di  -  martedì 7 settembre 2010

L’estate sta finendo, la routine si sta piano piano rifacendo sotto e con lei l’appuntamento settimanale con la rubrica “Orizzonti Open” qui su Appunti Digitali. Questa settimana inizierà una serie di articoli di avvicinamento all’uscita della nuova versione versione di Ubuntu: Maverick Meerkat.

Il rilascio della distribuzione è programmato per il 10 Ottobre 2010, data in un certo modo ispiratrice della visione “The Perfect 10″ annunciata dal fondatore di Canonical Mark Shuttleworth attraverso il suo blog nell’Aprile di questo anno. Per ottenere un giudizio da primi della classe Mark ha indicato leggerezza, velocità e integrazione più profonda con i social network i punti su cui focalizzare l’attenzione.

Questi naturalmente sono i presupposti, le buone intenzioni. Quello che interessa a chi poi il sistema andrà ad utilizzarlo sono i fatti. Per questo motivo in questa serie di articoli andremo ad analizzare le novità che sono state introdotte. Nell’appuntamento di oggi vedremo come è cambiato l’installer.

La facilità di installazione è sempre stata una delle caratteristiche più pubblicizzate dalla distribuzione di casa Canonical. La possibilità di testare il sistema senza modificare in alcun modo il computer (modalità live) fa parte di quelle idee del mondo GNU/Linux che hanno in qualche modo abbassato le barriere all’entrata per simpatizzanti e curiosi. Nelle precedenti versioni la scelta se provare “live” o installare la distribuzione direttamente poteva essere fatta dal menu del bootloader. Nella nuova versione l’utente sarà catapultato direttamente in modalità grafica, potrà scegliere la propria lingua tra quelle disponibili e decidere se “fare un giro” o installare la distro.


A sinistra la selezione tramite bootloader, a destra la nuova interfaccia

All’atto pratico questa novità non porta vantaggi sostanziali, ma è un passo in avanti per quanto riguarda la coerenza dell’esperienza di installazione: tutte le configurazioni e le scelte vengono fatte con un interfaccia grafica consistente.

La novità più interessante può essere vista una volta scelto di installare Ubuntu su disco. Una nuova schermata ci accoglie presentando i requisiti minimi. Se il requisito non è soddisfatto al posto del segno di spunta verde apparirà una croce grigia.


Finestra di preparazione all’installazione

Ulteriore miglioramento è dato dalla possibilità di specificare direttamente in fase di installazione la volontà di installare pacchetti non liberi, che quindi non possono essere distribuiti direttamente nel cd di installazione. Questi pacchetti sono quelli considerati in qualche modo fondamentali per garantire un’esperienza utente appagante sin dal primo avvio. Nello specifico si tratta di alcuni firmware per schede wireless, del supporto alla tecnologia Flash e quello al formato audio mp3. Nello scenario in cui si installi la distribuzione in un periodo distante da quello del rilascio è secondo me azzeccata la possibilità di scaricare e installare direttamente gli ultimi aggiornamenti.

I lettori più attenti a questo punto non potranno fare a meno di notare come alcuni testi dell’installer non siano completamente localizzati. Piccole frasi non tradotte si sono presentate qua e la durante tutta la procedura e conferiscono un’idea di poca cura. Confido nel fatto che la situazione sia dovuta allo stato di beta e che per il rilascio finale venga integrata una localizzazione completa.


Partizionamento automatico del disco

A questo punto nelle precedenti versioni venivano chieste le classiche impostazioni personali come username, password e zona oraria. Con il nuovo installer questa fase è stata posticipata. Al suo posto è slittata la configurazione dell’allocazione su disco. È rimasta la possibilità di utilizzare il partizionamento manuale o quello automatico, che come da tradizione è in grado di riconoscere la presenza di altri sistemi operativi e configurare autonomamente il multiboot. Utilizzando la configurazione automatica verrà scelto il filesystem ext4 per le partizioni. Da segnalare la comparsa del promettente btrfs scritto da Oracle tra le opzioni nell’interfaccia di partizionamento manuale.


Partizionamento manuale

La scelta di anticipare la configurazione per il partizionamento naturalmente non è casuale. Una volta configurate le partizioni l’installer potrà iniziare a spostare formattare e copiare tutto il necessario nel disco fisso, parallelamente all’inserimento delle informazioni personali che saranno utili solo in fase di configurazione finale. Applicando questa parallelizzazione l’intero processo risulterà quindi più rapido.


Selezione della località

L’interfaccia di selezione del fuso orario è stata leggermente modificata, l’inserimento della località attraverso la tastiera risulta comoda grazie ad un sistema di completamento automatico intelligente.


Inserimento dati personali

L’inserimento delle informazioni personali è stato ulteriormente semplificato e razionalizzato. Nell’ottica “Less is More” è stata rimossa la possibilità di dare il nome al proprio PC. Il nome verrà assegnato automaticamente in base a quello dell’utente. La cosa sinceramente mi ha fatto storcere il naso visto che mi piace dare nomi particolari alle mie macchine (quello da cui sto scrivendo adesso è Trantor e annovero anche Terminus e Gaia). Analizzando la scelta in maniera più distaccata sono giunto alla conclusione che forse l’utenza media considera questo passaggio come una perdita di tempo.

Anche nella 10.10 è stata mantenuta la possibilità di avere la home criptata.

La procedura a questo punto continua con uno slideshow (già introdotto con la 10.04) che mostra le potenzialità e caratteristiche del sistema operativo.

Il giudizio definitivo è sospeso soltanto per via di alcune pecche nella localizzazione che spero vengano risolte. Le decisioni prese nella direzione di semplificare e razionalizzare hanno comunque reso più piacevole e rapido il processo di installazione.

87 Commenti »

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  • # 1
    Arunax
     scrive: 

    è un commento off-topic ma… complimenti per i nomi delle tue macchine!!! Mancano ancora Aurora, Solaria, Baleyworld però… ;)

  • # 2
    Emanuele Rampichini (Autore del post)
     scrive: 

    @Arunax

    Direi che ho ampia scelta:

    http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_Foundation_universe_planets

    :P

  • # 3
    sidewinder
     scrive: 

    Niente batte i nomi delle mie macchine linux che ho avuto alle’oca:
    sheol, nifhlehim, gheena, hades….

    :D

  • # 4
    Flare
     scrive: 

    Probabilmente all’utenza media non importa nulla del nome da dare alla macchina o gli va benissimo quello predefinito; però non poteva essere una perdita di tempo, perché te lo scriveva automaticamente mentre scrivevi il tuo nome utente. Poi se proprio volevi, lo potevi cambiare. Può darsi che qualcuno si confondesse vedendo qualche campo d’immissione in più? Boh…
    UbuntuTweak offre una funzione, ma non mi sembra che vada. Per fortuna è sempre possibile cambiarlo manualmente, se non si teme di smanettare:
    sed -i ‘s|OLD_HOSTNAME|NEW_HOSTNAME|g’ /etc/hostname
    sed -i ‘s|OLD_HOSTNAME|NEW_HOSTNAME|g’ /etc/hosts

  • # 5
    andrew
     scrive: 

    Il requisito di essere collegati alla rete elettrica dovrebbe essere sempre soddisfatto altrimenti non si riuscirebbe nemmeno ad iniziare e a leggere l’avviso con un PC spento!!!!

    Magari si intende di non stare sotto batteria in un laptop ma di collegarlo alla presa?

  • # 6
    Emanuele Rampichini (Autore del post)
     scrive: 

    @andrew
    Serve esclusivamente per chi ha un laptop o netbook.

  • # 7
    Andrea R
     scrive: 

    Se vi da fastidio l’inglese iscrivetevi su lauchpad e mettetevi a tradurre.

  • # 8
    Filippo
     scrive: 

    Riguardo ai nomi ora ho ledzeppelin e pinkfloyd, ma ne sto assemblando uno da pezzi di scarto che vorrei chiamare blacksabbath

  • # 9
    Emanuele Rampichini (Autore del post)
     scrive: 

    @Andrea R
    Non è una questione di fastidio. È semplicemente una analisi di quello che ho visto. La localizzazione parziale stona con il resto che è estremamente curato. Sono comunque sicuro che la cosa verrà risolta per tempo prima del rilascio ufficiale. D’altra parte si tratta di 5 o 6 frasi da tradurre.

  • # 10
    secondavita
     scrive: 

    io sono rimasto parecchio deluso dalla 10.4 dal fatto che non esista una via di mezzo (non l’ho trovata almeno) tra l’editing command line dei file e la gui ultrasemplice dove non puoi settare parametri di sistema…

    ora non ricordo in particolare ma i settaggi disponibili nella gui mi sembravano a livello di UTONTO o poco più…

  • # 11
    Emanuele Rampichini (Autore del post)
     scrive: 

    @secondavita
    Questa è un po la scelta degli sviluppatori GNOME. Se ti interessa configurabilità dalla GUI ti consiglio di provare KDE. Magari su Opensuse che integra molto bene questo desktop environment.

  • # 12
    sire_angelus
     scrive: 

    trantor e gaia… secondo me comunque gaia é solo un terminale, che fa a capo di un cluster di qualche miliardo di pc in cui hai messo un virus per sfruttarne la capacità inutilizzata senza che l’utente se ne accorga… :D

  • # 13
    floc
     scrive: 

    mamma mia… sta arrivando una generazione di utenti linux che non cambia l’hostname o che si affida a un tool perche’ modificare /etc/hostname e’ troppo ostico

    siamo davvero sicuri che sia questo il modo migliore x avere un’alternativa a windows?

  • # 14
    goldorak
     scrive: 

    @ Emanuele Rampichini ha scritto : “Questa è un po la scelta degli sviluppatori GNOME. Se ti interessa configurabilità dalla GUI ti consiglio di provare KDE. Magari su Opensuse che integra molto bene questo desktop environment.”

    E una affermazione quantomeno ingenua. Ce’ una differenza grossa come una casa tra un software complesso, ed il modo in cui questa complessita’ viene mostrata all’utente.
    Gnome e’ configurabilissimo, esattamente come KDE. La differenza e’ che mentre KDE riversa tutto e dippiu’ nelle varie interfacce dei software applicativi tanto da renderne l’uso estramente pesante, Gnome mantiene tutto in un database centralizzato a cui si accede tramite gconf-editor (o qualcosa di simile). Sempre di GUI si tratta. ^_^ E no, il database non e’ simile al registry di windows (metto le mani avanti prima che qualcuno tiri la solita critica infondata).
    Gli sviluppatori di KDe dovrebbero imparare cosa mettere e cosa non mettere nelle interfacce grafiche dei loro software. Non devono seguire per forza Gnome, ma almeno chiedersi se riversare il mondo sui quei 4-5 menu’ renda il software USABILE.

