di  -  mercoledì 23 giugno 2010

L’argomento DRM, di cui abbiamo parlato diverse volte, è abbastanza controverso: da una parte c’è chi lo supporta perché lo vede come una forma di tutela degli investimenti fatti da software house e/o fornitori di contenuti, mentre dall’altra ci sono i consumatori che lo ritengono un intralcio (“ho già pagato, perché devi ancora infastidirmi?”); in mezzo opinioni variegate, comprese quelle del tutto illegittime (degli scrocconi).

Parlando di qualcosa che risulta in parte in relazione con esso, il tristemente famoso TCPA, le reazioni sono, invece, per lo più sbilanciate verso la crocifissione di quello che viene visto come satana in persona, il mezzo col quale grandi fratelli, dittatori, massoni e corporazioni varie controlleranno ogni aspetto della nostra vita. Quasi come fosse “la soluzione finale” di memoria nazista.

D’altra parte è anche comprensibile che sia così, vista la sistematica campagna denigratoria che in questi anni è stata mossa da alcuni noti personaggi, fieri oppositori di quella che viene considerata la minaccia numero uno alla “libertà”. E’ ben noto che il terrorismo informatico e mediatico fa proseliti e attecchisce molto velocemente giocando sulle paure intrinseche dell’uomo, capaci di scardinare facilmente ciò che la natura ci ha donato per distinguerci dal regno animale: la razionalità.

Una tecnologia può, quindi, essere bella o brutta, buona o cattiva, non per mere questioni intrinseche, ma anche o addirittura soltanto per come ci viene presentata, dall’aura positiva o negativa con cui è stata ammantata da qualcuno che ha avuto l’interesse o l’ingenuità (a volte capita anche questo) di mostrarcela in questa veste.

Basta prendere qualcosa di completamente diverso, come ad esempio internet, e i giudizi risultano diametralmente opposti: è raro trovare qualcuno che remi contro questo mezzo, il quale viene visto come il pilastro fondante della libertà di espressione, nonché strumento che permette di attuare una “vera” forma di democrazia e di libera scelta (sto volutamente esagerando, ma serve a rendere l’idea che circola sul tema). Pertanto ogni attacco nei suoi confronti viene stigmatizzato come il tentativo dei poteri forti di togliere la libertà alla gente.

Non che ce ne fosse bisogno, ma a dimostrazione di quanto un argomento possa essere pesantemente influenzato dal bias individuale, ho realizzato un piccolo esperimento nella sezione “Storia, Politica e Attualità” del nostrano forum, creando un paio di sondaggi allo scopo di evidenziare le posizioni fortemente prevenute che si creano parlando di un argomento piuttosto che un altro, pur essendo stati presentati allo stesso modo (stesse parole, ma leggermente cambiate in base al mezzo in esame).

Per primo ho aperto quello su internet col titolo Internet andrebbe eliminata?, con le seguenti voci:

  • Qualunque cosa sia anche soltanto ipoteticamente dannosa andrebbe eliminata
  • Prima bisognerebbe verificare che concretamente e realisticamente sia dannosa
  • Potrebbe essere sottoposta a limiti per quanto concerne i crimini che si potrebbero commettere
  • No, è soltanto un mezzo e non dev’essere soggetta a limitazioni o alla sua eliminazione

e descrizione:

Come da titolo, il sondaggio riguarda internet e la sua eventuale eliminazione.

Perché andrebbe eliminata? Perché non soltanto è potenzialmente in grado di essere usata per commettere crimini, ma… già si verifica tutto ciò: vedi pedofilia, truffe, violazioni della privacy, diffamazione, ecc., e in questa sezione ne sappiamo qualcosa.

E’ tollerabile tutto ciò? A voi la parola.

I risultati, al momento della scrittura di questo articolo, sono stati di 2, 4, 15 e 151 voti, pari rispettivamente all’1, 2, 9 e 88%.

Ho fatto poi passare un po’ di tempo e ne ho poi aperto un altro sul TCPA, col titolo Il TCPA andrebbe eliminato?, con le voci:

  • Qualunque cosa sia anche soltanto ipoteticamente dannosa andrebbe eliminata
  • Prima bisognerebbe verificare che concretamente e realisticamente sia dannoso
  • Potrebbe essere sottoposto a limiti per le violazioni alla libertà che si potrebbero commettere
  • No, è soltanto un mezzo e non dev’essere soggetto a limitazioni o alla sua eliminazione

e descrizione:

Come da titolo, il sondaggio riguarda il “famigerato” TCPA e la sua eventuale eliminazione.

Perché andrebbe eliminato? Perché non soltanto è potenzialmente in grado di essere usato per violare la libertà, ma… già si verifica tutto ciò: vedi gli ultimi notebook Fujitsu a cui si può comandarne da remoto di cancellare tutti i dati e rimanere inutilizzabili, e in questa sezione ne abbiamo già parlato e ne sappiamo qualcosa.

E’ tollerabile tutto ciò? A voi la parola.

I risultati, al momento della scrittura di questo articolo, sono stati di 24, 8, 8 e 5 voti, pari rispettivamente al 53, 18, 18 e 11%.

A parte i numeri, la cosa che più salta agli occhi riguarda le scelte fatte dagli utenti (i sondaggi erano pubblici), che risultano diametralmente opposte o comunque ben distanti. Risulta, insomma, scarsa coerenza, ma anche questo fa parte della natura umana.

La percezione gioca, quindi, un ruolo molto importante, a volte anche fondamentale, nel giudizio che si forma nei confronti di un argomento, tecnologia inclusa. Il che non è necessariamente un male, ma bisogna anche dare il giusto peso alle cose, valutare opportunamente il concetto di mezzo e le funzionalità che offre e, soprattutto, contestualizzarlo alla luce della realtà in cui viviamo.

Soprattutto dovremmo ricordarci che un mezzo di per sé non ha “colpe”: dipende da come viene usato, ed eventuali responsabilità dovrebbero ricadere sui suoi utilizzatori. Internet è un mezzo, sebbene venga usato per commettere crimini; il TCPA è anch’esso un mezzo, e può essere usato per limitare la libertà altrui. In entrambi i casi il colpevole non può certo essere il mezzo: in carcere non ci finisce di certo il coltello da cucina, ma chi l’ha usato per ammazzare qualcuno…

Non è nemmeno sensato un approccio rigidamente preventivo, vietando a prescindere qualcosa soltanto per gli eventuali cattivi usi che se ne potrebbero fare: dovremmo, infatti, vietare i coltelli da cucina, perché potrebbero essere usati non per affettare gli alimenti, ma un essere umano.

Dovremmo vietare esperimenti come quello dell’LHC (Large Hadron Collider), con sommo dispiacere della nostra Eleonora, soltanto perché esisterebbe (uso il condizionale onde evitare attentati dalla nostra fisica, che ci ha già informati sull’argomento) una remotissima possibilità che, dallo scontro fra protoni accelerati a una velocità prossima a quella della luce, possa formarsi un mini buco nero che, sempre ipoteticamente, potrebbe cominciare a inghiottire la materia della nostra Terra fino distruggere il nostro pianeta.

I rischi possono esserci per qualunque cosa, ma vanno ponderati e messi in relazione con la realtà e quest’ultima, nel caso del TCPA (ma non solo), ci ricorda che viviamo in uno stato di diritto, per cui tutte le società sono tenute a uniformarsi e sottostare alle leggi dei singoli paesi al mondo.

Senza contare, infine, che oltre ai rischi andrebbero valutati anche i benefici che le tecnologie si portano dietro. Benefici che, però, nulla possono davanti allo spauracchio dei rischi: il terrore, giustificato o meno, è in grado di annichilire qualunque elemento positivo.

Da tutto ciò è nata una mia frase, che ho riportato nel thread del sondaggio del TCPA, che riassume un po’ lo spirito con cui ci si dovrebbe approcciare a certi problemi:

“Il complottismo NON è il profumo della vita”

Su TCPA, chip Fritz, Palladium, NGSCB, ecc. molto s’è detto in questi anni e non ho intenzione di aggiungere altro. Mi limito soltanto a segnalare un vecchio thread in cui l’argomento è stato sviscerato in molti dei suoi aspetti, (molto) tecnici e non, e il più recente da cui è scaturita l’idea dell’esperimento:

Palladium, TCPA, problemi reali o ipotetici?
Blizzard: Il DRM è una battaglia persa

A entrambi ho partecipato attivamente e potete trovare la mia opinione (che è già nota) e le mie osservazioni. Buona lettura.

85 Commenti »

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  • # 1
    Nat
     scrive: 

    Sul fatto che esistano preconcetti e che sia necessaria moderazione e riflessione su ogni questione affrontata siamo daccordo.
    Anche le tue osservazioni relative all’improbabile futuro catastrofico descritto da alcuni e’ condivisibile.

    Tuttavia ci tengo a far notare che se tra due parti una dispone considerevolmente di meno frecce al proprio arco deve anche tenere una guardia sempre alta; soprattutto se la propria controparte ha dimostrato in piu’ occasioni di muoversi in modo tutt’altro che corretto o quantomeno rispettoso (soprattutto su argomenti come la privacy e la liberta’).

    Poi che il mezzo non sia malvagio di per se siamo daccordo, pero’ va anche valutato in base a chi lo crea, a che scopo e da quali ragioni e’ mosso.

  • # 2
    Lucatortuga
     scrive: 

    Ave Cesare, sono uno dei 5 che ha votato l’ultima opzione del tuo sondaggio sul TCPA.. Come quindi avrai intuito, concordo in pieno con l’articolo.
    Saluti. ;-)

  • # 3
    avve
     scrive: 

    le tecnologie non sono buone o cattive, dipende da come le si usa.

    Vero.

    Però ci sono tecnologie che sono veramente difficili da usare bene…

    La bomba atomica, ad esempio. Sì, ha accelerato la risoluzione della wwii, ma a che prezzo? Davvero non era possibile una strategia differente e meno esosa in termini del sangue di innocenti?

    Per tornare al tcpa, che spesso ho difeso in quanto in ambito aziendale penso possa essere un comodo plus, nascondersi dietro un dito o dietro il qualunquismo della frase sulle tecnologie né buone né cattive (non sto accusando l’articolista sia chiaro, ma mi rifaccio a molti commenti che lessi all’epoca), lo trovo inutile. Semmai è necessaria una riflessione sull’uso che si può fare della tencologia e di quanto questa può essere facilmente usata \nel bene\ e \nel male\.
    Relativamente difficile usare un paio di bacchette cinesi \malamente\, relativamente difficile usare una pistola per usi \perbene\..

  • # 4
    Dario
     scrive: 

    C’è una differenza fondamentale però: internet è un mezzo su cui *tutti* possono scrivere, criticare.. e volendo,purtroppo, anche delinquere.
    Il TCPA è un mezzo con il quale *pochi soggetti* possono impedire a *tutti* di fare (o non fare) qualcosa.

    Come cittadino posso acconsentire che internet (o qualunque altra cosa) sia sorvegliata (e anche censurata in casi estremi, vedi pedofilia o crimini in generale) dallo STATO, ma sono assolutamente CONTRARIO che la stessa cosa possa esser fatta indiscriminatamente da *privati*. Poi succedono queste cose:

    http://www.nytimes.com/2009/07/18/technology/companies/18amazon.html?_r=1

  • # 5
    elevul
     scrive: 

    Ok tutto, ma la demagogia, no, eh! :asd:

  • # 6
    Andrea R
     scrive: 

    Il valore statistico dei due sondaggi è molto basso. Le risposte risultano molto limitanti e la gente si adatta.

    Inoltre da un lato si tratta di un mezzo abilitante, dall’altro di un meccanismo debilitante. E’ una distinzione che non si fa percepire nell’articolo, ma è fondamentale.

    A me sembra che questo risultato non abbia alcun significato, dato che con la statistica casereccia si può dire tutto e il contrario di tutto.

    Un mezzo che ti permette di fare quello che vuoi è visto positivamente e non ci piove. Un mezzo che obbliga a fare qualcosa in teoria non è di per se negativo. Ma in pratica da che mondo è mondo chi controlla l’ha sempre messa in quel posto a chi è controllato. Questo la gente lo sa.

    Il tcpa è troppo rischioso e spero fallisca clamorosamente, perchè è una pistola puntata alla tempia di tutti.
    Oltretutto le intezioni dietro a chi spinge queste tecnologie sono palesi.

  • # 7
    goldorak
     scrive: 

    @ Cesare di Mauro : le tecnologie TCPA e i DRM presi singolarmente, aldila’ degli scongiuri orwelliani hanno un loro posto.
    Il problema non e’ per come la vedo io l’uso del TCPA o del DRM ma il fatto che negli ultimi anni siano state passare una serie di leggi (cfr DCMA americano, e la nostra versione europea) che CRIMINALIZZA completamente qualsiasi tentativo seppur “leggitimo” di scardinare occasionalmente questi sistemi.
    E l’accopiata tecnologica-legislativa che rende pericolosissime per l’utente finale l’uso di queste tecnologie.
    Perche’ ? Perche’ un sistema in cui le chiavi ce le ha qualcun’altro e tu non puoi opporti se non in maniera illegale e’ evidente che sbilancia del tutto il rapporto produttore/consumatore. Stallman in questo e’ stato un grande visionario. Si puo’ non essere d’accordo con lui su molte cose, ma sulla “messa sotto chiave” della cultura ha una lucidta’ di veduta come pochi.

    A me ha sempre fatto paura il film Fahrenheit 451, un futuro del genere e’ ancora possibile se non si fa attenzione e si bilancia meglio le necessita’ dei produttori con quelli dei consumatori.
    Fino a quel momento utopico, e’ nel piu’ grande interesse dei consumatori rifiutare in toto soluzione come DRM e TCPA che ripeto se non fossero infangate da legislazioni FASCISTE e non uso il termine leggermente, potrebbero avere un loro posto nel mondo del IT.

  • # 8
    sciacquetta
     scrive: 

    #3 il MAD ( Mutual Assured Destruction ) è servito per vincere la guerra fredda senza distruggere città.
    lo sviluppo della bomba all’idrogeno ha bloccato ogni tentativo di escalation, ricordo volentieri la crisi di Cuba o la battaglia del Sinai.

    l’articolista è di parte, tra qualche mese o anno questa testata sarà a pagamento. deve difendere:
    1) il suo posto privilegiato da articolista all’interno della testata.
    2) cercare di manipolare l’opinione pubblica per far digerire la pillola.
    3) non avere grane con le FDO, non finire nel loro mirino come indymedia.

  • # 9
    Andrea R
     scrive: 

    @goldorak:
    i fascisti di cleanternet spero non te li sia persi. Fanno rabbrividire.

  • # 10
    dargor17
     scrive: 

    Come giustamente fa notare Andrea R, hai un po’ barato con quei sondaggi. Proporre le stesse risposte per domande così differenti è poco significativo, perché le risposte vengono interpretate sulla base del contesto in cui vengono poste dalle domanda.

    Personalmente ritengo che ci siano campi in cui si possono accettare rischi e campi in cui anche il minimo rischio sia inaccettabile, quindi è ovvio che a seconda della domanda potrei rispondere in un modo o nell’altro.
    Questo ha molto a che fare con la gravità del rischio, con la possibilità che mi riguardi direttamente, e con il tipo di rimedio proposto per eliminare il rischio.

    Quanto al TC, non mi ispira e non comprerei un computer con quel tipo di limitazioni in presenza di alternative (così come non comprerei mp3 o un ebook con DRM). Il problema è che i nomi dietro al TC sono così grossi che la presenza di alternative non è scontata.

  • # 11
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    @Lucatortuga: sì, ricordo. Sei uno dei pochi coerenti. :)

    @elevul: nessuna demagogia. Si capisce fin dal titolo la mia posizione, e idem nei thread a cui ho participato; il mio intento rimane sempre quello di fare informazione. Quante più informazioni corrette arrivano alla gente, tanto migliore sarà l’idea che si faranno sull’argomento.

    @Andrea R: non avevo la pretesa del crisma statistico. Ho parlato non a caso di “piccolo esperimento”. Che ha confermato, comunque, ciò che finora ho appurato quando si parla di quest’argomento.

    @sciacquetta: che l’articolo sia di parte è a dir poco lapalissiano, ma non per i motivi che hai esposto e che ritengo offensivi e fuorvianti.

    @dargor17: non vedo dov’è che abbia barato. Internet e TCPA sono due mezzi, e li ho presentati esattamente allo STESSO MODO.

    In buona sostanza, ho cambiato soltanto le variabili, ma il prodotto è rimasto lo stesso.

    Concordo sul fatto che dietro il TCPA ci siano dei grandi nomi, ma è meglio precisare che ci sono praticamente TUTTI i nomi che contano. Pure quelli che vengono visti come “paladini” da certe comunità. E anche questo qualcosa dovrà pur significare…

  • # 12
    elevul
     scrive: 

    @Cesare: però concorderai con me che questo post non è esattamente mirato a fare informazione, ma più a criticare la mancanza di coerenza degli individui in merito a questa tecnologia.
    Il problema, però, è che internet e tcpa sono sostanzialmente all’opposto: la prima aumenta la libertà dell’individuo, mentre la seconda la limita, anche se lo scopo, magari, è aumentarla.
    Partono da presupposti e scopi completamente opposti, e le tecnologie stesse sono completamente opposte come concetto.
    Ecco perché considero questo confronto insensato. :)

  • # 13
    BrightSoul
     scrive: 

    [OT]
    @AndreaR: credo che Cleanternet sia un goffo tentativo di sensibilizzarci sui pericoli del limitare la libertà d’espressione su internet. Solo che non sono ben riusciti a veicolare il messaggio e ancora adesso ho dei dubbi sulla loro reale intenzione.

  • # 14
    elevul
     scrive: 

    @Cesare: concorderai con me, però, che l’impostazione di questo articolo non è di informazione, ma di pura e semplice critica all’utenza. :)
    In ogni caso, dal mio punto di vista, un confronto tra queste tecnologie posto in quel modo non ha senso, in quanto esse sono completamente opposte come scopo: internet è fatto per aumentare la libertà delle persone mentre il tcpa è fatto per limitarla (lasciando da parte le destinazioni d’uso accessorie). Sono opposti proprio come concetto.

