di  -  martedì 5 ottobre 2010

Se avete iniziato a leggere questo articolo pensando di trovarvi di fronte a discorsi sulla psicostoria, enciclopedie galattiche o crisi di Seldon siete fuori strada.

In questo articolo parlerò di fondazioni che non hanno niente a che vedere con quelle del capolavoro letterario di Asimov. In tema con la linea della mia rubrica su AD, condividerò delle riflessioni sull’importanza dell’autonomia di un progetto software nel panorama Open Source.

Il problema del legame tra aziende privare e progetti open è stato toccato da Cesare Di Mauro in diversi articoli (1,2,3)
e mi piacerebbe in qualche modo sviluppare il discorso dal mio punto di vista.

È sotto gli occhi di tutti che, se da una parte ci sono progetti open che vivono esclusivamente del contributo di appassionati, le soluzioni più blasonate e conosciute ad un certo punto del loro sviluppo sono state in qualche modo spinte da aziende private. Sarebbe miope non ammettere che tali spinte abbiano giovato in maniera sostanziale alla crescita di questi progetti. Questo tipo di crescita però può portare con se tutta una serie di problematiche e insidie non direttamente visibili che mi piacerebbe portare alla luce prendendo in analisi i recenti fatti riguardanti il progetto OpenOffice.org.

OpenOffice.org è uno dei progetti di maggior successo in ambito FLOSS (per avere una dimensione consiglio di dare uno sguardo alla lunga lista di deployment in organizzazioni e pubbliche amministrazioni nel mondo). Nasce dall’acquisizione da parte di Sun della società StarDivision e dal rilascio dei sorgenti del suo prodotto di punta (StarOffice) sotto licenza LGPL nel 2000. Dal 2000 al 2009 la Sun Microsystem ha continuato a investire nello sviluppo del programma permettendo grandissimi passi in avanti su molti fronti. Sun durante tutto il periodo non ha dimostrato in nessun modo di voler chiudere i rubinetti ma allo stesso tempo ha tenuto in scarsa considerazione i contributi esterni (ne è il chiaro esempio la nascita di Go-oo nato dalla volontà di Novell di avere un sistema più agile per l’inclusione patch esterne).

Con il passare degli anni si è creata una situazione di dipendenza per cui il futuro della più importante suite di produttività personale a codice aperto è rimasta nelle mani di un’ unica azienda per un lunghissimo periodo di tempo. Poco male direte voi… Sun ha dimostrato negli anni di credere e spingere il software open quindi possiamo fidarci.

La realtà è però completamente diversa. Le aziende sono aziende. Devono rendere conto ai propri azionisti delle scelte e in determinati periodi non possono permettersi di fare investimenti a medio lungo termine. In più, essendo entità che agiscono all’interno del mercato, devono sottostare alle leggi che lo regolano. Tra queste leggi spesso ci si dimentica di quelle fondamentali: acquisto e cessione.

E così, da un momento all’altro succede che la Sun viene acquistata da Oracle e con i lei gran parte del know-how riguardante i progetti open che venivano sviluppati con la sua benedizione. Succede che Oracle in linea con i suoi interessi aziendali (ovviamente diversi da Sun) dimostri di avere una visione nettamente diversa dei progetti open su cui puntare, portando per esempio alla prematura dipartita del sistema operativo OpenSolaris.

È chiaro che una situazione di incertezza di questo tipo sia assolutamente inaccettabile per un progetto come OpenOffice, un software centrale per le molte aziende e pubbliche amministrazioni che lo utilizzano per il lavoro di tutti i giorni.

