di  -  mercoledì 8 settembre 2010

Realtà parallela e terra di nessuno: con queste formule abbiamo definito nella scorsa puntata la concezione della rete ai tempi delle prime BBS. In effetti, rispetto alla tecnologia “disconnessa”, fatta di lavoro e passione individuale su HW e SW, di riunioni fra amatori – come quelle dell’Homebrew Computer Club – il contesto subisce una radicale virata.

Le relazioni di gruppo mutano, le comunità si fanno virtuali, il concetto stesso di identità si altera, declinandosi in nuovi contesti di socializzazione. Il confine fra materiale e immateriale si fa labile: a quale dimensione appartiene il numero di codice di una carta di credito? Qual è il valore materiale di qualche MB di codice sorgente?

La vertiginosa prospettiva virtuale che si schiude nel volgere di qualche anno su un mondo saldamente ancorato alla materialità, porta con sé domande inquietanti: quanto c’è di arbitrario nelle regole che ci governano? Non sarà tutto un grande trucco, tenuto in piedi dal consenso acritico dei più?

Più sul concreto, quanto è arbitrario il valore assegnato da una telco a una chiamata a lunga distanza? È corretto appiccicare un prezzo esorbitante a un software duplicabile all’infinito, sviluppato magari “prendendo in prestito” idee nate in una comunità di smanettoni? Ha senso attribuire a un software un valore statico, indipendentemente dal fatto che venga utilizzato per far girare una centrale di permutazione di AT&T o una BBS amatoriale?

Se tutti questi sono “trucchi”, l’hacker è per l’appunto un soggetto che ritiene di averli capiti, un bel po’ prima degli altri.

Perlomeno nel suo archetipo, è un individuo culturalmente predisposto a piegare dispositivi hardware, software, qualunque cosa si trovi sotto le mani ad usi diversi rispetto a quelli per cui sono stati concepiti. Di conseguenza è anche il primo a domandarsi, alle soglie della “frontiera elettronica”, quanto siano oggettive o viceversa arbitrarie le regole che lo circondano.

La trasgressione di queste regole, per l’hacker della prima ora, è frutto di un’informata dissociazione, prima che di consuetudine o mera comodità. Si può dire altrettanto di tutti coloro che fino ad oggi hanno continuato a “spiluccare” software commerciale dalla rete? O magari delle cyber-armate mercenarie che attaccano le reti USA sotto mandato di qualche regime estremo orientale?

Torniamo al testo di Sterling, nella parte in cui intervista Gail Thackeray. La lady di ferro dell’operazione Sundevil, rispetto ai pur innocenti – in confronto al presente – crimini informatici degli anni ’90, esprime preoccupazioni analoghe:

In the old days of the MIT righteous hackerdom, crashing systems didn’t hurt anybody. Not all that much, anyway. Not permanently. Now the players are more venal. Now the consequences are worse. Hacking will begin killing people soon. Already there are methods of stacking calls onto 911 systems, annoying the police, and possibly causing the death of some poor soul calling in with a genuine emergency. Hackers in Amtrak computers, or air-traffic control computers, will kill somebody someday. Maybe a lot of people. Gail Thackeray expects it.

Ecco che la perdita d’innocenza cui accennavo nella scorsa puntata acquisisce un duplice senso: la perdita d’innocenza delle comunità accademiche e amatoriali, che si fanno industria a caccia di profitti, ma anche la perdita d’innocenza di una categoria, quella degli hacker, le cui radici ideologiche, compreso certo rigore morale, vengono progressivamente contaminate da fini utilitaristici.

In un’epoca in cui la distinzione fra reale e virtuale è divenuta una categoria del passato, il cyberspazio è entrato a far parte della vita quotidiana di ognuno – volente o nolente – al pari della TV. Soprattutto fermarlo o alterarlo, non causa meno danni e perdite di posti di lavoro che bloccare la maleodorante ferraglia del sistema ferroviario nazionale.

Ma la rete è ormai un fatto di massa e la massa ha in larga parte abbracciato la parte più comoda della mentalità hacker – quella che mette in discussione il concetto di proprietà dei beni immateriali. Dunque cosa rimane della mentalità hacker di un tempo? Qualche spacconata tipo defacement di un sito governativo? Qualche riesumazione di riviste storiche tipo 2600 o Phrack?

