di  -  venerdì 18 giugno 2010

Se negli anni ’90 il computer diventa un oggetto di massa, fra la metà degli anni ’70 e i primi anni ’80 la fetta maggioritaria dell’utenza di home e personal computer è rappresentata da un pubblico più tecnico.

In questa puntata della rubrica dedicata ai pionieri e ai tanti bon sauvage dell’informatica, ci occuperemo per l’appunto di una nicchia dell’industria software nata e cresciuta fra le community informatiche della prima ora: lo shareware.

Che si tratti di un hobbista stile Homebrew Computer Club, convertito alla tastiera e al BASIC dopo anni di smanettamento con gli interruttori del MITS Altair, o piuttosto del rampante nerd dodicenne che muove i primi passi nel mondo della programmazione sulla tastiera gommosa di uno Spectrum, l’utente della prima ora è molto interessato ad un uso esplorativo del computer.

Uso reso più agevole dalla penetrazione sul mercato del BASIC, vera killer application per il mercato degli home computer, strumento attraverso il quale schiere di giovani coder sperimentano la propria inventiva sul nuovo e affascinante oggetto elettronico.

Che si tratti di smanettoni giovani o più stagionati, la crescente familiarità di questo pubblico con la programmazione, dà vita a una ricca produzione di software hobbistico un po’ in tutto l’occidente. Software che nasce spesso come risposta a problemi specifici dell’utente più che come veicolo di business.

Corre l’anno 1983. Un bel giorno tale Jim Knopf, poi ribattezzato Jim Button (Knopf in tedesco è l’equivalente di “button” in inglese), decide di rendere disponibile a una cerchia di colleghi il prodotto di ore di lavoro nel tempo libero: un piccolo programma database creato col BASIC dell’Apple II, nato per collezionare la lista di indirizzi postali di una congregazione ecclesiastica locale.

Attraverso il meccanismo del passaparola, il programma si diffonde tanto da diventare per Knopf un vero e proprio secondo lavoro – il primo lavoro lo svolge come programmatore in IBM. A questo punto, con una mossa che lo collocherà negli annali della storia informatica, Knopf decide di allegare ad ogni copia del suo programma – diffusa tramite floppy o BBS – una nota in cui domanda agli utenti di versargli una piccola somma di denaro nel caso in cui trovino il programma di qualche utilità.

Knopf ha la fortuna di vivere e lavorare negli USA, e le donazioni diventano tanto numerose da consentirgli di lasciare il posto alla IBM per dedicarsi a tempo pieno al programma, che nel frattempo ha preso il nome di PC-File.

Di più: assieme ai contributi arrivano suggerimenti, segnalazioni di bug, richieste di nuove feature, che consentono a PC-File di evolversi e diventare un prodotto di grande utilità per una community utente sempre più vasta e attiva, anche nei feedback all’autore.

Più o meno assieme a Knopf – che si definisce il “padre dello shareware” – ma dall’altra parte degli USA, un altro programmatore hobbista, Andrew Fluegelman, inizia nello stesso modo la sua avventura nel mondo shareware con PC-Talk, un piccolo programma di comunicazione.

Assieme a Knopf e Fluegelman, Bob Wallace (poi dipendente n° 9 di Microsoft) merita una doppia menzione, in quanto autore del popolarissimo word processor shareware PC-Write e inventore della parola “shareware” (Fluegelman qualche anno prima aveva coniato il termine “freeware”).

I semi lanciati da Knopf, Fluegelman e Wallace, attecchiscono su un terreno fertile: gli utenti – particolarmente quelli poco o non interessanti alla montante ondata di software videoludico – sono assetati di programmi che gli consentano di sperimentare usi pratici del computer. La voglia di smanettare è tanta ma i prodotti delle prime corporation del software hanno spesso costi impraticabili per l’amatore.

CD-ROM, BBS e Compuserve moltiplicano la portata del fenomeno shareware, sottraendolo ai limiti geografici del passaparola e dandogli, in pochi anni, la dignità di un vero veicolo di marketing, attorno cui fiorisce un nuovo settore dell’industria software, con tanto di canali di distribuzione nazionali e vendita al dettaglio.

Come tutti i fenomeni grassroot, il mondo shareware è caotico, anarchico e del tutto disomogeneo in quanto a qualità e termini di licenza. Se l’ispirazione originale vuole il prodotto pienamente funzionale come miglior incentivo alla conseguente donazione, negli anni vengono sperimentate varie restrizioni applicate ai programmi non registrati, fra cui limiti di tempo (dopo un tot. il programma smette di funzionare), e funzionali (si vedano in proposito Wolfenstein 3D, Doom e Duke Nukem).

Se lo shareware sfocia spesso nel trialware, rimane vivo lo spirito del freeware e dello shareware illimitato, specie quando sostenuti dall’erogazione di servizi a valore aggiunto quali assistenza via e-mail o telefonica, diritto ad aggiornamenti software, manualistica in formato cartaceo.

