di  -  giovedì 17 febbraio 2011

Con la sempre più elevata disponibilità di banda larga disponibile a basso costo, il “rischio” di ritrovarsi online per buona parte della giornata (o magari 24h/24) è ormai molto elevato. Di ciò stanno approfittando le applicazioni per sfruttare questa risorsa, e in futuro anche i s.o., di cui ChromeOS è il rappresentante più illustre ed “estremo” che l’ha posto alla sua base in un ecosistema che potremmo definire browser-centrico.

Il cloud computing (di cui abbiamo già parlato in un precedente articolo) diventerà, insomma, sempre più parte della nostra vita. Come per tutte le tecnologie presenta pregi e difetti, ci renderà la vita più comoda, mentre secondo alcuni il prezzo da pagare sarà la nostra libertà (lo spauracchio del grande fratello è sempre dietro l’angolo).

In realtà non c’è ancora alcuna via già tracciata, ma si assiste a sperimentazioni, a tentativi di utilizzo che risultano più o meno riusciti, al fiorire dei cosiddetti Software as a Service (GMail e Google Documents penso non abbiano bisogno di presentazioni), di storage online più o meno evoluti (DropBox ha saputo coniugare semplicità e flessibilità), o addirittura di interi s.o. online che vegetano nel nostro browser (l’italianissimo QubeOS ne è un ottimo rappresentante).

Da utente di alcune di queste tecnologie da tempo rifletto sull’argomento e mi sono chiesto se fosse veramente questo ciò che mi aspetto dal “cloud“. La mia risposta l’anticipo subito ed è un secco no. Non è questo ciò a cui aspiro, perché l’esperienza, sebbene abbia tratto giovamento da alcuni progetti cloud, non mi appaga del tutto.

Due sono i motivi principali che mi portano a questa presa di posizione: il non pieno controllo e l’inconsistenza dell’esperienza di utente rispetto all’ecosistema che utilizzo.

Prendiamo Digsby, ad esempio. Si tratta di un’applicazione nata per supportare più protocolli di comunicazione / chat, a cui sono state aggiunte delle funzionalità di interazione coi social network più diffusi. Il lato “cloud” è rappresentato dalla creazione di un account sui loro server che conserva la nostra configurazione, ivi compresi i dati necessari per connettersi ai vari servizi.

La comodità sta nel fatto che tramite il cosiddetto single sign-on è sufficiente collegarsi a Digsby, che provvederà poi ad autenticarsi automaticamente agli altri servizi. Funzionalità che è presente anche in altri client multi-protocollo, ma il vantaggio di Digsby è che la configurazione rimane sempre nei loro server, per cui il programma è utilizzabile facilmente anche cambiando computer (basta collegarsi a Digsby per scaricarla e utilizzarla).

Questo meccanismo non è stato, però, esteso ai log delle conversazioni, che rimangono soltanto nella macchina su cui si è utilizzata l’applicazione, col risultato di doversi copiare a mano la cartella in cui si trovano memorizzati i file, se vogliamo mantenere uno storico unico.

Skype risolve questo problema, memorizzando tutto nei suoi server (oltre che nel PC), ma rimane limitato al suo ambiente. Si potrebbe pensare di sfruttare DropBox per sincronizzare automaticamente la cartella dei log di Digsby fra tutti i computer; purtroppo anche quest’applicazione è limitata e consente di impostare una sola cartella del sistema con la quale effettuare la sincronizzazione col cloud.

Passando a Google Docs come altro esempio, l’impressione è quella di trovarsi davanti a un’applicazione che tenta di riprodurre il look & feel di una tradizionale desktop, non riuscendoci e presentando pesanti limitazioni (una banale: importando il foglio Excel originale si perde la formattazione grafica delle celle).

Sembra paradossale: all’epoca del boom di internet e del web le applicazioni desktop hanno cercato di assomigliare a quelle web, mentre negli ultimi anni la situazione si è ribaltata, con quelle web che cercano sempre più di mimare le prime.