  • # 15
    Emanuele Rampichini (Autore del post)
     scrive: 

    @floc
    Ci sarà sempre un modo per cambiare l’hostname da riga di comando, ci sarà sempre chi avrà necessità o voglia di cambiarlo. Questo non significa che tutti debbano essere obbligati a farlo.

  • # 16
    goldorak
     scrive: 

    Floc ha scritto : “mamma mia… sta arrivando una generazione di utenti linux che non cambia l’hostname o che si affida a un tool perche’ modificare /etc/hostname e’ troppo ostico

    siamo davvero sicuri che sia questo il modo migliore x avere un’alternativa a windows?”

    No non e’ il modo migliore. Tutti gli utenti/utonti che vogliono la pappa pronto sono il terreno fertile per il software proprietario.
    E cosi’ su windows, e’ cosi’ su os x e diventera’ poco a poco cosi’ anche in linux, o meglio dovrei dire diventera’ cosi’ in Ubuntu visto la strada che hanno intrapreso.

  • # 17
    Emanuele Rampichini (Autore del post)
     scrive: 

    @goldorak
    E chi ha parlato di usabilità? Attualmente sono su gnome e apprezzo le scelte fatte per quanto riguarda la GUI. Quello che intendo dire è che “secondo me” quello che cerca secondavita, lo può trovare in KDE. Anche se questo significa avere interfacce più pesanti e purtroppo poco coerenti.

    Per configurabilità dalla GUI intendevo la possibilità di modificare impostazioni dall’interfaccia del tool che si sta utilizzando. Ammetterai che se non lo sai già non ti viene in mente di premere Alt+F2 e scrivere gconf-editor per modificare il comportamento del file manager.

    Comunque non voleva essere una testimonianza di maggiore configurabilità dell’uno o altro DE.

  • # 18
    goldorak
     scrive: 

    @Emanuale Rampichini : Stai parlando di immediatezza. E vero, e’ piu’ naturale avere accesso ai menu’ di configurazione nelle varie interfacce grafiche come fa KDE piuttosto che modificare qualche valore in un database centrealizzato che non si sa dove si trovi.
    Su questo mi trovo parzialmente d’accordo con te.

    Ma qui entrano in gioco anche le varie distro, Debian ad esempio quando accedi all’ambiente GNOME ti mette disponibile da subito il gconf-editor, Ubuntu questo non lo fa. Entri in GNOME e aparte cambiare qualche tema il resto come lo configuri ? Non puoi perche’ Ubuntu nella sua grande sagezza non ha messo il menu’ gconf-editor e si arriva alla situazione paradossale che ci vuole un sofwtare ubuntu-tweak per fare le stesse identiche cose di gconf-editor.
    Ed e’ anche meno flessibile.

    Ubuntu non e’ che vuole nascondere la complessita’ (come fa GNOME), la vuole levare del tutto (contemporaneamente levando anche la possibilita’ di scelta).
    Di fatto rendendo il SO analogo a qualcosa di preconfezionato ne’ piu’ ne’ meno come Os X o Windows. E questo per linux non e’ un vantaggio.

    Dimmi tu perche’ non si puo’ piu’ dare un nome alla macchina ? Avrei capito se avessero spostato questa configurazione alla fine dell’installazione. Invece no, via questo. La prossima volta cosa tolgono ? Vedi quello che voglio dire ? Canonical non gestisce la complessita’ comne farebbe GNOME, vuole un sistema semplice e con questa semplicita’ ne’ deriva anche l’assenza di configurabilita’. E la morte di linux una visione del genere.

  • # 19
    pabloski
     scrive: 

    scusate ma non capisco quale sia il problema dei tool grafici? molto spesso su vari forum mi ritrovo a discutere ( quasi litigare ) con alcuni utenti linux che consigliano ai neofiti procedure incredibili quando tutto ciò che bisogna fare è andare in Sistema->Amministrazione e configurare quello che ci pare

    premetto che vengo da gentoo, passato ad arch perchè obiettivamente la vita è troppo corta per sprecarla a compilare sorgenti, ma trovo che la strada intrapresa da ubuntu sia quella giusta

    personalmente mi trovo a gestire vari server con centos, distribuzione molto nota per i suoi tool grafici di amministrazione….ebbene non li uso, ho la mentalità da riga di comando, ma non nego che tool simili sono un bell’aiuto per chi non vuole perdere tempo o non conosce tutte le opzioni di iptables

    quindi perchè schierarsi così tanto contro i tool grafici? perchè un sysadmin o un utente che usa tool grafici dovrebbe essere più ignorante degli altri? certo, i tool grafici eliminano le barriere che i non smanettoni trovano nella riga di comando, ma lo studio, le competenze e l’intelligenza vanno coltivati altrove non certo all’interno di una shell

    i sysadmin windows sono famosi per essere scarsi, ma non è che forse sono le aziende che per risparmiare assoldano sysadmin scarsi? anch’io credevo che i tool grafici di windows server fossero condizione sufficiente per creare sysadmin scadenti, ma poi ho conosciuto sysadmin windows competenti….la conclusione è che la stupidità e l’ignoranza stanno nella testa delle persone non negli strumenti che usano per svolgere un compito

  • # 20
    Andrea
     scrive: 

    tutto bellissimo… ma non funziona mai il wifi! ho provato ad installarlo più e più volte ma niente. e poi è un casino installare driver. dovrebbero inventare un modo più semplice per le operazioni base e lasciare il terminale per operazioni complesse

  • # 21
    floc
     scrive: 

    @emanuele rampichini (e tutti in realta’ :P)

    no, non obbligati a cambiare l’hostname per carita’, ma vuol dire crescere gente nell’ignoranza informatica, tra poco non sapranno proprio cosa sia l’hostname… sono perfettamente d’accordo con goldrak, l’eccessiva semplificazione porta all’appiattimento e alla mancanza di alternative, avremo una sandbox tipo osx e qualcuno vorra’ ancora chiamarla linux.
    Poi per carita’ anche le sandbox hanno i loro profitttevoli ambito di utilizzo eh, vedi appunto osx o lo stesso android basato su linux… ma non e’ la stessa cosa

  • # 22
    Franci
     scrive: 

    Ciao tutti, due domande inerenti due argomenti che oggigiorno mi pare interessino sempre piu':

    1- Durante l’installer e’ possibile fare l’installazione su drive usb o scheda sdhc?

    2- Se si’, se si sceglie ext4 come fs, in tale fase e’ permesso all’utente disabilitare il journaling di ext4 (quindi per limitare il numero di scritture sui dispositivi summenzionati)?

    Grazie

  • # 23
    UtontoMoltoTonto
     scrive: 

    Senza cattiveria e da utonto.
    Ma di linux ne esistono innumerevoli versioni, revisioni distro, beta e chi piu’ ne ha piu’ ne metta. Se una di queste innumerevoli versioni rende il sistema utilizzabile e gradevole anche a chi non smanetta con il pc, non mi sembra faccia danno. Anzi.
    La gente crescera’ comunque nell’ “ingnoranza informatica” come alcuni nell’ “ignoranza medica” o di altre discipline forse anche piu’ utili dell’ informatica.
    Ma forse alcuni sono azionisti di Microsoft??
    ;-)

  • # 24
    any
     scrive: 

    ma che cavolata è togliere l’hostname..dai…
    persino su Windows te lo fanno scegliere durante l’installazione!!
    Io ho necessità di impostare l’hostname ogni volta che installo un computer nuovo per lavoro…e ne installo tanti..
    E’ verissimo che posso fare un bel
    sudo vi /etc/hostname
    e sudo vi /etc/hosts
    ma ritengo veramente insensato togliere un opzione così BASE dall’installazione.
    metteteci un pulsantino “opzioni avanzate a scomparsa” che nasconde l’opzione a chi non gliene frega nulla piuttosto..
    ma un utente che considera una perdita di tempo inserire il nome della macchina, immagino consideri una perdita di tempo anche partizionarsi da solo il disco..o scegliere in quale fuso orario si trova…

  • # 25
    Flare
     scrive: 

    Per me Ubuntu è dannatamente rigido, come interfaccia offerta all’utente. Sembra pensato a prova di scimmia, non dando in mano nulla che possa fare potenziali casini. Da quel lato è perfetto: lo installo ad un pensionato che altrove faceva macelli ed ecco che non fa (quasi) più danni. Comunque Ubuntu ha i suoi pro: è ben supportato, ha una ampia community, un ottimo (per una distro GNU/Linux) supporto hardware, si installa senza doverci peredere molto tempo e sbattimenti. Reintrodurre qualche tools su Ubuntu non è difficile e si può smanettare e rivoltare come un guanto. Alla fine è sempre GNU/Linux. Di solito rimettevo gconf-editor nel menu (infatti l’hanno solo tolto da lì), installavo compiz config e così via. Gnome-panel si rimpiazza abbastanza bene con AWN, forse ora anche con Docky.

    Uso la riga di comando da una vita, in certi casi è molto più sbrigativo dare un comando che: vai al menu, clicca la linguetta, poi il pulsante che apre la finestrella… poi scorri il combobox… blablabla…
    Per non parlare delle potenzialità che offre il terminale.
    Però diciamo la verità: le GUI sono comode ed user friendly. KDE offre strumenti di configurazione più user-friendly e non solo: provate a vedere cosa succede a mettere gnome-panel in verticale (che non sarebbe male su un monitor wide) e invece come funziona bene con KDE. Oppure il modo astruso di gnome panel di s/bloccare un componente per volta: quando vuoi spostare una applet, devi sbloccare tutte quelle vicine una per volta e poi di nuovo ribloccarle singolarmente. Macchinosissimo, a meno di non lasciarle sbloccate… KDE, come Windows, permette di bloccate e sbloccare tutti i componenti del pannello in una volta.
    In genere è vero che in KDE tendono ad affollare troppo le interfacce, però di solito si possono facilmente rimuovere gli “elementi di troppo” e adattare ai propri gusti. Dolphin lo puoi rendere parecchio elementare; Okteta si presenta con un macello di roba, ma lo puoi fare diventare semplice come ghex…

  • # 26
    The Solutor
     scrive: 

    Franci

    Ho ubuntu installato su una RS-MMC (piccola e lenta, ma che non sporge dall slot del notebook.

