di  -  mercoledì 10 novembre 2010

È un mondo colorato e curioso quello degli smartphone di nuova generazione, un mercato esplosivo che allo stesso tempo suggerisce e contraddice alcune analogie col boom del PC degli anni ’80 e ’90.

Nokia, la prima “Microsoft del mondo smartphone”, con un sistema operativo “aperto”, ha a lungo detenuto e tuttora detiene una quota di mercato maggioritaria nella telefonia mobile. La nuova segmentazione del mercato mobile, che vede gli smartphone top di gamma passare da un pubblico di nicchia all’attenzione del pubblico consumer, vede tuttavia Nokia in una situazione sfavorevole, agganciata a grossi volumi di vendita su prodotti di basso prezzo (ASP, ovvero prezzo medio di vendita, di € 65), come confermato dalle informazioni trimestrali relative al Q3. D’altro canto l’operazione Symbian open source per attrarre nuovi OEM può dirsi archiviata con un fallimento e la necessità di cambiare rotta e passo è più che mai impellente per il colosso finlandese.

Apple, cui va il merito (almeno per le sue casse) di aver innescato l’onda della “consumerizzazione dello smartphone di fascia alta”, oggi controlla una quota di mercato significativa (particolarmente se confrontata a quella cui ci ha abituato il Mac) con ASP molto elevati (oltre i $ 600), ed è portatrice di un rinnovato focus sull’integrazione verticale, che oggi comprende anche l’intero ecosistema dei software applicativi di terze parti.

Sul mercato degli smartphone avanzati anche Google ha speso notevoli sforzi con la piattaforma Android, che secondo alcuni rappresenta “il Windows del mondo smartphone”, con relative profezie di sventura per tutti gli altri. Chi mi legge sa che dissento da questa posizione, come ho scritto qui, e, tant’è, il primo problema di Android oggi è proprio la frammentazione. Un parco hardware estremamente differenziato, numerose personalizzazioni dell’interfaccia, la prospettiva di molti app store differenziati, un percorso di aggiornamento del sistema operativo mediato dai produttori e, soprattutto, dagli operatori TLC. Cionondimeno Android rimane ad oggi la piattaforma di riferimento per la scuola di pensiero “aperta” – le decine di produttori che lo adottano è un dato estremamente chiaro in questo senso – ed il competitor n° 1 per iPhone, almeno in termini di unità vendute.

Il newcomer nella battaglia per la conquista del nuovo mercato smartphone è Microsoft – come cambiano i tempi! – con Windows Phone 7, anch’essa protagonista del vecchio mercato smartphone con Windows Mobile. Un OS che a sua volta soffriva di un forte problema di frammentazione: nell’interfaccia, nella varietà delle configurazione HW su cui girava, nella compatibilità a macchia di leopardo col parco applicazioni. È interessante notare come l’esperienza di WinMo abbia condotto Microsoft a Windows Phone 7, un OS che mette l’accento sulla coerenza e semplicità dell’interfaccia, che in quanto a dotazioni e funzionalità rappresenta l’inverso del feature creep (niente multitasking tanto per dirne una), ma che, coerentemente con questi presupposti promette – è notizia di oggi – di offrire un approccio al patching e all’aggiornamento del tutto indipendente dal controllo degli operatori telefonici, stile iPhone per intenderci.

In un mercato già estremamente competitivo, con la maggior parte dei grandi OEM già presidiati da Android, la strada per WP7 è tuttavia tutt’altro che spianata. Le sue stesse scelte progettuali, che cercano di mediare fra la flessibilità e l’apertura di Android e l’accento sulla semplicità e il controllo della user experience di scuola Apple, è il segno delle contraddizioni che ancora dominano il mercato. Un mercato in cui oltre a non essere ancora emerso un leader assoluto, non è neppure emersa una strada maestra per quel che riguarda i modelli di business.

