di  -  martedì 9 ottobre 2007

RadioheadI Radiohead sono dei veterani della musica pop inglese, famosi in tutto il globo, attirano da ormai molti anni un nutrito numero di affezionati seguaci. Fra poco uscirà il nuovo album del gruppo In Rainbows, e sarà disponibile solo online in due versioni: una da farsi spedire a casa che comprende 2 vinili, 2 cd e il booklet con i testi, il tutto rifinito con cura per far bella mostra di sé su una mensola, tutto per la modica cifra di £ 40 ovvero € 57, e comprende anche il download delle tracce digitali dal sito. Chi si “accontenta” può acquistare soltanto i brani da scaricare in alta qualità, in questo caso decide l’acquirente quanto pagarli, avete letto bene, il download è a offerta.

via | Techdo

Qualcuno di voi sta pensando che non è una novità assoluta, altre stelle del pop hanno annunciato simili iniziative, come George Michael ad esempio, che nel 2004, alla presentazione del suo (allora) nuovo album Patience, dichiarò di voler regalare i suoi futuri lavori, facendoli scaricare direttamente dal suo sito web, dall’album successivo naturalmente; siamo oggi nel 2007 e i suoi nuovi brani sono presenti nel sito solo come suonerie per il cellulare, a pagamento naturalmente.

I Radiohead fanno sul serio, sanno di avere un pubblico che li ama e li seguirà sempre e ovunque, hanno da sempre un pessimo rapporto con le case discografiche e poi amano essere pionieri nella vita come nella musica. Così hanno già iniziato la promozione del nuovo album attraverso i loro concerti, già finiti su youtube naturalmente.

Chi ha accumulato popolarità in lunghi anni di carriera può fare quello che vuole, ha tutto quello che serve per muoversi liberamente: fan e stampa al seguito.

Il bello della rete però è che permette una comunicazione bidirezionale, ponendosi come luogo di discussione e confronto al contrario dei vecchi pulpiti (mass media tradizionali) e col web forse è il concetto stesso di star ad essere invecchiato.
Sul web siamo tutti scrittori, poeti, musicisti, fotografi e qualsiasi altra cosa e in rete esistono mezzi per incontrarsi, confrontarsi e farsi conoscere; in tal senso basti citare MySpace Music, Youtube che ha portato al successo mondiale diversi musicisti emergenti, come gli Ok Go.

Band affermate che dall’alto del successo cercano sul web l’indipendenza dalla cinica e spietata industria discografica, e chi vuole sfondare, cerca su internet la visibilità e il contatto con i discografici: che siano affermati o no ormai tutti gli artisti inseguono i loro traguardi attraverso la rete. Ma se per raggiungere il contratto con un discografico bisogna essersi guadagnati il consenso del pubblico sul web, questo non rappresenta più la spinta verso il successo; e se posso vendere la mia musica autonomamente in tutto il mondo perché dividere i miei incassi con esso? L’industria discografica ormai non è più capace di sfornare altro che motivetti da suonerie per cellulare. La musica nasce e cresce lontana da questi ambienti e lentamente conquista sempre più indipendenza.

La pirateria dilagante è dovuta in buona parte alla fossilizzazione dell’industria in una vecchia realtà, fatta di supporti fisici e pulpiti mediatici, questo atteggiamento è però comprensibile, dato che il nuovo mondo che si sta creando grazie alla rete, non prevede l’esistenza degli imperi discografici.

10 Commenti »

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  • # 1
    bnoise
     scrive: 

    “Ma se per raggiungere il contratto con un discografico bisogna essersi guadagnati il consenso del pubblico sul web, questo non rappresenta più la spinta verso il successo; e se posso vendere la mia musica autonomamente in tutto il mondo perché dividere i miei incassi con esso?”

    Quando puoi permettertelo, ok.
    Registrare un disco costa, così come costa organizzarsi tour e concerti – l’etichetta a questo dovrebbe servire.

  • # 2
    Max Della Torre
     scrive: 

    Anche i Nine Inch Nail hanno chiuso tutti i contratti con le case discografiche.
    …che qualcosa stia veramente cambiando? Io lo spero, perché le grosse major con la loro implacabile avidità hanno contribuito non poco ad affossare il mercato della musica.