Comunque non v’è dubbio ed è sicuramente comodissimo poter disporre di documenti online, e quindi utilizzabili da qualunque macchina e da qualunque s.o. vi si acceda, ma l’esperienza risulta decisamente compromessa. Si nota nettamente un “distacco” dall’ambiente in cui si lavora usualmente (e da quanto funzionalmente offerto), anche perché si tratta di un ambiente separato a tutti gli effetti, che non condivide nulla di quello utilizzato dall’utente.

Infatti un grosso svantaggio è rappresentato dal fatto che i documenti rimangono permanentemente nel cloud a meno che non sia lo stesso utente a esportarli manualmente dove vuole. Questo significa pure che se per qualche motivo non è possibile accedere alla rete, non si può nemmeno visionarne una copia, anche se un po’ più vecchia.

Manca, in sostanza, la sincronizzazione automatica fra il computer dell’utente e il cloud che possa garantire ciò che avviene coi già citati Digsby e DropBox, o ancora Opera Link (per chi utilizza questo servizio) che… gira nello stesso browser su cui è aperto Google Docs!

Nel prossimo articolo esporrò alcune idee su come da utente, ma anche con una visione da programmatore, immagino l’utilizzo e l’integrazione con la tecnologia cloud di s.o. e applicazioni.

37 Commenti »

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  • # 1
    Emanuele Rampichini
     scrive: 

    quest’applicazione è limitata e consente di impostare una sola cartella del sistema con la quale effettuare la sincronizzazione col cloud

    Anche io utilizzo la cosa ed ho risolto con dei “mai fuori moda” symlink. Vengono gestiti in maniera trasparente e tutto funziona. Lo so che sembra uno “sporco hack” ma fa il suo lavoro. ;-)

    Per il resto concordo… e ti consiglio di dare un’occhiata ad Ubuntu One che sta crescendo bene con caratteristiche interessantissime dal punto di vista dell’ integrazione sistema operativo/cloud.
    L’unica pecca di queste integrazioni forti è che impongono un’altrettanto forte legame con il sistema ed è molto difficile mantenere un’esperienza coerente tra sistemi operativi eterogenei… ma questo credo sia naturale.

  • # 2
    amonpaike
     scrive: 

    il paradosso di oggi è che i provider sia fissi che mobili iniziano mettere i bastoni tra le ruote alle flat

  • # 3
    Pippo
     scrive: 

    Qualcuno ha provato Google Wave? Doveva essere una rivoluzione, personalmente ho visto l’interfaccia ma non ho mai avuto l’occasione di testarlo per lavoro o altro.
    Penso che il problema maggiore sia la cultura informatica che è da modificare più che la tecnologia.
    C’è gente che manda documenti da 15 MB su CD-ROM con posta raccomandata, documenti che devono essere revisionati e poi rimandati al mittente con le modifiche! Mittente che dovrà prendere i singoli files, controllarli e unificarli tutti in un documento unico!
    Hai voglia a spiegare a gente così il cloud computing, ci ho provato ma mi guardavano come se parlassi di omini verdi su Marte!

  • # 4
    L
     scrive: 

    #1: lo stavo per scrivere io. aggiungo però che con windows i link non funzionano… bisogna creare una junction (installando un programma a parte ed evitando di cancellarla con esplora risorse, che opera ricorsivamente e quindi cancellerebbe anche il contenuto). e attenzione a non creare cicli

    #2: questo in italia (con la i minuscola). nel resto del mondo sta avvenendo il contrario (spero. io cmq sto aspettando che netsukuku sfondi)

  • # 5
    .alfonso.
     scrive: 

    tutti ad affidare i propri documenti a sconosciuti che li gestiscono, e la cui copia rimarrà sempre salvata altrove per uso e consumo di chi, in ogni momento presente e futuro della vostra vita?