PS Qualche insistente sostenitore dell’analogia smartphone-PC, argomenterà che nel mercato PC ci sono voluti 15 anni (dal lancio del PC IBM a Windows ’95) per l’incoronazione di MS. Nel caso del PC tuttavia, molto prima di Windows 95 era chiaro quale fosse la strategia vincente per la distribuzione di software: il budling con l’HW, come una Apple giunta a un passo dal fallimento ricorda benissimo. Ai tempi della lotta per la corona del mercato PC oltretutto, non esisteva uno strato unificante come il Web cui fare riferimento per andare oltre l’incompatibilità fra le diverse piattaformw HW; in altre parole l’urgenza di arrivare ad una piattaforma standard de facto per attivare tutte le sinergie dell’informatizzazione era molto più sentita che oggi. Aggiungiamo anche dei ritmi di evoluzione del tutto diversi, per cui 3 anni di oggi somigliano più ai 15 di un trentennio fa che non a quelli occorsi per passare dal PC/XT al PC/AT.

13 Commenti »

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  • # 1
    phabio76
     scrive: 

    È vero, il mercato non si presta a banalizzazioni, ma non solo quello degli smartphone, direi tutto il mercato dei dispositivi post-PC.
    Il fatto che non ci sia una standardizzazione definita è proprio segno dell’effervescenza e del grado di innovazione che viene portata in un settore. Anche il concetto di convergenza inizia a scricchiolare, più un dispositivo è specializzato, tanto più facile risulta innovare. Infatti oltre agli smartphone continuano a prosperare player portatili audio-video, navigatori, console, ebook reader, ecc..
    La battaglia non si combatte più solo a colpi di sistema operativo, la differenza è fatta dai servizi di back end.

  • # 2
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Dei dispositivi post-pc parleremo presto.

    Anche il concetto di convergenza inizia a scricchiolare, più un dispositivo è specializzato, tanto più facile risulta innovare. […] La battaglia non si combatte più solo a colpi di sistema operativo, la differenza è fatta dai servizi di back end.

    La vedo un po’ diversamente. Se il focus si sposta sul back-end è più facile convergere, sul dispositivo della dimensione minima che consente di fruire di tutte le funzionalità essenziali. Io me lo vedo (e un po’ me lo tiro anche) il giorno in cui prendi lo smartphone, lo attacchi a monitor, tastiera e storage esterno e hai il computer.

  • # 3
    phabio76
     scrive: 

    > … prendi lo smartphone, lo attacchi a monitor, tastiera e storage esterno e hai il computer.

    Eri serio quando hai scritto questa frase?
    Lo scenario non è che sia improbabile ma a me sembra che vada un po’ troppo controcorrente, che non possa essere considerata un’evoluzione come la intendo io.
    Già oggi, ogni dispositivo mobile abbastanza evoluto può essere considerato un computer ma, per dirla alla Steve Jobs, quello che conta è l’esperienza utente.

  • # 4
    SorenStirner
     scrive: 

    >un mercato esplosivo che allo stesso tempo suggerisce e contraddice alcune analogie col boom del PC degli anni ’80 e ’90.

    Avevo espresso lo stesso concetto quasi con le stesse parole in queste pagine a proposito di non ricordo quale analisi sugli OS per smartphone ^_^

    Secondo me va fatto un grande censimento su quanto effettivamente questo ben di Dio di hardware-software tascabile sia sfruttato. A giudicare dai tanti che vedo in giro, a molti basterebbe un banalissimo Brew

  • # 5
    pek
     scrive: 

    > prendi lo smartphone, lo attacchi a monitor, tastiera e storage esterno e hai il computer.

    nokia n8: tastiera bluetooth, monitori via hdmi, USB on the go per lo storage.

    ma tanto è symbian e non se lo cagherà nessuno. più o meno come n-gage: troppo avanti per i suoi tempi.

  • # 6
    phabio76
     scrive: 

    > prendi lo smartphone, lo attacchi a monitor, tastiera e storage esterno e hai il computer.