  • # 15
    homero
     scrive: 

    un’altro argomento interessante dopo lo sproluquio sui cloud…

    Quello che l’industria sta cercando di fare è di vincolare l’utente a pagare un servizio sempre e comunque oltre alla connessione a banda larga…
    anzi in futuro le connessioni dovrebbero essere gratuite pagate dallo stato mentre i servizi a pagamento…
    pertanto il difetto di fondo dell’autore è quello di confondore un problema essenzialmente economico con un problema di evoluzione tecnologica…
    faccio un esempio concreto:
    supponiamo che invece di avere il mio bel portatile dual-core 4gb di ram avessi un bel netpc adatto al cloud con una connessione di 100mbit su fibra.
    se volessi utilizzare un software di calcolo come mathematica dovrei andare in cloud (pagando) caricare il mio algoritmo e aspettare il risultato.
    se volessi invece vedere un film o videoclip dovrei tramite palladium accedere ad un servizio itune-like pagare il mio obolo e vedermi il film…
    se volessi leggere repubblica o il sole24 dovrei collegarmi tramite altro drm pagare un’altro obolo e leggermi le notizie…
    se volessi giocare mi dovrei connettere in cloud ad un game server pagare e farmi una partita al mio video-game preferito…
    quello che l’autore descrive non è un problema tecnologico ma un problema di SOLDI!
    l’apple con l’ipad, ipod e iphone ha già impostato questo modello di business…
    estendere questo modello all’intero mercato informatico trasformerebbe radicalmente il computer in un sistema di fruizione personale a pagamento invece che strumento di produttività personale…
    negli anni ’80 il limite alla produttività personale era il prezzo dell’hardware proibitivo, oggi invece si vuol eliminare l’hardware e trasformare il personal computer in un service on demand
    spero che l’autore si renda conto di quanto indietro si vada proprio dal punto di vista tecnologico se si procede in questa direzione.

  • # 16
    Andrea R
     scrive: 

    @BrightSoul: eh già effettivamente è satirico. Avevo visto solo il video su youtube e mi ero preso male.
    Mi hai tolto un peso.
    Certo però che non si capisce bene l’intenzione.

  • # 17
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    @homero: certo che è ANCHE un problema di soldi, questo è fuori discussione. Ma se ti fermi solo a questo commetti lo stesso errore dei complottisti.

    I link per sapere come la penso li ho forniti. Leggibili, e vedrai che c’è ben altro sotto.

  • # 18
    avve
     scrive: 

    OT @sciacquetta: secondo me la tua è ucronia, per quanto verosimile.
    Intanto innocenti ci sono andati di mezzo e questo sul serio.

  • # 19
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    @elevul: la mancanza di coerenza rappresenta la ciliegina sulla torta, come si suol dire. :D

    A me interessava mostrare come un mezzo, che dovrebbe essere neutro (senza colpe), possa essere strumentalizzato e infangato a priori, essendo addirittura accusato di “crimini” o attentati alla libertà delle persone.

    Per questo ho posto i sondaggi in maniera asettica, imperniandoli sul concetto di “mezzo”, appunto.

    Detto ciò, internet è un mezzo che nasce per facilitare la comunicazione fra utenti, mentre il TCPA per migliorare la sicurezza. Quindi qualcosa di ben diverso da quello che hai scritto. :P

  • # 20
    LMC
     scrive: 

    Cesare, come vedresti la liberalizzazione delle armi da fuoco?

    Saluto

  • # 21
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Le armi nascono e hanno un solo scopo: uccidere. Per cui non le vedo bene.

  • # 22
    Alebot
     scrive: 

    Il problema secondo me non riguarda solamente la tecnologia ma soprattutto gli attori in gioco: TCPA è qualcosa che avrebbe un grosso impatto sui nostri strumenti e sul nostro modo di usarli, e ci porrebbe in una situazione di sottomissione nei confronti di chi lo produce e di chi (autorità governative deviate e non) potrebbe disporre degli strumenti per bypassare “legalmente” tali protezioni (il che significa che presto o tardi, molto presto secondo me, questi meccanismi verrebbero scovati e utilizzati anche da cracker ecc.).

    Personalmente, non sono disposto a “sopportare” la “tutela” che mi verrebbe imposta da chip di cui non conosco il funzionamento, che analizzano ciò che faccio per eventualmente segnalarlo a non so chi… Inoltre, per la tutela dei propri dati esistono dei software di crittografia open source molto utili e ultra analizzati (se la questione fosse la crittografia dei dati memorizzati su disco ecc.).

    Se poi aggiungiamo anche che i maggiori attori presenti sulle diverse declinazioni del mercato economico hanno tutto l’interesse a mantenere il loro business il più statico e inalterato possibile (perchè così fanno i soldi e tanti anche…) e che questi meccanismi sono da loro osannati come la soluzione definitiva ai LORO problemi (facendoci credere che lo sia anche dei nostri), la situazione diventa ancora più grigia.

    Per concludere… in filosofia del diritto si dice “Meglio 100 colpevoli in libertà che un innocente in galera” e visto l’impatto possibile di certe tecnologie (NB: possibile…) e l’uso che ne potrebbe (NB: potrebbe) derivare da parte di una ristretta o meno cerchia di soggetti aventi diversi interessi, penso che il gioco non valga la candela.

    @Cesare: posso chiederti se ritieni che gli argomenti da me esposti sono “di parte”, viziati da pregiudizi oppure se sono obiettivi (o pseudo tali) e quanto? Non è una polemica, ma penso sia lampante che il modo di porsi nei confronti di qualsiasi argomento dipenda molto dai messaggi che abbiamo ricevuto…e in tal senso, credo sia meglio essere il più obiettivi possibili.

    Questi erano i miei poveri e ultimi 2 cents della giornata ;)

  • # 23
    LMC
     scrive: 

    Cesare,

    Il TC nasce con un solo scopo, bloccare, per cui non lo vedo bene.
    E prima che lo scrivi tu ti dico che si, bloccano cose ‘malvagie’, ma anche le pistole uccidono cose malvagie.

    La differenza sostanziale e’ che se fossero liberalizzate le pistole, almeno il grilletto lo avrei in mano io.
    Non un multinazionale con l’unico ed esclusivo fine di fare profitto.

    La musica e’ conosciuta, perdere diritti in cambio di ” sicurezza”. Qualcuno (volontariamente o no) fa propaganda e pubblicita atta allo scopo. I mezzi sono sempre gli stessi, come appellarsi denigratoriamente alla controparte -argomento ad hominem- tipo “complottisti”.

    Saluto

  • # 24
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    @Alebot: si tratta di scenari ipotetici che, come dicevo nell’articolo, vanno visti calati nella realtà quotidiana, che è fatta appunto di stati di diritto e tutela del consumatore e della privacy, a cui le “famigerate major” devono sottostare.

    TCPA, poi, non è semplicemente un sistema di crittazione, che è un componente di questa tecnologia, ma anche firma digitale ed esecuzione in ambiente completamente protetto e isolato, ma che NON impedisce ad altre applicazioni “untrusted” di girare a loro volta nel loro ambiente non protetto.

    Inoltre è completamente disabilitabile, per cui puoi benissimo continuare a usare il tuo PC come adesso, quindi con s.o. untrusted e applicazioni untrusted.

    Detto in altri termini, quello che TCPA offre come “mezzo” è, appunto, questo: tecnologia AGGIUNTIVA che ti permette di fare ANCHE altre (nuove) cose rispetto ad adesso.

    Ecco perché ha poco senso tirare in ballo scenari apocalittici: lo spegni e nella tua vita non cambierà una virgola di com’è adesso. Potrai fare le esattamente stesse cose.

    Questo i complottisti non lo dicono o, al limite, lo minimizzano. E contribuisco, pertanto, ad alimentare i pregiudizi, facendo da cassa di risonanza e, dunque, il messaggio che viene fuori per la maggiore è che si tratti di un attentato alla libertà individuale.

    Non si può valutare una tecnologia soltanto su questa base: bisogna tenere conto anche e soprattutto di come funziona. Quindi informarsi e prendere atto di ciò che offre.

    Nel momento in cui è riportato che può essere completamente disabilitabile dall’utente finale, “il dado è tratto”: si dovrebbe prenderne atto e spegnere le polemiche.

    Per rispondere alla parte finale del tuo messaggio, quindi, direi che il tuo giudizio è influenzato dalle informazioni che finora sono circolate.

    Ecco perché alla fine del mio articolo ho messo un paio di link a discussioni che analizzano il TCPA e ho scritto “buona lettura”. Con un quadro completo si può avere un giudizio meno viziato da pregiudizi. :P

    Tanto per fare un altro esempio, e chiudo, il primo s.o. a implementare il modulo TPM è stato… Linux. Noto s.o. di una nota multinazionale che attenta alla libertà individuale e vuol dominare il mondo. ;)

    @LMC: sei male informato. Il TCPA nasce per offrire ANCHE (evidenzio questa parola) un ambiente più sicuro, non per “bloccare” e basta.

    Il “grilletto”, come lo chiami tu, ce l’hai sempre in mano tu perché lo puoi disabilitare quando vuoi e far girare s.o. e applicazioni completamente “untrusted”. Esattamente come fai adesso.

    Il chip Fritz è da una decina d’anni che sta bello tranquillo nel mio ThinkPad R40 (costruito da IBM: nota multinazionale avversa a open source et similia, che fa parte del consorzio TCPA), e… non ha mai attentato alla mia libertà.

    Per cui sì, ho fondati elementi per rimarcare il mio giudizio: il complottismo non è un buon metro di valutazione di un MEZZO.

  • # 25
    goldorak
     scrive: 

    @ Cesare di Mauro : il tuo errore e’ che valuti queste tecnologia (che puo’ anche avere una sua utilita’) indipendentemente dal quadro normativo.
    Mi dici dove sono le leggi che hanno protetto i consumatori quando hanno acquistato la ps3 perche’ tra le sue caratteristiche annunciate cera la possibilita’ di installare linux per poi qualche anno dopo vedersela togliere dalla Sony unilateralmente direi ?
    Mi dici che ricorsi ha un utente quando un software non funziona perche’ usa una protezione che manda il pc nel pallone ? Posso dare indietro il software e farmi ridare i soldi ? No non posso. Quindi di che c@zzo di protezione del consumatore stai parlando ?
    Il consumatore e’ protetto quando acqauista un bene fisico. Ma poco poco che centra in mezzo il software, o da solo, oppure come parte integrante di un hardware (vedi caso ps 3 appunto) e’ il far west dove l’utente finale ha soltanto gli occhi per piangere.

    A proposito di protezioni assurde, anni fa avevo comprato una enciclopedia multimediale, pagandola la bella cifretta di 150 euro. Bene questo software installava in una zona riservata del MBR il suo payload.
    Tanto da rendere il pc inusabile se avevi altri sistemi operativi installati oltre a windows. Ma e’ sempre colpa dell’utente dico bene ?

    Quindi e’ stancante sentire i tuoi discorsi sulla liberta’ di qua, la liberta’ di li’, di come l’utente non debbe temere niente di niente che e’ tutto sotto controllo. Ma per favore, dai una lettura al trattato ACTA per vedere l’incubo che ci aspetta. Te lo ripeto, finche’ il quadro normativo non sara’ piu’ equilibrato qualsiasi tentativo tecnologico che possa togliere il controllo al consumatore del suo pc e/o hardware va combattuto senza vie di mezzo.

    Dovresti veramente cambiare disco, alla lunga e’ stancante sentirti dire sempre le stesse cose, e prendere a pesce in faccia gli utenti che hanno esperienze completamente diverse dalla tua. Come se la nostra esperienza non contasse nulla.

  • # 26
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Gli esempi che hai fatto non reggono.

    Per la PS3, se ne avessi comprata una con supporto a Linux e l’uso di questo s.o. m’interessa (leggi: ho pagato anche per quello), avrei già fatto causa a Sony.

    Per quanto riguarda la protezione che fa andare in tilt il PC, idem. Vedi i precedenti con la StarForce.

    Per quanto riguarda la tua enciclopedia, avresti potuto far causa alla software house se non avesse riportato nella documentazione le conseguenze che hai descritto.

    La colpa è dell’utente nella misura in cui cala le corna e non fa nulla per tutelare i suoi interessi. E questo a prescindere dal TCPA, che in questi discorsi non c’entra proprio.

    Per il trattato ACTA, non so a cosa ti riferisci.

    Infine sarà stancante, ma è ben peggio sentire sempre le stesse ipotesi prive di fondamento. Ripeto: il TCPA lo puoi disabilitare tu, utente, e lavorare come hai fatto finora, se proprio ti dà così fastidio.

    Io preferirò tenerlo acceso e godermi i vantaggi che ne derivano.

    Alla fine si tratta di scegliere, ma questo nella misura in cui sia possibile farlo. Quello che tu e altri vorreste è impormi di non poter fare nessuna scelta, visto che il TCPA non lo volete a priori.

  • # 27
    shodan
     scrive: 

    Sono in massima parte d’accordo con Cesare, anche se all’epoca (2001-2002) sembrava che gli allora nuovi sistemi operativi non si serebbero neanche avviati in assenza del chip TCPA o in caso della sua disabilitazione.

    Poi le cose sono andate diversamente, e reputo l’infrastruttura TCPA un plus rilevante in determinate circostanze, tanto più che anche Linux ha un modulo per tale infrastruttura.

    Poi ovviamente se ne possono fare anche gli usi più sbagliati, ma ragazzi, diciamoci la verità: questo è il _più piccolo_ dei problemi dell’utente medio, già estremamente pilotato nelle scelte tra pubblicità ingannevole, musica e arte “pilotate” dai media, ecc.

    Poi libero di sbagliarmi eh…
    Ciao.

  • # 28
    Nessuno
     scrive: 

    Sono davvero perplesso.
    Come si può paragonare la libertà data da uno strumento come Internet, che è uno strumento NEUTRO di natura, cioè consente a tutti i suoi utenti un accesso UGUALE agli altri (almeno fino all’arrivo dell’IPv6) con uno strumento qualsiasi di limitazione?
    Chi ha mai detto che una tecnologia/strumento/mezzi siano neutri a prescindere? Mi dici che un coltello non è di per sè un pericolo (ma di fatto è fatto per tagliare o sbaglio?) mentre le armi da fuoco sono un male perché create per uccidere. Non sono strumenti/mezzi anch’essi? D’altronde in prigione non ci va la pistola, ma chi la usa impropriamente (cit).

    Ovviamente uno strumento/mezzo ha una sua usabilità che è positiva o negativa a prescindere da chi e come la usa. Difficile credere che con una pistola salvi una vita se non eliminandole un’altra, mentre un defibrillatore salva le vite senza chiedere nulla in cambio (a parte un po’ di inquinamento per l’energia che usa). Così come la pistola non uccide necessariamente e il defibrillatore fa ripartire tutti i cuori.

    Ogni strumento quanto usato libera una certa quantita di pro e con. Che possono scambiarsi il posto a seconda dei punti di vista di chi usa lo strumento o chi lo subisce. Uno strumento positivo è quello che non fa cambiare il posto ai pro o con a seconda che uno sia l’utilizzatore o la vittima dello strumento (defibrillatore). Uno strumento è neutro se i pro e con sono uguali sia per chi lo usa che per chi lo subisce (Internet). Uno strumento è negativo se ha dei pro per chi lo usa e dei con per chi lo subisce, o anche viceversa (armi da fuoco). La teoria che un mezzo/strumento sia neutro a prescindere è tutta tua ed è l’ipotesi su cui si basa tutto il tuo ragionamento. Che è sufficientemente contorto da non essere coerente con sè stesso. La probabilità che qualcuno usi un’opera illegalmente non giustifica la creazione di uno strumento (perverso) che limiti in maniera super restrittiva l’uso che se ne possa fare da parte di chi l’opera l’ha comprata legalmente.

    Senza tenere conto di questa cosa dei diritti d’autore a cui nessuno crede più davvero nei termini originali ma solo in quelli economici. Solo un piccolissimo esempio: dimmi perchè se io ho acquistato 10 anni fa un disco in vinile di un artista oggi debba pagare ancora i diritti d’autore sulla stessa identica opera però in versione digitale (CD).

    E’ ovvio che qualcuno non ha letto il libro “1984” o se lo ha fatto non ne abbia compreso il contenuto affatto. O magari l’ha comprato da Amazon tramite il Kindle e non ha fatto tempo a leggerlo prima che gli venisse cancellato. Ed è davvero spettacolare la cosa, dato che colpisce proprio un’opera che denuncia quello che sarebbe potuto avvenire (e quindi è avvenuto).

    Ah, per la denuncia verso la mossa scorretta di Sony, in bocca al lupo. Siamo tutti felici di infarcirci di strumenti controllati da altri per fare denunce una dietro l’altra per sperare di vedere soddisfatto un nostro diritto… Sony, la SW dell’enciclopedia, StarForce… hai qualche parente avvocato? No perchè io vorrei vivere in maniera libera, non nel mondo che mi stai pronosticando dovrebbe essere tramite l’accettazione di forme di coercizione insulse.

    [blockquoote]La colpa è dell’utente nella misura in cui cala le corna e non fa nulla per tutelare i suoi interessi. E questo a prescindere dal TCPA, che in questi discorsi non c’entra proprio.[/blockquote]
    Ti sei risposto da solo anche se hai tentato di escludere proprio quello di cui parli: la gente vuole difendere i propri interessi, e il TCPA è uno strumento che va contro di essi e prima di dover fare cause una dietro l’altra, preferisce eliminare il problema a monte.

  • # 29
    LMC
     scrive: 

    @Cesare

    non sono d’accordo.
    Il grilleto e’ in mano a qualcun altro, io posso solo decidere se portarmi o no appresso la pistola (accendere o spegnere il TCPA), ma quando e se sparare non lo decido io.

    E il tuo esempio non vuol dire nulla. Continuando con l’analogia, ho una 40spl in un cassetto da molti piu’ anni di 10 e nemmeno lei ha mai attentato alla liberta’ o alla vita di nessuno.
    Cio’ non toglie che POSSA farlo… se lo decido IO (esclusivamente IO). Come domani il tuo pc PUO’ rifiutarsi di partire perche’ l’ha deciso QUALCUN ALTRO.

    Poi mi permetto di farti notare come facilmente, anche tu, puoi cadere in quello scherzetto percettivo che citi nell’articolo.

