di  -  mercoledì 5 gennaio 2011

La tematica dell’identità è da sempre una delle più delicate del mondo online: da un lato la tracciabilità di un individuo espone a potenziali macroscopiche violazioni del diritto alla privacy, dall’altro la difficile rintracciabilità dell’identità reale agevola comportamenti fraudolenti anche gravi.

La proposta di legge in questione (consultabile qui), entrata in vigore ad inizio anno nello stato della California, si affianca alla normativa contro le frodi derivanti da furto d’identità per tutelare un aspetto più delicato ma nondimeno potenzialmente molto pericoloso: l’impersonamento di identità altrui.

Una fattispecie la cui pericolosità fu messa in luce dal caso Megan Meier del 2006, una tredicenne americana che si suicidò in seguito agli insulti di un suo coetaneo conosciuto su MySpace, in realtà personaggio fittizio gestito dalla madre di un suo compagno di studi. La donna, a causa dell’assenza di strumenti legali che inquadrassero l’azione commessa, finì perlopiù impunita.

Supportano la condivisibilità del provvedimento le condizioni espresse nel seguente paragrafo:

This bill would provide that any person who knowingly and without consent credibly impersonates another actual person through or on an Internet Web site or by other electronic means, as specified, for purposes of harming, intimidating, threatening, or defrauding another person is guilty of a misdemeanor.

ovverosia la necessità che ci sia una violazione consapevole e credibile dell’identità altrui, al fine di danneggiare, intimidire, minacciare, defraudare.

Nel caso Megan Meier tuttavia, ad essere impersonata non fu una persona reale ma un’identità fittizia. La proposta di legge al contrario recita “any person who […] impersonates another actual person”, laddove per “actual” si intende (qui la definizione del Macmillan) esistente nella realtà, vero.

Se ad una più competente analisi questa proposta di legge risultasse inadeguata a tutelare da fattispecie analoghe al più famoso e drammatico caso di e-personation, se cioè tutelasse solo dall’impersonamento di persone realmente esistenti, risulterebbe piuttosto limitata rispetto alle peculiarità e ai pericoli della rete (immaginiamo la tutt’altro che rara interazione fra due personalità fittizie).

In effetti la prima stesura della proposta di legge faceva genericamente riferimento ad altre persone (impersonates another person), senza specificare se reali o fittizie, ed è solo nella terzultima stesura che compare l’aggettivo “actual”.

L’eliminazione del riferimento a persone realmente esistenti rappresenterebbe tuttavia un terreno piuttosto scivoloso: potrebbe addirittura somigliare a un primo passo verso l’abolizione di quelle personalità virtuali che spesso rappresentano l’unico baluardo nei confronti delle fragili tutele della privacy online.

14 Commenti »

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  • # 1
    Giacomo
     scrive: 

    uhm.. credo che impersonare qualcun altro, soprattutto se l’atto porta a un danno o alla morte di terzi sia comunque punibile come reato da tutti i codici penali, no?

  • # 2
    anonimo
     scrive: 

    Certo che se ti suicidi perchè chicchessia in internet scrive delle cose, i grossi problemi li hai tu e la tua famiglia che non ti supporta.

    Per i comportamenti di chi scrive sotto mentite spoglie dovrebbero valere i consueti reati di diffamazione, istigazione eccetera, con tuute le conseguenze del caso.

    Creare leggi ad hoc, per cose tranquillamente riconducibili al buon senso e a norme generali che già esistono, mi sembra il solito esercizio di giustizia creativa di sistemi giuridici oramai andati a male, che hanno più norme e orpelli, che principi fondamentali.

  • # 3
    alessiodp
     scrive: 

    credo che gli strumenti legali come questo sono pericolosi, in quanto interpretazioni allargate di alcune leggi portano alla limitazione della libertà personale, questo accade agni volta che si cerca di considerare un caso particolare come generale….

  • # 4
    Christian
     scrive: 

    E’ un reato anche in Italia e da sempre.