    Se questo è progresso ed evoluzione…

    Buon cloud a tutti, ma io preferisco scendere dalle nuvole e tornare a terra…

  • # 6
    collione
     scrive: 

    mmmm nell’articolo si parla di perdita della formattazione ma io le due immagini le vedo identiche? a me sembra che google docs abbia importato tutto correttamente ?????

    sul cloud è logico che si tratta di sperimentazioni, è una cosa nuova dopotutto e ovviamente in quanto ad usabilità stanno copiando dalle normali applicazioni, ma del resto mi pare che fino ad oggi nessuno abbia inventato un nuovo paradigma d’interazione con la macchina quindi è normale che le webapp presenti menù e quant’altro

    forse la non importazione in locale dei documenti può essere noiosa ma chromeos questo problema lo risolve

  • # 7
    collione
     scrive: 

    @alfonso: ci sarà il boom della crittografia per far fronte a questo problema

    non è pensabile che milioni di utilizzatori di servizi cloud come pecore beleranno e non diranno nulla sui rischi dello storage remoto dei propri documenti

    poi cloud è una parola vaga, un’azienda quasi sicuramente avrà una propria infrastruttura cloud almeno per i documenti sensibili

  • # 8
    .alfonso.
     scrive: 

    @collione

    ambhè ora mi sento proprio tranquillo ;)
    davvero non riesci a vedere oltre?

    Se ti basta sentirti dire che ti crittograferanno i tuoi dati/documenti sui LORO server (sai chi c’è dietro a “loro”?), per sentirti a posto… Non hai idea, caro collione, non hai idea…
    Sempre di più mi sembra di vivere in un mondo di zombie che qualsiasi cosa che gli vendono con la parola tecnologia e progresso e comodità, viene recepita come la venuta di cristo… stai pure tra le “nuvole”
    io resto a terra…

    PS: Non vi chiedete mai perchè le grandi multinazionali vi “Propagandano” cosi assiduamente queste soluzioni? pensate che sia per il vostro bene e la vostra comodità?
    Seriamente?!?

    leggetevi un romanzo famoso, scritto nel 1949 e facilmente reperibile in rete come e-book: “1984” di Orwell, e rifletteteci bene a fondo su quello che scrisse 60 anni fa…

  • # 9
    Pippo
     scrive: 

    Io sarei più ottimista.
    Mi chiedo a quali dati sensibili vi riferiate, che documenti così segreti maneggiate, fate tutti parte della CIA? Poi basta un funzionario infedele e finisce tutto su Wikileaks alla faccia di tutti i protocolli di sicurezza!

    Ora vi dico i miei dati sensibili che sono custoditi in server remoti o comunque computer lontani da me, magari sono il solo in questa situazione.

    – il mio denaro è virtuale, compare con dei numeri su un’applicazione web della banca.
    – il mio medico ha tutti i miei dati sanitari custoditi sul suo pc
    – i miei dati anagrafici sono in un server del Comune
    – i dati della mia assicurazione auto sono in un server
    – i dati della mia auto sono in un server del PRA
    – i dati della mia carta di credito sono in un server della società emettitrice.

    E poi dovrei aver paura di mettere qualche foglio di calcolo su Google Docs?

  • # 10
    .alfonso.
     scrive: 

    @Pippo

    wikileaks è un false flag ma se tu vuoi crederci fai pure…

    Non sono io la CIA è esattamente il contrario… e non pensare che la CIA lavori per la TUA sicurezza

    Buone nuvole

    però leggetevelo 1984,
    altrimenti parlo con l’aria di concetti ribaltati che non riuscite a comprendere…

    scusate l’ot… Chiudo il discorso ;)

  • # 11
    Pippo
     scrive: 

    Volevo solo ricordare che “1984” è un romanzo di fantasia, bisognerebbe prenderle con le pinze certe affermazioni.
    Poi se tu vuoi basare la tua vita su quanto letto in un romanzo di fantasia sei liberissimo di farlo.

  • # 12
    HostFat
     scrive: 

    Vi consiglierei Wuala per sincronizzare il tutto anzichè Dropbox :)

  • # 13
    Emanuele Rampichini
     scrive: 

    Se ti basta sentirti dire che ti crittograferanno i tuoi dati/documenti sui LORO server (sai chi c’è dietro a “loro”?), per sentirti a posto… Non hai idea, caro collione, non hai idea…

    A parte il discorso “socio politico” in cui non voglio entrare vorrei far notare che i documenti sensibili li puoi cifrare lato client prima di inviarli con l’algoritmo che più ti aggrada o che ti fa sentire più sicuro. Per esempio attualmente nessuno mi impedisce di criptare un file con AES sul mio PC e buttarne la versione criptata su dropbox.