    Tanto vale mettersi in tasca una scheda madre pico-itx… Quello che intendo è: perchè ci si incaponisce a riottenere un surrogato del PC come siamo stati abituati a conoscerlo negli ultimi vent’anni?

  • # 7
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ phabio76
    Ovviamente un n8 – così come qualunque smartphone della generazione attuale – attaccato a monitor e tastiera non serve a nulla.

    È vero che dobbiamo distaccarci dal modello d’uso del PC ma consideriamo qualche punto:
    – fino a quando non avremo tutti 100mbit minimo di connessione lo storage locale servirà;
    – la sincronizzazione dei dati è in sé un problema che la moltiplicazione dei dispositivi aggrava; se usi smartphone+tablet+computer, anche in situazioni in cui non sei connesso, tenere tutto sincronizzato è un bel problema, particolarmente per il principiante; il dispositivo unico, backuppato come si deve, risolve alla radice questo problema;
    – l’unico dispositivo che può stare sempre, ma davvero sempre, con te per dimensioni è lo smartphone; una volta che riesci a concentrarci dentro una potenza elaborativa sufficiente, tutto il resto diventa una sorta di “docking station” dello smartphone, non so se riesco a spiegarmi.

    A cappello di tutto aggiungo che magari non arriveremo ad uno e un solo dispositivo ma, tendenzialmente, con l’aiuto del “collante” cloud, sarà possibile eliminare quella frammentazione fra n dispositivi che oggi ai più skillati richiede soluzioni fantasiose, a quelli meno smaliziati crea disagio e perdita di dati. Su quali dispositivi sopravviveranno sono aperte le scommesse…

  • # 8
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ pek
    Molto prima che non lo “cagassimo” noi, Symbian hanno smesso di “cagarlo” tutti i produttori di smartphone diversi da Nokia (Motorola e Sony Ericcson per dirne due di poco conto).

    Fai un po’ tu…

  • # 9
    SorenStirner
     scrive: 

    Sono uno dei tanti che da anni usa la combo fisso-portatile-palmare e non sono sicuramente l’unico che in tanti anni non ne è venuto a capo. La sincronizzazione perfetta è ancora lontana, nonostante si usino piattaforme “compatibili” (combo Apple o combo Microsoft).

    Sono giunto alla conclusione che sono le stesse case produttrici (di software e di hardware) a non far niente per arrivare alla perfetta sincronizzazione di tutti i device. In mezzo ci sono tante piccole software house che cercano di ritagliarsi uno spazio facendo quello che i grandi non hanno intenzione di fare.

    Sull’era del cloud incombe la scure dell’antitrust e quando questa si abbatterà, nessuno vuole starci sotto, perché più sei grande e più è facile che ti prenda.

  • # 10
    phabio76
     scrive: 

    In questa vecchia intervista (anche all’epoca non suscitò gran clamore) ci sono molti spunti interessanti

    http://d5.allthingsd.com/20070530/d5-gates-jobs-interview/

  • # 11
    pek
     scrive: 

    @Alessio Di Domizio
    non ce l’ho con te o con altri: nokia in moltissime cose è davvero avanti rispetto agli altri. uno di questi campi non è, purtroppo, il sistema operativo. meego è ancora lontano…

  • # 12
    gnet
     scrive: 

    QUOTO:prezzo medio di vendita, di € 65
    questo prezzo non è semplice da trovare..
    io penso che la media sia più verso i 90 €
    con 200/260 € se spesi bene, porti a casa ottimi dispositivi.
    Nokia e Win per me perderanno costantemente clienti, semplicemente perchè non basta solo copiare!
    viva Android!

  • # 13
    valentina
     scrive: 

    Buonasera lettori,
    ho aperto questa pagina perchè sto ricercando informazioni sul mercato degli smartphone per la mia tesi di laurea. L’argomanto mi è stato assegnato dal Professore ma purtroppo non sono molto pratica di questo settore. Qualcuno di voi sarebbe così gentile da indicarmi dove posso trovare del materiale valido riguardo questo argomento???

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