Lungi dall’ammantarsi di valori etici o attribuirsi la missione di liberare l’umanità dalla morsa del capitalismo, la community di autori che dà vita allo shareware vede in esso un formidabile strumento di marketing ed un sistema di distribuzione estremamente economico, in cui la furbizia di qualcuno è ampiamente compensata dalla lealtà della massa.

Con i dovuti distinguo, in un’epoca in cui – per la grande industria software – il trial è quasi sempre molto limitato, gli aggiornamenti sono spesso un veicolo per mungere altri soldi all’utenza e l’assistenza rappresenta un costo a parte, è difficile non domandarsi se per prima sia venuta meno la lealtà degli utenti verso i produttori di software, o quella dei produttori software verso gli utenti paganti.

31 Commenti »

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  • # 1
    D
     scrive: 

    O forse più semplicemente il fenomeno s’è evoluto abbastanza da far entrare a gamba tesa lo stato che ha introdotto forme di tassazione esagerate sconvolgendo un equilibrio che sembrava consolidato.

  • # 2
    Andrea R
     scrive: 

    Vorrei ricordare che il grosso dell’informatica ruota intorno a software che non è venduto un tanto alla copia, per fortuna.
    Shareware, seriali, trial, messaggi rompipalle e aggiornamenti a pagamento sono cose che mi han sempre dato parecchio fastidio.

  • # 3
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Andrea R
    A me risulta che la più grande azienda SW al mondo venda licenze, singole o in volumi. Non credo tu ti riferisca a questo, mi spieghi meglio?

  • # 4
    Fede
     scrive: 

    Infatti Andrea R, a questo punto è lecita la domanda di Alessio Di Domizio (mio costante nemico virtuale perché abbiamo sempre da ribeccarci ;-) ma in fin dei conti mi è simpatico)

    Ci sono molti controesempi che negano il tuo asserto, a me non sembra per esempio che la microsoft ti venda un sistema operativo e per gli aggiornamenti pretende dei pagamenti con messaggi rompiscatole del tipo o aggiorni e paghi o il sistema operativo non funzionerà più, questo tanto per dirne una; insomma cosa ti stai riferendo o quale concetto volevi esprimere?

  • # 5
    TheFoggy
     scrive: 

    Quoto Alessio Di Domizio e Fede, in quanto non mi è ben chiaro il tuo post..
    Purtroppo non può essere tutto gratis..anche i programmatori devono mangiare!! Windows lo paghi “un tanto alla copia”, di norma, idem per la maggior parte degli applicativi, compresi i videogiochi. Certo, c’è la comunità open source, ma non sempre (per tempestività/qualità dell’assistenza tecnica) può andar bene.
    Ricordo parecchi anni fa, quando compravo varie riviste informatiche, mille programmi shareware con le varie limitazioni (quella che smetteva di funzionare dopo un tot, quella che non ti faceva fare tutto, ecc), cosa che ora è quasi del tutto scomparsa (almeno..del software che uso, la maggior parte o ti rilasciano la demo, o vai di acquisto..winrar/winzip a parte, che mantengono il messaggio per l’acquisto, anche se funzionano sempre al 100%).

    @Fede: a dire il vero, il mesaggio rompiballe di MS che dice “o aggiorni e paghi o smetto di funzionare” in qualche modo c’è..se il tuo windows NON è originale (perchè sei contro il “seriale rompiballe”), il popup che ti invita all’acquisto c’è! :) Certo, non minaccia di smettere di funzionare, ma diventa abbastanza insistente. Giustamente! :)

  • # 6
    Fede
     scrive: 

    @ TheFoggy

    Guarda io ho la licenza originale di Windows XP Professional e non mi sembra che rompi le scatole come tu dici, si è vero se riformatti tutto l’hardisk e reinstalli nuovamente c’è un messaggio in effetti un po fastidioso che ti chiede di registrarti entro 30 giorni altrimenti il sistema operativo cesserà di funzionare, ma non chiede soldi e una volta che lo fai non ti vengono chiesti soldi per gli aggiornamenti.

    Però devo dire visto che stiamo in tema che gli aggiornamenti anche se non si pagano a mio avviso la Microsoft dovrebbe trovare un modo migliore per gestirli, perché io aggiorno con costanza e a cadenze mensili il computer ma non uso gli aggiornamenti automatici (nel mio computer nulla si aggiorna in automatico sono io che decido manualmente quando e come e se serve ed eventualmente installo le patch) infatti uso il catalogo per scaricarmi le patch che a mia volta conservo e catalogo in un disko rigido di backup e soprattutto installo manualmente usando i parametri nella linea di comando perché se non si usassero tali parametri sai quanda immondizia viene accumulata nel registro di sistema e dentro le cartelle di sistema, queasta è la procedura che utilizzano soprattutto gli amministratori di rete ma ti assicuro per via del numero di patch che ogni mese cresce vertiginosamente sta diventando quasi ingestibile, non capisco perché Microsoft non propone tutte patch cumulative, sarebbe tutto più semplice.