A questa domanda non saprei rispondere: nello spazio di dieci anni avremo forse chiaro il significato storico del presente e sapremo se dietro la parola hacker si nasconderà un significato lontanamente simile a quello che gli abbiamo dato negli anni ’70 ’80 e ’90.

Un elemento credo tuttavia rimarrà immutabile, ed è in un certo senso il punto zero della definizione stessa di hacker: l’idea di aver capito qualcosa in più degli altri, di “aver scoperto il trucco”, indipendentemente dagli scopi.

Il che oggi potrebbe significare, per dire davvero poco, aver intuito la manipolazione delle opinioni ad opera dei motori di ricerca, i reali obiettivi che si nascondono dietro l’immagine sorridente e amichevole di un social network, gli interessi economici che propellono la cultura del “tutto gratis”.

E riuscire a quantificare, riga di comando o browser alla mano, il prezzo che a tutto ciò stiamo già pagando. Il recente esperimento di collezionare i dati pubblici di 100 e passa milioni di utenti FB mi pare in questo senso estremamente pertinente.

12 Commenti »

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  • # 1
    Andrea R
     scrive: 

    Devo dire che la massificazione della rete mi risulta molto sgradita. Vedere in che proporzione la gente comune usa l’Internet solo per stronzate, senza imparare nulla dell’informatica e addirittura senza quasi leggere, mi delude perchè speravo che Internet avrebbe portato altri frutti.
    Io ho visto solo il web 1.0 e non anche il periodo delle BBS, ma ho capito che siamo in peggioramento, che soldi e masse sono i presupposti per rovinare qualsiasi cosa.

    Anche gli cracker si sono effetivamente adeguati. Una volta un virus ti spaccava il pc, adesso ti aggancia ad una botnet e ti usa per guadagnare.

  • # 2
    Antigoriu Masudda
     scrive: 

    …che amarezza…

    :-(

  • # 3
    TheFoggy
     scrive: 

    Come non quotare Andrea R.. Come lui pensavo che Internet diventasse un qualcosa dove tutti potessero apprendervi qualcosa, informatica in primis. E invece..è esattamente il contrario. Nessuno impara nulla. Il 99% (ad essere ottimisti) dei siti sono copie di altri siti o spazzatura completa. E anche la considerazione sui cracker è più che valida: una volta si era mossi più dalla voglia di riuscire a bucare un pc, ora solo dalla voglia di guadagnarci sopra. Che tristezza.. (e lo dice un Ingegnere Informatico che ha avuto il suo passato di “vediamo cosa riesco a fare nella rete della scuola..”. Stampare documenti ufficiali con la firma della preside/timbro della scuola (già allora digitalizzati..tanto a chi interessavano?), ma con motivazioni senza senso/goliardiche, vi assicuro che non ha prezzo! Rido ancora adesso, se ci ripenso! Ora, senza soldi in ballo, nessuno ha voglia di sbattersi..esistono software che fanno quello che una volta facevi a mano..insomma, ci sono più “hacker”, ma quelli che sanno realmente cosa stanno facendo, sono molti di meno!)

  • # 4
    banryu
     scrive: 

    Fossi in voi non sarei così categorico e acritico tanto da affermare che, cito:
    “””””””””””””””
    quting TheFoggy
    “””””””””””””””
    Come lui pensavo che Internet diventasse un qualcosa dove tutti potessero apprendervi qualcosa, informatica in primis. E invece..è esattamente il contrario. Nessuno impara nulla.
    “””””””””””””””

    Queste considerazioni sono false.
    Io ad esempio, tramite internet e la sezione di programmazione del forum di HWUpgrade ho imparato moltissimo, e scommetto 10 euro che in giro c’è un sacco di altra gente in tutto il mondo che beneficia in diverso modo dell’immediato accesso alle informazioni proiettate nel WWW.

    Che poi la gran massa sia avezza ad un uso di questo mezzo associabile al termine “cazzeggio” è un altro paio di maniche; il Web per come è permette già di accedere a tantissimi contenuti utili, chi è interessato li utilizza, altri non interessati non lo fanno e accedono e usano il web per fare altro.