    Saluto

  • # 30
    Daniele
     scrive: 

    @Nessuno, sei un grande e ti straquoto!

  • # 31
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    @Nessuno: commetti un errore di valutazione del mezzo internet e del mezzo TCPA, non ponendoli sullo stesso piano, e aggiungendo un po’ di “condimento” derivante dalla tua visione e dai pregiudizi che hai nei confronti di quest’ultimo.

    Internet, in quanto strumento, ha permesso di collegare i computer a una grande rete. Quindi i computer hanno acquisito una NUOVA funzionalità, che puoi usare oppure no, quello sta a te utente.

    TCPA, in quanto strumento, permette di far girare applicazioni “trusted” assieme a quelle tradizionali (“untrusted”). Quindi i computer hanno acquisito una NUOVA funzionalità, che puoi usare oppure no, quello sta a te utente.

    Questo è il corretto metro di paragone, perché stiamo parlando di tecnologie, di strumenti, e come vedi sono entrambi “neutri”.

    Non restano più tali nella misura in cui applichi il tuo filtro, come pure io il mio, sia chiaro. Poi mi spiegherai dove stia l’incoerenza nel mio ragionamento e perché lo ritieni contorto, perché questo, invece, non è affatto chiaro.

    Passando all’analisi del tuo filtro, tu hai appiccicato l’etichetta di “libertà” a internet e di “limitazione” al TCPA. Ma è una tua assunzione, che è pure sbagliata per quest’ultimo, in quanto, come già detto (e non so quante volte dovrò ripeterlo ancora), col TCPA ci sono due scenari:
    – è attivo, e facciamo girare s.o. trusted con applicazioni trusted, e applicazioni untrusted (in un’apposita sandbox)
    – è disattivato, e facciamo girare s.o. untrusted con applicazioni untrusted.

    Prendiamo lo scenario, attuale, senza TCPA. Abbiamo che:
    – facciamo girare s.o. untrusted con applicazioni untrusted.

    Dal confronto fra le due situazioni io non vedo nessuna limitazione ma, al contrario, un’espansione della libertà. Col TCPA, infatti, sono in grado di fare le stesse cose che faccio adesso, PIU’ altre.

    Il concetto di “super restrizione” che hai espresso risulta, pertanto, del tutto infondato.

    Hai parlato del vinile e del CD. Bene, non riguardano l’argomento del discorso. E’ una situazione che c’è già da tempo, da prima ancora che il TCPA fosse concepito.

    Hai parlato di Kindle. Questo è già più attinente al discorso, perché implementerà sicuramente qualche tecnologia TCPA. Quando hai comprato Kindle hai accettato i termini dei utilizzo del servizio, compreso quella possibilità. Se non ti andava bene, potevi benissimo non comprarlo. La scelta, come vedi, rimane sempre a te utente finale / consumatore.

    Riguardo a Sony, StarForce, come dicevo prima, se l’utente non fa valere i suoi diritti non vedo di cos’è che dovremmo continuare a parlare. Immagino, a questo punto, che se un tizio ti desse uno schiaffo, tu lo ricambieresti con un sorriso. Io no.

    Infine il TCPA non va contro gli interessi della gente: questa è la visione distorta che vorresti imporre tu. Io della possibilità di non avere virus, trojan, spam, di non far cadere in mano ad estranei i MIEI documenti, di rendere inutilizzabile il portatile che mi è stato rubato, ecc. ecc., beh, lo trovo enormemente utile.

    E ribadisco: nessuno t’impedisce di disattivare il TCPA e lavorare esattamente come fai adesso. Non vuoi i suoi vantaggi? Bene, non usarli, ma lascia che chi vuole farlo lo faccia. O mi devi togliere anche questa libertà?

    @LMC: ma guarda che anche internet ricade nella stessa casistica. Puoi benissimo usarlo, e qualcun altro usarlo contro di te. Solo che non credo tu avresti qualcosa da ridire sul mezzo internet, ma giustamente rivolgeresti le tue attenzioni contro chi l’ha usato per commettere un crimine.

    Col TCPA è esattamente la stessa cosa. E no, il TUO computer lo controlli tu, a meno che l’abbia rubato a qualcuno (vedi l’ultima pubblicità della Fujitsu, appunto), ma mi auguro che almeno su questo sarai d’accordo.

    La parte finale del tuo messaggio non mi è, invece, chiara.

  • # 32
    Nessuno
     scrive: 

    Credo che tu stia commettendo l’errore di considerare “neutro” una mezzo/strumento solo perché hai la possibilità di usarlo o meno.
    A questo punto anche la liberalizzazione delle armi da fuoco è una questione neutra, perché l’individuo ha la possibilità di usarlo o meno. Ma la questione non è certamente così. La neutralità/vantaggio/svantaggio dell’uso di un mezzo non la valuta se il mezzo è usato o no. Ma se quando usato, cosa comporta.
    La bomba atomica non è neutrale perché posso o meno pigiare il tastino rosso. Eì un’arma terribile perché quando premo il tastino non fa nulla di buono per coloro che se la ritrovano sulla testa. Non c’è argomento su cui si possa mediare per confutare questa cosa.

    Da questo ragionamento, Internet non è neutro perché uno può usarlo o meno. E’ neutro, o anche vantaggioso, perché quando usato permette di godere di una nuova serie di funzionalità e, segnatelo da qualche parte, aumenta la libertà delle persone. Il TCPA è uno strumento che se usato permette di fare nuove cose, ma limita la libertà delle persone.
    Ora giustamente dici che uno può o meno pigiare il tastino di on/off di entrambe le funzionalità, ma questo non è la prova della neutralità dei due mezzi.
    Quando e se (speriamo mai) il TCPA diventasse di uso diffuso, è logico che averebbe un impatto diverso di quando Internet è diventato pervasivo nella nostra vita. Perché con sé non porta solo nuove funzionalità positive, come la sicurezza, ma anche quelle negative (che tu non hai mai nominato) che sono quelle relative alla perdita di libertà sul controllo di quel che vi scorre all’interno. La libertà di uso diventa immediatamente nulla quando per poter usufruire dei contenuti che oggi riteniamo “normalmente disponibili” (e sopratutto liberamente godibili) coloro che producono tali contenuti ne aggiungono le limitazioni necessarie affinché possano funzionare solo all’interno del box controllato (ovviamente per nostra sicurezza). E verranno prodotte solo per quell’ambiente.

    Volevo aggiungere una piccola riflessione su questi fantasiosi vantaggi che il TCPA porterebbe all’utente “casalingo”: se fosse così utile credo che oggi ci sarebbero richieste per avere un sistema che sacrifica la libertà alla sicurezza.
    Io avrò pregiudizi, ma credo che qui si faccia propaganda nel tentativo di convincere che abbiamo bisogno di sicurezza assoluta nella nostra vita quotidiana, persino nel godere di un contenuto multimediale. Si sta convincendo (o tentando di convincere) le persone che il TCPA è qualcosa creato per il loro bene e i loro interessi. Sebbene sia palese che l’intento non sia la sicurezza ma il controllo, questa volta non da parte dell’utente stesso, ma di entità di controllo esterne (alle quali fare causa per ottenere ragione).

    Ritornando alla questione del perché trovo l’articolo contorto, è perché parte da un presupposto (neutralità assiomatica di un mezzo) per cercare di mettere sullo stesso piano due strumenti completamente diversi e per funzionalità e per impatto immediato e futuro.
    A tale scopo ti propongo di fare lo stesso identico esperimento cercando di convincere che poiché l’uomo già uccide animali per cibarsene (vitelli, polli, pesci, cavalli, lumache e rane tanto per rendere chiara la questione) ha anche la piena libertà di uccidere le foche per usarne la pelliccia e per farci cosmetici.
    Secondo il tuo ragionamento, indipendentemente dall’uso che uno ne fa e della piena libertà di scelta (uno può mettere la pelliccia o meno, così come mangiare carne o essere vegetariano) uccidere un mammifero, sia esso un vitello o una foca, ha lo stesso valore. Sempre una vita si toglie per ragioni che sono neutre e che dipendono solo dalla piena libertà di scelta dell’utente.

    E’ incoerente perché propone una soluzione ad un problema che non esiste (per l’utente “casalingo”) e tenta di convincere invece del contrario per interessi di altra natura. Se così non fosse, non vedo davvero quale sia il problema, dato che come hai detto tu, esistono già strumenti con tale dispositivo e chi ne ha bisogno può benissimo usarlo a suo libero piacimento.
    La presentazione di uno strumento nuovo, per quanto perverso, non è mai un male. Lo diventa quando questo strumento è spacciato per risolutore di falsi problemi con secondi fini. Il principale è ovvio: controllo assoluto dei contenuti e della modalità con cui vengono goduti. E diventa un male ancora maggiore quando è imposto per qualsiasi ragione (manca solo un new millenium act che lo renda obbligatorio come l’HDCP). Ed è estremamente malvagio (mica neutro come vorresti far credere) quando egli stesso impone vincoli stringenti sulla libertà personale di come e cosa fare. E completamente inammissibile quando tali limiti siano equivalenti al controllo imposto da terzi.

    Il TCPA è male, per quanto tu lo voglia rendere “neutro” e ha senso solo per chi ne ha bisogno per ragioni particolari. Per tutti gli altri, non serve e va contro i loro stessi interessi. Quindi meglio non averlo e sopratutto fare in modo che non diventi abitudine credere che il controllo da parte di entità “superiori” sia considerato un bene. Da qui i continui attacchi e la “propaganda negativa” la quale tanto male agli utenti proprio non fa, diversamente dall’adozione in massa di uno sventurato paradigma del genere.

    Ultimo consiglio, rileggiti “1984”.

  • # 33
    mak
     scrive: 

    @Cesare di Mauro

    Temo che nei tuoi ragionamenti ci siano 2 punti che consideri in maniera un po’ troppo marginale:

    1) Una volta che quasi tutti i siti e le applicazioni sono TCPA non c’e’ verso di tornare indietro: puoi anche installarti quello che ti pare nella sandbox pero’ poi non ci fai piu’ niente (i siti richiedono tcpa, i programmi richiedono TCPA e pure i documenti quali pdf/avi/mp3 con DRM possono richiederti
    TCPA).
    Quindi dire “tu puoi anche disattivare il TCPA mentre tutti gli altri lo usano” equivale piu’ o meno a dire “puoi anche spararti su un piede basta che prendi bene la mira”.

    2) Tu dai per scontato di avere il controllo del tuo PC con TCPA, eppure non e’ cosi': il TCPA da’ la possibilita’ ad ALTRI di controllare il TUO PC, alla stregua della telegestione sui modem/router forniti da alcuni dei piu’ famosi providers italiani. Se questo puo’ anche essere un bene per l’utonto finale, non lo e’ per tutti gli altri. Come e’ ridicolo pensare ad esempio che aziende serie decidano di mettere i propri dati piu’ sensibili dentro le Apps online (sia di MS che di Google)
    cosi’ e’ ridicolo pensare che si possa mantenere della privacy mentre ALTRI hanno il controllo a basso livello dei propri PC.

  • # 34
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    @Nessuno: lo stesso ragionamento sull’uso lo possiamo fare anche con internet, che è una “porta aperta” verso l’esterno, e che può essere violata per commettere crimini. Ma scommetto che nessuno troverà da ridire su questo fatto concreto e reale (le cronache di attacchi informatici, violazioni della privacy, furti di dati personali, carte di credito, ecc. sono lì a testimoniarlo).

    Ma internet fa comodo così, per cui ci passiamo sopra, vero?

    Dici che internet equivale a più libertà, ma questo riguarda anche la libertà di delinquere, appunto.

    Il TCPA, al contrario di quello che asserisci, non limita affatto la tua libertà. L’avevo scritto prima, ma devo nuovamente farti notare che quando è spento la situazione è esattamente come quella attuale, mentre se è acceso offre NUOVE funzionalità. Al momento non può scegliere nulla del genere, mentre col TCPA hai una libertà di scelta in più. Quindi aumenta la libertà sia agli utenti che agli sviluppatori.

    Parli poi di perdita di libertà di quello che “scorre all’interno” del computer, ma forse ti sfugge che nemmeno adesso ce l’hai. Non sei in grado di cambiare il funzionamento della tua macchina, se non per il software che ci gira. E quello continuerà a girare esattamente com’è adesso col TCPA spento, e con nuove funzionalità se sarà acceso. Quindi come minimo un PC con TCPA funzionerà come adesso; IN PIU’, e lo ribadisco per l’n-esima volta, metterà a disposizione nuovi servizi.

    Ma il nocciolo della questione non è questo, perché finalmente getti la maschera e parli esplicitamente di quello che dà fastidio: i contenuti. Il vero pomo della discordia.

    Come affermi, ti darebbe fastidio il fatto che chi li produca possa imporre delle limitazioni agli utenti che adesso li “ritengono disponibili”. Forse non ti è chiaro una cosa: chi decide se i contenuti sono “disponibili” o meno in primis è la legge; legge che riconosce ai loro produttori un compenso per la loro fruizione se lo richiedono.

    In sostanza quello che ti dà fastidio è che agli scrocconi venga meno la manna dal cielo. Vorresti che potessero continuare a sbafare tranquillamente il LAVORO ALTRUI.

    Ma questo non si chiama TCPA, ma DRM. Ed è un argomento che più volte abbiamo trattato anche qui (anzi, di recente c’è un articolo di Raffaele Fanizzi).

    Quello che dà fastidio, dunque, è il fatto che i produttori di contenuti possano utilizzare ALCUNE caratteristiche dei sistemi TCPA per proteggere i LORO contenuti.

    Diciamo le cose per come stanno, tanto è inutile nascondersi, e “casualmente” è il motivo che salta SEMPRE fuori quando si parla di TCPA. Si va a parare sempre qui, c’è poco da fare.

    Quindi i detrattori del TCPA vorrebbero sacrificarlo, con TUTTE le sue funzionalità, sull’altare degli scrocconi per impedire che i DRM blocchino il loro “lauto pasto”. Encomiabile, non c’è che dire. Si vede da queste cose il rispetto per il lavoro degli altri.

    I vantaggi del TCPA, poi, non sono affatto fantasiosi, ma pragmatici. Li avevo elencati prima, ma “stranamente” ti saranno sfuggiti. Perché il mondo è pieno di virus, tanto per fare un esempio, o vuoi negare anche questo? E la ricerca di sistemi più sicuri c’è da quando l’informatica ha varcato le soglie dei laboratori di ricerca universitari. Tra l’altro all’università i corsi esclusivamente dedicati alla sicurezza si sprecano: singolare, in un mondo che è così “sicuro”…

    Inoltre non è affatto vero che si sacrifichi la libertà alla sicurezza. Questa implicazione non ha alcuna base. E’ semplicemente un assunto personale, basato su quanto scritto prima, e cioè considerare come “libertà” quella di continuare a scroccare.

    Anche l’esempio degli animali non regge. Siamo costretti a ucciderli per una questione di sopravvivenza, ma non possiamo abusarne perché possiamo mettere in pericolo la catena alimentare e, quindi, la nostra stessa sopravvivenza.

    Tra l’altro il mezzo quale sarebbe in questo caso? E non mi pare, tra l’altro, di aver parlato di libertà di fare quello che si vuole con un mezzo. Infatti non a caso avevo parlato di crimini riguardo a internet, ma lo stesso si può applicare col TCPA: utilizzarlo per commettere dei crimini non è certo una cosa che auspico o avallo.

    Hai scelto l’esempio sbagliato.

    I problemi, anche se tu continui a negare la realtà, ci sono e sono concreti. Infatti non hai speso una sola parola su quelli che ho elencato, cercando addirittura di farli sparire del tutto etichettandoli come “fantasiosi”. Come del tutto privo di fondamento è il tuo assunto che esistano già gli strumenti per porvi rimedio: se così fosse, non ci sarebbero miliardi di mail di spam che interessano TUTTI i s.o. Tanto per fare un altro esempio.

    Chiudi il commento tornando coi contenuti, che è il vero e unico motivo per cui il TCPA andrebbe boicottato. Ma è una posizione del tutto insostenibile, perché i loro creatori hanno il diritto di chiedere una retribuzione per la loro fruzione, visto che è frutto del LORO LAVORO.

    La mancanza di libertà che paventi è solo una legittimazione per gli scrocconi. E rimane il fatto il TCPA non si riduce banalmente a un rafforzamento dei DRM, come ho già detto.

    @mak: 1) questo presuppone che non ci sia più nessuno che produca software e/o contenuti gratuiti, e non mi pare plausibile.

    Tanto per essere chiari, non credo che la comunità FOSS smetterà di produrre software, come pure gli artisti indipendenti, freelance, ecc. di produrre contenuti multimediali e siti.

    Tutta roba usufruibile tanto da un sistema trusted che da uno untrusted.

    2) io aspetto ancora di vedere in che modo il controllo del PC sarebbe nelle mani di entità esterne quando rimane disabilitabile.

    Proprio i power user, poi, che secondo te non sarebbero interessati al TCPA, dovrebbero essere in grado di farlo, visto che non sono “utonti”…

    Poi ci sono anche aziende che utilizzano i servizi di Google, e non per questo possiamo tacciarle come “non serie”.

    La privacy di cui parli viene tutelata dalla legge di molti paesi, e in Italia ce n’è una fra le più severe. Nemmeno colossi come Google si possono permettere di infrangerla, e questo senza bisogno di tirare in ballo il TCPA…

  • # 35
    sire_angelus
     scrive: 

    per dirla in modo molto semplice: internet é un mezzo che potenzialmente (e anche realmente ) DA’ libertà; tcpa é un mezzo che potenzialmente(ma anche realmente) TOGLIE libertà.

    quindi é inevitabile che a con le stesse risposte ma due concetti diversi le domande siano diverse.

    in ogni caso contrario al 100% al tcpa, proprio come concetto, basato sulla sfiducia del consumatore.

  • # 36
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Posto che tutti i produttori di contenuti, inclusi i freelance, ecc., si mettessero d’accordo per utilizzare esclusivamente il TCPA per controllarne la fruizione, l’unica libertà che si perderebbe sarebbe quella dello scrocco.