    Anche volendo utilizzare gli aggiornamenti automatici con Microsoft update dopo aver installato il sistema operativo, ci vuole parecchio tempo con il computer collegato ad internet che scarica una marea di Patch e le installa lasciando anche in quetso caso molta immondizia nel file di registro di sistema e nelle cartelle di sistema.

    Un’altra procedura è unire al disco del sistema operativo gli aggiornamenti (è possibile farlo) ma che fai ogni mese devi ricreare un nuovo disco del sistema operativo?

    Un altro esempio di software che non si paga e a cadenze settimanali va aggiornato gratuitamente sono molti antivirus gratuiti.

    Io ho installato il Microsoft Security Essentials, devo dire che è ottimo, non è molto invadente peccato che quando lo installi la prima volta si collega ad internet per verificare l’autenticità del sistema operativo e se non riesce a collegarsi si interrompe l’installazione e questo a mio avviso è una grave falla sulla sicurezza perché durante l’installazione il computer non è protetto da virus e malaware sarebbe meglio che il software si installi comunque e solo dopo verificare se il sistema operativo è originale mediante una procedura di registrazione pena il blocco delle funzionalità del software medesimo.
    Un’altro problema di Microsoft Security Essentials (o meglio per me lo è e magari per molti è una comodità) è che il suo aggiornamento automatico (io la faccio manualmente e con il senno di poi si capisce il perché) è collegato con gli aggiornamenti automatici di windows update insomma l’antivirus stesso non solo provvede ad aggiornare se stesso e le definizioni dei virus ma anche il sistema operativo mediante il servizio di aggiornamenti automatici, e siccome io non uso procedure automatiche sono stato costretto a disabilitare il servizio di aggiornamenti automatici e anche per l’antivirus aggiorno a mano scaricandomi gli aggiornamenti cumulativi delle definizioni dei virus e malaware ecc. ecc.

    Il fatto che l’antivirus di zio Byll dipenda dal servizio di aggioranmenti automatici si nota nel caso in cui hai disabilitato tale servizio perché durante la procedura di installazione dell’antivirus stesso il servizio viene sistematicamente attivato.

    Scusatemi se sono andato un po fuori tema, ma prendete queste cose che ho scritte come dei consigli per tenere il proprio computer pulito da files e chiavi di registro immondizia e nello stesso tempo garantirsi una maggior sicurezza

  • # 7
    Fede
     scrive: 

    Scusate se insito ancora ma ci tengo che si sappia …

    L’antivirus Microsoft Security Essentials è ottimo se usato da chi ha molta competenza sui sistemi operativi e quando è attiva l’opzione di Protezione in tempo reale reagisce prontamente ad ogni minaccia soprattutto se vengono aggiornati a cadenze settimanali le definizione dei virus e poi richiede pochissime risorse CPU e di memoria.
    Però io prima di utilizzarlo l’ho provato e da remoto sono riuscito ad aggirarlo completamente se sono attivi i servizi di sistema ‘aggiornamenti automatici’ e ‘registro di sistema remoto’
    ovviamente non scrivo come perché non mi pare onestao sarebbe come dare dei consigli per un furto ad una banca

  • # 8
    Arunax
     scrive: 

    @Andrea R
    Forse intendevi dire che la maggior parte delle licenze software (quelle per aziende, scuole, organizzazioni varie) non sono vendute un tanto alla copia ma “ad ombrello”, coprendo un numero massimo di installazioni all’anno?

    Per quanto riguarda la domanda finale di Alessio Di Domizio: secondo me tutte e due le cose! E credo che il sistema molto “anarchico” che hai descritto prima abbia contribuito non poco alla fine dell’età degli shareware. Ma il declino degli shareware è forse dovuto anche al declino di una delle loro piattaforme di distribuzione privilegiate, perlomeno qui da noi: la rivista. Personalmente shareware, trial e demo erano il mio pane quotidiano finché compravo quelle riviste, ma da quando esiste internet ho smesso. Su internet, gli shareware non so perché ma finiscono spesso per trovarsi su siti dubbi, ed io se devo cercare un software gratuito per fare qualcosa tendo sempre ad andare a cercare nel mondo open source.

    Vorrei anche far notare una cosa: se su PC il mondo shareware è in declino, non lo è affatto nel mondo degli smartphone dove molte applicazioni (scaricabili ad esempio da Android Market e da Apple AppStore) fanno parte di questa categoria:
    – sono dotate di una versione “lite” gratuita ma dalle funzionalità limitate oppure con pubblicità;
    – se paghi una cifra generalmente modica, puoi accedere ad una versione completa o senza ads.
    A me sembra che, al di là del nome, questo modello di distribuzione abbia molto in comune con gli shareware; la differenza grossa sta nella presenza di un market che impone ordine e diminuisce l'”anarchia”.

