di  -  venerdì 12 novembre 2010

Nei vari post inerenti la “Nostalgia Informatica” siamo soliti trattare di eventi, personaggi e tecnologie che hanno segnato l’evoluzione del mondo informatico.
Effettuando alcune ricerche per continuare il percorso intrapreso mi sono imbattuto in un libro del 1986 di Claudio Pozzoli dal titolo Come scrivere una tesi di laurea con il personal computer, consultabile su Google Books.


La copertina del libro

Perché vi parlo di questo libro? Semplicemente perché la sua lettura evidenzia la visione acerba che gli italiani avevano dei computer a metà degli anni ’80 e come essi guardavano questi ingombranti oggetti con diffidenza e perplessità.
Il libro è scritto per chi deve utilizzare il computer al fine di migliorare l’esperienza di scrittura della tesi di laurea, non è indirizzato, quindi, ad esperti del settore o a smanettoni ed appassionati.
La prefazione del testo è curata dal grande Umberto Eco che definisce il computer in modo molto schietto e sincero: “
Il computer non è una macchina intelligente che aiuta le persone stupide, anzi, è una macchina stupida che funziona solo nelle mani delle persone intelligenti”
così come singolare è la sua definizione di wordprocessor:
“.. una macchina molto spirituale: permette di scrivere alla velocità con cui si pensa e incoraggia, forse troppo, la revisione, la correzione, il perfezionamento, addirittura il perfezionismo”
notate che si parla di “macchina” e non di software perché l’autore parla di calcolatori ad uso verticale per la videoscrittura, oltre che a quelli “personal”.

Siamo in un contesto culturale lontano da quello statunitense in cui i microcalcolatori si stanno sviluppando, tant’è che, in più di un passaggio, il paragone diretto per misurare il valore funzionale di un computer è la macchina da scrivere, pur riconoscendo le forti potenzialità dei “personal”.
Uno dei termini più ricorrenti è quello dello “Standard Industriale” che dall’autore viene identificato nei PC-IBM, destinati a dominare il mercato, anche se lo stesso si dice poi convinto che il mercato si differenzierà tra macchine specialistiche (es. per la videoscrittura) e macchine generiche.
Tutta la seconda parte è dedicata all’analisi di un generico computer “personal” e dei software relativi. E’ interessante notare i riferimenti al Concurrent Dos e a GEM di Digital Research, che dimostrano, tutto sommato, una conoscenza non limitata ai soli trend commerciali, ma anche ad elementi qualitativi basati sulla ricerca e la valutazione dei prodotti migliori per le proprie esigenze.

Framework della Ashton Tate, la prima Suite Office integrata per DOS

Al di là di alcune “imprecisioni” (come annoverare Smalltalk tra i sistemi operativi) l’autore coglie un aspetto importante [pag.118]:
“non m’importa quale sia il miglior sistema operativo … quello ideale è quello che scompare dietro a un sistema integrato che semplifica al massimo il rapporto tra computer e utente.”
Infatti spesso le diatribe tecnologie nascono e muoio tra appassionati ed addetti al settore, ma agli utenti interessa che i prodotti utilizzati siano efficaci, semplici da utilizzare e di reale utilità per le proprie attività, siano esse lavorative o ludiche.
Non manca un passaggio sulla questione della pirateria [pag. 141] e al “buonsenso” nel trattare differentemente chi copia un software per uso privato e chi per scopo di lucro: in fondo, dopo quasi 25anni questa differenziazione è ancora al centro di dibattiti e di sentenze più o meno significative.
Vi segnalo, infine, l’appendice C dedicata all’Olivetti, orgoglio italiano nel settore informatico ed elettronico per molti anni, come raccontato in un precedente post di Alessio, Olivetti M24: quando l’hardware parlava italiano

38 Commenti »

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  • # 1
    Marcello
     scrive: 

    Per l’autore dell’articolo: controllalo! e stato “postato” un po’ troppe volte!!! ;)

  • # 2
    R_Duke
     scrive: 

    TL DR

  • # 3
    The Kerth
     scrive: 

    Che nostalgia il framework, lo usavo per scrivere le ricerche quando ero alle medie sul mio super 386TurboDX o qualcosa del genere, marca Hyundai (!)… Oltre 15 anni fa ormai, ma ricordo ancora perfettamente la sequenza di rumori che il pc faceva in avvio, con il controllo dei drive A: e B:

    @Duke: ADHD? :P

  • # 4
    goldorak
     scrive: 

    Felice Pescatore ha scritto :

    “Perché vi parlo di questo libro? Semplicemente perché la sua lettura evidenzia la visione acerba che gli italiani avevano dei computer a metà degli anni ’80 e come essi guardavano questi ingombranti oggetti con diffidenza e perplessità.”

    E molto ingeneroso e a mio avviso sbagliato questo commento. All’epoca e almeno fino ai primi anni 90 il computer inteso come pc-compatibile erano oggetti “per professionisti”.
    Nessuno comprava un pc da diverse milioni di lire per farci girare sopra quei 2/3 giochi testuali. E questo era vero sia per i pc ibm comptabili che per gli apple. I pc poi avevano comparti grafici e audio assolutamente ridicoli in confronto agli home computers.
    La prova e’ che anche negli stati uniti erano i home computers ad avere piu’ successo rispetto ai pc tradizionali.

    La vera rivoluzione casalinga avveniva con gli home computer di cui il c64 almeno in europa e’ stato il simbolo piu’ famoso.

  • # 5
    arkanoid
     scrive: 

    vero, peccato che il C64 sia una macchina dei primi anni 80!
    Comunque concordo sulla filosofia, in Italia non era questione di cultura, ma di soldi. Spendere in una macchina inutile ai più non aveva alcun senso. Nei primi anni 80, tra l’altro, la percentuale di famiglie che mandava i figli a laurearsi era ben piccola, per cui anche il caso di specie va visto in quell’ottica.