    L’umanità potrà benissimo farne a meno…

  • # 37
    sire_angelus
     scrive: 

    mi dispiace… ti dimentichi che tutto il software dovrà essere certificato per poter girare.. quindi dovrà essere sottoposto a un “controllo centrale”. esattamete come i driver per windows x64.

    quindi anche la tua libertà verrebbe meno, in quanto svilupatore.. dato che, per continuare a fare lo sviluppatore “freelance” al di fuori di un’azienda, dovresti ogni volta controllare il software in un’equivalente della modalità provvisoria, ed in più tale software avrebbe un’accesso limitatissimo all’hardware… oltre a tutte le difficoltà di sviluppo(voglio vedere chi si prende la briga di certificare il software open source….)

  • # 38
    sire_angelus
     scrive: 

    piccola aggiunta… un’esempio dei danni potenziali del tcpa lo abbiamo già da adesso, con l’hdcp: se salta un piccolo anello della catena tutto torna alla qualità dvd… il tcpa invece NON fa funzionare più niente se salta un’anello della catena….

  • # 39
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    L’HDCP è un DRM: torniamo, quindi, al solito problema, quello dei contenuti. Che è un ALTRO problema, perché il TCPA è molto più che una tecnologia utile ai DRM, come ho già detto.

    Per quanto riguarda il software (ma anche i contenuti) non è affatto vero che sia obbligatoria la certificazione. Se vuoi farlo girare nell’ambiente trusted, allora sì: PUO’ (dipende dall’implementazione del s.o.) essere richiesto.

    Ma tutte le applicazioni untrusted gireranno, invece, nella loro sandbox isolata. Esattamente come avviene adesso.

    Tanto per fare un esempio: potrò continuare a usare VideoLan, facendolo girare nella sandbox untrusted di un s.o. trusted.

    Comunque se leggi i link che ho fornito nell’articolo troverai ampie spiegazioni in merito. Li ho messi apposta. ;)

  • # 40
    goldorak
     scrive: 

    @ Cesare di Mauro ha scritto : “L’HDCP è un DRM: torniamo, quindi, al solito problema, quello dei contenuti. Che è un ALTRO problema, perché il TCPA è molto più che una tecnologia utile ai DRM, come ho già detto.”

    Dico ma ti rendi conto che la differenza tra il TCPA ed il DRM e’ solo simbolica ? Il TCPA a tutti gli effetti e’ un DRM in hardware, ne’ piu’ ne’ meno come quello delle console.

  • # 41
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Al limite sarebbe al contrario: il TCPA sarebbe un supporto hardware per i DRM.

    Ma non serve solo a quello, come già detto, e lo dovresti sapere (nel forum di hwupgrade ne abbiamo già parlato; se non ricordo male, c’eri anche tu in quello storico thread di cui ho riportato il link sopra).

    Le console sono molto più restrittive (idem per roba come l’iPhone & co.).

  • # 42
    testadirapa
     scrive: 

    Si parte menzionando gli “scrocconi”, termine che vedo ricorrere spesso anche nei commenti, indirizzato verso persone suppongo ignote all’articolista.
    Si prosegue chiamando in causa la pedofilia, relativamente all’esempio sul sondaggio su Internet – argomento “babau” utile e sempreverde che non poteva non dare il suo supporto, seppur in questo caso minimo, alle tesi dell’articolista.
    Infine, si chiude paragonando l’uso potenziale di un sistema fatto con l’obbiettivo fondamentale di restringere le libertà personali e completamente assoggettato ai capricci di altri esseri umani (neppure governi… oddio, non che quello cinese, ad esempio, ispirerebbe gran fiducia, eh… ma, dicevo, neppure governi: no, privati. Compagnie. L’industria. Chiamateli come vi pare, il concetto è quello – non è pazzesco?) con la possibilità (calcolabile ed, effettivamente, calcolata da chi di dovere) che un micro buco nero generato dall’LHC possa distruggere la nostra civiltà.

    Sentivo il bisogno (impellente) di questo articolo.

  • # 43
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    La Cina, che avrebbe tutto l’interesse all’uso di tecnologie come il TCPA (se i complottisti avessero ragione), stranamente non fa parte del consorzio.

    Il che è tutto dire.

    Rimane, quindi, in piedi la frase a chiusura dell’articolo…

  • # 44
    Alebot
     scrive: 

    Straquoto Nessuno: la neutralità di uno strumento la si misura nel suo uso, non nel suo potenziale non uso… questo mi sembra evidente.

    Internet è uno strumento che può offrire tutto: da informazioni e funzioni “positive” alle loro equivalenti “negative”: ognuno è libero di consultare ciò che vuole quando vuole, e di formarsi opinioni.

    Il TCPA mette qualcun altro in condizione di decidere per me cosa io possa o non possa fare e le limitazioni delle opere di cui fruisco: già ora moltissimi diritti del consumatore sono carta straccia (il diritto alla copia privata ad uso personale ad esempio…?), figuriamoci in un futuro in cui qualcuno può decidere quali applicazioni possano essere certificate addirittura… Qua si sta perdendo la trebisonda completamente direi.

    Nel libro 1984, sono gli animali stessi della fattoria che chiedono all’uomo di tornare a governarli… Ed è una grande lezione sul rischio che si corre nell’USARE certi strumenti.

  • # 45
    LMC
     scrive: 

    Alebot, hai confuso 1984 con la fattoria degli animali ;)

    Cesare, cosa non ti e’ chiaro? Ho fatto circa lo stesso giochetto che hai fatto te, il trusted computing si e le armi da fuoco no? Per quale motivo?
    Se le liberalizzano puoi decidere se comprarle o meno, puoi deciderla se portarla o lasciarla a casa e puoi decidere di usarla o no.
    Se qualcuno ti spara, te la prendi con chi ti ha sparato non con l’arma, no?

  • # 46
    sire_angelus
     scrive: 

    no, il tcpa IMPONE che tutte le comunicazioni all’interno dl pc siano crittografate e decifrate attraverso il chip Fritz che deve essere presente in tutte le componenti del computer.

    quindi, qualsiasi periferica non accetterà un flusso di dati che non sia “trusted”. il punto sta proprio qui. se tu installi un’OS non “Trusted” su hw trusted come lo intendono loro, in pratica non riesci ad usare nulla. quindi non é vero che non sono obbligato ad usarlo e che posso SCEGLIERE. in realtà non si avrà scelta.

  • # 47
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    @LMC: negli USA e in altri paesi al mondo è già così, e il concetto è proprio quello della responsabilità individuale.

    Che personalmente, non condivido sia chiaro, ma rientra perfettamente nei termini della questione.

    Rimane il fatto che il TCPA non nasce per limitare la libertà della gente, ma per offrire ambienti più sicuri. Come internet non nasce per favorire la criminalità, ma come grande canale di comunicazione. Le pistole, invece, nascono per far divertire i bambini, immagino…

    @sire_angelus: il chip Fritz lo conosco già, infatti l’avevo anche detto prima che sta bello tranquillo dentro il mio ThinkPad R40 da quasi 10 anni.

    E ti assicuro che tutto il software che ho utilizzato non è certamente trusted. Anzi, posso garantirti che nemmeno uno lo era. :)

    Come già scritto, applicazioni trusted e untrusted possono girare contemporaneamente, ed è ovvio che lo faranno sullo stesso hardware, quindi sulle stesse periferiche.

  • # 48
    sire_angelus
     scrive: 

    quella che non capisci é un’ecosistema che usa attivamente il tcpa e uno che non lo usa. per ora il tcpa é limitato a un riconoscimento come “chiave hardware”(esempio: i codici del macos, se non lo rileva non parte), ma nel momento in cui tutte le periferiche e tutti i software diventano in grado di operare in modalità trusted, tutto quello che non é trusted diventa inutilizzabile.

  • # 49
    sire_angelus
     scrive: 

    (la differenza scusate dimenticato un pezzo, ” quello che non capisci é la differenza tra un’ecosistema che usa attivamente)

  • # 50
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    A me sembra che tu non voglia capire che anche in futuro le periferiche continueranno a funzionare anche in ambiente untrusted.

  • # 51
    goldorak
     scrive: 

    Cesare di Mauro ha scritto : “A me sembra che tu non voglia capire che anche in futuro le periferiche continueranno a funzionare anche in ambiente untrusted.”

    Ti posso chiedere come fai ad esserne sicuro ?
    Se la legge ad un certo punto dira “e’ illegale far funzionare hardware/software aldifuori di un ambiente trusted” sei fregato. Fregato perche’ non importa che dal punto di vista tecnico tu possa usare un ambiente non trusted, diventera’ illegale come lo e’ gia’ adesso il superamente di sistemi DRM. Si possono eludere dal punto di vista prettamente tecnico i DRM, peccato che cosi’ facendo vai contro la legge con tutte le aggravanti del caso. ACTA poi rendera’ la violazione di sistemi DRM da “infrazione civile” ad infrazione criminale. Se tu proprio non riesci a vedere la deriva del sistema sei miope.

    Il caso del Kindle di Amazon, in cui tu come legittimo proprietario non hai alcun diritto ti pare uscito da un romanzo di fantascienza ? E fantascienza il fatto che dopo avere comprato un ebook esso puo’ essere cancellato a posteriori da Amazon e tu non hai niente da ridire ? Chi ha il controllo ?

    Anche sul iphone e ipad. Quando compro un software sul appstore questo puo’ essere cancellato a posteriori da Apple. Anche qui tu hai pagato, ma chi ha il controllo sul hardware/software che tu COMPRI ?

    Questi problemi ci sono gia’ adosso.
    E tu continui a negarne l’importanza che hanno per l’utente finale e per la societa’ nel suo complesso.

    Si parte sempre da piccoli espisodi, ma il trend lo si vede benissimo. Peccato che tu faccia orecchie da mercante su questo punto.

  • # 52
    TheKaneB
     scrive: 

    Concordo sostanzialmente con la posizione di Cesare, ma non posso nascondere la mia preoccupazione per l’uso invasivo di queste tecnologie da parte dell’industria dei contenuti.

    Il mezzo tecnologico in sè è veramente potente, consentirebbe l’implementazione di misure di sicurezza negli OS veramente robuste (basti pensare alla cifratura on-the-fly dei dati che ha consentito a piattaforme come la Sony PS3 di resistere alcuni anni a qualsiasi tentativo di “scasso digitale”).

    Da buon tecnofilo e programmatore, sono eccitato dalla possibilità di lavorare sull’implementazione di appliances super-sicure grazie all’uso di chip criptografici come il famoso amico Fritz.

    Ma da cliente/utente di prodotti tecnologici, mi trovo costantemente in disappunto ogni qual volta tento di fruire di contenuti da me regolarmente acquistati/noleggiati e che non riesco a fruire per colpa di pesanti restrizioni tecnologiche, spesso più invasive delle restrizioni legali.

    Si parte dal banale esempio dei DVD, che su linux (mio OS principale) posso vedere soltanto a patto di installare la libreria decss. Questa libreria scardina di fatto la crittografia del DVD, violando la legge. Ma non posso certamente sprecare 10GB di hard disk per fare un dual boot, solo ed esclusivamente per guardare i DVD che compro/noleggio! Quindi sono costretto a usare questi sistemi di “crack” malgrado tutto.

    Con i videogames è la stessa cosa. Sono una persona a cui piace conservare gli oggetti originali al sicuro (non per niente ho ancora 2 Commodore64 e 3 Amiga in casa, perfettamente funzionanti). Quando compro un titolo che mi piace (ad esempio quelli della serie di Zelda per Nintendo DS), ci gioco un po’ con la cartuccia/DVD/supporto originale, ma poi la conservo al sicuro e proseguo il gioco con un backup di sicurezza (ai tempi dell’Amiga, la copia di sicurezza era perfino “caldamente consigliata” nel manuale di Workbench).
    Spesso il gioco riconosce il backup e disabilita alcune funzioni fondamentali (ad esempio nell’ultimo Zelda per DS si disattivano dei controlli fondamentali, e il gioco praticamente non può proseguire dopo pochi minuti).
    Questo mi costringe ad usare backup modificati/craccati scaricati da internet, nonostante io abbia il supporto originale e il backup creato con le mie stesse mani!!

    Addirittura in Italia hanno vietato per legge, poco tempo fa, la vendita di dispositivi di backup per il Nintendo DS, quindi sono anche diventato un “fuori legge” (brutto cattivo!)… mah… Lo stesso dicasi per il software, i cd musicali e quant’altro…
    Quindi sono pro-TCPA, ma solo quando viene usato per proteggere l’OS e i servizi di sistema da malware, sono invece contro gli utilizzi dello stesso per limitare le possibilità di fruizione dei contenuti da parte dei clienti (odio la parola “consumatori”…).

    my 2 cents…

  • # 53
    Nessuno
     scrive: 

    @Cesare Di Mauro

    Stai sbagliando persona se con quella definizione di “scroccone” credi di riferirti a me o alle mie idee di libertà di informazione.
    Pensa che sono tanto scroccone da avere una PS3 che ha un sistema di protezione nativo che non mi permette di eseguire niente che essa non voglia e mi tocca comprare i BluRay originali per godermi i film in HD.
    Come vedi, se voglio usare un sistema con TCPA integrato lo scelgo e lo uso senza alcun problema.

    Il fatto dei contenuti è il nocciolo della questione, non una parte solo secondaria. Non si smuovono miliardi di dollari e si creano nuovi paradigmi d’uso (con tutto quello che ne viene) solo per dare sicurezza all’utente. Sicurezza di cosa poi? Stiamo allargando l’idea di guerra preventiva usata dagli americani (d’altronde l’idea tutta malsana del TCPA non può che nascere da loro) dal mondo fisico a quello mediatico. Ti ripeto, se la maggioranza degli utenti si sentisse in pericolo è scontato che il TCPA sarebbe già stato accettato. Ma probabilmente non è così, e anche in campo professionale, dove la sicurezza è decisamente più importante che nel casalingo, la questione di perdere il controllo di ciò che fa il mio PC rispetto alla sbandierata sicurezza che ne riceverei non sono bilanciate e si propende per un no.
    Io non saprei cosa gira nel mio PC? Scusa? Io so che quando ho un PDF/txt/mp3/avi e lo do in pasto ad un player questo lo interpreta in maniera corretta. Perchè tale SW è libero da qualsiasi “controllo di sicurezza”. E spesso magari è anche Open Source e posso vedere quello che combina. Con il TCPA e il suo paradigma “il contenuto non è tuo (è il licenza d’uso che ti credi che i tuoi spiccioli possano comprare la mia opera d’ingegno dandoti la possibilità di usarla liberamente come hai fatto da 300 anni a questa parte?) e lo usi come voglio io che l’ho creato” (ah, no, più giustamente è “lo usi come voglio io che te l’ho venduto” dove chi te lo vende è la multinazionale che l’ha sottopagato a chi l’ha creato ovviamente) io non so se quello che sto godendo è corretto in tutte sue forme perchè appunto sottoposte a controllo. Controllo che effettua qualcun altro con e per motivazioni sue che io posso condividere o meno, ma di cui non posso liberarmene. Il TCPA è la porta d’ingresso al mondo di “1984” dove l’informazione è controllata “per la sicurezza dei cittadini”. Informazione che può essere canalizzata nella box sotto controllo solo da alcune entità che ne possiedono i mezzi necessari per renderla compatibile con il TCPA. In pratica si restringe la possibilità di fornitura di contenuti solo a pochi soggetti (privati).

    E’ ovvio che la questione sicurezza è lo specchio per gli utonti: d’altronde se mi danno un libro fotocopiato, o meglio passato per un SW OCR e lo leggo senza TCPA non incorro in nessun pericolo nel modo più assoluto. Stessa cosa per un PDF o un AVI “rubato” (come oggi piace definire la copia illecita).

    Sulla questione della neutralità del mezzo vedo che ancora non hai compreso: il TCPA non è neutro come Internet perchè hai la possibilità di spegnerlo (perdendo la possibilità di godere di tutti i contenuti che sono sotto controllo altrui), ma è un mezzo che è negativo per le implicazioni che porta.
    Internet è neutro perchè puoi fare quello che ti pare con quel mezzo, perfino delinquere. Ed è talmente neutro che con esso è difficile capire cosa significa “delinquere” dato che trapassa le barriere nazionali dove le leggi sono diverse. Per cui è possibile “delinquere” in Iran o in Cina guardando informazione non setacciata dal regime o viceversa delinquere inviando informazioni giornalistiche da questi paesi che altrimenti non si potrebbero avere. E domani permetterà di evitare di delinquere in Italia postando i contenuti delle intercettazioni in qualche sito estero liberamente consultabile da tutti.
    Se c’è qualcuno che ha sbagliato a fare un paragone quello sei decisamente tu. E sulla questione degli animali sei voluto entrare nei meriti della questione “perchè uccido un mammifero” che è la stessa cosa che dire “perchè il TCPA non è neutro come Internet per i suoi intenti”. Se ti limiti a considerare il solo atto di “uccidere un mammifero” come accettabile, così come lo è accendere o spegnere TCPA/Internet, vedi che il paragone (e i risultati) così come tu lo hai presentato funziona anche per vitelli vs foche.

    Forse non ti è venuto in mente che in Cina non hanno bisogno del TCPA perchè hanno metodi diversi per il controllo (decisamente più efficienti dato che puntano a monte della produzione di contenuti, non a livello capillare come da noi), mentre da noi il TCPA è l’unico modo di renderci al livello dei Cinesi senza che si possa dare del regime tirannico ai governi occidentali.

    E senza troppo andare a zonzo per la fantasia, mettiamo che domani una società qualsiasi decida sui suoi dispositivi con TCPA che l’unico browser di cui tu hai bisogno è XXX e che le estensioni Flash non siano necessarie, o che gli MP3 che puoi sentire sono quelli con il DRM, perchè quelli che hai rippato dal tuo CD lautamente pagato non sono “sicure” e che Skype non deve funzionare sulla linea 3G perchè altrimenti rovini l’economia degli operatori che ti stanno vendendo proprio il dispositivo e ovviamente uan porta USB/Memory card non è utilizzabile perchè permette l’introduzione di dati non controllati/controllabili… Ora con uno sforzo (minimo) di immaginazione estendiamo questa politica al resto dei PC nel mondo…
    Oibò, hai proprio ragione, oggi non ho il controllo di quello che fa il mio PC per cui non mi debbo preoccupare del TCPA che di sicuro non mi cambierà una virgola! Cioè, avrà lo stesso identico impatto delle possibilità messe a disposizione da Internet, nullo.