  • # 9
    Fede
     scrive: 

    @ Arunax

    Oddio io odio i software nei cd o dvd allegati alle riviste, ne avessi mai trovato qualcuno interesante ed utile, in genere questi CD e DVD servono per invogliare ad acquistare le riviste, oramai molte riviste che in passato le ritenevo professionali sono diventate più riviste di divulgazione di massa, anche se comunque tanto per essere aggiornati su novità e notizie di software e hardware ritornano utili ed è solo per questo motivo che le acquisto, altre riviste che intrinsecamente sono professionali sono sparite del tutto per esempio sono sparite del tutto le riviste riguardanti la programmazione o per lo meno io non sono riuscitro più a trovarle in edicola (non amo abbonarmi perché in genere acquisto la rivista mensile in base agli argomenti scritti sulla copertina in bella vista), però in esse i cd o dvd allegati contenevano piuttosto esempi di codice, editor di testi per l’editazione di codice ecc. ecc. quindi non contenevano assolutamente programmi shareware.

  • # 10
    Fede
     scrive: 

    però più in genrerale direi che pochissimi sono i software shareware veramente utili e le riviste con cd e dvd allegati contribuiscono ad arricchire e a stremare i PC con software spazzatura o software che fanno la stessa cosa di software gia installati, e moltissimi sono veramente ridicoli per quello che fanno che basta utilizzare Microsoft Windows Power shell e buttare giu quattro righe di codice (Microsoft Windows Power shell non è una prompt di comandi anche se la finestra lo fa sembrare è un software molto sofisticato dove ogni linea di codice non sono dei comandi ma proprietà e metodi di oggetti veri e propri, è possibile instanziare oggetti mediante costruttori e distruggerli è possibile scrivere e nidificare strutture di controllo molto complesse insomma è molto ma molto di più di una delle tante scarne shell di Unix arcinote) che puoi salvare riutilizzare.
    Certo ci sono dei software irrinunciabili che ormai sono d’obbligo dentro un qualsisi PC tipo WinRar o altri programmi simili oppure CloneCD e DVD che sono appunto shareware, sono arcinoti, sono diventati degli standard e francamente costano pure pochissimo

  • # 11
    Andrea R
     scrive: 

    Intendevo dire che il grosso dei programmatori non lavora su codice che viene venduto un tanto alla copia, tipo al supermercato.
    In Italia soprattutto.
    Quando uno realizza che in pochi in realtà lavorano per fare un prodotto software e invece tanti lavorano per fornire consulenze, personalizzazioni o software totalmente custom, allora può considerare l’economia dell’informatica da un altro punto di vista.
    Tutto quà.

    Se non ci credete potete semplicemente fare un calcolo sui vostri conoscenti.
    Il software in scatola è il più visibile, perchè è diretto a tutti ed al desktop in particolare, ma il grosso del lavoro è su altro.
    Non voglio stare a pontificare, ma il modello di business che vede il software come un’oggetto scarso è già proporzionalmente poco importante e non serve bene la società.
    Non ho dettagliato perchè il mio commento voleva essere una parentesi, uno spunto di riflessione aggiuntiva sull’articolo, che è già interessante.

  • # 12
    Fede
     scrive: 

    Microsoft Power shell, è gratuito ed è scaricabile direttamente nel sito di Microsoft nella sezione download, consiglio di provarlo è veramente una bomba, mediante la programmazione ad oggetti (molto ma molto semplificata senza nulla togliere all’elevato livello di sofistificazione) permette addirittura di accedere alle singole chiavi del registro di sistema qualunque sia la chiave a cui si vuole accedere, permette di creare nuove classi con nuovi metodi e proprietà ecc. ecc. PROVATELO!!! vedrete c’è da divertirsi e poi è corredato di una documentazione a dir poco ampia che spiega tutto in modo molto esaustivo esamina le singole classi standard che la shell mette a disposizione descrivendone i metodi e le ed è anche in lingua italiana se si scarica la versione italiana.

  • # 13
    Fede
     scrive: 

    Si ho capito Andrea R, parli di software realizzati dietro richiesta ed esclusivi per il clientre che li richiede, si ma questi tipi di software non si possono definire shareware e poi non sono neanche tanto economici per la gioa dei programmatori anche se devo dire trattandosi quasi sempre di softwares gestionali vengono pagati anche fin troppo per quello che valgono
    solitamente hanno sempre la stessa struttura e fanno sempre le stesse cose; dietro c’è sempre un database relazionale ed il software consiste nell’interfacciare tale database con delle GUI grafiche che facilitano l’accesso adi dati nel database, la ricerca, l’inserimento di nuovi dati ecc. ecc. insomma rendono piacevole all’utente la consultazione e manipolazione di dati e poi gli algoritmi o se vuoi le linee di codice sono sempre gli stessi; addirittura se la gente sapesse utilizzare Access con il suo motore Jet senza spendere neanche una lira si farebbero da se software gestionali con la grafica che più gli piace, certo un po di conoscenza di Visual Basic for Application è necessaria per non parlare delle conoscenze di databasi relazionali, delle normalizzazioni almeno fino al 3 livello ecc. ecc.