  • # 6
    Nessuno
     scrive: 

    non m’importa quale sia il miglior sistema operativo … quello ideale è quello che scompare dietro a un sistema integrato che semplifica al massimo il rapporto tra computer e utente.

    Ah! Sante parole. Usare la macchina per fare qualcosa di utile nella maniera più semplice possibile, invece di lavorare per piegarsi ai suoi limiti e tecnicismi spesso e volentieri inutili.

  • # 7
    gennaro tangari
     scrive: 

    Ahhh Framework!! Lo usavo sul glorioso Olivetti Prodest PC1 :-)

  • # 8
    Giacomo
     scrive: 

    Escludere a priori gli home computer (che nel 1896 andavano per la maggiore), tutti dotati almeno di un wordprocessor (alcuni, come il C=128 lo avevano addirittura integrato nella ROM del SO, altri, come il C=64, li avevano come programmi a se stanti o con il GEM) mi sembra il grosso limite di questo libro, che per motivi di spazio o di scarsa conoscenza delle alternative, paradossalmente mainstream, da parte dell’autore, offre una visione parziale e limitata del settore all’epoca.

  • # 9
    Giacomo
     scrive: 

    ahem.. il 1896 del post precedente è da intendersi come 1986 e non come anno di un universo parallelo steampunk ;)

  • # 10
    Andrea R
     scrive: 

    Il mio come scrivere la tesi al computer è: subversion + latex

  • # 11
    Giovanni
     scrive: 

    Buonasera,

    Purtroppo incominciano a mancarmi i post di Di Domizio del venerdì sera con cui riflettere e ricordare malinconicamente nel weekend. Mi dispiace dire questo, caro Felice, e non vorrei che interpretassi troppo male il mio appunto.

    “Come si scrive una tesi di laurea” (Bompiani, 1977) è il ben noto libro di U.Eco di cui il testo in questione rappresenta un semplice aggiornamento una decina d’anni dopo(da cui la prefazione dello stesso scrittore). Il libro di Eco(che ricordo di aver consultato per compilare delle bibliografie) si riferisce soprattutto al metodo e alla forma: e per questo è molto importante considerando l’anarchia e gli strafalcioni in cui ci si imbatte quotidianamente (senza parlare dell’universo internet e l’esemplare Wikipedia).

    Mi dispiace anche come si continui a sottolineare l’arretratezza “tecnologica” del nostro paese ancora nei termini di un non celato complesso di inferiorità e soprattutto quando è in gran parte il risultato di un processo connesso al consumismo. D’altra parte negli Stati Uniti guardavano la tv a colori (NTSC, 1954) quando noi non avevamo nemmeno il frigorifero in casa!

    Nel caso dei computers che nomini ed a cui fanno riferimento nel libro, non trovo alcuna visione così “acerba”.
    All’inizio degli anni Ottanta non ricordo che esistessero computers alla portata di uno studente universitario in grado di gestire un testo sufficientemente complesso come una tesi di laurea. A parte alle stampanti “a margherita” non ci si poteva certo permettere per un uso personale nemmeno delle stampanti ad aghi in “near letter quality”(NLQ). Perciò sarebbe stato difficile provvedere ad una presentazione dignitosa se non rivolgendosi agli appositi “service” di stampa.

    In ogni caso non riesco proprio a immaginare come si potesse scrivere un libro con il C64!!! Non credo che Giacomo ci sia riuscito (a questo punto quasi dubito che abbia mai usato uno dei wp che nomina… magari quello integrato nel PLUS4?!?).
    Al limite, forse i più smaliziati e avanzati, avrebbero potuto utilizzare la soluzione proposta da AndreaR, cioè formattare tutto per TeX (o meglio ancora laTeX); ma certo che anche questa sarebbe stata una soluzione decisamente professionale.

    Considerare sistemi di videoscrittura, macchine da scrivere elettroniche (spesso interfacciate con i pc: ricordo le diffusissime Olivetti di cui erano zeppi gli uffici) e riferirsi ai PC come strumenti professionali è una visione perlomeno adeguata ai tempi in cui è stato scritto il libro. MSDOS non aveva ancora preso il predominio e perciò è naturale riferirsi a DR visto che il CP/M era il SO di riferimento semi-professionale “entry level” fino a quella generazione di macchine. Normale quindi confidare nel GEM come possibile piattaforma di sviluppo.
    Aver nominato Smalltalk significa comunque essere a conoscenza di Xerox, cioé di un’azienda leader e rappresentativa al massimo del mondo dell’editoria.

    Non vorrei infine, che venga gettata un’ombra di arretratezza proprio su U.Eco; nonostante la sua generazione di appartenenza e una fama di intellettuale, troppo spesso confinata agli ambiti umanistici, bisogna ricordare che è stato un acceso promotore dell’uso degli ipertesti e dell’ausilio tecnologico alla scrittura in tempi assolutamente non sospetti (almeno dalla fine degli anni Settanta).

    Comunque ho sfogliato, non letto completamente, il libro (disponibile su google books) e a parte ad una piacevole “rispolverata” ai ricordi non ho trovato nulla di così trascendentalmente ingenuo… anzi, mi pare che sia piuttosto interessante e sostanzialmente corretto: più dettagliato e approfondito di tanti documenti dell’epoca.

    Cordialmente

    PS: segnalo, per quanto non conti nulla, che dopo la metà degli anni Ottanta proprio l’integrato Framework sul mio mitico M24 (magari, Felice, prova ad approfondire come l’accoppiata Ashton Tate / Olivetti non è per nulla casuale) era il mio software preferito e compagno di moltissimo lavoro alla metà degli Ottanta!

  • # 12
    Giacomo
     scrive: 

    @ Giovanni
    a metà degli anni 80 i software DTP e le stampanti laser in grado di produrre un output professionale di stampa erano prerogativa esclusivamente dei service.
    Nessuno, a parte forse qualche miliardario geek ante litteram, avrebbe potuto permettersi un sistema del genere in casa, mentre tutti o quasi potevano permettersi un C64 con il quale scrivere la tesi e poi affidare il file risultante al service o alla tipografia..

