di  -  martedì 21 settembre 2010

Anche alle aziende più buone e scintillanti della Silicon Valley capita di avere qualche impasse. Pubblichiamo un’analisi semiseria riguardante quelle di Google, sotto forma di ipotetica “confessione spontanea”. Fanboy di Big G non disperate! Presto ci occuperemo della concorrenza.

Crediamo nella net neutrality ma poi facciamo un accordo con Verizon che la mette seriamente a rischio. È un bello scherzo vero?

Crediamo al potere delle masse ma poi ci accorgiamo che forse non sono pronte per la “rivoluzione tecnologica” – che eventualmente ci consentirà di conoscervi meglio di quanto non vi conosca la mamma.

A proposito, magari iniziate a prepararvi rimuovendo dal dizionario la parola “privacy” (l’abbiamo detto prima noi di Zuckerberg!): tanto se non avete niente da nascondere

In fin dei conti, quel che c’interessa è continuare a raccogliere i vostri dati (meglio se nel mentre siete convinti di partecipare ad una rivoluzione che trasformerà questo pianeta nella democrazia più democratica dell’universo). Non per spiarvi – salvo deprecabili eccezioni: solo per servirvi pubblicità più mirata.

Ma non preoccupatevi del nostro strapotere nel mercato search e advertising: sono anni che – grazie al placido sonno dell’antitrust – custodiamo le chiavi della libertà di stampa ai tempi del web, e non ve n’eravate nemmeno accorti!

D’altronde lo sapete: opporsi a noi non è per niente carino, vuol dire ostacolare il progresso e forse anche appoggiare la censura. Quindi perché continuare con tante obiezioni speciose? Lo sapete che da un anno a questa parte, per ogni governo che obietta alle nostre policy, piantiamo un albero nel giardino di casa di Eric Schmidt? Aprite piuttosto il vostro account Gmail: c’è una sorpresa per voi.

37 Commenti »

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  • # 1
    Kabubi
     scrive: 

    Ipotetica?
    Secondo me c’è tanta di quella verità nell’articolo che lo conserverei per il futuro.

  • # 2
    nessuno
     scrive: 

    Mah…
    Google è un azienda come tante altre e fa i suoi interessi. Però mi piacerebbe trovare una azienda al mondo che ha fatti i suoi stessi investimenti nello sviluppo di nuove tecnologie che rende liberamente disponibili a tutti.
    Potrebbe benissimo diventare una normale azienducola che spolpa i propri clienti e non offre nulla alla società (non le nomino ma mi sembra palese il riferimento a tanti altri big del settore informatico).

    E poi, come in qualsiasi altro aspetto pubblico della vita, Google non può raccogliere più dati di quanti gliene forniamo. Per cui non vedo questo problema della privacy. Che è davvero un tasto tanto debole per tutti: non che yahoo, hotmail o facebook non debbano continuamente affrontare gli stessi identici problemi. Sempre che abbia senso voler chiamarsi a difesa della privacy quando si pubblicano tutte le proprie menate personali proprio con tali strumenti.
    D’altronde se a uno non va bene quella che è la policy d’uso dei dati privati (che è specificata nelle regole di accettazione di un servizio) semplicemente è liberissimo di non usare tale servizio.
    Per ora Google non offre alcun servizio vitale che nessun altro possa offrire (magari a pagamento) e che potrebbe garantire un uso non \mirato\ della raccolta dati.
    Trovo davvero sterile la continua messa in evidenza delle clausole all’accesso dei suoi servizi che sono pubbliche. Come detto, se non volete partecipare a tale raccolta, semplicemente non usate i servizi di Google e affidatevi a una comprovata azienda che difende i vostri dati da un uso speculativo.
    Ah, quando la trovate questa azienda, fatemelo sapere.

  • # 3
    Flare
     scrive: 

    Può darsi che i due ragazzi fossero genuinamente idealisti una decina d’anni fa, ma col tempo Google si è dimostrata sempre più un’azienda come le altre. Quando ho visto che tiravano fuori Buzz, ho capito che era ora di mollare GMail. Yahoo mail non è tanto meglio: mi avvertiva che un mio contatto chattava con un suo contatto… che non è fra i miei e non avrei dovuto neanche conoscere. Come se tutti i miei contatti fossero amici fra loro o come se tutti volessero farsi i cavoli altrui e gli si dà allegramente gli strumenti per farlo. E naturalmente scorpacciate dei nostri dati. Quanti sanno che se si fanno ricerche, Google conserva la cronologia di quello che avete cercato? Sì, si può disattivare, ma molti fanno ricerche loggati e pensano che cancellare la cache del browser garantisca la loro privacy. Ah e fatevi un giro nella vostra cartella utente, in Macromedia e guardate cosa ha memorizzato Flash ;) Google non è tutto male, anzi, però altro che idealismi, ormai è compagno di merende e la situazione sta diventando sempre più demenziale.

  • # 4
    Giulio85
     scrive: 

    Basterebbe ricordarsi che parliamo di una azienda quotata in borsa che come tale risponde agli azionisti esattamente come Microsoft ed Apple…

    Ma c’è chi crede nella “fatina buona del c…” (citazione) :D.

  • # 5
    alessiodp
     scrive: 

    eccellente articolo…
    …google vive delle nostre informazioni…
    questa è anche una vittoria di facebook che traccia la nostra mappa di relazioni…
    …e questa sarà anche la vittoria del cloud…
    con il cloud i nostri dati saranno violati in continuazione qualunque cosa sarà violata, qualunque progetto, lavoro, pensiero…

    purtroppo google è invincibile rispetto alle aziende concorrenti ma non rispetto agli utenti…
    …ma la rivoluzione sta arrivando…e tra un po’ di tempo google non sarà piu’ cosi’ importante…e sopratutto il web based non sarà il futuro….
    …il mondo alle volte cambia piu’ velocemente di quanto se lo aspettino i guru della silicon valley…

  • # 6
    arkanoid
     scrive: 

    Che c’entra questa roba qui su questo sito? Propaganda da quattro soldi buona per gli adolescenti.
    Benvenuti nel pianeta Terra, un tantino complesso anche se non sembra.

