di  -  lunedì 10 marzo 2008

ciclo dell’idrogenoAl CeBit di Hannover è stato presentato uno studio molto interessante che analizza la relazione tra il consumo di energia del mondo reale e quello necessario al funzionamento delle infrastrutture di Information Technology.

Se avete un avatar in Second Life, sappiate che per “vivere” consuma la stessa quantità di elettricità di un cittadino brasiliano, che ha ben altri problemi che non svolazzare per il mondo a fare amicizie, vedere concerti virtuali o racimolare lindendollari.

Se è vero che l’attenzione al risparmio energetico si sta facendo sempre più pressante (almeno in Europa, in America sprecano energia senza ritegno), essa viene quasi sempre presentata come una cosa relegata all’ambito personale, al limite aziendale: la speranza è che la somma dei risparmi singoli produca una massa di risparmio significativa per la comunità.

Io posso essere bravo finché mi pare ad avere lampadine a basso consumo, spegnere gli apparecchi invece di tenerli in stand-by, comprare elettrodomestici a basso consumo, ma se fare una ricerca su Google consuma come tenere accesa una lampadina per un’ora intera, significa che siamo fuori strada.

Il nostro naso si ferma quando il cavo scompare dentro il muro, ma al di là di esso c’è una infrastruttura molto molto grande, ramificata e avida di energia; quando si rompe una dorsale sottomarina, noi gioiamo che il traffico reindirizzato riesca a passare ugualmente, ma questo significa che ci sono risorse in sovrannumero e ridondanti che ci permettono di farlo (oltre all’intelligenza dei router, ovvio, si parla di infrastruttura fisica).

Il caso di Google è esemplare: spesso parlando con le persone, il motore di ricerca viene percepito come un computer molto grande, unico. Quelli che dedicano qualche secondo in più alla riflessione pensano ce ne siano un po’ sparsi in giro per il mondo, solamente gli addetti ai lavori hanno idea di cosa sia un datacenter da diverse migliaia di metri quadrati, di quanti datacenter abbia nel mondo e di quanta elettricità serve per farli comunicare e restituirci in poche frazioni di secondo la risposta alla nostra query. Peraltro Google è famosa perché usa normali PC invece di costosi server, quindi l’esempio soffre sicuramente di sottostima del problema.

Un altro dato incredibile di questo studio è che per far funzionare Internet è necessaria l’energia di quattordici centrali elettriche, che alla fine immettono nell’aria la stessa quantità di ossido di carbonio dell’intera industria aeronautica, senza ovviamente poter conteggiare quanta ne immettono i processi di costruzione delle migliaia di cellulari, laptop, desktop, server e PDA che ogni giorno vengono prodotti.

Stare in casa davanti a un PC non ci fa riflettere sul problema perché non possiamo respirare la parte di ossido che stiamo realmente producendo; quando arriva la bolletta elettrica ci congratuliamo di aver speso poco, perché nessuno può addebitarci la quota di consumo dei datacenter (e non solo di Google, ovviamente), router e server web che usiamo giornalmente.

Tra il 2000 e il 2004 il consumo di elettrictà dei datacenter è raddoppiato; entro i prossimi 25 anni – secondo Gerhard Fettweis dell’università di Dresda – tenere “accesa” Internet potrebbe richiedere lo stesso quantitativo di elettricità che viene consumato oggi dall’intero genere umano.

Serve a questo punto una vera opera di sensibilizzazione al problema, che coinvolga però tutti: noi utenti finali nelle nostre case e uffici, i produttori di hardware per lo smaltimento dei rifiuti e degli scarti di produzione, i progettisti di hardware, server e datacenter affinché le macchine richiedano minore elettricità in futuro, tenendo bene a mente che se consuma meno si scalda meno, quindi richiede meno condizionamento, che di nuovo consuma elettricità.

IBM al CeBit ha puntato molto sul risparmio energetico, cavalca l’onda, e soluzioni a basso consumo si stanno affacciando sul mercato consumer (che ormai punta tutto sulla dicotomia tra i sistemi potentissimi che consumano pochissimo), perché il problema non è più procrastinabile: è moralmente scorretto che un pupazzetto virtuale sottragga risorse a una persona vera, anche se fossimo in grado di calcolare e pagare la nostra quota pro-capite di extra inquinamento. E Enel dovrebbe ripensare alla sua isola virtuale in cui pubblicizza la sua offerta di energia rinnovabile. Chissà quanta energia non rinnovabile costa…

Dobbiamo tutti essere più sensibili da questo punto di vista, la tecnologia non può costare così tanto a livello di impatto ambientale.

10 Commenti »

I commenti inseriti dai lettori di AppuntiDigitali non sono oggetto di moderazione preventiva, ma solo di eventuale filtro antispam. Qualora si ravvisi un contenuto non consono (offensivo o diffamatorio) si prega di contattare l'amministrazione di Appunti Digitali all'indirizzo info@appuntidigitali.it, specificando quale sia il commento in oggetto.

  • # 1
    Ilruz
     scrive: 

    Interessante punto di vista che non avevo mai considerato: chissa’ quanta CO2 genera il mondo virtuale di Warcraft!

    Pannelli fotovoltaici e termici per tutti!

  • # 2
    BrightSoul
     scrive: 

    @Ilruz
    sicuramente non più di un tir che viaggia da Milano a Roma.