    E dopo avere sperimentato ogni possibile combinazione, sono arrivato alla conclusione che non ci sia niente di meglio che usare BTRFS con le opzioni compress (o meglio compress-force) ed ssd.

    Tuttavia i geni di canonical hanno si introdotto l’opzione BTRFS, ma le opzioni proposte sono le solite valide x gli altri filesystem (noatime…).

    Credo che la stessa cosa valga per ext4, che comunque ti sconsiglio di usare su SD

  • # 27
    Franci
     scrive: 

    @The Solutor: il punto è che da quanto ho letto in giro, anche su blog di sviluppatori, la scelta migliore per queste memorie di massa (pendrive usb, sdhc, ssd, ecc.) che hanno ciclo di scritture limitate (ancor di piu’ se si considera che la stra-maggior di questi dispositivi utilizza celle mlc e non slc), parlando di sistemi linux, e’ usare l’ext4 disattivando il journaling (tale scelta batte e’ migliore dell’ext2 che non ha journaling).

  • # 28
    The Solutor
     scrive: 

    @UtontoMoltoTonto

    Personalmente ho sempre creduto che se uno vuole sbattersene di come funziona un PC e tutto quello che ci sta dietro, può farlo da anni.

    E può farlo legittimamente, anche se personalmente non accetterò mai l’assunto che l’ignoranza sia un valore, sia che si parli di pirazolonici, che di hypertreading.

    Quello che non capisco è quale sia il senso di fornire la pappa pronta a costoro, fornendogli un os frutto del lavoro di altri, gratuitamente.

    Se vuoi usare linux, non pretendere che sia identico a windows, non pretendere di non perdere 5 minuti per far funzionare una cosa che non va.

    Il punto è che credo che neanche in canonical pensino che sia una cosa sensata, loro vogliono semplicemente fare soldi, come qualsiasi altra azienda, e stanno solo aspettando di trovare il modo buono per farlo.

    Morale se parliamo di ubuntu, non stiamo parlando di linux, ne di open source.

  • # 29
    goldorak
     scrive: 

    L’installer di Ubuntu non e’ che sia poi qualcosa di eccezionale, provate ad installare Scientific Linux (una redhat 5.5). Installer grafico e tutto a portata di mano. Sia in automatico che manuale.
    Anche l’installer grafico di Debian e’ fatto con tutti i crismi.
    Si e’ graficamente bruttissimo, ma piu’ esaustivo di cosi’ si muore.
    Insomma esempi da cui prendere ispirazione ci sono, ma come al solito Ubuntu va per la sua strada e peggiora cio’ che non andava peggiorato.
    Tutti questi piccoli dettagli alla fine si accumulano e fanno diventare l’esperienza ubuntiana poco piacevole.

    BTRFS e’ un filesystem in beta. Ci dovrebbe essere un avviso enorme del tipo “usatelo a vostro rischio e pericolo”. Insomma se uno tiene ai propri dati non lo usa. E sconsiderevole da parte di Ubuntu che si rivolge ai utenti alle prime armi dare la scelta di questo file system.

  • # 30
    The Solutor
     scrive: 

    @franci

    La mia esperienza personale, mi dice che l’ext4 col journaling disabilitato si rivela molto più lenta dell’ ext2, senza rivelarsi più sicuro.

    In ogni caso ribadisco il consiglio btrfs compresso scrive meno grazie alla compressione ti consente di far stare una distro tutt’altro che minimale in 1GB o poco più di spazio occupato, e sopratutto la macchina vola letteralmente, anche quando la schedina è lenta

  • # 31
    The Solutor
     scrive: 

    goldorack

    Ho BTRFS funziona e funziona bene.

    E’ da 10 anni che ogni volta che c’è un FS nuovo sento di gente che li sconsiglia che si tratti di BTRFS, di reiserfs, di reiser4 e così via.

    Per quel che mi riguarda e’ ext4 ad essere rabberciato ed immaturo, ed è tra l’altro uno dei pochi su cui io abbia perso dati (o meglio ho perso struttura della directory e nomi dei files, che non è molto differente)

  • # 32
    Franci
     scrive: 

    Mi sembra (ho letto su http://www.oneopensource.it/02/09/2010/niente-btrfs-per-ubuntu-1010-maverick-meerkat/ ) che una partizione con btrfs non possa al momento essere bootabile, giusto?

  • # 33
    Giulio
     scrive: 

    Chi è in questo settore spesso ha la presunzione che l’utilizzatore debba conoscere ciò di cui si sta parlando.

    Niente di più sbagliato.

    Per altro il termine utonto è spesso abusato, dato che utilizzare una qualsiasi distribuzione Linux non implica affatto che chi la utilizzi conosca l’informatica nel senso ampio del termine.

    Per quanto mi riguarda saper usare i prodotti dell’informatica non significa affatto conoscere l’informatica o le basi che vi stanno dietro.

    Così come saper usare i prodotti della meccanica non implica avere conoscenze di meccanica.

    Saper usare bene GNU/Linux non è molto diverso da saper usare bene Windows, in particolare molto spesso chi si sente guru perché usa il primo non sa neanche come funziona esattamente il secondo.

    Il fatto che Windows presenti un interfaccia a cui si è abituati e quindi magari ritenuta più semplice da utilizzare, non implica affatto conoscere il funzionamento di Windows.

    Tant’è che vanno di moda certi luoghi comuni su Windows tanto quanto su GNU/Linux.

  • # 34
    The Solutor
     scrive: 

    @franci, sicuramente era così fino a pochissmo tempo fa, non so se qualcosa sia cambiato nel mentre.

    Personalmente uso una partizione ext2 da 60MB come /boot

  • # 35
    The Solutor
     scrive: 

    Chi è in questo settore spesso ha la presunzione che l’utilizzatore debba conoscere ciò di cui si sta parlando.

    Pensa in che bella società ci ridurremo a vivere applicando questo concetto ad ampio spettro.

    Faremo quello che il computer ci chiede, al posto di fare l’opposto, pagheremo le bollette senza chiedersi se gli addebiti siano corretti (non siamo commercialisti, giusto ?), ci sottoporremo a qualsiasi cura senza porci il minimo problema, pagheremo il meccanico perché ci ha ha sostituito lo scintillatore ad antimateria nella panda, accetteremo qualsiasi legge senza batter ciglio (non essendo parlamentari non è affar nostro) e così via.

    E la visione del mondo di steev jobs, dei suoi fanatici, e dei suoi emuli, e personalmente mi pregio di affermare che è diametralmente opposta alla mia.

  • # 36
    roberto
     scrive: 

    Altre 2 o 3 uscite e smettero’ di usare Ubuntu…
    … perchè nella 10.04 hanno tolto, su nautilus, il pulsantino per la location_entry ? Quello che ti permetteva di scrivere a mano l’indirizzo delle cartelle ?
    Per me quella cosa è fondamentale per spostarmi velocemente da un punto all’altro dell’hd, anche grazie al completamento automatico.
    Invece no, l’hanno tolto. E per attivare questa opzione cosa bisogna fare ?
    Bisogna aprire gconf-editor.
    Ma per aprire questo cosa bisogna fare?
    BISOGNA INSTALLARLO!!!
    Poi hanno fatto la stessa cosa con i pulsanti delle finestre, che per motivi quantomeno discutibili sono andati a finire a sx e sono anche stati “mischiati”.
    Solo che qui c’è l’aggravante che se ti azzardia cambiare tema grafico, ritornano sempre a sinistra, quindi ogni volta devi tenere aperto gconf-editor per metterli a posto!!!

    Uno dei motivi per cui sono passato a Linux era che lo installavo e potevo iniziare a lavorare.
    Mentre su windows dovevo passare ore a modificare tante piccole cose antipatiche, tipo la barra di stato delle finestre, l’avvio rapido sulla barra di windows, le estensioni dei files ecc…
    …ora stanno ricreando gli stessi difetti anche su Ubuntu!!!

  • # 37
    Giulio
     scrive: 

    @The Solutor: forse mi sono spiegato male…

    Saper usare uno strumento non implica sapere né come è stato fatto né come funziona a basso livello.

    Saper usare il PC correttamente, o in particolare saper usare Windows o GNU/Linux è equivalente a saper usare la sua interfaccia grafica o testuale che sia.

    Questo ovviamente non implica sapere come funzionano le cose a basso livello e d’altro canto non è necessario per gli scopi dell’utente.

    Per questo motivo saper usare un qualsiasi prodotto di informatica non implica conoscere l’informatica nel suo senso più ampio, e per conto mio anche chi conosce perfettamente Windows e GNU/Linux potrebbe essere a digiuno di informatica, questo semplicemente per arrivare ad affermare che il concetto di “utonto” è ovviamente relativo.

    Bisogna distinguere i prodotti dalla scienza in se.

  • # 38
    Emanuele Rampichini (Autore del post)
     scrive: 

    @floc

    no, non obbligati a cambiare l’hostname per carita’, ma vuol dire crescere gente nell’ignoranza informatica, tra poco non sapranno proprio cosa sia l’hostname… sono perfettamente d’accordo con goldrak, l’eccessiva semplificazione porta all’appiattimento e alla mancanza di alternative, avremo una sandbox tipo osx e qualcuno vorra’ ancora chiamarla linux.

    Ma qual’è il problema della semplificazione… nessuno ti impedisce in un sistema semplice di approfondire quello che vuoi approfondire. Nessuno ti impedisce di utilizzare la tua shell preferita su OSX. E soprattutto nessuno ti impedisce di scaricare una distribuzione diversa che si configura solo da file di testo.

    Perchè nessuno tira fuori gli stessi appunti a progetti come Gnome o KDE che rispetto a un VM (mi viene in mente http://awesome.naquadah.org/ ) a caso ti danno la pappa pronta.

    La user experience su GNU/Linux sarai sempre in grado si costruirtela da solo. La visione di Ubuntu è una e non si può volere “Ubuntu si… ma come lo voglio io”.

    @The Solutor

    Il punto è che credo che neanche in canonical pensino che sia una cosa sensata, loro vogliono semplicemente fare soldi, come qualsiasi altra azienda, e stanno solo aspettando di trovare il modo buono per farlo.

    Morale se parliamo di ubuntu, non stiamo parlando di linux, ne di open source.

