di  -  mercoledì 10 ottobre 2007

lavorare per le scaleE quindi anche McDonald’s entra nel mondo delle reti wireless. Dopo che British Telecom e FON hanno stretto un accordo per distribuire Access Point agli utenti della telco inglese, e dopo che Starbucks offre – mi dicono – wifi da sempre. Questo significa che presto l’Inghilterra sarà un paradiso come gli Stati Uniti, per chi ama internet senza fili.

La situazione italiana, si sa, è azzoppata da una normativa quantomeno singolare e un bel po’ limitante, sia per gli utenti che per chi vorrebbe guadagnarci qualcosa, con le WiFi. Il discorso vuole essere politico, ma focalizzarsi sulla produttività: io ormai seguo un bel po’ di progetti, esco sempre più spesso con il portatile e presto o tardi avrò anche un cellulare Wireless Fidelity. Con questo non voglio dire che sono un asociale che pensa sempre alla rete, però che se un amico mi fa aspettare 10 minuti ad un appuntamento, mi fa indubbiamente piacere potermi leggere la posta. Oppure che mi piacerebbe scrivere un post per Appunti Digitali appena mi viene in mente, in macchina (da fermo, of course). O ancora che vorrei poter scrivere il nuovo progettino per il cliente con in mano una tazza di cioccolata calda, non in casa ma appena terminata la riunione, con la mente fresca.

Insomma, dico e penso che potrei essere molto più produttivo se ci fosse rete un po’ dappertutto e se non fossi un criminale se mi collego ad una rete che non ha la password. Ma questa è una cosa che non solo la normativa non prende in considerazione, ma che persino le aziende si rifiutano di comprendere: se vi dico quante volte qui da me dobbiamo elemosinare un cavo ethernet smettereste di ridere dopodomani.

Sono un visionario e c’è speranza di cambiamento o dovremo restare per sempre indietro anche sulle cose “facili?” (facili perché tutto sommato non costa molto metter su una wireless, se non fosse un problema legale…

8 Commenti »

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  • # 1
    mirus
     scrive: 

    Non si può che essere d’accordo con te ma, secondo me, il problema più che politico è corporativo.
    Mi spiego: che fine farebbero i gestori telefonici italiani se ci fosse un wi-fi dovunque? Hanno investito un sacco di milioni (di €) nell’UMTS e adesso vogliono dallo Stato (qui, si, c’è un problema politico) la certezza di poter spremere il limone (che saremmo noi….) sino all’ultima goccia.

  • # 2
    Sig. Stroboscopico
     scrive: 

    Comprendo appieno quello che dici.
    Il problema è che temo non sia solo un prolema di origine istituzionale.
    Le istituzioni hanno il compito di essere al passo con le richieste dei propri cittadini. Anticipare temporalmente le richieste è da governi saggi e molto previdenti. Non è facile, non è popolare nè facilmente ti rende amico il mondo produttivo.
    E’ da Paesi che noi consideriamo culturalmente avanzati.
    L’Italia, pur essendo uno dei paesi più belli del mondo ha un grossissimo problema culturale e istituzionale. Già siamo in grado difficilmente di pensare all’oggi, figuriamoci progettare già il domani.
    Il grosso problema è che invece che si dovrebbe pensare al domani e anche alla prossima generazione, invece prevale l’interesse immediato e personale, quindi tutto rimane sempre statico e inefficiente.

    Comunque poche storie… se siamo così e ci va bene rimanere così non stiamo a incolpare troppo gli altri, la verità è che non ci siamo impegnati abbastanza a cambiare le cose e che contiamo sempre lo faccia “un qualcun altro”.

    Ciao

  • # 3
    k-it
     scrive: 

    Ma intanto potremmo diffonderlo noi singoli
    e lasciare aperte le nostre reti wifi
    libere per tutti senza dover entrare a far parte di una comunity tipo FON
    io, ad esempio, adesso spesso giro col telefono wifi-voip ma non è facilissimo trovare una rete aperta anche da parte di utenti normali, che invece potrebbero benissimo lasciare aperto la parte internet e mantenere protetta però la propria rete
    ciao ciao

  • # 4
    orangeek
     scrive: 

    Dalla mia esperienza (principalmente, USA, Londra e Giappone) Starbucks non offre wifi gratuito; in tutti i punti vendita in cui sono stato c’era copertura wifi ma era a pagamento tramite vari gestori (T-Mobile, British, Virgin, Verizon, ecc).
    A quanto ho visto, invece, Seattle Best Coffee invece offre wifi gratuito!

  • # 5
    Tambu (Autore del post)
     scrive: 

    grazie della precisazione orangeek. Avevo scritto “mi dicono” proprio perché non verificato di persona :)

  • # 6
    luca
     scrive: 

    si però il problema legale rimane: come si individua una persona che fa un uso illegale della rete se quest’ultimo entra da wi-fi senza logon?