  • # 13
    Mario
     scrive: 

    L’olivetti…gioiello italiano ora in mano alla telecom, una delle aziende più viscide esistenti oggi. Ma si sarebbe meritata tutto questo? forse anche grazie a questa riluttanza degli italiani per il pc? qualcuno di Ivrea sa dirmi ora come si sta li?

  • # 14
    phabio76
     scrive: 

    @Giovanni
    Nonostante il tuo lungo intervento trasudi un certo “spirito competitivo”, perdona l’osservazione maliziosa, mi trovo sostanzialmente d’accordo con quanto affermi.
    Invece, sempre secondo me, non ha torto Felice quando sottolinea una arretratezza più culturale che tecnologica nel nostro paese dell’epoca, dove il mondo dell’informatica era spesso presentato alla massa con una superficialità sconcertante e a volte con un’ingenuità che oggi fa sorridere.

  • # 15
    Giovanni
     scrive: 

    Altro lungo intervento, scusate ma il sabato mattina “di tregua” riesco a dedicarmi un po’ al RC…

    @phabio76
    Mi scuso, tendo sempre a trasmettere una odiosa immagine da saccente (non ultimo per la lunghezza dispersiva degli scritti). Purtroppo confermo la mia impressione sul contributo di Felice: non mi convince e non lo trovo particolarmente interessante. Riguardo all’aretratezza culturale in ambito informatico condivido solo in parte; questo libro in particolare è volutamente semplice ma non lo trovo affatto semplicistico, non ci sono errori sostanziali e soprattutto, diversamente dai testi veramente arretrati, non utilizza delle ridicole metafore pur non essendo, programmaticamente, tecnico.

    @Giacomo
    Non prendertela, forse sei troppo giovane o probabilmente ricordi male. Cmq posso assicurarti che c’erano molte difficoltà per realizzare concretamente quanto dici… alcune, insormontabili al punto da rendere praticamente impossibile portare ad un “service” un dischetto del C64!

    Il C64 non aveva una codifica ASCII dei caratteri, il formato dei dischi non era leggibile da altri drive, la tastiera (seppure superiore alla media di quelle di altri home) impediva qualsiasi praticità nell’editare un testo (oltre alle difficoltà fisiche mancavano anche molti caratteri), le capacità di memoria avrebbero permesso di lavorare al massimo su una decina di pagine dattiloscritte (fai il calcolo) altrimenti si sarebbe dovuto far uso di un diskdrive la cui lentezza avrebbe esasperato un santo!
    Ricordo che esistevano poco più di un paio di programmi che permettevano di usare il C64 come wp, forse uno era Easy Script(?) e un altro sotto GEOS… ma erano patetici: la vocazione di quel mitico home era ben altra! E lo dico con perfetta cognizione di causa in quanto lo conoscevo “bit per bit”.
    Il C128 non aveva applicazioni integrate in ROM, solo il “monitor”. Permetteva di usare software CP/M in quanto montava uno Z80: una ditta con cui lavorava mio fratello gliene aveva regalato uno proprio per sviluppare del software per CP/M mentre io lo usavo come C64 (circa 1984?).
    Il PLUS4 (che conoscevo ma di cui ho solo l’emulatore VICE) aveva delle applicazioni integrate: penose e sostanzialmente inutilizzabili.

    Però nell’ ’86, al tempo del libro, c’erano degli ottimi personal “NO MSDOS” che potevano essere utilizzati per fare del wordprocessing a prezzi ragionevolissimi: Amiga e AtariST. Quest’ultima aveva puntato molto proprio sul nascente settore DTP offrendo addirittura una soluzione con stampante Laser Postscript compatibile (senza CPU e RAM, perché usava il M68000 e la RAM che doveva essere di almeno 2Mb). Poiché il TOS è una diretta derivazione di CP/M i dischetti erano perfettamente leggibili da MSDOS e disponeva di ottimi programmi per il wp (anche Microsoft Word) e in seguito persino di DTP (Calamus). Era considerato il Macintosh dei poveri! All’ST ci sono abbastanza affezionato (GFA-BASIC) nonostante sia (tuttora) un incorreggibile patito “amighista”; devo ammettere che in quest’ambito ST era obiettivamente molto più professionale di Amiga nonostante una dotazione hardware decisamente inferiore (praticamente nessun chip custum dedicato e niente multitasking).

    Un altro bel home di quel tempo, che aveva ambizioni professionali assolutamente mai mantenute, era il Sinclair QL. Poi c’erano i personal Acorn (in Italia l’Olivetti PC128S) che potevano essere usati per fare del wp; forse era anche appena apparso il favoloso Archimedes per cui Acorn aveva costruito il chip ARM (Wilson): RISC progenitore delle CPU di tanti telefonini!
    Infine, bisogna ricordare gli Amstrad PCW (con Z80 e CP/M) che erano dei PC trasformati in economici sistemi di videoscrittura e che permettevano effettivamente un utilizzo professionale (molto diffusi per questo tipo di applicazione soprattutto fuori dall’Italia).

    Il resto erano soluzioni costose e professionali a tutti gli effetti: Macintosh, PC-DOS e sistemi di videoscrittura.

    Pertanto l’impostazione suggerita dal libro è perfettamente ragionavole in quanto vede nei PC MS-DOS la possibilità di uno sviluppo coerente, di ampia compatibilità e con prospettive di abbattimento dei costi (come è effettivamente avvenuto). Vorrei ricordare, contrariamente a quanto è stato sottolineato, che MS-DOS è diventato di fatto uno “standard industriale” (diversamente da MacOS); mentre, con giusta cognizione di causa, il testo indica Unix come standard per il futuro… qui i ragionamenti da fare sarebbero molto più ampi.