    Sarà pure vero che nei prossimi 25 anni le richieste energetiche aumenteranno, ma sono abbastanza sicuro che avremo già imparato ad usare fonti energetiche alternative, senza emissioni inquinanti.

    Il petrolio è già caro adesso, bisognerà per forza fare di necessità virtù, fidatevi.

    E poi su, vogliamo dire che Internet sta togliendo energia ai brasiliani? Non so da voi, ma a casa mia consumo di più in frigorifero, tv, lavatrice, lampade che in internet. Dubito che nel mondo ci siano più server che lavatrici.

  • # 3
    Tambu (Autore del post)
     scrive: 

    vedi che ho ragione? la tua quota di consumo è riferita al TUO consumo, mentre io parlo del consumo delle cose CHE USI su internet. Internet non sta togliendo energia ai brasiliani in senso letterale, ma consuma una quota di energia significativa nel mondo. Scommetto che se si potesse addebitare a ognuno la quota di energia consumata effettivamente molti strabuzzerebbero gli occhi!

  • # 4
    andrea
     scrive: 

    Articolo interessante. Effettivamente non mi ero mai posto il problema, non credevo che “internet” fosse così costosa, avevo brutalmente sottovalutato la faccenda.

  • # 5
    Attilio
     scrive: 

    Bel articolo

  • # 6
    Emilio Frangella
     scrive: 

    Tambu, il tuo punto di vista onestamente non lo comprendo. Quando dici “Scommetto che se si potesse addebitare a ognuno la quota di energia consumata effettivamente molti strabuzzerebbero gli occhi!” sembra che parli come se quell’energia fosse consumata a sbafo, come se nn fosse effettivamente pagata dalle aziende che realizzano questi sistemi per offire dei servizi e che realizzano introiti grazie soprattutto a pubblicità, sottoscrizioni etc. Cioè dici che strabuzzeremmo gli occhi se ci facessero pagare una quota di energia consumata (e pagata) da google per darci il servizio (ricerche per es) che a loro volta noi (con la pubblicità, e con i conseguenti acquisti, e con eventuali subscription e/o registrazioni) paghiamo? Se sono questi i termini mi sembra ovvio, visto che pagheremmo energia non effettivamente consumata da noi. Credo di non cogliere bene il tuo pensiero cmq :)

  • # 7
    Tambu (Autore del post)
     scrive: 

    basterebbe che fosse esplicitata per farla comprendere, ma se si potesse addebitare il messaggio arriverebbe più forte e chiaro. Per dire, ok che Google paga l’energia del suo datacenter e noi non dobbiamo metterci un cent, ma se si potesse ipoteticamente dire con molta precisione “le tue ricerche questo mese hanno consumato l’equivalente di 7 mesi di lavatrice sempre accesa” sarebbe ben diverso no?

  • # 8
    jerry74
     scrive: 

    d’altro canto bisognerebbe mettere sul piatto della bilancia anche i risparmi che la rete permette come tantissima posta che ormai circola su email, le videoconferenze, l’assistenza online e sono solo le cose più banali che mi sono venute in mente. Come sempre non è l’uso della tecnologia che fa male ma il suo abuso.

  • # 9
    Vicy
     scrive: 

    Approfitto dell’occasione per estendere un pò la riflessione.
    Sono d’accordo che ognuno debba fare la sua parte dalle singole persone alle grandi organizzazioni industiali ecc.
    Il problema in generale è prima di tutto culturale.
    Non sono un esperto in materia e chiedo conferma di quanto dico a chiunque ne sappia più di me.
    Secondo me già nell’immediato occorerebbe mettere in opera tutto quanto già possibile per cominciare a ridurre drasticamente le emissioni nocive, come per esempio:
    Maggiore ricorso delle energie prodotte da fonti rinnovabili quali il fotovoltaico il solare termico, l’eolico, le biomasse, il geotermico, forse anche’idroelettrico ecc.
    Per le automobili un maggiore uso di biocarburanti (magari estendendo le coltivazioni a nuove aree),del metano, di mezzi elettrici o ibridi ecc.
    In generale, però non si potrà prescindere da un uso saggio ed economico delle risorse di cui disponiamo.
    So che quanto elencato sembra la scoperta dell’acqua calda, però ho notato che spesso i media affrontano
    la problematica singolarmente, tralasciando le altre possibilità di cu possiamo usufruire.
    Con la speranza che a breve la scienza e la tecnologia troveranno la soluzione definitiva al problema dell’ambiente, penso che già nell’immediato si può fare molto.
    Cordialmente
    VF

  • # 10
    battagliacom
     scrive: 

    secondo me, esistono problemi nel mondo molti più gravi di questo e bisognerebbe pensare a come consumere meno combustibili fossili, quindi il consumo di energia potrebbe un giorno non diventare più un problema, perchè non ci sarebbe più forme di energia inquinanti, scusate, ma il sole non da energia? Il vento? Usando queste fonti energetiche l’energia non sarà un problema!!! E rimarrebbe come problema solo lo smaltimento dei materiali.

Scrivi un commento!

Aggiungi il commento, oppure trackback dal tuo sito.

I commenti inseriti dai lettori di AppuntiDigitali non sono oggetto di moderazione preventiva, ma solo di eventuale filtro antispam. Qualora si ravvisi un contenuto non consono (offensivo o diffamatorio) si prega di contattare l'amministrazione di Appunti Digitali all'indirizzo info@appuntidigitali.it, specificando quale sia il commento in oggetto.