Ed è qui che entra in ballo la scelta di far nascere una fondazione intorno ad un progetto software. Per evitare una lunga situazione di stallo in attesa delle decisioni di Oracle è stata annunciata pochi giorni fa la nascita della “Document Foundation” che si autodefinisce così in 5 punti:

  • È una fondazione indipendente, meritocratica e autogovernata creata dai principali membri della comunità di OpenOffice.org
  • Vuole continuare lo sviluppo della suite di produttività OpenOffice.org, frutto di 10 anni di lavoro di una ampia comunità
  • È stata creata con la convinzione che una fondazione indipendente riesca ad ottenere il meglio dai contributori e produrre il miglior software possibile per gli utenti
  • È aperta a ciascun individuo che condivida con lei i suoi valori fondanti e contribuisca alle sue attività
  • Accoglie la partecipazione aziendale, per esempio nella sponsorizzazione di persone che lavorino a fianco degli altri contributori all’interno della comunità

La fondazione ha già ottenuto l’appoggio di molte aziende e organizzazioni (tra cui spiccano i nomi di Google, Novell, Red Hat e Canonical) e si avvia a proseguire lo sviluppo della suite di produttività personale. Per motivi di copiright (il marchio OpenOffice.org appartiene ad Oracle) per adesso la suite d’ufficio si chiamerà libre office ma è già stata fatta una richiesta al gigante californiano per la cessione del vecchio marchio e per coinvolgerlo nel progetto.

Personalmente credo che la strada intrapresa sia la più giusta. L’indipendenza è un valore centrale per avere un prodotto realmente aperto e non essere legati a doppio filo ad una azienda non significa non accettarne i contributi. Guardando infatti ad alcuni dei più famosi progetti open ci si rende conto di come una strada di questo tipo sia auspicabile.

Nel panorama attuale le fondazioni rappresentano secondo me il miglior modo per interloquire con il mondo aziendale senza essere “catturati” da una specifica corporation che potrebbe decretare una fine prematura del progetto.

Le logiche aziendali possono (e devono) divergere dalle esigenze tecniche di un progetto e trovarsi in una situazione in cui le due entità vivano separate secondo me è un modo per tenere più equilibrato il rapporto di forza tra i giocatori in campo.

7 Commenti »

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  • # 1
    Cael
     scrive: 

    Il problema grosso delle fondazioni è la lentezza dovuta alla mancanza di autocrazia all’interno.

  • # 2
    [D]
     scrive: 

    Chiamiamole come vogliamo ste fondazioni ma alla fine, stringendo, chi paga e mantiene con la moneta frusciante i programmatori e quindi lo sviluppo ?
    Tutto l’articolo verte sul fatto che tante istituzioni usano open office quindi non si può chiudere baracca, ma chi effettivamente non deve farla chiudere, riceve un compenso anzi meglio uno stipendio magari pagato proprio da questi enti o si va avanti a donazioni e vendite di t-shirt/tazze ecc. ?

  • # 3
    Andrea R
     scrive: 

    Vorrei segnalare che la FSF (Free Software Foundation) è un tantinello diversa dalle altre, come ad esempio la Linux Foundation. Queste hanno lo scopo di fare prosperare il software, tecnicamente ed economicamente e rappresentano comunque un’aggregazione di interessi, anche se in maniera indiretta.
    La FSF invece ha l’obbiettivo di avanzare la libertà per gli utenti finali dell’informatica. E’ in mano ad idealisti invece che a ingegneri o manager. Essa è soprattutto uno strumento di tutela per il software di cui possiede i diritti, anche se comunque alloca fondi e promuove lo sviluppo.
    Quando un progetto software sceglie di fondare una sua fondazione, lo fa perchè ha qualche interesse che va oltre la libertà, verso il monetario.
    A parer mio è importante che non rimangano solo ingegneri ed uomini di affari a controllare il mondo del software, ma che ci siano degli idealisti ed abbiano anche un minimo di potere. Anche perchè avere solo interessi individuali può facilmente danneggiare la collettività. Per questo sono membro della FSF e contribuisco di tasca mia a finanziarla.