    Sicuramente ora mi aspetto uno stuolo di programmatori inferociti che mi si scagliano contro qui dentro per aver toccato il loro mezzo primario per guadagnarsi il pane cuotidiano, ma che ci vlete fare a me piace parlare francamente …

  • # 14
    Fede
     scrive: 

    Scusatemi ma ‘CUOTIDIANO’ non si puo proprio vedere perché è un’obbrobrio, volevo scrivere QUOTIDIANO è stata una mia svista

  • # 15
    goldorak
     scrive: 

    @ Arunax : quando parli del declino del shareware su pc, dovresti essere un pochino piu’ preciso. Se e’ vero che sulla piattaforma Windows il shareware e’ andato ad essere sempre piu’ marginalizzato quasi fino a scomparire del tutto lo si deve principalmente almeno secondo il mio punto di vista all’avanzare del open source. Software open source che sono migrati da linux verso windows ci tengo a sottolineare e non il contrario.

    Al contrario ed e’ quasi paradossale menzionarlo, il shareware si porta benissimo nell’altra piattaforma pc che e’ Apple con Os X al meno per il momento. Ed il motivo secondo me e’ da ricercare nelle aspettative degli utenti. Utenti mac che sono quasi parnoici sul “platform look and feel”, un punto dove il software open source per via della sua portabilita’ non e’ vincente. E quindi lascia la porta aperta a programmi shareware specifici che sfruttano la piattaforma mac come si deve. Ma penso che a lungo andare anche su mac il shareware verra’ marginalizzato, sempre a causa del software open source che poco a poco fa leva su toolkit come le QT che offrono “look and feel” nativi per le diverse piattaforme. E solo questione di tempo nient’altro.

    Sulle piattaforme mobili sono d’accordo con te che il shareware resiste. Sul iphone e’ scontato per via della struttura distributiva e del fatto che sia impossibile “regalare” software open source senza pagare il pedaggio jobs per la pubblicazione sul appstore. Con un tale modello e’ ovvio che i software a pagamento abbiano il sopravvento.
    Forse il shareware sparira’ anche in questo mercato soltanto quando i terminali saranno a tutti gli effetti dei pc in miniatura. Basta vedere l’esperimento di Nokia con il N900.

  • # 16
    Gennaro Tangari
     scrive: 

    [QUOTE=Fede]
    Sicuramente ora mi aspetto uno stuolo di programmatori inferociti che mi si scagliano contro qui dentro per aver toccato il loro mezzo primario per guadagnarsi il pane cuotidiano, ma che ci vlete fare a me piace parlare francamente …[/QUOTE]

    Rispondo con una provocazione alla provocazione: di solito parla così (basta un po’ di Access, un po’ di VBA ecc. ecc.) lo smanettone che pretende di fare magari un SW enterprise con strumenti immaginati per svolgere poco più che automazione di processi “personali”.

    Vero tuttavia il fatto che la stragrande maggioranza del lavoro in Italia è svolto in consulenze (a volte si sta allocati da un certo cliente anche per molti anni … cosa che ti fa domandare come mai non si utilizzino risorse interne …) e che lavorare in una software house (ho avuto il piacere di farlo per tre anni) è tutta un’altra cosa :-)

  • # 17
    Arunax
     scrive: 

    @goldorak
    Che sul Mac i software shareware godessero di buona salute lo ignoravo proprio (non ho un Mac)! mi scuso per la scarsa precisione allora ;) comunque sul fondamentale contributo dell’open source al declino degli shareware sono assolutamente in linea con il tuo pensiero.

  • # 18
    Fede
     scrive: 