    Sulla prima parte sono perfettamente d’accordo. Sulla seconda no. Ubuntu è evidentemente una distribuzione GNU/Linux che poggia su tecnologie libere e sul kernel di Torvalds. Ribadisco che considerare “il vero linux” solo quello che aggrada le proprie esigenze o la propria visione è abbastanza riduttivo. I “flavour” sono tutti li… da chi vuole il sistema al 100% libero a chi vuole configurare fino all’ultima use flag senza fare classifiche e mettere sul piedistallo l’uno o l’altro.

    @goldorak
    Non ho mai installato scientific linux ma essendo basata su red hat immagino abbia anaconda. Fai un esperimento: prendi 100 persone a caso e fagli vedere questa procedura per installare:
    https://www.scientificlinux.org/distributions/5x/installing/sl52/en/installan.html
    Poi proponi quella di ubuntu. Vedi quanti si bloccano con l’una e con l’altra.

    La cosa buffa è che anche io preferirei un installer di quel tipo. Ma da qui a dire che è migliore ce ne passa.

  • # 39
    Giulio
     scrive: 

    E’ chiaro comunque che per come sono andate finora le cose c’è bisogno di una educazione informatica fatta in maniera seria.

    Ma è una questione di comportamenti sbagliati piuttosto che di conoscenze tecniche mancanti.

  • # 40
    The Solutor
     scrive: 

    @daniele

    Io distinguerei la tecnica dalla filosofia.

    Tecnicamante Ubuntu è una distro di Linux come tutte le altre, a diferenza di Android, giusto per fare un esempio.

    Filosofocamente il discorso è differente, linux è nato e cresciuto grazie al contributo incrociato degli utenti (e di alcune aziende), ed è quella la cosa che lo ha reso grande tecnicamente.

    Io ho un problema, tu hai già trovato la soluzione, me la fornisci, quando posso faccio altrettanto.

    Linux è questo.

    Ora Ubuntu e’ l’antitesi di tutto ciò, c’è una azienda commerciale, che ha preso tutto quanto e ha la pretesa di fornirlo bello e pronto, come un qualsiasi altro SW commerciale,senza peraltro apportarvi un gran che in cambio.

    E questo non è linux, non è l’open source non è la cosa che li ha fatti grandi.

    Peraltro non apprezzare questo modo di procedere non è sinonimo di integralismo da linea di comando ci sono fior di distro semplici da usare ma customizzabili ma apprezzabili anche da chi utonto non è,

    Pensa a Mepis, a Sabayon, a PClinuxOS, ma anche la stessa Archlinux è tutt’altro che indomabile.

    Non è che esistono solo Ubuntu e Slackware, di mezzo c’è un mondo di sfumature.

  • # 41
    goldorak
     scrive: 

    @ Emanuele Rampichini : Te la chiedo io una cosa, quante persone sanno installare partendo da zero Windows ?
    L’installer di Windows (XP, Vista o 7) non e’ ne’ piu’ semplice ne’ piu’ complesso di quello di Scientific Linux. Sono alla pari.
    Un installer serve a configurare il sistema, se non ti chiede le informazioni all’installazione quand’e’ che te le deve chiedere ?
    Poi intendiamoci, installare e’ qualcosa che si fa una volta, non e’ installi un giorno si e un giorno no.

    Sbaglio o in windows 98 ti veniva chiesto che nome dare al pc, magari se avessi voluto metterlo in un work group ? Anche il 2000, ME, XP, etc… te lo chiedono questo. E non mi pare che la gente andasse nel pallone non installando piu’ Windows.

    Infine, se un utente si spaventa davanti alla parola partizione (indipendetemente dal SO, quindi win, os x o linux che sia) di due l’una. O non installa il SO e lo chiede ad altri, oppure si fa coraggio, si legge una guida al suo livello che gli spiega i concetti necessari e installa.

    La gente non e’ cretina, puo’ essere sfaticata o non avere alcun interesse. Ma allora non e’ compito di Ubuntu di rendere il sistema ancora piu’ idiot-proof per venire incontro a questa tipologia di utenti.

  • # 42
    goldorak
     scrive: 

    @ The Solutor : Ubuntu non e’ l’unica distro commerciale.
    Ce’ OpenSuse, Mandriva, una distro basata su enlightenment di cui mi sfugge il nome in questo momento, anche di Slackware esiste una versione a pagamento.
    Non e’ che le altre vendono in perdita. Ci dev’essere un valore aggiunto per invogliare gli utenti a comprare una distro. La documentazione cartacea, i pacchetti gia’ pronti all’uso etc…
    Ma quello che stona, e’ che mentre le altre distro commerciali mantengono un certo “spirito” linuxiano, Ubuntu fa di tutto per eliminarlo. Ubuntu nella sua filosofia e’ molto piu’ simile alla politica della Apple che non a Microsoft. Se sia un bene o un male lo lascio decidere a voi. Ma non e’ una distro che ti fa evocare linux.

  • # 43
    Emanuele Rampichini (Autore del post)
     scrive: 

    Te la chiedo io una cosa, quante persone sanno installare partendo da zero Windows ?

    Di quelle che conosco (naturalmente che non hanno niente a che fare con il mondo dell’informatica) molte poche. Ma questo ci può stare visto che Windows lo trovi preinstallato ovunque.

    Ed è proprio questo il punto. Nella situazione attuale si vuole creare un installer che abbassi le barriere per chi è curioso di provare. Naturalmente stiamo parlando dell’installer di default.

    Vale la pena ricordare (o forse per qualcuno scoprire solo adesso) che ci sono metodi alternativi di installazione per chi avesse esigenze particolari (per esempio netinstall):

    http://wiki.ubuntu-it.org/Installazione/CdMinimale

  • # 44
    goldorak
     scrive: 

    Emanuele Rampichini : capisco il tuo punto di vista, ma non lo condivido.
    Per ritornare al problema dell’installer di Ubuntu. Era cosi’ difficile lasciare l’opzione per il nome macchina indicando che se il campo viene lasciato libero da parte dell’utente si passa oltre ?
    Perche’ eliminarlo ? E questo che non mi va giu’. Ci sono tanti modi per avere un installer che faccia il suo dovere pur non spaventando gli utenti. Magari indicando quali siano le opzioni obbligatorie e quelle invece opzionali.
    Ma togliere una opzione come quella, e’ come togliere l’impostazione manuale del ip sperando che tutti usino il DHCP.

  • # 45
    Zeirus
     scrive: 

    Per tutti coloro i quali a cui non piacciono i nuovi cambiamenti: rimanete alla vecchia versione di Ubuntu oppure passate a qualche altra distro. Considerato che gran parte dei delusi ha anche la capacità di cambiare i parametri post-installazione, non vedo dove sia veramente il problema. Fate tutto via terminale e buona notte oppure installate il tutto con la versione testuale minimale. Se non lo permette di default, trovate una soluzione da smanettone.

    Ubuntu sta prendendo i connotati di una distro semplificata, gradualmente, revisione dopo revisione, proprio per venire incontro alle esigenze di chi non vuole essere un guru di Linux. Ieri ha tolto gconf, oggi il nome del computer, domani toglierà qualcos’altro, finché non rimarrà altro che un sistema radicalmente epurato, a prova di chi si sente “tecnologo-advanced” solo perché digita dalla mattina alla sera gli sms dei cellulari più velocemente degli altri. Che poi non sia il metodo migliore per semplificare il processo d’installazione se ne può discutere, ma da qui ad affossarlo del tutto mi sembra esagerato. Ci sono diverse distro più a regola di linuxiano vecchio stampo. Nessuno vieta di usare quelle. Ubuntu ha preso altre fattezze… Facciamocene una ragione, altrimenti si passa ad altro. Di scelte ce ne sono a decine e tutte validissime.

    P.S.: Ma Google Chrome OS quando esce? Non se ne sente più parlare da un po’ di tempo, ormai…

  • # 46
    Zeirus
     scrive: 

    @ Goldorak

    Chissà a quale mente geniale (si fa per dire) è venuta l’idea di togliere il nome del computer dai parametri di installazione. Forse a qualche developer a cui non stava simpatico “nominare” il proprio PC. Certo è che fra le tante opzioni ridondanti hanno escluso proprio quella meno complessa. Valle a capire certe scelte. Io ci ho rinunciato da quando hanno spostato i pulsanti delle finestre a sinistra. Li ho capito, con un certo rammarico, che Ubuntu stava prendendo una piega del tutto opposta al resto delle distro.

  • # 47
    The Solutor
     scrive: 

    @ The Solutor : Ubuntu non e’ l’unica distro commerciale.
    Ce’ OpenSuse, Mandriva, una distro basata su enlightenment di cui mi sfugge il nome in questo momento, anche di Slackware esiste una versione a pagamento.

    Infatti, mica ho detto che sono contro il guadagno conseguito grazie a linux.

    Ma una cosa è collaborare attivamente, credendo in quello che si fa, l’altra è prendere un lavoro già fatto, farlo proprio e venderlo.

    Mi spiego: spesso vengo pagato per lavori basati su linux, ma quello che mi si paga non è il sistema operativo, ne nessuno degli applicativi, mi si paga il lavoro di personalizzazione, di customizzazione di adattamento di una determinata configurazione.

    Nessuno mi vieterebbe di prendere una distro qualsiasi, cambiarci i loghi, chiamarla Solutix, e venderla al cliente assieme al resto del lavoro.

    E buona parte dei miei clienti non batterebbe ciglio.

    Non lo faccio perché mi sentirei un parassita.

    Ma quello che stona, e’ che mentre le altre distro commerciali mantengono un certo “spirito” linuxiano, Ubuntu fa di tutto per eliminarlo. Ubuntu nella sua filosofia e’ molto piu’ simile alla politica della Apple che non a Microsoft.

    Esatto, apple e ubuntu stanno portando avanti la medesima politica, che è la stessa portata avanti nei confronti degli indiani da parte dei primi colonizzatori.

    Tanti specchietti luccicanti, tante perline colorate, tanta tecnologia pronta all’uso.

    Chiedete ai nativi americani come è andata a finire…

  • # 48
    Giulio
     scrive: 

    Certamente se lo avessero fatto con cognizione di causa avrebbero messo la configurazione di parametri avanzati in un pannello a parte con un apposito bottone.

    Ma credo si possa anche arrivare a dimostrare matematicamente che il 99% delle persone cliccherebbero comunque quel bottone per pura curiosità.