  • # 54
    Emanuele Rampichini
     scrive: 

    Sicuramente tecnologie come TCPA possono essere utili e abilitanti in determinati contesti. Questo credo che nessuno lo voglia mettere in dubbio.

    Però mi viene da fare una riflessione. Non è forse possibile che chi spinge queste tecnologie sui PC domestici (DRM +TCPA) lo faccia sotto pressione dei grandi produttori di contenuti? Produttori che vorrebbero la possibilità di appiccicare i limiti dei prodotti fisici a prodotti immateriali che questi limiti non li hanno. Mantenendo ovviamente tutti i vantaggi dell’immatrialità (assenza di costi di replica, trasporto, distribuzione etc…)

    Io ci vedo una spinta sostanziale di chi trovandosi improvvisamente inadatto alla realtà “immateriale” digitale invece di cercare di modificare i propri modelli di business crede che sia più semplice cambiare la realtà.

  • # 55
    TheKaneB
     scrive: 

    @Emanuele: … e la tua riflessione si riallaccia alla mia di 2 commenti fa… :)

  • # 56
    Emanuele Rampichini
     scrive: 

    @TheKaneB
    Ho iniziato a scrivere il commento prima dopo il #51, sono andato al bagno, tornato ho cliccato commenta e mi sono ritrovato a postare un commento con cose già dette. :D Sarebbe carino se i commenti si aggiornassero in tempo reale (AJAX).
    Mi sarei risparmiato le parole e ti avrei quotato. ;-)

  • # 57
    TheKaneB
     scrive: 

    @Emanuele… ahah si capita sempre anche a me! :-)
    Questo blog è basato su WordPress. Ci sono alcuni plugin per migliorare la gestione dei commenti, tra i quali ci sono anche i commenti con aggiornamento dinamico in Ajax. Basta soltanto perderci un po’ di tempo a fare qualche prova, ma niente di eccessivamente contorto :-)

  • # 58
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    @goldorak: non ho trovato informazioni sul blocco delle periferiche usando s.o. untrusted in sistemi con TCPA. Per lo meno, dalla documentazione del consorzio non emerge nulla del genere. Ma se tu hai delle fonti affidabili che lo dimostrano, sarebbe interessante se le postassi.

    Per quanto riguarda legge & co., sono tesi complottistiche, come da articolo. Un po’ come l’LHC che potrebbe generare un mini buco nero che inghiottirebbe la Terra. Ipotesi; la realtà è un altro paio di maniche.

    Sul resto (Kindle, iPhone, ecc.), stiamo parlando di DRM. TCPA è un’altra cosa. I DRM possono usare PARTE della tecnologia dei DRM per rinforzare fruizione / limitazione sui contenuti, ma questo avviene già adesso.

    @TheKaneB & Emanuele: come sviluppatore la tecnologia è interessante sia dal punto di vista della sicurezza che da quello della fruizione dei miei prodotti. Una cosa estremamente utile a mio avviso è rappresentata dal fatto che bloccando il reverse engineering a gente non autorizzata, potremmo benissimo fare a meno dei brevetti (e della registrazione dei prodotti per la distruzione dei contenuti), rendendo molto più abbordabile la produzione del software (non devi stare attento e controllare se per caso hai violato qualche brevetto). Questo è un aspetto di cui nessuno finora ha tenuto conto (non ho letto nulla del genere).

    Certamente cambiando punto di vista, e mettendomi in quello del consumatore, la prospettiva può diventare limitante, se i produttori di contenuti imporranno dei vincoli più stringenti. Ma d’altra parte stiamo parlando del frutto del loro lavoro, ed è giusto che si tutelino. Spero che almeno sul concetto di retribuzione del lavoro altrui ci sia sintonia di vedute, perché personalmente lo ritengo alla base della natura umana.

    In ogni caso questo non vuol dire necessariamente “calare le braghe”. Ricordiamoci che da consumatori abbiamo il coltello dalla parte del manico: il nostro portafogli. Se riteniamo che un DRM è troppo restrittivo, possiamo adottare una politica di boicottaggio per indurre a più miti consigli le major, che senza i nostri soldi non possono sopravvivere.

    Ma questo, ribadisco, è un problema di DRM e di presa di coscienza del potere che hanno in mano i consumatori / utenti. Il TCPA è un’altra cosa.

    @Nessuno: non ho parlato di te quando ho utilizzato la parola “scroccone”; era un discorso sui generis.

    Excusatio non petita, accusatio manifesta.

    La guerra preventiva lasciala dov’è, perché ti si potrebbe ritorcere contro. Ad esempio proprio nei confronti del TCPA, che vorresti eliminare sulla base di mere ipotesi prive di fondamento.

    Contrariamente a quello che dici, la gente si sente in pericolo in un mondo in cui circolano virus, trojan, ecc. a vagonate, e li vorrebbe sopprimere. Il concetto di virus e antivirus (che è un sistema di difesa) è entrato nell’immaginario collettivo anche degli utenti “dummy”. Spero che almeno questo non lo negherai.

    Che l’utenza non cerchi il TCPA per risolvere questi problemi è evidente. Prima di tutto la tecnologia dev’essere già commercializzata e diffusa. Secondo, l’utente comune deve prenderne coscienza. E sta tranquillo che se non si verifica il primo punto, al secondo non possiamo nemmeno lontanamente pensare di arrivarci.

    In campo professionale le aziende stapperebbero le bottiglie di champagne già soltanto per un sistema che consenta di non far fuoriuscire documenti interni. A maggior ragione per tutto il resto (virus, hacker / cracker, spam). Vuoi un esempio pratico: di recente Google ha imposto ai suoi dipendenti di non usare più Windows a causa di una recente falla che ha permesso ad hacker cinesi di entrare nei suoi sistemi; personalmente non la trovo una soluzione valida perché si è semplicemente spostato il problema a un’altra piattaforma, ma è la cartina al tornasole di quello che si vive in un’azienda.

    Riguardo ai contenuti ho risposto sopra. Su Orwell & co. che tiri in ballo per il classico spauracchio complottista, non c’è fondamento: sono le classiche leggende metropolitane che circolano ormai da tempo.

    Sulla neutralità, non ti sei accorto che il solo fatto che, come hai bellamente affermato, internet può tranquillamente essere usato per delinquere, lo pone sullo stesso piano del TCPA. Dipende tutto dall’uso; infatti entrambi gli strumenti sono nati con precise finalità, da cui la loro “neutralità” in quanto mezzi. E l’uso di TCPA in nazioni diverse può essere regolato in maniera diversa, esattamente come Iran e Cina controllano il mezzo internet a casa loro.

    Non vedo come il paragone di TCPA/internet possa essere fatto con l’uccisione degli animali. Per essere chiari, non ho mai parlato di usare in totale libertà né TCPA né internet, se il loro uso porta a commettere crimini et similia.

    Per quanto riguarda l’uso del TCPA nel nostro paese per portarci al livello della Cina, beh, se non è puro complottismo questo non saprei come altro definirlo. E si commenta da sé…

    Sulla parte finale torni nuovamente al concetto di DRM. E continuo a farti notare che DRM e TCPA sono due cose diverse; in particolare quest’ultima è una tecnologia che offre dei servizi, ALCUNI dei quali POSSONO essere utilizzati per rafforzare la prima.

    Ma sui contenuti mi sono già ampiamente espresso.

    Comunque visto che alla fine ripetete sempre le stesse tesi complottistiche, potreste cortesemente portare degli elementi concreti a dimostrazione delle vostre testi? La documentazione sul TCPA e il TC si trovano nel sito del consorzio: prendente uno scenario da voi ipotizzato e fatemi vedere in base a quale parti dei documenti sarebbe possibile realizzarlo; ovviamente lo scenario dev’essere anch’esso realistico, quindi non un concetto puramente astratto ma calato nella realtà di tutti i giorni. Grazie.

  • # 59
    Nat
     scrive: 

    @Cesare di Mauro

    Onestamente non capisco come tu possa ignorare il rischio potenziale intrinseco nel creare una “piattaforma base” in grado di effettuare un controllo cosi’ esteso su una macchina e su cio’ che ci gira.
    Una volta diffuso questo sistema su larga scala, e una volta uniformato il mercato dei contenuti c’e’ poco o niente che il consumatore possa fare. Se vuole utilizzare si adegua, altrimenti aria.
    E’ ovvio che non si parla di una realta’ facilmente attuabile ne indubbiamente nel breve tempo, vuoi le diverse regolamentazioni dei vari stati, vuoi i costi di implementazione di un sistema del genere, vuoi l’adeguamento di tutti i produttori software. Pero’ e’ indubbio che il TCPA ha il potenziale per essere usato come restrizione delle liberta’ dei consumatori.

    Ripeto quanto detto nel primo commento, il mezzo non e’ ne buono ne cattivo, pero’ va valutato anche in base a chi lo crea, e da quali interessi e’ mosso.

    Non pensi sia credibile che, in una realta’ in cui le major riescono a convincere i governi a imporre leggi vegognose come quelle dell’equo compenso e a impedire ai cittadini di usufruire del loro diritto alla copia di backup, magari facciano lo stesso con aziende private (molto piu’ direttamente interessate dei governi)?

    Io non sono contro al TCPA per principio, pero’ sono sospettoso per i motivi citati sopra. E non riesco a capire come tu possa ignorare bellamente questi aspetti di rischio potenziale, alla luce delle tendenze generali a cui si assiste da tempo (anche qui in italia).

    Bollare tutte le potenziali preoccupazioni come complottistiche e’ a dir poco riduttivo e cieco. Anche la tua opinione completamente favorevole sul TCPA e’ solo una congettura, in quanto il sistema ancora non e’ realta’ nelle case di tutti e il tuo giudizio non puo’ che basarsi su una previsione, lecita, ma pur sempre una previsione. Dovresti pero’ contemplare anche le incertezze del caso e le eventuali derive che questa tecnologia potrebbe prendere.

  • # 60
    LMC
     scrive: 

    @Cesare
    “Rimane il fatto che il TCPA non nasce per limitare la libertà della gente, ma per offrire ambienti più sicuri.”

    Questa e’ una tua interpretazione.
    La mia e’ che il tc nasca per il controllo e che la sicurezza sia solo la scusa/il veicolo col quale viene propagandata.

    “Come internet non nasce per favorire la criminalità, ma come grande canale di comunicazione. Le pistole, invece, nascono per far divertire i bambini, suppongo”

    Infatti le armi da fuoco sono notoriamente nate per favorire la criminalità, no? ;)
    E bombardare l’Iraq e’ stato necessario alla nostra sicurezza.

    Mi sembra un cul de sac, se difendi il tc dovresti anche appoggiare le armi da fuoco e i bombardamenti preventivi. Cosa che non mi pare tu faccia, eppure sono alla stessa stregua.

    Quindi ti do la mia opinione (ecchissene frega della tua opinione, dirai) sei una persona a cui piace fare il bastiancontrario, se il mondo avesse acclamato l’arrivo del tcp a, tu saresti qui a predicare la perdita di controllo che subiremmo accettandolo =) pero’ ammetto che tutto questo lo fai con sagacia e intelligenza

    Saluto

  • # 61
    Gendo Ikari
     scrive: 

    Sono sempre il primo a riconoscere quando Di Mauro scrive con ragione da vendere, pertanto ciò che dirò non potrà essere preso come una posizione di ostilità a prescindere.
    Il concetto “il TCPA è un mezzo, quindi non è il male”, è semplicemente un’idiozia. Nell’iperuranio delle idee questo può sembrare razionale, nei fatti non può esserlo.
    Il TCPA è sì un mezzo, ma è un mezzo di proprietà privata, costruito da un consorzio di aziende private. Non è quindi, tornando alla metafora già usata delle armi, un arma qualsiasi, il generico concetto di arma, che può essere usata per difendere i tuoi figli o per rubare e uccidere. Il TCPA è un’arma nelle mani di persone che hanno nomi e cognomi. Quindi la discussione non è sui possibili usi meravigliosi che l’umanità potrebbe fare del TCPA. Non è “l’umanità” che sta costruendo e che sta decidendo cosa dev’essere il TCPA. La discussione è sul potere che il TCPA, una volta applicato e diffuso, fornirà a determinate persone, determinate aziende, e sui possibili scopi negativi per i quali potrebbe essere usato quel potere. Il tutto illuminato dal fatto che non è una via a doppio senso, non si torna indietro. Non altra è la discussione. Qua non stiamo facendo una discussione generica sulle armi, ma su, per esempio: “quel fucile in mano a quel pazzo omicida è pericoloso?”. Quindi il punto è: la Microsoft con in mano il TCPA è pericolosa? La Intel? La IBM? Etc… Detta in altri termini, siamo così ingenui da voler dare fiducia, in campi come la libertà i diritti, a delle aziende?
    Alcune cose poi sono abbastanza risibili. Con il TCPA non sarà più possibile fare il reverse, e quindi cadrà la necessità dei brevetti. Perché è questo l’obiettivo della Microsoft? Quindi qualcuno sta dicendo che l’obiettivo delle grandi aziende, che detengono nelle loro mani lo strapotere dei brevetti, e quello di liquidare i brevetti software? “Che bello, facciamo il TCPA così poi annulliamo i brevetti software!”. Scenetta veramente risibile. Oppure, e qui invoco il rasoio d’occam, l’altra possibilità è che in questo modo si chiude ancora maggiormente la condivisione del codice e la libertà di conoscenza. “Uffa, questa periferica non ha il driver per linux, ora faccio il reverse su quello per windows eee… a già non posso”.
    Noi consumatori abbiamo il coltello dalla parte del manico? Posso ridere ancora?
    Come al solito la verità non è da una parte sola, e quindi questa affermazione è in parte vera. Posso scegliere se comprare il cellulare della Nokia o l’iPhone. Posso scegliere di non comprare windows? O certo, io programmatore nerd posso comprare i pezzi, assemblare un pc e scaricare linux, tagliandomi fuori da una lunghissima lista di programmi. Il 99% dei consumatori non possono fare altro che comprare un pc, con preinstallato windows. Hanno scelta? Ooo si. Possono non comprare un pc.
    Saremo liberi di scegliere riguardo al TCPA? Esattamente come lo siamo riguardo a Windows. Solo che lì non ci saranno trucchettini legali, di rifiutare la licenza fare richiesta di rimborso, etc… etc…. No. La scelta sarà molto semplice: compro un computer o no? E se qualcuno mi vuole dire che questa è libertà di scelta posso tranquillamente ridergli in faccia.
    Il punto è che la domanda è semplice, anche se sotterrata da tonnellate di cavilli, risposte più o meno tecniche, complicazioni di varia natura, polemiche tra iper-esperti, etc…. La domanda è: siamo disposti come società a limitare una libertà per garantire maggiori profitti a qualcuno? La risposta è un sì o un no. Sì, ammetto che il profitto a volte possa valere di più di una libertà, oppure no, le libertà hanno sempre la primaria priorità. E’ una questione di scelta, non una questione di misurare se stiamo perdendo un metro e 3,5 nanometri di libertà o solo 1 un metro e 3 nanometri.

  • # 62
    Antonio
     scrive: 

    @Gendo Ikari

    trovo giusto il tuo ragionamento e la risposta dovrebbe (utopia) essere un secco NO.

  • # 63
    Gendo Ikari
     scrive: 

    Ovviamente utopia. Sappiamo benissimo che il TCPA sarà ovunque, diventerà industry standard al 100%, dopo i primi tempi non troverai più software non TCPA e ogni volta che DOVRAI accendere il pc, (sottolineo l’assoluta reale mancanza di libertà), manderai gli occhi al cielo e dirai: speriamo che i programmatori della XYZ siano stati buoni e abili.

  • # 64
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    @Nat: non è che ignoro il rischio. E’ sicuramente uno scenario d’utilizzo, come possono essercene tanti, ma non lo trovo realistico, proprio per tutta la serie di problemi che hai elencato.

    Inoltre ci sono delle considerazioni che mancano. La prima è che i consumatori sarebbero obbligati a “calare le braghe”, ma come dicevo prima questo non è vero perché sono loro ad avere il coltello dalla parte del manico e sono perfettamente in grado di mandare sul lastrico le major se non scendono a compromessi.

    La seconda è che parti dal presupposto che tutti i produttori di contenuti si alleino per limitarne la fruizione. Questo significherebbe che anche la comunità FOSS, per esempio, smetterebbe di produrre contenuti liberamente utilizzabili, ma porrebbe dei vincoli, e non mi pare realistico perché sarebbe un comportamento diametralmente opposto a quello attuale e che propugna. Spostandoci dal software ai contenuti multimediale, ci sono diversi artisti che rilasciano le loro opere con licenza creative common. Esistono anche dei “big” come i Radio Head che hanno rilasciato il loro ultimo album liberamente scaricabile da internet a fronte di una donazione non obbligatoria e hanno raccolto più soldi di quanti ne avrebbero fatti se si fossero affidati alla classica major.

    Passando alle major che farebbero pressioni sui governi, questo si verifica adesso perché non dispongono di mezzi adeguati per tutelare le loro opere. Coi risultati disastrosi nei confronti dei consumatori, che purtroppo ben conosciamo. Con un “DRM forte”, invece, non ne avrebbero alcun bisogno di leggi ad hoc (non avrebbe proprio senso).
    Inoltre anche il diritto di copia verrebbe tutelato: potresti realizzare illimitate copie dei prodotti di cui hai regolare licenza, perché sarebbero tutte egualmente protette. Verrebbero meno, quindi, porcate come la tassa sull’equo compenso, perché non ci sarebbero più i presupposti.

    E’ chiaro che con questi discorsi rimaniamo sempre nel campo del DRM e dei contenuti, che rimane il pomo della discordia. Ma DRM e TCPA sono due cose ben distinte, come ho già detto.

    @LMC: al contrario, non è la mia interpretazione. Il TCPA è frutto di anni di ricerche nell’ambito della sicurezza, perché la sicurezza è un problema di enorme importanza in un mondo connesso (era già un problema di notevole importanza prima per i militari e la sicurezza nazionale; e per le aziende).