    @ Gennaro Tangari

    Guarda che pure io ho lavorato in una software house dal 1997 fino al 2001, ho persino realizzato un software per la gestione dei protocolli di chemioterapia e dei pazienti, ho realizzato un software per una società addetta alla sicurezza e molti altri software, in base alla mia esperienza indipendentemente dalla tipologia dei clienti i software conettuamente e logicamente erano sempre gli stessi … base dati, interfacce ecc. ecc. insomma gli algoritmi e le procedure erano sempre gli stessi quello che cambiava era la tipologia dei dati poi che ci entra ho avuto esperienze anche per programmi molto sofisticati ma li stiamo parlando di applicazioni industriali e non di bruscolini, tanto per farti un esemio qualche anno fa mi sono occupato di creare algoritmi per una centrale di controllo numerica (120 armadi) di una multinazionale addetta allo stoccaggio e distribuzione di gas ed ho dovuto lavorare presso il cliente per un anno intero.
    Ma li certamente non ho utilizzavo C++, visual basic, Java e compagnia bella era tutto codice macchina in un linguaggio comprensibile alle CPU montate negli armadi addetti al controllo numerico ed era un linguaggio proprietario creato da chi realizza in scala industriale la componentistica degli armadi di controllo stessi.
    Comunque hai frainteso perché non ho scritto che tutti i problemi si risolvono con access ma molte delle tipologie di programmi richieste dai clienti possono benissimo essere affrontate con access e visual basic application a costi molto ridotti perché ripeto gran parte di questi programmi solitamente richiedono la gestione di un database con tipologia di dati che cambia a seconda del cliente.
    Poi va be se lavori dentro Microsft, oppure dentro Adobe o ancora dentro Autodesk ecc. ecc. è ovvio che le cose stanno diversamente ma comunque non sono software house che creano programmi dietro commissione di un cliente e tanto meno tirano a campare facendo assistenza presso il cliente.
    Poi anche nel campo dello shareware molte volte si trovano programmi shareware tanto stupidi che con un minimo di infarinatura di informatica è possibile creare dei banali script che fanno esattamente la stessa cosa.
    Ultimamente per esempio mi è capitato di cercare al volo un programmino shareware da utilizzatre al volo per poter ridenominare in un certo modo un’elevata mole di file multimediali, l’ho cercato su internetet ed utilizzato era appunto un programma shareware che funzionava per un tot giorni almeno che non ci si registrava e si pagava un’importo che mi sembra ricordare essere di una cinquantina di euro, be io l’ho utilizzato ma poi con molta calma mi sono creato uno script per fare la stessa cosa quando si rendeva necessario.
    Un altro esempio … mi serviva importare le geometrie create con LightWave Image 3D in 3D Studio Max perché la versione a disposizione non possiede un plug-in per questo scopo, be la prima volta ho cercato di trovare qualche shareware per fare questo al volo, l’ho trovato ed utilizzato con i soliti limiti di full funzionalità per un tot giorni almeno che non ci si registra e si paga il dovuto al creatore del programma ma poi con un po di pazienza e soprattutto tante notti me lo sono creato io, utilizzando le potenzialità di programmazione disponibili dentro 3D Studio Max.

  • # 19
    Andrea R
     scrive: 

    @Fede: mai definito shareware i software realizzati specificatamente per un cliente. Figuriamoci. Anzi sto dicendo che il modello di business che più importa economicamente (specie in Italia) non è legato al software venduto a copia, che include lo shareware.

    IMHO lo shareware vuole cavar sangue dalle rape. Esempio: WinRAR. Non ho mai visto nessuno che l’abbia pagato e credo che il tempo perso nel mondo a chiudere i messaggi di pagarlo o crackare il suddetto software, probabilmente valga più dei profitti della compagnia che ci sta dietro.

    E’ importante trovare dei modi per pagare lo sviluppo del sw, non l’applicazione che ne risulta.

  • # 20
    goldorak
     scrive: 

    @ Andrea R ha scritto : “E’ importante trovare dei modi per pagare lo sviluppo del sw, non l’applicazione che ne risulta.”

    Dipende. Se vuoi vendere il software come prodotto ai consumatori devi farti pagare il software. Diverso il discorso di una azienda che ti commissiona un software su misura. Li ovviamente ti pagano per lo sviluppo ma una volta completato il prodotto finito passa all’azienda (e magari pure i sorgenti etc..). Sono due modelli diversi, tutto sta a capire chi paga. E il chi paga determina il “cosa si paga”.

    Per Winrar, se nessuno lo comprasse ti pare che il suo sviluppo continuerebbe ? Quindi qualcuno che paga ce’ tanto da renderne ancora conveniente lo sviluppo.

  • # 21
    Fede
     scrive: 

    @ Andrea R

    Be in effetti pagare WinRar o WinZip o programmi simili è un po ridicolo perché oramai gli archivi compressi nei formati ampiamente utilizzati sono di fatto divenuti dei formati standar allora è possibile avere informazioni tecniche molto dettagliate della struttura, codifica e decodifica ecc. ecc. di file in questi formati e magari con programmi relativamente piccoli scritti in C++ è possibile creare applicativi con tanto di GUI grafica dalle funzionalità analoghe

  • # 22
    Fede
     scrive: 

    Poi sempre relativamente a winrar e programmi analoghi dentro Windows XP c’è la libreria a collegamento dinamico per comprimere o decomprire file anche se limitata solo al formato zip, a parte la libreria che tratta gli archivi compressi nel formato cab

  • # 23
    nerdosello
     scrive: 

    Qualcosa mi dice che fede non é sposato… :) Molti shareware si possono “evitare” facendosi degli script ad hoc a mano é vero, ma tu stesso parli di alcuni work around che hai realizzato in cui ci hai messo notti intere, non tutti hanno la voglia/tempo di dedicarci così sforzo. Solitamente poi se uno di giorno lavora di notte dovrebbe dormire, 3h a notte di sonno per nerdare prima di andare a lavorare alle 7 le ho provate, e sono massacranti.