  • # 7
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ arkanoid
    Dopo la severa e inflessibile recensione vuoi anche esplicitare la tua nozione di “complessità”? O preferisci che mi metta direttamente all’angolino in punizione? :-D

  • # 8
    A
     scrive: 

    Citazione:

    \Chi non ha nulla da nascondere, non ha nulla da temere\

    Adolf Hitler (1936)
    ———————-

    Video da visionare su veoh:

    http://www.veoh.com/browse/videos/category/people_and_blogs/watch/v20347720fsF24aYW

  • # 9
    Andrea R
     scrive: 

    Beh google è anch’essa un monopolio o quasi per quanto riguarda le ricerche.
    Quando un’azienda è un monopolio e diventa “cattiva”, conserva lo stesso il suo mercato.
    Il problema è sempre che i governi sono fatti per fare gli interessi del popolo e invece fanno gli interessi dei soldi.

  • # 10
    Gas
     scrive: 

    Ragazzi, una novita': un articolo polemico su Google e sulla privacy!
    Battute stupide a parte..
    Come detto anche da “nessuno” (LOL) google non puo’ certo reperire informazioni che non gli forniamo.. e soprattutto nessuno e’ obbligato ad utilizzare i suoi servizi. Quindi davvero non capisco su cosa si basa questa polemica.
    Se poi mi venite a dire che come motore di ricerca e’ il migliore che ci sia in giro e che offre servizi che altri non offrono e quindi si e’ “costretti” ad usarlo.. beh, come ovunque il meglio si paga: che siano contanti o dati personali non importa, nessuno fa niente per niente.

  • # 11
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Gas
    Estremizzando, il tuo approccio si potrebbe applicare anche alla droga: nessuno ti obbliga a comprarla. Il punto è che, qualora gli spunti sollevati abbiano una propria validità, dovrebbe esserci una legge a tutela delle posizioni deboli e del mercato. A regolare nel micro la tutela dei dati personali di ogni utente, nel macro a stabilire un quadro concorrenziale che impedisca simili concentrazioni di potere. Quando scrivo che Google ha in mano le chiavi della libertà di stampa ai tempi del web non scherzo…

  • # 12
    A
     scrive: 

    Google e la CIA:

    http://it.peacereporter.net/articolo/23351/Google+e+Cia,+insieme+per+spiarci

    PS: tra le altre cose, c’è un modo per poter commentare senza che io debba ogni volta disattivare javascript di Google.com dal mio plug in no-script perennemente installato sul mio browser?

  • # 13
    A
     scrive: 

    volevo dire:

    C’è un modo per poter commentare, senza essere costretto di sbloccare java che tengo perennemente bloccato per google.com tramite noscript?

  • # 14
    Gas
     scrive: 

    @Alessio:
    Sul fatto che sarebbe ora di regolamentare meglio (e a livello globale) la privacy e l’uso dei dati personali siamo completamente d’accordo.
    Ma fino a quando questo non verra’ fatto (e, a occhio e croce questa regolamentazione sara’ pronta contemporaneamente al successo del progetto “pace nel mondo” (tm.) :P ) non possiamo pensare che Google (o Microsoft o pincopallino) riducano i loro profitti solo per una questione morale: sarebbe come proporre a tutti i lavoratori del mondo (inteso come tutti quelli che in un modo o in un altro percepiscono soldi) di devolvere il 50% dei loro stipendi in buone azioni (oltre a pagare le loro “normali” tasse, beninteso) e sperare che aderiscano tutti volontariamente: se pensi che qui da noi e’ gia’ tanto se si pagano le tasse..

  • # 15
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ A
    Purtroppo non è possibile…

    @ Gas
    Nessuno domanda alle aziende di rinunciare volontariamente ai profitti. In effetti nessuno domanda nulla alle aziende, che è normale si allarghino tanto quanto lo stato e la legge si restringe.
    In effetti i miei auspici sono rivolti ai poteri legislativo, esecutivo e giudiziario, che in democrazia, nel tutelare certi interessi, non fanno niente più che onorare il loro patto con i cittadini.

  • # 16
    A
     scrive: 

    @Di Domizio

    purtroppo caro Alessio, la democrazia è un’ illusione che ci è stata messa davanti, perchè noi altri potessimo delegare il nostro potere a qualcun altro, che non farà mai i nostri interessi, anzi, finchè crediamo che il Bene con la B maiuscola provenga dalle istituzioni e non da noi stessi, andremo verso il baratro che da un pezzo è stato sottilmente preparato per l’umanità, e finchè non ci si accorge di tutto ciò, continuiamo a fare il loro gioco, continuare a parlare su basi che non esistono e a distrarci e distrarre con chiacchere al vento…

    Siamo cresciuti in un mondo virtuale, e non parlo solo dei pc, ma del mondo dove pensiamo e crediamo di vivere tutto il giorno, quello che molti qui credono che sia il
    eale…

  • # 17
    Nessuno
     scrive: 

    Quando scrivo che Google ha in mano le chiavi della libertà di stampa ai tempi del web non scherzo…

    Già, per questo ha attivato a proprie spese la digitalizzazione di tutte le opere letterarie del pianeta. In modo da poter tenere tutto il sapere per sè. Aspettiamoci da un momento all’altro che Google dia fuoco alle biblioteche cartacee per farci rimanere tutti nell’ignoranza.

    Mi piacerebbe sapere quali sono questi strumenti adottati da Google per limitare la MIA possibilità di usufruire dei contenuti liberi del Web (comprese le pubblicazioni “libere”). O di pubblicare io stesso qualcosa.

    Mi sembra che il problema in questo frangente non venga proprio da Google… ci sono ostacoli molto più vicini a noi che non ipotetiche analisi di fanta tecnologia.

  • # 18
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ nessuno
    Senza nulla togliere ai casi “casalinghi”, le “ipotetiche analisi di fanta tecnologia” sono invece estremamente concrete: Google controlla il mercato search, che porta nei siti di piccoli, medi e grandi editori una quota elevata se non maggioritaria di traffico, e il mercato pubblicitario online, che a quegli stessi soggetti porta una bella fetta di incassi. Non a caso molti grandi editori nel mondo stanno cercando di emanciparsi da Google per gli incassi pubblicitari e non, con enormi difficoltà.

    Anche il fatto che Google abbia avviato la digitalizzazione di tutte le opere del pianeta senza prima chiedere permesso ai legittimi detentori di diritti, non mi pare proprio coerente con la filastrocca di Google filantropo.

    Comunque non ti sto parlando degli strumenti che google usa per limitare la tua libertà, ma di quelli che ha in mano e potrebbe usare, non per limitare te o me, ma per ottenere maggiori profitti, magari con qualche trascurabile danno collaterale.