    Non capisco perchè mai la sola presenza del web dovrebbe improvvisamente far appassionare all’informatica vagonate di milionate di persone in tutto il mondo che prima non lo erano…

    Concludo in modo ironico dicendo che, se devo scegleire tra due mali, preferisco di gran lunga un hacker che mi infetta con un virus per agganciarmi ad una botnet e usarmi per guadagnare, piuttosto che un hacker che mi “spacca il pc”.

    @Alessio Di Domizio:
    “””””””””””””””
    Alessio Di Domizio
    “””””””””””””””
    Dunque cosa rimane della mentalità hacker di un tempo? Qualche spacconata tipo defacement di un sito governativo? Qualche riesumazione di riviste storiche tipo 2600 o Phrack?
    “””””””””””””””
    Non conosco questo ambiente, ma non è lecito supporre che comunque soppravvivano da qualche parte, nel mare-magnum della rete, realtà hacker il cui spirito sia simile a quello storico da te citato nell’articolo?

  • # 5
    imayoda
     scrive: 

    Sì avete ragione: internet come essenza pericolosa deve essere chiuso, perché potrebbe uccidere migliaia di persone… ma va va va

    leggiamoci panorama e informiamoci con tgcom… questa è vita!

    immagino che pericoli del genere non si analizzino tanto a fondo quando si tratta di vendere un automobile o una innocua pistola

  • # 6
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Non bisogna estremizzare i giudizi. Lo scopo di questo pezzo era solo quello di stimolare una riflessione sulla (forse inevitabile) perdita d’innocenza della rete. Se questo sia un trend al ribasso ce lo diranno solo i prossimi anni.

    @ Imayoda
    La rete rispetto a panorama e tgcom (presi isolatamente) è solo meno unidirezionale. Non è detto che non sia altrettanto ideologizzata e comunque la media delle 100.000 opinioni che trovi in rete non necessariamente tiene conto di tutte le campane, non necessariamente fa un’opinione giusta.
    Al contrario la rete, col meccanismo della ricerca, rischia di illuminarti solo la parte di mondo che t’interessa di più, magari perché più coerente con le tue idee di partenza, lasciandoti allo scuro di tutto quel che le tue idee di partenza avrebbe potuto contraddire o perlomeno arricchire.
    Ne ho parlato qui: http://www.appuntidigitali.it/2453/internet-ci-rende-piu-ignoranti-e-ottusi/

  • # 7
    imayoda
     scrive: 

    Alessio, il mio non era un attacco al “pezzo” o al suo autore :)

    ho solo avuto un ennesimo embolo nel leggere “Hacking will begin killing people soon” etc. ed ho reagito di conseguenza.

    Per molti anche il kernel di linux era hacking ;) .. questo modo di agire è parte integrante della natura umana, ma temo la cultura odierna abbia troppa paura del nuovo mondo internet e quindi trova ogni buon argomento per “scollegare” : informazione, cultura, possibilità etc. divenuti troppo economici e poco controllabili..

  • # 8
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ ilmayoda
    Certo, non l’avevo mica preso per tale!
    Volevo solo sottolineare quella che nel tuo ragionamento mi era parsa come un’eccessiva fiducia nelle capacità “catartiche” della rete rispetto al sistema d’informazione. Posizione rispetto alla quale mi trovo agli antipodi, ritenendo la rete (assieme a tante altre belle cose) potenzialmente il miglior strumento di manipolazione e raggiro mai concepito da mente umana. :-)
    Il fatto stesso che si contempli l’esistenza di un quasi-monopolista nel mondo nel search ci indica quanto siamo lontani dal prendere coscienza di cosa rischiamo.

  • # 9
    TheFoggy
     scrive: 