    E proprio perché sono contrario alla guerra preventiva, non faccio preventivamente la guerra a un mezzo sulla base di mere ipotesi. Non applico due pesi e due misure…

    Infine non faccio il bastian contrario, ma espongo il mio pensiero da “tecnico”. Non a caso la rubrica si chiama “pensieri da coder”. Il fatto che ci siano altri che la pensino diversamente da me non mi fa diventare automaticamente un bastian contrario, o viceversa. Anche perché mi sembra che le argomentazioni a supporto delle mie tesi non siano mancate.

    @Gendo Ikari: Il TCPA è un “mezzo di proprietà privata” tanto quanto lo sono le CPU, le memorie, le GPU, ecc. Non conosco tecnologie sviluppate e vendute dai governi, se non eventualmente a scopo militare o di sicurezza nazionale.

    Per cui mettere al palo il TCPA semplicemente perché è stato realizzato dalle stesse aziende che producono tutto il resto è un ragionamento fallace. Non c’è “umanità” nel TCPA quanto nell’ultima CPU di Intel: è TUTTO frutto di privati.

    Poi come già detto le aziende devono sottostare alle leggi sovrane delle nazioni. Google di recente è stata condannata per alcuni video caricati su YouTube; e non mi sembra l’ultima azienducola arrivata. Intel ha subìto una pesantissima condanna dall’antitrust europeo ed è stata costretta ad accordarsi con AMD. Hai parlato di Microsoft, e qui penso sia inutile citare quello che ha passato.

    Cosa ti fa pensare che col TCPA sarà diverso da adesso?

    Per quanto riguarda l’eliminazione dei brevetti è farina del mio sacco; non ho letto da nessuna parte un’ipotesi del genere. Ipotesi che ho sollevato alla luce dei vantaggi offerti da tecnologie come quelle del TCPA, appunto. Se il mio codice diventa inaccessibile per tutti (tranne che per me, ovviamente), non ha senso spendere un patrimonio per tutelarlo, perché lo sono già col minimo sforzo. Quindi posso tenere per me le mie idee, e farci dei soldi. Mentre adesso se non sei ricco o non hai un finanziatore (che però vorrà la sua parte), hai poche possibilità di poterlo fare.

    Il meccanismo dei brevetti, pertanto, diventa inutile, e si può eliminare, perché il frutto del lavoro di ricerca e sviluppo viene tutelato con uno strumento decisamente migliore, ma soprattutto molto più democratico, perché non più accessibile a pochi eletti, ma a una vastità di persone. E scusa se è poco. Da sviluppatore lo trovo estremamente utile.

    E’ chiaro che in questo modo si chiuderebbe ulteriormente la condivisione del codice, ma sarà pure affar mio se non ho intenzione di volerlo fare, o no? E’ il frutto del mio lavoro e voglio che venga tutelato. Posso anche decidere di divulgarlo anche in maniera del tutto gratuita e libera, sia chiaro, ma rimane e deve rimanere una mia libera scelta.

    D’altra parte stiamo parlando di codice, non della Gioconda: come l’ho scritto io, lo puoi fare benissimo tu o altri. Basta avere adeguate capacità e conoscenze per farlo.

    Sì, ci sarebbe il problema dei driver e il reverse engineering. Posto che in diversi paesi è una pratica illegale (e in altri no, o comunque con delle restrizioni), anche qui vale lo stesso discorso di cui sopra: il codice è mio e se non voglio mostrarlo a nessuno voglio poterlo fare. O mi vuoi negare anche questo diritto su roba che è frutto del MIO lavoro (e delle mie risorse)? Chi sei tu per mettere becco nel mio lavoro?

    Sì, continuo a sostenere che i consumatori hanno il coltello dalla parte del manico, e si chiama portafogli. Le major non campano con l’aria, ma coi nostri soldi. E siamo noi che abbiamo il potere di influenzare le loro scelte e in che modo vengano distribuiti i loro prodotti, come ho già detto più volte prima.

    Riguardo Linux e Windows, già adesso se usi Linux fai parte di meno dell’1% del mercato e sei sostanzialmente tagliato fuori. Col TCPA dici che non potresti più usare trucchetti legali? E come? Se non vuoi usare Windows basterà ugualmente non accettare l’EULA e farti rimborsare, come fai ora. Non vedo come possa cambiare qualcosa solo perché ci sarebbe questa tecnologia.

    Se, invece, ti riferivi a pratiche illecite, beh, non è nemmeno il caso di discutere.

    Infine la domanda che poni è arbitraria: hai costruito uno scenario facendolo passare come l’unico possibile in opposizione a quello attuale. Pertanto non è necessario rispondere.

    Riguardo all’altro tuo commento, come avevo già detto prima non credo che la comunità FOSS smetterà di scrivere e rilasciare programmi pur col TCPA, visto che possono benissimo girare nella loro sandbox untrusted (con un s.o. trusted), oppure direttamente su un s.o. untrusted.

    Ma lo stesso possono fare anche altri produttori di software: non è necessario sviluppare esclusivamente applicazioni trusted, e possono benissimo continuare a rilasciare programmi untrusted.

    C’è più scelta rispetto alla condizione attuale.

  • # 65
    LMC
     scrive: 

    Cesare, hai perfettamente ragione, allora.
    Non e’ la tua interpretazione, ma l’interpretazione che ti hanno dato. E che tu hai, perdonami, bevuto.

    E se domani Intel, amd o chi per loro decidessero che le loro cpu facciano girare solo codice approvato dal fritz di turno (magari integrato nella cpu stessa)? Tutto apposto, noi potremo far girare il nostro programma untrusted, nella nostra sandbox o os untrusted, sulla cpu untrusted che ci siamo costruiti in cantina (magari un 64k => )

    Saluto

  • # 66
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Se mi vendono un prodotto che non mantiene le caratteristiche promesse li denuncio.

  • # 67
    goldorak
     scrive: 

    @ Cesare di Mauro ha scritto : “Se mi vendono un prodotto che non mantiene le caratteristiche promesse li denuncio.”

    Encomiabile davvero. Ma se Intel vende SOLO processori che eseguono codice trusted, ed AMD vende processori che eseguono codice trusted, e Via e ARM producono solo processori che eseguono codice trusted mi dice la tua liberta’ di scelta dov’e’ ?

    E la stessa scelta che ce’ tra essere obbligato ad entrare in una camera a gas, e quello di rifiutarsi ed essere ucciso fuori. Ha la liberta’ di scelta, peccato che l’esito finale sia sempre lo stesso.

  • # 68
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Non si mettono mica di colpo a vendere tutti solo processori col TCPA perennemente attivato.

    Al primo lotto che non corrisponde alle specifiche si denuncia e si fa bloccare la produzione.

  • # 69
    goldorak
     scrive: 

    Scusate per questo off topic, ma qualcuno mi saprebbe spiegare perche’ non riesco a postare sulla discussione di Raffaele Fanizzi sul 3d http://www.appuntidigitali.it/10893/“il-3d-e-una-stron”-parola-di-john-carpenter/ ?
    Perche’ qui riesco a postare, e in quella discussione no ?
    Opera continua a darmi questo messaggio : “Connection closed by remote server” ed e’ tutta la giornata che e’ cosi.
    Perche’ altri riescono a postare in quella discussione ed io no ?

  • # 70
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Onestamente non ti so dire. Ho appena provato con Opera (lo uso anch’io :D) e mi ha funzionato.

    Al limite scrivilo qui che lo taglio e lo incollo dall’altra parte. ;)

  • # 71
    goldorak
     scrive: 

    @ Cesare di Mauro ha scritto : “Onestamente non ti so dire. Ho appena provato con Opera (lo uso anch’io :D) e mi ha funzionato.

    Al limite scrivilo qui che lo taglio e lo incollo dall’altra parte. ;)

    ————————————
    E pazzesco, ma non riesco a postare l’intervento neanche qui.
    Che roba, senti, ti passo poi l’intervento direttamente tramite pvt sul forum di hardware upgrade sperando che funzioni e poi lo posti nella discussione di Raffaele Fanizzi ok ?

    Ho anche provato a postare con IE e non va. Non so piu’ cosa pensare.

  • # 72
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Certamente, fai pure. Prima che vada a nanna. :D

    EDIT: mumble. Può darsi che ci sia qualche carattere speciale (minore, maggiore; roba del genere) che WordPress non digerisce.

    Perché non trovo nulla neppure nella cartella degli spam. Non c’è proprio nessuna traccia.

  • # 73
    Gendo Ikari
     scrive: 

    @Di Mauro
    I tre punti chiave della tua risposta, e dalle altre che hai dato qui e sul forum di hardware upgrade, sono: 1) i consumatori possono scegliere, 2) il codice è tuo e ci fai cosa ti pare, 3) il pc è un oggetto come tutti gli altri, e quindi com’è privata la cpu e Microsoft/Intel/etc.. le producono secondo le leggi dello stato, tale può essere il TCPA e il pc, con quanto ne consegue.
    Ti rispondo, con sincero rispetto, punto per punto.
    1) Non è vero. Semplicemente non è vero. Qualunque discorso parta dal presupposto che il consumatore è libero di scegliere, potrà essere teoricamente corretto, ma assurdo nella realtà. Il consumatore, né il programmatore né tanto meno il consumatore di massa, è libero di scegliere (per quello di cui stiamo parlando noi).
    Se domani la Microsoft decidesse di punto in bianco, anche in maniera trasparente, che nella tua licenza di utilizzo di windows ognuno autorizza la Microsoft ha spiarlo 24 ore su 24, ebbene ci sarebbe sicuramente uno scandalo, e non cambierebbe niente. Il giorno dopo comunque tutti userebbero Windows. Perchè? Perché le aziende hanno investito soldi e tempo in un know-how che è relativo all’os di Microsoft. Perché è assolutamente impensabile per il 99% delle aziende accollarsi i costi di migrazione di tool di sviluppo, linguaggi, sorgenti, eccetera eccetera eccetera. La cosa peggiore che potrebbe escogitare la Microsoft (o IBM, o quant’altro) metterebbe le aziende di fronte ad una scelta: accetto la cosa terribile X che la Microsoft ha inventato, o smetto di lavorare?
    Chiaramente in questo esempio assurdo ci sarebbero conseguenze nel lungo periodo, ed infatti tra tutte le limitazioni alle libertà dell’utente, ad esempio il TCPA, nessuna di queste avviene dal giorno alla notte. Ma anche in questo esempio assurdo, comunque non ci sarebbe la libertà di cambiare, per ovvie scontate ragioni.
    Figuriamoci per l’utente normale che entra nel negozio e ha davanti a sé UNA scelta. E non mi ripeterò su questo fatto.
    Se domani ci sarà il TCPA, come ci sarà al 100%, esso NON sarà una scelta. Non accetto strani giri di sofismi vari per dimostrare che il monopolio non è un monopolio e bla bla bla.
    Perché io uso Visual C++ per programmare, e perché in C? Perché è industry standard. Perché uso windows? Perché è l’os monopolista e quindi non faccio programmi per Linux, che non in certi settori non avrebbero alcun mercato. E questo vale ora per queste cose e varrà domani per il TCPA. Perché semplicemente non c’è scelta.
    Domani la Microsoft farà il suo so trusted, tutti i tool di sviluppo creeranno codice trusted, le aziende faranno programmi trusted, e quello sarà il mercato. Punto.
    2) Ok, il frutto del tuo lavoro è tuo. Innanzitutto non la matematica, e quindi non gli algoritmi. Brevettare un algoritmo è come brevettare il teorema di pitagora. Se tu vuoi vivere in una società del genere, allora il problema non è il TCPA forse dovremmo discutere ad un gradino precedente. Comunque il tuo programma è tuo, benissimo. Mettimi in condizioni di scelta reale, effettiva, vera, e posso essere d’accordo. Tuo il programma, mia la libertà di scelta, ok. Tuo il programma, tuo il sistema per farlo girare, tue le regole, e io obbligato a seguirle, no grazie. E se per evitare questo devo far perdere qualche soldo al signor Di Mauro o alla sua azienda a causa degli “scrocconi”, si, con tutto il rispetto è un prezzo che sono disposto a pagare. E lo dico da programmatore.
    3) Il pc è quindi un oggetto come tutti gli altri? Mi dispiace non è così. Vorresti, forse anche io, ma non è così. L’aria è una merce? L’acqua è una merce? Il tuo dna? La tua libertà di informazione? Internet?
    Il punto è che il pc, in quanto accesso obbligato e requisito ineludibile per vivere nel 2010 in una società umana, non è una merce come tutte le altre. Controllare il pc, significa controllare la società. Punto. Lo sa la Cina, lo sa l’FBI, lo sa la Microsoft. Tu pensi al tuo programmino in Python e al tuo profitto e al tuo stipendiuccio, e brontoli contro gli “scrocconi” e dici quant’è bello il TCPA, pensa al database del tuo comune. Pensa al programma di gestione dell’anagrafe, al sistema che ti darà la pensione. Pensa al database che gestisce i dati elettorali, dentro cui c’è scritto che il signor Di Mauro può votare. Questi elementi NON SONO una merce come tutte le altre.
    Una console è uno stupido oggetto che può essere chiuso quanto ti pare. Un sistema embedded magari. Ma il pc è un’altra cosa. Io uso il pc per trovare lavoro, per avere accesso ad informazioni che altrimenti non avrei. In definitiva, il pc non è tuo.
    Si lo so, la CPU, il tuo programma, bla bla bla, ma chi controlla l’hardware pc controlla internet e controlla la società.
    Sarei favorevolissimo al TCPA se ci fosse una piattaforma hardware pubblica, aperta, libera, tramite la quale aver accesso ad un sistema internet pubblico, aperto, libero, e voi voleste TCPA-izzare il vostro sistema privato, le vostre console, etc… Purtroppo volete chiudere l’unico internet che esiste, l’unico pc che esiste, e allora non ci siamo.

  • # 74
    LMC
     scrive: 

    @Cesare
    “Al primo lotto che non corrisponde alle specifiche si denuncia e si fa bloccare la produzione.”

    Non c’e’ mica problema.
    Te lo direbbero forte e chiaro. Anzi, verrebbe spacciato per un grande plus.
    Una questione di “sicurezza”, sai…

  • # 75
    pleg
     scrive: 

    Qualcuno qui ha letto “Rainbows End” di Vinge? Non e’ del suo meglio, ma ci sono descrizioni piuttosto spettacolari di un mondo nel prossimo futuro dove il trusted computing e’ pervasivo. Ad esempio i singoli componenti elettronici all’interno della singola macchina (ad es CPU e GPU) per comunicare tra loro devono scambiarsi certificati, e la Homeland Security ha le chiavi per bloccare qualsiasi componente di qualsiasi macchina!).

    Comunque, la soluzione potrebbe essere una sola (come gia’ aveva suggerito Cesare con un suo vecchio articolo): open software su open hardware :) ci costruiremo davvero le nostre CPU in cantina, su cui far girare linux ;)

    Il problema, come suggerisce goldorak, e’ se ad un certo punto costruire hardware libero diventasse illegale, dietro pressione di qualche lobby… d’altro canto, e’ per questo che sono MOLTO favorevole alla liberalizzazione delle armi da fuoco: quello sarebbe il momento di usarle :)

  • # 76
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    ROFL Mi hai fatto ribaltare, Pleg. :D Concordo su tutto (e spero di trovare il tempo per leggere quel romanzo).

    @LMC: in effetti hai ragione, perché ovviamente non ci sarà nessuno a controllare se il TCPA sia disattivabile. Si vede che nel prossimo futuro tecnologico non ci sarà spazio nemmeno per gli smanettini (smanettoni sarebbe già una parola troppo grossa; hacker, invece, manco a parlarne). ;)

    @Gendo Ikari: non c’è bisogno di ricordarlo, ma è chiaro che il rispetto è sempre reciproco. :) Ci stiamo scambiando delle idee, anche molto diverse e la discussione è decisamente accesa, ma è scontato che il rispetto sia alla base del dialogo. Se i toni sono un po’ pesanti anche nelle mie risposte dipende strettamente dalle parole che sono presenti nei commenti. Dal canto mio sono in grado di sostenere una discussione in maniera “asettica”, senza scadere sul piano personale, ed è un invito che faccio a tutti. :P

    1) Esistono le clausole vessatorie: Microsoft non potrebbe imporre nulla del genere, e verrebbe denunciata e condannata. Come ho già detto, continuiamo a vivere in uno stato di diritto, e le condanne alle grandi multinazionali non sono fantasie ma atti concreti ben noti anche alla massa. Quindi scordati la violazione della privacy e di quant’altro leda i diritti dei consumatori previsti dalla legge. O me le sono sognate io le sanzioni, anche pesanti, e pure a carico di Microsoft? ;)

    E’ chiaro che se domani tutte le macchine avranno il TCPA non ci sarebbe scelta, ma non è questo il punto. Tutte le CPU hanno da anni le estensioni SSE proprietarie di Intel, e nessuno s’è mai lamentato di questa imposizione, pure gente che fa girare software che non le userà MAI. Questo perché si possono usare o meno; e il TCPA si può usare o meno, è abilitabile oppure no, e anche quando è abilitato permette di far girare software untrusted.

    Per quanto riguarda il fatto che attualmente Windows domina il mercato e per gli sviluppatori di software rappresenta generalmente il target, beh, mi sembra lapalissiano, ma non è certo un crimine. Perché usare Visual Studio, Windows, ecc.? Perché se ti serve li usi.

    Io vorrei usare Final Cut Pro, ma non c’è per Windows e debbo necessariamente comprare un Mac su cui giri OS X per poterlo fare. Io vorrei sviluppare per iPhone, ma sono costretto ancora una volta a comprare un Mac e a usare Objective-C o C++, che… mi fanno schifo. E così via, gli esempi si sprecano. Da che mondo è mondo esistono piattaforme diverse su cui gira software diverso.
    Ai tempi dell’Amiga non potevi prendere un gioco per questa macchina, infilarlo in un Mac o un PC e pretendere che funzionasse…

    Per cui se ti serve Windows perché devi farci girare del software che funziona solo qui, è chiaro che dovrai usarlo. Mi sembra scontato. Se invece non hai di questi requisiti, sul tuo PC puoi e potrai installare un altro s.o. e amen. La libertà di scelta del s.o. (o dei s.o.) e delle applicazioni non viene certo a mancare solo perché c’è il TCPA, esattamente come avviene adesso.