  • # 7
    orangeek
     scrive: 

    Dalla esperienza che ho avuto durante le vacanze, sono pochissimi i posti in cui viene offerta, pubblicamente, copertura wifi gratuita (come ad esempio la proposta per Parco Sempione a Milano o Villa Aide Roma o Pisa); è notizia recente, ad esempio, che sembra che Google e gli altri competitors stiano rinunciando al progetto di wifi libero a San Francisco, così come successo in altre città americane (tra quelle che resistono, a memoria, alcune in Arizona e Portland); sembra che il problema principale sia il modello di business dietro, della serie “sì, ma poi come ci riprendo i soldi spesi??”. La pubblicità, forse, sembra non essere più sufficiente.
    Questo fenomeno non sembra ristretto agli USA, perchè credo che in Europa Parigi sia l’unica città coperta da un progetto di wifi municipale (e quindi non offerto da privati): sicuramente ce ne saranno altre ma, parlando di metropoli, penso che la capitale francese sia l’unica. Un conto è coprire Pisa con la rete dell’università o col progetto Nettare, un conto è coprire una metropoli! :)
    Detto questo, in nessuna grande città, tra quelle che ho visitato, ho mai avuto problemi a collegarmi da inet in mezzo alla strada: San Francisco, Londra, Tokyo (le mie ultime vacanze) sono piene di reti wifi aperte e collegarsi è uno scherzo, ma lo si fa a proprio rischio e pericolo. Sempre per i paesi citati, infatti, utilizzare reti wifi aperte è reato (per tutti e tre i paesi, sono recenti i casi di cronaca che parlano di _arresti_ per violazione di sistema informatico: quello che mi colpì di più era di un americano che stava usando, all’esterno dell’edificio, la rete wifi pubblica e aperta concessa dalla biblioteca… un caso analogo, sempre negli USA, avvenne davanti ad una caffetteria); in Italia, poi, ci hanno messo il carico da 90 sopra, obbligando chi fornisce connettività a conservare fotocopie dei documenti e log degli utenti. Qui le fattispecie sono almeno due: il reato di chi scrocca la rete e il reato, post riforma Gentiloni, di chi offre connettività senza rispettare le folli regole di identificazione (per le quali molti internet point hanno protestato).
    Il problema è che non saprei sinceramente come potrebbe essere risolto, seriamente, il problema: se io scrocco la tua adsl dal palazzo di fronte e ci scarico il pedoporno, sarai tu a ricevere la visita alle 5 di mattina della polizia postale che ti sequestrerà qualsiasi cosa attaccata ad una presa di corrente. Spetterà a te dimostrare che qualcunaltro era il pervertito: anche se tu ce la facessi, ti rimarrebbe il problema di aver concesso connettività ad estranei….
    Come se non bastasse, a questo si aggiunge la possibile causa civile che ti può fare il provider per aver condiviso la tua banda con altri: nei contratti non è consentito e la linea adsl è riservata alla singola “unità abitativa”.
    Sinceramente, oramai, vedo come unica soluzione quella di movimenti tipo FON: sempre negli scorsi giorni è apparsa la notizia della campagna di British Telecom a favore di FON. Il provider inglese chiede ai propri utenti ADSL di diventare utenti FON e condividere il collegamento; facendo questo, potranno usufruire di tutti gli hotspot British Telecom del mondo (oltre che FON, of course).
    All’epoca dell’esplosione del fenomeno FON ne parlai “male” molto spesso (per chi fosse interessato nel mio blog può trovare vari post in materia, tutti con titolo piuttosto agghiacciante :) ), dicendo che non avevamo bisogno di un imprenditore (o comunque di un soggetto esterno che dettasse le regole) per condividere il NOSTRO collegamento. Ora in parte mi sto ricredendo, anche alla luce della scelta di British Telecom che ritengo essere “storica”.
    Credo infatti che da parte del singolo sarà molto difficile smuovere la politica a cambiare la legge; è più probabile che se lo fa una grossa azienda (leggi: colosso, formalmente ex-, attuale monopolista) riesca a smuovere le acque o semplicemente, riesca a non rispettare una legge senza pagarne le conseguenze! :D
    Se Telecom mi facesse la stessa proposta di BT, sarei il primo a firmare!

    my .2 cents

  • # 8
    nando
     scrive: 

    per quale motivo il concetto di wireless deve essere cosi osteggiato qui da noi? Diffusione wifi ridicola….umts a prezzi incredibili e con comportamenti degli operatori a dir poco discutibili (sia tim che vodafone, con le tariffe a tempo, ti contano una connessione di 5 minuti come uno scatto di 15…e secondo me non è normale!!!)…ma non è nel loro interesse invece che anche queste tecnologie attirino piu clienti possibili? perchè non fanno una vera flat anche per connessioni umts?
    io non capisco proprio…poi secondo me un progetto per coprire wifi un parco importante di milano dovrebbe essere una cosa normale non una notizia da primo piano sulla home del corriere. mah……che tristezza!!!!

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