    Con quel file (a meno di grosse falle dell’algoritmo crittografico o della specifica implementazione) per quanto vogliano non possono cavarci niente.

    ;-)

  • # 14
    TheFoggy
     scrive: 

    @alfonso: scusa tanto, ma il tuo commento “Non vi chiedete mai perchè le grandi multinazionali vi “Propagandano” cosi assiduamente queste soluzioni? pensate che sia per il vostro bene e la vostra comodità?” sembra la stessa frase che ieri sera degli Hippies dicevano a Kyle e gli altri in South Park! mi ha fatto riderissimo! (esulando dal commento, eh! era solo il rimando che mi ha fato ridere! Anche se queste teorie complottistiche non mi attirano mai più di tanto. Sarà che faccio ingegneria informatica e l’FBI non ha mai bussato alla mia porta per chiedermi informazioni su quello che faccio, o ad obbligarmi a fare qualcosa per loro..chissà, fortunato io. Di certo vivo meglio che preoccuparmi per ogni minima cosa (per la cronaca, puoi uscire, scivolare, battere la testa e restarci secco..ma vivere con la fobia della morte perenne non è la soluzione..). Inoltre, tutti qui “complotto lì, complotto là”, ma siamo sempre tutti sul web..come se del complotto se ne fregassero gli stessi complottisti..qualcosa non quadra.. Chiuso OT, chiedo scusa).

    @Pippo: io ho usato e uso (finchè non chiuderanno) google wave. Lo trovo comopo per progetti universitari, perchè mi evita di riempirmi la mail universitaria di posta. Ci si possono anche scambiare files, ma per un editing collaborativo non va bene, così alle comunicazioni e ai todo da fare via wave (editando il primo post, si vedono chiaramente le modifiche apportategli, e quindi cosa è già stato fatto e cosa no), va sempre associato un svn (tortoise e dropbox, tutto free!). Wave non ha convinto molte persone (cos’è? una mailing list? un newsgroup? un servizio di “segreteria”? non si capisce bene..), e per questo a fine anno dovrebbero chiuderlo. Non se ne sentirà la mancanza..

  • # 15
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    @Emanuele. Di Ubuntu One ne avevo sentito parlare, gli ho dato un’occhiata e a primo acchito non combacia con le mie idee. Ne parlerò meglio nel prossimo articolo, quando affronterò anche il problema dell’eterogeneità dei sistemi.

    Per il resto concordo, anche col tuo ultimo commento.

    @amonpaike: non mi risulta che ci siano problemi con le flat fisse. Poi mi sembra che di recente quelle mobile stiano spuntando come i funghi, con offerte prima impensabili.

    @L: francamente non credo che Netsukuku funzionerà mai. Non con le premesse su cui è basato.

    @alfonso: per favore, non inquiniamo anche quest’articolo con le solite idee complottistiche.

    Il mio motto è: il complottismo NON è il profumo della vita.

    E chiudiamola qui, che è meglio.

    @collione: se guardi meglio vedrai che qualche “piccola” differenza c’è. :)

    Comunque quello è solo un esempio. E’ chiaro che Google Docs potrà migliorare in futuro, ma l’esperienza rimarrà abbastanza distaccata rispetto al normale utilizzo che facciamo del PC e delle applicazioni a cui siamo abituati (e forse è anche questo il motivo. Ma… quanto sono comode!)