  • # 3
    righe90
     scrive: 

    #2 le grosse major con la loro implacabile avidità hanno contribuito non poco ad affossare il mercato della musica.

    quoto, e poi si lamentano della pirateria…

  • # 4
    Radiohead: già venduti 1,3 milioni di album via web - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] giorni fa vi scrivevo a proposito dell’intenzione dei Radiohead di vendere il loro nuovo album In Rainbows […]

  • # 5
    I dati di “in rainbow” dei radiohead non sono così male - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] album dei Radiohead “In rainbow” a costo 0, dal sito ufficiale. Per chi si fosse perso la puntata precedente riassumo che la band inglese ha deciso molto coraggiosamente di vendere l’ultimo album solo […]

  • # 6
    Amazon ci crede: ecco a voi l’eBook reader, di nuovo - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] Chi di quest’invenzione ne farebbe volentieri a meno invece, sicuramente sono gli editori. Tanto per cominciare distribuire un libro in formato digitale significa esporlo alla pirateria: i lucchetti digitali, si sa, non sono mia così sicuri, mentre per copiare un libro di carta, ci vuole la pazienza di un amanuense. Ma soprattutto, come già detto, gli ebook reader permetterebbero il contatto diretto tra lettori ed autori, rendendo superflua l’esistenza degli editori. Insomma sta per iniziare per l’industria del libro una lenta ma inesorabile discesa. Una storia che mi sembra di aver già visto. […]

  • # 7
    I Radiohead aprono un social network per i propri fan - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] band è salita alla ribalta della cronaca a fine Settembre 2007, quando annunciò di voler diffondere il nuovo album sul web, scaricabile ad offerta libera. […]

  • # 8
    Tutto cambia: i Metallica guardano al p2p - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] dichiarato tramite il batterista Lars Ulrich, di guardare con molto interesse agli esperimenti di Radiohead e Nine Inch Nails, e che per il futuro tutto è […]

  • # 9
    Carlo
     scrive: 

    Bell’articolo. C’è da fare tuttavia un’attenta distinzione tra “l’impero discografico” e le “case discografiche”. Senza le case discografiche si fa ben poco. I Radiohead senza la EMI non sarebbero nulla, per quanto bravi e bravissimi siano. Possono fare tutti i giochini che ritengono opportuni: prodotti da EMI non è così difficile.
    E non concordo, se mi citi myspace music, nel definire l’attività di promozione dell’artista di oggi una cosa possibile da fare senza gli imperi, perchè Myspacemusic è di fatto un impero!
    Io trovo che il futuro siano le etichette indipendenti, che possono contraddistinguersi proprio per le produzioni. Tu sbagli a far passare il discografico come uno che divide dei soldi non suoi, il discografico è una persona che lavora per la realizzazione di un progetto. E se non è un truffatore, fa un lavoro meraviglioso.

    Spero di aver dato un contributo alla lettura del tuo blog, ciao.

  • # 10
    Giuseppe Grancagnolo
     scrive: 

    Booo! il fatto è che la questione è assai controversa, da una parte l’industria discografica ha connotazioni fornemente ed emotivamente negative, ma bisogna capire che si tratta di una vera e propria azienda lucrativa con ambizioni allineate alle mission di qualunque altro esercizio, è chiaro, magari c’è poco di romantico in tutto questo, fortunatamente esistono ancora delle etichette indipendenti che prediligendo stili di nicchia riescono ad offrire buona musica e maggiore considerazione verso gli artisti.

    dall’altro lato però non si può usare il comportamento delle case per giustificare la pirateria, mi rendo conto che sembra stronza come cosa, il fatto di spendere dei soldi quando si può avere gratuitamente e subito tutta la musica che vuoi, ma di questo passo, chi intende prendere questa strada, sarà penalizzato perchè oggi la crisi discografica ha portato come immediato sintomo un calo del budget destinato all’investimento di nuovi artisti, che dire scaricare si magari, ma non smettere di acquistare…che dite?

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