    Olivetti, al tempo assoluto leader europeo nel settore personal e molto avanzato in quello Mini, deve aver contribuito alla pubblicazione del libro considerata la notevole insistenza con cui viene citato e anche la copertina con l’M24. In ogni caso l’azienda era per sua natura capillarmente presente nel mondo Office e disponeva di ottime soluzioni software appositamente sviluppate e anche “general porpouse” (vedi OliWord). Framework era un ottimo “pacchetto integrato” di ATT (quella di DBIII) spesso fornito in “bundle” con i prodotti Olivetti proprio in merito alla “strettissima collaborazione”. Lavorando in modalità grafica, anche con la scheda video più economica di olivetti (OGC compatibile CGA) si poteva sfruttare la grafica 640×400 pixels.

    ciao

    PS: anche questa volta approfitto per suggerire agli appassionati Jurassic News (www.jurassicnews.com) per del RetroComputer intelligente!!!

  • # 16
    Felice Pescatore (autore del post) (Autore del post)
     scrive: 

    Come sempre grazie a tutti per aver letto con pazienza il mio post.
    L’intenzione nel presentarvi questo libro è stata quella di portare alla vs. attenzione quella che era un pò la percezione informatica nella metà degli anni ’80 nel nostro Paese.
    Nella stesura dei post mi pongo sempre come “osservatore esterno”, evitando di esprime opinioni che non siano oggettivamente derivabili dal contesto analizzato.
    Alcune osservazioni in merito al posto di Giovanni. L’Italia è il paese delle eccellenze, vedi Faggin ed il mitico Programma101 di Pier Giorgio Perotto (di cui parleremo presto), ma è anche quello in cui le tecnologie hanno necessità di un tempo mediamente maggiore per raggiungere la grande massa. Ciò non vale per la telefonia, ma il discorso in questo caso è relativo alla “comunicazione”.
    Il computer non è di certo il PC IBM, ma più in generale rappresenta uno strumento elettronico (calcolatore) che permette di ottimizzare determinate attività umane, rendere fattibili calcoli che altrimenti impiegherebbero tempi biblici e, in epoca più recente, comunicare con tutto il mondo.
    Sul C64 era presente GEOS che tra i tool aveva un editor di nome geoWrite, assolutamente paragonabile alla prima versione di Word. Quindi non era del tutto impensabile scrivere un libro con il C64, anche con tutte le oggettive difficoltà.
    La questione che mi premeva sottolineare è un’altra: mentre in America (e forse anche in Germania) il computer era sempre più visto come un’opportunità per migliorare le proprie attività, sulla stregua di Engelbart, in Italia veniva ancora visto da più come un aggeggio per il gioco o un qualcosa di cui non si sapeva bene cosa farsene.
    Permettimi anche di dissentire sul passaggio in cui dici: “CP/M era il SO di riferimento semi-professionale “entry level” fino a quella generazione di macchine..”. A parte che il CP/M non è mai stato il sistema di riferimento per i PC dal punto di vista commerciale (IBM voleva ciò, ma non gli acquirenti), nel 1986, ovvero alla data di stesura del libro, il CP/M era praticamente già morto, tant’è che DR lavorava sul Concurrent/Dos, una sorta di ibrido da CP/M e DOS.

    Questo post era un post per stimolare l’appetito, in attesa di presentarvi la serie dedicata ai 25anni di Windows.

    Grazie a tutti

  • # 17
    Giovanni
     scrive: 

    1) Mah… parafrasando un’iperbole che mi è capitato di leggere in un post di questo blog: “GeoWord stà a MS-Write come una bireme cartaginese stà alla portaerei Nimitz!”
    2) nel contesto in cui ho nominato CP/M mi riferivo alla generazione di Personal Computer precedenti all’avvento del PC IBM con MSDOS: quelli a 8bit (che non sono stati solo gli home computer) appartangono anch’essi alla categoria Personal Computer perché tale definizione non è un’esclusiva PC-IBM-MSDOS-WINDOWS…
    3) Il CP/M ha iniziato l’agonia dopo la comparsa del PC-IBM per il quale era stato scelto MS-DOS (venduto a prezzo stracciato) rispetto al ben più costoso CP/M 86 (per CPU 8086 a 16bit) che aveva velleità di dominio del settore professionale (vedi anche MP/M per sistemi con terminali). In ambito lavorativo (piccola impresa) si trovano applicazioni per tale sistema operativo fino alla metà degli anni 80.
    4) Wordstar è un’applicazione nata per CP/M ed era già un wordprocessor più che dignitoso per un uso professionale (niente a che vedere con GeoSWord) che come saprete sicuramente ha avuto un enorme successo.

    Sarebbe interessante sapere la vostra età per poter meglio calibrare i ragionamenti. Io, oltre ad essere appassionato di RetroComputer, smanetto con cognizione di causa da oltre 25 anni perciò tutto ciò che ho riferito è “fonte di prima mano” (e faccio comunque qualche verifica documentaria prima di sparare cazzate).
    Nel post precedente mi pare di aver fatto una panoramica realistica dello scenario Personal-Home (e videoscrittura-DTP) intorno all’86; sono abbastanza aggiornato, più che per la memoria, anche perché sto scrivendo degli articoli sul DTP per JurassicNews.
    Che qualcuno abbia scritto un libro con GeoWord potrei anche crederlo, ma dubito fortemente che abbia ottenuto un risultato decente e che non abbia sofferto di esurimenti nervosi anche negli anni successivi: avrebbe ottenuto un lavoro migliore e non si sarebbe guastato il fegato con una qualsiasi macchina da scrivere!
    In ogni caso, a proposito di arretratezza culturale, non mi sarebbe sembrata una proposta credibile se nel libro fosse stato nominato il C64 come alternativa ad un sistema di videoscrittura!