  • # 19
    alessiodp
     scrive: 

    x gas:

    possiamo già oggi fare molto, rinunciando all’account gmail ed evitando di usare i servizi in cloud.

    poi a breve stanno nascendo dei software che funzionano al contrario…ossia sono i siti web che inviano le informazioni al server di ricerca opensource in automatico e non viceversa…quindi chi vorrà farsi indicizzare il sito dovra inserire in testa alla pagina che vuol far indicizzare un piccolo javascript…questi server potranno essere distribuiti in tutto il mondo o localizzati…ma questa è un’altra storia…

  • # 20
    Nessuno
     scrive: 

    Google è un servizio di ricerca come un altro. Non ha il monopolio della ricerca così come non ne ha l’esclusività.
    Per cui se Google non dovesse indicizzare alcuni siti per qualsiasi motivo, esistono altri motori che lo farebbero.
    Se ci pensi la questione è abbastanza grottesca. Tutti vogliono apparire su Google perchè è il motore di ricerca più diffuso, ma allo stesso tempo si lamentano che essendo così grande potrebbe (e il condizionale è davvero d’obbligo perché per ora è solo pura fanta tecno-politica) portare loro dei danni se non dovesse indicizzarli in modo corretto.
    Non che ci sia scritto da nessuna parte nelle leggi dell’universo o anche quelle umane che la \filantropia\ di Google debba prevedere che il tuo sito debba comparire nei loro database. Se lo fa è un \regalo\ che Google ti dà in cambio di qualcosa che poi a loro porta vantaggi. Se non lo fa, non c’è proprio niente di cui lamentarsi e in maniera compensativa, altri motori di ricerca più ricchi di contenuti da Google esclusi prenderanno maggior importanza.
    Tutti parlano male degli aspetti collaterali delle clausole di Google, ma tutti sembrano prendere per assicurato che Google debba offrire i propri servizi a tutti indiscriminatamente.

    La questione dei diritti di copyright è tanto controversa quanto abusata. E infatti il tentativo di Google è proprio quello di evitare che l’uso di questa politica demenziale riguardo ai diritti detenuti per una quantità di anni improponibile risulti in una disparità di accesso alla cultura.
    D’altronde io posso andare in biblioteca a leggere un qualsiasi libro senza pagare un bel niente di diritti di copyright. Quello che fa paura è il fatto che la biblioteca, invece di diventare fisica e quindi con impedimenti fisici nell’accedervi, diventi digitale e quindi disponibile immediatamente in pochi secondi.
    E qualunque persona ragionevole sul pianeta non potrebbe che applaudire tale iniziativa, invece di far finta di fare il salvatore dell’ambiente comprando un SUV euro 5 o risparmiando tramite lampadine a basso consumo.
    Vedrete che dopo che Google si sarà sorbito il costo della digitalizzazione comparirà qualche bontempone che chiederà che questo preziosissimo tesoro dell’umanità sia dato liberamente in uso a tutti perchè non è possibile che Google possa detenere il suo esclusivo possesso. Anche se se l’è creato con costi propri. E andando contro gli impedimenti di un sistema legato ad un modo di usufruire della cultura vecchio di 200 anni.

    L’idea che è omnipresente sembra quella che ciò che è di Google è di tutti, mentre quello che è mio tale deve rimanere.

  • # 21
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Google è un servizio di ricerca come un altro. Non ha il monopolio della ricerca così come non ne ha l’esclusività.
    Per cui se Google non dovesse indicizzare alcuni siti per qualsiasi motivo, esistono altri motori che lo farebbero.

    Google è l’incumbent con l’86% e passa, il secondo è yahoo con poco più del 6% a livello mondiale (http://marketshare.hitslink.com/search-engine-market-share.aspx?qprid=4). Fai un po’ tu.

    Se ci pensi la questione è abbastanza grottesca. Tutti vogliono apparire su Google perchè è il motore di ricerca più diffuso, ma allo stesso tempo si lamentano che essendo così grande potrebbe (e il condizionale è davvero d’obbligo perché per ora è solo pura fanta tecno-politica) portare loro dei danni se non dovesse indicizzarli in modo corretto.

    Quando per qualunque editore, etailer, “esistere” su Internet significa avere a che fare con una sola azienda, e col suo algoritmo di ricerca proprietario e imperscrutabile, non è solo giusto ma indispensabile, in sede istituzionale, domandarsi come mai un soggetto privato possa detenere un simile potere.

    Non che ci sia scritto da nessuna parte nelle leggi dell’universo o anche quelle umane che la \filantropia\ di Google debba prevedere che il tuo sito debba comparire nei loro database. Se lo fa è un \regalo\ che Google ti dà in cambio di qualcosa che poi a loro porta vantaggi. Se non lo fa, non c’è proprio niente di cui lamentarsi e in maniera compensativa, altri motori di ricerca più ricchi di contenuti da Google esclusi prenderanno maggior importanza.
    Tutti parlano male degli aspetti collaterali delle clausole di Google, ma tutti sembrano prendere per assicurato che Google debba offrire i propri servizi a tutti indiscriminatamente.

    Google è libera di modificare il suo algoritmo in modo che siano visibili solo le aziende i cui nomi iniziano con A. Questo, molto prima che suscitare un danno a Google, avrà creato un danno enorme a tutte le altre aziende. Ripeto, il problema viene molto prima di azioni concrete: è lecito domandarsi come possa un soggetto privato concentrare tutto questo potere.

    La questione dei diritti di copyright è tanto controversa quanto abusata. E infatti il tentativo di Google è proprio quello di evitare che l’uso di questa politica demenziale riguardo ai diritti detenuti per una quantità di anni improponibile risulti in una disparità di accesso alla cultura.

    Partiamo dal presupposto che se vuoi fare beneficenza o filantropia la fai a casa tua coi soldi tuoi: non è che vieni a casa mia e mi prendi l’argenteria perché tanto la uso una volta all’anno, così come non ti prendi la mia proprietà intellettuale perché tanto non mi rende nulla.
    Peraltro i fini filantropici dell’iniziativa Books restano tutti da dimostrare: sono nuovi contenuti indicizzati, che rispondono a nuove query, che a loro volta chiamano nuova pubblicità. Gli effetti positivi sono una causa incidentale di questo processo. Il profitto (alle spalle delle perdite di altri soggetti) ne è la causa principale.