  • # 49
    Flare
     scrive: 

    Comunque qui viene fuori anche il bello di GNU/Linux: non dobbiamo sottostare ai “capricci” di un’azienda. Se le scelte di una distro non le digeriamo più, possiamo sempre rivolgerci altrove. Capacità e tempo permettendo, lo si può anche mettere insieme da zero e farselo su misura.

  • # 50
    The Solutor
     scrive: 

    Ma credo si possa anche arrivare a dimostrare matematicamente che il 99% delle persone cliccherebbero comunque quel bottone per pura curiosità.

    Il 99% delle persone non è in grado di trovare l’impostazione del centro messggi degli sms su un telefonino da 20 euro, la gente di questo millennio ha perso la curiosità e nessuno clicca niente se non è costretto dagli eventi (tipo avere un unico bottone da schiacciare).

    In ogni caso nulla avrebbe impedito di infilare un parametro a linea di comando al boot, come si usa in casa fedora.

    O l’avere il primissimo menù iniziale che ti chiedesse installazione semplificata, o per esperti.

  • # 51
    The Solutor
     scrive: 

    ho sbagliato a quotare qua sopra, spero che si capisca comunque qual è il pezzo scritto da Giulio e quale il mio.

  • # 52
    Giulio85
     scrive: 

    Si ma cosa c’entra… tra pc e cellulare parliamo di interfacce diverse (quanto meno se parliamo di un cellulare convenzionale con la classica interfaccia a menu).

    La differenza sta nel fatto che in una procedura guidata sei obbligato a percorrere dei passi prestabiliti, mentre quando entri in un menu hai una varietà di scelte che TU devi fare (e non è detto che i menu siano esplicativi del contenuto).

    Classico esempio in GNOME hai le voci Preferenze e Amministrazione, secondo me decisamente fuorviante.

    Tra l’altro non mi meraviglierei se l’interfaccia a menu scomparisse del tutto per lasciare spazio ad una casella di ricerca.

  • # 53
    findus
     scrive: 

    Ho letto praticamente tutti i commenti e quelli che mi sento di condividere maggiormente sono quelli dell’autore dell’articolo. Quelli che non capisco minimamente sono invece quelli di The Solutor e Goldrake. Non vedo perche’ la scelta di semplificare il piu’ possibile una procedura di installazione, il voler fare soldi da una documentazione o dal supporto offerto alla propria distribuzione possa andare contro lo spirito di linux (che principalmente e’ quello di essere liberi nell’utilizzo del softwre). Tutte le grandi aziende del mondo linux cercano di lucrare con le loro distribuzioni (red hat, novell, mandriva etc) e non vedo cosa ci sia di male in questo. Sicuramente Ubuntu contribuisce meno rispetto alle altre aziende allo sviluppo di linux ma non vedo perche’ questo debba andare contro lo spirito di linux. Magari venissero introdotte ancora piu’ semplificazioni o si riuscisse finalmente a fare una distribuzione che permetta di installare versioni diverse di pun programma o di un driver direttamente dai repositori senza dover necessariamente aggiornare tutta la distribuzione.
    Quello sara’ il momento in cui tornero’ su linux.

  • # 54
    Giove
     scrive: 

    Prima di tutto direi che il successo di Ubuntu è la prova della qualità di questa distribuzione. Non c’è alcuna politica commerciale che in qualche modo ci obbliga a usare Ubuntu, quindi gli utenti lo scelgono semplicemente perché “funziona bene”. Tutto il codice è open source e modificabile liberamente dall’utente, quindi gli “smanettoni” di cosa si lamentano veramente? Vogliono evangelizzare l’utente medio Ubuntu perché potrebbe non avere una conoscenza approfondita dell’informatica? Potrebbe, ma anche no, perché dopo l’installazione si può approfondire la propria conoscenza del O.S. in vari modi. Chi poi accosta Ubunto a Windows e altri O.S. chiusi dimostra di avere capito molto poco.

  • # 55
    Zeirus
     scrive: 

    @ Giulio85

    La mia era più che altro una frecciatina alla stragrande maggioranza dei ragazzi adolescenti, che si sentono al passo con i tempi solo perché digitano velocemente con il cellulare, salvo poi scoprire con stupore che non sono capaci di reinstallare da zero neanche un semplice Windows base, figuriamoci una distro come Ubuntu, seppur in via di estrema semplificazione.

    Secondo me è a quella categoria di utenti, acerbi e poco avvezzi all’informatica, che punta Mark Shuttleworth e non alla vecchia guardia linuxiana, a cui rimane sempre la possibilità di “modificare a mano” le proprie preferenze. Dopotutto Ubuntu è e rimarrà sempre una distro open source, quindi del tutto aperta ai cambiamenti. Se un utente è in grado di farlo, può sempre modificare radicalmente la distro 10.10, rendendola consona alle proprie esigenze, finanche più “farcita di opzioni” rispetto alla configurazione standard. Il bello di Linux è proprio la totale libertà di modifiche apportabili e Mark Shuttleworth non ha mai vietato questa possibilità nelle sue distro… ;)

  • # 56
    The Solutor
     scrive: 

    @findus

    Mi sa che hai letto i commenti di tutti, ma i miei (che citi) no.

    Tu stai criticando quello che pensi io abbia scritto non quello che ho scritto.

    Peraltro, e non mi rivolgo a te nello specifico, trovo insopportabile sta sciocchezza dei driver su linux.

    Da oltre un decennio ho sempre visto funzionare tutto al primo colpo, o con un minimissimo sbattimento, nel caso di HW recentissimo.

    In windows questo risultato è stato raggiunto praticamente solo da seven in avanti.

    Anche l’installazione in se, solo da vista in avanti il processo di installazione di windows ha eguagliato la semplicità di quella di linux, o almeno delle distro più famose e rivolte al vasto pubblico.

    Quindi diciamocelo, il problema che spaventa i niubbi non è installare linux, è installarlo senza distruggere windows.

    La differenza sta li, di norma installando windows si spiana l’HDD, di norma installando linux di devo ridimensionare partizioni, decidere dove installare il bl ecc…, e non fare sbagli per cui non è linux che è piu difficile da installare, e la situazione che lo è.

  • # 57
    The Solutor
     scrive: 

    @

    Si ma cosa c’entra… tra pc e cellulare parliamo di interfacce diverse (quanto meno se parliamo di un cellulare convenzionale con la classica interfaccia a menu).

    Parliamo (parlo) della zucca degli utenti, non delle interfacce.

    Se manca la curiosità, la voglia di sperimentare (che per inciso hanno sempre caratterizzato i giovani di qualsiasi mammifero, uomo compreso), non c’è interfaccia che tenga.

    La differenza sta nel fatto che in una procedura guidata sei obbligato a percorrere dei passi prestabiliti, mentre quando entri in un menu hai una varietà di scelte che TU devi fare (e non è detto che i menu siano esplicativi del contenuto).

    Si parlava di un bottone avanzate, da schiacciare opzionalmente, cosa che tu hai criticato dicendo che chiunque lo avrebbe schiacciato.

    Ricordi ?

    Beh ho dissentito, tutto lì.

  • # 58
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Se posso permettermi, io in qualità di utente voglio impiegare il mio tempo per le cose che m’interessano.

    Quindi ben vengano sistemi che mi semplificano la vita, e mi permettono di concentrarmi il più possibile sulla programmazione, o anche sulla semplice navigazione, ecc..

    Della “filosofia”, degli “ideali”, ecc., che stanno dietro a un progetto non me ne faccio e non me ne frega nulla.

    Per me esiste soltanto il software; quello che risolve i MIEI problemi.

    Sono un tipo abbastanza pragmatico… :P

  • # 59
    The Solutor
     scrive: 

    Della “filosofia”, degli “ideali”, ecc., che stanno dietro a un progetto non me ne faccio e non me ne frega nulla.

    Sai che non ce n’eravamo accorti ? :-))

  • # 60
    floc
     scrive: 

    @Emanuele Rampichini:
    “Ma qual’è il problema della semplificazione… ”

    nessuno, ma dipende il livello che colpisce. se colpisce l’interfaccia utente e’ un attimo, cambi interfaccia… se cominci a colpire l’utente root ieri, l’hostname oggi e magari iptables domani hai un sistema che con linux c’entra poco, che si “fregia” del titolo di linux attribuendosene la generale stabilita’ e pulizia quando molto probabilmente ormai sara’ un clicca e prega come windows con 27 middleware lenti a malfunzionanti.

    ho volutamente esagerato ma il mio ragionamento e’ questo

    PS ma quando ce lo regalate un tasto quote? :P ok non e’ un forum pero’ sarebbe dannatamente utile ;)

  • # 61
    dargor17
     scrive: 

    Vorrei chiedere, senza ironia e da totale ignorante in materia, perché The Solutor e credo altri sostengono che Canonical non ha fatto altro che prendere il lavoro altrui e sbatterci sopra un’etichetta con cui monetizzare.
    Vi riferite a Debian?
    Eppure se Ubuntu è tanto più famoso qualcosa devono averla aggiunta, no?
    Suppongo che mi direte che hanno aggiunto solo un impachettamento sbarluccicoso per attirare gli utonti e il lavoro vero è quello fatto da debian, ma purtroppo un grammo di immagine vale un chilo di fatti e Canonical è capace di vendere il lavoro altrui ha diritto di farlo.

    Sono andato a cercare le 4 libertà del sofware libero:

    * The freedom to run the program, for any purpose (freedom 0).
    * The freedom to study how the program works, and change it to make it do what you wish (freedom 1). Access to the source code is a precondition for this.
    * The freedom to redistribute copies so you can help your neighbor (freedom 2).
    * The freedom to distribute copies of your modified versions to others (freedom 3). By doing this you can give the whole community a chance to benefit from your changes. Access to the source code is a precondition for this.

    A me sembra che Canonical abbia applicato la lettera la numero 3. Mi sfugge qualcosa?

  • # 62
    findus
     scrive: 

    @The Solutor

    Il mio discorso non voleva essere polemico. Mi chiedevo semplicemente in cosa Ubuntu andava contro lo spirito di linux. Poi magari ho interpretato male i tuoi discorsi :)
    Il problema relativo ai driver a cui mi riferivo era una piu’ generica, infatti coinvolgeva anche il software. Sinceramente il fatto che una distribuzione nasca e muoia con una versione prestabilita di driver e software a me non piace. Si e’ vero che posso sempre scaricarmi dal sito del produttore (se questo ha intenzione di farlo) sorgenti o pacchetti vari ma cosi’ viene meno il concetto di repository/dipendenze e sinceramente a me non piace.
    Sinceramente l’installer era uno degli ultimi problemi da risolvere in Ubuntu.

