio

  • # 2
    Simone Serra (Autore del post)
     scrive: 

    @ vittorio

    Questa rubrica non si occupa di assistenza tecnica ma al limite, nell’ambito della discussione, si possono trovare suggerimenti ed informazioni parimenti utili… premesso ciò ed entrando nel contesto della domanda bisogna precisare che i fattori che influiscono sui consumi sono molteplici, prima di tutto la bontà realizzativa dell’impianto, secondo poi (supposto corretto il primo punto) alla gestione dell’impianto (controllo temperature, corretta pressione nel circuito, assenza di di guasti ecc.)… poi fatto ciò bisogna capire quanto dovrebbe consumare in condizioni ottimali… in assenza di tutto ciò si può giusto tirare ad indovinare

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