    Mi pare che siate un po’ confusi dai tempi moderni e dalla abbastanza diffusa interscambiabilità di software e sistemi operativi che circola ai nostri giorni. Nel 1986 non c’erano così tante alternative percorribili nemmeno per scrivere decentemente una lettera con un pc: figuriamoci una tesi di laurea! Oggi ci vogliamo forse mostrare alternativi se usiamo StarOffice su Linux al posto di MSWord sul pc, anche da me, in ufficio, è normalissimo passarsi documenti da PC a Macintosh perché ho una rete mista… al tempo era da mettere in discussione anche il metodo per passare un documento in formato testo (visto che nemmeno le LAN erano particolarmente diffuse)!

    ciao

  • # 18
    Felice Pescatore (autore del post) (Autore del post)
     scrive: 

    @Giovanni, mi sa che il tuo post conferma indirettamente quello che ho detto.
    La questione era comunque relativa al libro che si riferisce in modo particolare ai PC-IBM come “standard” di mercato, non ad un contesto generico, per cui alcune considerazioni sono OT.
    Come ho detto, e come hai sottolineato il CP/M era in declino dopo l’uscita della creatura IBM, e sulle macchine di BigBlue non era uno “standard” come sui molti sistema a 8bit. Per questo avevo evidenziato inizialmente la cosa.
    Per il discorso “cognizione di causa” ti posso assicurare che ho provato (in macchine virtuali, ovviamente) sia Windows 1.0 (1985) che GeoWrite (Geos 2.0, 1985/1986) e tutto sommato erano abbastanza simili… addirittura la prima versione di Write,o meglio Win1, supportava solo 3 caratteri standard… ma questa è una storia diversa.
    Anche sugli ambienti non è del tutto vero quello che affermi: è vero che il DOS la faceva da padrone sul PC, ma insieme a GEM erano presenti diversi altri ambienti più o meno evoluti: vedi DeskMate, Vision, ecc. Anche i word processor non mancavano, uno per tutti: lo storico WordPerfect.
    Inoltre non dimentichiamo che nel 1985 viene creato LaTeX, pensato fortemente per il mondo accademico. Ti assicuro che ho avuto colleghi che hanno scritto la tessi proprio con i Tex
    Per quanto riguarda GeoWrite… beh, dai un’occhiata ai link : http://www.hp-lexicon.org/about/compleat.html, e http://www.extracorporea.net/2010/02/15/da-wordstar-a-scrivener/ si commentano da soli!
    Per il resto si può discutere di tutto. Per quello che mi riguarda le informazioni che posto sono sicuramente documentate ed analizzate (anche se nulla è perfetto e cmq si può sbagliare). Credo ciò valga anche per coloro che ci seguono, te compreso.

  • # 19
    TheKaneB
     scrive: 

    @Giovanni: le tue obiezioni e i tuoi appunti mi sembrano perfettamente pertinenti. Mi sa che andrò a leggermi un po’ dei tuoi articoli su JurassicNews :-)

  • # 20
    Giovanni
     scrive: 

    Tutto ok… purtroppo, se lo rileggi, il mio primo commento non riguardava inesattezze del testo (ma avete il prosciutto negli occhi quando leggete?) ma era rivolto in generale al senso dell’articolo, al giudizio sul libro e allo scarso interesse (almeno per me) dell’argomento. Infatti rimpiangevo gli articoli del venerdì di Di Domizio che ti ha passato la staffetta.

    Bada bene che vorrebbe essere una critica positiva affinché tu cercassi di calibrare il tiro (nei miei confronti) e forse anche nei confronti di alcuni altri affezionati lettori del venerdì sera… non prenderla come un’offesa: lo dico sul serio, vuole essere una critica costruttiva. E’ soprattutto un tentativo di cui non nascondo dei fini personali: in alternativa io non leggerei più questi articoli (come faccio da parecchio tempo con di scienza della Presani), non commenterei più (poco male per chi ci legge) e avresti solo lodi e complimenti!

    Attenzione! Non metterla sul piano della visione comune, io sono perfettamente cosciente che potremo dissentire su tutto e ben vengano i post di discussione… in questo caso la questione, lo ripeto, riguarda principalmente: scelta dell’argomento e qualità dell’analisi.
    In altre occasioni ti avevo proposto io stesso degli argomenti come WinNT (che poi hai proposto), oppure Novell (trattato pochissimo in questo sito eppure protagonista all’inizio degli anni Novanta contro Microsoft, importante realtà prima nel mondo PC con NetWare e poi con UNIX, ancora presente ai nostri giorni con Oracle…), ma se vuoi continuo… per esempio il TeX che nomini e che, se avrai notato, ho citato anch’io in uno dei miei commenti.

    Ci credo che colleghi abbiano scritto la tesi con LaTeX: era pensato per scrivere libri!!!

    TeX era disponibile ben prima del 1985 e lo conosco molto bene. LaTeX, che è una prima variante di TeX, l’ho visto la prima volta su macchine UNIX all’università (1991). Però si tratta di soluzioni professionali e tra tali deve essere annoverato (nel primo intervento l’ho nominato anch’io): ma sai di cosa si tratta? Hai mai provato a confezionare un testo con TeX? non che sia difficile, almeno quando ci hai preso mano, ma ti ci vuole un bel po’ di preparazione e ci sono sempre nuove funzionalità! Inoltre comprende degli algoritmi talmente complessi (per esempio quello per la giustificazione ottimale del testo) che non ce lo vedo a girare su un C64!

    Riguardo alla “cognizione di causa” non metto in dubbio che tu abbia provato software su macchine virtuali (lo faccio anch’io). Come ti dicevo, molte cose che ho nominato io le ho provate al tempo sulle “macchine reali” e se voglio, le posso ancora provare su quelle macchine (ho anche uno scatolone di hard disk già confezionati per annata… come il vino!).
    Comunque prendo atto che tu hai confrontato Word e GeoWord per Windows… allora capisco! io mi riferivo a GeoWord per C64: non pensare che fosse minimamente paragonabile all’omonimo prodotto per PC!