    2) Sui brevetti la mia posizione è nota da tempo, e li trovo un strumento indispensabile per tutelare le opere dell’ingegno finché non ci saranno meccanismi come il TCPA che permetteranno di farlo meglio per le ragioni che ho esposto prima. Dei brevetti possiamo benissimo fare a meno, non me li ha prescritti il medico :), ma la tutela del lavoro è sacrosanta.

    Sul resto non concordo assolutamente. Mi spiace, ma ho tutto il diritto tutelare il mio lavoro e decidere le mie condizioni per poterne usufruire, e tu sei altrettanto sei libero di usarlo oppure. La terza via, quello dello scrocco, non è lecita né legalmente né moralmente: se non ti piace puoi benissimo rimboccarti le maniche, come ho detto io, e darti da fare per realizzare un prodotto simile.

    Ma qui stiamo parlando di contenuti e DRM, che è un’altra cosa. Come già detto, il TCPA è un altro paio di maniche.

    3) Sul controllo dell’hardware, dei dati personali e addirittura di quelli pubblici, internet e arrivando perfino all’intera società non ci siamo proprio: questo è uno scenario del tutto irrealistico per quanto già scritto al punto 1. Viviamo in uno stato di diritto e le aziende non possono fare quello che vogliono.

    Poi non vedo come col TCPA ti verrebbe a mancare tutto quello che hai scritto. Sembra che per te la sua presenza porti necessariamente al mondo descritto da pleg. Ma è pura fantascienza, come pure la chiusura di internet che poni alla fine del tuo commento.

    Mi spiace, ma questo scenario tecno-apocalittico non lo condivido assolutamente, come avevo già scritto nell’articolo e ribadito negli altri commenti che ho scritto. Mancano proprio le basi per sostenerlo, e aspetto che mi venga dimostrato in che modo ciò sarebbe possibile, senza tenere conto, appunto, della realtà in cui viviamo (come avevo già detto).

    E’ più realistico lo scenario di pleg, con l’hardware costruito in casa (lo si fa già).

  • # 77
    Gendo Ikari
     scrive: 

    1) Non ho descritto una situazione che si verrebbe a creare se… ho descritto la situazione che c’è ora. Parli delle multe alla Microsoft? Parli della condanna di Intel? Hai di fronte a te l’evidente inutilità di simili azioni, volte più che altro ad un mantenimento puramente formale delle apparenze legali. Il monopolio di windows è tutt’ora presente. La tassa-microsoft su ogni pc comprato è tutt’ora in vigore, multe o non multe ridicole, polemiche o non polemiche.
    Certo viviamo in uno stato di diritto, ma questo evidentemente, data la realtà dei fatti, non esclude monopoli commerciali, ed illiberalità conseguenti. Non ci sono spazi per contestazioni di fronte ad una situazione di ventennale monopolio dei sistemi operativi da parte di una singola azienda, le cui arbitrarie scelte hanno fatto il bello ed il cattivo tempo.
    Siamo arrivati, già da un pezzo, al punto in cui i colloqui di lavoro, per mansioni non inerenti la programmazione, richiedono uso specifico di software Microsoft. Giusto per parlare della libertà di scelta.
    Comunque vedo che su questo punto alla fine concordi con me. Dici che non è importante e che è normale, ma siamo d’accordo. Tu citi esempi in cui questa mancanza di scelta è quasi neutra, riguardo al TCPA dal mio punto di vista non lo è. Comunque mi basta essere arrivati almeno alla constatazione che la libertà di scelta del consumatore è finta, puramente teorica. Ricordiamocelo per il resto della discussione.
    2) Potremmo stare a discutere una vita su come il concetto di “moralità” cambi con il tempo, e che tutte le nostre libertà e i nostri diritti sono stati in un periodo storico passato ritenuti illeciti, immorali ed illegali. Sorvoliamo per ovvi motivi.
    Se vuoi tutelare la tua opera di ingegno, benissimo sono d’accordo. Se per opera di ingegno intendi un algoritmo, ovvero un pezzo di matematica, allora non sono d’accordo. Fortunatamente con me hanno concordato scienziati, medici, matematici, fisici, perché se su ogni teorema matematico, su ogni scoperta scientifica, su ogni legge fisica scoperta ci fosse stato messo un brevetto per “tutelare le opere di ingegno”, non staremmo qui a scrivere ad una tastiera di computer, ma probabilmente tramite penna d’oca via piccione viaggiatore.
    Il tuo discorso, molto liberista stile ottocentesco, funziona fintanto che ci sono persone che non lo applicano, e quindi tu puoi avere il lusso di applicarlo su cose insignificanti. Se il codice di ogni algoritmo fosse brevettato o, ancor peggio, fosse chiuso da TCPA, non ci sarebbero nemmeno i libri sui quali ho studiato all’università.
    3) Te chiedi di mettere le palle nel forno a microonde perché ritieni che tale situazione non sia pericolosa, perché tanto nessuno inserirà la spina.
    Non ho nessuna voglia di immaginare mondi fantascientifici apocalittici, mi basta dire che il TCPA comporta la totale perdita di controllo dell’utente sul proprio pc. Questo è esattamente il senso del TCPA, non altri. Tu dici che è meraviglioso perché in questo modo non ci saranno più scrocconi. Vero. Tu dici che il pc è fatto da aziende private e quindi possono farlo. Realisticamente vero. Dici che questa non è una situazione di perdita di libertà, e questo è falso. Ognuno dei punti contro il TCPA non sarebbe determinante in un ragionamento, ma è la catena delle conseguenze ad esserlo.
    Abbiamo una piattaforma necessaria alla società, questa piattaforma adotta un sistema che defenestra le libertà dell’utente, da queste due premesse ne consegue che parte della società, ovvero tutte quelle funzioni che il pc ricopre in essa, sarà espropriata ai cittadini. Non c’è bisogno di inventarsi congiure o complotti.
    Tu stesso nel forum di hardware upgrade hai riconosciuto i rischi, bollandoli come fantascienza certo, ma hai tranquillamente confessato che il TCPA potrebbe essere il sistema perfetto per il controllo e la censura, fatta direttamente alla radice.
    Mettiamo le palle nel forno a microonde e diciamo che tanto nessuno metterà la spina.
    Riconosco che sia legittimo avere così tanta fiducia nelle altre persone da ritenere ciò una situazione non pericolosa. Dal mio punto di vista è una follia.
    Ritengo che ci siano ottime ragioni tecniche ed economiche per rifiutare il TCPA e che parlare solo dell’aspetto “politico” sia fuorviante ma ci terrei a chiarire perché secondo me la fiducia nel sistema di diritto è immotivata. Il motivo è semplice. Da informatico, giocatore di poker e appassionato di storia, dico che è solo una questione di probabilità.
    Il TCPA è un sistema che potrebbe essere la soluzione finale per la censura ma, senza andare troppo in là con la fantasia, per la costituzione di monopoli, per la chiusura delle conoscenze. Chi ha bisogno dei brevetti (che scadono) quando posso chiudere il mio codice per sempre? Questa idea non interessa a nessuno? Certo che sì. L’umanità accetta lo strumento perfetto di controllo, in tutti i loro pc, nella loro vita, e questo strumento è su un piatto d’argento. Nessuno proverà ad usarlo in maniera più decisa? Certamente. Ci riuscirà? Inizialmente no. Ma l’estrazione probabilistica non è compiuta su un lancio di dado. Ma nel tempo. Nel lungo periodo tende a verificarsi la situazione che le condizioni sociali suggeriscono. Semplicemente nel lungo periodo lo stato di diritto fallirà, da qualche parte. Necessariamente. E’ una questione puramente numerica. Possiamo discutere sulle percentuali, non sull’inevitabilità della cosa.
    La realtà è che la battaglia per la libertà comincia con l’opporsi a strumenti di controllo di massa, non quando tali strumenti vengono usati.

  • # 78
    j
     scrive: 

    mi pare che finora si siano trascurati alcuni aspetti di base e si sia dato troppo risalto ad altri…

    il digital right management auspicato dai produttori di materiale protetto non è il motivo principale per cui si è formato il consorzio TCPA e progettato il chip TPM ( tanto è vero che può benissimo essere attuato su sistemi non tcp privi di esso) ma una cosa in più che la presenza dell’ infrastruttura TCPA rende attuabile in modo più consistente – tra il drm puramente via sw e il drm tramite piattaforma “trusted” cambia solo il livello di enforcement, ma non la sostanza – ma allora stupisce che sia la piattaforma e la tecnologia a ricevere la parte maggiore dell’ astio pubblico (o meglio, non stupisce più di tanto, se si pensa che “il popolo è bue” (cit), ma a parte ciò)

    d’ altra parte molti strumenti informatici (a cominciare dalla possibilità di restringere i privilegi di accesso degli utenti generici di modo che non alterassero la configurazione impostata dal sysadmin e non installassero “roba” di dubbia provenienza – ma non mi sembra che si siano fatte crociate contro la separazione dei permessi…) sono stati messi in opera proprio in funzione dell’ esigenza, sentita in ambito business (ora, mi risulta che la stragrance maggioranza dei sistemi dotati di tpm siano in effetti pc brand di target aziendale, più che schede madri per l’ assemblaggio domestico o su piccola scala), di controllare, possibilmente certificare, la configurazione del sistema (=> quello che vi gira su in un dato momento)
    da un lato , banalmente, su delle postazioni di lavoro deve (dovrebbe) essere installato solo il sw necessario ai dipendenti per lavorare
    ma per un altro, cosa assai più critica, nelle transazioni sicure per le quali si pone il requisito di garantire, oltre alla “banale” integrità e riservatezza dei dati (ottenibile con un socket sicuro), che gli agenti sw agli estremi della comunicazione siano effettivamente “quelli” legittimati alla transazione, e che i sistemi su cui girano non siano compromessi

    da cui l’ esigenza di un infrastruttura che effettivamente inibisca l’ esecuzione di codice arbitrario al di fuori di quello proveniente da fonti riconosciute attendibili
    e sì, tra queste includendo microsoft – perchè, al di là dei facili pregiudizi e catastrofismi del tipo “vuoi che in futuro non mi diranno di usare solo il browser X accettato da loro”, vanno tenute conto di due cose:
    una situazione in cui possano essere eseguiti solo binari trusted firmati, responsabilizza molto di più le sw house (a cominciare da quella che produce il sistema operativo) e sulla sicurezza del loro codice (e qui va ricordato che il codice ms è comunque accessibile a enti governativi e società esterne di sicurezza per l’auditing) sia nelle limitazioni della possibilità di scelta dell’ utente (l’ antitrust è intervenuto nei confronti di MS per molto meno, e dubito fortemente che questa voglia rischiare nuove indagini o class action… per questo mi sembra molto più probabile che l’ utente potrà continuare a istallare il browser di sua scelta – a partire da un installer firmato piuttosto che dai sorgenti, questo sì – che non il contrario)
    e infine, come forse pochi ricordano, ai tempi della NSA backdoor, fu microsoft a non lasciarla nei sistemi venduti nel resto del mondo – certo, per non scontentare potenziali utenti
    e certo, è solo un caso, ma un caso che con altri fa pensare che nel caso specifico di redmond, vi sia maggiore interesse a tutelare gli utenti piuttosto che dominarli semplicemente…

  • # 79
    Nat
     scrive: 

    @Cesare di Mauro #64

    Il potere di reazione dell’utente dipende da quanto gli viene garantito dalla legge. La legge non e’ immutabile ne e’ giusta a priori, i casi che riportavo sono esempi di come, le pressioni di industrie private, possono creare aberrazioni legali con il pieno supporto dei governi (e questa e’ realta’ di oggi e nella storia se ne trovano a milioni).

    I produttori di contenuti non si adatterebbero certo dall’oggi al domani e sicuramente sparute resistenze non mancherebbero, anche in uno scenario apocalittico. Il problema e’ che la massa, la maggioranza degli utenti, non avrebbe conoscenze ne mezzi per rivolgersi ad altre fonti. Vuoi per necessita’ pratiche, di lavoro, vuoi per incompetenza tecnica. Inoltre credo sia razionalmente plausibile che i produttori di contenuti siano piu’ che felici di sviluppare esclusivamente per un sistema blindato, probabilmente la maggior parte per sacrosanto diritto di tutelare il proprio lavoro, magari altri per motivi meno rispettabili.

    Ripeto, non sto qua a spacciare queste ipotesi come sicure o automatiche, pero’ ritengo abbiano lo stesso valore teorico delle tue ipotesi. Entrambe si basano su qualcosa che non rispecchia la realta’ attuale, sono calate in un contesto di futuro prossimo che nessuno di noi e’ in grado di conoscere a priori.

    Riguardo alle azioni delle major, onestamente a me non interessa se corrompano i governi perche’ non si sentono adeguatamente tutelate. Da cittadino rabbrividisco e mi indigno all’idea che un privato sia in grado di fare tali pressioni da modificare le leggi unilateralmente a proprio beneficio ed in modo irrispettoso nei confronti dei miei diritti. Ed e’ in particolare questo sbilanciamento di potere a farmi tenere le orecchie tese.

  • # 80
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Ho trovato finalmente un po’ di tempo per rispondere.

    @Gendo Ikari:

    1) Non ho descritto una situazione che si verrebbe a creare se… ho descritto la situazione che c’è ora. Parli delle multe alla Microsoft? Parli della condanna di Intel? Hai di fronte a te l’evidente inutilità di simili azioni, volte più che altro ad un mantenimento puramente formale delle apparenze legali.

    Mi sembra che, al contrario, abbiano smosso lo status. Se pensiamo che Microsoft ha dovuto togliere di mezzo IE (e creare il “ballot screen”), e fornire la documentazione del protocollo Samba a un costo irrisorio, non continuerei a parlar di “stasi”. Con Intel, poi, è andata peggio: ha dovuto pagare una vagonata di soldi ad AMD (che ha quasi del tutto ripianato i debiti accumulati) e, soprattutto, ceduto la licenza di produzione dei processori x86.

    Il monopolio di windows è tutt’ora presente. La tassa-microsoft su ogni pc comprato è tutt’ora in vigore, multe o non multe ridicole, polemiche o non polemiche.

    Di questo ne ho già parlato in altri articoli: non esiste nessun monopolio (possiamo parlare più correttamente di posizione dominante), e non c’è nessun obbligo a comprare PC con Windows preinstallato. Oltre al fatto che puoi, eventualmente, fartelo rimborsare.

    Certo viviamo in uno stato di diritto, ma questo evidentemente, data la realtà dei fatti, non esclude monopoli commerciali, ed illiberalità conseguenti. Non ci sono spazi per contestazioni di fronte ad una situazione di ventennale monopolio dei sistemi operativi da parte di una singola azienda, le cui arbitrarie scelte hanno fatto il bello ed il cattivo tempo.

    Microsoft, come già detto, è stata sanzionata per le sue azioni anti-concorrenziali. Se non ci fosse uno stato di diritto, non ci sarebbe stato nulla di tutto ciò (anche se non sono d’accordo per alcune sanzioni).

    Siamo arrivati, già da un pezzo, al punto in cui i colloqui di lavoro, per mansioni non inerenti la programmazione, richiedono uso specifico di software Microsoft. Giusto per parlare della libertà di scelta.

    Mi sembra anche normale: se sei un geometra o un ingegnere civile/edile e vai a fare un colloquio di lavoro, ti chiederanno se sai usare oppure no AutoCAD.

    E’ una questione di mercato, ed esiste dalla notte dei tempi.

    Comunque vedo che su questo punto alla fine concordi con me. Dici che non è importante e che è normale, ma siamo d’accordo. Tu citi esempi in cui questa mancanza di scelta è quasi neutra, riguardo al TCPA dal mio punto di vista non lo è. Comunque mi basta essere arrivati almeno alla constatazione che la libertà di scelta del consumatore è finta, puramente teorica. Ricordiamocelo per il resto della discussione.

    Dipende tutto da quello che devi farci col PC. E’ chiaro se il mercato ti chiede X, e tu gli porti Y, sei fuori mercato; con tutte le conseguenze del caso.

    2) Potremmo stare a discutere una vita su come il concetto di “moralità” cambi con il tempo, e che tutte le nostre libertà e i nostri diritti sono stati in un periodo storico passato ritenuti illeciti, immorali ed illegali. Sorvoliamo per ovvi motivi.
    Se vuoi tutelare la tua opera di ingegno, benissimo sono d’accordo. Se per opera di ingegno intendi un algoritmo, ovvero un pezzo di matematica, allora non sono d’accordo. Fortunatamente con me hanno concordato scienziati, medici, matematici, fisici, perché se su ogni teorema matematico, su ogni scoperta scientifica, su ogni legge fisica scoperta ci fosse stato messo un brevetto per “tutelare le opere di ingegno”, non staremmo qui a scrivere ad una tastiera di computer, ma probabilmente tramite penna d’oca via piccione viaggiatore.
    Il tuo discorso, molto liberista stile ottocentesco, funziona fintanto che ci sono persone che non lo applicano, e quindi tu puoi avere il lusso di applicarlo su cose insignificanti. Se il codice di ogni algoritmo fosse brevettato o, ancor peggio, fosse chiuso da TCPA, non ci sarebbero nemmeno i libri sui quali ho studiato all’università.

    I brevetti esistono, anche sul software: questo è un dato di fatto ineludibile. Ed è proprio ciò che attualmente tarpa le ali allo sviluppo del software.

    Personalmente, come ho già detto, ne farei tranquillamente a meno se ci fosse un altro sistema che mi garantisse la possibilità di essere l’unico a sfruttare le mie idee, senza che gli altri le copino e sfruttino il mio lavoro di ricerca e sviluppo.

    Il TCPA permette di risolvere entrambi i problemi: si possono eliminare i brevetti e al contempo tutelare il codice e gli algoritmi che ogni programmatore ha scritto, garantendo piena libertà di sviluppo a chiunque (non ci sarebbe più l’incubo delle cause per infrazione di brevetto, e soprattutto i costi di questi ultimi).