    @HostFat: Wuala non lo conoscevo. Grazie della segnalazione. :)

  • # 16
    goldorak
     scrive: 

    Computers con centinaia di GB di storage, cellulari con GB di storage, telefonini con GB di storage, media players con decine/centinaia di GB di storage etc…. Ditimi voi per quale allucinante motivo un utente dovrebbe mettere nel cloud le sue informazioni/documenti/media privati quando puo’ trasferirli da computer a device portatili e viceversa senza alcun problema e aggiungo io molto piu’ velocemente bypassando la rete ?
    Quale e’ il problema tecnologico che il cloud tenda di risolvere per l’utente comune ? Datemi una risposta priva di hype e PR e forse vi daro’ ragione.
    Il cloud ha un senso a livello di infrastruttura IT per le aziende. E un modo per fare outsourcing dei costi legati all’hardware e magari anche software. E anche cosi’ e’ un modello che serve solo per alcune tipologie di aziende non tutte. Badate bene, ce la vedete voi una Microsoft che si affida al cloud ? O una Oracle, o una IBM ? Certo che no, perche’ affidarsi al cloud significa mettere nelle mani di un terzo soggetto il vostro core-business.
    Per gli utenti comuni non esiste il concetto di core business, ma se potessimo fare una analogia diremo che il core business degli utenti sono i suoi dati. E se le grosse aziende non danno in outsourcing i loro gioielli di famiglia, perche’ dovrebbe farlo un utente ? ^_^

    Faccio un esempio banale banale, i telefonini Nokia. Consentono di trasferire dati da e verso il vostro pc. Consento di trasferire file tramite bluetooth etc… Ovverosia consento di trasferire informazioni indipendentemente dal cloud.
    Ora prendete la grossa rivoluzione in ambito mobile, WP7. E cosi’ avanzato che TUTTI i trasferimenti dati DEVONO passare per il cloud. Non ce’ alcun motivo tecnologico per questa violenza nei confronti dell’utente. Si poteva scegliere di affiancare il cloud a soluzioni locali ed invece no. Perche’ questo ? Perche’ ormai si riconosce che i dati degli utenti (non importa se criptati o meno) hanno valore. Molto valore per le aziende.

    E qui giungiamo alla fine, le aziende ci stanno portando verso un sistema in cui il cloud sara’ l’unica soluzione per trasferire dati dal pc verso qualsiasi altro dispositivo. O magari i nuovi OS di Microsoft impediranno il salvataggio locale a favore di quello cloud. D’altronde non e’ quello che fanno ormai la maggior parte dei videogames ? Quindi da un lato abbiamo aziende che spingono verso questo nuovo “paradiso” mentre dall’altro si mettono bene al riparo di delegare la loro infrastruttura al cloud. Ipocriti al 1000 %.

    E stupidi sono coloro che si affidano al cloud senza capirne i pericoli.

  • # 17
    collione
     scrive: 

    @alfonso: i dati li devi crittografare tu prima di inviarli sui loro server

    mica devi fidarti di loro!!!

    @Cesare Di Mauro: mi ci è voluto parecchio per trovare il difetto, ma pure openoffice non importa con assoluta precisione i file di office

    il problema mi sa che è nelle specifiche che ms diffonde che non sono proprio “precise”

  • # 18
    Ciano
     scrive: 

    @ goldorak
    quoto tutto
    Ti sei dimenticato di aggiungere che, un giorno un azienda può chiudere un servizio cloud con tutti i dati dentro, impedendoti inoltre di continuare ad usare un prodotto acquistato.
    Per esempio tutti i brani con DRM quando hanno chiuso i server di convalida delle licenze sono diventati inutilizzabili.
    Che succederà tra qualche anno ai giochi Ubisoft (es. assassin’s creed)?
    WP7 sarà ancora sincronizzabile in futuro?

  • # 19
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Il cloud computing è un concetto più generale. Possono esserci ALCUNE soluzioni che non vi piacciono, ma ciò NON vuol dire che sarà tutto così.

    Infatti sugli esempi riportati nell’articolo “stranamente” non avete nulla da dire. Chissà perché…

    @goldorak: ne abbiamo già parlato altre volte, ho fornito gli stessi esempi che trovi nell’articolo, ma continui a chiederne facendo finta che non ne esistano.

    Beh, io ti rispondo allo stesso modo: Opera Link. Prova a fare lo stesso SENZA cloud, e fammi sapere.