    D’altronde io posso andare in biblioteca a leggere un qualsiasi libro senza pagare un bel niente di diritti di copyright. Quello che fa paura è il fatto che la biblioteca, invece di diventare fisica e quindi con impedimenti fisici nell’accedervi, diventi digitale e quindi disponibile immediatamente in pochi secondi.

    Scusa ma c’è una differenza fra un ente pubblico e un soggetto privato?

    E qualunque persona ragionevole sul pianeta non potrebbe che applaudire tale iniziativa, invece di far finta di fare il salvatore dell’ambiente comprando un SUV euro 5 o risparmiando tramite lampadine a basso consumo.

    Perdonami ma questo mi pare un po’ qualunquista.

    Vedrete che dopo che Google si sarà sorbito il costo della digitalizzazione comparirà qualche bontempone che chiederà che questo preziosissimo tesoro dell’umanità sia dato liberamente in uso a tutti perchè non è possibile che Google possa detenere il suo esclusivo possesso. Anche se se l’è creato con costi propri. E andando contro gli impedimenti di un sistema legato ad un modo di usufruire della cultura vecchio di 200 anni.

    Il “sistema” lo cambiano gli stati, per il bene della collettività, non un’azienda per i suoi fini di lucro.

    L’idea che è omnipresente sembra quella che ciò che è di Google è di tutti, mentre quello che è mio tale deve rimanere.

    Guarda un po’, la pensavo esattamente all’opposto: quel su cui si poggia la ricchezza degli editori, ossia i contenuti, è di Google o non è, quel su cui poggia la ricchezza di Google, ovverosia le sue proprietà intellettuali, è solo di Google.

  • # 22
    Nessuno
     scrive: 

    Ma scusa, ma dove sta scritto che Google non possa indicizzare i contenuti con i criteri che vuole?
    Forse non è chiaro: quello che Google presenta = qualità del proprio prodotto. Qualità = scadente, altri motori saranno utilizzati.
    Qui non si parla di un sistema dove un nuovo operatore debba ottenere licenze varie per poter operare, tipo quello televisivo.

    Un soggetto privato ha quel potere perchè è stato capace nel tempo di convincere sempre più “clienti” che il suo servizio è migliore. La concorrenza in Internet è libera (a meno di prendere in considerazione gli strumenti che ne permettono l’accesso) e se Bing di Microsoft (per fare un esempio) produce una lista di risultati che fa schifo rispetto a quelli di Google, allora non c’è molto che si possa fare.
    Nessuno nemmeno ti obbliga ad aprire una attività che tu non riesca a mantenere economicamente se non tramite un servizio (pubblicitario) di Google e poi lamentarti del servizio stesso.
    Nel bene o nel male Internet oggi è quello che è proprio grazie a Google, al suo motore di ricerca eccezionale e ai servizi che ha creato negli anni. Nessuno vieta di dissociarsi da questo “Internet” e prenderne parte in maniera diversa costruendone così uno migliore.
    E’ certamente sciocco dare contro a chi in questi anni ha costruito (guadagnandoci, ovviamente) però.

    Quello che mi sembra assurdo è discutere su questi argomenti di fanta tecno-politica quando il vero problema non è finto, ma reale: l’IPv6.
    Il nuovo protocollo ha un sistema per discriminare la priorità del traffico (cosa non possibile in IPv4) per cui in questo caso sì che si avrà un accesso diverso ad Internet e ai suoi contenuti secondo criteri di mercato non controllabili dal singolo utente. Allora sì che Google potrà fare l’accordo con un qualsiasi operatore affinchè l’accesso ai propri servizi (portale, youtube, VOIP) funzionino meglio di quello agli altri.
    Allora sì che il problema sarà realmente un problema di posizione dominante. Oggi è invece solo una questione di discutere perché in uno spazio completamene libero qualcuno ha avuto la capacità di ritagliarsi uno angolo meglio gestito che è in grado di influenzare gli angoli degli altri.

    Riguardo alla questione del diritto di copyright, mi spiace ma capiti male con il discorso riguardo “furto a coloro che hanno lavorato” e cose simili. Riguardati come è nato il diritto d’autore e come era stato equilibrato alla sua nascita e mettilo a confronto a quello che è oggi. La sua “evoluzione” nel tempo è un fattore di peggioramento delle condizioni di sfruttabilità della cultura a favore proprio del lucro personale.
    Quindi, dire che Google sia il male perché intende spezzare questa cosa (a sua volta per ovvi motivi di lucro) è alquanto bizzarro.
    Soprattutto perché, che Google ci guadagni o meno, come tutti i suoi servizi, sono a disposizione dell’intera popolazione internauta che ne può beneficiare (o meno a seconda delle proprie scelte personali).
    Che una biblioteca sia pubblica o privata non fa differenza sul fatto che chi usa un libro preso lì non versi alcun contributo all’autore dell’opera e quindi per questo sia (o dovrebbe essere) un enorme danno. Eppure le biblioteche esistono (e si caratterizzano per essere non a scopo di lucro, non private o pubbliche).
    Proviamo a fare un cinema “non a scopo di lucro” dove si proiettano gli ultimi film e vediamo le conseguenze. Come vedi la questione “diritti” segue una filosofia del lucro in tutti i casi e venire a disquisire chi sia meglio o peggio è davvero assurdo.

  • # 23
    Nessuno
     scrive: 

    Il “sistema” lo cambiano gli stati, per il bene della collettività, non un’azienda per i suoi fini di lucro.

    Suvvia sii serio per favore. Le ultime scelte da parte degli USA riguardo all’estensione del copyright vanno proprio nella direzione del “bene della collettività”. Sicuro. E io che credevo che invece l’estensione a 90 anni rinnovabili dei diritti fosse invece a favore solo del lucro di chi quei diritti li sfrutta…

  • # 24
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ nessuno
    Sono serissimo: non ci crederai ma sono perfettamente in grado di constatare gli sfasci della democrazia serva delle lobby. Spero di non sorprendere te se affermo che non è Google che ci salverà da questo. Il loro motto ha la stessa influenza sulle loro strategie delle mie ciabatte.
    Google è solo un’altra lobby multimiliardaria, con altri obiettivi, rivolti al profitto, non certo alla liberazione del diritto d’accesso alla cultura. Quello è solo un effetto collaterale. Su cui, nondimeno, l’azienda è stata abile a costruire la propria reputazione.