    Per fare un esempio, ho impiegato anni per sviluppare una nuova trasformata che mi permette di comprimere meglio le immagini rispetto alle altre.
    Col sistema attuale sono costretto a brevettarla se voglio tutelarmi, ma ci vogliono vagonate di soldi, e funziona soltanto nei paesi in cui esiste questa forma di tutela, per cui non posso impedire ad altri di prendere la mia idea e copiarla (e vai a sapere poi chi, come e dove l’ha fatto; dovrei affidarmi a società specializzate in reverse engineering).
    Col TCPA, invece, posso implementarla nel mio codice e non ho bisogno di brevettarla, perché nessuno, a parte me, sa come funziona. Non ho bisogno di spendere vagonate di soldi per brevettarla o per andare a caccia di chi avrebbe sfruttato la mia idea.

    Ciò non toglie che potrei anche decidere di rilasciarne pubblicamente i dettagli. Deve, però, rimanere una mia libera scelta, visto che è il frutto del MIO lavoro.

    Dici che non ci sarebbero libri all’università, ma questo non è vero: stai assumendo che chiunque deciderebbe di chiudere il proprio codice. La comunità FOSS, a mio avviso, continuerebbe a sviluppare e pubblicare codice (e le idee che ci stanno dietro), tanto per fare un esempio.

    Ma il software “libero” e “aperto” esiste da prima ancora che arrivasse la comunità FOSS…

    3) Te chiedi di mettere le palle nel forno a microonde perché ritieni che tale situazione non sia pericolosa, perché tanto nessuno inserirà la spina.
    Non ho nessuna voglia di immaginare mondi fantascientifici apocalittici, mi basta dire che il TCPA comporta la totale perdita di controllo dell’utente sul proprio pc. Questo è esattamente il senso del TCPA, non altri.

    Su questo scenario ho già detto diverse volte che non sono d’accordo: il TCPA è nato per offrire tecnologie per una maggior sicurezza.

    Tu dici che è meraviglioso perché in questo modo non ci saranno più scrocconi. Vero. Tu dici che il pc è fatto da aziende private e quindi possono farlo. Realisticamente vero. Dici che questa non è una situazione di perdita di libertà, e questo è falso. Ognuno dei punti contro il TCPA non sarebbe determinante in un ragionamento, ma è la catena delle conseguenze ad esserlo.

    L’unica libertà che verrebbe meno è quella degli scrocconi, come già detto, e ne possiamo tranquillamente fare a meno visto che guadagnamo altre libertà e maggior sicurezza.

    Abbiamo una piattaforma necessaria alla società, questa piattaforma adotta un sistema che defenestra le libertà dell’utente, da queste due premesse ne consegue che parte della società, ovvero tutte quelle funzioni che il pc ricopre in essa, sarà espropriata ai cittadini. Non c’è bisogno di inventarsi congiure o complotti.

    Non è così. L’utente rimane libero di fare quello che vuole come adesso. A parte decidere cosa fare col LAVORO ALTRUI.

    Tu stesso nel forum di hardware upgrade hai riconosciuto i rischi, bollandoli come fantascienza certo, ma hai tranquillamente confessato che il TCPA potrebbe essere il sistema perfetto per il controllo e la censura, fatta direttamente alla radice.

    E’ chiaro che possiamo inventarci tutti gli scenari che vogliamo, anche quello che hai dipinto. La fantasia non ha limiti.

    Mettiamo le palle nel forno a microonde e diciamo che tanto nessuno metterà la spina.
    Riconosco che sia legittimo avere così tanta fiducia nelle altre persone da ritenere ciò una situazione non pericolosa. Dal mio punto di vista è una follia.

    Non ho molta fiducia nell’uomo, ma non si può imporre all’intero globo uno scenario da grande fratello: è irrealistico.

    Ritengo che ci siano ottime ragioni tecniche ed economiche per rifiutare il TCPA e che parlare solo dell’aspetto “politico” sia fuorviante ma ci terrei a chiarire perché secondo me la fiducia nel sistema di diritto è immotivata. Il motivo è semplice. Da informatico, giocatore di poker e appassionato di storia, dico che è solo una questione di probabilità.
    Il TCPA è un sistema che potrebbe essere la soluzione finale per la censura ma, senza andare troppo in là con la fantasia, per la costituzione di monopoli, per la chiusura delle conoscenze. Chi ha bisogno dei brevetti (che scadono) quando posso chiudere il mio codice per sempre? Questa idea non interessa a nessuno? Certo che sì.

    A me interessa proprio questo: che nessun altro tocchi il mio codice. Se io non voglio. Poi se sono un filantropo lo posso anche rendere pubblico, ma la decisione dev’essere mia, perché quel lavoro è mio.

    E non vedo cosa c’entri l’umanità con tutto ciò, visto che chiunque può prendere una tastiera e mettersi a programmare per realizzare qualcosa di simile, o anche uguale, a quello che ho fatto io.

    Qui non si tratta di impedire alla gente di programmare, ma di NON sfruttare a sbafo il LAVORO ALTRUI.

    Vuoi fare le stesse cose della mia applicazione? Hai due scelte: la paghi e ne usufruisci (se ho deciso di venderla), oppure ti rimbocchi le maniche e te la fai tu, visto che puoi benissimo programmare e nessuno te lo impedisce.

    L’umanità accetta lo strumento perfetto di controllo, in tutti i loro pc, nella loro vita, e questo strumento è su un piatto d’argento. Nessuno proverà ad usarlo in maniera più decisa? Certamente. Ci riuscirà? Inizialmente no. Ma l’estrazione probabilistica non è compiuta su un lancio di dado. Ma nel tempo. Nel lungo periodo tende a verificarsi la situazione che le condizioni sociali suggeriscono. Semplicemente nel lungo periodo lo stato di diritto fallirà, da qualche parte. Necessariamente. E’ una questione puramente numerica. Possiamo discutere sulle percentuali, non sull’inevitabilità della cosa.

    Se dovessimo basarci esclusivamente sulle piccolissime probabilità di fallimento di qualcosa, avremmo già detto addio al progresso da un bel pezzo.

    Le scelte che si fanno sono generalmente ottimistiche, perché i vantaggi dei casi con più elevata probabilità sono nettamente superiori agli svantaggi di quelli con minor probabilità.

    La realtà è che la battaglia per la libertà comincia con l’opporsi a strumenti di controllo di massa, non quando tali strumenti vengono usati.

    Io non mi oppongo a uno strumento di eliminazione degli scrocconi. Perché l’unico “pericolo” è questo, ed è una libertà di cui se ne può fare a meno, a fronte degli indubbi vantaggi (maggior sicurezza) e altre libertà acquisite.

    @j: concordo. :)

    @Nat:

    Il potere di reazione dell’utente dipende da quanto gli viene garantito dalla legge. La legge non e’ immutabile ne e’ giusta a priori, i casi che riportavo sono esempi di come, le pressioni di industrie private, possono creare aberrazioni legali con il pieno supporto dei governi (e questa e’ realta’ di oggi e nella storia se ne trovano a milioni).

    I produttori di contenuti non si adatterebbero certo dall’oggi al domani e sicuramente sparute resistenze non mancherebbero, anche in uno scenario apocalittico. Il problema e’ che la massa, la maggioranza degli utenti, non avrebbe conoscenze ne mezzi per rivolgersi ad altre fonti. Vuoi per necessita’ pratiche, di lavoro, vuoi per incompetenza tecnica.

    Già adesso è così, ma il problema rimane lo stesso a prescindere dal contesto: il consumatore non ha capito che il coltello dalla parte del manico ce l’ha lui, ed è il suo portafogli.

    Inoltre credo sia razionalmente plausibile che i produttori di contenuti siano piu’ che felici di sviluppare esclusivamente per un sistema blindato, probabilmente la maggior parte per sacrosanto diritto di tutelare il proprio lavoro, magari altri per motivi meno rispettabili.

    Io vedo esclusivamente la tutela del proprio lavoro quale vantaggio nell’uso delle tecnologie come il TCPA.

    Altre motivazioni “meno rispettabili” non ne vedo. Che altro potrebbe fare un’azienda che ha sviluppato un certo software X usando qualche tecnologia presa dal TCPA?

    A me, produttore di software e/o contenuti, interessa far pagare per il MIO lavoro…

    Ripeto, non sto qua a spacciare queste ipotesi come sicure o automatiche, pero’ ritengo abbiano lo stesso valore teorico delle tue ipotesi. Entrambe si basano su qualcosa che non rispecchia la realta’ attuale, sono calate in un contesto di futuro prossimo che nessuno di noi e’ in grado di conoscere a priori.

    Questo è pacifico.

    Riguardo alle azioni delle major, onestamente a me non interessa se corrompano i governi perche’ non si sentono adeguatamente tutelate. Da cittadino rabbrividisco e mi indigno all’idea che un privato sia in grado di fare tali pressioni da modificare le leggi unilateralmente a proprio beneficio ed in modo irrispettoso nei confronti dei miei diritti. Ed e’ in particolare questo sbilanciamento di potere a farmi tenere le orecchie tese.

    Queste azioni sono scaturite dall’esigenza di tutela del proprio lavoro, per cui se avranno uno strumento per poterlo fare a mio avviso non ci sarebbe più alcun motivo per queste ingerenze.

    Per il resto, che sia l’equo compenso o altro, il problema rimane il cittadino / elettore, che col suo voto permette tutto ciò. In Italia è particolarmente sentita la cosa, perché stiamo vedendo passare porcate immane. In altri paesi meno, perché c’è una maggior coscienza dei propri diritti e del “peso” della cabina elettorale.

    Sono dell’idea che, come il progresso ci ha portato all’attuale stato di benessere (rispetto al passato) nella vita di tutti i giorni, col tempo anche i cittadini matureranno meglio il concetto di stato di diritto e di un miglior esercizio del proprio potere di elettori.

  • # 81
    Gendo Ikari
     scrive: 

    @Di Mauro
    La “libertà” dello scroccone non è certo l’unica libertà che il TCPA elimina. Tutt’altro. E non riesco a capire come ci possano essere dubbi in proposito. Il TCPA nega la libertà dell’utente di avere il controllo sulla macchina che ha comprato, e quindi di conseguenza nega anche le possibilità agli scrocconi. Ma questo è solo uno degli aspetti.
    In realtà tu giustifichi il TCPA dicendo che la possibilità del male è fantascienza, e quindi non deve essere considerata. Ma questo stesso ragionamento sconfess il TCPA, perché la possibilità che la libertà dell’utente venga usata per scroccare non può essere considerata per le stessa ragioni. Il TCPA è un mezzo, dici. La libertà è un mezzo. Il TCPA può essere usato male. Anche la libertà. E’ illogico accettare il primo e rifiutare la seconda.
    Certo la libertà può voler dire copiare un cd. Ma può anche voler dire scoprire che la Sony ti ha messo un rootkit senza dire nulla e scegliere di non accettare il prodotto in questione. Libertà è anche studiare il traffico in uscita dal proprio pc per capire che cosa effettivamente un software comunica tramite internet. E’ anche fare il reverse di un driver per scoprire come funziona un pezzo hardware a scopo didattico. La libertà su pc è tantissime cose, tutte annientate dal TCPA.
    Sul resto magari dirò altro dopo.

  • # 82
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    La “libertà” dello scroccone non è certo l’unica libertà che il TCPA elimina. Tutt’altro. E non riesco a capire come ci possano essere dubbi in proposito.

    Forse perché la libertà la “misuriamo” o intendiamo in maniera diversa? :P

    Il TCPA nega la libertà dell’utente di avere il controllo sulla macchina che ha comprato, e quindi di conseguenza nega anche le possibilità agli scrocconi. Ma questo è solo uno degli aspetti.

    Il controllo rimane dell’utente, come già detto. Ma ne parlo meglio dopo.

    In realtà tu giustifichi il TCPA dicendo che la possibilità del male è fantascienza, e quindi non deve essere considerata.

    No, io dico che lo sia lo scenario di un globo sotto il dominio del grande fratello.

    Poi bisogna vedere cosa intendiamo per “male”.

    Ma questo stesso ragionamento sconfess il TCPA, perché la possibilità che la libertà dell’utente venga usata per scroccare non può essere considerata per le stessa ragioni. Il TCPA è un mezzo, dici. La libertà è un mezzo. Il TCPA può essere usato male. Anche la libertà. E’ illogico accettare il primo e rifiutare la seconda.

    La libertà è uno stato, non un mezzo.

    Inoltre quella di scroccare è AMPIAMENTE usata.

    Il TCPA è un mezzo, e l’impiego a fini “malefici” (che sono tutti da definire prima) è da dimostrare.

    Certo la libertà può voler dire copiare un cd.

    E questo è un male, se non l’hai regolarmente acquistato.

    Se l’hai acquistato, con DRM che sfruttano in maniera intelligente il TCPA potresti farne quante copie vuoi per uso personale, venendo quindi incontro all’esigenza dei consumatori.

    Ma può anche voler dire scoprire che la Sony ti ha messo un rootkit senza dire nulla e scegliere di non accettare il prodotto in questione.

    Come ho già detto a Nat, se le major ricorrono a questi mezzi è perché non ne hanno altri più efficienti e meno invasivi.

    Con ciò, non avallo il loro comportamento e dovrebbero mettere chiaro e tondo nei loro prodotti l’impiego di queste tecnologie, pena l’applicazione di salatissime multe.

    L’utente dev’essere messo in grado di informarsi e, quindi, di poter scegliere se accettarli o meno.

    Libertà è anche studiare il traffico in uscita dal proprio pc per capire che cosa effettivamente un software comunica tramite internet.

    Vero. Questo potrebbe benissimo essere fatto in chiaro, o comunque in maniera controllabile dall’utente, anche con sistemi come il TCPA.

    E’ anche fare il reverse di un driver per scoprire come funziona un pezzo hardware a scopo didattico.

    Se il produttore lo permette, va bene. Altrimenti no, e puoi benissimo cercarti un altro pezzo di hardware di cui effettuare il reverse engineering.

    La libertà su pc è tantissime cose, tutte annientate dal TCPA.

    Molte di quelle che chiedi non sono legali o intaccano la libertà dei produttori (c’è anche questa libertà di cui tenere conto).

    Altre, come il traffico in uscita dal PC, sono regolamentabili.

    In ogni caso il TCPA non annienta nulla: dipende innanzitutto da cosa intendiamo per libertà, e in ultima analisi se effettivamente verrà usato per gli scopi di cui hai parlato, e questo, più che un fatto assodato, è tutto da dimostrare.

    Fermo restando che il TCPA è sempre disattivabile…

    Sul resto magari dirò altro dopo.

    OK, ma finora il grosso della discussione è incentrato sui DRM, non sul TCPA in toto.

    E di questo, tra l’altro, sono stati sistematicamente tagliati fuori i benefici, come se non avessero alcun peso nella valutazione degli usi di questo mezzo.

  • # 83
    j
     scrive: 

    Il TCPA nega la libertà dell’utente di avere il controllo sulla macchina che ha comprato, e quindi di conseguenza nega anche le possibilità agli scrocconi. Ma questo è solo uno degli aspetti.

    si continua a trascurare un aspetto basilare ( anzi, due)
    uno, i sistemi dotati di TPM possono essere una certa percentuale, ma non tutti quelli venduti e in circolazione, quantomeno perchè molte MB oem escono dalla fabbrica prive di esso, mentre a quanto leggo in giro ne sono più frequentamente dotate macchine brand di fascia aziendale

    e due, che in un’ azienda l’ utente che usa la macchina:
    deve usare la macchina stessa (asset di proprietà dell’ azienda, non dell’ utente) per lavorare e solo per quello, quindi non ha nè titolo nè ragione di installare sw diverso (e magari di dubbia provenienza) da quello adottato dall’ azienda per quella mansione e installato dall’ ammnistratore, o di intervenirvi e modificare la configurazione da questo impostata (e di cui è questo a rispondere in caso di problemi)
    anche perchè, riprendendo il discorso di prima, un’ intromissione dell’ utente su un sistema attestato, quindi dalla configurazione certificabile e riproducibile (*) comprendente solo sw certificato (quindi di provenienza tracciabile **), rischierebbe di comprometterne l’ integrità ai fini di eventuali operazioni in cui questa fosse richiesta, e questo sarebbe inaccettabile

    cioè, in pratica, si lamenta la caratteristica liberticida del TPM, quando il TPM è un accorgimento tecnico orientato a realtà in cui tali “libertà” dell’ utente non valgono, ed anzi va evitato che questi se le prenda di straforo, in prima istanza
    quando si dice attaccare il bersaglio sbagliato…

  • # 84
    fabio
     scrive: 

    il mio punto di vista è che ogni problema puo’ essere ricondotto al classico dilemma sociologico della soggettivita’ nell’informazione: il punto non e’ il mezzo, anzi internet ha molteplici vakenze, basti pensare a quanto facebook ha permesso a noi tutti privi di un muro poubblico su cui scrivere o anche siolo sfogarsi senza imbrattare altri spazi…ecc ma come in tutte le cose dipoende DAL’USO CHE SE NE FA… e purtroppo gli scopi spesso non sono dichiarati o sono addirittura sottesi: L’importante credo ,sempre secondo me, che non ci mettano le mani…i soliti noti con le loro leggi dal di fuori e quelle si’ che hannno uno scopo….da parte mia tendo a scegliere contenuti e fonti sec ondo i mei interessi , per il resto ogni censura e’ evitabile, e’ sufficiente che per entrare e vedere determinati contenuti si debba usare almeno una password evitando l’accesso casuale di minori o di chiunque non desideri.o presto avremo censure politiche ben + dannose…Comunque,grazie x le tue preziose informazioni di persona esperta del settore,

  • # 85
    fabio
     scrive: 

    aggiungo solo un commento personale: l’importante per noi utenti e’ non rimanere schiacciati da una dicotomia di posizioni tra loro in guerra (ovviamente commerciale) ma non per questo meno cruenta…l’importante e’ che a rimetterci non siamo tutti noi ognuno coi propri limiti …non solo conoscitivi…ma anche fisici ed economici…il rischio e’ che in nome del profitto si creino due mondi non solo in competizione commerciale ma anche in una guerra aperta in cui come sempre le vittime sacrificali e sacrificabili siamo noialtri…
    nb: nel precedente post ho fatto solo UN ESEMPIO della piu’ comune forma comunicativa attraverso computer….comunque in definitiva l’importante e’ il rispetto del lavoro altrui….ed ognuno possibilmente nel proprio ambito …..ma ogni limitazione a priori ci rende piu’ poveri tutti.

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