  • # 63
    The Solutor
     scrive: 

    @dragor

    Vorrei chiedere, senza ironia e da totale ignorante in materia, perché The Solutor e credo altri sostengono che Canonical non ha fatto altro che prendere il lavoro altrui e sbatterci sopra un’etichetta con cui monetizzare.
    Vi riferite a Debian?
    Eppure se Ubuntu è tanto più famoso qualcosa devono averla aggiunta, no?

    E già che qualcosa l’hanno aggiunta: un sacco di soldi, spesi sopratutto in marketing, ma anche per pagare professionisti in modo da rendere sopratutto l’aspetto coerente e gradevole.

    L’applicazione del vecchio detto “val più un grammo di immagine che 1KG di sostanza”

    A me sembra che Canonical abbia applicato la lettera la numero 3.

    Ti sfugge che, se io vado ad un buffet nuziale e mi magno l’impossibile, non sto violando nessuna legge e nessun regolamento, però mi sto comportando da cafone.

    Comportarsi nei limiti del consentito, non è sinonimo di correttezza.

    @findus

    Il problema relativo ai driver a cui mi riferivo era una piu’ generica, infatti coinvolgeva anche il software. Sinceramente il fatto che una distribuzione nasca e muoia con una versione prestabilita di driver e software a me non piace.

    Non piace neanche a me, ma la buona notizia è che non è vero.

    Giusto ieri ho installato la mepis 8 (per avere facilmente il Kde3) che ha un kernel vecchiotto, che non supporta alcuni dei componenti del mio X100e.

    Avrei avuto 3 scelte

    A) compilare i moduli mancanti (es wifi da scaricarsi dal sito realtek)

    B) scaricarmi il kernel corrente e compilarlo

    C) scaricarmi un kernel recente gia compilato ed installarlo normalmente come un qualsiasi altro SW

    Di norma vado di B, ma visto che parliamo di un notebook relativamente poco potente ho scelto la via C, perfettamente percorribile da qualsiasi utente.

    Morale Notebook recente, distro “vecchia”, nessun problema, 10 minuti impiegati.

    Per ottenere lo stesso risultato con XP mi ci sono volute 2h tra scaricamenti di update vari, e drivers, e devo ringraziare il fatto che sia un thinkpad e che i driver sono scaricabili automaticamente, fosse stato un acer qualsiasi…

  • # 64
    findus
     scrive: 

    @Solutor

    Si in effetti alcune distribuzioni ti danno la possibilità di scegliere il kernel (ricordo in particolare la mepis) o avere applicazioni aggiornatissime (tipo le varie debian unstable). Purtroppo però le distribuzioni più diffuse queste opzioni non le hanno a meno di non selezionare repository esterni che potrebbero andare ad intaccare la stabilità del sistema. Anche l’aggioramento di versione, tanto spesso criticato su windows, sta creando sempre più problemi (a me non ha mai funzionato ad esempio). Se aggiungiamo poi che a volte tra una versione e l’altra vengono cambiati demoni/servizi (audio ad esempio) la situazione diventa ancora più caotica.
    Ora non so se la situazione sia cambiata ma ti sembra possibile che fino a poco tempo fa le varie distribuzioni non siano riuscite a mettersi d’accordo nemmeno sulla struttura del filesystem da utilizzare (mi pare che solo debian rispettasse gli standard).
    Quello che mi piacerebbe vedere in linux un giorno è una maggiore compatibilità fra le varie distribuzioni, in modo che un pacchetto possa essere tranquillamente installato sulla distro X o Y senza tanti problemi o una gestione dell’hardware/driver con un pannello di controllo semplice che mi permetta di selezionare periferica e driver preferito con un semplice click.
    Caspita è mai possibile che i responsabili delle principali distribuzioni desktop non riescano a mettersi d’accordo su quale sia il miglior sistema di pacchettizzazione e sulla struttura standard da adottare nei propri sistemi nel 2010?
    Ormai mi sono allontanato da linux da circa due anni (dopo averci investito tanto tempo) quindi magari molte cose che ho detto non sono più valide :)

  • # 65
    The Solutor
     scrive: 

    @findus

    Lo “standard” in unix non è mai esistito, da quando unix esiste ci si è sempre divertiti a cambiare posizione e nome ai file di configurazione, ai devices e quant’altro, è il suo difetto principale, ma è anche la sua forza, la frammentazione ha impedito un successo planetario, che sarebbe stato inveitabile altrimenti, ma è anche stata il volano principlae del suo svilupo, formando utenti dalla mente flessibile ed adattabile, facendo nascere progetti spesso meravigliosi e favorendo la concorrenza tra vari team.

    Anche nelle cose piu semplici questa frammentazione è inevitabile.

    Se non ti piace la UI di windows, te la tieni, se non ti piace gnome (e come potrebbe essere altrimenti ;-) ), ti installi kde, lxde, Xfce e qualsiasi altra cosa.

    Quanto agli aggiornamenti, basta ternersi la home separata e passi con scioltezza non solo da una versione alla siuccessiva, ma da una distro all’altra, solo che nella mentalità di chi abituato a windows questa cosa non esiste.

    Ora, vige sempre il solito discorso, windows e macos, sono come il Macdonalds e Burgherking, mangi schifezze, ma sai sempre quali schifezze aspettarti, *nix è come il ristorante, se non usi la zucca, se non ti informi, rischi di mangiare delle vere porcherie, molto peggiori di quelle del fast food, ma con un minimo di impegno fai delle magnate che umiliano qualsiasi hamburger.

    Ora, fare come si è fatto in spagna, dove se vai al bar trovi il “combinado n14″ che è uguale al “combinado n14″ del bar del paese vicino, a me mette tristezza.

    Peraltro queste modifiche di standardizzazione nuocerebbero alla varietà dell’ecosistema Linux, per muoversi in favore di gente che comunque se ne infischierebbe e continuerebbe ad usarsi windows come ha sempre fatto.

    Per cui perchè farlo

  • # 66
    findus
     scrive: 

    @The solutor
    Lo standard per per la struttura del filesystem esiste anche se come dicevo solo debian lo adotta (devo cercare il link).
    Il problema comunque (almeno per me) è proprio la varietà di linux. Non fraintedermi, è bello poter scegliere i vari desktop o pacchetti ma almeno le cose base, quelle da cui l’utente comune non guadagna nulla nell’utilizzo di un programma/servizio rispetto ad un altro, a mio parere dovrebbero uniformarsi.
    Ad esempio cosa ci guadagno io nell’usare RPM o DEB (o tar). Cosa ci guadagnano gli sviluppatori nell’avere 3,4 formati di pacchettizzazione?
    Si da troppo spesso per scontato che l’utente abbia un minimo interesse nel capire come funziona un S.O., con le sue versioni, la sua struttura e cose simili, quando invece un buon sistema operativo dovrebbe rendersi praticamente invisibile all’utente permettendogli semplicemente di accedere alle risorse del proprio PC o ai propri programmi nel modo più semplice e veloce possibile.
    L’estrema frammentazione poi non permetterà mai ai grossi produttori di driver/software di avvicinarsi con serietà a linux.
    Va bene avere anche 100/1000/10000 distribuzioni che siano anche radicalmente diverse fra loro, ma almeno le principali tre che si mettano d’accordo sugli standard. La competizione fra di esse deve essere data da altri elementi (altro che rpm o deb o cose simili).

  • # 67
    The Solutor
     scrive: 

    Lo standard per per la struttura del filesystem esiste anche se come dicevo solo debian lo adotta (devo cercare il link).

    Eh findus, come lo chiami uno standard che nessuno adotta ?

    Il filesystem di unix, non parlavo solo di linux, è sempre “più o meno” quello, ma da una versione all’altra ci sono sempre state variazioni.

    Peraltro anche decidendo la struttura, restano comunque le scelte possibili.

    Il kde dove lo metto ? In opt o in usr ? E’ un sw di base o un sw opzionale ?

    Quando esce il 4 cosa ne faccio del 3, e così via.

    Non si può venirne a capo come ti piacerebbe, a meno di fare scelte drastiche alla gobolinux, che però dipartirebbero da quello che unix è sempre stato.

    Il problema comunque (almeno per me) è proprio la varietà di linux. Non fraintedermi, è bello poter scegliere i vari desktop o pacchetti ma almeno le cose base, quelle da cui l’utente comune non guadagna nulla nell’utilizzo di un programma/servizio rispetto ad un altro, a mio parere dovrebbero uniformarsi.

    Però, scusami, mi sfuggono le grosse problematiche per un utente normale.

    Una volta che hai scritto yum install opera su una red hat o apt-get install opera su una debian, che ti frega di dove viene installata ?

    Se sei uno smanettone ti ci vogliono 2 secondi per saperlo, se sei un utente finale, non puoi fregartene come fa qualsiasi macchista della terra ?

    Ad esempio cosa ci guadagno io nell’usare RPM o DEB (o tar). Cosa ci guadagnano gli sviluppatori nell’avere 3,4 formati di pacchettizzazione?

    Beh, ci guadagnano che sia rpm che deb che quant’altro hanno oggi delle possibilità che ci si sarebbe sognati se si fosse poltriti su un solo formato. Deb e rpm sono stati in concorrenza e si sono evoluti grazie a quello, la cosa ha ovviamente svantaggi ma ha anche vantaggi.

    L’estrema frammentazione poi non permetterà mai ai grossi produttori di driver/software di avvicinarsi con serietà a linux.

    Mi pare assolutamente l’ultimo problema, se un produttore vole applicarsi non ha che da farlo, nvidia docet. Ma anche adobe, e chiunque altro si sia applicato seriamente.

  • # 68
    findus
     scrive: 

    @ The Solutor.
    Per il filesystem e’ proprio questo il problema. C’e’ uno standard da adottare ma tutti se ne fregano.
    Per rpm deb invece, senza tutti questi formati l’utente potrebbe cercare semplicemente un file (possibilmente non legato ad una specifica distribuzione – un po come succede con gli exe su windows) nel caso non fosse incluso nel repository senza troppi sbattimenti e installarlo con un doppio click. Che poi tutti questi progressi del sistema deb sinceramente non li ho proprio visti (magari rpm).
    Riguardo i produttori invece se escludiamo nvidia sinceramente non vedo altri che si siano applicati (adobe flash su linux e’ come un sistema operativo che gira su un altro sistema operativo). Vuoi per il basso share di linux, vuoi per la frammentazione sinceramente non mi sento di biasimarli.