  • # 25
    Nessuno
     scrive: 

    Ma su questo concordo con te.
    Non credo che l’idea ultima di Google sia quella di liberarci dalla schiavitù o dai legacci che l’industria moderna ci ha incatenato.
    Nondimeno la vedo come il male minore perchè diversamente dalle altre aziende le proprie operazioni di guadagno le fa in maniera indiretta rispetto al servizio che offre e questo le permette di avere dei servizi di qualità che altrimenti non avremmo mai avuto.
    Basti pensare all’eccezionalità di Google Earth e al fatto che è praticamente un atlante mondiale interattivo, con dettaglio inimmaginabile, continuamente aggiornato e gratuito.
    Che poi venda anche il servizio di navigazione ad esso associato poco mi importa, visto che non ne ho bisogno, e non me ne lamento, così come non mi lamento che le foto a disposizione siano tutte prese dal proprio servizio Panoramio o tutto quello che ci sta dietro in termini di pubblicità o di sfruttamento del servizio per scopi commerciali.
    E quando un domani tale servizio risulterà “alterato” tanto da non darmi una corrispondenza reale con quello che cerco, non farò altro che cercare un servizio alternativo o tornare al buon vecchio atlante stampato, con tutti i suoi limiti.

  • # 26
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Nondimeno la vedo come il male minore perchè diversamente dalle altre aziende le proprie operazioni di guadagno le fa in maniera indiretta rispetto al servizio che offre e questo le permette di avere dei servizi di qualità che altrimenti non avremmo mai avuto.

    Io invece non la vedo affatto come il male minore, non più progressivamente da qualche anno. La mole di dati che Google concentra circa ognuno dei suoi utenti (rispetto ai quali i contenuti, di terzi come il search e YT o “propri” come books sono solo un’esca) con ben poche tutele è una bomba che attende di esplodere. Io se ho qualcosa da nascondere o meno devo dimostrarlo solo alla giustizia italiana, non certo a Schmidt, quindi per la conservazione dei miei dati più personali preferisco pagare in Euro, invece che con la moneta della retrocessione di pezzi della mia privacy. Povero chi crede ancora che i servizi Google (ma non solo) siano gratis et amore dei.

  • # 27
    arkanid
     scrive: 

    Alessio, poca ironia, tu hai il potere di pubblicare questa roba e sai che disapprovo. Il mondo è una cosa complessa e solo gli adolescenti e le persone facilmente suggestionabili si fanno portare in piazza per queste cose. Torniamo indietro a vivere tutti nelle proprie topaie coi maiali, anzichè pretendere di avere tutto gratis e a nostro piacimento, finchè c’è qualcosina che non va bene e allora alcuni ci ironizzano e altri inziano a propagandarci sopra. Mi chiedo che gusto ci sia a trovare da dire du tutto quello che altri ci mettono a disposizione, peraltro gratis. Se non lo vuoi usare non lo usi e basta.

    E’ la stessa ideantica filosofia di vita che porta in piazza i noglobal per cui tutto è lecito per chi contesta e chi invece di rompere sempre i maroni fa qualcosa è sempre il cattivo. Bel modo di fare, la contestazione è la posizione più facile e populista dell’universo.

  • # 28
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ arkanid
    Se vuoi scrivere un guest post per descrivere la tua opinione nel merito le porte qui sono aperte. Di converso apprendo ora che disapprovi e se permetti, memore della libertà d’espressione concessami, me ne infischio.
    Per quel che riguarda le tue solidissime argomentazioni, trovi – sempre che t’interessino – le mie esposte chiaramente nello scambio di pareri con l’utente “Nessuno”.
    Ora se permetti mi congedo: i miei amici black block mi aspettano sotto, non vorrei farli spazientire.

  • # 29
    arkanoid
     scrive: 

    Non mi aspettavo una risposta diversa, stampino in mano e via, come in una catena di montaggio. Il bello è che poi a conoscerti e a parlarti è anche probabile che cambi dal giorno alla notte.
    Sono attonito.

    Chiedo scusa per l’intervento di prima, ero di fretta e inavvertitamente ho impastato una frase ma credo che non ci sia bisogno di spiegare il senso.

  • # 30
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ arkanoid
    Di persona magari anche tu useresti un tono diverso da quello adatto per parlare a un adolescente un po’ imbecille. Invece da dietro a un monitor mi vedo rivolte le critiche e i toni di cui al commento #27 e mi tocca anche sapere che la mia risposta ti lascia attonito… :-)

  • # 31
    Nat
     scrive: 

    Riguardo a questi argomenti la vedo esattamente come te, il liberalismo assoluto per cui ogni cosa va al suo posto da sola se esiste domanda ed offerta e’ roba che esiste solo nella fantasia.
    Nella pratica quando qualcuno acquisisce un potere fortissimo in un dato settore e dispone di soldi ed influenza politica (in genere legata ai soldi) c’e’ tutt’altro che da star tranquilli.

  • # 32
    degac
     scrive: 

    ‘gli effetti positivi sono una causa incidentale’

    Per fortuna che ci sono effetti positivi, di solito quando un’azienda fa il proprio interesse casi di ‘effetti positivi’ sono molto rari (al momento non mi viene in mente nessun altro esempio, son sincero!) e sono più frequenti gli effetti negativi…

    Che Google sia un’azienda, che siano passati 10 anni dalla fondazione e che i ‘principi’ siano andati a rotoli non penso sia da imputare SOLO a Google: nel frattempo sono nati i blog (non li ha inventati Google), è arrivato Facebook et simila e il concetto stesso di privacy è andato a quel paese.
    La domanda è: perchè pensare che sia colpa di Google?