    Vedo anche un pizzico di paranoia sinceramente, quando dici che aggiorni a mano ogni singola cosa. Ok avere in mano tutto saldamente per avere il controllo del proprio sistema, ma così rischi di non vivere più, il sistema operativo viene “sporcato” anche quando installi qualche programma come ben sai. Se dopo ogni disinstallazione stai cercare i residui nel registro ecc ecc sprechi un sacco di tempo, per cosa poi, per tenere il sistema operativo pulito? Lodevole intento ma é solo una lotta contro il tempo, prima o poi qualche schifezzuola riesce a passare.

    Molto ma molto meglio a sto punto farsi un’immagine del sistema operativo installato pulitissimo, con solo il sw necessario e gli aggiornamenti “messi a mano” con tutti i crismi, e ogni tanto rimettere su questa immagine. Peccato che poi anche gli aggiornamenti al suo interno sarebbero vecchi e si tornerebbe da capo. Tanto nerdare per nulla secondo me :) Oltre una certa soglia diventa un’ossessione inutile, stiamo parlando di dati su computer non del cesellamento di una scultura, fra qualche decina d’anni la scultura sarà ancora lì, il tuo sistema operativo pulitissimo e senza schifezze invece no.

    ps nessuno intento polemico, parlo perchè anche io faccio parte di quelli che tentano di tenere il pc pulito, ma é una lotta persa e inutile.

  • # 24
    nerdosello
     scrive: 

    Ho dimenticato di fare una piccola considerazione sugli shareware: sono anni che lo shareware viene regolarmente craccato e piratato, negli ultimi tempi le varie crack sono anche impestate di virus, quindi viene arrecato del danno all’azienda per il mancato introito, e all’utente per i vari trojan.
    Ma fortunatamente le aziende stanno cambiando approccio, le più grandi hanno iniziato a rilasciare del software perfettamente funzionante senza limiti di tempo, ma con qualche opzione avanzata non disponibile (avg, nero, ecc), inserendo però un pochino di pubblicità. Questa é la strada percorribile che garantisce soddisfazione ad entrambe le parti!
    Ancora meglio sono i software freeware che a livello microscopico (no confronto con office e photoshop quindi) sono di molto superiori alle rispettive proposte commerciali.

  • # 25
    Andrea R
     scrive: 

    @goldorak: Dipende. Se vuoi vendere il software come prodotto ai consumatori devi farti pagare il software.

    Io ti parlo da un punto di vista sociale e globale. Fare un sw per una persona o per tutti è costoso allo stesso modo.
    Per questo bisogna spingere i modelli di business che pagano lo sviluppo del codice e non la diffusione del binario.

    Una volta che lo sviluppo è stato pagato il software dovrebbe circolare liberamente e migliorare la vita di tutti, perchè questo si può fare a costo zero.

    Winrar in un mondo ideale non sarebbe neanche un programma di per se, ma un libreria.

  • # 26
    gennaro tangari
     scrive: 

    @Andrea R
    >Una volta che lo sviluppo è stato pagato
    >il software dovrebbe circolare liberamente
    >e migliorare la vita di tutti, perchè questo
    >si può fare a costo zero.

    Oddio, nel caso di un software prodotto da una software house chi e quando dovrebbe pagare il prodotto sviluppato?

    Poi, perché questo modello di business tutto particolare per il software? Mi spiego, seguendo questa logica, una volta assorbito il costo di progettazione un’automobile dovrebbe essere venduta al solo costo di produzione …

    Per quanto mi riguarda, il modello di sviluppo del software attuale starebbe bene, una volta evitati con opportuni interventi gli eccessi dovuti ai brevetti …

  • # 27
    goldorak
     scrive: 

    @ Andrea R : guarda che io sono un accanito sostenitore della FSF e dei suoi ideali. Quindi sfondi una porta aperta con me su questo tema.

    Quando dici che occorre spingere modelli di business che pagano lo sviluppo del codice e non la diffusione del binario, io sono d’accordo.

    Tuttavia dal punto di vista economico non e’ cosi’ semplice come sembra perche’ i due modelli non sono equivalenti. In uno ti fai pagare una sola volta, nell’altro invece ti fai pagare tante volte quanti sono i tuoi acquirenti.

    Ad esempio, sviluppare windows ha un costo fisso piu’ o meno, ma se lo vendo come prodotto e’ evidente che il prezzo finale per l’acquirente dipendera’ dal numero di acquirenti, se non voglio andare in perdita. Se a un certo punto Microsoft per un miracolo decidesse di volere abracciare il modello che tu sostieni e cioe’ farsi pagare lo sviluppo del codice e basta, il costo di tale sviluppo sarebbe ordini di grandezza superiore a quello che e’ oggi il costo di sviluppo di windows.