  • # 69
    The Solutor
     scrive: 

    Per il filesystem e’ proprio questo il problema. C’e’ uno standard da adottare ma tutti se ne fregano.

    Non è percepito come un problema evidentemente, ed in effetti…

    Per rpm deb invece, senza tutti questi formati l’utente potrebbe cercare semplicemente un file (possibilmente non legato ad una specifica distribuzione – un po come succede con gli exe su windows) nel caso non fosse incluso nel repository senza troppi sbattimenti e installarlo con un doppio click.

    Se il file non è incluso nel repository, con qualsiasi distro da utente finale ci clicchi sopra e lo installi.

    Se invece non sta nel repo perche proprio non è ancora stato pacchettizzato il formato deb o rpm è l’ultimo problema, sicuramente ce ne sarebbero di più grossi, tra librerie, dipendenze e quant’altro.

    Detto questo, allo stato attuale è più facile installare un sw su linux che su windows, di un bel po e da un bel po’.

    O vorresti dirmi che scrivere apt-get/yum install firefox è più complicato di lanciare explorer, andare sul sito di firefox, andare sulla pagina di download, cliccarci sopra, salvare il file, andarlo a cercare, cliccarci sopra e rispondere a tutte le domande ?

    Davvero quando si parla di linux sembra che tutti i detrattori (inteso in senso ampio) vivano ancora nel 1998.

    Riguardo i produttori invece se escludiamo nvidia sinceramente non vedo altri che si siano applicati (adobe flash su linux e’ come un sistema operativo che gira su un altro sistema operativo).

    I produttori commerciali fanno quello che ritengono opportuno, e di sicuro non è il filesystem a tenerli lontani.

    Acrobat reader non è \un sistema operativo\ e si installa tranquillamente da quasi un decennio praticamente su ogni distro.

    Acrobat non c’è, perché evidentemente adobe non ritiene conveniente produrlo, non perché non sappia come funziona il FS.

    Sarà anche perche per produrre il 90% dei pdf che si producono con acrobat altrove, su linux basta il comando ps2pdf ?

    Diciamocelo i produttori commerciali non si buttano su linux perché sanno benissimo che quella base di utenti non è abituata a spendere.

    Se un macchista compra una md400 e non gli funziona su macos, va sul sito di novamendia a si compra launch2net per 49 simpatici dollari (erano 79 fino a poco tempo fa) senza battere ciglio.

    Se l’utente linux si ritrova lo stesso problema, passa le notti a provarci e/o a discutere di come farla funzionare con l’autore di usb_modeswitch.

    Ed appena risolto tutti gli altri smettono di avere il problema, meraviglioso ma poco remunerativo.

    Il problema (chiamaiamolo così) sta tutto li, inutile additare ragioni tecniche.

  • # 70
    findus
     scrive: 

    Il discorso sull’installazione dei programmi semplice su linux e’ sempre lo stesso. Se trovi la versione X sul repository e’ sicuramente piu’ semplice rispetto a windows. Ma se questa non c’e’, e’ davvero cosi’ semplice trovare quella che si adatta al tuo sistema? Se ad esempio volessi fa funzionare firefox 2.0 o provare la beta del 4 su ubuntu 10 o fedora o mepis potrei farlo con yum o apt?
    Inoltre e’ possibile che nel 2010 mi debba ancora preoccupare della distribuzione che sto utilizzando per usare uno specifico pacchetto software?
    Mettiamo poi che sia curioso e voglia andare a controllare le impostazioni di uno specifico programma o servizio; probabilmente quel programma o servizio su Mandriva stanno in una cartella, in Ubuntu in un’altra e cosi’ via. Quindi via a documentarsi ogni volta su cose futili che dopo quasi 20 anni di distribuzioni dovrebbe essere una cosa standard.
    Quello che cerco di dire e’ che utilizzando le varie distribuzioni linux e’ come se ogni volta si stesse davanti a tanti diversi sistemi operativi che pur utilizzando lo stesso kernel, a meno di non avere una certa esperienza, sono profondamente incompatibili fra loro.
    Per fare un paragone con windows, buona parte dei programmi e’ ancora compatibile con tutte le versioni della famiglia NT (ad esclusione del 4). Si riuscira’ ad ottenere una cosa simile anche con linux?

  • # 71
    The Solutor
     scrive: 

    Ma se questa non c’e’,

    Se questa non c’è non c’è (mettendomi nei panni di un utente finale).

    Per quale motivo uno accetta senza problemi che un sw ci sia per android e non per maemo (o viceversa) ma deve strapparsi i capelli se c’è per Gentoo e non per Ubuntu ?

    Se ad esempio volessi fa funzionare firefox 2.0 o provare la beta del 4 su ubuntu 10 o fedora o mepis potrei farlo con yum o apt?

    Beh se ti rivolgi ai tool automatici devi rinunciare ad un poò di controllo.

    Se volessi explorer 7 al posto che l’8, windows update me lo da ? NO.

    E quindi ? Se ti serve te lo installi a mano, se ti serve firefox 2, fai lo stesso.

    Inoltre e’ possibile che nel 2010 mi debba ancora preoccupare della distribuzione che sto utilizzando per usare uno specifico pacchetto software?

    No, infatti non devi preoccuparti.

    Mettiamo poi che sia curioso e voglia andare a controllare le impostazioni di uno specifico programma o servizio; probabilmente quel programma o servizio su Mandriva stanno in una cartella, in Ubuntu in un’altra e cosi’ via.

    Perchè tu sai dirmi a colpo sicuro dove stanno le impostazioni dei sw per windows ?

    Certe usano ancora gli ini, certe il registro, certe gli xml, certe nella cartella utente, certe nella cartella programmi, certe altre con combinazioni variabili di quanto scritto sopra.

    Si suppone che se uno sia in grado di smanettare un po, non si lasci impaurire dal smb.conf dentro la cartella samba al posto che direttamente dentro etc.

    Se uno smanettone non lo è, non ci prova neanche a cercare il file, quindi di nuovo no problem.

    Quello che cerco di dire e’ che utilizzando le varie distribuzioni linux e’ come se ogni volta si stesse davanti a tanti diversi sistemi operativi che pur utilizzando lo stesso kernel, a meno di non avere una certa esperienza, sono profondamente incompatibili fra loro.

    Eh, di nuovo il paragone del ristorante, “sembra” che alla trattoria “da nando” a roma si mangino delle cose completamente diverse che al ristorante “chez pippo” a milano.

    Eppure stavamo parlando di cucina italiana…

    Al macdonalds mangi le stesse patatine sia a Tokio che a Copenaghen…

    Per fare un paragone con windows, buona parte dei programmi e’ ancora compatibile con tutte le versioni della famiglia NT

    La cosa è talmente teorica da avere spinto i microsoffici a inserire l’xpmode di serie, non parliamo poi della roba a 32bit su os amd64 che su linux funziona dal primo giorno senza il minimo problema.

    Fatto sta che vmware esiste dal primo giorno per windows e linux, e di soluzioni free ce ne sono ormai una catasta.

    Morale Linux non è meglio di windows OGGI, e non lo è più perche windows ne ha subito le conseguenze evolvendosi positivamente, è un OS diverso, dedicato a gente diversa, e solo un sottoinsieme dei rispettivi usi è coincidente. Ed è per questo che le operazioni alla ubuntu mi mettono tristezza, è come mettere ketchup e maionese sulle triglie per farne somigliare il gusto a quello degli Hamburger.

    Se ti piace l’hamburger, mangiati l’hamburger, che problema c’è ?

  • # 72
    dargor17
     scrive: 

    @ The Solutor: “Detto questo, allo stato attuale è più facile installare un sw su linux che su windows, di un bel po e da un bel po’.”
    Non sono proprio d’accordo.
    Già quello di firefox è un’esempio falsato, è un software troppo famoso e diffuso. Sorvoliamo sul fatto che ci sono persone che preferirebbero cliccare mille bottoni che scrivere una sola riga di comando, non sono tra quelle e non è mai stato questo il mio problema con linux.
    Il mio problema è che se voglio installare qualsiasi altra cosa, con windows devo scaricare un exe, farci sopra 2 click, e seguire una serie di menu per configurare il path di installazione etc, che volendo posso anche ignorare. Finito.
    Su un linux devi sperare che sul sito ci sia l’rpm o il deb e sperare che funzioni (cosa che nella mia sfortunata esperienza non è garantita), o se non c’è scaricare i sorgenti e compilare (è la procedura consigliata per vim, per dirne una: http://www.vim.org/download.php#unix, e nota che si presuppone che tu abbia installato e sappia usare mercurial o aap, e se non sono preinstallati vorrebbe dire perdere altro tempo a installare quelli. seriamente, confronta la procedura con il fare due click su gvim73.exe e dimmi cosa è più semplice…), oppure uno può aprire synaptic o aptitude e sperare di capire in mezzo alla miriade di pacchetti dal nome simile cosa deve fare.
    Questo ovviamente a meno che il programma che cerchi non sia già presente nel software center, l’unica soluzione sana di mente che ho visto per installare qualcosa su linux, e che ho visto solo in debian e ubuntu. Pagherei per averlo sul pc dove lavoro in università, senza dover passare da quei rompi*****ni degli amministratori per ogni cavolata.
    Seriamente, per uno che viene dal mondo windows questa complessità è sconcertante e fastidiosa. O trovi quello che ti serve nel software center, o sei in balia.

  • # 73
    findus
     scrive: 

    @The solutor

    Maemo e Android sono due prodotti profondamente diversi infatti utilizzano/espongono api diverse. Gentoo utilizza lo stesso desktop di Ubuntu eppure le applicazioni pacchettizzate per Gentoo non funzionano su Ubuntu.
    Il problema poi da te citato relativo a windows update non e’ molto rilevante. Windows update non e’ un market o software manager, e’ utilizzato solo per update. Volendo utilizzare firefox 2 o explorer 7 scarico due exe e il problema e’ risolto. In linux sai benissimo che purtroppo molto spesso questo non e’ possibile.
    Le impostazioni di uno specifico software sotto windows poi vengono salvate sempre nello stesso punto. Mi spiego, se installo firefox, indipendentemente dal fatto che io usi win 2003, xp, 2000, vista installera’ i file sempre nelle stesse posizioni.
    Il paragone del ristorante e’ ottimo invece. A mio parere pero’ e’ accettabile solo se si tratta di piccole distribuzioni linux quindi dedicate ad appassionati del pc. Oggi voglio mangiare pesce? Provo la distribuzione X .voglio carne via con la distribuzione Y. La maggior parte degli utenti pero’ trattandosi di PC e non di bistecche non vuole perdere tempo dietro a un sistema operativo visto che questo e solo un mezzo per accedere a delle risorse (e come dicevo prima deve essere trasparente)
    Sinceramente non vedo perche’ le operazioni come ubuntu ti mettono tristezza. Avere un sistema semplice e gratuito alternativo a windows non sarebbe poi male. Le altre 100 e piu’ distribuzioni continueranno comunque con la loro filosofia permettendoti di mangiare sempre la tua buona bistecca :)

  • # 74
    The Solutor
     scrive: 

    Seriamente, per uno che viene dal mondo windows questa complessità è sconcertante e fastidiosa. O trovi quello che ti serve nel software center, o sei in balia.