    Se avete paura della privacy ricordatevi che il cellulare viene tracciato, che ci sono telecamere ovunque, che ogni volta che usate POS e carta di credito lasciate informazioni, che ogni volta che andate in autostrada sanno quando e da dove siete partiti ecc…

    Google è un’azienda con l’obiettivo di fare soldi: giusto, sacrosanto e non nascosto. Vuoi fare una ricerca? Ti trovi la pubblicità. Vuoi comparire nei risultati? Paga un piccolo obolo. Non vuoi comparire? Dimmelo.
    Google ha il ‘monopolio’ a livello mondiale: vero, ma nessuno obbliga ad utilizzare i suoi servizi. Se si scarica FF si trova come motore di ricerca Google, se scarichi IE Bing. Si può decidere di impostare il motore su ‘AmiciDiMariaDeFilippi’ (se esiste…)

    Onestamente Google Maps e Google Street sono servizi comodi: compare la foto di qualcuno che non dovrebbe/vuole comparire? Bene, chiama Google e ti ‘cancellano’. Ma forse è meglio avere ’15 minuti di gloria’ e apparire sui media per dire che ‘Google ha violato la mia privacy’

    E tutte le telefonate che si ricevono del tipo ‘vuoi un contratto con l’operatore X’ non danno fastidio? Cosa è stato fatto in questi anni? Ah, già per quello c’è il Gabibbo…

    Capisco che il post vuole essere una ‘forzatura’ in tono semi-scherzoso (o forse no), ma a ben guardare Google sembra solo un elemento che rafforza e manifesta effetti/forze che si sono manifestate e si stanno manifestando in internet e non generati direttamente da Google.

    E’ come dire che i giornali sono colpevoli di mostrare solo notizie cattive, ma non sono loro a ‘creare’ le notizie cattive, i fatti esistono fuori: il giornale li riporta. Si può sempre chiudere il giornale, ma gli eventi non smettono… e ci sarà qualche altro giornale a riportarli.

  • # 33
    Giovanni
     scrive: 

    Bello questo post!!! Peccato dover lavorare e non avere il tempo per discuterlo attraverso le dovute riflessioni. Sospetto quasi di aver sollecitato io stesso Di Domizio a tornare sullo scottante argomento:)

    In genere, nelle mie considerazioni sui trascorsi informatici, cerco di dimostrarmi abbastanza cinico nel giudicare il “capitale”. Mi sembra corretto smontare qualsiasi disillusione e assumere un responsabile atteggiamento realista. Ma l’argomento Google appartiene all’attualità, non al passato, e proprio per voler essere realisti, ciò implica un impegno attivo, un’assunzione di responsabilità per esprimere una critica feroce.

    Premetto che condivido in toto la posizione di Di Domizio. Le opinioni qualunquiste che ho potuto leggere lasciano il tempo che trovano, in questo contesto, lo ripeto, non hanno ragione di essere e sono le prime che devono essere smontate. Sarà anche vero che la Democrazia non esiste (guarda caso, Berlusconi sostiene il contrario!), ma il senso della Democrazia consiste nel riconquistarla continuamente e non nel lasciare che sia “qualcuno” a concederla… diremo meglio, in questo senso: ad imporla (Tirannide?). Questo è il controsenso in cui si incagliano tutti quelli che intendono tessere le lodi di Google.
    Ogni posizione dominante deve quantomeno intimorirci ed insospettirci. Lo sforzo per riconquistare la Democrazia consiste nel trovare le cose che non vanno: a proporci le giustificazioni e descriverci le cose “belle” ci pensano già i “Despoti Democratici”, non serve che ci perdiamo tempo noi. E non si tratta nemmeno di essere gli ingenui contestatori che scendono in piazza a rompere le palle ad altri disgraziati nella loro stessa condizione.

    Questo luogo (un blog) è il luogo della riflessione e ben venga ogni libertà di espressione. Altri saranno i luoghi dell’azione (confido che esistano) in cui potranno essere messe a punto le azioni per contrastare Google. Sia chiaro che non sto certo parlando di “distruggere i servers” (appunto la contestazione ingenua), ma mi riferisco alla possibilità di mettere in atto idee che possano contribuire ad equilibrare una situazione potenzialmente anomala che per ora “regala” tanti benefici.

    Importante, in questo contesto, continuare a segnalare e mantenere l’allarme: perché, ne sono convinto, di pericolo si tratta! In quanto alle mosse, senza voler prendere posizione (per ora) non credo molto al boicottaggio, ma confido nell’evoluzione tecnologica e a qualche “interventino” da parte delle autorità prima che sia troppo tardi.
    Non vorrei entrare troppo nel merito dei post che ho letto per non dilungarmi ulteriormente.

    @Gas: certo che non dovremo aspettarci che sia Google a far calare i propri profitti. Se lo facesse mi insospettirei ancora di più!

    @Nessuno_17: la digitalizzazione di tutte le opere letterarie a proprie spese non mi sembra di buon auspicio, anzi la trovo un’idea inquietante e sospetta… siamo alla megalomania!

    @Nessuno_20: Google non è proprio un servizio di ricerca come un altro (in realtà è anche il migliore), d’altra parte il merito del successo (da riconoscergli) è stata propriamente l’idea che lo ha reso diverso dagli altri. Ma ora i tempi sono cambiati!

    @Nessuno_20:Non posso pensare a Google come a qualcuno che fa “regali”: trovo una contraddizione di fondo in questa idea. Inoltre, ci mancherebbe, è ovvio che offra degli ottimi servizi altrimenti non sarebbe il più potente: ma se fossero in tanti, visto che i soldi per i meriti dell’idea geniale li avranno già intascati?

    @Nessuno_25: il problema di fare profitti in maniera “indiretta” è proprio quel lato oscuro che intimorisce maggiormente: quando vado a prendere il pane il fornaio non guadagna “indirettamente”.

    @Arkanoid: qualunquismo allo stato puro: mi dispiace, ma sei OT.

    @Nat: hai ragione, ma vorrei precisare:non è che il liberalismo esista solo nella fantasia, esso appartiene al passato (solo Berlusconi lo proclama ancora come arma contro il Comunismo). Come sistema è storicamente sorpassato ed è almeno da cinquant’anni che si considera normale intervenire per la regolamentazione dei mercati. Ovviamente la cosa è complessissima e spesso destinata all’insuccesso (per esempio in America è legale il lobbismo, in Italia no, ma c’è).

    Insomma, il fatto che esistano concentrazioni di potere potenzialmente sospette dovrebbe far pensare i “comuni mortali” e non renderli così tenacemente ottimisti. Pensate forse che dietro a tanta filantropia ci sia il desiderio di rendere il mondo migliore? Io riesco solo a pensare a biechi calcoli a tavolino per far entrare nelle tasche fior di miliardi… pagati con la pubblicità da parte dei consumatori, ovviamente! Abbiamo anche noi il diritto di essere cinici, ogni tanto!