  • # 5
    dataghoul
     scrive: 

    esatto, basta dare una scorsa all’art. 494 del codice penale per averne cognizione; purtroppo in Italia una cultura giuridica di base non esiste…

  • # 6
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    “Existing law addressing impersonation was written in 1872, without the modern technologies of today in mind. SB 1411 makes it unlawful to impersonate another person through or on an Internet Web site or by other electronic means.”

    http://www.senatorsimitian.com/images/uploads/SB_1411_Fact_Sheet.pdf

    La cosa interessante semmai è che è stata rimessa mano al Capo IV nel 2008 ma l’unico strumento elettronico di cui vi sia menzione è la “firma elettronica”…

  • # 7
    Nat
     scrive: 

    Non voglio essere troppo crudo, ma una legge a tutela di quelle persone mentalmente disturbate che arrivano al suicidio per le parole di uno sconosciuto su internet mi sembra rasenti il ridicolo. Si metta in condizione i tutori di queste persone di restringere l’uso del mezzo a chi non ha le facolta’ necessarie per gestirlo. Ritenere reato l’uso di un’identita’ fittizia (sottolineo fittizia) su internet e’ insensato e oltremodo pericolosissimo per la tutela della privacy. In un posto dove tutto resta virtualmente per sempre e dove chiunque puo’ vedere tutto, sarebbe una catastrofe.

  • # 8
    Nat
     scrive: 

    Caro Nat anche io mi chiamo Nat. Se riuscissi a carpire altre tue informazioni e commettessi reati sul web a nome tuo cambierebbe la tua opinione sull’oportunità della legge?
    Una legge sul furto d’identità digitale è necessaria…la questione non riguarda solo il singolo caso, utilizzato dall’autore per esemplificare, ce ne sono molti altri che riguardano la vita reale e quotidiana.. truffe, raggiri, intimidazioni, stalking etc.

  • # 9
    Nat
     scrive: 

    Cari Nat del messaggio #7 e #8 io sono il vero Nat, ridatemi la mia identità….
    commento al #7 “Ritenere reato l’uso di un’identita’ fittizia (sottolineo fittizia) su internet e’ insensato” –> infatti si parla di “actual” person, persone reali.
    Resta il fatto che se una persona commette un reato con un’identità fittizia sarebbe opportuno determinare la sua verà identità nel mondo reale ed assicurarla alla giustizia.
    Se “pippo” ruba i dati della carta di credito sempre di furto si tratta…

  • # 10
    Flare
     scrive: 

    Se l’azione di creare una personalità fittizia può essere un bene o un male, a seconda dei casi, come dice l’articolo, allora il problema non è la personalità fittizia, ma l’uso che se ne fa ed è quello che andrebbe punito, secondo me. Per capirci, se qualcuno uccide con un coltello da cucina, non è che si condannano i coltelli da cucina, ma l’uccidere con quelli.

  • # 11
    Nat
     scrive: 

    # ai miei omonimi virtuali:

    Vediamo di capirci, nessuno, io per primo, sta sostenendo che i reati sul web debbano restare impuniti o che non debba essere possibile per le autorita’ risalire all’utenza del soggetto fake in caso di necessita'; e non e’ infatti questo il caso in discussione, dato che resta fattibilissimo con o senza legge sulla falsa identita’ (mai sentito parlare di polizia postale, IP e ISP?), quindi truffe, raggiri, intimidazioni, stalking, ecc sono perseguibilissimi gia’ ora con una denuncia. Il punto che trovo assurdo e’ ritenere reato il semplice fatto di non usare il proprio nome e cognone, la proria identita’ reale, in qualsiasi situazione della “vita virtuale”.

    Ho letto l’articolo e so che la legge parla esplicitamente di furto di identita’ reali, la mia precisazione, il mio sottolineare, era proprio a scopo di evitare fraintendimenti: volevo circoscrivere il mio commento contrario solo all’idea di poer ritenere reato anche il “furto” all’identita’ fittizia.
    Per quanto riguarda il furto di identita’ reale non posso certo esserne contrario, semmai sono le modalita’ in cui puo’ essere descritta la legge a lasciarmi qualche dubbio. Ad esempio: come viene garantita la liberta’ di satira nei confronti di personaggi di rilievo (politici ad esempio)?

  • # 12
    Andrea
     scrive: 

    scusate ma siete completamente impazziti, se uno si suicida perchè un tizio online (che potrebbe esistere o non esistere) gli ha detto delle cose, ha dei grossi problemi mentali LUI… e poi come provare che si è suicidato proprio per quel motivo, io potrei suicidarmi lasciando scritto che lo faccio per questo o quel motivo, ma poi magari non è vero e i motivi veri erano altri.

  • # 13
    luca
     scrive: 

    Art. 494 codice penale
    SOSTITUZIONE DI PERSONA
    Chiunque, al fine di procurare a se’ o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all’altrui persona, o attribuendo a se’ o ad altri un falso nome o un falso stato, ovvero una qualita’ a cui la legge attribuisce effetti giuridici, e’ punito, se il fatto non costituisce un altro delitto contro la fede pubblica, con la reclusione fino ad un anno.

    Ciao

  • # 14
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ luca
    Ti rinvio al commento n. 6.

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