    Infine, evita di essere didascalico con me. Ti assicuro che DeskMate o Vision sono presenti solo sui libri di storia! Solo GEM ha avuto un discreto successo iniziale per vari motivi (non c’era ancora Windows, era già usato dall’Atari, era di DR e il Write e Draw integrati erano buoni) per cui si poteva trovare del software professionale preparato appositamente… poi è capitolato con l’avanzata di Windows!
    Riguardo ai wp se vuoi te ne elenco una miriade… ovviamente a memoria! Su PC io usavo spesso ChiWrite… lo conoscevi? Tra l’altro caschi male perché in quanto partigiano di Novell, io (alternativo alle masse quando non c’era Linux?) usavo la suite Novell in alternativa ad office tra il 92 e il 96. Orafno di 123 per DOS (la versione windows era penosa) utilizzavo l’integrato per win formato da Quattro che Novell aveva acquistato da Borland e Wordperfect, anch’essa (l’azienda si chiamava come il prodotto) acquistata all’apice del successo commerciale di questo ottimo wordprocessor!

    …in realtà quasi tutti i prodotti software si sono andati confondendo e uniformando. Questo è dovuto a questioni di marketing ma soprattutto al fatto che spesso offrono funzionalità ben superiori a quelle normalmente usate dagli utenti e perciò pochi si accorgono delle differenze. Le funzionalità “normali” di un wp sono uguali in ogni software, quelle un po’ particolari tendono a uniformarle affinché ci possa essere un travaso di utenti facilitato, quelle speciali interessano a pochissimi e quasi nessuno le conosce!!!
    Felice… prova ad analizzare questioni come quella esposta nel periodo tra la metà degli anni Ottanta (cioé da quando sono comparsi i primi software “orizzontali” un po’ articolati ed impegnativi per i PC).

    ciao

    PS: scappo di corsa perché ho la moglie che mi “gira intorno” da un po’ e devo fare un sacco di km per andare a mangiare l’anatra arrosto!!! ah… volevo ricordare che in realtà, la mia vera passione è la cucina!

  • # 21
    Felice Pescatore (autore del post) (Autore del post)
     scrive: 

    @Giovanni. Nessuna questione personale, solo un interessante scambio di vedute e di analisi, del resto le critiche intelligenti servono a questo.

    PS: a questo punto aspetto un tuo invio per gustare la tua arte culinaria :-)

  • # 22
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Giovanni, vai addirittura a ripescare ChiWriter: l’avevo completamente rimosso!

    Se ricordo bene, lo usò un mio compagno delle superiori sul suo PC XT con la Hercules per scrivere le nostre tesine di diploma. :D

    Quanti ricordi!!!

  • # 23
    Andrea2001
     scrive: 

    Un piccolo parere non da esperto ma da chi a quei tempi (1986 anno della pubblicazione del libro) aveva 12 anni. Mi ricordo che all’epoca avevo un commodore 128 con una stampante pagata circa 500.000 lire, una spesa elevata ma non impossibile per una famiglia normale. Con quel computer scrissi la tesina delle medie senza alcun problema, stampando in NLQ (simile alla stampa delle macchine da scrivere, addirittura con caratteri proporzionali). Cosa mi sarebbe potuto mancare per scrivere una tesi di laurea che il mio computer non aveva? forse solo un monitor per non stancarmi troppo gli occhi.

    Questo per dire che la tecnologia grazie agli home computer c’era già nella seconda metà degli anni 80 ed era alla portata dei più. Quello che mancava era la cultura, la maggior parte delle decine di migliaia di Commodore 64 venduti nel nostro paese erano usati né più né meno che come console con giochi a basso costo (pirata).

    Gli IBM erano certo inacessibili, ma gli home computer potevano supplire tranquillamente.

  • # 24
    TheKaneB
     scrive: 

    @Andrea2001: il C128 era già più potente ed aveva più Ram del C64. Considera che una tesi di laurea (male che vada) ha un centinaio di pagine e contiene anche parecchie formule, grafici, diagrammi e disegni.

    Oggi fare 10 o 1000 pagine in Word è indifferente con un computer odierno (potrebbero anche servire per progettare astronavi, per quanto sono potenti), ma con i vecchi homecomputer esaurivi la Ram molto velocemente e il processorino a 8 bit arrancava non poco.

  • # 25
    Andrea2001
     scrive: 

    @TheKaneB

    64 kb sarebbero bastati per una tesi, era sufficiente fare un file per ogni capitolo. Secondo me a metà degli anni ’80 nessuna tesi aveva immagini/formule/grafici nel corpo del testo, come avrebbero mai potuto farle? Secondo me le aggiungevano a mano o in appendice. Ai tempi penso che la norma fosse scrivere la tesi a mano e poi portarla in negozio a “dattilografare”.

    Detto questo, con GeoWrite per Commodore 64/128 si potevano tranquillamente inserire immagini e grafici.

  • # 26
    Giovanni
     scrive: 

    ed eccolo!!!…

    “Chi non mangia anatra a San Martino non vedrà il becco di un quattrino!” così si dice dalle nostre parti: avete mai visto “L’Albero Degli Zoccoli”? (E.Olmi, 1978) I mezzadri venivano sostituiti il giorno di San Martino, quando avevano finito tutti i lavori nei campi… arte culinaria è anche riflettere su questi particolari!

    in ogni caso, non solo anatra, ma anche risotto col radicchio di treviso, sfiziosi antipasti, golosi dolci; raboso, malbech, ramandolo e una gradevole conversazione (la tavola è per definizione il mio campo di battaglia)!
    L’anatra ha una carne grassa e per non essendo selvaggina dovrebbe essere leggermente trattata prima o durante la cottura. Pur non avendo una salsa all’arancia, l’agrume è stato comunque adoperato per sfumare la carne conferendole un leggero profumo e soprattutto, grazie all’agro, a compensare la natura stessa della carne.

    lo so, era un po’ OT come post, ma dovuto per scusarmi della precedente pedanteria

    /..