    Saluti

  • # 34
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ degac

    Per fortuna che ci sono effetti positivi, di solito quando un’azienda fa il proprio interesse casi di ‘effetti positivi’ sono molto rari (al momento non mi viene in mente nessun altro esempio, son sincero!) e sono più frequenti gli effetti negativi…

    Quella di promuovere effetti positivi incidentali o comunque corollari del proprio core business, come se fossero IL core business o lo scopo primario dell’attività, è una delle manipolazioni più sottili della pubblicità. Attenzione: non sto parlando della testata giornalistica che definisce “giornalismo di qualità” il proprio core business ma in realtà campa di pubblicità. Nella misura il rapporto di consequenzialità fra la qualità del giornalismo e (almeno in teoria) il volume di lettori tiene, promuovere la “causa” non può ritenersi manipolazione.
La manipolazione interviene allorquando non c’è alcun rapporto di consequenzialità fra i valori promossi (don’t be evil, accesso libero alla cultura etc.) e il core business, che ruota attorno ad un ottimo (a mio avviso lungi dall’essere superato) algoritmo di ricerca e a un oliatissimo sistema di raccolta pubblicitaria e profilazione dell’utenza. Fino a quando il problema è la sola non consequenzialità, la manipolazione si può dire “leggera” e dopotutto passabile: i più allocchi crederanno nei nobili intenti, i più pragmatici metteranno al centro il valore del prodotto.
    La manipolazione diventa “pesante” quando le pratiche funzionali al core business arrivano a contraddire esplicitamente i “nobili intenti”. È il caso della compagnia petrolifera, il cui case study fu raccontato non senza un certo compiacimento da un executive una importante società di PR, che procura danni ambientali mostruosi ma nel mentre costruisce un’intera campagna pubblicitaria nazionale su un impiantino solare da pochi MW.
    Mi dirai: in questo caso il problema è del consumatore allocco. E no! Il consumatore ha tutto il diritto di essere allocco, farebbe meglio a non esserlo, ma in quanto parte debole della transazione viene tutelato dalla legge.
    Il problema certo non nasce né si conclude con Google, un’azienda che realmente ha ristrutturato il nostro rapporto con la conoscenza. A parte che non in molti si sono domandati se questo rapporto con la conoscenza sia stato ristrutturato un po’ anche in peggio, praticamente tutti hanno immaginato per lunghi anni, che l’apporto di Google fosse in effetti un “dono all’umanità”, tesi ben cavalcata sotto l’ombrello del “don’t be evil” (e nessuno che si sia chiesto come fa una corporation multinazionale ad agire secondo principi etici!). Ma quel che è peggio, non pochi sono i casi in cui sotto quell’ombrello sono state messe in pratica azioni che ci si sarebbe attesi dalla MS degli anni migliori e in generale strategie che tradivano l’intrinseca prepotenza della multinazionale. Anche gente pragmatica come il sottoscritto, ha dovuto attendere le spocchiose e allarmanti posizioni “illuminate” e tecno-elitiste di Schmidt prima di decidersi a de-googlizzarsi.

    Che Google sia un’azienda, che siano passati 10 anni dalla fondazione e che i ‘principi’ siano andati a rotoli non penso sia da imputare SOLO a Google: nel frattempo sono nati i blog (non li ha inventati Google), è arrivato Facebook et simila e il concetto stesso di privacy è andato a quel paese.
La domanda è: perchè pensare che sia colpa di Google?

    La colpa non è comunque di Google, che è una multinazionale a fini di lucro ed è giusto che operi seguendo tutte le logiche delle aziende multinazionali. Il problema è di chi gli dovrebbe mettere un freno. A Google, a Facebook e a tutte le aziende che stanno svuotando di significato il diritto sancito dalla legge alla privacy dell’individuo.

    Se avete paura della privacy ricordatevi che il cellulare viene tracciato, che ci sono telecamere ovunque, che ogni volta che usate POS e carta di credito lasciate informazioni, che ogni volta che andate in autostrada sanno quando e da dove siete partiti ecc…

    Scusami ma questo è un po’ qualunquista. Per estremizzare, se ti multano per eccesso di velocità cosa fai contesti la multa al prefetto ricordandogli che ci sono altri lì fuori che continuano a farlo?

    Google è un’azienda con l’obiettivo di fare soldi: giusto, sacrosanto e non nascosto. Vuoi fare una ricerca? Ti trovi la pubblicità. Vuoi comparire nei risultati? Paga un piccolo obolo. Non vuoi comparire? Dimmelo.
Google ha il ‘monopolio’ a livello mondiale: vero, ma nessuno obbliga ad utilizzare i suoi servizi. Se si scarica FF si trova come motore di ricerca Google, se scarichi IE Bing. Si può decidere di impostare il motore su ‘AmiciDiMariaDeFilippi’ (se esiste…)

    Innanzitutto tutto quello che fa Google, indipendentemente da quanto sia bello o brutto, comodo o scomodo, deve seguire i principi dettati dalla legge, nazionale ed Europea, in merito di privacy. In secundis andrebbe capito se la posizione dominante di Google – particolarmente in associazione con le prassi sulla conservazione dei dati personali – non rappresenti un rischio massiccio e possibilmente mortale per il concetto stesso di diritto alla privacy. Sempre ricordando che, fino a prova contraria, sono gli stati che stabiliscono dei principi validi per la cittadinanza, non certo delle aziende che li stabiliscono de facto a suon di forzature e lobbying, per i propri fini di lucro.

    Onestamente Google Maps e Google Street sono servizi comodi: compare la foto di qualcuno che non dovrebbe/vuole comparire? Bene, chiama Google e ti ‘cancellano’. Ma forse è meglio avere ’15 minuti di gloria’ e apparire sui media per dire che ‘Google ha violato la mia privacy’

    Sono gli effetti della celebrità e nemmeno i peggiori. Per giurare davanti a un giudice di avere ricevuto avances sessuali da una certa pop star qualche tempo fa c’era una fila da ufficio postale il 27 del mese.

    E tutte le telefonate che si ricevono del tipo ‘vuoi un contratto con l’operatore X’ non danno fastidio? Cosa è stato fatto in questi anni? Ah, già per quello c’è il Gabibbo…

    Scusa ma questo cosa aggiunge alla discussione?

    Capisco che il post vuole essere una ‘forzatura’ in tono semi-scherzoso (o forse no), ma a ben guardare Google sembra solo un elemento che rafforza e manifesta effetti/forze che si sono manifestate e si stanno manifestando in internet e non generati direttamente da Google.