    Per il resto gli stupidi sono anche quelli che non capiscono anche i vantaggi del cloud computing. O secondo te ci sono soltanto difetti e spauracchi da grande fratello, come dicevo nell’articolo?

    @collione: le specifiche sono molto chiare e precise. Ne ho parlato qui: http://www.appuntidigitali.it/3425/i-formati-proprietari-dalla-contingenza-alla-forca/

    Poi è chiaro che il filtro d’importazione non può che migliorare, ma volevo sottolineare, a parte i problemi, la diversa user experience e, in generale, il distacco dall’ambiente di lavoro ordinario.

  • # 20
    goldorak
     scrive: 

    @ Cesare di Mauro : Se le soluzioni cloud si affiancheranno alle soluzioni tradizionali di storage locale e esecuzione locale non ho alcun problema in merito. Le mie critiche nascono, e te ne saresti reso conto se avessi letto meglio il mio intervento nel momento in cui il cloud si sostituisce FORZATAMENTE a qualsiasi soluzione locale e questa viene fatta scomparire del tutto.
    Ed e’ questo che vogliono le aziende, toglierci del tutto il controllo sui nostri dati e sulle applicazioni che usiamo.

    E notizia di ieri o di qualche giorno fa che Apple sta pensando di fare un telefonino a prezzo “consumer” privato di qualsiasi soluzione di storage locale. Tutti i tuoi dati, qualsiasi cosa dovra’ per forza di cose essere gestita dal cloud Apple. Ti pare normale questa cosa ? No non rispondere, so gia’ che dirai ma la Apple ha il diritto di fare quello che le pare. E la cosa sconcertante, e vedere l’elenco sterminato di interventi nel thread di hwupgrade in cui gli utenti non fanno altro che dire si si e’ la soluzione definitiva ai nostri problemi. Brava Apple. Quando vedi delle cose del genere capisci come Apple possa vendere anche la m***a e la gente continuerebbe a dire brava Apple.

    Microsoft sta facendo la stessa cosa con WP7.

    Quindi ti prego non dirmi che vedo complotti, perche’ basta leggere e guardare le notizie su come l’IT sta cambiando.

  • # 21
    goldorak
     scrive: 

    E sta cambiando in peggio per quello che riguarda l’utente.

  • # 22
    Pippo
     scrive: 

    Certo che bisogna avere un backup dei propri files perché Google o Drop Box sono dei servizi che potrebbero in linea teorica anche chiudere da un momento all’altro.
    Ma la stessa cosa vale per il proprio disco fisso che potrebbe chiudere… per sempre!
    Se però faccio una presentazione Power Point, la carico su Google Docs, posso anche scegliere di convertirla e vedere se funziona tutto.
    Vado da un cliente e mi assicuro che abbia nella sala con il video proiettore un pc con internet.
    Faccio partire tutto dalla rete.
    Non è fantascienza.
    Ad esempio se avete a che fare con sedi nella Provincia autonoma di Bolzano, spesso può capitare che non abbiano Microsoft Office ma solo Open Office.
    Se avete il file convertito e visibile su Google docs risolvete tutti i problemi.
    Un po’ come dire “i pannelli solari risolvono tutti i problemi energetici”, falso, un mix di produzione tra cui le rinnovabili ci aiutano ad avere energia. Così il cloud computing non risolve tutto ma aiuta in un giusto mix.

  • # 23
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Perfettamente d’accordo.

    @goldorak: per quanto MI riguarda e come ho scritto anche nell’articolo, preferisco un pieno controllo del cloud.

    In alternativa valuto le scelte a mia disposizione, e se lo ritengo opportuno e/o conveniente posso anche decidere di affidarmi a una soluzione interamente basata sul cloud.

    In ogni caso finora anche le soluzioni cloud-only consentono la sincronizzazione dei dati con un PC. Questo mi sembra una garanzia sufficiente.

    Poi ognuno è libero di fare le proprie scelte.

  • # 24
    LMC
     scrive: 

    @L

    mklink

    nessun programma esterno ;)

    Saluto

  • # 25
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Funziona a partire da Vista.