    @banryu: ovvio che il mio “nessuno impara nulla” fosse un’iperbole..io stesso ho imparato tanto grazie alla rete! Ma converrai con me che la maggior parte delle persone non lo fa. Per molti Internet==Browser..non bisogna essere appassionati di informatica per capire la differenza tra un programma e la rete..dovrebbe far parte del bagaglio culturale di ognuno di noi. E non ci si deve neanche impegnare tanto a girovagare per la rete, per trovare mille mila siti in cui viene spiegata tale differenza (esplicitamente o implicitamente. Già solo aggiornare Internet Explorer, dovrebbe far capire che non si sta aggiornando il web!). Invece Internet viene usato soprattutto per il porno, i social network, i porno social network e varie “cavolate”. Le persone che leggono hwupgrade e siti analoghi, sono molti ma molti di meno. Altrimenti il 90% dei pc “da supermercato” resterebbero lì! ;)
    Insomma, non dico di diventare tutti hacker (con accezione di smanettone, non di pirata informatico..non accetterò mai quest’accostamento forzato), ma neanche di non cercare di aumentare il proprio tasso di cultura generale. E guardando le persone “là fuori”, questo aumento di cultura che la massificazione del web avrebbe potuto portare, non la vedo. Sarò disfattista, ma questa è la mia percezione..poi potrei (e lo vorrei!) sbagliarmi, ma per ora la vedo così..

    @imayoda: beh..che un pirata informatico prenda possesso di un UAV non la vedo un’operazione così impossibile..e alcuni UAV sono armati di tutto punto! Azione dannosa voluta o accidentale, il morto potrebbe scapparci. (chi riesce a bucare il sistema di trasmissione dei dati, non è detto che sappia pilotare un aereo..lo fa perchè vuole dimostrare – come ogni buon hacker – di essere riuscito nell’impresa, punto. E spesso non si pensa alle conseguenze..anche ingenuamente). Che poi faccia parte delle teorie complottistiche americane, ci sta anche, ma escluderlo a priori lo vedo altrettanto sbagliato! ;) X panorama e tgcom..quelli sono ulteriori esempi di come il web NON aumenti il tasso di cultura medio! :P

  • # 10
    phabio76
     scrive: 

    Come giustamente è stato scritto, un “Hacker” è colui che è “culturalmente predisposto a piegare dispositivi hardware, software, qualunque cosa si trovi sotto le mani ad usi diversi rispetto a quelli per cui sono stati concepiti…”
    D’accordissimo, è aggiungerei pure il fatto che lo faccia per passione e divertimento, e in ambiti che non siano necessariamente informatici. Al limite, anche un meccanico si comporta da hacker nel modificare il motore di un’automobile.
    Mentre un “Cracker” è colui che agisce sostanzialmente con lo scopo di trarre un profitto.

    La stragrande maggioranza di ignari navigatori che frequentano social network e scaricano software illegalmente non li farei rientrare in nessuna delle due sopracitate categorie.
    Fra questi, qualcuno potrebbe essere etichettato come “Nerd”, semplici appassionati, smanettoni, nulla di più.

    La tendenza verso il preconfezionato e precotto è da anni evidente in rete. Regna la cultura del copia & incolla, tutto e subito, facile e gratuito(?). Il mondo dei veri hacker è sempre più di nicchia, emarginato, ma paradossalmente, proprio grazie alla rete continua a esistere.

  • # 11
    Andrea R
     scrive: 

    Secondo me i colpevoli di questo degenero di Internet sono, in ordine sparso:
    i video, che ti evitano di leggere;
    facebook, che accentra il traffico e moltiplica la stupidità;
    la pubblicità, che da un lato rompe le palle e dall’altro stimola la produzione di contenuti scarni o sensazionalistici con interfacce invece molto belle,
    l’appiattimento dei motori di ricerca e il dominio di google, che fa si che finiamo tutti sugli stessi siti,
    i servizi “cloud”, come le webmail, picasa, (di nuovo facebook) e simili grazie ai quali la gente non mantiene più file locali e non scrive più email;
    forse anche i torrent, che smembrano le grandi reti p2p, ma non ne sono sicuro.

  • # 12
    imayoda
     scrive: 

    parlando machiavelliano, se il tiranno è giusto e sofista, non avrei paura.. per adesso guardo lo sviluppo di questa era con ottimismo; personalmente grazie a internet ho accresciuto le mie capacità e non posso quantificare il risparmio di tempo e denaro accumulato fino ad ora.. talvolta alcune qualità non credo sarebbero nemmeno mai venute fuori senza la possibilità che offrono questi nuovi stimoli informatici :)

    agli uomini è data la possibilità di usare ogni risorsa del pianeta: come loro lo faranno, bene o male, dipenderà soltanto dal loro grado di giudizio e dai loro fini ultimi..

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