    Qui si parla di Google, si è già parlato e si parlerà ancora di Facebook e di molti altri fenomeni del genere. http://www.appuntidigitali.it/tag/privacy/
    Rimane il fatto che, assieme a Facebook, Google rappresenta oggi il baluardo di un certo modo di intendere i dati personali che presenta vari profili di incompatibilità con la legge di riferimento.

    E’ come dire che i giornali sono colpevoli di mostrare solo notizie cattive, ma non sono loro a ‘creare’ le notizie cattive, i fatti esistono fuori: il giornale li riporta. Si può sempre chiudere il giornale, ma gli eventi non smettono… e ci sarà qualche altro giornale a riportarli

    Questo significa assimilare delle pratiche potenzialmente illegali a una prassi inevitabile. Non credo che lo sia e, prima che lo diventi, ritengo legittimo dire la mia e oppormi.

  • # 35
    degac
     scrive: 

    “Dont’ be evil” è un bellissimo slogan pubblicitario e come tale l’ho sempre considerato: soltanto uno sprovveduto crederebbe che una società (che deve dar conto ai suoi finanziatori) operi per il ‘bene del mondo’ manco fosse ‘mandata dal Signore’ (…in questo caso avrei ancora più dubbi visti i ‘nostri’ contributi – IOR & co).
    Il ‘succo’ dell’articolo porta alla conclusione che ‘Google attacchi la privacy’.
    E lo fa perchè le regole sono farraginose e diverse da paese a paese, senza contare l’interpretazione dei giudici.
    Forse il problema sta proprio qui: in Europa esistono norme sulla privacy, ma a me sembra abbiano portato solo a burocrazia e firme liberatorie.
    La stessa Google, per la nota vicenda del ragazzo diversamente abile picchiato dai suoi compagni di scuola, è stata ‘accusata’ di violazione della privacy perchè il testo non era chiaro…
    Avete mai letto le clausole sulla privacy di qualsiasi contratto? Lavoro in una concessionaria di automobili e l’allegato della privacy è più lungo delle condizioni generali del contratto di vendita…
    Forse il problema è che le persone non sanno cosa sia la privacy, non sono conscie della sua ‘importanza relativa’ per il semplice motivo che non risulta ‘monetizzabile’ in maniera semplice.
    Google, FB & tutte le società di advertising sanno come misurare il valore economico della privacy (intesa come insieme di informazioni +-personali): la soluzione – che una eventuale nuova normativa sulla privacy dovrebbe includere secondo me – è quella di permettere all’utente-persona di dare un valore economico alle informazioni che possiede/scambia (* non è una mia idea, l’ho letta in qualche intervista su qualche quotidiano mesi fa…)
    Così in pieno stile web 2.0 si passerebbe dall’uso passivo degli strumenti ad una ‘collaborazione-economica’ per l’utilizzo degli stessi: indirettamente quando usiamo uno strumento di Google noi ‘paghiamo’ qualcosa, in futuro potremo essere in grado di quantifiralo (già mi vedo il Google-widget che mi assegna il mio valore…) e di richiedere-pretendere o accontentarsi di certi servizi (+GB di archiviazione in base al tipo/natura/quantità di informazioni).
    Sarà un mondo migliore? Saremo tutti ‘prostitute digitali’ per accedere a servizi migliori? Oppure è meglio essere trattati come ‘amanti’ come ora?

    ps: sicuramente poche imprese rinuncerebbero ad un’offerta del genere… corro a brevettare il concetto!

    pss: scusate per il mega-post!

  • # 36
    mede
     scrive: 

    google non è certo una società santa, ma se la maggior parte delle società fosse condotta (o fosse possibile condurla) con gli stessi principi e lo stesso successo probabilmente sarebbe un mondo migliore.

    ovviamente preoccupano gli introiti smisurati, ultimamente la mancanza di innovazione seria, e il controllo che può avere sulle nostre vite. ma non è che non sia possibile usare prodotti di altri. se la gente non si mette in testa che deve scegliere i prodotti che consuma perchè la loro scelta ha delle conseguenze non se ne verrà mai fuori. i rischi per la privacy e le falle mi fanno ridere, ce li hanno tutti e a tanti livelli e non è certo google a creare questo rischio. hanno ragione a dire che la privacy non esiste, ma non perchè ci sono loro ma perchè molta gente non la vuole: cellulari, chat poi facebook e twitter crescono, dunque la privacy non è un problema per la gente, almeno non finchè non si rende conto di quello che sta facendo. in questa ottica le affermazioni di Zuckerberg sono un analisi dei fatti non una sua aspirazione.

  • # 37
    Nessuno
     scrive: 

    Comunque la questione è abbastanza divertente perché di fatto si accusa Google di quali siano i propri termini di accesso ai suoi servizi però poi si vuole a tutti i costi usufruirne.
    Google viola, Google è un parassita (come annunciato giusto poco fa), Google ruba, Google non rispetta etc.. etc.. Ma NESSUNO, ripeto NESSUNO costringe qualcun altro ad usufruire dei suoi servizi. La tanto decantata DEMOCRAZIA qui non c’entra un bel nulla. Rivedetevi il significato del termine. Qui non è in discussione la libertà di nessuno nè tanto meno la capacità di decidere.
    Aprite il vostro broswer preferito andate sui settaggi, impostate un motore di ricerca diverso sa Google e vivrete felici come utenti. Scrivete una mail a Google in cui richiedete che le informazioni contenute a tale indirizzo di vostra proprietà non devono essere indicizzate, oppure fate un sito che blocca i crawler e siete a posto come fornitori di servizi sulla rete.
    Volete il super mega stupendo completo velocissimo motore di ricerca di Google? Beccatevi anche le sue clausole d’uso. Volete che il vostro sito sia raggiungibile dal 90% del mondo navigante? Beccatevi le controindicazioni.
    Punto. Nessuno ha acquistato tutta l’acqua del mondo e ve la sta vendendo a prezzi folli, così come nessuno ha comprato tutta la banda del mondo e vi costringe a passare su i suoi server.

    E per fare un confronto, dei termini d’uso di Facebook, di quello che fa con i miei dati, delle info e foto che pubblico, proprio non mi può interessare di meno. Io non sono iscritto al loro servizio. E nessuno mi obbliga a farlo. E vivo felice. Non vedo perché con Google non possa essere lo stesso.

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