    Ecco perche’ penso che le aziende commerciali come Microsoft, Adobe, etc… non si potranno mai convertire al modello da te descritto. Sono realta’ che vedono il software come un fine in se stesso, da impacchettare e vendere chiavi in mano.

    Altri per fortuna non la pensano cosi’.

    Tutto questo pero’ non deve far perdere di vista che ce’ sempre qualcuno che paga. Lo sviluppo del software non e’ mai “gratuito” ad un certo livello. E sbagliato pensare che GNU/Linux sia gratuito in senso assoluto. Certo l’utente finale non lo paga, ma e’ solo perche’ qualcuno piu’ alta ha gia’ pagato.

  • # 28
    goldorak
     scrive: 

    @ gennario tangari ha scritto : “Poi, perché questo modello di business tutto particolare per il software? Mi spiego, seguendo questa logica, una volta assorbito il costo di progettazione un’automobile dovrebbe essere venduta al solo costo di produzione …”

    Perche’ il software e’ fondamentalmente diverso da qualsiasi tipo di prodotto fisico. In questo Andrea R ha ragione.
    Produrre 1 o 100 milioni di automobili non e’ la stessa cosa a livello di costo. Fare 1 o 100 milioni di copie di un software ha esattamente lo stesso costo.

  • # 29
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ goldorak
    Credo che se poi al SW vai ad attaccare i costi accessori (aggiornamenti, correzioni, localizzazioni, porting, servizi di assistenza) la scala della base utente diventa a tutti gli effetti un costo variabile, magari per una percentuale diversa rispetto a un’auto o a qualunque hardware, ma comunque significativa.

  • # 30
    gennaro tangari
     scrive: 

    @Goldrak
    >Perche’ il software e’ fondamentalmente diverso
    >da qualsiasi tipo di prodotto fisico. In questo
    >Andrea R ha ragione.
    >Produrre 1 o 100 milioni di automobili non e’ la
    >stessa cosa a livello di costo. Fare 1 o 100 milioni
    >di copie di un software ha esattamente lo stesso costo.

    Sai che c’è? Che per produrre una macchina gli operai continui a pagarli anche dopo che i costi di R&D sono rientrati, col software invece manderesti a casa la “forza lavoro”. Quindi non mi sembra così cattiva l’idea di vendere a licenze!

  • # 31
    Fede
     scrive: 

    @ nerdosello

    Il fatto che io non sia sposato non vuol dire che non ho una vita affettiva … o una vita sessuale soddisfacente anzi …
    e poi i mmiei discorsi non sono perché sto in continuaziona a programmare per risolvere le piccole necessità del mio computer ho parlato di cose che non è detto che io le faccia era tanto per far capire che molti programmini shareware sono talmente stupidi che chiunque che sa programmare li puo realizzare.
    Poi alcuni rimedi software di cui ho fatto cenno li ho realizzati realmente ma si tratta di cose che rendono per il lavoro … ad ogni modo l’idea del far da se non è mica male specie in questi periodi dove se chiami i così detti professionisti puntano piuttosto a guadagnare che ad offrire un servizio efficiente e ad avere la necessità di soddisfare il cliente (ovviamente questo non è il caso dell’informatica ma è bene cercare di poter far da se perché non solo è costruttivo ma è anche un modo di economizzare).
    Per quanto riguarda la pulizia del computer non sono affatto un maniaco, lo tengo pulito e basta occorre poco tempo specie se lo fai sempre e a cadenze fisse, ad ogni modo è indiscutibile il fatto che molte persone hanno problemi software nei loro computer proprio perché non fanno pulizia , non badano alla sicurezza quando navigano in internet, quando consultano la propria casella di posta elettronica qualsiasi cosa che sta in un CD o DVD o in una pennetta è da installare, in genere accedendo ai computer di queste persone trovi di tutto migliaia di progrmammini stupidi che fanno la stessa cosa, un eccessivo numero di programmi che si avviano automaticamente all’accesso nel sistema operativo, e magari quando devono fare qualcosa di serio si rendono conto che tra tanta immondizia non trovano il programma adatto per fare quello che devono fare.
    E poi parliamoci chiaro per chi usa applicazioni esigenti di risorse e di potenza di calcolo fa la differenza il computer pulito o non pulito.
    Ovviamnete fermo restando il fatto che ogniuno tratta il proprio computer come meglio crede in base alle proprie esigenze e ai propri gusti.
    Poi un’ultima cosa nel settore dell’informatica anche voler tenere pulito il proprio computer è costruttivo esattamente come è costruttivo cercare ogni possibilità per dare una marcia in più al proprio sistema

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