  • # 26
    Antonio
     scrive: 

    io sono d’accordo con alfonso. Niente complottismi, per carità, ma a me l’idea del cloud non piace proprio per niente.

  • # 27
    Giovanni
     scrive: 

    Mi pare che uno dei ragionamenti più sensati lo abbia espresso @Pippo nel post #22… e questo ci riporta all’argomento del post.

    Il senso di questi servizi deve essere inteso in termini di comodità ed efficienza. Non credo che un’azienda abbia la geniale idea di gestire la contabilità parallela su un server a cui può avere libero accesso la finanza. In compenso la maggioranza delle informazioni che maneggiamo su internet non hanno alcun interesse per gli altri e, purtroppo, spesso hanno poca importanza anche per noi.

    Senza immaginare scenari apocalittici mi limito a consigliare di usare, ogni tanto, carta e penna. Oppure criptate le informazioni sensibili, per alcune non servono algoritmi particolarmente resistenti, posso assicurare che anche qui si tratta di costi/benefici… infine sono sempre preziose le buone regole di backup. Regole che, prima di lanciare inutili allarmismi, dovreste conoscere spacciandovi per esperti IT!

    Pertanto, ritornando al post, credo che ci sia ancora strada da fare e molti aspetti legati alla sicurezza da risolvere. Usato con criterio il cloud è un’ottima opportunità ma assecondo l’osservazione di @DiMauro riguardo al paradosso delle applicazioni “snaturate” che vogliono forzatamente emulare gli altri ambienti… forse è più urgente di tutto definire un’identità “di sintesi” per un software che opera in questo modo… ci vorrebbero delle API dedicate a questo scopo.

    Ciao

  • # 28
    Sicuro
     scrive: 

    Da parte mia cerco di stare il più possibile lontano dal “cloud”, tranne dove posso ritenere vantaggioso l’uso di un hard disk virtuale per condividere informazioni in remoto.
    L’uso in massa e su base regolare del “cloud” porta in una sola direzione: a perdere il possesso dei propri dati e magari dei programmi necessari per la loro creazione o fruizione. Far sì che diventi prassi o normale dipendere pesantemente da una organizzazione che ci fornirà al momento quello che ci serve, siano dati o programmi, è assolutamente sbagliato e da parte mia contrasterò questa tendenza scoraggiandone l’uso.
    Chi ci offre il cloud con toni suadenti ci mostra la carota, col tempo seguirà il bastone e il basto e quando accadrà -perchè accadrà- sarà forse troppo tardi per tornare indietro. Quindi pensateci su e magari alle lusinghe del cloud risponderete con un fermo e convinto “no, grazie”.

  • # 29
    Pluto
     scrive: 

    @Cesare

    Potresto postare il link di QubeOS.

    Grazie

  • # 30
    Pollo Scatenato
     scrive: 

    Concordo sostanzialmente con l’analisi di CDM, e ai caveat non di poco conto riguardanti la privacy e l’accessibilità del servizio (averla garantita 24:7 ovunque è una COSTOSA utopia) aggiungerei quello della ampiezza di banda, rilevante per alcune classi di software per cui il cloud è assolutamente negato.
    Avanti, proprio in questi anni stiamo vivendo la transizione da HDD a SSD perchè per tutte quelle applicazioni che richiedono di muovere una grande quantità di dati i dischi meccanici sono pateticamente troppo lenti (da anni).
    Bene, il data rate sostenibile dall’HDD più scrauso è svariati ordini di grandezza maggiore di quello sostenibile dalle linee pubbliche più performanti, un collo di bottiglia che ammazza la fattibilità sul cloud di parecchi tipi di applicazione.
    Per il resto, il cloud può anche andare da bene a benino.