    TheKaneB è stato chiarissimo nel rispondere ad Andrea2001 secondo quanto anch’io sostengo. Neanche il C128 avrebbe “sostenuto” una tesi di laurea e ci sarebbero stati notevoli problemi di trasportabilità che solo i più intraprendenti avrebbero potuto risolvere (solo in parte, tra l’altro perché penso che mancassero gli alfabeti nazionali con le lettere accentate).
    Forse, grazie all’emulazione, così diffusa oggi, si tende a confondere la reale mancanza di potenzialità dell’hardware (e di conseguenza del software).

    Come argomento decisamente molto più RC dell’anatra, a questo punto si potrebbe riflettere sulle questioni di far “resuscitare” Amiga ed in che termini… potremmo ascoltare mp3?… e guardarci dei video mpeg?… e un sacco di altre cosette… io ho delle mie idee in merito e penso che anche se fossero solo 500 euri di hardware (e non lo saranno) sarebbero comunque uno sfizio inutilmente costoso.

    saluti, alla prossima!

  • # 27
    Giovanni
     scrive: 

    @Andrea2001
    Fidati che non ci saresti riuscito e non insistere! Altrimenti ce lo dovresti dimostrare: magari ti scrivi qualche capitolo di un libro (a tua scelta) e me lo mandi ben formattato in pdf ( se vuoi dopo ti lascio la mia mail)… ma deve essere scritto con il C64 che ti dovrai procurare (voglio le foto durante la battitura del testo, magari digitalizzate e inserite tra il testo). Forse, ma solo se usi il “Turbo” (io ho una nickII, se ti dovesse servire) fra qualche mese avrai finito di salvare i capitoli con il 1541 su singola faccia… e saresti solo all’inizio dell’opera! Mi raccomando i grafici li devi fare con Koala usando il fidato joystick… e mi bastano in alta risoluzione (320×200 a 2bit) perché il colore è ancora più complicato da usare e il dithering non è certo ottimale!

    …ma perché vi ostinate a voler dimostrare un uso professionale per una stupenda macchina da gioco. Ancora alla fine degli anni 80 ho visto un meraviglioso porting di Q-Type che ancora conservo a memoria di cosa fosse in grado di fare quel computer stupendo! Pensarlo in un ufficio come mezzo per scrivere, con inutili sforzi, una squallida lettera… non so, mi procura un grande senso di frustrazione e mi sembrerebbe di svilire tristemente le glorie di un computer che amo!

    “Meditate gente, meditate!” (R.Arbore)

  • # 28
    Giovanni
     scrive: 

    ops… cazzata… intendevo 2 colori perciò un solo bit! I due bitplane erano per 160×200 pixels!

  • # 29
    Andrea2001
     scrive: 

    Ma qui non si tratta di essere ostinati, voi non state contestualizzando. A quei tempi si avevano tre scelte:

    – comprare un PC IBM del costo di svariati milioni di lire
    – fare la tesi sul commodore 64, per esempio con EasyScript accettando di dover dividere in più capitoli, magari su più dischetti con lunghi tempi di caricamenti.
    – scrivere la tesi a mano

    Non so voi… ma io avrei scelto la seconda opzione!

    I grafici si possono fare anche col il dithering e con il joystick e per l’epoca sarebbero stati più che sufficienti.

    Ripeto: non state contestualizzando ai tempi.

  • # 30
    Giovanni
     scrive: 

    Tu, non riesci a contestualizzare, probabilmente! io me li ricordo abbastanza bene quei tempi e non avrei scelto la seconda ipotesi.

    Proprio perché contestualizzo, Credo che pochi abbiano persino preso in considerazione la seconda ipotesi perché il C64 non si proponeva come un serio computer da ufficio: nemmeno fuori dall’Italia. Io, per esempio, avrei utilizzato il mio buon Triumph Adler AlphatronicPC e mi sarei fatto comprare un disk drive per usare CP/M (comunque 5/800 mila lire!).

    Se vuoi andare sulla luna ma non hai i soldi per comprarti l’astronave non pensi di usare, ma solo come alternativa più economica, la bicicletta!

    Easyscript era fatto per scrivere una paginetta (con fatica e pazienza …oltre alla tastiera e al drive ricordo la rumorosità e la spasmodica lentezza della MPS80??? si chiamava così?). Ma quelli che l’hanno scritto, EasyScript, non pensavano alle tesi di laurea: potrei garantirtelo! L’ho scritto anch’io un piccolo wp per il C64, ovviamente in assembler perché indispensabile per scrollare il testo a video e per cercare una stringa… (e non è che siano funzioni particolarmente evolute) figuriamoci se qualcuno pensava di scriverci una tesi di laurea!

    Ciao

  • # 31
    TheKaneB
     scrive: 

    @Giovanni: ho letto i primi 5 numeri di Jurassic News… mi sa che è arrivata l’ora di andare a letto per questa notte… ehm… mattina :D

    @Andrea2001: ma il C64 ce l’avevi o l’hai usato soltanto in emulazione? Per quanto cerchi di sforzarmi, io non ricordo nessuno dei miei conoscenti che l’avesse mai utilizzato per scriverci testi grossi, anche perchè poi come facevi a fartelo stampare? I computer usati in tipografia erano totalmente incompatibili con il C64, nemmeno la porta seriale era uguale :D
    PS: I grafici, le tabelle e i diagrammi si usavano tranquillamente. Spesso erano fatti a mano e poi incollati su un provino, e stampati otticamente sui libri più vecchi, ma su produzioni di fine anni 80 già si vedevano numerosi libri tecnici (ne ho alcuni in casa a testimonianza di ciò) impaginati totalmente al computer, sicuramente non con il C64, ma con sistemi più potenti a 16 bit (e del costo di decine di milioni di lire).