  • # 4
    alessiodp
     scrive: 

    le fondazioni sono un modo per risparmiare in tasse…
    in pratica si sviluppano proprieta’ intellettuali che vengono pagate con donazioni, le industrie che fanno la donazione la detraggono dalle tasse la fondazione che le riceve deve girare allo stato una piccola percentuale rispetto a quanto dovuto se fosse una corporation e tutti sono contenti…
    le fondazioni permettono di aggirare i regolamenti sindacali, l’antitrust e quant’altro la burocrazia impone e dispone…
    di fatto i vantaggi per gli utenti e’ quello di avere software gratuito senza assistenza e di media qualita’, ma i vantaggi veri le hanno le industrie…

  • # 5
    Emanuele Rampichini (Autore del post)
     scrive: 

    @Cael
    Il problema della mancanza di autocrazia è un problema marginale se ci pensi. La parte autocratica può essere “lasciata” alle aziende o enti che utilizzano questo o quel software a proprio vantaggio. Sono convinto che l’autocrazia sia un ottimo metodo per risolvere problemi a breve/medio termine mentre una fondazione può permettersi di guardare un po più avanti.

    @[D]
    Paga l’azienda che appoggiando la fondazione può trarre dei vantaggi. Come è ovvio che sia. Poi ci possono essere finanziamenti pubblici per progetti importanti e tutti quei vantaggi che una fondazione comporta.

    @Andrea R
    Ogni fondazione ha una serie di principi ispiratori che possono essere o non essere condivisi. Avere dei valori fondanti differenti non rende FSF “legalmente” diversa dalle altre. Se condividi le loro battaglie fai benissimo a sostenerli economicamente. Ed è proprio questo il punto… faresti mai una donazione a FSF se fosse costituita come un’azienda?

    @alessiodp
    Quello che dici è vero… ma la tua analisi mi sembra un po semplicistica. Il fatto di pagare meno tasse è solo uno dei tanti aspetti di cui tenere conto.

  • # 6
    Cael
     scrive: 

    @emanuele rampichini

    Il problema però è che la lentezza nel mondo informatico in cui c’è una competitività estrema non è contemplata. Buoni progetti come Open Office sono sempre anni luce indietro rispetto alle controparti commerciali, e questo non è un bene se si vuole crescere in termini di market share. Se devo scegliere un prodotto valuto non solo il costo di acquisto, ma anche il beneficio in termini di produttività, ed è qui che il modello autocratico eccelle rispetto alle fondazioni e allo sviluppo condiviso.

  • # 7
    goldorak
     scrive: 

    @ Cael : cercate di applicare la logica dei modelli di sviluppo proprietari al software open source. E ovvio che non va. Il problema di OpenOffice non e’ mai stato quello di essere in mano a Sun quanto piuttosto al fatto che Sun richiedeva il copyright assignment su ogni patch e si riservava il diritto di includere o meno patch della communita’ in Openoffice. Quindi si’ il software era open ma solo di nome ma non di fatto perche’ impediva uno sviluppo collaborativo.
    La conseguenza e’ stato il fork di Novell qualche anno fa sotto il nome di Go-oo. Versione di openoffice che era di gran lunga piu’ “sostansiosa” in termini di funzionalita’ rispetto alla versione di Sun. E stata la prima ad avere il supporto ai formati di office 2003, e’ stata la prima ad avere il supporto alla macro VBA per excel, e’ stata la prima ad avere il supporto al milione di righe come in excel, e’ stata la prima ad avere ottimizzazioni di velocita’ etc…
    La Document Foundation nasce appunto con l’auspicio di stabilire uno sviluppo alla pari tra Sun/Oracle ed il resto della communita’, buttando nel cestino tutto quei blocchi che Sun aveva messo tra se’ ed il resto del mondo. Badate bene che il copyright assignment a Sun era il motivo numero uno percui il numero di patch provenienti dall’esterno era cosi’ basso, quasi zero. Gia’ in Novell se ne erano resi conti, quindi che la Document Foundation ne abbia fatto a meno e’ un segnale molto positivo per lo sviluppo futuro di open office.

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