    Eh, il punto è tutto li, è sempre quello, c’è l’abitudine a fare le cose in un modo e si rifugge a priori un modo differente, magari migliore, amenochè non sia Steeve jobs a proporlo.

    Vorrei proprio capire dove sta la differenza tra synaptic e l’applestore (carte di credito a parte).

    Ti serve una applicazione, magari cerchi con google per sapere che applicazione può fare al caso tuo, apri synaptic e te la scarichi e la installi con 1 click di mouse.

    Ti serve un player divx per l’iphone ? Non c’è ? te ne fai una ragione.

    Ti serve una applicazione che non trovi con synaptic, non c’è ?

    A) Te ne fai una ragione

    B) Puoi vedere se manca un repository, se l’applicazione è scaricabile manualmente (ed installarla con un click di mouse)

    C) Magari c’è solo il sorgente, la prendi e la compili.

    Quindi il problema dove sta ? Nell’avere delle scelte in più ?

    Francamente Linux è tutt’altro che perfetto ma l’installazione delle applicazioni è il suo ultimissimo problema.

  • # 75
    The Solutor
     scrive: 

    Le impostazioni di uno specifico software sotto windows poi vengono salvate sempre nello stesso punto. Mi spiego, se installo firefox, indipendentemente dal fatto che io usi win 2003, xp, 2000, vista installera’ i file sempre nelle stesse posizioni.

    Ma non è vero neanche questo, già ai tempi di win95/98 la directory home viaggiava x l’hdd a seconda se avessi o meno più utenti configurati.

    Ma anche solo considerando la home degli os a 32 bit

    Abbiamo

    Win Nt3.51 –> Directory users

    Winnt4 —> Winnt\profiles

    Win 2000 pre release –> documenti e impostazioni

    Win2000\XP —> documents and settings

    Win vista\seven –> users (che però vedi come utenti dalla gui)

    Come vedi gli os si evolvono, tutti quanti, solo che i cambiamenti a windows la gente li rimuove perché c’è abituata

  • # 76
    findus
     scrive: 

    @The Solutor
    Beh come hai visto sono da sono tornati indietro a Windows 3.51 per motivi continuità :D

  • # 77
    The Solutor
     scrive: 

    Infatti : D

  • # 78
    Daniele
     scrive: 

    Ubuntu è marketing, l’apporto di Canonical alla community è lo 0,1%, basta andare a vedere quanti commit provengono da loro su kernel, XOrg (la patch per il multipointer sembra non sarà accettata), KDE (il WM che canonical vuole in client invece che in server ha fatto incazzare i dev di kwin), GCC ecc.
    Canonical prende la pizza congelata, la scongela e la farcisce al gusto che va di moda, in pratica è una fabbrica di file di configurazione, di temi di GNOME e poco altro.
    Tutto questo è male? No, è solo diverso. Dove sta il problema? Sta nel fatto che Ubuntu è in vetta alla classifica di diffusione, quindi sempre più gente deciderà di provarla, come la moda impone, e magari di continuare ad usarla. Quindi? Quindi per persone come Goldorak, TheSolutor e altri significa che non ci sarà evoluzione culturale informatica bensì solo un passaggio da un sistema “idiot proof” ad un altro analogo. La speranza che celavano in linux come leva per spingere la gente a informarsi un pochino in più sul loro sistema si assottiglia ad ogni nuova release. Purtroppo viviamo in un’epoca in cui si pretende che non sia l’uomo a doversi elevare per comprendere l’universo, ma che l’universo debba scendere al livello dell’uomo per farsi intendere.

  • # 79
    findus
     scrive: 

    @Daniele
    Beh veramente la speranza di linux non era certo quella di spingere le persone ad informarsi un pochino sui sistemi operativi.
    Ma poi, se un sistema e’ ben fatto ed e’ in grado di aggiornarsi automaticamente, perche’ la gente dovrebbe informarsi per navigare in internet o scrivere un documento di testo?
    A te viene richiesto come funziona meccanicamente/elettronicamente un qualsiasi apparecchio o strumento tu utilizzi?
    Il tempo libero e’ poco e come investirlo e’ meglio lasciarlo decidere agli altri :)

  • # 80
    Emanuele Rampichini (Autore del post)
     scrive: 

    @tutti
    Sul discorso degli utilizzatori “disinformati” voglio dire la mia (forse un giorno scriverò anche un post per elaborare l’idea):
    Quello che mi preme veramente è che tutti *SE VOGLIONO* possano studiare e capire il funzionamento de SO che stanno utilizzando. Questa cosa è tanto più importante quando si parla di utilizzare il computer come strumento didattico.

    Sono d’altro canto convinto che apertura e semplicità di utilizzo sono due cose che possono convivere tranquillamente.

    Le persone curiose troveranno sempre un motivo per aprire, smontare, studiare ciò che gli interessa, anche se ha la possibilità di avere la pappa pronta. Tutti gli altri troveranno sempre una scusa per non farlo.

  • # 81
    findus
     scrive: 

    @Emanuele
    Ottimo punto di vista…

  • # 82
    The Solutor
     scrive: 

    @Emanuele

    Anche questo è senz’altro vero.

    Ma sai come si suol dire… la necessità aguzza l’ingegno

    Ci sono i curiosi cronici, ci sono i non curiosi altrettanto cronici.

    Ma c’è tutta una fascia intermedia di gente pronta a ragionare, se qualcuno o qualcosa li mette in moto.

  • # 83
    italyanker
     scrive: 

    Finalmente vedo che Canonical/Ubuntu si dà da fare su ubiquity, che secondo me è stato sempre abbastanza abbandonato a se stesso e parecchio buggato… ( vari stress test che ho fatto tra le varie versioni, sia su uno stesso pc, sia su pc diversi, e ripetuti più e più volte, mi hanno fatto intravedere un’applicazione sempre molto fatta alla carlona e poco seguita dagli sviluppatori…E questo vale soprattutto nella penultima versione! )

  • # 84
    titus
     scrive: 

    Ciao a tutti,

    stavo proprio scegliendo ubuntu come prima installazione. O meglio, come primo tentativo di installazione… Pero’ dopo aver letto con interesse i vostri interventi, mi sembra di capire che ubunto non sia una versione ideale per coloro che vogliono iniziare ad avvicinarsi a linux non solo come utilizzatori.

    Sperando di risparmiare tempo ed errori, mi permetto di aprofittare della vostra esperienza chiedendovi:

    -dove possso trovare in rete una guida semplice ed esaustiva che mi permetta di capire e muovere i primi passi nell’amministrazione del sistema?

    -quale distribuzione e’ un buon compromesso tra interfaccia grafica e shell di comandi per imparare ad utilizzare e soprattutto gestire questo sistema operativo? Vorrei installarlo come so unico in un portatile ibm thinkpad t42.

    Sperando di non aver posto richieste stupide, vi ringrazio in anticipo per le vostre indicazioni.

    p.s. La mia esperienza con linux e’ iniziata 2 giorni fa con l’utilizzo del cd live di knoppix 6.4.

    Saluti e grazie

  • # 85
    Emanuele Rampichini (Autore del post)
     scrive: 

    @titus
    Per me è ottima per chi vuole iniziare. Ti da un ambiente funzionante sin da subito e ti permette comunque di andare a fondo quanto vuoi (d’altra parte stiamo sempre parlando di Debian in fondo). Il discorso cambia se hai intenzione di avere un approccio più bottom up… ma spesso la cosa non è compatibile con gli impegni. Se volessi iniziare con Ubuntu ti consiglio di dare un’occhiata al wiki ufficiale:

    http://wiki.ubuntu-it.org/AmministrazioneSistema

    Se invece vuoi approfondire un po’ di più la gestione di una distribuzione a partire dall’installazione ti consiglio di dare un’occhiata ad Arch Linux (non consiglio gentoo solo per la scocciatura di dover compilare gran parte del sistema) seguendo questa guida:

    https://wiki.archlinux.org/index.php/Beginners_Guide_(Italiano)

    Nel secondo caso però devi sapere che Arch è un distribuzione che da tantissime soddisfazioni ma ha bisogno di piccole cure ed attenzione costante… insomma devi sapere a cosa vai incontro. Personalmente l’ho utilizzata per circa 2 anni e mezzo con profitto come sistema principale ma non si può dire che non gli abbia dedicato tempo.

    Dopo aver passato un po’ di tempo sulle varie distribuzioni scoprirai che sono fondamentalmente tutte simili, con piccole differenze (spesso più concettuali/filosofiche che prettamente tecniche) che possono far propendere verso l’una o l’altra.

  • # 86
    titus
     scrive: 

    Ciao Emanuele,

    ti ringrazio per le preziose informazioni.

    Ti faccio tanti auguri di una gioiosa entrata nel nuovo anno e che sia colmo di felicita’ e soddisfazioni.

    titus

  • # 87
    dario
     scrive: 

    Ciao a tutti.
    Ho un problema con ubuntu 10.10.
    la mia tastiera apple wireless non va come dovrebbe (schiacci i tasti e solo alcuni funzionano).
    con ubuntu 10.04 funzionava perfettamente.
    ho anche il magic mouse che per contro adesso funziona meglio (va anche lo scrolling).
    qualcuno ha idea di cosa devo fare per farla andare?
    premetto che ho già risolto i problemi di pairing e di rilevamento all’avvio.

    P.S. ci sarebbe un’altro problema diciamo secondario:
    quando si effettua l’avanzamento della versione di ubuntu si impalla tutto, meglio quindi scaricare la nuova versione e installarla da zero.

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