  • # 31
    homero
     scrive: 

    mi sono riufiutato di leggere l’articolo, il cloud è antidemocratico, non distribuito, capitalista, in pratica il demonio strutturato in un software.
    da non usare, da non guardare, da non divulgare.

    a tutti voi faccio una domanda, cosa fa in piu’ quanto scritto rispetto ad un excel di 15 anni fa? eppure se non vi sfugge 15 anni fa excel occupava molte meno risorse di questa web application

  • # 32
    Pippo
     scrive: 

    homero, forse dovresti cambiare pianeta. :-)

  • # 33
    Giovanni
     scrive: 

    Certo (@pippo), anche secondo me certe espressioni così dure e direi quasi “politicizzate” intimoriscono e mi spingono a diffidare. D’altra parte ogni presa di posizione estremistica sarebbe da condannare se non altro perché impedisce qualsiasi possibilità di riflessione.

    Per ora il cloud è solo un’opportunità e per cui si sta cercando una forma. E’ bene ricordare che è una tecnologia con implicazioni rischiose, ma questi sono solo i termini del problema.

    Saluti

  • # 34
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    @Pluto. http://www.qube-os.com/public/index.php

    @homero: so come la pensi sul cloud computing, ma se non leggi l’articolo penso sia inutile commentare soltanto per scatenare flame.

    Tra l’altro proprio leggendolo avresti avuto risposta alla tua domanda…

  • # 35
    Pippo
     scrive: 

    Qube-OS è favoloso! Grazie della segnalazione :-)))

  • # 36
    homero
     scrive: 

    ho letto l’articolo appena sveglio prendendo il the prima di iniziare la giornata ed incornicio e sottolineo queste due frasi:

    “…Due sono i motivi principali che mi portano a questa presa di posizione: il non pieno controllo e l’inconsistenza dell’esperienza di utente rispetto all’ecosistema che utilizzo….”

    “…Sembra paradossale: all’epoca del boom di internet e del web le applicazioni desktop hanno cercato di assomigliare a quelle web,…”

    io credo che la sostanza di tutto è riuscire a realizzare il sogno di java,….compile once run everywhere….con le attuali tecnologie web questo è in piccola parte possibile, non so quanti vogliano avere i loro documenti personali su di un server online, con la consapevolezza ad esempio che un’articolo scientifico costa settimane di lavoro e tenerlo online lo porterebbe ad un rischio evasione dal contesto privato, vanificando il tutto:
    il cloud basato sul web credo che sia ormai fuori da una concreta realizzazione, piuttosto quello che microsoft sta già facendo con windows8 ossia utilizzare delle virtual machine x86 ossia un hardware virtuale collegato ad un server centrale in cui non si scambiano codice AJAX ma si scambiano codice x86 permetta prestazioni e stabilità superiori a quanto promesso da CromeOS, quindi anche su architettura ARM il codice eseguito sarà una sorta di virtual X86, un’architettura hardware virtualizzata e colladata da decine di anni di emulatori potrà essere la nuova stele di rosetta per la portabilità delle micro applicazioni che utilizziamo quotidianamente…quindi magari il vecchio eseguibile di excel potrà girare onnet tal quale nella versione .exe girando nella virtual machine e non sarà un falso plagio che gira su web….
    in ultimo resta da chiarire quali siano i vantaggi reali di tutto questo rispetto al modo di operare di oggi…se non consentire alle aziende di vendere meglio le loro micro applicazioni d’altronde oggi chi acquisterebbe un excel che pesa magari 1mb e pochi secondi di download per 50 euro?

  • # 37
    Giovanni
     scrive: 

    In queste soluzioni embrionali c’é ancora tutto da definire ed è normale che ognuno cerchi di trarre il massimo vantaggio. Questo non significa che la proposta tecnologica sia da escludere a priori e soprattutto che, per forza di cose, sia destinata a diventare governo dell’informazione da parte del potere o del marketing. Piuttosto è bene discuterne.
    Come ho detto, la cura della propria privacy deve essere tutelata dalla legge, ma gestita con accortezza da ognuno. La relazione scientifica presa ad esempio, sarebbe il caso, visto che è un importante lavoro di parecchi mesi, che uno la conservasse con maggiore cura invece di metterla su un server gestito da altre persone. Pertanto è un esempio poco inerente e forzato, contrastabile con normale buon senso.

    Ciao

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