  • # 32
    TheKaneB
     scrive: 

    @Giovanni: riguardo la vocazione del C64, è più che EVIDENTE la sua natura di macchina da gioco!
    Era più o meno il ’94-’95… diciamo che ho avuto sempre computer di quarta mano, vecchi di 10 anni, per evidenti motivi economici.
    Sostanzialmente con il C64 ci facevo 3 cose:

    – Giocare a manetta (le meraviglie grafiche del Vic-II e il sonoro del SID hanno seriamente contribuito allo sviluppo dei miei riflessi ninja, e della distruzione di parecchie generazioni di joystick)
    – Imparare il Basic
    – Dare una ragione di vita al vecchio Schneider CRT che già all’epoca era un televisore antiquato (però aveva il televideo :D)

  • # 33
    Andrea2001
     scrive: 

    @TheKaneB

    Ma certo che lo avevo e ho usato EasyScript per anni. Ma che significa “Come facevi a fartelo stampare?” avevo una stampante, la mia brava MPS1200P che, come ho detto, stampava in NLQ, giustificato e con tanto di carattere proporzionale su fogli A4. Certo era molto lenta ma se mai ci avessi stampato 100 pagine non sarei certo rimasto a guardare, sarei uscito a farmi una passeggiata (anzi… a giocare al parco data l’età!).

    Io non ricordo neanche la “fatica e pazienza” necessaria per scrivere un testo, a cui fa riferimento Giovanni. Certo che non era Word… ma era comunque mille volte meno faticoso che scrivere a mano!

    Forse avrò avuto un Commodore 64 overcloccato senza saperlo, o forse la giovane eta mi faceva sentire la fatica di spingere quei pesanti tasti :-)

  • # 34
    Giacomo
     scrive: 

    Secondo me il problema degli “ossessofeticisti” alla Giovanni (sia detto senza offesa.. rientro anch’io nella categoria per ossessioni in altri settori) è che non riescono ad ammettere o concepire che c’erano normali utenti che infischiandosene della scomodità e della lentezza scrivevano i loro bravi documentini con home computer come il C64 e ci riuscivano pure, come testimonia Andrea2001.. un pò come negli anni 60, c’erano famigliole che a bordo di una 500 o una Bianchina attraversavano l’Italia per andare in ferie.. certo lentamente, certo scomodamente, certo sfottuti dai guidatori di Alfa Romeo e Lancia, ma ci riuscivano!
    Per qualcuno le limitazioni di un mezzo non costituiscono un ostacolo paralizzante verso il fine..

  • # 35
    Giovanni
     scrive: 

    @Giacomo
    “ossessofeticisti” non so bene cosa significhi e perciò non mi offendo ma rimango perplesso!

    Che mi sia inpuntato sulla questione è vero, ma la cosa non riguarda tanto l’ossessione per i computer, piuttosto mi sembra che non sia giusto poter dire qualsiasi “boiata” che ci passa per la testa senza riflettere un attimo e stare sempre zitti senza preoccuparsi minimamente di ragionare (vedi berlusca & c).
    Tu sei laureato? Andrea ha sostenuto una tesi di laurea? In ogni caso, avete mai visto un documento di questo genere fatto bene? Mi riferisco almeno a quelle che ho conosciuto io e che venivano fatte fino ad una decina d’anni fa (con il vecchio ordinamento e il corso di laurea che durava almeno 5 anni se eri bravo!).

    Come si può sostenere che qualcuno possa aver scritto una tesi di laurea con un C64, aver scritto addirittura un libro! Stampato un libro con la MPS804 oppure portato il dischetto ad un service di stampa… non posso crederci: @Andrea2001 avrebbe dovuto dire:

    “si è vero, mi sono sbagliato! Con il C64 si potevano fare dei bellissimi lavori per l’epoca, scrivere delle belle paginette con dei disegni (a quadrettoni)… stampare anche parecchie pagine con la lenta e rumorosa stampante collegata alla seriale “non standard” (lo stesso attacco DIN in cui si collegava il drive dei dischi) ma purtroppo: non si riusciva a scrivere una tesi di laurea… infatti IO non ho mai saputo di qualcuno che l’abbia fatto, ma lo ho solo immaginato come possibile, probabilmente sbagliandomi! PUNTO!

    Ciao

  • # 36
    Andrea2001
     scrive: 

    @Giovanni

    La spocchia che trasuda dal tuo post non mi sembra degna di alcuna risposta.

  • # 37
    Fabio68
     scrive: 

    @Giovanni
    Io sono del ’68 e nel 1983 ero studente dell’ITIS con specializzazione informatica. A scuola avevamo: Apple ][ (non è un errore: era scritto così!), PC-IBM Jr, PDP-11, VAX-750, TI-59, TI-99 eccetera.
    Andavo abbastanza bene a scuola e tanto feci che convinsi mio padre a comprarmi, a Natale del 1984, il C64, con floppy 1541 e stampante grafica 1525. Costo? oltre 1.2*10^6 Lire. Ebbene, non ci crederai, ma se ho tempo (e voglia) cerco in soffitta i floppy, e forse anche una copia, una conoscente (abitava nel palazzo di fronte) mi chiese di scriverle (pardon, trascrivere su un computer) una tesi di medicina sui progressi delle conoscenze circa l’epatite “non A-non B” che poi è divenuta Epatite C. Alla fine del lavoro abbiamo collazionato tutto, compreso i fogli/fotocopie o le foto che lei aveva e abbiamo portato in tipografia a rilegare.
    Il suo professore disse che era stupenda!!!
    Capito? 1984-1985 con una stampante 1525!!!
    Forse Giacomo ha ragione: nessuna limitazione per chi vuole! anche se i mezzi sono limitati!
    Ciao

    PS: il rispetto per le idee altrui deve essere reciproco (tu stesso citi B.)

  • # 38
    Cosimo
     scrive: 

    Erano visti male perchè erano lenti, scassoni e si impallavano spesso. Secondo me non per altre ragioni…. ma comunque…. da cosa nasce cosa!!

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